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Roberto Spada condannato per testata al giornalista, Cassazione: “È mafia”


Di Alessia Rabbai

Roberto Spada è stato condannato a sei anni di carcere per aver aggredito il 7 novembre del 2017 il giornalista Daniele Piervincenzi e del suo operatore Edoardo Anselmi della trasmissione Rai Nemo, mentre stavano svolgendo un servizio ad Ostia, sul litorale di Roma. La Suprema Corte di Cassazione oggi ha riconosciuto l'accusa di lesioni, aggravate dal metodo mafioso, richiesta avanzata stamattina dal sostituto procuratore generale Pasquale Fimiani e già confermata in Appello e e ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa.

Raggi: "Vittoria dei cittadini onesti contro la criminalità"

Ad assistere alla lettura della sentenza anche la sindaca Virginia Raggi che ha definito il verdetto della Cassazione "una vittoria dei cittadini onesti contro la criminalità". La prima cittadina poco dopo la lettura del dispositivo ha detto: "A Roma non c'è spazio per la criminalità, non c'è spazio per la mafia. Idealmente un abbraccio a Daniele ed Edoardo".

Il processo a Roberto Spada
Nel processo Roberto Spada e Ruben Nelson Del Puerto sono stati condannati in primo grado per a sei anni di reclusione per violenza privata e lesioni aggravate con il riconoscimento dell'aggravante mafiosa. La condanna è stata poi confermata poi il 7 dicembre scorso in Appello per Spada, mentre è ancora in corso il procedimento nei confronti dell'altro imputato. Roberto Spada lo scorso 24 settembre ha ricevuto un'altra condanna da parte della Corte d'Assise, pena l'ergastolo, insieme ai familiari Carmine e Ottavio, ritenuti i mandanti degli omicidi di Giovanni Galleoni e Francesco Antonini. I giudici hanno stabilito che il clan non è solo una banda di criminali, ma una famiglia mafiosa che a Ostia gestisce il potere e controlla il territorio con intimidazioni, minacce e violenza.

La testata di Roberto Spada a un giornalista
L'aggressione di Piervincenzi e Anselmi è avvenuta proprio davanti alla palestra di Roberto Spada, mentre il giornalista stava cercando di intervistarlo sulla campagna elettorale nel X Municipio, ponendogli alcune domande sui presunti rapporti con Casapound nel municipio di Ostia, sciolto dopo l'inchiesta su Mafia Capitale, poi la violenta testata.

FONTE: https://roma.fanpage.it/roberto-spada-condannato-per-la-testata-al-giornalista-a-ostia-la-cassazione-aggravante-mafiosa/

Spada, il lusso (in nero) degli uomini del clan: auto costose e sale slot ma non presentavano dichiarazione dei redditi

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Di Vincenzo Bisbiglia

Sfrecciavano per le vie di Ostia con bolidi sempre nuovi, acquistavano abitazioni (si presume) in contanti e gestivano attività redditizie come ristoranti e sale slot. Eppure, alcuni di loro non presentavano dichiarazione dei redditi da anni oppure denunciavano quanto basta. Una sperequazione eccessiva rispetto allo stile di vita sostenuto. Non se la passavano per niente male membri e affiliati del clan Spada, a giudicare dai dettagli emersi dall’operazione della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro di beni mobili e immobili e conti correnti, per un valore totale di 19 milioni di euro. Ma è la differenza fra gli acquisti effettuati – almeno quelli tracciabili – e i redditi denunciati a far capire quanto denaro sporco circolava nelle tasche del boss Carmine Spada e dei suoi sodali.

IL RECORD DI OTTAVIO SPADA – Fra i casi più eclatanti c’è quello di Claudio Galatioto, che gestiva per conto dell’associazione a delinquere gli affari nelle sale slot. Galatioto, classe 1951, presenta dichiarazioni credibili dal 1992 al 1995, poi inizia a denunciare redditi mai superiori ai 5.000 euro l’anno fino al 2010, quando smette del tutto di presentare il proprio modello 730. Nonostante questo, insieme alla compagna cambia automobile quasi ogni anno, concedendosi il lusso di sfoggiare nel 2006 anche una Mercedes SL 500 e una Porche Cayenne. Gli stessi finanzieri hanno calcolato che le uscite della famiglia Galatioto fra il 1997 e il 2016 abbiano superato le entrate di almeno 368.000 euro. Meglio di tutti, in realtà, è riuscito a fare Ottavio Spada, nipote di Carmine detto “Romoletto”, che fra entrate e uscite ha presentato un salto passivo di ben 429.000 euro, sebbene sia stato l’unico dei soggetti attenzionati dall’operazione a presentare delle dichiarazioni dei redditi credibili e sempre superiori ai 20.000 euro di imponibile.

