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Commemorazione di Rocco Chinnici e di Beppe Montana vittime della Mafia- COMUNICATO CNDDU


Commemorazione del magistrato Rocco Chinnici e del commissario Beppe Montana vittime della Mafia 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare alcuni eroici
esponenti della lotta alla mafia: il giovane commissario della squadra mobile sezione "Catturandi" Beppe
Montana (33 anni), ucciso, mentre ritornava da una gita in mare, dai colpi di una 357 Magnum e di una
calibro 38, in data 28 luglio 1985 a Porticello di Santa Flavia e il capo dellUfficio Istruzione di Palermo
Rocco Chinnici, assassinato giorno 29 luglio 1983, alle 8 del mattino, insieme al maresciallo dei carabinieri
Mario Trapassi, all'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e al portiere dello
stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi.

Entrambi i due autorevoli personaggi avevano inferto colpi mortali a Cosa Nostra; essi guardavano lontano
ed avevano inaugurato tecniche investigative e strategie d’indagine “olistiche”: comprendevano le
interrelazioni tra affari loschi e business d’alto rango. I colpevoli venivano inchiodati da una rete di indizi,
prove e testimonianze allineate con metodo e logica fuori dal comune. Divenne così evidente il rapporto
strettissimo tra malavita e classi dirigenti. Le banche andavano setacciate e monitorate; da lì una pista si
sarebbe creata ed avrebbe condotto ai grandi burattinai, che spesso sceglievano la via della latitanza e
scovarli in un territorio omertoso, in cui erano all’ordine del giorno le estorsioni, le minacce, il controllo
degli appalti, ma anche gli omicidi, la corruzione, le intimidazioni, non solo non era semplice ma
condannava a una fine terribile. Per la prima volta si utilizzò esplosivo nei confronti di un uomo dello Stato
(Rocco Chinnici): un tale gesto così feroce denotava la barbarie vendicativa dei boss, ma nel contempo
esprimeva quasi il desiderio di annientare completamente ogni traccia fisica di colui che avesse osato sfidare
un sistema potentissimo e intoccabile.
“La mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza. Prima era
il feudo da difendere, ora sono i grandi appalti pubblici, i mercati più opulenti, i contrabbandi che percorrono
il mondo e amministrano migliaia di miliardi. La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla
ricchezza. [...] La mafia stessa è un modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una
complicità, un riscontro, una alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere. Se lei mi vuole
chiedere come questo rapporto di complicità si concreti, con quali uomini del potere, con quali forme di
alleanza criminale, non posso certo scendere nel dettaglio. Sarebbe come riferire della intenzione o della
direzione di indagini” (Rocco Chinnici)
Chinnici intuì che i cugini Nino ed Ignazio Salvo, “i cugini Salemi”, con il controllo delle esattorie della
regione, attraverso la “Satris”, gestivano una quantità di denaro enorme da impiegare in attività illecite.
Aveva rapporti di amicizia e collaborazione con il commissario Boris Giuliano, il procuratore Gaetano
Costa, il magistrato Cesare Terranova e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, con il quale sostenne la
futura legge n. 646 /82 (chiamata "Rognoni-La Torre") che introduceva l’articolo 416 bis (delitto di
associazione a delinquere di stampo mafioso). Istituì il pool antimafia, circondandosi di magistrati
coraggiosi, determinati e capaci (Giovanni Falcone; Paolo Borsellino; Giuseppe Di Lello); lavorare in team
significò scambiare informazioni e deduzioni in gruppo, raggiungendo la sincronia e compiutezza
impareggiabili di un meccanismo da orologio di altissima precisione. Proprio per tale motivo doveva essere
eliminato.
Beppe Montana, amico, collaboratore di Boris Giuliano e del giudice Antonino Cassarà, contribuiva alle
indagini e arresti di personaggi latitanti altamente pericolosi (rapporto denominato come “Michele Greco +
161”; “Blitz di San Michele”, maxi retata che aveva portato in gabbia 600 mafiosi).
La motivazione della medaglia d’oro al valor civile racconta perfettamente quale fosse la tempra morale del
commissario: “Sprezzante dei pericoli cui si esponeva nell'operare contro la feroce organizzazione mafiosa,
svolgeva in prima persona e con spirito d'iniziativa non comune, un intenso e complesso lavoro investigativo
che portava all'identificazione e all'arresto di numerosi fuorilegge. Sorpreso in un agguato, veniva
mortalmente colpito da due assassini, decedendo all'istante. Testimonianza di attaccamento al dovere spinto
fino all'estremo sacrificio della vita”.
IL CNDDU propone come attività didattica afferente alla tematica in oggetto, l’utilizzazione del cooperative
learning per sviluppare e potenziare le capacità del singolo in rapporto al gruppo, al fine di rendere più
efficace il raggiungimento di un obiettivo comune; attraverso l’apporto delle qualità specifiche di ciascuno,
ispirandosi proprio alla compatta sinergia del pool antimafia, i team di studenti potrebbero realizzare una
serie di simulazioni / prodotti multimediali / ricerche relative ai successi dello Stato contro l’illegalità nelle
loro regioni.
“in ogni caso sono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto
che abbiano le idee chiare. Quando io parlo ai giovani della necessità di lottare la droga, praticamente indico
uno dei mezzi più potenti per combattere la mafia. In questo tempo storico infatti il mercato della droga
costituisce senza dubbio lo strumento di potere e guadagno più importante.

