Quando Trump chiamò Netanyahu: “Vi interessa davvero la pace, sì o no?”

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Di Lorenzo Vita
“Ti interessa la pace, sì o no?”. È stato più o meno questo il tono della telefonata tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avvenuta l’anno scorso. A riferirlo, il sito  Axios.
Secondo tre fonti che hanno conoscenze molto dettagliate della telefonata, Trump aveva da poco letto le notizie che riguardavano la scelta di Netanyahu di espandere la costruzione degli insediamenti ebraici per aumentare il sostegno da parte della destra israeliana. Per Trump, la scelta di Netanyahu avrebbe provocato la leadership palestinese, mettendo a rischio il suo progetto di “accordo del secolo” con cui vole far terminare il conflitto israelo-palestinese.
“Il presidente ha un rapporto estremamente vicino e sincero con il primo ministro di Israele e apprezza i suoi grandi sforzi per rafforzare la causa della pace di fronte a numerose sfide”. Questo il commento di un alto funzionario della Casa Bianca in riposta all’articolo del portale americano. A lui, ha fatto eco Sarah Sanders, segretaria della Casa Bianca: “Il presidente ha grandi relazioni con un certo numero di leader stranieri, ma questo non significa che non possa essere aggressivo quando si tratta di negoziare ciò che è meglio per l’America”.
La rivelazione dello scambio di battute (ignota la risposta di Netanyahu) dimostra quanto stia a cuore la questione dell’accordo a Donald Trump. In ballo non c’è solo lo spostamento dell’ambasciata presso Israele a Gerusalemme e il suo riconoscimento come capitale dello Stato ebraico. C’è anche l’idea di ritenere la questione di fondamentale importanza per tutta la strategia della sua amministrazione in Medio Oriente. A partire dall’asse con i sauditi.
Ma dimostra anche la personalizzazione della politica estera americana nel segno di The Donald, che parla apertamente con i suoi diretti referenti senza passare per le vie diplomatiche. L’amicizia (come nel caso di Netanyahu) o i rapporti personale, sono più importanti della rete diplomatica. Lo ha fatto capire in molte occasioni, e questa ne è l’ennesima dimostrazione. 

Una notizia a orologeria

Tra l’altro, la notizia di questa telefonata arriva, se vogliamo, “a orologeria”. In questi giorni, infatti, sta per avvenire lo spostamento della sede dell’ambasciata Usa, proprio in concomitanza con il 70esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele. L’ambasciata si troverà nell’edificio che ora ospita il Consolato Generale degli Stati Uniti, nel quartiere di Arnona a Gerusalemme.
La decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana arrivò subito dopo l’annuncio di dicembre che gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele. La risposta palestinese non si è fatta intendere. Per Saeb Erekat, principale negoziatore del team palestinese, tutto ciò avrebbe dimostrato la “determinazione a violare la legge internazionale, distruggere la soluzione dei due Stati e provocare i sentimenti del popolo palestinese e di tutti gli arabi, i musulmani e i cristiani di tutto il mondo”.

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