ROBERTO SPADA E I RIMBORSI DALLE ASSICURAZIONI –Ancor più particolare il caso di Roberto Spada, negli ultimi anni reggente del clan e autore della testata all’inviato della trasmissione NemoDaniele Piervincenzi. Sia Robertino – che non presentava dichiarazione dei redditi dal 2005 – sia la sua compagna Elisabetta Ascani, sono stati proprietari in questi anni di automobili di pregio come BMW X3, Nissan Pathfinder, Toyota Land Cruiser e un’Audi, ma la coppia fra il 2007 e il 2016 è stata piuttosto sfortunata alla guida, avendo dovuto affrontare ben 10 incidenti stradali (in 10 anni) pur stando sempre dalla parte della ragione, essendo riusciti ad ottenere nelle varie occasioni i relativi rimborsi dalle compagnie assicurative, per un totale di oltre 34.000 euro. Troppo, comunque, per giustificare spese al di fuori del comune, come dimostrano gli oltre 330.000 euro di passivo fra entrate e uscite registrate dai finanzieri fra il 1997 e il 2016, per quanto riguarda Roberto Spada, e altri 273.000 euro di “rosso” per quanto riguarda Elisabetta Ascani, cui è stata sequestrata anche la palestra Asd Femus, teatro della famosa aggressione di Robertino a Piervincenzi.
LE SALE SLOT DI CARMINE SPADA – Uno dei grandi business della famiglia era senz’altro quello delle sale slot. Nel decreto di sequestro riferito al boss Carmine Spada e ai suoi numerosi sodali e prestanome, compaiono la bellezza di 13 fra sale slot, bar e sale scommesse cui sono stati messi i sigilli, oltre a 3 autoconcessionari. In particolare, secondo le carte degli inquirenti alcuni locali in via delle Sirene risultavano essere centri dello spaccio, in particolare di hashish. Anche Romoletto sembra avesse una grande passione per le auto Bmw e le moto Yamaha, che rinnovava più o meno con cadenza biennale.

Clan Spada, sequestrati beni per 19 milioni di euro

Di Raffaello Binelli 
Con un blitz scattato all'alba gli uomini della Guardia di finanza hanno inferto un nuovo colpo al clan Spada di Ostia.
Eseguiti cinque decreti di sequestro di beni, nei confronti di altrettanti esponenti di spicco del sodalizio, per un valore complessivo pari a quasi 19 milioni di euro. Tra i beni sequestrati veicoli, appartamenti e negozi intestati a cinque famiglie che la magistratura ritiene affiliate tra loro non solo per parentela ma anche per finalità criminali.
Nel fgennaio 2018 scattarono 32 arresti nei confronti di esponenti della famiglia, con accuse di vario genere: spaccio di droga, estorsioni e violenze di vario genere, con l'aggravante dell'associazione mafiosa

La soddisfazione del ministro Salvini

"La guardia di finanza - commenta il ministro dell'Interno Matteo Salvini - ha sequestrato beni per 19 milioni al clan Spada: grazie! Notizie come questa fanno cominciare bene la giornata".

Ostia, sgomberata una casa popolare occupata dal clan Spada

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Di Edoardo Izzo

Nuovo sgombero ad Ostia e ancora un appartamento, occupato abusivamente da un componente del clan mafioso degli Spada, che torna in possesso dello Stato. Lo sgombero di oggi, che arriva a una settimana di distanza dal precedente, riguarda la casa occupata dalla compagna e dai figli di Silvano Spada, oggi in carcere. Il precedente riguardava invece l’appartamento di Vincenzo Spada, uno dei nipoti del boss Carmine. L’operazione coordinata dalla Questura di Roma è stata portata a termine da polizia, carabinieri e vigili urbani con non poca fatica. Alcuni componenti della famiglia Spada, infatti, hanno inveito contro le forze dell’ordine al momento delle operazioni. 