 Nella sola Palermo c'è un
fatturato di droga di almeno quattrocento milioni al giorno, a Roma e Milano addirittura di tre o quattro
miliardi. Siamo in presenza di una immane ricchezza criminale che è rivolta soprattutto contro i giovani,
contro la vita, la coscienza, la salute dei giovani. Il rifiuto della droga costituisce l'arma più potente dei
giovani contro la mafia.” (Rocco Chinnici)

Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

Anniversario omicidio di Boris Giuliano- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina dei Diritti Umani in
occasione del 41° anniversario dell’omicidio di Boris Giuliano, Capo della Squadra
Mobile di Palermo, ucciso dalla Mafia il 21 luglio del 1979, intende portare alla
memoria di tutti la figura del più valoroso funzionario di pubblica sicurezza che ha
pagato con la vita il suo coraggio e la sua dedizione ai più alti ideali di giustizia.
Boris Giuliano è stato uno dei più grandi investigatori italiani. La sua lunga e onorata
carriera nella Polizia dello Stato raggiunse la vetta quando divenne Capo della
Squadra Mobile di Palermo, incarico che ricopriva quando fu ucciso una mattina di
fine luglio mentre pagava il caffè in un bar di via Di Blasi a Palermo. Giuliano fu
freddato vigliaccamente alle spalle da una raffica di pallottole sparate da Leoluca
Bagarella, cognato di Totò Riina. Ovviamente era armato Giuliano, aveva infatti con
sé due pistole che sapeva usare molto bene, per questo il mafioso ritenne opportuno
colpire alla schiena per impedire che il commissario si difendesse.
A chi aveva pestato i piedi Boris Giuliano? Perché Cosa Nostra mise gli occhi
addosso su di lui? Sono 41 anni che le risposte a queste domande si arricchiscono
sempre più di nomi, vicende e dettagli. Si occupò di molti casi il commissario
siciliano, nel 1970 indagò, insieme ai Carabinieri e a Carlo Alberto Dalla Chiesa,
sulla misteriosa scomparsa del giornalista De Mauro. Ma le ultime indagini
sull’Omicidio Giuliano pongono l’accento sul ritrovamento di due valigette
contenenti 500.000 dollari all’aeroporto di Palermo-Punta Raisi. Tale somma di
danaro si scoprì essere il pagamento di una partita di eroina sequestrata all’aeroporto
J. F Kennedy di New York. Da questo momento in poi la macchina investigativa di
Palermo guidata da Giuliano lavorò senza sosta, qualificandosi come la più dolorosa
spina nel fianco di Cosa Nostra in quegli anni. Ma la Mafia questa spina dal fianco
voleva toglierla e in breve tempo.
Iniziarono così ripetute minacce anonime, attraverso telefonate al centralino della
questura di Palermo. Nulla, però, fermò il suo senso di giustizia e, pur operando in un
contesto pregno di pericoli e nemici, individuò e arrestò i più pericolosi delinquenti
appartenenti ad organizzazioni mafiose a livello internazionale. Mentre costruiva
sempre più importanti rapporti con la DEA americana per arrivare al traffico
internazionale di droga gestito dalla Mafia, il vile agguato era ormai vicino.
Oltreoceano era un mito Giuliano, ma per la Mafia un fastidio da eliminare. E quella
mattina di luglio, Cosa Nostra con la sua morte cercò di porre fine a tutte le azioni di
contrasto alla Mafia.
“Faccia lo Stato il suo dovere”, disse il cardinale Pappalardo ai funerali del valoroso
commissario. Con una richiesta di giustizia, si concluse la storia di un uomo giusto
che per la giustizia era morto.
Il CNDDU intende commemorare insieme a tutti coloro che credono nel valore della
legalità, come condizione indispensabile di libertà, la figura di un commissario che
tanto ha dato al Nostro Paese nella lotta alla Mafia. In questo giorno di memoria e
commemorazione, attraverso la sua storia e la sua vita spesa al servizio dello Stato, ci
sentiamo di essere vicini a tutti coloro che oggi ancora lottano per gli ideali di
giustizia e ancora portano avanti il suo sogno di coesione sociale e rispetto per la
legge.

