Amendola: "Non voglio vivere in un Paese che chiude i porti"

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Di Claudio Cartaldo

Non solo Gino StradaDopo che il fondatore di Emergency si era detto pronto a "andarmene da questo Paese" a causa delle scelte politiche di Matteo Salvini, ora anche Claudio Amendola si è lasciato andare durante l'arena organizzata dal 'Piccolo Cinema America' presso il Porto Turistico di Roma a Ostia.

L'attore è stato chiaro: "Non voglio vivere in un Paese che chiude i suoi porti".
Amendola stava commentando le decisioni del governo italiano di mettere i bastoni tra le ruote (se così si può dire) alle Ong che operano nel mediterraneo. Prima è stato il turno della Aquarius, poi il ministro dell'Interno ha avviato un duro scontro con Mission Lifeline, organizzazione non governativa tedesca che galleggia su una nave che (in teoria) batte bandiera olandese.
Amendola ha preso la parola, scrive l'Adnkronos, dopo la proiezione del suo film "Il permesso - 48 ore fuori'. E non è mancato un commento ai primi giorni di governo giallo-verde, giorni segnati - in particolare - dagli scontri internazionali con Macron, la Spagna e la Germania proprio sul tema immigrazione. "Salvini sta dando voce a un sentimento che è più lontano da me di qualunque cosa voi possiate pensare - ha detto l'attore romano - ma vedo che è un sentimento che purtroppo fa proseliti e che cresce in Italia. Ho intuito che Salvini cavalcava delle sensazioni che sono facili, sono naturali nell’uomo, sono semplici da portare avanti. Io credo che stiamo perdendo di vista la nostra indole, che è quella di un Paese con quattromila chilometri coste, siamo 'partenti' e siamo 'arrivanti'. Non possiamo nascondere questa nostra antichissima tradizione: siamo un popolo di mare. Anche chi vive in Padania in qualche modo è un mezzo marinaio".

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