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Torino, armi da guerra sequestrate ad estremisti di destra legati agli ultras


Di Salvatore Santoru

Recentemente la Digos di Torino ha sequestrato alcune armi da guerra detenute da individui legati all'estremismo di destra e, inoltre, a certi gruppi ultras juventini. Oltre a ciò, stando sempre all'indagine, sono stati scoperti dei legami con gruppuscoli skinhead legati agli ambienti neofascisti e neonazisti.

Tra le diverse armi da guerra, bisogna segnalare anche la presenza di un missile in dotazione presso l'esercito del Qatar.
Inoltre, l'inchiesta ha appurato anche dei legami con il reclutamento dei mercenari neonazisti impegnati nel Donbass

Su tale tematica, bisogna segnalare che vi è una certa presenza di 'foreign fighters' neonazisti nell'ambito di tale conflitto, sia nella fazione pro-ucraina che in quella pro-russa.

PER APPROFONDIREhttps://it.blastingnews.com/cronaca/2019/07/torino-sequestrate-armi-e-un-missile-a-gruppi-dellestrema-destra-legati-al-mondo-ultras-002948635.html

A Torino è stato denunciato il coordinatore di Forza Nuova per apologia


Di Salvatore Santoru

Recentemente il coordinatore della sezione torinese di Forza Nuova è stato denunciato per apologia del fascismo. Le indagini contro il militante forzanovista sono iniziate a seguito dell'operazione della Digos incentrata sullo striscione esposto da alcuni militanti del partito di estrema destra il 22 maggio 2019.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/06/torino-denunciato-il-coordinatore-di-forza-nuova-per-apologia-di-fascismo-002934835.html

Piazza San Carlo, condannati a 10 anni di carcere per omicidio i 4 ragazzi che spruzzarono spray urticante



Quattro condanne a poco più di 10 anni di carcere per omicidio preterintenzionale sono state inflitte ai giovanissimi marocchini accusati di avere scatenato il panico in piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 spargendo spray urticante tra la folla a scopo di rapina durante la proiezione su maxi schermo della finale di Champions League Juventus-Real Madrid. In piazza ci furono 1.672 feriti e, in seguito, morirono due donne per le lesioni riportate.
Un giorno di carcere per ciascun ferito, cinque giorni per ognuna delle persone molestate con lo spray al peperoncino la richiesta conclusiva dei pm Roberto Sparagna e Paolo Scafi, durante la requisitoria, era stata stata di 14 anni e 20 giorni di reclusione per tre imputati e 14
anni e 8 giorni per il quarto, che a differenza degli altri non risultava avere commesso che un paio di furti. Per la morte di Erika Pioletti e Marisa Amato, avvenuta in conseguenza delle lesioni, era stato contestato l’omicidio preterintenzionale. “Mi aspettavo qualcosa di diverso e di meglio e rimango convinto della nostra ricostruzione dei fatti: non ci fu la rapina all’origine della tragedia – dice l’avvocato Basilio Foti – Leggeremo le motivazioni e faremo appello. Questa non è giustizia”.

Lo scorso 5 aprile i componenti della banda dello spray avevano patteggiato la pena per i furti e le rapine utilizzando lo spray urticante a Torino  e in altre città italiane ed europee. Il Tribunale di Torino aveva accolto le richieste formulate dagli avvocati dei dieci giovani nel corso dell’udienza preliminare con pene da un minimo di un anno a un massimo di 4 anni e 8 mesi. L’accusa riguardava 13 rapine e 29 furti commessi fra l’altro a un concerto di Justin Bieber a Monza, ai festival Notting Hill di Londra e Tomorrowland di Boom (Belgio), a un’esibizione della cantante Elisa a Torino e poi a Firenze, Milano Reggio Emilia, Padova, in Francia.

Torino, annullato il salone internazionale della canapa


Di Massimiliano Rambaldi
Matteo Salvini dichiara guerra alla canapa e Sativa Torino Expo, l’evento previsto al Palalpitour il 17-18-19 maggio, viene annullato dall’organizzazione, non senza polemiche. La notizia è di questa mattina, giovedì 9 maggio. Nato come un progetto culturale e divulgativo, che come obiettivo principale pone la diffusione e l’informazione sugli usi e la storia della canapa sativa, il primo evento svoltosi al Palavela ad inizio mese aveva visto la partecipazione di centinaia di persone.
Ma il previsto bis non ci sarà: «Il ministro Salvini ieri ha divulgato un’intervista dove cita il festival della canapa e lo definisce uno scempio - dice Claudia Ottone, direttore marketing della Sies Group, agenzia di organizzazione eventi -, oltre a giurare di far chiudere qualunque punto vendita commercializzi la canapa sativa. Difficile a questo punto far comprendere che Sativa Torino Expo non è una festa che punta alla promozione delle droghe leggere ma a fare chiarezza, informazione e divulgazione. Per questo motivo molti standisti hanno abbandonato l’idea di partecipare e siamo costretti ad annullare l’evento in primo luogo per tutelare chi, essendo presente, rischierebbe la propria attività direttamente al festival vedendosela chiudere. In secondo luogo, per evitare di fornire al ministro degli interni una leva mediatica a discapito di chi cerca di informare e non vuole sensazionalismi».
La dichiarazione di Salvini
«Annullato il Festival della Canapa di Torino. Ottima notizia! E che si aggiunge alle due chiusure di negozi di cannabis in provincia di Macerata, oggi. Dalle parole ai fatti!». Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commentando la cancellazione del Festival che era previsto dal 17 al 19 maggio.