Prof.ssa Rosa Manco
CNDDU

22 luglio. Commemorazione vittime Strage di Gioia Tauro- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare le vittime della
Strage ferroviaria di Gioia Tauro (Cacicia Rita, 35 anni, di Bagheria (PA), insegnante presso una struttura
per sordomuti di Palermo; Fassari Rosa, 68 anni, di Catania, casalinga; Gangemi Andrea, 40 anni, di Napoli,
funzionario di Banca; Mazzocchio Nicoletta, 70 anni, di Casteltermini (AG), casalinga; Palumbo Letizia
Concetta, 48 anni, di Casteltermini (AG), sarta; Vassallo Adriana Maria, 49 anni, di Agrigento, insegnante),
avvenuta il 22 luglio 1978 a causa di una bomba esplosa alle ore 17:08, che fece deragliare la Freccia del
Sud. Sono gli anni della tensione e della contestazione sociale. Catanzaro, grazie ad un accordo politico tra
l’on. Giacomo Mancini e l’on. Riccardo Misasi, viene preferita Reggio Calabria come città capoluogo della
Calabria. Esplode la protesta violenta e incontrollata nelle strade reggine. Frange armate di estrema destra
diventano protagoniste di una stagione di delirio incomprensibile. Il pentito Giacomo Lauro rivelò, molti
anni dopo, in un interrogatorio (16 giugno 1993; 11 novembre 1994), che gli autori della strage erano legati
ai movimenti Avanguardia nazionale e Comitato d’Azione per Reggio capoluogo. Attualmente per i morti di
Gioia Tauro nessuno nessuna giustizia è stata fatta.
Il CNDDU in tale occasione considera rispettoso proporre, per la commemorazione delle persone comuni tra
le vittime, eventuali intitolazioni di luoghi scolastici in cui far rivivere il ricordo di un periodo drammatico e
fosco i cui effetti hanno avuto conseguenze anche su chi aveva solo la sfortuna di trovarsi all’ora sbagliata
nel posto sbagliato. Ecco dove possono condurre l’odio e la mancanza dialogo. È importante chiarire la
pericolosità del concetto di estremismo, qualsiasi risvolto assuma; estremismo e rispetto dell’opinione altrui
sono inconciliabili. Alcune strategie didattiche (peer education; debate; role playing; outdoor training; brain
storming) possono fornire uno stimolo adeguato ai fini della comprensione del fenomeno.
“Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono
tali.” (Tiziano Terzani)

prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Uniti per la legalità per ricordare Paolo Borsellino e le vittime della strage di Via D'Amelio- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare la Strage di Via
D’Amelio (19 luglio 1992) in cui furono tragicamente assassinati il giudice Paolo Borsellino e alcuni agenti
della sua scorta (Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina) e
promuovere azioni di sensibilizzazione inerenti a tale ricorrenza.

L’avvicinamento alla verità rispetto a una vicenda così drammatica e destabilizzante per il nostro Paese si sta
costruendo in tappe infinite ma inesorabili:
- Il 6 maggio 2002 “Bisogna che cerchino i veri mandanti delle stragi. La mafia ha fornito solo la
manovalanza”, si esprime con queste parole Giovanna Maggiani, Presidente dell’associazione dei
familiari, vittime della strage di via dei Georgofili.
- Il 20 gennaio 2010 dopo aver sottoposto le parole di Gaspare Spatuzza a rigorosissimo vaglio, la
Procura di Caltanissetta ritiene che le dichiarazioni in questione siano dotate della necessaria
credibilità e siano ampiamente riscontrate dalle attività di indagine svolta. Egli non solo si accusa
della strage, ma ne ricostruisce la vera dinamica e consente così la scarcerazione di sette persone
innocenti, e rivelando l’inattendibilità di Vincenzo Scarantino (falso pentito).
(Dalla richiesta del programma di protezione di Gaspare Spatuzza).

- Il 5 giugno 2020 la Procura di Messina chiede l’archiviazione dell’inchiesta sul depistaggio delle
indagini sulla strage aperta a carico degli ex pm, e dei poliziotti del gruppo investigativo Falcone-
Borsellino, ai quali si contestava il reato di concorso in calunnia, aggravato dall’aver favorito Cosa
Nostra.
Da tali brevi cenni, quello che è stato definito dalle sentenze come “uno dei più gravi depistaggi della storia
giudiziaria d’Italia” permane, vergognosamente, ancora un mistero. Ma fortunatamente la libertà, la giustizia,
il coraggio e il rigore morale, cioè quegli ideali che animavano Paolo Borsellino e ai quali egli improntò tutta
la sua esistenza, a 28 anni di distanza dalla strage di via D’Amelio, costituiscono ancora i pilastri su cui
fondare il ricordo nella memoria collettiva del Paese, rimanendo un esempio per le giovani generazioni.
Oggi diventa fondamentale per onorare i martiri della legalità chiedere:
- alle istituzioni di promuovere, sostenere e ricercare fino in fondo la verità assoluta.
- all’opinione pubblica di pretendere di conoscere la vera storia del depistaggio che ha “coperto” i mandanti
di via D’Amelio, attraverso un falso pentito, Vicenzo Scarantino, e una mendace versione sulla strage, la
quale ha condotto inizialmente ad accusare, mediante pressioni e minacce, tre balordi di borgata di essere i
manovali della mattanza, ma successivamente è stata archiviata dalle nuove rivelazioni del collaboratore di
giustizia Gaspare Spatuzza.

C’è in gioco la credibilità dello Stato; soprattutto in una fase delicatissima della lotta alla mafia e in un Paese
in cui si continua a non voler capire che la mafia è il problema numero uno.
Perché secondo la Procura di Caltanissetta, gli investigatori hanno voluto imbastire una così perversa
sceneggiatura?
Due sono le ipotesi:
1) La ragion di Stato, la fretta di trovare presto un colpevole e rassicurare l’opinione pubblica e
rafforzare la credibilità dello Stato.
2) La volontà di orientare con consapevolezza, sia i magistrati che gli investigatori, verso un obiettivo
minimalista (manovalanza criminale), distogliendo così l’attenzione dai veri mandanti occulti
(livello politico).
La seconda ipotesi è molto più inquietante della prima, tanto che, secondo gli inquirenti, potrebbero essere
entrati in gioco esponenti deviati dei servizi segreti, al punto da far chiedere alle due Procure, di Caltanissetta
e di Palermo, di eliminare il segreto su alcuni fascicoli riservati.
Come Coordinamento Nazionale dei diritti umani, vogliamo ricordare:
- che è in corso un processo importante di civilizzazione del Paese, nel senso che la società civile va
senz’altro verso una minore mafiosità diffusa, viviamo un’evoluzione storica della coscienza civile
collettiva, che va però rafforzata e consolidata. Un merito va alla scuola con i numerosi e ormai
onnipresenti progetti di educazione alla legalità.