Ad annunciare con soddisfazione il maxi blitz di questa mattina è stata la sindaca della Capitale, Virginia Raggi. «Questa mattina - scrive su Twitter - abbiamo sgomberato un’altra casa popolare a Ostia. Vi vivevano la compagna e i figli di Silvano Spada, mentre quest’ultimo è attualmente agli arresti in carcere. In sua assenza, i familiari hanno continuato indisturbati a occupare l’abitazione», ha scritto Raggi che ha aggiunto: «Insieme alla Polizia Locale non daremo tregua a chi vive nell’illegalità. Andiamo avanti con determinazione e coraggio». «Avanti con gli sgomberi! A breve un’altra promessa verrà mantenuta: una villa sequestrata in una periferia romana ai Casamonica verrà abbattuta, al suo posto un giardino per i bimbi del quartiere. Dalle parole ai fatti», ha invece commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. 

Sempre in chiave sgomberi questa mattina la polizia locale è intervenuta presso il campo nomadi di via Candoni sgomberando una decina di baracche in legno e ferro che sono state liberate e successivamente rimosse. Su altre 15 roulotte abusive sono in corso indagini riguardo la loro provenienza. All’interno dei moduli abitativi improvvisati erano presenti diverse persone, sottoposte agli arresti domiciliari, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti. Identificate 30 persone, tra adulti e minori, tutte di nazionalità bosniaca e prive di titolo a permanere nel campo autorizzato.  

OSTIA, l'accusa del pentito: 'Anche il PD pagava il pizzo ai clan'

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Di Salvatore Santoru

Anche il PD sarebbe coinvolto nell'inchiesta legata al clan Spada(1).
Specificatamente, i dem avrebbero pagato il pizzo per la propria sede all'esponente del 'clan Galleoni' Giovanni soprannominato 'Baficchio'(per approfondire, consiglio questo articolo su Blasting News). 

L'accusa è stata fatta dal pentito Michael Cardoni (nipote dello stesso boss ucciso nel 2011) ed è stata accolta molto negativamente dal PD, che ha sostenuto di aver da sempre combattuto il sistema paramafioso che vigeva a Ostia e che non accetta insinuazioni provenienti da "sedicenti paladini dell'antimafia"(2).

NOTE:

(1)http://www.romatoday.it/cronaca/mappa-pizzo-spada-ostia.html

(2)http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/01/ostia-anche-il-pd-coinvolto-nellinchiesta-sul-clan-spada-002321939.html

Domenico Spada su Facebook: “Mi pagano per andare in tv, ma mi dicono che non lo devo rivelare”

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Ostia, intimidazioni agli Spada. Procura: “Pax tra clan rotta”

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Ostia si è rotta la pax tra clan ed è in atto una lotta per il controllo del business criminale. Questa l’ipotesi investigativa sulla quale lavorano gli inquirenti che hanno aperto due fascicoli sulla gambizzazione di due persone in una pizzeria e le intimidazioni agli Spada nel decimo municipio di Roma.
Il possibile squilibrio nel puzzle criminale potrebbe essersi creato all’indomani dell’arresto di Roberto Spada seguito all’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi, collaboratore della trasmissione Rai Nemo. Sul tavolo dei clan, il predominio su affari come droga, usura, gioco d’azzardo, racket case popolari.
Al vaglio degli inquirenti, oltre alla gambizzazione del titolare e di un pizzaiolo nipote del boss Carmine Fasciani ma imparentato con gli Spada, ci sono gli spari contro la porta di casa di Silvano Spada, cugino di Roberto (in carcere dopo avere aggredito il giornalista Piervincenzi) ed i calci e pugni sferrati da ignoti verso il portone d’ingresso dell’abitazione del fratello di Silvano. La Direzione distrettuale antimafia procede per minacce e danneggiamento. 
In particolare si vogliono capire i legami tra gli episodi intimidazione agli Spada con gli ultimi accadimenti a Ostia, a partire dalla testata sferrata da Roberto Spada al giornalista ed il ferimento del proprietario di una pizzeria e del pizzaiolo.
Gli inquirenti del pool della Direzione Distrettuale Antimafia stanno esaminando tutti i rilievi fatti da polizia e carabinieri e verificando la sussistenza di eventuali riprese filmate da parte di telecamere collocate nelle zone interessate.
Intanto al vertice che si è tenuto sempre nella giornata di lunedì 27 novembre in Prefettura a Roma per la questione sicurezza ad Ostia si è parlato di aumentare le forze dell’ordine presenti in quel quadrante della capitale. Alla “riunione operativa” hanno partecipato il prefetto, il questore e il comandante provinciale dei carabinieri e della guardia di finanza.

