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L’università di Soros in Ungheria sposterà parte dei suoi corsi a Vienna


La Central European University (CEU), l’università fondata a Budapest dal miliardario e filantropo di origini ungheresi George Sorossposterà parte dei suoi corsi a Vienna, in Austria, a causa di una legge approvata lo scorso aprile dal parlamento ungherese che di fatto le impedirà di accettare nuovi studenti a partire dal gennaio 2019. La legge era stata voluta dal primo ministro Viktor Orban, da sempre molto critico nei confronti di Soros, e di fatto causerà la prima espulsione di una università da un paese dell’Unione Europea.
La CEU – fondata da Soros con lo scopo di promuovere la democrazia nei paesi dell’ex blocco sovietico – è considerata una delle più importanti istituzioni universitarie dell’Ungheria e dell’est Europa. Da tempo, proprio per i suoi legami con Soros (che tra le altre cose è ancora membro del consiglio dell’università), era diventata bersaglio di duri attacchi da parte del governo di destra populista di Viktor Orban, rieletto per un terzo mandato lo scorso aprile. La legge approvata quest’anno dal parlamento ungherese, di fatto era stata pensata per impedire alla CEU di continuare ad operare nel paese: chiedeva a tutte le università straniere – come di fatto è la CEU – di avere anche una sede nel loro paese di origine (gli Stati Uniti, per la CEU) e rendeva necessario allo stesso scopo un accordo tra il paese di provenienza e il governo ungherese.
Dal momento dell’approvazione della legge, la CEU aveva provato a trovare una soluzione che le permettesse di non doversi spostare: aveva avviato dei corsi nello stato di New York e avviato trattative per un accordo tra lo stato di New York e il governo ungherese come previsto dalla nuova legge. Il governo ungherese, tuttavia, si è rifiutato di firmare l’accordo che era stato trovato entro il termine del 1 dicembre deciso dalla CEU, che ha quindi annunciato oggi la decisione di spostare parte dei suoi corsi in una nuova sede a Vienna. Gli studenti già iscritti continueranno a studiare a Budapest, dove rimarrà anche parte delle attività di ricerca. I primi corsi a Vienna cominceranno nel settembre 2019.

Austria, incontro tra Kurz e George Soros: l'università fondata dal finanziere si trasferirà da Budapest a Vienna


Di Salvatore Santoru

ll cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha incontrato recentemente il finanziere e filantropo George Soros. 
Nell'incontro tra i due si è parlato del trasferimento della Central European University dall'Ungheria alla stessa capitale austriaca Vienna(1). 

L'incontro tra il presidente 'sovranista e nazionalista' Kurz e Soros ha causato anche perplessità tra alcuni esponenti del populismo di destra europeo.

NOTA:

(1) https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-11-19/kurz-nuova-beffa-sovranisti-universita-soros-si-trasferisce-vienna-124704.shtml?uuid=AE2RYVjG

Erdogan contro il governo austriaco: 'Le sue azioni possono portare alla guerra tra Crociati e Mezzaluna'


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Di Salvatore Santoru

Recentemente il governo austriaco ha fatto chiudere 7 moschee considerate a rischio radicalizzazione(1).
Tale azione è stato alquanto malvista dal governo della Turchia.

Difatti, come riporta Repubblica(2), il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto che queste azioni potrebbero portare a una 'guerra di religione'.
Più specificatamente, Erdogan ha affermato che "Queste misure prese dal cancelliere austriaco stanno, io temo, portando il mondo verso una guerra fra Crociati e la Mezzaluna".

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/06/austria-espelle-svariati-imam.html

(2) http://www.repubblica.it/esteri/2018/06/10/news/erdogan_avvisa_l_austria_chiudere_le_moschee_portera_a_guerra_di_religione_-198610679/

Austria, le immagini choc all’interno delle moschee turche sospettate di estremismo. Ecco perché Vienna si è mossa