FONTE: https://www.lastampa.it/2019/05/09/cronaca/annullato-il-salone-internazionale-della-canapa-zPfdVn3FsIfZJTqpVN7aPM/pagina.html

Salone libro Torino, Salvini: “Escluso Altaforte? E’ censura”. Di Maio: “Polacchi provoca. Costituzione è antifascista”




Il Salone del libro di Torino diventa nuovo terreno di scontro per Lega eMovimento 5 stelle. Se Matteo Salvini ha definito “censura” l’esclusione dello stand di Francesco Polacchiindagato per apologia del fascismo, dall’altra Luigi Di Maio ha invece detto che quella dell’editore è una “provocazione per vendere libri”: “La nostra Costituzione nasce sui valori contro il fascismo”, ha dichiarato. Nei giorni scorsi Comune di Torino Regione Piemonte avevano presentato un esposto contro Polacchi per aver detto che il “male dell’Italia è l’antifascismo”. In tarda mattina è intervenuto anche il Capo dello Stato con un messaggio inviato al direttore del Salone Nicola Lagioia: “I valori che Primo Levi ha vissuto e trasmesso, specialmente la necessità di non dimenticare ciò che è avvenuto negli anni della Seconda Guerra Mondiale come tragica conseguenza del disprezzo dei diritti di ogni persona, costituiscono la base fondamentale per una società pacificate e una rispettosa convivenza sociale”. Il riferimento di Sergio Mattarella è a “le numerose iniziative” dedicate dalla kermesse a Primo Levi.

Lo stand di Polacchi è stato smontato ieri sera, a poche ore dall’inaugurazione della manifestazione. Lui è coordinatore di Casapoundin Lombardia e responsabile della casa editrice Altaforte che nei giorni scorsi ha pubblicato il libro-intervista a Matteo Salvini a firma Chiara Giannini. Il volume è secondo classifica ed è alla prima ristampa. “Siamo alla censura dei libri in base alle idee”, ha detto il ministro dell’Interno e leader della Lega, “non ha mai portato fortuna in passato il rogo dei libri. Alle idee si risponde con le idee alla faccia dei compagni che fanno i processi alle idee, sempre che ci siano delle idee, ma loro preferiscono urlare ‘fascista’”. Proprio questa mattina Polacchi si è presentato all’apertura della manifestazione e ha fatto una conferenza stampa in diretta Facebook: “C’è un attacco al ministro dell’Interno”, ha detto.

Diversa la posizione del vicepremier M5s Luigi Di Maio che, in mattinata, si è schierato in favore della decisione di far togliere lo stand dal Salone: “Il punto”, ha detto, “non è tanto che l’editore è di Casapound, ma che è andato a dire che l’antifascismo è il male assoluto quando la nostra Costituzione nasce sui valori contro il fascismo. E’ una provocazione per vendere libri, ma non possiamo farla passare”. Tutto il Movimento 5 stelle, fin dall’inizio delle polemiche, si era schierato contro la presenza di Altaforte al Salone del libro. Oggi è intervenuto anche il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli: “L’Italia si merita di avere un Salone del Libro di livello internazionale, che sia il punto di riferimento per l’editoria del nostro paese e che si possa confrontare egregiamente con le più grandi mostre degli altri paese (Francoforte e Parigi). Devo fare i complimenti alla sindaca Appendino, al presidente Chiamparino e agli organizzatori, perché hanno dimostrato di saper superare le difficoltà e le polemiche con le idee comuni, di farle valere e dar loro un valore nonostante tutto. Personalmente, mi trovo d’accordo con le scelte fatte insieme dalle istituzioni e dagli organizzatori, le cose dette sono cose gravi e non si poteva fare finta di niente”.
La sindaca M5s Chiara Appendino, a margine dell’inaugurazione, ha specificato che l’esposto non è stato fatto contro il leader della Lega: “Il nostro esposto non è stato fatto contro Salvini, ma contro Polacchi e dichiarazioni che vanno contro lo spirito del Salone e gli ideali della città di Torino e del Paese intero”. E ha invitato il ministro al Salone: “Salvini può commentare come vuole, da parte nostra c’è il pieno supporto all’organizzazione per una decisione che andava presa. E c’è l’invito al ministro di venire al Salone, come fatto dal ministro Bonisoli proprio all’apertura della manifestazione. Il fatto di aver denunciato le frasi di Polacchi non collega le nostre azioni in contrasto al ministro Salvini, non è così. Le cose non sono collegate in alcun modo, non è stato un giudizio politico.”

All’inaugurazione era presente anche la vicepresidente M5s della Camera Maria Edera Spadoni: “Oggi tutti noi dobbiamo impegnarci per combattere con forza quella forma di revisionismo storico desideroso di riabilitare il periodo più buio e fosco del nostro Paese”, ha detto nel suo discorso. “Quel revisionismo che oggi non cita la censura, in primis di stampa, che ha portato a leggi che non permettevano la libertà di espressione che oggi diamo per assodata. E’ necessario lottare per la libertà e contro ogni totalitarismo di ieri come di oggi. E’ fondamentale educare i giovani al rispetto per l’altro, alla fiducia nelle Istituzioni contro ogni giustizia fai da te e contro ogni violenza”.

