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Asse Parigi-Londra sui migranti. E Macron sgombera di nuovo Calais

                                                         Di Lorenzo Vita Nel  Canale della Manica  si assiste a un  boom di barche ...



                                                         Di Lorenzo Vita

Nel Canale della Manica si assiste a un boom di barche di migranti. I numeri finora sono assolutamente limitati rispetto a quanto sono abituati i Paesi del Mediterraneo. Ma resta un problema che Londra vuole risolvere al più presto, perché il Regno Unito si appresta ad avere già problemi (e molto seri) con l’arrivo del termine ultimo della Brexit. E adesso, un eventuale nuovo flusso di migranti, pur se in numeri molto ridotti, rischia di essere un colpo alla già fragile tenuta del governo di Theresa May.
Per evitare questa eventualità, Francia e Gran Bretagna stanno scendendo a patti per fermare il prima possibile l’arrivo di barconi. La marina militare francese e quella britannica hanno infatti annunciato che intensificheranno i pattugliamenti congiunti e aumenteranno la sorveglianza della Manica per far fronte all’aumento del numero di migranti che cercano di raggiungere la Gran Bretagna.
La decisione è stata presa dopo un colloquio tra il ministro dell’Interno britannico, Sajid Javid, e il suo omologo francese Cristophe Castaner. Un colloquio telefonico che il ministro inglese ha così commentato: “Il Regno Unito e la Francia attueranno sforzi congiunti per scoraggiare l’immigrazione clandestina, proteggere i nostri confini e le vite umane”. 
I tentativi di attraversare la Manica sono aumentati da ottobre e Javid si è trovato costretto a intervenire per evitare che le critiche delle opposizioni potessero trasformarsi in vere e proprie proteste. Non solo del Labour, ma anche dei parlamentari locali. Come ha detto il deputato di Dover Charlie Elphicke: “Sulle coste del Kent sono arrivati più di 200 migranti su piccole imbarcazioni negli ultimi due mesi: la portata del problema non ha precedenti”. E il malcontento, per un governo già traballante come quello May, non può essere messo da parte. Soprattutto perché la Brexit è sostenuta da chi vuole una maggiore tutela dei confini. 
L’obiettivo del piano francese e britannico è duplice. Da una parte, le marine militari e le guardie costiere dei due Stati aumenteranno la collaborazione per fermare i barconi che partono dalla costa francese. Dall’altra parte, si punta a uno sradicamento totale di quello che Londra e Parigi ritengono senza mezzi termini un traffico di uomini organizzato da bande criminali.
Come riporta la Bbc, il ministero dell’Interno non ha fornito dettagli su come si possa realizzare questo piano. Attualmente, solo una delle cinque imbarcazioni speciali della Border Force è operativa. E agisce nello stretto di Dover. Ma Javid è stato molto chiaro in un articolo scritto per il Daily Telegraph : “le ragioni alla base dell’incremento degli attraversamenti sono complicate e in molti casi al di fuori del nostro controllo”. Il ministro ha citato l’instabilità in Medio Oriente, il crimine organizzato e la sicurezza a Calais, aggiungendo: “Purtroppo non ci sono risposte facili”.
E adesso, anche da parte francese è arrivata la prima azione del 2019. Dopo un’operazione di polizia molto ampia svolta a metà dicembre, la gendarmerie è intervenuta oggi per sgomberare un nuovo accampamento. La polizia sta setacciando spiagge e calette per individuare i luoghi dove possano imbarcarsi i migranti diretti alle coste del Kent. Mentre sono aumentati i controlli nei porti per monitorare il possibile traffico di esseri umani attraverso barche o container.
Un problema che per la Francia è prioritario, visto che il Trattato di Touquet fra Parigi e Londra, firmato nel 2003, ha spostato le frontiere britanniche a Calais, riversando sulle autorità francesi i controlli dei confini. Un accordo che Emmanuel Macron e la May hanno rivisto con il cosiddetto Trattato di Sandhurst  in cui il Regno Unito si è impegnato ad aumentare il suo sforzo per controllare la frontiera. Ma adesso, con l’arrivo della Brexit, i due Paesi sono preoccupati. E per questo vogliono evitare un’esplosione del fenomeno migratorio.

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