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Rigenerazione urbana, due esempi a Milano e Torino

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Di Gilda Messini
La città contemporanea è il risultato di un insieme di fenomeni urbani, i quali con la loro incidenza hanno trasformato e caratterizzato la struttura morfologica della metropoli di oggi. Questa stratificazione di livelli sovrapposti nel corso della storia ha formato inevitabilmente l’attuale paesaggio urbano. Le città hanno visto nascere, nei decenni a cavallo tra XIX e XX secolo, nelle loro aree periferiche insediamenti produttivi e industriali divenuti negli anni centralità aggregative per nuove porzioni urbane. La città contemporanea rinasce dagli spazi residuali e da riconvertire; la quasi totalità degli stabilimenti industriali sono stati delocalizzati e interventi di riconversione sono doverosi per dare nuova linfa vitale ai centri metropolitani. La rigenerazione urbana è una necessità.


Le grandi città industriali del nord Italia sono un esempio importante di questo fenomeno, Milano e Torino prime su tutte. Svariati sono stati negli ultimi decenni gli interventi di trasformazione che hanno subito brani importanti di queste metropoli che hanno visto le vecchie aree produttive abbandonate trasformarsi in nuovi agglomerati residenziali, strutture ricettive, grandi aree di aggregazione o parchi pubblici. Riportiamo due esempi nostrani di rigenerazione urbana degni di nota. Due realtà simili: entrambi ex stabilimenti industriali automobilistici riconvertiti in parco.
valentinamantovaniphotography.com foto di valentinamantovani
Il primo si trova nel centro di Milano ed è il Parco del Portello, realizzato nel 2011 su un’area di 70.000 mq dismessa dall’Alfa Romeo. Il parco del Portello è il frutto della progettazione di due architetti: l’italiano Andreas Kipar e lo scozzese Charles Jencks che ha riproposto nella città italiana una porzione del suo Garden of cosmic speculation, già realizzato a Dumfries in Scozia (il quale in un contesto più naturale e di dimensioni maggiori calzerebbe sicuramente meglio).
Il progetto per l’ex fabbrica dell’Alfa Romeo si basa su una geometria circolare,deformando archi e circonferenze nascono le tre colline verdi, le quali hanno l’intento di creare un legame con il tempo storico, rappresentando rispettivamente la Preistoria, la Storia e il Presente. Queste alture sono sormontabili grazie a dei percorsi che ne attraversano la sagoma. I colori degli arbusti disposti lungo i sentieri riprendono quelli classici dell’Alfa Romeo, risulta quindi impercettibile il “passaggio industriale” sull’area in oggetto.
4p.dora
Il Parco Dora, realizzato a Torino negli stessi anni secondo il progetto dello studio Carlo Pession in collaborazione con il paesaggista Peter Latz, ha avuto invece un’impostazione progettuale totalmente differente. Sorto su un’area di 37 ettari precedentemente occupata dagli stabilimenti dell’industria automobilistica Michelin – Ferrier, il parco è ricco di elementi che ne caratterizzano l’aspetto, in questo caso il richiamo alla ex struttura industriale è ben visibile: grandi pilastri color ruggine accompagnano il visitatore e lo scheletro dell’ex stabilimento costituisce una presenza silenziosa nel nuovo parco urbano. La vicinanza del fiume Dora è un altro fattore che ha influenzato le scelte progettuali, l’elemento acqua attraverso vasche e piccoli canali scandisce lo spazio.
Nonostante approcci progettuali differenti, la conservazione di alcuni elementi caratterizzanti lo spazio architettonico precedentemente presente in una determinata area consente di mantenere viva l’anima di un luogo senza alterarne o danneggiarne i canoni, restituendo un paesaggio ricco di componenti storici e culturali alla metropoli contemporanea.

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