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Di Giovanni Giacalone

Il governo austriaco ha comunicato la chiusura di sette moschee e l'imminente espulsione di una quarantina di imam dell’ATIB (l’Unione turco-islamica perla collaborazione culturale e sociale in Austria).
A rischio sono inoltre i permessi di soggiorno di altri esponenti islamisti dai dubbi legami internazionali. La Turchia ha immediatamente accusato l’Austria di razzismo tramite il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin: "questo è il frutto dell'ondata anti-islamica, razzista, discriminatoria e populista nel Paese". In realtà Erdogan ha ben poco di cui lamentarsi viste le foto che erano state segnalate lo scorso aprile con alcuni tweet della “AKP Watch”, foto riprese dal sito “Clarion Project” nelle quali si vedono minorenni vestiti da militari che si improvvisano martiri con delle bandiere turche e che marciano per la sala di preghiera con modalità che ricordano certe parate dittatoriali di stampo mediorientale che mai si vorrebbero vedere in Europa. Nel “luogo di culto” vi era inoltre la presenza di ragazzine minorenni vestite di bianco, anche loro in modalità “shahid” (martire).
Lo scorso febbraio il presidente turco Erdogan aveva glorificato il martirio dei minorenni, dicendo a una bambina di soli sei anni in lacrime che “se fosse diventata una martire l’avrebbero avvolta in una bandiera turca, Allah volendo”. Il provvedimento del governo austriaco è dunque più che doveroso perché in Europa non può e non deve esserci spazio per quelle organizzazioni che pensano di utilizzare i luoghi di culto per portare avanti la propria propaganda radicale di stampo islamista, che si tratti di salafismo, wahhabismo, Fratellanza Musulmana o chi che sia.

AUSTRIA, la proposta del parlamentare FPÖ: 'Sudtirolesi potranno avere doppia cittadinanza dal 2018'

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Di Salvatore Santoru

Un parlamentare del partito della destra populista austriaca 'FPÖ' ha affermato che i cittadini sudtirolesi potranno richiedere la cittadinanza austriaca dal 2018.
Come riporta l'ANSA(1), la richiesta è stata fatta a Bolzano dal parlamentare e responsabile del partito per le relazioni con l'Alto Adige Werner Neubaur.

In tal modo i cittadini sudtirolesi potranno avere una doppia cittadinanza(italiana e austriaca) e la richiesta di tale doppia cittadinanza sarà gratis.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/12/17/polemiche-per-lipotesi-di-doppio-passaporto-austria-sud-tirolo_7a337d71-94f4-43d6-bd7b-c94984223db1.html

Austria: esplode impianto di gas. Descalzi (ad Eni): “Prezzo aumenterà”

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Una esplosione in un impianto di gas a Baumgarten an der March, in Austria, ha provocato almeno dieci feriti e un morto. L’esplosione ha causato l’interruzione del flusso di gas dalla Russia all’Italia e anche se le scorte sono ancora sufficienti, il perzzo del gas è destinato a salire, come ha dichiarato Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni.
Oggi – ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda – c’è stato un incidente serio in Austria. Questo vuol dire che abbiamo un problema serio di forniture, con una grande concentrazione dalla Russia. Il Tap serve a questo, se avessimo il Tap non dovremmo dichiarare, come faremo oggi, lo stato di emergenza”.
A causa dell’incidente, martedì mattina è stato interrotto in Austria il flusso del gas dalla Russia. Di conseguenza è stata sospesa l’operatività del gasdotto che collega attraverso l’Austria il nodo di Baumgarten fino all’ingresso di Tarvisio della rete italiana. Lo spiega il Mise in una nota. La fornitura di gas ai consumatori italiani è comunque assicurata in quanto la mancata importazione viene coperta da una maggiore erogazione di gas dagli stoccaggi nazionali di gas in sotterraneo. 
Nella notte, comunque, la rotta del gas verrà riaperta, ha assicurato il ministro Calenda. “In base alle informazioni disponibili, le tre linee del Trans Austria Gasleitung, il gasdotto che porta il gas russo in Italia, non sono state impattate e ci aspettiamo il riavvio dei flussi per la mezzanotte di oggi” gli ha fatto eco il ceo di Snam, Marco Alverà. “Il sistema gas italiano – ha aggiunto – è tra i più sicuri al mondo grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, all’ampia disponibilità di stoccaggio e ai piani di emergenza elaborati dal Mise, apprezzati in Europa”.
Al momento le forniture di gas sono garantite, scrive Il Corriere della Sera, come precisato dalla Snam che ha fatto sapere che la mancata importazione sarà compensata da una maggiore erogazione di gas dagli stoccaggi nazionali. Intanto Descalzi di Eni ha annunciato che il prezzo per il gas è destinato a salire:
“Se finisse domani non è un problema ma anche se dovesse durare qualche settimana è una cosa che possiamo compensare: non c’è allarmismo tra gli operatori. Quanto successo si inserisce in uno scenario che porta ad un aumento generalizzato dei prezzi. Dipende da quanto durerà il problema”.