AltaForte fuori dal Salone del Libro: l’esclusione decisa da Comune e Regione


Di Andrea Rossi

Il Comune di Torino e la Regione Piemonte hanno deciso: la casa editrice AltaForte è fuori dal Salone del Libro. Una svolta maturata dopo l’esposto presentato martedì contro il suo responsabile Francesco Polacchi, contro cui oggi la procura di Torino ha aperto una inchiesta per apologia di fascismo. Se martedì la sindaca Appendino e il governatore Chiamparino avevano scelto di rivolgersi alla magistratura ma di non bandire l’editore legato a CasaPound dalla kermesse, il giorno dopo sono arrivati a una decisione diversa.

Dopo lunghe riunioni hanno rotto gli indugi e scritto alla associazione “Torino, la città del libro”, al Circolo dei Lettori e al Comitato di indirizzo del Salone di rescindere il contratto con la casa editrice AltaForte. «La situazione che si è venuta a creare, rende impossibile lo svolgimento della lezione agli studenti di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, e alla forti criticità e preoccupazioni espresse dagli espositori in relazione alla presenza e al posizionamento dello stand di AltaForte». Così è maturata la svolta. «Per come si erano messe le cose rischiava di essere uno sfregio alla storia del Salone», spiega il direttore Nicola Lagioia, «oltretutto nell'anno in cui cade il centenario della nascita di Primo Levi».


Gli organizzatori hanno dunque rescisso il contratto con la casa editrice. «Pensiamo che il Salone del Libro debba mandare messaggi coerenti con la sua storia, che è quella della Città di Torino e della Regione Piemonte», spiega Chiamparino. Molto ha pesato la decisione di Halina Birennaum, testimone dell’Olocausto invitata dal Salone del Libro a tenere una lezione agli studenti, di non entrare al Lingotto ma di incontrare i ragazzi all’esterno. «Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio - spiegano Appendino e Chiamparino - per trovare una mediazione, ma non è stato possibile, e io aggiungo comprensibilmente, per cui abbiamo preso l’unica decisione in linea con la trazione e i valori di Torino e del Piemonte».
Una «scelta politica», spiegano rivendicandone la responsabilità: «Altaforte farà causa? Noi siamo pronti a sostenerla».

Salone libro Torino, esposto di Regione e Comune contro Polacchi per “apologia di fascismo”. E Di Maio si associa



Di Andrea Giambartolomei
Partirà una denuncia contro Francesco Polacchi, il militante di Casapound che presiede la casa editrice “Altaforte”, la cui presenza al Salone internazionale del libro ha scatenato nelle ultime ore numerose polemiche. La Regione Piemonte e la Città di Torino, due enti pubblici che sostengono la rassegna, hanno deciso di passare alle vie legali contro l’editore che si dice apertamente fascista e dichiara che “l’antifascismo è il vero male di questo Paese”. Gli enti chiederanno alla magistratura di verificare se Polacchi abbia commesso un’apologia di fascismo e se abbia violato la legge Mancino nella parte in cui prevede una condanna di chi “pubblicamente  esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Al presidente della Regione Sergio Chiamparino e alla sindaca Chiara Appendino si è unito Luigi Di Maio: “Condivido”, ha detto, “la denuncia fatta dalle istituzioni comunali e regionali contro delle dichiarazioni”, degli editori Altaforte, secondo i quali “l’anti-fascismo è il male assoluto. E dicendo così si attacca un valore fondante della Costituzione”.

Difficile che questa mossa possa placare le polemiche che stanno riguardando questa edizione della fiera dell’editoria che verrà “boicottata” da molti autori e molte organizzazioni: alla lista già lunga, che include i Wu Ming, Zerocalcare, Carlo Ginzburg, Anpi e altri, oggi si aggiunge anche la Cgil di Torino e il museo di Auschwitz: “Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone un’idea fascista della società. Usciremo dal Salone del libro per entrare nella città”, scrivono in una lettera la sopravvissuta ai lager Halina Birenbaum e il direttore del museo Piotr Cywinski. Altri, invece, manifestano la loro partecipazione, come la casa editrice Sonda che creerà una “Zona Editoriale Defascistizzata”.

