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Ha trovato una casa Fortunello, il montone salvato alla Festa del Sacrificio a Napoli

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La Stampa

Si chiama Fortunello il montone scampato probabilmente a una macellazione abusiva per la Festa del Sacrificio a Napoli, e ha trovato casa. L’animale è stato tolto dalla polizia a un ragazzo marocchino che lo trasportava legato in un passeggino, poi denunciato per maltrattamento, grazie all’intervento del consigliere municipale dei Verdi, Salvatore Iodice. Il servizio veterinario dell’Asl Napoli 1 lo accudisce in un posto secretato perché c’è un’indagine in corso della magistratura. 


«La battaglia che abbiamo fatto per difendere Fortunello è prima di tutto contro i maltrattamenti di tutti gli animali - spiega il consigliere regionale dei Verdi, Francesco emilio Borrelli - sono ancora troppi gli episodi di violenza nei confronti dei nostri amici a quattro zampe e su questo tema c’è molto da fare in termini di prevenzione e sensibilizzazione. Per questo non vogliamo che in alcun modo venga strumentalizzata per altri fini politici».  

Allarme Wwf: ecco le 16 specie animali che rischiano di non vedere più il Natale

Il leopardo di Amur


Vaquita e leopardo dell’Amur, due specie che rischiano di non vedere il Natale 2018 per il numero esiguo a cui sono ridotte le loro popolazioni. Della prima, una specie simile ad un delfino, ne sono rimasti solo 30 esemplari nel golfo della California, del secondo, un agilissimo felino che sopravvive ancora nelle foreste temperate tra Cina, Mongolia e Russia, meno di 70. E se non si interviene subito fermando la pesca illegale nei mari del Messico per la prima specie o il bracconaggio per il leopardo, il prossimo Natale potremmo scoprire che si sono già estinte. È uno dei dati chiave della Mappa dell’estinzione del Wwf, lanciata insieme a un Report nell’ambito della sua Campagna di Natale “Wwf is calling”. Nella mappa ci sono altre 14 specie scelte tra le tante a rischio tra vertebrati, coralli e piante, specie sul baratro dell’estinzione per i pericoli legati alla capacità distruttiva di alcune attività umane in molti angoli del pianeta. 


«È questa la Natura che le generazioni future potrebbero non vedere mai. Il loro destino è legato alla possibilità di mettere in campo il prima possibile interventi in grado di salvarle dall’estinzione» scandisce il Wwf. Nel report l’associazione ambientalista indica anche i vari progetti sostenuti per fermare questa corsa verso l’estinzione e portati avanti dall’associazione in varie parti del pianeta. Il Wwf ricorda che solo dal 1970 al 2012 l’uomo ha determinato il calo del 58% dell’abbondanza delle popolazioni di vertebrati terrestri e marini. Ma, ancor più gravemente, la nostra azione ha amplificato forse anche di 1000 volte quello che è il normale tasso di estinzione delle specie sulla Terra.  

Il Vaquita  

«Abbiamo il dovere di accendere i riflettori sul rischio di estinzione di alcune specie preziose e chiamare tutti a raccolta per combattere le minacce che rischiano di cancellare tesori di biodiversità in Italia e nel Mondo» afferma la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi. «Le specie su cui si concentra l’attenzione di questo nostro report - segnala - sono gli “ambasciatori” di un percorso di estinzione che è arrivato, purtroppo, quasi a termine». I numeri parlano chiaro. In Italia per alcune specie come l’orso marsicano oggi si parla di poche decine di esemplari, e lo stesso vale per l’aquila del Bonelli (40 coppie), il gipeto (una decina di coppie in Italia, meno di 10.000 in 3 continenti -Asia, Africa-Europa) o per una specie arborea che esiste solo sulle montagne della Sicilia, l’abete dei Nebrodi. 

Il pangolino  

Sempre in Italia anche la lucertola delle Eolie, come tanti rettili, rischia di scomparire: adattata a vivere solo su alcuni scogli di queste isole con meno di 1.000 esemplari. Alla lista si aggiungono altre specie animali globali destinate a salire su questa insolita “Arca di Natale” disegnata dal Wwf e, tra queste ci sono il rinoceronte di Sumatra che condivide con tigre e orango la drammatica riduzione delle foreste abbattute per far spazio alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso (meno di 150 individui), il bradipo pigmeo (alcune centinaia superstite in un’isola panamense), il pangolino perseguitato per le sue scaglie ritenute “miracolose” nella medicina tradizionale, e il chiurlottello, un uccello ritenuto una vera e propria chimera dagli ornitologi data la sua estrema rarità in tutta Europa. Pappagalli ricercati per la loro bellezza e rarità, come l’ara golablu che ha la sfortuna di nidificare proprio nei palmeti pressati dalla deforestazione.  