MOLESTIE, in Austria si dimette il deputato dei Verdi Peter Pilz

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Di Salvatore Santoru

Lo scandalo delle molestie tocca anche l'Austria.
A seguito della scoperta dello scandalo uno dei principali indagati, il deputato dei Verdi Peter Pilz, si è dimesso.

PER APPROFONDIRE:

http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/11/04/sexgate-anche-francia-accuse-front-national_wX6ksB0XrlWsKZclUUd6TK.html

Elezioni Austria, svolta a destra: in testa Sebastian Kurz, socialdemocratici superano Strache

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Elezioni in Austria, nuova svolta a destra dell’Europa. Gli austriaci hanno incoronato il giovanissimo leader dei popolari alla guida del Paese: a 31 anni Sebastian Kurz si appresta a diventare il più giovane capo del governo in Europa.
Grazie ad una netta sterzata a destra e ad una campagna giocata sul contrasto all’immigrazione, in pochi mesi ha portato l’Oevp fuori da una profonda crisi verso il trionfo con il 31,7% dei consensi, guadagnando quasi l’8% rispetto alle elezioni del 2013. Un’impennata senza paragoni per un partito presente in Parlamento dal 1945.
Saranno invece i voti per corrispondenza a decidere il testa a testa per il secondo posto tra i socialdemocratici Spoe del cancelliere uscente Christian Kern (al 26,8%) e l‘estrema destra Fpoe di Heinz Christian Strache (26%).
Gli austriaci si sono recati alle urne in una splendida e calda giornata d’autunno. Il clima politico è diventato rovente poco dopo le 17, quando a urne chiuse sono uscite le prime proiezioni. La colonna turchese (il tradizionale nero dei popolari è stato rottamato dal giovane leader a favore di un colore più trendy, ndr) è schizzata oltre il 31%, quella rossa dei socialdemocratici e quella blu dell’ultradestra si sono fermate al 26%, quella verde è rimasta addirittura sotto la soglia del 4%.
Per loro si tratta di un’amara sconfitta: per la prima volta – salvo sorprese dai voti per corrispondenza – gli ecologisti resteranno fuori dal Parlamento dall’ingresso nel 1986. I Verdi, che neanche un anno fa avevano festeggiato il successo di Alexander Van der Bellen alle presidenziali, hanno risentito soprattutto della scissione con il loro storico leader Peter Pilz, che con la sua nuova lista dovrebbe invece entrare nel Nationalrat. Stabili invece al 5% i liberali Neos.   
Il cancelliere uscente Kern si è presentato alle telecamere ammettendo la sconfitta: “In Austria, come è già avvenuto in altri Paesi europei, assistiamo a una forte svolta a destra che evidentemente non favorisce i movimenti socialdemocratici”, ha detto, annunciando di voler restare in Parlamento anche se il suo partito dovesse passare all’opposizione.
Il cancelliere in pectore Sebastian Kurz ha invece esultato in un mare turchese. “Questo voto – ha scandito – è un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini”. “Kurz è il chiaro vincitore di questa tornata elettorale”, ha commentato il presidente Van der Bellen, ricordando che il risultato definitivo sarà comunicato solo giovedì, dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza.
Come già avvenuto nel duello tra Van der Bellen e Hofer, i voti per posta potrebbero favorire i partiti liberali, ma lo scenario politico ormai è definito. Kurz potrà scegliersi il suo partner di coalizione tra i socialdemocratici e l’estrema destra, potendo contare su una maggioranza che sfiora il 60%. Per il momento sembra molto più probabile un’alleanza con Strache (negli ultimi mesi le posizioni di Oevp e Fpoe si sono molto avvicinate), più difficile invece l’intesa con la Spoe, di certo non con un vicecancelliere Kern.
E’ invece tramontata l’ipotesi di un governo arcobaleno di socialdemocratici, liberali e Pilz, che si sono fermati assieme al 40%. La campagna elettorale eterna, iniziata ormai due anni fa, si è definitivamente conclusa. L’Austria, che non solo geograficamente ma anche politicamente si trova tra Merkel e Orban, ha deciso di svoltare a destra.

