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L’ombra di Francia (e Australia) sul laboratorio di Wuhan: le rivelazioni che imbarazzano Parigi


Di Gianluigi Paragone

Non c’è soltanto la Cina a tremare per le indagini ancora in corso sull’origine del famigerato Covid-19, il patogeno che ha messo in ginocchio il mondo intero e che continua a far paura alle famiglie che pure tentano faticosamente di tornare alla loro solita vita, o comunque qualcosa di molto simile. Perché l’ossessiva ricerca di prove, soprattutto da parte degli Stati Uniti, per dimostrare come il coronavirus sia stato creato artificialmente in laboratorio, rischia di inchiodare anche altri Paesi alle proprie responsabilità, trascinandoli in un vortice di accuse dalle conseguenze ancora imprevedibili.

L'ombra della Francia sul laboratorio di Wuhan: le rivelazioni che imbarazzano Parigi

In uno scenario che spaventa e che ha sta facendo parlare di guerra biologica e bio-terrorismo, ci sono infatti due Paesi dalla coscienza non pulitissima: l’Australia e, soprattutto, la Francia. Il progetto per la costruzione del laboratorio di livello P4 a Wuhan, come emerso in questi giorni, è infatti comune ai tre Stati. La struttura è nata forte del gemellaggio con l’Istituto Pasteur e il laboratorio P4 di Lione anche se il governo transalpino, quando i primi dettagli della collaborazione hanno fatto capolino, si è affrettato a rimarcare i rapporti burrascosi con Pechino. Versione però successivamente smontata dalla stessa stampa francese, che ha evidenziato come piuttosto la stretta collaborazione sia andata avanti almeno fino al 2019.
Scontato che alla base ci sia stata, per tutto quel lungo lasso temporale, la supervisione dei governi e dei servizi segreti francesi e cinesi. Il 24 gennaio 2019 si era svolta una delle ultime visite ufficiali in pompa magna da parte di autorità provenienti da Parigi alla struttura di Wuhan, con la presenza del direttore del Laboratorio Batteriologico di Lille René Courcol in terra d’Oriente. Dai comunicati ufficiali, in quell’occasione pare si fosse discusso anche delle forniture di tute protettive, prodotte in Francia, ai dipendenti. La Cina, in questo, è stata furba: in tanti passaggi, in tanti documenti si evidenzia la presenza degli amici parigini, come a voler mettere le mani avanti. Della serie: “dovesse succedere qualcosa, sappiate che non siamo noi gli unici responsabili”. Una furbizia che torna oggi particolarmente utile per scaricare almeno un po’ di colpa anche su altri Paesi.
L’Australia, in tutto questo, ha a sua volta condiviso strutture, risorse e informazioni con la Cina e i suoi scienziati. Shi Zhengli, medico cinese tra gli autori della sperimentazione sui pipistrelli all’interno della struttura di Wuhan, aveva svolto ad esempio pratica per mesi nell’Australian animal health laboratory nello stato di Victoria. E i rapporti stretti tra i due Paesi, che si scambiavano anche dati su diverse ricerche, sono stati sottolineati in questi giorni dalla stampa di Melbourne. Con un risultato finale piuttosto bizzarro: la Cina è al centro del palcoscenico, i riflettori puntati contro, accusata di aver mentito al mondo sull’origine e la diffusione del Covid-19. Poco distanti, però, Australia e Francia osservano con notevole imbarazzo, sapendo di aver almeno in piccola parte contribuito alla stesura del copione.

Francia, bufera su video tv Canal +. In Italia pizza al coronavirus


Di Susanna Picone

"Video ‘satirico' disgustoso mandato in onda dalla famosa tv francese Canal+ per insinuare che i prodotti Made in Italy sono contaminati da coronavirus". Con queste parole Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha commentato sui suoi profili social un video mandato in onda dalla televisione francese in cui si vede un “pizzaiolo” che tossisce mentre sforna pizza e sputa su una di loro. Il riferimento è a una pizza “contaminata” dall’epidemia di coronavirus Covid-19 in corso nel nostro Paese. Le immagini della “pubblicità” della "nuova pizza ‘Corona', che farà il giro del mondo" – si legge in sovrimpressione – si soffermano sul particolare dello sputo verde che finisce sulla pizza, mentre scorre la scritta con i colori della bandiera italiana "Corona pizze” e “Covid19”. "Disprezzo per gli autori di questa immondizia anti italiana – scrive Giorgia Meloni -, che poi si chiede se "il Governo Pd-M5S avrà la decenza di far sentire il proprio sdegno”. Ma sono già arrivate le scuse.


