Totò Riina: nei conti pochi spiccioli, dov’è finito il tesoro? La pista sudafricana

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Totò Riina: nei conti pochi spiccioli, dov’è finito il tesoro? La pista sudafricana. La tragica eredità lasciata da Totò Riina non comprende solo il fiume di sangue versato: ufficialmente, sarebbe morto in povertà, nei 38 conti correnti intestati a lui o alla famiglia sono rimasti pochi spiccioli, una vera beffa. Dov’è finito il tesoro a nove zeri del defunto capo dei capi?
Di sicuro – come attestano i recenti sequestri, l’ultimo da un milione di euro questa estate – la famiglia non è nullatenente come vuol far credere: da dove arrivano i soldi degli assegni sottoscritti dalla moglie a beneficio dei detenuti, chi finanzia le attività imprenditoriali dei figli?
L’ultimo sequestro. I Carabinieri del Ros e quelli del Comando Provinciale di Palermo e Trapani a luglio hanno sequestrato al boss Salvatore Riina e ai suoi familiari beni per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro. Il provvedimento riguardava società, una villa, 38 rapporti bancari e, soprattutto, numerosi terreni del padrino corleonese. L’inchiesta nasceva dai redditi dichiarati negli anni da Riina e dai suoi congiunti da cui è stato possibile ipotizzare l’utilizzo di mezzi e di risorse finanziarie illecite.
“I nuclei familiari dei figli di Riina risultano non avere la disponibilità di redditi sufficienti a far fronte anche alle sole spese necessarie per il sostentamento degli stessi; ne consegue che in tale situazione, qualsiasi, pur minimo, accumulo di risorse, risulta del tutto ingiustificato”, c’è scritto nella relazione del tribunale Misure di prevenzione.
La pista sudafricana. Sulle tracce del tesoro di Riina, sul Sole 24 Ore Roberto Galullo dà conto di una pista che porta al Sudafrica, legata alla figura di Vito Roberto Palazzolo, alias Robert von Palace Kolbatshenko. Estradato dalla Thailandia nel 2013 ha sempre negato di aver collegamenti con Cosa Nostra, le inchieste hanno accertato il suo ruolo chiave nelle operazioni di riciclaggio e ripulitura dei soldi di provenienza illecita.
Palazzolo – anche se il suo collegio di difesa ha sempre smentito questa ipotesi, bollandola come mera fantasia – viene considerato da investigatori e inquirenti come il cassiere internazionale non solo di Riina ma anche di altri capi mafia siciliani come Bernardo Provenzano. Gli investimenti della famiglia Riina sarebbero transitati anche nelle sue mani e fluidificati nelle sue importantissime amicizie in tutto il mondo, compresa l’immancabile Svizzera (dove non mancherebbero sostanziosi conti correnti). (Roberto Galullo, Il Sole 24 Ore)

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