Sul tema si dividono (ancora una volta) i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle a Torino. La maggior parte del gruppo consiliare, presieduto da Valentina Sganga, manifesta “tutta l’indignazione per l’agibilità politica e mediatica che partiti e case editrici chiaramente neofascisti stanno avendo ogni giorno di più”, ma sottolinea come sia “necessario trovare gli strumenti più efficaci per porre un argine alla diffusione di idee e progetti politici che sono anche incostituzionali”: “Appellarsi ai giudici non basta, perché le sentenze sull’apologia di fascismo degli ultimi anni sembrano aver legittimato manifestazioni e comportamenti per noi inaccettabili”, ricordano. Sono contrari al boicottaggio del Salone: “Non è rintanadoci e boicottando, non è regalando spazi e visibilità ai fascisti il modo corretto per opporsi”.
La presa di posizione arriva molte ore dopo il post rilanciato dai consiglieri pentastellati più critici, come Damiano Carretto, Maura Paoli, Daniela Albano, Viviana Ferrero e Marina Pollicino, in seguito al comunicato con cui il comitato di indirizzo, che si occupa del settore commerciale e della vendita degli stand, aveva dato il via libera all’editore neofascista: “Mi auguro che il comitato di indirizzo del Salone riveda la propria posizione ed escluda la società Altaforte Edizioni dalla manifestazione”. E oggi, dopo le interviste rilasciate da Polacchi, anche la capogruppo Sganga rivede i suoi propositi: “Se può essere quanto meno comprensibile la scelta iniziale del Comitato di Indirizzo del Salone del Libro di non escludere aprioristicamente nessun editore dalla parte commerciale degli stand, oggi questa vicenda sta assumendo sfaccettature che non si possono più in alcun modo ignorare – scrive su Facebook -. Sfruttare la visibilità che il Salone, suo malgrado, sta dando a questo personaggio per diffondere i precetti più bellicosi e beceri del catechismo fascista non può essere accettato dal Comitato di gestione del Salone e non può essere accettato dalle istituzioni politiche che lo compongono”. Per questo pone “una sola condizione: l’esclusione di Altaforte e di Polacchi”.

“O noi o l’editrice di CasaPound”: il museo di Auschwitz avverte Torino


Di Luca Ferrua

Volete Auschwitz o la casa editrice, vicina a CasaPound, Altaforte? Di provocazione in provocazione lo psicodramma del Salone del Libro di Torino mette gli organizzatori di fronte a un nodo che con il buonsenso non si potrà sciogliere. L’ultimo atto della vicenda risale a ieri sera, quando è arrivata la lettera firmata da Halina Birenbaum, sopravvissuta al lager, dal direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Piotr M. A. Cywiński, e dal presidente e dall’ideatore del «Treno della memoria» ovvero Paolo Paticchio e il torinese Michele Curto (coinvolto, peraltro, in un’inchiesta sulla gestione dei fondi destinati ai Rom).

Dalle lettera emerge una richiesta ferma, indirizzata al Comune di Torino come «istituzione e come azionista indiretto del Salone»: quella di scegliere tra avere al Lingotto Halina Birembaun e il museo di Auschwitz oppure lo stand della casa editrice Altaforte. Le parole non lasciano dubbi: «Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società». E aggiungono: «Non si tratta, come ha semplificato qualcuno, del rispetto di un contratto con una casa editrice, bensì del valore più alto delle istituzioni democratiche, della loro vigilanza, dei loro anticorpi, della costituzione italiana, che supera qualunque contratto».
La sindaca ieri ha sottolineato che «Torino è antifascista e al Salone ci sarà perché le idee si combattono con idee più forti». Ma la lettera chiede di rescindere il contratto con Altaforte. E quella è un’altra storia.
Il contratto lo hanno stipulato gli organizzatori del Salone dicendo sì alla richiesta di una casa editrice che è stata accettata come tutte le altre e che ha già pagato il suo spazio ben prima di diventare un caso politico. I vertici del Comitato di Indirizzo che guida il nuovo Salone ieri sono stati riuniti fino a notte alta negli uffici del Circolo dei Lettori trasformato in bunker inviolabile. La loro posizione è sempre la stessa, anche di fronte alle ultime dichiarazioni del leader di Altaforte Francesco Polacchi che ieri evidenziava il suo sentirsi fascista: «Le dichiarazioni non spostano l’asse. Nessuna lo fa. Sappiamo che è una provocazione ma il Salone resta aperto a tutti».
L’esempio che circola nei corridoi dello storico palazzo del centro di Torino rende bene l’idea: «Non vogliamo fare la fine di Totti che è stato provocato da Poulsen per tutta la partita ma ha finito per essere lui l’espulso». Una posizione che mostra tutta la sua complessità, anche perché nel cuore del Salone c’è pure l’Aie casa di tutti - ma proprio tutti - gli editori la cui presa di posizione si può più o meno sintetizzare in questo concetto: «Chiunque ami i libri e la lettura ha nel proprio Dna la libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione in tutte le sue forme».
Oggi alla luce della lettera firmata dal direttore di Auschwitz e delle continue provocazioni in arrivo da CasaPound è probabile che vengano prese in esame strade diverse, la situazione è in continua evoluzione. Solo ieri è arrivata la defezione di Zerocalcare, uno da folle oceaniche che al Salone mancherà e che in coda al post su Facebook con cui annunciava l’addio ha aperto forse il vero fronte di questa vicenda: «’Sta roba prima non sarebbe mai successa. Qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro».
Il caso è divampato in un momento di profonde lacerazioni politiche e sta travolgendo un Salone che sull’onda dell’entusiasmo dell’edizione del rilancio non ha fatto in tempo a mettere in campo gli anticorpi per evitare di essere strumentalizzato da Altaforte, capace di conquistare una visibilità inimmaginabile fino a pochi giorni fa. Il Salone comincia giovedì ed è il momento delle scelte, ma il peso non può restare solo sulle spalle degli organizzatori. Città e Regione - che ieri hanno sottolineato il loro essere antifascisti - devono fare la loro parte, magari cominciando a rispondere alla lettera partita da Auschwitz.