Video pizza al coronavirus, Bellanova: Canal+ si scusi, offesi 60 milioni di italiani

"Il video andato in onda in Francia durante una trasmissione di Canal+ è vergognoso e raccapricciante", scrive su Facebook Teresa Bellanova, ministra per le politiche agricole. "Davanti al momento di crisi e difficoltà che non solo il nostro Paese ma l'Europa intera sta affrontando, media e televisioni dovrebbero informare i cittadini, raccontando la verità. Basterebbe quello. Invece si sceglie di denigrare un intero Paese. Questa non è satira, è un'offesa ad un'intera nazione, è una evidente mistificazione dei fatti. È il populismo fatto immagine. Si mandano in onda fake news per diffondere paura, dividere, creare barriere ma anche legittimare la concorrenza sleale". "Noi non ci stiamo- dice ancora la ministra -. Ed il coronavirus, come ribadito più volte dalle autorità europee ed internazionali, non si trasmette tramite cibo. I nostri prodotti sono sicuri, di altissima qualità, e lo certificano i controlli che effettuiamo ogni giorno, fra i piiù stringenti al mondo. Ho attivato i canali diplomatici per segnalare il contenuto mandato in onda e capirne genesi e portata. Nel frattempo, mi aspetto che Canal+ lo ritiri immediatamente e si scusi. Non con me, ma con i 60 milioni di cittadini italiani, lavoratori, imprenditori, produttori, che, con il loro video disgustoso, sono stati offesi".

Le scuse di Canal+: "Sequenza di pessimo gusto"
"Canal+ si scusa con i nostri amici italiani per la trasmissione di una breve sequenza di pessimo gusto, soprattutto nel contesto attuale, facendo un riferimento caricaturale all'Italia in un programma satirico": è quanto affermato da un portavoce del gruppo televisivo francese, specificando che "questa sequenza è già stata rimossa da tutte le repliche e riproduzioni del canale". Sul video della ‘pizza corona' "Canal+ invierà oggi pomeriggio una lettera di scuse all'Ambasciatore italiano a Parigi", aggiunge il portavoce.

Pubblicitari e creativi: “Sbigottiti da caduta stile di Canal+”
“I francesi sono capaci di grandi idee di comunicazione. Quindi alla vista alla gag-spot della ‘pizza Corona’, trasmesso ieri su un canale televisivo francese  –  nella quale un vecchio e sporco pizzaiolo italiano tossisce e sputa un qualcosa di molto vicino ad una escargot verde sulla pizza  –  trovo più che altro imbarazzo per tutti i nostri bravi colleghi creativi, autori e  pubblicitari transalpini che invece con professionalità e serietà conducono ogni giorno il loro lavoro”, è il commento di Vicky Gitto presidente di ADCI Art Directors Club Italiano, la principale associazione di creativi e pubblicitari italiani. Si allinea anche Lo IAA International Advertising Association, associazione dei pubblicitari internazionali presente in 56 paesi tra cui l’Italia. La gag andata in onda durante la trasmissione Groland su Canal+, uno dei principali media francesi e mondiali, “e purtroppo come le cose più becere – il commento di Stella Romagnoli direttore generale di IAA International Advertising Association – si sta propagando sul web denota invece lato di chi l’ha concepito, anche solo come siparietto,  una assoluta deficienza creativa e realizzativa. Di fatto non fa ridere. O forse avrà fatto ridere qualche populista francese. Ma in genere lascia sbigottiti”. “Imbarazzo invece sarebbe opportuno da parte dell’editore Canal+/Vivendi, che al momento ancora non si è espresso ma dal quale ci si aspetterebbe, quantomeno un post di scuse se non un po’ di ‘quarantena professionale’ per il responsabile del programma e l’autore della gag”, conclude Romagnoli.

Coronavirus, gli aggiornamenti sull’epidemia in Italia
Secondo gli ultimi dati di ieri sera relativi all’epidemia di coronavirus in Italia, l’incremento dei malati è stato del 16 percento (258 casi in più) a fronte dell'aumento del 50 percento registrato il giorno prima. Di questi, il 50 percento è asintomatico o ha sintomi lievi e in isolamento domiciliare, il 40 percento è ricoverato con sintomi e il 10 percento in terapia intensiva. "Un dato confortante" secondo il commissario e capo della Protezione Civile Angelo Borrelli sottolineando che si tratta di una percentuale che ricalca il dato complessivo: su 1.835 malati, 927 sono in isolamento nella propria casa, 742 ricoverati con sintomi e 166 in terapia intensiva. Sono 149 i guariti, 52 i decessi.

