Anno 536 dC - I 18 mesi che sconvolsero il mondo

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Di Aldo Piombino

Negli anni intorno al 536 è avvenuto un immane disastro a livello mondiale. Fonti bizantine e cinesi, in particolare, assicurano che il sole sia rimasto oscurato per 18 mesi (insomma, per circa un anno e mezzo...) da una nebbia scura e secca (la somma di ceneri e aerosol di Zolfo). Ho cominciato ad interessarmi di questa faccenda molto per caso: qualche anno fa alla fine delle vacanze estive in una bancherella a Castiglioncello trovai “Catastrofe” di David Keys. Nella copertina lessi di una eruzione vulcanica che aveva sconvolto il mondo. Avendo finito i libri da leggere che mi ero portato, visto il 
prezzo di realizzo e la voglia di farmi due risate nei confronti di un catastrofista decisi di comprarlo. Però capii subito che proprio delle bischerate non erano e che questo fenomeno ha cambiato in parte il destino dell'umanità. La cosa che sorprende è che quello del 536 d.C. sia una evento tanto massiccio quanto praticamente sconosciuto, un evento che andrebbe studiato molto meglio; eppure negli studi storici nessuno ha considerato l'instabilità politica e sociale provocata da quei 18 mesi che sconvolsero il mondo. Il primo indiziato, ancora negli anni '80, secondo Stothers e Rampino è stato il Rabaul, in Nuova Guinea. Ed è la soluzione che mi era sempre piaciuta anche a me, pur con qualche dubbio. Keys ed altri pensano, secondo me completamente a torto al Krakatoa. Recentemente è stato indicato come fortemente indiziato il vulcano Ilopango, in El Salvador. E se anche non esiste una certezza matematica, diciamo che le prove a carico di quest'ultimo sono decisamente interessanti.

Ci sono testimonianze talmente attendibili in tutto il mondo da levare qualsiasi incertezza sul fatto che nel 536 sia successo qualcosa di eccezionale e transitorio. 

Ringrazio l'amico Davide Biosa, un finissimo letterato, che ha spulciato la letteratura bizantina, trovando dei passi molto interessanti. Ad esempio un testimone diretto, Procopio, nella “Storia delle guerre di Giustiniano” scrive che “il Sole irradiò la sua luce con una brillantezza simile a quella della Luna per un anno” e che “dal momento in cui questo è avvenuto, gli uomini non furono più liberi da guerre, pestilenze e da eventi mortiferi”

Una Cronaca Siriaca posteriore indica che il fenomeno durò dal 24 Marzo 536 al 24 Giugno 537. In quel periodo il mare sarebbe stato perennemente in tempesta.

Un avvenimento gigantesco, eppure totalmente sconosciuto ai più. 

Evidentemente non ha interessato gli storici, come è noto legati a guerre, regnanti, vicende politiche e cose del genere, ma che hanno sempre e completamente ignorato i fatti naturali.
Ignorare l'evento del 536 è il più classico degli esempi su un certo modo di fare la Storia che non mi vede per niente d'accordo; a notevole aggravante per gli storici ci sono le sue conseguenze che perdurarono negli anni successivi e hanno avuto una importanza tremenda nella storia dell'Umanità, avendo avviato tutta quella serie di migrazioni e rimescolamenti etnici e politici che hanno caratterizzato da un capo all'altro l'Eurasia dei secoli successivi.

Tra questi effetti si può addebitare anche la peste che ebbe luogo tra il 541 ed il 543 (la cosiddetta “peste di Giustiniano”, dal nome dell'imperatore d'Oriente all'epoca in carica); le ricerche di un folto team internazionale, coordinato da Hendrick Poinar della canadese McMaster University, hanno dimostrato che la causa, come per altre epidemie successive, è stata la diffusione di un ceppo del batterio Yersinia pestis. Dopo l'evento principale, che in Mediterraneo ed Europa provocò la morte di decine di milioni di persone, successivi focolai sono persistiti almeno per altri 200 anni.
Normalmente le pestilenze si scatenano in corrispondenza di periodi in cui per qualche motivo le popolazioni sono più deboli; le cause possono essere eventi naturali (fasi troppo piovose o siccitose a cui si associano sempre diminuzioni dei raccolti) o eventi antropici come guerre; lo scenario seguito alla catastrofe del 536 è chiaramente compatibile con lo scatenarsi di una pestilenza.


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