Salone del Libro Torino, editore Altaforte: “Sono fascista, antifascismo è male dell’Italia”


Di Stefano Rizzuti

La polemica sulla partecipazione al Salone del Libro di Torino della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound, non si placa e, anzi, viene animata dalle ultime dichiarazioni di Francesco Polacchi. L’editore rivendica, parlando con l’Ansa: “Io sono fascista”. E attacca: “L’antifascismo è il vero male di questo Paese”. Parlando della presenza di Altaforte al Salone del Libro aggiunge: “Eravamo pronti alle polemiche, ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C’è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov… Noi ci saremo perché ora è anche una questione di principio”. Polacchi ricorda, intervistato da La Zanzara, su Radio 24, di essere “un militante di Casapound, anzi il coordinatore regionale della Lombardia”.

E ribadisce di essere fascista: “Lo dico senza problemi”. Polacchi, responsabile della casa editrice che è già stata negli ultimi giorni al centro della polemica perché pubblicherà il libro-intervista di Matteo Salvini, continua: “Mussolini è stato sicuramente il miglior statista italiano. Se mi portate un altro statista come lui parliamone, però non credo ce ne siano. De Gasperi o Einaudi? Einaudi? Ma stiamo scherzando?”. Secondo Polacchi, ci si può dichiarare fascisti: “Sì, certo. Nessuno te lo impedisce, nemmeno la legge. Allora rinunciate a tutte le conquiste fatte dal fascismo. Ritengo che il fascismo sia stato assolutamente il momento storico e politico che ha ricostruito una nazione che era uscita perdente e disastrata dalla Prima Guerra Mondiale. Ha trasformato una nazione che era prevalentemente agricola in una potenza industriale. Anche con la dittatura? A volte servono le maniere forti. Poi, se vogliamo prenderci in giro, possiamo pure farlo”.

Il responsabile della casa editrice Altaforte esprime il suo giudizio sulla democrazia: “La democrazia è riuscita a raccogliere ciò che aveva seminato il Ventennio”. Poi, sul ministro dell’Interno Matteo Salvini e sul suo operato risponde: “La mia casa editrice è una casa editrice sovranista. Sull’immigrazione ha fatto benissimo Salvini. E anche sui rom. Ci sono poi delle sfumature diverse, però tutto sommato Salvini è uno che parla chiaro e tutto sommato mantiene le cose”. Non manca una polemica contro Torino, dove si svolge il Salone del Libro: “Credo che la città abbia problemi maggiori rispetto alla nostra partecipazione al Salone del Libro. È una città industriale senza lavoro, amministrata molto male da una sindaca che non fa nulla per portare investimenti”. Ancora, aggiunge: “Il problema dell'Italia sembra essere Casapound, mica la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Casapound, lo ribadisco, esiste perché siamo in una democrazia”.

FONTE: https://www.fanpage.it/salone-del-libro-torino-editore-altaforte-sono-fascista-antifascismo-e-male-dellitalia/

Torino, scontri al corteo per il 1 maggio. I notav accusano il Pd: «Presi a cinghiate»




Tensioni al 
corteo del Primo Maggio a Torino, dove la polizia ha bloccato, con una carica e manganellate, un gruppo di No Tav che stava cercando di raggiungere la testa del corteo. C'è stato qualche spintone,e il movimento No Tav ha gridato «vergogna, fuori la Digos dal corteo». Quello con la polizia, però, non sarebbe l'unico fronte aperto. I No-Tav hanno accusato il servizio di sicurezza del Pd di aver aggredito alcuni manifestanti del gruppo: «Ci hanno preso a cinghiate, pugni e bastonate. Il Pd ha assoldato i picchiatori». Un manifestante è rimasto ferito alla testa: non è chiaro se per gli scontri con la polizia o col servizio di sicurezza del Pd.

La partecipazione dei No-Tav al corteo aveva già sollevato diverse polemiche: «Se vengono pacificamente non abbiamo nulla da dire. Non ci sarà spazio invece per i violenti né per chi si vuol fare le campagne elettorali», aveva detto il segretario della Cisl di Torino, Domenico Lo Bianco.
Stessa linea del Partito Democratico, favorevole alla realizzazione della Tav: «È deprimente che ogni anno si cerchi di usare questa piazza per polemiche aggressive, che non c’entrano nulla» - ha dichiarato Paolo Furia, segretario regionale del Pd.
I No-Tav, che si trovano in coda al corteo, hanno rivendicato il loro diritto a partecipare: «Vogliamo arrivare anche noi fino in fondo, in piazza San Carlo - per portare alla città le nostre idee di un movimento che è molto piu moderno di quanto lo vogliano far passare», ha detto uno speaker No Tav durante la manifestazione.

MAFIA NIGERIANA, lo scoop del Fatto Quotidiano: 'La sua ascesa iniziò a Torino nei primi del 2000'


Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo anche in Italia si sta parlando della mafia nigeriana, una potente organizzazione criminale sempre più influente a livello mondiale. Negli ultimi mesi si stanno avendo sempre più notizie di arresti e inchieste nei confronti di individui o gruppi legati al network della stessa organizzazione mafiosa e, proprio pochissimi giorni fa, è stato disarticolato un clan a Palermo.

