Il mistero delle armi segrete di Cuba che fa impazzire l’intelligence Usa

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Di Lorenzo Vita
Da alcuni mesi, il personale dell’ambasciata statunitense a Cuba denuncia di avvertire disturbi di salute di vario tipo. I sintomi sono molteplici: perdita dell’udito, nausea, vertigini, mal di testa, problemi di equilibrio, fino a un continuo tintinnio alle orecchie che i medici faticano a spiegare. Alcune vittime, appena lasciata Cuba, sono riusciti a risolvere i loro problemi; altri invece, nonostante il richiamo in patria, non hanno avuto molti benefici, riscontrando ormai danni permanenti all’udito e a livello cerebrale.
Il mistero cubano, come definito dalla stessa intelligence americana, continua a scuotere gli apparati di controspionaggio di Washington, e non si riesce davvero a comprendere quale possa essere la causa di questi sintomi che hanno colpito soltanto diplomatici statunitensi e canadesi nel Paese. I funzionari statunitensi li hanno chiamati “attacchi sanitari”. “Nessuno di questi ha una spiegazione ragionevole”, ha affermato Fulton Armstrong, ex funzionario della CIA che ha servito all’Avana molto prima che gli Usa riaprissero un’ambasciata, ad Abcnews. “È solo un mistero dopo mistero”. Il sospetto inizialmente si è concentrato sull’utilizzo di un’arma ad ultrasuoni e sui cubani. Tuttavia, la diagnosi di lesione lieve del cervello, ritenuta improbabile da un suono, ha fatto ripartire da zero le indagini dell’Fbi, del Dipartimento di Stato e delle agenzie di intelligence statunitensi coinvolte nell’inchiesta. C’è qualcosa di diverso, qualcosa che non può essere soltanto legato all’uso di un’arma sonica, anche se di ultima generazione. E il mistero s’infittisce.
Alcune vittime, tornate a casa, non hanno più accusato soltanto mal di testa e problemi di udito. I loro sintomi hanno cominciato a essere considerabili veri e propri risultati da lesioni cerebrali. Alcuni hanno lamentato problemi di concentrazione, ma altri, ben più seriamente, non riescono più a richiamare parole specifiche, né a collegare la parola a ciò che vogliono dire. Sintomi gravi, molto più di quanto ci si aspettasse, e che gli Stati Uniti hanno sottovalutato per mesi finché non hanno più potuto evitare di comprendere che quello che avevano di fronte era qualcosa di più grandi di semplici ultrasuoni.  L’amministrazione Trump non ha ancora identificato un colpevole o un dispositivo specifico per spiegare gli attacchi. “L’inchiesta su tutto questo è ancora in corso: è un’indagine aggressiva“, ha dichiarato giovedì, il portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert. “Continueremo a farlo finché non scopriamo chi o cosa sia responsabile di questo”.
Il problema, tuttavia, è che quasi nulla di ciò che è accaduto all’Avana è chiaro. Gli investigatori hanno cominciato a riflettere su diverse ipotesi di un attacco intenzionale. C’è chi ha parlato del governo di Cuba, chi invece di una parte deviata dei servizi cubani che si oppone al nuovo corso delle relazioni diplomatiche fra Cuba e Stati Uniti, chi ha accusato un paese terzo, come la Russia o la Cina. Eppure hanno lasciato aperta la possibilità che un’operazione di spionaggio avanzata andasse orribilmente sbagliata o che fosse la colpa di un’altra, meno spaventosa spiegazione.

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