Le istituzioni scolastiche, in verità, non fanno altro che seguire il dettato di Paolo Borsellino; egli
infatti sosteneva che solo una rivoluzione culturale potesse sconfiggere la mafia e solo la scuola
potesse fornire ai giovani gli strumenti culturali idonei per reagire e per non essere indifferenti al
fenomeno mafioso.
- Il CNDDU ormai da anni mantiene vive le parole di Borsellino, nelle aule di tutta Italia, raccontando
la storia esemplare di uomini e donne che hanno reagito all’arroganza e alla potenza mafiosa con le
“armi” del rigore e del sacrificio, con il 41 Bis, con la confisca dei beni ai mafiosi, con il
maxiprocesso, e con la netta convinzione di stare dalla parte giusta senza compromessi di sorta.
- Rivolgiamo il nostro pensiero e la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime di mafia, specialmente
ai congiunti di coloro che hanno perso la vita nella strage di via D’Amelio, associandoci alla
battaglia condotta da Salvatore Borsellino in nome della trasparenza e legalità, perché la giustizia
possa diventare collante, ideale, alimento, di una nuova società più equa e sana.
“La lotta alla mafia, il primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata,
non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale,
che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, proprio perché meno
appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col
male, le più adatte cioè, queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di
libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi,
della complicità.” (Paolo Borsellino)

Prof.ssa Daniela Provenzano
CNDDU

Commemorazione giudice Ferlaino vittima di mafia e solidarietà a Gratteri- COMUNICATO CNDDU


Comunicato stampa - Commemorazione giudice Francesco Ferlaino vittima di mafia e solidarietà a Nicola Gratteri procuratore di Catanzaro

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani intende commemorare la figura del
giudice Francesco Ferlaino, ucciso dalla ndrangheta sotto casa, in località Nicastro, una frazione di Lamezia
Terme, alle 13:30 del 3 luglio 1975, a colpi di lupara. L’impegno del magistrato fu essenziale nel contrastare
il fenomeno delle organizzazioni criminali in diversi settori economici chiave della società; si occupò anche
di alcuni importanti processi alla mafia siciliana trasferiti in Calabria per legittima suspicione. Ferlaino fu
animato da un alto senso dello Stato sia nelle occasioni pubbliche che private, che lo determinò con tenacia
ad affrontare una realtà malavitosa negata, tentacolare, oscura e proprio per questo più insidiosa.
Dall’inchiesta sulla sua morte risulta che nessuno ha pagato.

 Era un uomo solo in un contesto difficile. In un
contesto in cui la vita di un giudice onesto valeva molto poco, dove le relazioni sociali / economiche erano
viziate dalla collusione ed evasione.
Lo Stato, da allora, ha reagito grazie all’operato di uomini coraggiosi (magistrati, poliziotti, carabinieri,
finanza etc.) che sono morti in nome del proprio dovere; fortunatamente anche tanti eventi positivi hanno
contrassegnato la marcia dolorosa ma inesorabile della legalità.
Ora si apprende che il giudice Nicola Gratteri qualche giorno fa sarebbe stato oggetto di un piano criminale
finalizzato al suo assassinio.

Il CNDDU esprime la massima solidarietà nei confronti del procuratore di Catanzaro e nel contempo
manifesta piena fiducia nel suo lavoro.
La cultura della legalità si alimenta nelle aule scolastiche attraverso l’introiezione delle regole giuridiche e
dei diritti umani; proprio per questo confidiamo nell’impegno degli insegnanti al fine di arginare
l’abbandono e la dispersione scolastica nonché veicolare valori civici condivisi.
Ci auguriamo che il dottor Gratteri possa continuare a lavorare in sicurezza per la collettività.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

Commemorazione dell’agente della Polizia di Stato Gaetano Cappiello e del ufficiale dei carabinieri Emanuele Basile vittime della Mafia- COMUNICATO CNDDU


Sono passati ormai quarantacinque anni dall’assassinio dell’agente della Polizia di Stato, Gaetano Cappiello,
morto all’età di 28 anni, il 2 luglio del 1975, il quale lasciò la moglie e una bambina in tenera età, durante
un’operazione della questura di Palermo finalizzata ad incastrare alcuni estorsori che avevano preso di mira
un commerciante e cinquantuno anni dalla nascita dell’ufficiale dei carabinieri Emanuele Basile, ucciso la
sera del 3 maggio del 1980, alle età di 30 anni, da un killer della mafia mentre assisteva con la propria figlia
di 4 anni e la moglie ad uno spettacolo pirotecnico; il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei
diritti umani intende commemorare entrambe le giovani figure, in quanto simbolo di valori civici altamente
istruttivi per le future generazioni