Un recente ed interessante articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, scritto dal giornalista Andrea Giambartolomei, ha ricostruito l'ascesa della mafia nigeriana in Italia.
Più specificatamente, nello stesso articolo si sostiene che la stessa organizzazione criminale di origine africana crebbe fortemente a Torino nei primi anni del Duemila.

 In quel periodo il capoluogo piemontese  era interessato da una forte crisi ( specie della Fiat) e non era ancora 'rinato' grazie alle Olimpiadi invernali del 2006.
 La comunità nigeriana, che al tempo era composta ufficialmente da 2 mila cittadini regolari, era lacerata da un clima di violenza sempre più forte. 

In tal contesto, c'è da dire che tra le vittime ( generalmente anch'esse nigeriane) del racket della mafia solo pochissime parlavano o riuscivano a ribellarsi.

OMICIDIO DI STEFANO LEO, LA CONFESSIONE CHOC DI SAID MECHAOUT: 'Volevo eliminare un ragazzo italiano e bianco'


Di Salvatore Santoru

Recentemente un ragazzo di 33 anni, Stefano Leo, è stato brutalmente sgozzato a Torino. Il 33enne stava passeggiando per le strade della città quando è stato individuato e attaccato da parte di un 27enne di origine marocchina, Said Mechaout.

Come riporta il Giornale(1), lo stesso Said ha motivato la sua azione violenta sostenendo che voleva uccidere un giovane italiano e bianco. Inoltre, riporta il Corriere, Said ha anche dichiarato che ha scelto di uccidere Leo in quanto li sembrava troppo felice(2).

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/voglio-uccidere-italiano-poi-marocchino-sgozza-stefano-leo-1672728.html

(2) https://video.corriere.it/killer-murazzi-confessa-ho-deciso-ucciderlo-perche-sembrava-felice/ff00cbe4-547e-11e9-a9e2-a0d1446d1611

Torino, bimbi lasciati piangere per ore e rinchiusi da soli: arrestate 2 maestre di asilo nido


Di Antonio Palma

Avevano allestito nella mansarda di una casa un asilo nido in famiglia privato completamente abusivo dove sottoponevano i piccoli a continui maltrattamenti fisici e verbali come lasciarli al freddo e senza mangiare o rinchiuderli in una stanza la buio da soli. Per questo due maestre sono state arrestate nelle scorse ore dalla polizia di a Torino con l'accusa di maltrattamenti continuati in concorso, aggravati dalla minore età delle vittime. L'inchiesta, avviata dagli uomini della  Squadra Mobile della Questura di Torino nel novembre scorso, si è avvalsa anche del supporto di intercettazioni telefoniche che hanno permesso agli inquirenti di scoprire numerose e gravissime irregolarità all'interno della struttura, oltre ai maltrattamenti sui piccoli, tutti bimbi tra i tre mesi e i tre anni.

Nella mansarda adibita a nido, infatti, le due accoglievano un numero di bambini superiore a quello stabilito per legge, lasciando inoltre gli ambienti spesso senza riscaldamento esponendo i piccoli alle fredde temperature invernali. Secondo l’accusa,  le due maestre nutrivano i bimbi in maniera non adeguata e contraria alle norme igienico-sanitarie, spesso evitavano di cambiare e lavare i più piccoli che avevano ancora il pannolino mentre in altre occasioni portavano i più grandicelli con sé a fare commissioni. Infine le indagini hanno portato alla luce anche diffusi maltrattamenti come lasciar piangere i piccoli per ore, strattonarli,  impedire loro di dormire e in alcuni casi, per punizione, rinchiuderli da soli in una stanza.

FONTE: https://www.fanpage.it/torino-bimbi-lasciati-piangere-per-ore-e-rinchiusi-da-soli-arrestate-2-maestre-di-asilo-nido/

Torino, muore Marisa Amato: rimasta tetraplegica nei fatti di piazza San Carlo


Di Giovanna Pavesi

La sera degli incidenti di piazza San Carlo, a Torino, Marisa Amato stava passeggiando con il marito.

Né lei né lui, il 3 giugno 2017, si trovavano in quel luogo per assistere alla partita di finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Eppure, quella sera, la folla aveva travolto anche lei. La conseguenza fu un trauma vertebrale midollare che l'aveva resa tetraplegica. Questa mattina, attorno alle 9,15, se n'è andata anche lei, a distanza di un anno e mezzo da quei fatti. Si tratta della seconda vittima, perché la prima morì per schiacciamento dopo 12 giorni di agonia.

La vicenda e le complicanze

Marisa Amato, dopo un lungo ricovero in ospedale era tornata a casa dove aveva proseguito le cure. Negli ultimi giorni, la donna aveva presentato i sintomi di un'infezione che le ha causato, come conseguenza, il peggioramento delle condizioni respiratorie. Mercoledì pomeriggio era stata portata al pronto soccorso del Cto, dove i medici le avevano diagnosticato un versamento pleurico, che, però, è stato drenato e la sua difficoltà respiratoria è stata sorretta con ventilazione non invasiva.

La richiesta di Amato

Secondo quanto riportato da una nota dell'ospedale, la paziente, ricoverata presso la Terapia intensiva della struttura piemontese, avrebbe "espresso, con lucidità e fermezza, la volontà che la terapia, soprattutto il supporto respiratorio, non prevedesse mezzi invasivi, come l'intubazione tracheale o la tracheotomia, qualora la ventilazione non invasiva non risultasse sufficiente, pur avendo ben chiaro che questa decisione avrebbe potuto portarla a un peggioramento fatale".