Ostia, nuova sparatoria contro la famiglia Spada

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 Una nuova sparatoria nella notte a Ostia, a pochi giorni dalla gambizzazione del nipote di Fasciani. Intorno alle 22 di sabato sera, infatti, sono stati esplosi almeno cinque colpi d’arma da fuoco in via Forni, il quartier generale del clan Spada, dove il fratello del boss Roberto (quello della testata al cronista di Nemo) gestiva una palestra.
I colpi di pistola sono stati esplosi contro la porta di casa di Silvano Spada, 33enne con diversi precedenti. Nel 2011, nel bar dello stesso palazzo, ricorda Repubblica.it, furono uccisi due pregiudicati della zona, Giovanni Galleoni e Francesco Antonini.
Quasi contemporaneamente un altro commando ha preso d’assalto l’abitazione di un cugino di Roberto Spada, Giuliano, scrive il Messaggero, il reggente del clan attualmente rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo. Ignoti hanno preso a sprangate e a colpi di mazze di ferro la porta d’ingresso dell’appartamento di via Baffigo, a pochi metri di distanza da via Forni. Sulla preoccupante scia di intimidazioni sta indagando la polizia di Ostia

Vigilanza Rai, è giungla contratti nel servizio pubblico. Il giornalista aggredito a Ostia non è un dipendente Rai

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Daniele Piervincenzi non ha un regolare contratto giornalistico con la Rai. Il giornalista di Nemo, aggredito nei giorni scorsi ad Ostia da un membro del clan Spada, è infatti contrattualizzato con una società esterna e non potrà avvalersi delle tutele del caso da parte dell'azienda pubblica. Il problema è comune a moltissimi professionisti del settore dell'informazione delle cui prestazioni la Rai si avvale attraverso un meccanismo di subbappalti e di corsa diffusa al ribasso, che sfugge ad ogni regolamentazione. Il quadro della situazione è emerso nel corso di un'audizione in Commissione di Vigilanza Rai dei rappresentanti dell'associazione Articolo 21. Davanti ad una domanda del deputato del Pd, Michele Anzaldi, che chiedeva precisazioni sul tipo di contratto in essere con Piervincenzi, i rappresentanti dell’associazione di giornalisti ed esperti di Articolo 21, hanno rivelato che il cronista non è né dipendente, né consulente della Rai, ma ha un accordo con la società esterna Fremantle, che ha in appalto da viale Mazzini la produzione del programma "Nemo. Nessuno escluso", trasmesso da Raidue. "Il collega aggredito non è contrattualizzato dalla Rai, perché il programma è prodotto da Fremantle", ha confermato la portavoce dell’associazione, Elisa Marincola, che ha aggiunto: "Non ho conoscenza di come sia inquadrato Daniele, io penso che abbia più un contratto da consulente che non da programmista-regista, che è una fattispecie diversa trattandosi di una partitiva Iva. E per l'azienda, rispel'azienda, rispetto a un contratto giornalistico, il costo è la metà".
l parlamentare democratico, una volta ascoltata la risposta al suo quesito, ha replicato: "Allora per giorni abbiamo dato una notizia falsa, perché il collega non è un giornalista della Rai. Spero che su questo si apra un dibattito e si metta un punto fermo". Nel corso del dibattito in commissione, poi, è intervenuto il garante della Legalità, Paolo Borrometi, ribadendo che Piervincenzi "non ha un contratto da giornalista in Rai, questo è un dato oggettivo e incontrovertibile", dunque "non avrà tutele adeguate per quanto accaduto e comunque non le avrà dalla Rai". 

Ostia, bruciato nella notte il portone del circolo Pd

ANSA


La procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione all’incendio del portone del circolo Pd di via Gesualdo, a Ostia Antica, avvenuto nella notte. Incendio doloso è l’ipotesi per cui si procede nell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Caporale. Il fascicolo è al momento contro ignoti.  