Anche l’Austria contro Facebook: deve cancellare i contenuti d’odio


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Di Andrea Nepori

Facebook dovrà cancellare i post offensivi contro la leader del partito dei Verdi in Austria, Eva Glawischnig. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Vienna con una sentenza emessa alla fine della scorsa settimana. Il tribunale ha specificato che il social network dovrà cancellare i contenuti d’odio e qualsiasi altro post condiviso che riporti le stesse identiche offese, un’operazione definita banale per l’azienda da un punto di vista tecnico.  
Il caso ha rilevanza internazionale, perché la corte ha imposto a Facebook di cancellare i contenuti non solo dalla versione austriaca della piattaforma ma anche in tutte le altre nazioni in cui il social network è attivo.  

Per l’azienda di Menlo Park non vi sarà invece l’obbligo di eliminare contenuti analoghi, seppur offensivi nei confronti di Glawischnig. Questo punto rimane centrale per l’accusa che vorrebbe costringere il social network ad eliminare anche altri post simili a quelli incriminati. Su questa base gli avvocati dei Verdi porteranno il caso davanti alla Corte Suprema austriaca nelle prossime settimane. 
“Facebook deve accettare l’accusa di essere diventata la più grande piattaforma del mondo per l’odio e ammettere che non sta facendo nulla per risolvere la situazione”, ha detto il parlamentare dei Verdi Dieter Brosz. Dall’azienda non è pervenuto al momento alcun commento sulla decisione della Corte d’Appello di Vienna.  

Nel frattempo in Germania il parlamento si prepara a discutere e a votare la legge contro i contenuti d’odio a mezzo social, approvata di recente dal governo Merkel. La proposta prevede l’obbligo di cancellazione di post, immagini e video palesemente illegali e sanzioni amministrative fino a 50 milioni di Euro per i provider nel caso la rimozione non avvenga entro 24 ore dalla segnalazione da parte degli utenti. 

IL PRESIDENTE DELL'AUSTRIA VAN DER BELLEN: 'TUTTE LE DONNE DOVRANNO METTERSI IL VELO PER CONTRASTARE L'ISLAMOFOBIA', CRITICHE DA PARTE DELLE ATTIVISTE ISLAMICHE FEMMINILI E PRECISAZIONI DELLO STAFF DEL PRESIDENTE: 'ERA PROVOCAZIONE'

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Di Salvatore Santoru

In questi giorni in Austria e nel mondo si sta parlando di una forte dichiarazione che fece a marzo l'attuale presidente austriaco Alexander Van Der Bellen.
Come riportato da un articolo di "Formiche"(1), durante un'incontro con dei ragazzi in una scuola superiore Van Der Bellen disse che "con il dilagare dell’Islamofobia verrà il giorno che saremo costretti a chiedere a tutte le donne di indossare il velo – tutte – per solidarietà con quelle che lo fanno per motivi religiosi”.

Tali dichiarazioni sono state recentemente rese note dai media austriaci e venerdì 28 aprile sul "Die Welt" è apparso un articolo di forte critica verso le dichiarazioni di Van Der Bellen, scritto e firmato da diverse attiviste per i diritti umani e femministe musulmane, che hanno sostenuto che le dichiarazioni di Van Der Bellen appaiono come sessiste e incitano alla violenza verso le donne, tenendo conto che non raramente l'utilizzo del velo è imposto in modo coercitivo(3) alle donne in diversi paesi del mondo islamico.