FONTE: https://www.fanpage.it/attualita/in-italia-pizza-al-coronavirus-video-tv-francese-fa-infuriare-giorgia-meloni-disgustoso/

A Dunkerque, in Francia, i mezzi pubblici gratuiti sono stati un successo da tutti i punti di vista


Di Davide Gionco

Il 31 agosto 2018 l’agglomerato urbano di 17 comuni intorno alla città di Dunkerque, nel nord della Francia, che comprende circa 200’000 abitanti, ha reso totalmente gratuito l’uso dei mezzi pubblici.
La misura è stata accompagnata da un potenziamento del servizio, ridisegnando le tratte, acquistando 40 nuovi bus, aumentando la frequenza dei passaggi ed estendendo la rete urbana dei trasporti.


Il Comune ha investito 65 milioni di euro per realizzare nuove corsie riservate ai mezzi pubblici e per realizzare nuove fermate, nonché per dismettere tutte le attività legate alla biglietteria.
L’attuazione del progetto ha richiesto 4 anni di lavori.

Un anno dopo l’inizio del servizio gratuito, l’uso dei mezzi pubblici è aumentato del 65% durante i giorni feriali e del 125% durante i fine settimana.
Fino al 2018 i 2/3 degli spostamenti avvenivano in auto e meno del 5% avveniva tramite i mezzi pubblici. Ora 1/4 dei nuovi clienti dei mezzi pubblici erano prima degli automobilisti.
La gratuità dei mezzi pubblici ha anche aumentato il numero di spostamenti, soprattutto da parte delle persone anziane, che prima non potevano permettersi di viaggiare.
La gente viaggia serena, senza più il terrore di avere perso il biglietto o di avere dimenticato gli spiccioli per acquistarlo.


Il centro città ne ha guadagnato in frequentazione, aumentando le vendite dei negozi, a scapito dei grandi centri commerciali della periferia.

Naturalmente ne ha tratto vantaggio anche l’ambiente, con una riduzione delle emissioni (CO2, CO, NOx, polveri sottili), con una riduzione dei livelli di rumore, dei rischi per la circolazione dei pedoni e dei ciclisti. In prospettiva ci si attendono anche delle ricadute positive a livello di salute pubblica, con una diminuzione di incidenza delle malattie legate alle emissioni da traffico urbano.
A detta di molti viaggiatori, ne ha tratto vantaggio anche la socialità. Persone che prima viaggiavano sole in auto oggi hanno il tempo di chiacchierare con nuovi conoscenti, di stringere nuove amicizie durante gli spostamenti sui mezzi pubblici.
A questi vantaggi collettivi si aggiungono i vantaggi individuali per le famiglie che ora non hanno più la necessità di utilizzare una seconda auto. Il 10% dei nuovi utenti dei mezzi pubblici ha messo in vendita una delle 2 auto che possedeva, ricavandone mediamente 6’000 euro.

A questo si aggiunge il risparmio annuale dei costi per il carburante, la manutenzione e l’assicurazione dell’auto dismessa, con un ulteriore vantaggio di circa 5-6’000 euro l’anno.

La rivoluzione dei trasporti rappresenta un costo aggiuntivo per la collettività di 4,5 milioni di euro l’anno, pari all’1,6% del bilancio annuale dei comuni coinvolti nel progetto. In sostanza con un investimento iniziale di 325 euro ad abitante per gli adeguamenti iniziali ed al costo aggiuntivo di 22,50 € l’anno, sempre ad abitante, coperto attraverso la tassazione comune.

Il bilancio è quindi positivo anche dal punto di vista economico, nel suo complesso.



Potrebbe essere una buona idea per le nostre città, in particolare per quelle maggiormente soggette a frequenti superamenti dei limiti di inquinamento dell’aria.
Il trasporto pubblico urbano, se ben organizzato e di qualità, costa meno del trasporto privato e consente di produrre grandi vantaggi a livello ambientale.

L'assedio francese all'Italia


Di Giuseppe Masala

 

Perdere il controllo del proprio sistema bancario a vantaggio di una potenza straniera significa perdere il controllo dei risparmi del proprio popolo. Significa in definitiva che la mobilitazione del risparmio ovvero la concessione del credito verrà decisa da una potenza straniera nel suo interesse.

In altri termini è del tutto inutile che con sacrifici enormi teniamo il saldo delle partite correnti in attivo generando risparmio se poi questo risparmio sarà usato per interessi che non sono i nostri. Significa essere ridotti allo stato di colonia subsahariana.

Spolpati.