A darne notizia, stamattina, è stato il senatore dem Stefano Esposito, già commissario del partito sul litorale romano. «Ieri la bella manifestazione antimafia - scrive su Twitter - Stanotte hanno dato fuoco al portone del circolo Pd di Ostia».

Ieri la bella manifestazione antimafia. Stanotte hanno dato fuoco al portone del circolo  di  @pdnetwork @orfini@AnsaRomaLazio

OSTIA, la frazione romana sempre più abbandonata dallo Stato e diventata terreno fertile per i clan

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Di Salvatore Santoru

Come è stato spesso accusato, la cittadina di Ostia è stata abbandonata dallo Stato ed è diventata sempre di più un terreno fertile per i clan.
Su ciò, le recenti aggressioni ai giornalisti di Rai 2 e le intimidazioni e minacce a quelli di La7 devono far riflettere.

Il fatto è che questa frazione romana versa in una condizione sempre più precaria e difficile e d'altronde nel 2015 ha avuto anche il municipio sciolto per infiltrazioni mafiose.

Come sostenuto da diversi giornalisti, all'aumentare dell'abbandono statale sono al contempo aumentate le influenze dei clan della zona, perlopiù famiglie di origine Rom/Sinti ma anche italiani alleati o nemici dei primi.

Tra queste famiglie influenti a Ostia, vi sarebbe anche quella degli stessi Spada o almeno di suoi membri di spicco in tal settore.

PER APPROFONDIRE, ARTICOLO SU BLASTING NEWS
http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/ostia-minacce-e-gomme-tagliate-al-furgone-di-una-troupe-di-la7-002173183.html

OSTIA, minacce e e gomme tagliate a una troupe di La7

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Di Salvatore Santoru

Ad Ostia vi è stato un caso di nuove intimidazioni verso i giornalisti.
Questa volta la troupe interessata è stata quella di La7 e più precisamente quella del programma "L'Aria che Tira", un programma di approfondimento politico condotto da Myrta Merlino
La troupe ha avuto gomme tagliate a un furgone e vi sono state minacce di alcuni residenti.

Le minacce e l'intimidazione sono avvenute durante la manifestazione indetta dall'associazione antimafia "Libera" e dal sindacato dei giornalisti FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana).

PER APPROFONDIRE,ARTICOLO SU BLASTING NEWS
http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/ostia-minacce-e-gomme-tagliate-al-furgone-di-una-troupe-di-la7-002173183.html

Ostia, il ballottaggio è blindato: in campo Digos, Squadra Mobile e Scientifica. Agenti in borghese ai seggi “codice rosso”

Ostia, il ballottaggio è blindato: in campo Digos, Squadra Mobile e Scientifica. Agenti in borghese ai seggi “codice rosso”
Di Vincenzo Bisbiglia
Digos e Squadra Mobile in campo, agenti in borghese davanti ai seggi “codice rosso” e controllo costante del territorio almeno fino al termine delle operazioni di scrutinio. E’ imponente la macchina di vigilanza sul ballottaggio del prossimo 19 novembre messa in piedi dalla Questura di Roma, su disposizione del prefetto Paola Basilone. Il fermo di Roberto Spada – il pugile incensurato considerato dagli inquirenti un “capo” all’interno dell’omonimo clan criminale di Ostia – all’indomani dell’aggressione alla troupe Rai formata da Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi ha spinto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, a pretendere la massima presenza dello Stato in occasione del secondo turno del delicato voto municipale.
Operazioni elettorali sulle quale già nelle scorse settimane si era paventata l’influenza del sodalizio fino a pochi mesi fa guidato dal fratello di Roberto Spada, Carmine detto “Romoletto”, condannato a 10 anni di carcere nell’ambito di un’inchiesta per racket ed estorsione (il municipio di Ostia era già stato sciolto nel 2015 per infiltrazioni mafiose). “Robertino” – come viene definito da alcuni collaboratori di giustizia – a pochi giorni dal primo turno aveva espresso su Facebook simpatie per il movimento di estrema destra Casapound, un “endorsement” mentre nel giorno dell’apertura delle urne, il 5 novembre scorso, alcuni testimoni a IlFattoQuotidiano.it avevano raccontato di aver visto esponenti del clan Spada presenziare alcuni seggi per tutto il giorno, allarme rilanciato anche dalla sindaca Virginia Raggi.