Serietà, coraggio, alto senso dello Stato e della legalità, amore per la vita
sono le qualità che li contraddistinguevano e che ritroviamo nella motivazione con cui sono state concesse le
medaglie d’argento e d’oro al valor civile.
«Guardia di pubblica sicurezza addetto a squadra investigativa, volontariamente ed insistentemente si offriva
di partecipare a rischioso servizio per la cattura di pericolosi malviventi, autori di tentata estorsione, con il
compito di agire, di sorpresa dall’autovettura della vittima. Nel corso dell’operazione, spinto da generoso
impulso ed insigne coraggio, non esitava ad affrontare i due malfattori, armati e travisati, avvicinarsi
all’autovettura, nel tentativo di ridurli all’impotenza e di assicurarli alla giustizia. Durante l’azione veniva,
però, colpito a morte da numerosi colpi di arma da fuoco. Il suo ardimentoso intervento costringeva i
malviventi a desistere dall’azione criminosa ammirevole esempio di attaccamento al dovere e di consapevole
sprezzo del pericolo» (Medaglia d'argento al valor civile di Gaetano Cappiello)
«Comandante di Compagnia distaccata, già distintosi in precedenti, rischiose operazioni di servizio, si
impegnava, pur consapevole dei pericoli cui si esponeva, in prolungate e difficili indagini, in ambiente
caratterizzato da tradizionale omertà, che portavano alla individuazione e all'arresto di numerosi e pericolosi
aderenti ad organizzazioni mafiose operanti anche a livello internazionale. Proditoriamente fatto segno a
colpi D'arma da fuoco in un vile agguato tesogli da tre malfattori, immolava la sua giovane esistenza ai più
nobili ideali di giustizia ed assoluta dedizione al dovere.

 Monreale (Palermo), 4 maggio 1980.» (Medaglia
d'oro al valor civile alla memoria di Emanuele Basile)
Il CNDDU ritiene fondamentale oggi richiamare alla memoria figure di una tale levatura morale, perché
costituiscano un modello di riferimento non solo per i singoli cittadini, ma anche per gli esponenti più
ragguardevoli della vita sociale e politica del Paese, i quali non sempre si distinguono per spirito di sacrificio
e dedizione nei confronti del proprio ruolo. Soprattutto chi occupa punti nevralgici per il consorzio civile
dovrebbe massimamente custodire l’amore per le istituzioni e il culto della rettitudine. Proprio come i
giovani uomini, mai troppo compianti, di cui oggi ricordiamo le gesta. Abbiano sempre una degna
collocazione nella scuola italiana insieme agli altri martiri della legalità.

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Commemorazione di Salvatore Nuvoletta 22 giugno 2020- COMUNICATO CNDDU


Salvatore Nuvoletta il 22 giugno avrebbe compiuto 58 anni; il Coordinamento Nazionale dei Docenti della
disciplina dei Diritti Umani vuole ricordarlo come un vero e proprio eroe dei nostri tempi.
Il giovanissimo carabiniere (20 anni) venne barbaramente assassinato dal cartello camorristico di Casal di
Principe come ritorsione dell’uccisione avvenuta qualche tempo prima del boss Mario Schiavone in un blitz
in cui non figurava neanche lo sfortunato giovane.

Quando i sicari si avvicinarono a Salvatore, stava giocando spensieratamente con un bambino; compreso il
pericolo, si affrettò ad allontanare il piccolo, invece di tentare la fuga e rimase ucciso dai proiettili.
Venne insignito della medaglia d’oro al valor civile con la dicitura: «In servizio presso una stazione dei
carabinieri operante in territorio caratterizzato da elevato indice di criminalità, veniva proditoriamente
ucciso, innanzi all'esercizio commerciale di un familiare, da alcuni colpi di arma da fuoco esplosigli contro
da componenti di agguerrita organizzazione camorristica, quale vile ritorsione all'attività di contrasto svolta
dall'Arma. Fulgido esempio di attaccamento al dovere, coraggio e eccezionale abnegazione, posta al servizio
della collettività.».

Il gesto di nobile altruismo compiuto da Salvatore fa riflettere sul valore della legalità nel microcosmo delle
professioni. Nel momento del pericolo l’istinto si è fuso con principi morali e civici che il ragazzo aveva
evidentemente introiettato fortemente; l’obiettivo che si possa scegliere l’azione giusta per difendere i propri
ideali è un traguardo che sarebbe bello estendere al maggior numero di persone possibile. 
Molte volte esempi
di condotta irreprensibile sono stati proposti da cittadini o servitori dello stato isolati. L’educazione alla
legalità dovrebbe partire proprio da simili uomini da ricordare e omaggiare soprattutto a scuola durante i
percorsi di approfondimento alla cittadinanza attiva.

Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

Educazione alla legalità e commemorazione strage della Circonvallazione 16 giugno- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani intende commemorare i
deceduti nella strage della Circonvallazione avvenuta a Palermo il 16 giugno 1982. I tre carabinieri
Salvatore Raiti, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca di scorta al furgone guidato dal ventisettenne
Giuseppe Di Lavore stavano trasportando un boss della mafia, quando furono investiti da una
pioggia di proiettili.