Il peggioramento

La terapia non invasiva è proseguita con discreta efficacia, fino alle otto di questa mattina, quando si sarebbe presentato "un brusco peggioramento cardiovascolare" che "ha causato la perdita della coscienza" della donna, fino al momento del decesso.

La fondazione

Nei mesi successivi all'incidentei, i figli di Marisa Amato hanno fondato una onlus, "I sogni di nonna Marisa", per raccogliere fondi da destinare a chi soffre di disabilità motoria e ha difficoltà nell'acquisto di strumenti sanitari. Il 23 ottobre 2018, la donna aveva voluto presenziare alla prima udienza preliminare per i fatti accaduti in piazza San Carlo.

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/torino-muore-marisa-amato-donna-rimasta-ferita-nei-fatti-1634309.html

La Melevisione festeggia vent’anni: un successo targato Torino

Un bosco abitato da una coppia di orchi, una fata, una strega dispettosa, un folletto amico, un lupo sempre affamato e tanti altri personaggi. Al chiosco si trova una strana tv, metà vegetale e metà elettronica, funziona mangiando mele e trasmette favole e cartoni, mentre nell’antro della strega si creano magiche pozioni. Il Fantabosco è ricco di luoghi magici. E’ lo scenario incantato che fa da sfondo alla«Melevisione», la storica trasmissione per bambini della Rai, che quest’anno compie 20 anni, sono più di 2000 le puntate con 250 canzoni e 754 filastrocche. Per festeggiare questo importante anniversario Rai YoYo propone per venerdì 18 gennaio (a 20 anni esatti dalla prima messa in onda), una maratona con gli episodi più significativi della trasmissione. Tutti gli abitanti del Fantabosco sono pronti a festeggiare 20 anni di Melevisione con i piccoli e grandi amici di Città Laggiù. A partire dalle o 21 e fino a notte fonda ci sarà dunque una grande festa.
Mussi Bollini, vice direttrice di RAI Ragazzi è stata l’artefice di questo innovativo e indimenticabile programma per bambini, la prima sit com, realizzata negli studi del Centro di Produzione TV di Torino, dedicata a questo target.
Si partirà con il primo storico episodio «Con la carta si può», passando per «Melevisione, cresci!» e «Un folletto partirà», episodio della sesta stagione in cui Tonio Cartonio (interpretato dall’attore Danilo Bertazzi) annuncia ai bambini di Cittalaggiù il suo addio alla serie, e dove viene introdotto per la prima volta il folletto Milo Cotogno (Lorenzo Branchetti).
Ci saranno tutti i personaggi come Strega Varana, Principessa Odessa, Cuoco Basilio, Lupo Lucio, re Quercia fino ad arrivare alla quindicesima e ultima stagione. Le puntate sono state individuate tenendo conto di tutti gli autori (Janna Carioli, Mela Cecchi, Bruno Tognolini, Luisa Mattia, Lucia Franchitti, Lorenza Cingoli, Armando Traverso, Martina Forti e Venceslao Cembalo) e di tutti i registi che, in questi anni, hanno lavorato per Melevisione (Pierluigi Pantini, Roberto Valentini, Enza Carpignano, Rossella De Bonis, Alfredo Franco, Paolo Severini).
Il programma sarà trasmesso in replica su Rai YoYo il sabato e la domenica mattina alle 9.45.

Campagna choc del movimento Pro vita contro l’utero in affitto. La sindaca: “Continuerò le trascrizioni di matrimoni gay”

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Campagna choc del movimento Pro vita e di Generazione famiglia contro l’utero in affitto. Nei manifesti, affissi a Roma, Milano e Torino e accompagnati da camion vela, appaiono due giovani ragazzi raffigurati mentre spingono un carrello con dentro un bambino disperato, comprato dalla coppia, individuati come «genitore 1» e «genitore 2», e a fianco la scritta: «Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto».  

La campagna è una risposta decisa a tutti quei giudici e sindaci (in particolare Virginia Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino, Beppe Sala a Milano e Luigi De Magistris a Napoli) che, «iolando la legge e il supremo interesse del bambino, hanno disposto la trascrizione o l’iscrizione di atti di nascita di bambini come figli di «due madri» o «di due padri». A novembre toccherà alla Cassazione pronunciarsi proprio su una trascrizione avvenuta a Trento in favore di una coppia di uomini che aveva fatto ricorso all’utero in affitto in Canada.  

La risposta della sindaca di Torino  

«Due persone che si amano fanno una famiglia». Così il sindaco di Torino Chiara Appendino, con un tweet, risponde alla campagna di Pro Vita e Generazione Famiglia «per il diritto dei bambini a una mamma e un papà». 

Torino, studenti bruciano manichini di Salvini e Di Maio ( FOTO )

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Manichini raffiguranti i vicepremier Matteo Salvini 
sono stati bruciati dagli studenti che manifestano a Torino. Durante la manifestazione gli studenti hanno anche scandito slogan contro il governo.
Sui lampioni di piazza Castello, dove sono arrivati in corteo, sono state attaccate alcune foto dei leader di Lega e Movimento 5 Stelle col volto imbrattato di vernice rossa. La zona della protesta, di fronte agli uffici della prefettura, è presidiata da polizia e carabinieri.