Sulla vicenda è intervenuto anche lo stesso staff di Van Der Bellen(4), che ha sostenuto che la proposta del presidente era una provocazione e che l'idea di utilizzare il velo in segno di lotta all'islamofobia si rifà a un'episodio storico in Danimarca, dove in tempo di occupazione nazista i cittadini danesi decisero di indossare la Stella di David in solidarietà con gli ebrei.

NOTE:

(1)http://formiche.net/2017/04/29/633968/

(2)https://www.welt.de/vermischtes/article164099226/Herr-Bundespraesident-Sie-verbreiten-Kulturrelativismus-und-puren-Sexismus.html?wtrid=socialmedia.socialflow....socialflow_facebook%22%20%5Ct%20%22_blank

(3)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/02/il-significato-originario-delle-donne-e.html

(4)http://letteredavienna.tgcom24.it/2017/04/27/il-velo-dello-scandalo/

AUSTRIA, VAN DER BELLEN E' IL NUOVO PRESIDENTE

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Di Salvatore Santoru

Alexander Van Der Bellen è il nuovo presidente dell'Austria.
Il candidato verde ha si è aggiudicato le elezioni presidenziali austriache battendo il candidato del FPO Norbert Hofer con il 53,6 % dei voti(1).

NOTE:

(1)http://www.repubblica.it/esteri/2016/12/04/news/austria_presidenziali_prime_stime_van_der_bellen_in_vantaggio-153432680/

AUSTRIA: L'ASCESA DEL MOVIMENTO DI ESTREMA DESTRA “IDENTITÄRE BEWEGUNG ÖSTERREICHS”




 Il comandante sul carro incita la gente in ascolto davanti a sé. La massa risponde, sventolando bandiere giallo-nere e urlando all’unisono: “Difendiamo l’Europa”. I teatri di guerra non sono più la Grecia e le Termopili, ma Vienna e il quartiere multi-etnico di Urban Loritz Platz. Il nemico non è il gigantesco esercito persiano, ma la comunità d’immigrati in espansione in Europa e l’ala antifascista che la protegge.

Martin Sellner, il 26enne a capo della missione, vuole assomigliare al valoroso Leonida, mentre il suo neonato movimento degli identitari, ramo locale dell’omonima corrente pan-europea di estrema destra, conta su una somiglianza numerica con i pochi intrepidi guerrieri spartani e, usando quella simbologia, si fa promotore di un messaggio che ha dell’eroico.

MARTIN SELLNERMARTIN SELLNER
“Uno dei motivi del successo dell’Identitare Bewegung Österreichs (IBO) è essersi appropriato della cultura pop,” spiega Natascha Strobl, analista politica ed esperta di estremismi di destra in Austria. “I ragazzi vedono la lettera greca lambda e pensano subito al logo del kolossal hollywoodiano 300. Quindi, attirati dall’estetica cool di questi giovani che promettono di difendere il Paese e salvare l’identità austriaca, scendono in strada affianco a loro.”

NATASCHA STROBLNATASCHA STROBL
Il Movimento Identitario Austriaco, o IBO, s’ispira al Blocco Identitario francese, “di cui – spiega Sellner – oltre all’attivismo di strada condividiamo l’etnopluralismo,” o il diritto al separatismo etnico e razziale che è alla base di diversi gruppi di destra ed estrema destra europei, e ha instaurato una solida amicizia con il movimento neo-fascista italiano Casa Pound, con tanto di trasferte periodiche a Roma e adesivi di IBO sui muri del quartier generale di via Napoleone III a Roma.

IDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHSIDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHS
Con una ventina di membri ufficiali e 250 giovani coinvolti nelle sue azioni dimostrative, il movimento austriaco è ancora contenuto ma, dal suo avvio nel 2013, sta crescendo visibilmente soprattutto sul web. Alcuni dei giovanissimi sono abili video-maker e postano immagini delle loro provocatorie imprese, altri promuovono le attività su Facebook ed espandono il network sui forum.

IDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHSIDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHS
Sellner afferma che lui e i suoi sono “‘0% razzisti, 100% identitari” – citando un famoso slogan – ma il suo trascorso politico, rinnegato poi pubblicamente, nella sfera neo-nazista a fianco del pluri-incarcerato Gottfired Küssel e il suo attuale tesseramento a Olympia, una tra le più estreme confraternite studentesche nazionaliste germaniche bandita per anni per affiliazione al Partito Nazional Socialista tedesco, lascia spazio ai dubbi.