Sono state date molte definizioni del concetto di “eroismo”, più o meno calzanti e pregnanti di
significato; qualche volta anche retoriche, o fiacche, dalla voce di chi le pronuncia solo per apparire
pubblicamente. Contano solo le azioni degli uomini nel bene e nel male. Il giudice Borsellino
affermava che per rispettare il lavoro degli uomini onesti e liberi si può agire in un solo modo:
“facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, rifiutando
di trarre dal sistema mafioso i benefici che potremmo trarre ( anche gli aiuti, le raccomandazioni, i
posti di lavoro”.
Il giudice Borsellino aveva proprio ragione: solo quando saremo in grado di rinunciare a un
vantaggio personale conquistato senza nostri meriti, solo quando saremo in grado di avere a cuore i
beni pubblici, solo quando ci opporremo all’indifferenza e alla stagnazione avremo rispettato la
memoria dei tanti martiri della legalità italiana e anche la nostra identità di cittadini.

Oggi in una società economicamente depressa, anche a causa dei danni ingenerati dal blocco /
rallentamento di tutte le attività dovuto alla pandemia, in cui è facile, per mancanza di alternative,
abbandonare modelli di comportamento basati sulla cultura della legalità, soprattutto in territori
ostili e refrattari alle norme giuridiche, la scuola rimane l’ultima risorsa per tentare di “resettare le
coscienze” e immaginare l’impossibile: invertire le tendenze e diffondere i valori della nostra
Costituzione. 

Probabilmente alcuni penseranno che la scuola italiana rispetto ad altri settori è stata
“risparmiata” dalla crisi; in realtà il settore in questione è in sofferenza da tanto tempo. Chiediamo
invece sforzi finanziari ulteriori (edilizia, riformulazione programmi, innovazione, CCNL, sicurezza
sul luogo di lavoro etc.) perché indipendentemente da quanto si possa pensare non esiste futuro per
uno Stato che non metta al centro delle priorità l’efficacia dell’azione educativa. L’impegno di oggi
sarà ripagato domani. La scuola insegna anche questo.

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Anniversario esecuzione di stampo mafioso dei carabinieri Mario D’Aleo, Giuseppe Bommarito e Pietro Morici- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani intende commemorare il
capitano Mario D'Aleo, l'appuntato Giuseppe Bommarito e il carabiniere Pietro Morici caduti in un
agguato di stampo mafioso il 13 giugno del 1983 a Palermo.

Perché furono uccisi? Da quello che si apprende dalle inchieste dell'epoca il capitano D'Aleo nel
suo ruolo era una persona rigorosa e rispettosa delle regole. Non era disposto a scendere a
compromessi di nessun tipo in in un territorio dove la mafia dettava legge e corrompeva o
minacciava i non allineati. Da qui una sorte segnata.

Ricordiamo con commozione tutti gli uomini dello Stato che sono impegnati quotidianamente a
difendere i cittadini a rischio della propria incolumità.
In tale giorno, si invitano gli utenti dei social network a formare una sorta di catena digitale,
postando immagini e frasi relative alla difesa della legalità e contro le organizzazioni criminali
organizzate, e invitando i propri amici ad aderire: ciascuno diventa protagonista attivo della propria
consapevolezza civica e non semplice spettatore passivo.

Essere cittadino significa anche diffondere ideali, spunti di riflessione e modelli di comportamento
eticamente validi, avvalendosi anche dei linguaggi digitali. Si spera così di coinvolgere le giovani
generazioni, ma anche gli adulti, in una costruzione di idee e scambi culturali più profonda e
significativa rispetto a tanti post, in alcuni casi davvero superflui, quando non diseducativi.
Creare un’onda di commenti, considerazioni e immagini da condividere con il maggior numero di
persone possibili, dando vita ad un’azione di impegno civile è il fine ultimo dell’iniziativa, per
“marciare” idealmente tutti uniti verso un unico obiettivo: l’affermazione della legalità come
principio fondante della libertà.

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Giornata nazionale della legalità- COMUNICATO CNDDU


La Giornata nazionale della legalità viene celebrata il 23 maggio, data in cui si verificò nel 1992 la strage di
Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo (anche lei magistrato) e gli
agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. 

Il Coordinamento nazionale docenti
della disciplina dei diritti umani, come ogni anno, invita studenti e docenti ad avviare in occasione di tale
ricorrenza percorsi didattici afferenti alla tematica in oggetto, seguendo quanto indicato dal MIUR e dalla
Fondazione “Giovanni Falcone”.

Riteniamo che l’educazione alla legalità costituisca il principio fondante dell’intera struttura sociale;
attraverso le attività idonee, con la formazione e i progetti, si deve mirare a far progredire culturalmente e
eticamente i futuri cittadini; onde favorire l’assunzione di responsabilità di ciascuno rispetto alla tutela dei
beni di tutti.

Con l’emergenza Coronavirus e l’impoverimento del tessuto socio-economico in molte realtà del nostro
Paese, il pericolo di un rafforzamento pervasivo del sistema criminale è sempre più realistico. Spaccio di
stupefacenti, riciclo di denaro, gestione appalti, prestiti usurai e finanza occulta sono alcune delle attività con
cui la malavita prospera, approfittando anche dell’impiego di molte unità operative delle forze dell’ordine
nell’azione necessaria di contenimento della pandemia.
Fino a dieci anni fa, sembrava impossibile parlare di alcune regioni come terra di mafia; adesso invece
bisogna affrontare con forza e decisione tale minaccia in tutta Italia. Il problema più grave sta nel
minimizzare la portata del fenomeno.

