Gli Stati Uniti sfidano la Russia: la Truman resta nel Mediterraneo

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Di Lorenzo Vita
Una notizia che può essere considerata una vera e propria rivoluzione nella strategia navale degli Stati Uniti. Il Pentagono sta valutando la possibilità di spostare il gruppo di battaglia della portaerei Uss Harry S. Truman dal Medio Oriente ai mari dell’Europa.
Il  portale specializzato nella Difesa Usa, Defense News, è riuscito a contattare tre funzionari della Difesa con una conoscenza approfondita delle idee espresse nelle ultime riunioni dei vertici del Pentagono. I funzionari contattati hanno detto che la mossa sarebbe “una risposta alle attività russe nella regione ed è in linea con la nuova strategia di difesa nazionale che invita i militari a essere meno prevedibili dal punto di vista operativo”.
Il piano, che è discusso ai massimi livelli del Pentagono potrebbe presto diventare realtà. E gli scopi, a detta degli intervistati, sarebbero diversi:
  1. rassicurare gli alleati del Baltico, del Mar nero e del Mediterraneo orientale rispetto al dinamismo navale della Russia;
  2. monitorare le attività della marina russa, ma anche di tutte quelle potenze che circolano nel Mediterraneo (vedi la Cina);
  3. mettere pressione su Bashar al Assad con una costante minaccia di questo gruppo di battaglia qualora ci fosse il sospetto di un nuovo attacco chimico.
Il gruppo di battaglia della Uss Truman è stato utilizzato, negli ultimi anni, nei raid contro lo Stato islamico nell’ambito della coalizione internazionale a guida Usa. Nel 2016, la portaerei e le navi che l’accompagnano hanno avuto come area di dispiegamento il Golfo Persico e il Mare Arabico. Alla Uss Truman, è poi subentrata la Uss George H.W. Bush.
Adesso, lo spostamento dal Golfo Persico al Mediterraneo impone una serie di riflessioni. Non solo di carattere politico, ma soprattutto strategico.

L’attenzione è tutta rivolta verso la Russia e la Cina

Mantenere un gruppo di battaglia della Marina vicino agli interessi strategici della Russia è un segnale di un cambiamento importante nella strategia degli Stati Uniti. O meglio, più che un cambiamento, ne è la dimostrazione. La certificazione di un mutamento delle logiche che guidano la Difesa americana e che sono state perfettamente indicate nella National Security Strategy del 2018.
“Oggi, stiamo emergendo da un periodo di atrofia strategica, consapevoli del fatto che il nostro vantaggio militare competitivo si sta erodendo – si legge nell’introduzione del documento -. Siamo di fronte a un aumento del disordine globale, caratterizzato dal declino del vecchio ordine internazionale basato sulle regole, che crea un ambiente di sicurezza più complesso e volatile di qualsiasi altro che abbiamo sperimentato nella memoria recente. La competizione strategica interstatale, non il terrorismo, è ora la preoccupazione principale della sicurezza nazionale degli Stati Uniti“.

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