Caso Benalla, Macron: “Non è il mio amante e non ha codici nucleari. Ma mi sono fidato di lui”

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Un mea culpa – “mi sono fidato di lui, se volete un responsabile è davanti a voi” – e una battuta con cui ha risposto ai pettegolezzi circolati negli ultimi giorni con il rischio però di rinfocolarli: “Alexandre Benalla non è il mio amante e non ha i codici nucleari“. Così secondo il Corriere della Sera il presidente francese Emmanuel Macron ha spiegato ai parlamentari della maggioranza riuniti alla Maison de l’Amérique Latine la sua versione del caso del 26enne suo ex collaboratore e bodyguard che l’1 maggio ha picchiato alcuni manifestanti indossando un casco della polizia. Macron ha detto di aver vissuto la vicenda come “un tradimento” da parte di Benalla, che aveva a disposizione un appartamento di lusso nel cuore di Parigi e una berlina con gli equipaggiamenti della polizia.
“Se cercano un responsabile, l’unico e solo responsabile sono io”, ha ammesso Macron. “Nessuno, nessuno tra i miei collaboratori o nel mio gabinetto è stato mai protetto o sottratto alle regole, alle leggi della Repubblica, al diritto di tutti i cittadini. Sono io ad aver avuto fiducia in Alexandre Benalla. Sono io ad aver confermato la sanzione. Non è la Repubblica dei fusibili, la Repubblica dell’odio. Non puoi essere capo solo quando c’è bel tempo. Se vogliono un responsabile, eccolo qui, davanti a voi, che vengano a cercarlo”.

L’ammissione è arrivata al termine di una giornata infuocata, con l’80% dei francesi – secondo un sondaggio diffuso da BFM-TV – “scioccato” per la vicenda e il 75% convinto che servisse una dichiarazione pubblica del capo dello Stato, rimasto da giorni in un imbarazzato silenzio. “Una deriva individuale non può diventare un affare di Stato”, ha detto il premier Edouard Philippe messo alle strette durante un question time in parlamento. Interrogato dalla commissione d’inchiesta dell’Assemblée Nationale, il capo di gabinetto di Macron (e superiore gerarchico di Benalla), Patrick Strzoda, ha detto di “assumersi” le proprie responsabilità.
Attraverso il suo legale, l’ex uomo della sicurezza di Macron indagato per violenze denuncia “l’isteria collettiva” e fa sapere che presto si “esprimerà pubblicamente”. Ma l’opposizione insorge. I deputati dei Républicains presenteranno una mozione di censura, ovvero di sfiducia, contro il governo, una prima assoluta dall’inizio dell’era Macron. “Il governo ha fallito”, tuona il capogruppo neogollista Christian Jacob. Anche se le chance che la mozione venga approvata appaiono pressoché nulle, si assiste ad alleanze impensabili sino a pochi giorni fa, con il gruppo de ‘La France Insoumise’ del tribuno della gauche alternativa Jean-Luc Mélenchon che si schiera insieme alla destra. Intanto, nel barometro dell’Ipsos, Macron perde 4 punti di popolarità, record negativo da settembre.
All’indomani del ‘mea culpa’ continuano le audizioni presso le due commissioni d’inchiesta dell’Assemblea Nazionale e del Senato sul caso. Tra gli altri, testimoniano i direttori della Gendarmerie Nationale e della Police Nationale, Richard Lizurey e Éric Morvan e i responsabili dei servizi di sicurezza dell’Eliseo, comandante Éric Bio-Farina e colonnello Lionel Lavergne.

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