Significa anche perdere la democrazia, ed è del tutto inutile andare a votare, se una potenza straniera controlla il risparmio. Se il nostro governo - democraticamente eletto - non rispondesse agli ordini di questa potenza straniera questa può vendere titoli di stato affondando le nostre finanze pubbliche a suo piacimento usando i nostri risparmi. E nessuno ci può fare nulla, manco la Banca d'Italia. Saremmo ridotti in stato di soggezione e sotto ricatto.

Già qualche anno fa l'AD di Unicredit, il francese ex ufficiale della Legione Straniera, vendette inspiegabilmente ai francesi il fondo Pioneer pieno zeppo di risparmio italiano investito in titoli di stato della Repubblica Italiana.
Inspiegabilmente (o troppo spiegabilmente) anzichè accettare l'offerta più vantaggiosa di Poste Italiane decidette di vendere alla francese Société Générale. Ora vende la partecipazione Unicredit in Mediobanca consegnando in sostanza il controllo di Mediobanca e a cascata di Generali ai francesi. In pratica si sono fumati mezzo risparmio italiano. Ci hanno scardinato il sistema. Nel silenzio badogliano del Quirinale e di Banca d'Italia.

Siamo di fronte ad un attacco che è una vera e propria dichiarazione di guerra. In una settimana i francesi si sono presi la Fiat (pagata con 100 anni di contributi statali italiani), hanno distrutto la siderurgia con ricadute su tutto il sistema industriale italiano e hanno scardinato il sistema creditizio italiano riuscendo a controllare una grossa fetta del risparmio italiano. 

Francia, Sandro Gozi si è dimesso dal suo incarico


Di Salvatore Santoru

Sandro Gozi si è dimesso dall'incarico di consulente di Edouard Philippe, primo ministro della Francia dal 2017.
Andando maggiormente nello specifico e stando a quanto riportato dall'ANSA, lo stesso Gozi ha scritto in una nota che "da lunedì scorso, sono nuovamente oggetto di rivelazioni di stampa che hanno come unico intento quello di minare il mio impegno e le mie nuove attività professionali"(1).

Inoltre, l'ex politico del Partito Democratico ha anche scritto che "Per questa ragione ho preso la decisione di dimettermi a partire da oggi dalla mia funzione di incaricato di missione presso il Primo Ministro della Francia per evitare qualsiasi strumentalizzazione politica, vista anche l'attuale situazione europea".

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/10/23/gozi-lascia-incarico-in-governo-francese_06f48364-d07b-4bb2-b221-633ca19f98cb.html

Guerra dei dazi, gli interessi economici e geopolitici dietro lo scontro tra gli USA e l'UE


Di Salvatore Santoru

Negli ultimi giorni si sta parlando molto della 'guerra dei dazi' che sta interessando gli Stati Uniti e l'Unione Europea.
Tale 'guerra commerciale' sta interessando anche l'Italia, verso cui gli States hanno imposto una tariffa del 25% su alcuni prodotti di eccellenza.

La decisione del WTO e lo scontro Boeing-Airbus

Alla base dei dazi statunitensi vi è la 'guerra' tra la Boeing e l'Airbus.
Gli stessi dazi USA sono stati autorizzati dal WTO e, d'altronde, sono stati considerati come un risarcimento per gli aiuti che l'Unione Europea ha elargito alla stessa Airbus, che è un'industria controllata da Germania e Francia.

Il conflitto geopolitico tra l'asse franco-tedesco e gli USA trumpiani

La 'guerra dei dazi' rientra nello scontro geopolitico tra gli USA guidati da Trump e l'asse franco-tedesca dell'UE.
Entrando nei dettagli, gli States vorrebbero indebolire l'attuale UE e contrastare il consolidamento della potenza economica della Germania.

Dall'altra parte, sia la Germania che la Francia risultano decisamente critiche nei confronti degli States trumpiani e vorrebbero un'Unione Europea meno dipendente dagli attuali USA e ancora più incentrata sullo stesso asse franco-tedesco.