Solo a titolo esemplificativo, si rileva che in Toscana tra le imprese di turismo e servizi, si registra che sei
imprenditori su dieci lamentano un peggioramento dei livelli di sicurezza rispetto al passato. Abusivismo,
furti, contraffazioni, rapine, usura, ed estorsione sono i reati la cui percezione risulta aumentata in modo
significativo in relazione alla media nazionale. Basta fare qualche ricerca sulle operazioni condotte con
successo delle forze dell’ordine, per scoprire che talvolta anche gli imprenditori non sono sempre vittime ma
complici.

Si palesa, dunque, la necessità di gettare il seme della cultura della legalità e dell’etica nell’impresa: diventa
fondamentale l’introiezione da parte dei giovani di comportamenti imprenditoriali responsabili, ispirati alla
conoscenza, al rispetto e alla necessità di una formazione culturale improntata al rispetto delle norme
giuridiche.
La scuola è al centro di relazioni tra i diversi attori sociali e cerca un sostegno anche esterno quando decide
di sviluppare i percorsi formativi e orientativi; a questo fine possono essere utilissimi i rapporti con le
Camere di commercio, viste come casa delle imprese, luoghi deputati a registrare la nascita e la vita delle
imprese secondo regole di trasparenza del mercato e legalità. Il registro delle imprese deve essere conosciuto
dagli studenti come un formidabile supporto per la legalità e per la lotta alla criminalità, come lo strumento
di anagrafe che contiene le informazioni ufficiali su tutte le aziende italiane e dunque veicolo di trasparenza e
pubblicità gestito dalle Camere di commercio.

La scuola contribuisce al dialogo tra giovani e le forze dell’ordine. Sicurezza e legalità devono essere
considerati obiettivi primari per la collettività; infatti i costi pagati a causa delle irregolarità sono altissimi
per l’economia: tasse evase, sfruttamento di persone, sottrazione di ricchezza alle imprese, ai lavoratori e allo
Stato indeboliscono le risorse italiane.
Il Coordinamento invita gli istituti scolastici di primo e secondo grado ad avviare iniziative da sviluppare
attraverso la DAD che portino i nostri discenti a conoscere le principali organizzazioni criminali e gli effetti
prodotti da tali ramificazioni sulla società civile.
Ogni classe coinvolta potrà approfondire alcuni temi specifici della legalità e restituire elaborati personali
sulla piattaforma digitale G. Suite: corti, temi, riflessioni sulle vittime di mafia come G. Falcone e P.
Borsellino.
Segnaliamo il pregevole progetto di educazione alla legalità proposto dal CNDDU ed avviato dall’ISI Pertini
di Lucca, denominato “Aziende giuste”, promosso dalla Dirigente prof.ssa Daniela Venturi e teso alla
creazione di un data base di aziende del territorio, rilevate sulla base di indicatori sintetici del rispetto di
elevati standard di legalità da parte delle imprese, ed alla attribuzione di un rating per ciascuna impresa
analizzata dalla classe 5 B. Il progetto, già avviato dell’anno scolastico 2018/2019, viene ogni anno arricchito dai contributi degli studenti nelle tematiche relative alla responsabilità sociale delle imprese.
Durante i mesi di aprile e maggio del corrente anno, mediante la modalità della didattica a distanza, gli
alunni stanno lavorando attraverso una classe virtuale (classroom).
Il flash mob proposto dal Coordinamento è quello di pubblicare nella Classroom l’immagine di Falcone e
Borsellino sotto cui ogni studente potrà scrivere una breve frase ricordo. Gli insegnanti potranno segnalare
l’iniziativa, attraverso lo screenshot, l’evento al nostro CNDDU (coordinamentodirittiumani@gmail.it).
L’hashtag della giornata è #onestiforever.

prof. Romano Pesavento e prof.ssa Daniela Provenzano
CNDDU

Carceri, la lista dei 456 boss mafiosi che hanno chiesto di uscire per il coronavirus


Carceri, la lista dei 456 boss mafiosi che hanno chiesto di uscire per il coronavirus: 225 sono detenuti definitivi

FATTO QUOTIDIANO

Il neo vicecapo del Dap Roberto Tartaglia ha inviato al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede una nota con la lista dei 456 boss mafiosi, ristretti al carcere duro, in regime “di alta sicurezza”, che hanno presentato istanza di scarcerazione per il coronavirus. Dei 456 boss che vorrebbero lasciare il carcere “225 sono detenuti definitivi“, come si legge nella relazione secondo l’agenzia Adnkronos, e “231 sono detenuti in attesa di primo giudizio, imputati, appellanti e ricorrenti”. Il Dap ha subito dato inizio “all’acquisizione dagli istituti penitenziari delle istanze presentate e alla conseguente attività di analisi finalizzata alla predisposizione di idonee misure organizzative”.


Nel documento emerge che attualmente sono 745 i detenuti sottoposti al regime del carcere duro e 9.069 detenuti appartenenti al circuito penitenziario dell’alta sicurezza. Di questi 273 detenuti “appartengono al sottocircuito alta sicurezza 1”, 80 detenuti “al sottocircuito alta sicurezza 2” e 8.716 detenuti appartengono al sottocircuito alta sicurezza 3.
Solo ieri il ministro della Giustizia aveva fatto sapere di essere al lavoro per “riportare in carcere i tanti detenuti mafiosi che, grazie al coronavirus, sono riusciti a ottenere i domiciliari”. Il Guardasigilli sta studiando con i suoi collaboratori un “vincolo normativo”, dal momento che la situazione di emergenza sanitaria è cambiata. Intanto oggi il centrodestra ha depositato una mozione di sfiducia in Senato contro il titolare di via Arenula: sotto la gestione delle carceri (dalle rivolte alle scarcerazioni), ma anche per il caso Di Matteo e la mancata nomina al Dap.

Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie-COMUNICATO CNDDU


Come tutti gli anni, anche questo 21 marzo sarà celebrata la Giornata della memoria e dell’impegno in
ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

La manifestazione, organizzata da Libera, associazione fondata da don Luigi Ciotti nel 1995, prende il via il
primo giorno di primavera, perché si risvegli in quel giorno, oltre alla natura, anche il bisogno di verità e di
giustizia, e nasce dal dolore della mamma di Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci.
Egli veniva ricordato insieme ai suoi sfortunati colleghi con questa formula: “gli uomini della scorta”, ed
ecco che il dolore di una madre, non sentendo nemmeno pronunciare il nome del proprio figlio morto in
quella terribile strage, diventava lacerante e insopportabile.
Da questa esigenza nasce l’iniziativa di ricordare, quasi come in una preghiera, i nomi di tutte le vittime di
mafia, per ricordare, per non farli morire mai, almeno nei nostri cuori. Il primo marzo del 2017, con voto
unanime della Camera dei Deputati, è stata approvate la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21
marzo quale “giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia”.

L’incontro, quest’anno è stato spostato per motivi di sicurezza sanitaria e per i rischi connessi all’emergenza
Coronavirus al 23-24 ottobre, a Palermo, ma nonostante la situazione il Governo ha dato risalto su tutte le
reti nazionali alla Giornata del 21 marzo, in modo da condividere le tematiche in oggetto in tutto il territorio
nazionale.
È molto importante che ciascuno individualmente in ogni luogo ricordi i nomi delle vittime innocenti delle
mafie; si rifletta sullo stato della lotta al crimine organizzato anche sul proprio territorio, nella
consapevolezza che nessuna regione ne è immune, e che solo lo sviluppo di forti anticorpi, può salvarci dalla
prepotenza e dal dominio delle mafie.

Ben vengano dunque, tutte quelle iniziative, che in ogni scuola, tramite la didattica a distanza, invitano ad
adottare il nome di una vittima innocente in modo da approfondirne la storia da parte di alunni e docenti, e
creare elaborati che possano farne rivivere la memoria come simbolo di consapevolezza e solidarietà.
Il Coordinamento Nazionale dei docenti della disciplina diritti umani incoraggia e apprezza tutte le iniziative
scolastiche atte a costruire percorsi di cittadinanza attiva, di educazione alla legalità e memoria collettiva
vigile.

Dietro ogni nome e cognome dei martiri della legalità ci sono esseri umani che hanno avuto amore per il
bene comune e hanno vissuto e speso passioni per affermare il loro senso di libertà a costo della propria vita.
I giovani devono sapere, che in tutto il Paese, le mafie accumulano enormi ricchezze attraverso vecchie e
nuove pratiche illegali: il traffico di stupefacenti, i rifiuti tossici, il riciclaggio di denaro sporco reinvestito in
raffinatissime operazioni finanziarie, i traffici di esseri umani, le estorsioni, la contraffazione, e che il loro
crescente potere consente di spadroneggiare, eliminando gli onesti e corrompendo anche i vertici più alti del
Paese (colletti bianchi), con la forza di un enorme patrimonio di denaro sporco.
In questi anni le mafie hanno purtroppo modificato il loro modo di agire, divenendo ancor più pericolose di
prima; esse sono infatti, sempre più invisibili ma molto più invasive e presenti ormai in quasi tutte le regioni
d’Italia.

Le mafie si sono globalizzate, non si uccide più, ma con gli enormi capitali accumulati, esse allargano la loro
influenza e rafforzano relazioni e consenso sociali. Le organizzazioni criminali tendono a creare una zona
grigia pericolosa e corrosiva delle fondamenta legali e democratiche di una comunità.
Le mafie hanno la capacità di comprare le attività imprenditoriali (più di 5000 ristoranti del nord sono di
proprietà malavitosa), di corrompere sia i piccoli che i grandi funzionari dello Stato, di offrire servizi che non
sempre vengono imposti, ma spesso sono accettati ben volentieri da imprenditori senza scrupoli.

Come le mafie si sono globalizzate, occorre che si estenda e si globalizzi anche l’antimafia delle istituzioni e
dei cittadini. Non ci stancheremo mai di ricordare che il seme della legalità e della consapevolezza si getta
proprio nelle scuole di ogni ordine e grado, e dunque procediamo in avanti verso il 21 marzo 2020, in
autonomia, verso la promozione di percorsi laboratoriali, e di attività che possano far crescere negli
studenti, il senso di impegno e di responsabilità, in modo che nessuna vittima delle mafie sia morto invano.
Il CNDDU inoltre propone che ogni Classroom della G-Suite sia dedicata ad un martire della legalità
“Il più grande difetto della società italiana è di essere senza memoria” Leonardo Sciascia

Prof.ssa Daniela Provenzano
CNDDU

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