Perché ci sono sempre più gruppi musulmani radicali?

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Di Roberto Vivaldelli
Il radicalismo islamico che ha scelto la via della lotta armata nato a metà degli anni ’70 ha avuto un “salto di qualità” con l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 prima, poi con la nascita dello Stato islamico e gli attentati in Europa che dal novembre 2015 non cessano di terrorizzare il Vecchio continente. Da al-Qaida a Daesh sono cambiati i fini e le strategie, benché l’ideologia neosalafita di fondo delle organizzazioni terroristiche citate sia la medesima: stabilire un califfato transnazionale basato sulla legge della sharia. Queste organizzazioni respingono la democrazia e credono che la violenza e il terrorismo siano giustificati nel perseguire i loro obiettivi. Prima del 1990, c’erano solo una manciata di gruppi jihadisti salafiti attivi. Nel 2013 erano ben 49.
Come spiega Foreign Affairs, la proliferazione di questi gruppi è sconcertante perché i loro obiettivi sono molto più radicali di quelli della popolazione sunnita che cercano di rappresentare. Secondo un’indagine condotta dal Pew Research Center nel 2013, che ha preso in esame 38mila musulmani in 39 Paesi, la maggior parte dei sunniti preferisce la democrazia rispetto al salafismo e le grandi maggioranze rifiutano fortemente la violenza in nome dell’Islam. Se così tanti musulmani non sono d’accordo con gli obiettivi e i metodi di questi gruppi radicali, perché si sono moltiplicati?

L’avanzata del radicalismo islamico

Benché la maggior parte dei musulmani non appoggi le idee radicali e violente del neosalafismo, osserva Barbara F. Walter su Foreign Affairs, quando scoppiano le guerre civili o guerre per procura, come accaduto in Ciad, Iraq, Libia, Nigeria, Mali, Pakistan, Somalia, Siria e Yemen, “i cittadini moderati hanno due opzioni: scegliere una parte o cercare di rimanere neutrali”. Spesso si tratta di una scelta legata alla sopravvivenza: “La scelta migliore – spiega- è allinearsi con la fazione armata che ha più probabilità di vincere la guerra. Il sostegno del vincitore protegge un individuo dalle rappresaglie del dopoguerra e, schierandosi con un gruppo che promette riforme, si apre la possibilità di un cambiamento politico positivo”. Il problema è che molti non sanno come si comporterà il vincitore una volta giunto al potere.
Le ideologie estreme come quella del Califfato consentono ai vertici dell’organizzazione terroristica di reclutare combattenti fortemente ideologizzati e pronti a morire per la causa. Ciò comporta un notevole vantaggio strategico a questo tipo di organizzazioni. Questi combattenti accaniti aiutano il gruppo a vincere le prime battaglie e creare una solida reputazione. Il risultato è che, dopo le prime vittorie, anche le persone più moderate si uniscono all’organizzazione perché opportunisticamente credono che quella fazione possa vincere. “Questo – spiega Foreign Affairs – è esattamente ciò che l’esperto di terrorismo Will McCants crede sia successo in Siria: il successo iniziale dello Stato islamico (o Isis) ha convinto molti ex combattenti dell’esercito siriano libero a disertare in favore del gruppo jihadista meglio finanziato e più organizzato”. In questi contesti, dunque, le persone non hanno bisogno di credere in un’interpretazione radicale dell’Islam per sostenere un gruppo estremista.

Le cause della radicalizzazione

Come spiega in Sunniti Massimo Campanini, orientalista italiano, nonché uno dei più apprezzati storici del Medio Oriente contemporaneo, le cause della radicalizzazione possono essere molteplici. In primo luogo, spiega, la sconfitta degli ideali laici di nazionalismo e socialismoincarnati da Nasser ha implicato un ritorno all’Islam militante. Nasser si era fatto portabandiera di una secolarizzazione dell’islam che la disfatta della guerra dei Sei Giorni ha rivelato illusoria. A questa delusione si è aggiunta la crisi economica che, a partire dagli anni Settanta del Novecento, ha impoverito larghe fasce della popolazione, soprattutto urbana. Un terreno fertile per ideologie estreme e radicali come quelle di al-Qaida e dello Stato Islamico. 

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