Google non mostrerà più le anteprime degli articoli in Francia




Google ha annunciato che in Francia non mostrerà più le anteprime degli articoli dai siti di notizie nelle pagine dei risultati del suo motore di ricerca, limitandosi a pubblicare titolo e se presente la miniatura dell’immagine che accompagna l’articolo. La Francia è tra i primi paesi ad avere tradotto in legge le indicazioni sulle nuove norme sul copyright, approvate dall’Unione Europea lo scorso 26 marzo. Le nuove regole stabiliscono che le anteprime degli articoli possano essere mostrate sulle pagine dei risultati solo sotto licenza, pagando quindi gli editori. Google ha annunciato che non pagherà gli editori e che lascerà piuttosto a ciascuno di loro la possibilità di scegliere se mostrare o meno le anteprime, modificando il codice dei loro siti.
L’approvazione della legge sul copyright da parte dell’Unione Europea era stata accompagnata da numerose critiche, proprio sull’articolo 11 che consente agli editori di stabilire se mostrare o meno i loro contenuti sui motori di ricerca. Google aveva avvertito che la nuova legge avrebbe potuto comportare la chiusura del suo servizio Google News, nel quale sono sempre mostrate anteprime degli articoli, di solito con la citazione di alcune righe. Google ha già chiuso il servizio in Spagna e ora intende ridurne l’evidenza in Francia, lasciando comunque ai singoli editori la scelta di mantenere o meno una presenza e di mostrare le anteprime, che rendono più visibili i loro contenuti e contribuiscono secondo Google a portare maggior traffico verso i loro siti di notizie. A seconda di come sarà applicata la riforma del copyright europeo, le modalità di pubblicazione delle anteprime potranno variare da paese a paese.

Geopolitica di Macron


Di Pierluigi Fagan

Restiamo sulla notizia più recente, dopo l’incontro G7 di Biarrtiz, l’incontro annuale che il presidente francese ha col suo corpo diplomatico che si svolto l’altro ieri 27 agosto. Non è ancora pubblica la relazione 2019, ma è on line quella 2018. Per chi segue le questioni europee e la geopolitica, ma anche la politica nazionale, potrebbe esser istruttivo dargli almeno un scorsa per vedere che tipo di ampiezza di agenda venne svolta l’anno scorso.

 Immaginare un Presidente del Consiglio italiano che affronta quei temi con quella prospettiva è inimmaginabile. Purtroppo, la differenza di peso tra Francia ed Italia è tutta lì. C’entra ovviamente la storia, la cultura, le tradizioni e molto altro ma è bene tenerne conto quando parliamo delle questioni europee o anti-europee poiché quella storia, quella cultura e quelle tradizioni pesano in entrambi i casi, sia che si voglia immaginare l’Italia in Europa, sia che la si voglia immaginare fuori. Il contesto delle relazioni internazionali e della geopolitica è quello ed anzi, viepiù si vorrebbe assumere autonomia o come molti dicono “sovranità”, maggiore dovrebbe esser la sofisticatezza di visione, alleanze, bilanciamenti, contrappesi necessari per intraprendere strade più ambiziose, quindi più rischiose. 

La sovranità è nulla senza la potenza e la potenza se non la si ha la si dovrebbe costruire altrimenti si rimane alla petizione di principio, al post su facebook o su twitter, alla chiacchiera amatoriale, all’articolino dell’economista di periferia, ai vagiti di pianto da impotenza perché il mondo è brutto, cattivo, neoliberista ed anche un po’ imperialista.
Il discorso fatto da Macron quest’anno, subito dopo il G7, ha indubbiamente elementi di grande rilevanza e la prima cosa da notare è il silenzio con cui è stato accolto da parte dei principali organi di stampa occidentali, inclusi quelli che hanno una attenzione speciale alle questioni internazionali. 


Quanto ai contenuti principali, quello che a volte è riferito (ad esempio WP, forse anche NYT ma non vi ho accesso diretto) è un lancio Associated Press, praticamente copia-incollato. Sarà quindi il caso di riportarne direttamente i pezzi cruciali:
>  In a sweeping diplomatic speech Tuesday, Macron said "we are living the end of Western hegemony" in the world, in part as a result of Western "errors" over past centuries.
Nel 2018 aveva parlato di declino del “presunto” ordine occidentale, quest’anno l’affermazione sembrerebbe più perentoria. Si tratta di un vero e proprio statement: “Stiamo vivendo la fine dell’egemonia occidentale.” “Fine” è peggio di declino, “egemonia” è peggio di ordine perché è concetto più ampio.
> France's president says it's time for Europe to redefine its relations with Russia to check its global ambitions and avoid being caught in the middle of a new Cold War. Emmanuel Macron didn't say whether he wants to lift EU sanctions imposed over Russia's annexation of Crimea from Ukraine, but said new sanctions "are not in our interest." He said it's time to "rethink our relations with Russia," without elaborating. In a broad diplomatic speech Tuesday, Macron warned that pushing Russia farther away is a "deep strategic error." He said Europe's "weaknesses and mistakes" have helped lead Russia to boost its alliance with China and revive its influence in Syria, Libya and around Africa.