“Ho cominciato a interessarmi agli identitari prima che fondassero il movimento, quando alcuni giovani, di cui non farò nomi per ragioni di sicurezza, hanno lasciato la scena neo-nazi e iniziato a riorganizzarsi secondo nuove strategie,” dice a questo proposito Strobl aGli Occhi della Guerra.
IDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHSIDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHS

Con t-shirt dalle stampe che, solo da vicino, prendono le sembianze di pensatori come Nietzsche o Jung, felpe col cappuccio e capelli dalle creste vedo-non-vedo, gli identitari hanno abbandonato le teste rasate, i tatuaggi e le tenute paramilitari, per mischiarsi aglihipster in voga ovunque. Missioni punitive e violente sono state quasi del tutto sostituite da atti intimidatori che mirano a destabilizzare la società, più che a infondere terrore.
IDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHSIDENTITARE BEWEGUNG ÖSTERREICHS

In nome della “lotta contro il multiculturalismo e i burocrati corrotti che a Bruxelles agiscono contro il nostro volere, contro la migrazione di massa e l’islamizzazione che presto porteranno alla Grande Sostituzione dei popoli europei con quelli del Medio Oriente e Africa”, secondo le parole del portavoce Alexander Markovics, alle marce in quartieri multi-culturali, gli identitari alternano azioni plateali e stucchevoli.

Ha collaborato Costanza Spocci



MAGDAS HOTEL: il primo albergo gestito da profughi in Europa


Vi racconto il Magdas Hotel, primo albergo gestito da profughi in Europa
Di Andrea Affaticati
Con i suoi otto milioni di abitanti, l’Austria, pur essendo una delle nazioni più ricche al mondo, raramente conquista le prime pagine, a meno che non ci sia il rischio che venga eletto un capo di Stato di matrice nazional-populista, come si è verificato qualche settimana fa, oppure la grande coalizione non piglio tutt’altro che solidale minaccia di erigere nuovi muri, per esempio al Brennero, per impedire che i profughi giunti via Mediterraneo si “riversino” nella repubblica alpina. Eppure proprio dall’Austria arrivano esempi e idee di integrazione che potrebbero facilmente essere riprese anche in altri paesi.