L'Inter si fa riprendere dal Torino: da 2-0 a 2-2. Icardi non punge



Di Marco Gentile
L'Inter di Luciano Spalletti stenta ancora in campionato e dopo aver perso all'esordio contro il Sassuolo, pareggia per 2-2, facendosi rimontare due gol di vantaggio, contro il Torino del grande ex Walter Mazzarri.
I gol della partita portano la firma di Perisic e de Vrij nel primo tempo, di Belotti e Meitè nella ripresa. Le due squadre si sono praticamente divise le frazioni di gioco con la prima a totale appannaggio dell'Inter e la seconda totalmente nelle mani del Torino. Il pareggio è sostanzialmente giusto e rispecchia quanto visto in campo. Con questo pareggio nerazzurri e granata salgono a quota un punto con i padroni di casa che restano fermi al palo e che perdono un'altra occasione per restare attaccati al treno di testa.
Nel primo tempo l'Inter è subito ficcante e al 6' punisce il Torino con Perisic su grande assist di Icardi dalla destra: il croato riceve palla al centro dell'area dal capitano nerazzurro e buca Sirigu con un bel destro di prima intenzione. Al 15' Icardi ancora in versione assistman serve di testa Politano che in tuffo di testa costringe alla parata il portiere granata. Minuto 32' l'Inter raddoppia con il colpo di testa di de Vrij che sfrutta la punizione battuta da Politano per bucare di testa per la seconda volta Sirigu. Al 45' Iago Falque ci prova su calcio di punizione ma la palla termina a lato alla destra di Handanovic.
Nella ripresa Belotti riapre il match con un bel gol su assist di Iago Falque: il Gallo controlla, salta Handanovic e deposita in rete. Al 65' Politano la mette bene in mezzo per Icardi che in spaccata non ci arriva di poco. Al 68' il Torino pareggia con Meitè che controlla e va al tiro di sinistro che beffa ancora un incerto Handanovic. Perisic al 76' va al tiro di sinistro da oltre 25 metri con il pallone che sibila di poco alla sinistra di Sirigu. Ljajic al 78' riceve palla da Iago Falque e chiama alla parata in angolo Handanovic. Keità all'84' galoppa verso l'area di rigore del Torino e serve Icardi che tira in porta: Sirigu la mette in angolo. Perisic al 92' la mette all'incrocio ma Sirigu la smanaccia e salva i granata.
Nelle altre partite si serata il Cagliari di Maran pareggia per 2-2 contro il Sassuolo di De Zerbi, mentre la Fiorentina di Pioli stravince 6-1 contro il Chievo Verona di D'Anna. Il Genoa batte 2-0 l'Empoli, mentre l'Udinese stende per 1-0 la Sampdoria. Finisce invece 0-0 il match tra Frosinone e Bologna. Domani sera Roma-Atalanta chiuderà la seconda giornata di Serie A.
IL TABELLINO
Inter (4-3-3): Handanovic; Vrsaljko (71' Keita), Skriniar, de Vrij, D'Ambrosio; Vecino, Brozovic, Asamoah; Politano, Icardi, Perisic. All. Spalletti
Torino (3-5-2): Sirigu; Izzo, N'Koulou, Moretti; De Silvestri, Soriano (61' Ljajic) Rincon, Meité, Ansaldi (22' Aina); Iago Falque (87' Lukic), Belotti. All. Mazzarri
Reti: 6' Perisic (I), 32' de Vrij (I), 56' Belotti (T), 68' Meité (T)
LA CLASSIFICA DI SERIE A: JUVENTUS, NAPOLI E SPAL 6, UDINESE E SASSUOLO 4, FIORENTINA*, GENOA* ATALANTA*, EMPOLI, ROMA* E SASSUOLO 3, PARMA, BOLOGNA, INTER, CAGLIARI, FROSINONE E TORINO 1, SAMPDORIA*, MILAN*, CHIEVO VERONA E LAZIO 0
*UNA PARTITA IN MENO

La Juventus annuncia: "Cristiano Ronaldo è arrivato a Torino"

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Di Marco Gentile

Cristiano Ronaldo era atteso all'aeroporto di Caselle nella mattinata di domani(oggi NB*), ma in realtà ha anticipato il suo arrivo in Italia.
Questa mossa è stata sicuramente strategica per depistare i tanti tifosi che avrebbero invaso l'aeroporto piemontese. Il 33enne di Funchal è finalmente a Torino con la Juventusche su Twitter ha voluto dare il benvenuto al suo nuovo calciatore, in attesa della presentazione di domani.
La Juventus rivolgendosi ai tifosi ha twittato: "Guardate chi è appena arrivato a Caselle! Bem-vindo". Ronaldo domani mattina sosterrà la visite mediche al J Medical e in secondo luogo firmerà il contratto che lo legherà al club bianconero per i prossimi quattro anni. Alle 18.30 ci sarà poi la presentazione di Cristiano Ronaldo che sarà così ufficialmente un nuovo giocatore della Juventus e potrà iniziare la sua avventura in bianconero.
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* NOTA DI INFORMAZIONE CONSAPEVOLE
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