AP non può esimersi dal commentare che Macron non ha parlato esplicitamente di revoca delle sanzioni e con ciò induce chi legge a pensare in un certo modo. Ma i modi della politica internazionale sono ovviamente molto più seri, cauti, trasversali e progressivi della sceneggiatura di un serial tv o dello schiamazzo politico nazionale quotidiano. In più a nome di chi Macron avrebbe potuto parlare di revoca delle sanzioni? Cosa avrebbe dovuto fare Macron, parlare in pubblico (il discorso era trasmesso in diretta da France24) di qualcosa che è ancora oggetto di complessa trattativa sia dentro la “special relation” con la Germania, sia nel più ampio e complesso contesto europeo e sempre poi dovendo tener conto dell’allineamento con gli Stati Uniti d’America a cui semmai spetta il compito di dare o non dare l’ordine al branco? Forse è l’intera cultura pubblica di relazioni internazionali, arrugginita da decenni di guerra fredda in cui non succedeva nulla di rilevante, a doversi rimettere in sesto.
 Il mondo sta cambiando, forse un piccolo sforzo dovrebbe farlo anche la nostra immagine di mondo e chi ha la responsabilità di formarla.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: Pierluigi Fagan

ARTICOLO VISTO ANCHE SU https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62479

Francia, simpatizzante del neonazismo minaccia strage sui social contro il Consiglio rappresentativo ebraico. Arrestato


Di Salvatore Santoru

Recentemente in Francia è stato arrestato un simpatizzante per l'estremismo di destra di matrice neonazista. Andando maggiormente nei particolari, il 30enne aveva minacciato sui social di voler compiere una strage durante la cena a Marsiglia del Crif, ovvero sia il Consiglio rappresentativo della comunità ebraica francese. 

Stando agli inquirenti il giovane, fermato il 29 maggio 2019, non era conosciuto sul piano penale ma era noto per la sua 'permeabilità' alle idee e alle ideologie più radicalizzate dell'estremismo di destra, neonazista compreso.

PER APPROFONDIRE: ARTICOLO SU BLASTING NEWS

Francia, esplosione a Lione provoca 7 feriti. Macron: 'Un attacco'


Di Salvatore Santoru

Un’esplosione nel centro di Lione fa tornare l'incubo terrorismo in Francia
Come riporta il Corriere, l'esplosione è avvenuta intorno alle 13.30 nella strada pedonale Victor Hugo, nelle vicinanze di una panetteria. 

L'ordigno ha provocato sette feriti e ora la Procura sta indagando sulla matrice.
Intanto, il presidente francese Emmanuel Macron ha sostenuto che quello che è avvenuto a Lione è un attacco.

Monsanto schedava giornalisti e politici: la procura francese apre un’indagine


Di Marco Paretti

La procura di Parigi ha aperto un'inchiesta preliminare sulla Monsanto in seguito alle rivelazioni di Le Monde e France 2 riguardanti la schedatura di centinaia di personalità tra giornalisti, politici e scienziati schierati nella discussion su glifosato, OGM e pesticidi. La registrazione di queste persone, spiega Le Monde, è stata portata avanti dall'agenzia di PR Fleishman Hillard su disposizione della Monsanto con l'obiettivo di rafforzare l'influenza sulla tematica del glifosato, forse il più famoso erbicida, che incrementa del 41 percento il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin, il tumore maligno che origina dai linfociti, cioè le cellule principali del sistema immunitario.

L'indagine aperta dalla procura di Parigi arriva in seguito alla denuncia di un giornalista di Le Monde il cui nome sarebbe finito al centro della lista incriminata. L'inchiesta preliminare riguarda i reati di "raccolta di dati personali con mezzi fraudolenti, disonesti o illegittimi", "registrazione di dati personali sensibili senza il consenso dell'interessato e il trasferimento illecito di dati personali" ed "Elaborazione automatizzata di dati personali senza previa dichiarazione alla CNIL".

Nella schedatura denunciata dalla testata francese figurano centinaia di personalità legate alla discussione sul glifosato, con annesse posizioni, indirizzi e numeri di telefono. L'elenco indica 74 obiettivi principali divisi in quattro gruppi: gli alleati, i potenziali alleati, le figure da educare e le persone da tenere sotto controllo. La Bayer, gruppo tedesco proprietario della Monsanto, ha affermato di non essere a conoscenza di questi elenco: "Dato che non ne eravamo a conoscenza, non possiamo commentare" si legge in una nota del gruppo. "Questo documento è un'ulteriore prova che le lobby delle multinazionali non si fermeranno davanti a nulla per proteggere i loro affari, credendosi al di sopra delle regole" hanno commentato Karine Jacquemart e Ingrid Kragl, direttore generale e direttore della comunicazione della ONG Foodwatch. "Questo è un uso fraudolento dei nostri dati personali. È scandaloso".

