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Terrorismo, le tattiche dell’Isis si evolvono. Cosa dobbiamo aspettarci ora

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Di Roberto Colella
Durante il 2017 Daesh (o Isis) ha subito una sconfitta devastante culminata con la perdita delle città rappresentative: Mosul in Iraq e Raqqa in Siria. Tutto ciò soprattutto per via dell’intervento di attori militarmente importanti come UsaRussiaFrancia e Gran Bretagna. Ad oggi Daesh non controlla alcun centro di popolazione principale né in Iraq né in Siria. Tuttavia, ciò non significa che l’Isis non rappresenti più un pericolo significativo.
Con la fine del califfato in senso fisico, le tattiche dell’Isis si stanno evolvendo. È molto probabile che si evitino scontri aperti sul campo di battaglia e si ricorrano invece a attacchi terroristici in Medio Oriente o in Occidente a opera di cellule autonome. Ultimo in ordine cronologico quello di Liegi a opera di Benjamin Herman, molto probabilmente radicalizzato in prigione, che ha fatto 3 vittime con un coltello. Una sorta di inversione dei poli da positivo a negativo caratterizzata dall’uso di camion, furgoncini, coltelli, strumenti e mezzi reperibili facilmente ma utilizzati per fini diversi. Gli attacchi dei lupi solitari sono difficili da prevenire ma in termini numerici fanno meno danni delle stragi pianificate dai capi dell’Isis, vedi Parigi (132 morti).
Per rimanere militarmente rilevante, pur non avendo tecnologia a disposizione, l’Isis preferisce rivendicare attacchi suicidi isolati e operazioni definite “colpisci e fuggi”. All’inizio di gennaio, l’Isis ha pubblicato un elenco che celebrava circa 800 attacchi del genere avvenuti nel 2017, compresi quelli contro l’esercito iracheno (quasi 500), le forze curde in Siria (136) e il regime di Assad e i suoi alleati (120), così come alcune dozzine contro i gruppi moderati di opposizione in Siria.

Sebbene molti di questi attacchi si siano verificati durante le operazioni di liberazione di Mosul e Raqqa, è chiaro che i leader dell’Isis considerano questo tipo di operazioni la migliore opzione di battaglia per il futuro. Anche perché la stessa riorganizzazione non sarà semplice vista la demotivazione dei pochi rimasti, i diversi foreign fighters rientrati in patria o i militanti rimasti senza stipendio e alquanto scettici. Il futuro politico dell’Isis potrebbe essere una futura riconciliazione con Al Qaeda – rappresentata da Al Zawahiri – per diverso tempo ostile all’altra “prima donna”, ovvero Al Baghdadi – guida suprema del Califfato islamico.

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