Ostia, Spada resta in carcere (con l’aggravante mafiosa). Al giudice dice: “Una fesseria, ma sono stato provocato”

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Di Vincenzo Bisbiglia
Roberto Spada resta in carcere. Il gip Anna Maria Fattori ha riconosciuto il “metodo mafioso” nell’aggressione ai giornalisti di Nemo Daniele Piervincenzi e Edoardo Anselmi, motivo per il quale “Robertino” non lascerà Regina Coeli, sebbene formalmente il fermo non sia stato convalidato in quanto il giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato un vero e proprio pericolo di fuga (i carabinieri hanno raggiunto Spada a casa sua). “Non mi riconosco in quel video. So di aver fatto una fesseria a comportarmi in quel modo. Ma quando quello è entrato in palestra mi sono innervosito”, ha dichiarato il fratello di “Romoletto”, boss del clan che da tempo domina sul litorale romano, durante l’interrogatorio di garanzia in carcere. “Ho reagito dopo essere stato provocato”, la tesi difensiva ripetuta più volte, a cui evidentemente il giudice non ha creduto.
Secondo il gip, in realtà, quella alla troupe Rai è stata una “aggressione brutale” che Spada ha messo a segno “approfittando della presenza di numerosi testimoni, di un luogo pubblico e di un orario in cui sono aperti tutti i negozi”. Non solo. Per il giudice Fattori, proprio il fatto che l’aggressore abbia notato la telecamera accesa avvalora la tesi che l’atto sia stato portato avanti “per documentare la propria forza e capacità di intimidazione con espressioni minacciose e molto esplicite”. Agendo in quella maniera così “manifesta, evocativa di un disprezzo per la reazione dello Stato”, Spada “ha voluto dare forza ed efficacia al proprio potere in un territorio caratterizzato da uno stato di assoggettamento e da una garanzia di impunità che deriva dall’omertà di chi ci vive”.
Ovviamente, a legare l’aggressione e la dimostrazione di forza al “metodo mafioso” c’è anche il contesto. Ampiamente descritto nell’ordinanza di fermo. Il capo accusatorio messo insieme dai pm Giovanni Musarò e Ilaria Calò, infatti, contiene una serie di considerazioni e atti di inchiesta relativi all’ascesa del clan sul litorale e alle dichiarazioni di alcun pentiti, i quali considerano Roberto Spada parte integrante e “capo” del sodalizio criminale. Venti pagine che dunque risultano determinanti per la decisione del gip di di tenere Spada dietro le sbarre, almeno fino al passaggio del tribunale del Riesame. Su tali accuse l’indagato ha teso a “sminuire” le affermazioni dei pubblici ministeri, negando sia i ruoli di vertice nell’organizzazione (smentendo, fra l’altro, l’esistenza della stessa) sia rigettato la possibilità che lo stesso abbia deciso si aggredire i giornalisti come dimostrazione di forza di fronte al “contesto mafioso” descritto nelle carte giudiziarie. Cosa che invece gli è costata la permanenza in carcere.
Complice di Spada, nell’aggressione, ci sarebbe fra l’altro anche un “guardiaspalla” una persona “votata alla sua protezione” che gli inquirenti pensano faccia parte della famiglia o comunque del clan. “Non so dire, non ho informazioni utili ad identificarlo”, ha risposto l’interrogato alle domande del gip.

Ostia, partita la marcia per la legalità. Raggi: “Manifestazione dei cittadini, non siamo qui per la campagna elettorale”