File Monsanto: chi c'è nella lista

Nella lista figurano politici, scienziati e giornalisti. Questi ultimi rappresentano circa la metà dei nomi: nella schedatura ne appaiono circa un centinaio sui duecento nomi del file Monsanto. Tra questi molti professionisti impegnati nella copertura di tematiche ambientali e agricole per i più importanti quotidiani, ma anche giornalisti di agenzie, radio, canali televisivi, pubblicazioni scientifiche e siti web. Sono presenti anche i nomi di 25 politici tra ministri e deputati in carica nel 2016, quando è stato creato il file. Poi circa 30 nomi di leader di organizzazioni agricole e 17 ONG sempre impegnate nel tema agricolo: alcune di queste erano chiaramente indicate come "anti-Monsanto".

Il precedente di Philip Morris

Non è la prima volta che una grande azienda alle prese con uno scandalo di queste dimensioni ha realizzato un file contenente i nomi di alleati e nemici tra politici e giornalisti. Nel 2013 una fuga di informazioni aveva svelato che il colosso del fumo Philip Morris utilizzava tecniche di schedatura simili. In quegli anni il Parlamento Europeo stava discutendo la direttiva sul tabacco – poi adottata nel 2014 – e Marlboro aveva schedato i deputati europei con un colore diverso a seconda della loro ostilità verso le sigarette. Philip Morris aveva invece creato una squadra di 160 lobbisti per sollecitare i parlamentari in una votazione a favore dell'industria del tabacco.

Monsanto e il diserbante cancerogeno

Al centro della discussione si trova un elemento estremamente delicato: il diserbante al glifosato prodotto dalla Monsanto era cancerogeno ma l'azienda non metteva adeguatamente in guardia gli utilizzatori sui pericoli della prolungata esplosione al prodotto. Così, in seguito al caso di alcune persone ammalatesi di linfoma non-Hodgkin dopo aver usato a lungo il diserbante Roundup, sono arrivati i primi risarcimenti milionari. La battaglia giudiziaria tra Haderman e la Monsanto-Bayer va invece avanti da tempo: l'azienda è stata citata in giudizio già da oltre 11.200 tra agricoltori, giardinieri e altre professionisti che hanno usato regolarmente Roundup e si sono ammalati di cancro.

FONTE: https://scienze.fanpage.it/monsanto-schedava-giornalisti-e-politici-la-procura-francese-apre-unindagine/

La Francia ha annullato i tagli alle cattedre in lingua italiana


Di Salvatore Santoru

Recentemente aveva fatto discutere la decisione del governo francese relativa ai tagli sull'insegnamento della lingua italiana nelle scuole. Tale decisione è stata revocata e per tale ripensamento è stato fondamentale, riporta l'ANSA, la riflessione che si è avuta ad Amboise e Chambord durante l'incontro tra Mattarella e Macron

La scelta dei tagli era stata contestata in precedenza da diversi accademici tra cui Jean-Luc Nardone, docente di Letteratura italiana all'Università di Tolosa e presidente della Società degli Italianisti nell'Insegnamento Superiore.

Francia, Macron taglia l'insegnamento dell'italiano nelle scuole


Di Salvatore Santoru

Non si placano le tensioni tra Francia e Italia. Recentemente, riporta Tgcom 24, Emmanuel Macron ha deciso di dimezzare i posti messi a concorso per insegnare l'italiano nelle scuole e nelle università. 

Tutto ciò accade a ben pochi giorni dalla visita di Sergio Mattarella ad Amboise.

PARIGI, incendio a Notre Dame: la cattedrale è in fiamme

Di Salvatore Santoru
Notre-Dame è in fiamme. Un incendio è recentemente esploso nella famosa cattedrale
di Parigi, che è stata subito fatta evacuare. Come riporta l'ANSA, il tetto del monumento è completamente collassato.
Inoltre, il rogo intanto ha interessato anche una delle due torri rettangolari della stessa cattedrale.