E’ il caso del Magdas Hotel a Vienna (www.magdas-hotel.at) situato a poche fermate dal duomo di Santo Stefano e a due passi dal Prater, il parco dei divertimenti con la famosa ruota panoramica che gioca un ruolo anche  nel film “Il Terzo Uomo”.
Ad aver fatto assurgere il Magdas Hotel alle cronache internazionali è il fatto che si tratta del primo albergo in Europa nel quale lavorano prevalentemente profughi. Dei trenta dipendenti venti sono stranieri provenienti dalla Siria, Mali, Iraq, Iran, Congo, Nigeria e Guinea.
Una delle collaboratrici è Anita Arakelian, 28 anni, originaria di Damasco, da dove è fuggita insieme alla madre un anno e mezzo fa. Nel frattempo le è stato riconosciuto il diritto d’asilo e il suo tedesco non è niente male. Certo la sua città le manca e se potesse ci tornerebbe, ma chissà se sarà mai possibile. Intanto è contenta, perché qui al Magdas ha trovato un lavoro, è alla reception. Antonio Piani arriva, invece, dall’Iran, o meglio dalla Persia, come tiene a precisar. E’ il tecnico della casa, se ci sono problemi elettrici, idraulici, lavori di piccola falegnameria, ci si rivolge a lui. Antonio è arrivato a Vienna nel 2004, anche lui con l’aiuto di scafisti e trafficanti. E come Anita e Antonio anche quasi tutto il resto del personale ha un passato più o meno recente di fuga dalla guerra, dalla persecuzione politica.
Il Magdas è nato proprio per persone come loro, spiega Gerhard Zwettler manager dell’albergo “per dare loro un lavoro. Per trasformare uno svantaggio in vantaggio”. Lo svantaggio nella fattispecie era ed è ancora per la maggior parte dei nuovi arrivati, la difficoltà di trovare un lavoro. Lo è mentre attendono il riconoscimento del diritto d’asilo (da poco la nuova legislazione permette loro di lavorare subito dopo aver presentato domanda di asilo o di protezione sussidiaria) e anche dopo averlo attenuto. Da qui l’idea della Caritas di Vienna di aprire un albergo e di assumere proprio alcuni di loro.
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Per risanare la struttura, un ex ospizio,  di tre piani e un bellissimo giardino, la Caritas ha acceso un prestito di 1,5 milioni di euro e altri 600mila euro sono stati raccolti con croud funding. In tutto ci sono 88 stanze più tre appartamenti e alcune suite. I prezzi partono dai 62 euro per la stanza standard. L’arredamento curato da uno degli star designer di Vienna, Daniel Büchel, dello studio “Alles wird gut” – tutto si aggiusta – (e insignito della medaglia d’onore come più bel progetto sociale delle Repubblica Federale Austriaca) è composto quasi esclusivamente da mobili  sottoposti all’upcycling. Cioè mobili dell’ospizio o recuperati presso il magazzino della Caritas, rimessi a lucido, pitturati, a volte anche cambiati d’uso. L’effetto è un retrostyle decisamente accattivante.
Il modello di business del Magdas si basa invece su quello che oggi si chiamerebbe pop up hotel. Durerà cinque anni  e cosa ne sarà poi nessuno lo sa. Ciò nonostante non si tratta di un progetto sociale a perdere, non ultimo perché l’intenzione è quella di moltiplicare questo genere di opportunità lavorativa ed eventualmente esportare questo modello. “Con i Paesi Bassi abbiamo già contatti”, spiega Zwettler. “Soprattutto nell’ambito dell’impact investing. Cioè, investimenti per una buona causa”.
Per la scelta del personale ci si è rivolti all’ufficio collocamento. Il contratto di lavoro è quello collettivo per la ristorazione, il che vuol dire uno stipendio di 1400 euro lordi al mese. “Mentre normalmente a un apprendista viene pagato uno stipendio di 650 euro lordi”. Molti di coloro che arrivano qui di fatto non hanno l’esperienza di lavoro richiesta. Per questo accanto al lavoro ci sono i corsi professionali che permettono, e per chi lo desidera, è possibile conseguire anche il diploma. Inoltre vengono organizzati corsi di lingua; c’è un assistente per problemi burocratici o di altra natura: “Per esempio ci siamo accorti che qualcuno tra di loro sa parlare il tedesco o l’inglese, ma non conosce le lettere arabe”. Il contratto è a tempo indeterminato ciò nonostante, si calcola un turnover nell’arco di questi 5 anni di circa quaranta – cinquanta persone. Perché c’è chi trova poi un lavoro più vicino o meglio pagato“mentre da noi non ci sono aumenti”.
Questo progetto di integrazione attiva, è stato accolto senza problemi anche dal vicinato, anzi, i bambini del confinante asilo vengono a curare il loro orto nel giardino del Magdas, mentre gli studenti della vicina accademia dell’arte hanno donato alcuni delle loro opere che ora sono appese nelle diverse stanze. Infine, c’è per alcuni artisti anche il modello artist in residence.
Come detto cosa succederà alla fine del 2019 con il Magdas non si sa. Intanto oltre all’interesse da parte degli olandesi, c’è anche il progetto di aprire un Magdas in questo caso solo ristorante però in Carinzia per l’autunno di quest’anno. Anche lì il personale sarà prevalentemente composto da profughi.  Alla sera al Magdas si può anche andare giusto per un aperitivo, e ovviamente quest’anno per il public viewing degli Europei. Aperto nel febbraio dell’anno scorso, a fine anno si è registrato una copertura delle stanze del 55%. Per quest’anno si prevede il 66%. Il pareggio è previsto per la fine del 2017. Un impresa che non sembra impossibile. Stando al numero di prenotazioni il nome dell’albergo “mag das” mi piace, sembra corrispondere al giudizio di gran parte dei clienti.
Fotocredits: Peter Bárci 

AUSTRIA: ELEZIONI ANNULLATE PER IRREGOLARITÀ




Di Salvatore Santoru

Le elezioni presidenziali in Austria dello scorso 22 maggio sono state annulate a causa di irregolarità. 
La decisione è stata annunciata dalla Corte costituzionale austriaca.
 "Le elezioni sono il fondamento della nostra democrazia e il nostro compito è di garantirne la regolarità. La nostra sentenza deve rafforzare il nostro Stato di diritto e la nostra democrazia", ha dichiarato il presidente della Corte, Gehrart Holzinger, come riportato da "Rai News".