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Cittadini in strada a Ostia, dove è in corso la marcia per la legalità. In centinaia sfilano in corteo dopo l’aggressione di Roberto Spada ai danni di una troupe televisiva della Rai. Diversi i cori scanditi da adulti, famiglie e ragazze presenti nelle vie del X Municipio: “Siamo tutti contro la mafia”, “Ostia libera” a “Casa, cultura, solidarietà e la mafia sparirà”.
Del corteo fa parte anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che ha lanciato sui social l’hashtag #fuorilamafiadaroma: “È una manifestazione dei cittadini – ha detto a RaiNews24 – Ho cercato di rilanciare e dare voce all’appello della gente che vuole contrastare criminalità e mafie”. La marcia era stata promossa dal laboratorio civico di don Di Donno e a cui hanno aderito diverse forze politiche e associative. Adulti e ragazzi espongono diversi striscioni di condanna per la mafia, ma richiedono fermamente anche una maggiore presenza delle istituzioni.
Tra le forze politiche presenti, tutte senza bandiere, oltre al M5s ci sono Mdp e Sinistra Italiana: “Solo la mobilitazione dei cittadini può riportare la legalità a Ostia, diventata negli ultimi anni una terra di nessuno. Spetta allo Stato decidersi a intervenire – dice la capogruppo di Si al Senato, Loredana De Petris – Questo chiedono i cittadini che oggi manifestano dopo la vergognosa aggressione contro un giornalista, compiuta evidentemente nella certezza dell’impunità“.
Assente invece il centrodestra che ha giudicato “di parte” la manifestazione. Anche il Pd ha detto no, annunciando la propria presenza al corteo organizzato dalla Fnsi, il sindacato dei giornalisti, giovedì prossimo. “L’assenza del Pd? Oggi non voglio fare polemiche – ha risposto la sindaca a chi le chiedeva un commento sull’assenza dei dem – Tra l’altro noi saremo anche alla manifestazione indetta da Libera ed Fnsi perché la mafia è qualcosa che si deve combattere quotidianamente”.
“Questa è una manifestazione aperta a tutti”, ha ribadito la Raggi che non ha voluto parlare del ballottaggio previsto per il 19 novembre nel X Municipio e che vedrà coinvolta la candidata del M5s. Lungo il corteo anche qualche cartello contro la sindaca (“Raggi, ma quale passeggiata: Ostia è abbandonata) e diversi inviti all’arrivo della Raggi a non posizionarsi in testa al corteo. “Non potevo non esserci. Siamo qui tra i cittadini e questa è una bella risposta – ha aggiunto – Quello che è avvenuto è stato vergognoso e le istituzioni hanno il dovere di reagire per testimoniare che Roma e Ostia ancora di più sono contro la mafia”.
Centinaia i ragazzi e gli adulti che sfilano per le vie del municipio romano. “Io abito a Ostia antica e cerco di fare del posto in cui vivo un posto migliore – racconta una mamma – L’aggressione al giornalista è una cosa che non può essere tollerata ma, insomma, è la punta dell’iceberg“. In corteo anche molti studenti: “Siamo qui per dire no alla violenza e alla mafia che forse in questo municipio si è un po’ allargata per colpa di uno Stato che forse è stato un po’ assente – spiega Gianluca – Non è questa la Ostia che vogliamo, le istituzioni siano più presenti. Non vogliamo un lungomuro ma un lungomare”.

Ostia, la difesa di Roberto Spada: “Non mi riconosco in quel video. Ma sono stato provocato”. Il gip si riserva sul fermo

Ostia, la difesa di Roberto Spada: “Non mi riconosco in quel video. Ma sono stato provocato”. Il gip si riserva sul fermo

Di Vincenzo Bisbiglia

“Non mi riconosco in quel video. So di aver fatto una fesseria a comportarmi in quel modo. Ma quando quello è entrato in palestra mi sono innervosito”. Ci vorranno al massimo altre 48 ore per capire se il fermo di Roberto Spada sarà convalidato e se il fratello di “Romoletto”, il boss del clan che da tempo domina sul litorale romano, rimarrà o meno in carcere. Interrogato questa mattina presso la casa circondariale di Regina Coeli, “Robertino” si è difeso ammettendo di aver aggredito Daniele Piervincenzi, giornalista Rai della trasmissione Nemo – come dimostrano tra l’altro le eloquenti immagini girate dal videomaker Edoardo Anselmi – ma di aver “reagito dopo essere stato provocato”, tesi difensiva ripetuta di fronte alle domande del gip Anna Maria Fattori.
Il fermo del pugile è avvenuto nella giornata di giovedì, con l’accusa di lesioni per futili motivi e violenza privata e con l’aggravante del metodo mafioso. Complice di Spada, nell’aggressione, ci sarebbe anche un “guardiaspalla” che gli inquirenti pensano faccia parte della famiglia o comunque del clan. “Non so dire, non ho informazioni utili ad identificarlo”, ha risposto l’interrogato alle domande del gip. Il capo accusatorio messo insieme dai pm Giovanni Musarò e Ilaria Calò contiene una serie di considerazioni e atti di inchiesta relativi all’ascesa del clan sul litorale e alle dichiarazioni di alcun pentiti, i quali considerano Roberto Spada parte integrante e “capo” del sodalizio criminale. Questo punto, al di là dell’aggressione vera e propria, sarà determinante per capire se il giudice deciderà di tenere Spada dietro le sbarre almeno fino all’eventuale passaggio del tribunale del Riesame.
A quanto si apprende, pare che su tali accuse l’indagato abbia teso a “sminuire” le affermazioni dei pubblici ministeri, negando sia i ruoli di vertice nell’organizzazione (negando, fra l’altro, l’esistenza della stessa) sia rigettato la possibilità che lo stesso abbia deciso si aggredire i giornalisti come dimostrazione di forza di fronte al “contesto mafioso” descritto nelle carte giudiziarie.