La Francia si prende l’Egitto. Ora Macron punta il Mediterraneo


Di Lorenzo Vita

Le esercitazioni militari congiunte sono uno degli strumenti più utili per far comprendere le sinergie fra due Stati. E il fatto che Egitto e Francia continuino a svolgere manovre insieme con le proprie forze armate è un segnale decisamente eloquente dei rapporti sempre più intensi fra Il Cairo e Parigi. Rapporti che sono sempre stati molto forti, soprattutto a livello militare, e che adesso, dopo la visita di Stato di Emmanuel Macron in Egitto, sembrano essersi ulteriormente rafforzati.
Così, dopo le esercitazioni avviate lo scorso mese in acque territoriali egiziane, oggi le due marine militari hanno dato il via alle nuove manovre navali congiunte “Cleopatra Gapian 2019”. Questa volta in acque territoriali francesi, come spiegato su questa testata. Come riporta Agenzia Nova, ieri il portavoce militare del Cairo, il colonnello Tamer el Rifae, ha annunciato sulla sua pagina ufficiale su Facebook l’inizio delle esercitazioni con l’arrivo delle imbarcazioni del Cairo nel porto di Tolone, fra le quali spiccano le portaelicotteri classe Mistral, Gamal Abdel-Naser e Tahya Misr. Le due navi sono state acquistate di recente dalla marina egiziana proprio dalla Francia.
Per i due Paesi si tratta di una nuova manifestazione di alleanza. I due Stati sono da sempre uniti da una solida amicizia, ma l’aumentare delle esercitazioni congiunte dimostra che si stia sviluppando qualcosa di diverso, confermato anche dal susseguirsi di visite, incontri e contatti militari fra i due governi che pongono Parigi e Il Cairo a un livello superiore di cooperazione rispetto a quello dell’Egitto con altri Paesi nordafricani e viceversa. Un asse che sta diventando sempre più importante, ma scalfita, negli anni precedenti, dai rapporti proficui intessuti fra Italia ed Egitto. E che adesso è diventata fondamentale a tal punto di caratterizzare e incidere sensibilmente sulla politica mediterranea.
Per l’italia, la presenza delle navi della marina egizia davanti Tolone non è certo un problema. Lo è, invece, il legame sempre più solido che si è costruito fra Macron e Abdel Fattah al-Sisi, che significa soprattutto il consolidamento di un rapporto fra una potenza rivale della nostra nel panorama nordafricano, non solo in Medio Oriente. L’Italia ha interessi enormi in Egitto, sia a livello economico che a livello politico. L’import-export fra i due Paesi è molto importante, ma è soprattutto il settore energetico con il gas di Zohr e la politica con l’influenza di al-Sisi in Libia su Khalifa Haftar a interessare Palazzo Chigi. E non è un caso che Roma abbia da tempo provato ad avviare una politica di rafforzamento dei legami con Il Cairo dopo anni di forti tensioni dovute all’omicidio di Giulio Regeni.
Per l’Italia la questione è quindi particolarmente importante. Non è un mistero che Macron abbia da tempo puntato il mirino sul governo italiano. E ha fatto di tutto per ledere gli interessi italiani sia nel Mediterraneo che in Europa. L’asse franco-tedesco a nord è uno dei nostri avversari più noti. Ma mentre la Germania ha un rapporto diverso con l’Italia, basato su rapporti finanziari ma non di eccessiva sfida politica, per la Francia la questione è diversa: c’è anche un motivo strategico. Macron vuole che la Francia estenda le sue partnership militari nel bacino mediterraneo e Roma, per forza di cose, rappresenta un competitor. Anche in settore come quello del Mediterraneo orientale, dove gli interessi italiani si traducono soprattutto in gas, petrolio ed Eni. E non a caso, mentre la marina egiziana arriva in Francia, le forze francesi sono state a Ciproper altre esercitazioni congiunte. Le manovra si svolte nell’area di Papos e Polis Chrysochous, con l’impiego, a largo dell’isola, di elicotteri militari francesi e velivoli Rafale. Uno show di forza ma anche un modo per far capire a tutti che Parigi c’è anche nel Mediterraneo orientale: e questo vale anche per Roma.

50 parlamentari tedeschi e 50 parlamentari francesi si sono trovati oggi a Parigi per la prima volta in una seduta parlamentare comune



50 parlamentari tedeschi e 50 parlamentari francesi si sono trovati oggi a Parigi per la prima volta in una seduta parlamentare comune, come deciso nel Trattato di Aquisgrana firmato a gennaio dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron. Il trattato si proponeva infatti di rendere ancora più profondi e intensi i legami tra i loro due paesi. I 100 parlamentari provengono da ogni forza politica rappresentata nei due parlamenti nazionali e si troveranno due volte all’anno per promuovere e monitorare politiche di comune interesse, come la politica estera, la difesa e la sicurezza. Il presidente dell’Assemblea Nazionale francese, Richard Ferrand, ha parlato di “giornata storica”. Ferrand sta presiedendo la sessione di oggi insieme al presidente del Bundestag tedesco, Wolfgang Schäuble.

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Aujourd’hui siège à l’@AssembleeNat la 1ère Assemblée franco-allemande ! En ce jour historique, j’accueille Wolfgang Schäuble, qui la co-préside à mes côtés.
Au programme: signature de l’accord🇫🇷🇩🇪, élection du bureau, allocution des groupes politiques, audition✅
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