Per approfondire:http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Austria-elezioni-presidenziali-annullate-per-irregolarita-ballottaggio-da-rifare-221e2fd2-d968-4165-b754-98aab17b171b.html

FOTO:https://twitter.com

AUSTRIA: SI VA VERSO L'ANNULLAMENTO DELLE ELEZIONI

Elections Austria, head to head Van der  Bellen and Hofer. Decider & # xE0; tomorrow  the vote by mail

Lo scorso Maggio le elezioni presidenziali in Austria avevano visto il candidato dei Verdi Van Der Bellen vincere al fotofinish il ballottaggio contro il candidato del FPÖ. Soltanto 30mila voti hanno diviso i due candidati, ma con un grosso punto interrogativo: il candidato Norbert Hofer era avanti sino allo spoglio, avvenuto qualche giorno dopo, del voto per corrispondenza. Se inizialmente il partito di destra “euroscettica” aveva accettato il verdetto, ai primi del mese è stato presentato ricorso alla Corte Costituzionale, per contestare l’esito del voto.
Dalle indagini in corso, cominciate il 20 giugno a cura della Corte, sembra che siano ben poche le sezioni addette allo scrutinio che abbiano seguito le norme, lasciando a bocca aperta i giudici. Sotto accusa le schede per corrispondenza. Sebbene non vi sia ancora niente di ufficiale siamo molto vicini all’annullamento del voto di Maggio.

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN AUSTRIA, VINCE IL VERDE ALEXANDER VAN DER BELLEN


Di Salvatore Santoru
L'Austria ha un nuovo presidente, il politico dei Verdi Alexander Van Der Bellen. Il leader ecologista è riuscito a battere il candidato del partito di estrema destra"FPONorbert Hofer, il quale era stato dato per favorito e possibile vincitore sino a poche ore fa. Difatti, Hofer si trovava in vantaggio con il 51,93% dei voti contro il 48,1 di Van Der Bellen, ma la situazione si è ribaltata proprio in queste ultime ore.

Decisivi i voti per posta

Per la vittoria del candidato dei Verdi, sono stati alquanto decisivi gli 800mila voti che sono stati inviati in posta. Difatti, con il conteggio di essi è stato possibile arrivare al sorpasso e alla conseguente vittoria del candidato ecologista, vittoria che sino a pochissimo tempo fa sembrava assai lontana.
Come riportato da un articolo del quotidiano "la Repubblica", in seguito all'annuncio della vittoria di Van Der Bellen Hofer ha accettato e ammesso la sconfitta e il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha sostenuto che la vittoria del candidato del Partito Verde costituisce una buona notizia.

La fine del duopolio socialdemocratico/popolare

Le elezioni presidenziali austriache di quest'anno hanno sancito la definitiva fine di quel "duopolio" socialdemocratico e popolare che è risultato egemone per settant'anni nel paese dell'Europa centrale. Qualunque fosse stato il risultato della contesa Hofer-Van Der Bellen, tale "duopolio" sarebbe stato egualmente superato e si può ben dire che ora nel paese si sia inaugurato "un nuovo corso".
C'è anche da segnalare che sia la vittoria di Van Der Bellen che il successo di Hofer e del FPO risultano essere segnali assai importanti per capire il livello di sfiducia della popolazione austriaca nei confronti dei partiti tradizionali, siano essi di centrodestra come di centrosinistra.
Sfiducia che nei diversi paesi dell'Unione Europea si esprime attraverso il consenso riservato a formazioni populiste di stampo più "progressista" come lo spagnoloPodemos e in parte gli stessi Verdi austriaci, o a formazioni populiste più "conservatrici" com'è lo stesso FPO o a livello più ampio il "Front National" francese.