Il clan Spada 'regna su Ostia con il metodo mafioso'. Legami e amicizie del parente del boss che ha massacrato il giornalista Rai

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Di Ugo Maria Tassinari
E' stato operato stamattina di urgenza, per frattura del setto nasale, Daniele Piervincenzi, l'inviato di Nemo, colpito al volto con una testata da Roberto Spada, titolare di una palestra e fratello del boss Carmine. Il giornalista di Rai2 lo ha ripetutamente pressato, fino a fargli saltare i nervi, chiedendogli conto del suo sostegno a Luca Marsella, candidato presidente di CasaPound alle elezioni municipali di Ostia. Un'amicizia personale di vecchia data e mai rinnegata quella tra l'esponente della famiglia sinti, accusata di controllare il litorale romano, e il dirigente del movimento neofascista.
Il nome degli Spada è prestigioso nel mondo della boxe. Un cugino di Roberto, Domenico, detto “Vulcano”, è arrivato alla sfida per il titolo mondiale dei pesi medi.

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I Casamonica

Gli stessi Casamonica, la grande famiglia di Sinti abruzzesi radicata a Roma est e che ha costruito un impero miliardario partendo dal recupero crediti, non è mai stata indagata per mafia. Eppure in tutte le “cartografie del crimine” della Capitale i quattro re di Roma sono considerati appunto Casamonica, Fasciani, Carminati e Senese. Infatti solo negli ultimi cinque anni ci sono stati più di cento provvedimenti di custodia e sequestri di beni per quasi 5 milioni di euro che hanno colpito il “clan degli zingari”. Anche loro vantano un campione di pugilato: Romolo Casamonica, medaglia d'argento ai mondiali di boxe del 1983.Uno dei rampolli del clan, Luciano, è coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale per una cena al ristorante Baobab in cui viene fotografato insieme a Salvatore Buzzi e al sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma gli “zingari” non godevano della stima di Massimo Carminati. Per il Nero “sono uno più stronzo degli altri”.

Gli spettacolari funerali

Gli spettacolari funerali del capofamiglia Vittorio Casamonica, un anno fa, misero in grave imbarazzo Prefettura e Questura per il loro sfarzo pacchiano e furono segnati da due distinti episodi di violenze contro la stampa. Nella Capitale, una troupe Rai della trasmissione Agorà è  stata aggredita mentre riprendeva le abitazioni delle famiglie Casamonica e Spinelli al Quadrato. A Terzigno, in provincia di Napoli, Alessio Viscardi di Fanpage ha subito minacce di morte da alcuni individui per aver fatto un servizio sull'eliporto da cui è partito l'elicottero utilizzato al funerale.

Le condanne

Risalgono a un mese fa le condanne, per più di 50 anni di carcere, con la conferma dell'aggravante del 416 bis, comminate a 7 componenti del clan Spada. Ad essere condannati Massimiliano Spada (13 anni e 8 mesi di carcere), Ottavio Spada (5 anni), Davide Cirillo (6 anni e 4 mesi), Mirko Miserino (6 anni e 4 mesi), Maria Dora Spada (7 anni e 4 mesi), Massimo Massimiani (11 anni) e Manuel Granato (6 anni e mezzo). Sono accusati di minacce, violenze, sfratti forzosi da alloggi popolari e una gambizzazione per affermare la 'supremazia' del clan sul territorio di Ostia; e tutto con l'aggravante del metodo mafioso. I pm di Roma Ilaria Calò ed Eugenio Albamonte a giugno avevano chiesto quasi cento anni di reclusione. Il capoclan, Carmine Spada, era stato invece condannato in un altro processo, a dieci anni di carcere per estorsione.

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