Gatto europeo: origini, carattere e cura


Di Veronica Segantini
Abbiamo parlato delle dieci razze più costose di gatti. Ma il felino domestico più comune è sicuramente il gatto europeo. Pur essendo molto comune e diffuso, il gatto europeo vanta nobili e antiche discendenze: sarebbe infatti la razza che più direttamente discende dall’antico gatto egizio (Felis silvestris lybica o Felis lybica), considerato una divinità nella civiltà dei faraoni.
Secondo un recente studio pubblicato su Nature Ecology and Evolutionil legame fra gatti ed esseri umani risale agli albori dell’agricoltura, nella Mezzaluna Fertile, circa diecimila anni fa. Fu allora che, in Medio Oriente, i gatti si avvicinarono alle comunità agricole attratti dai topi che infestavano i loro granai. Da lì i mici sono stati addomesticati e si sono diffusi ovunque, soprattutto seguendo le principali rotte commerciali a bordo delle navi.
All’Antico Egitto sarebbe arrivato dalle zone più interne del Nord Africa, dove si sono sviluppate in passato anche altre razze di felini. In Europa sarebbe invece arrivato con le navi dei mercanti, in particolare Fenici, che li portavano con sé durante le traversate non solo come animale da compagnia, ma soprattutto per tenere lontani i topi dal cibo.
Proprio questa funzione di “guardiano” contro i topi decretò la fortuna del gatto nel Vecchio continente, dove venne adottato in tutte le marinerie. Grazie alla sua capacità di adattamento, poi, il gatto europeo si diffuse presto in tutti i Paesi dell’Europa meridionale, e gli antichi Romani lo portarono fino in Inghilterra.
Al riconoscimento della razza si è arrivati nel 1925 nel Regno Unito. Da allora il gatto europeo è diventato ufficialmente una razza selezionata direttamente dal gatto comune domestico, o gatto soriano, ovvero dalla stragrande maggioranza dei gatti in circolazione in Italia e in Europa.
IL CARATTERE – Di carattere socievole e curioso, indipendente ma anche molto affettuoso con il proprio “padrone”, il gatto europeo ha un forte istinto predatorio che, anche quando non si può concretizzare in una vera e propria caccia, si dimostra nei salti, negli agguati e nell’esplorazione. Sono tutti comportamenti che il cucciolo apprende dalla madre, anche se questa ha sempre vissuto in appartamento, a dimostrazione del carattere innato di questi comportamenti.
LA CURA – Il gatto europeo non necessita di cure particolari. Per lo più andrebbe spazzolato una volta alla settimana con una spazzola ad hoc, mentre nel periodo della muta sarebbe opportuno usare un guanto di gomma per rimuovere il pelo morto. Orecchie e occhi possono essere puliti solo se necessario, mentre le unghie possono essere spuntate con le forbicine, un po’ come con i bambini.

Gatti, le 10 razze più costose al mondo: sphynx, blu di Russia, savannah…



Di Veronica Segantini

Bengala, savannah, persiani, blu di Russia: i gatti più costosi (e forse anche più belli) del mondo sono questi. Felini eleganti e dalla pelliccia che, in alcuni casi, ricorda in modo impressionante quella dei loro “cugini” maggiori, i leopardi.


Vediamo insieme la lista dei dieci gatti più cari al mondo. Ricordando sempre che, comunque, ci sono meravigliosi mici senza prezzo nelle colonie feline di tutta Italia.
Sphynx – Nonostante casi di gatti privi di pelo siano sempre esistiti, la razza sphynx è stata creata negli anni Settanta in Canada. Molto freddolosi per via dell’assenza di pelo, questi gatti amano stare in appartamento. Costano intorno ai 2mila euro.
Bengala – Il primo esemplare risale al 1973, quando il dottor Centerwall volle provare a rendere immuni dalla leucemia felina i gatti domestici incrociandoli con un esemplare di gatto leopardo asiatico. Non riuscì nell’intento, ma diede inizio ad una nuova razza, il “Bengal”. In seguito vi furono altri incroci per rendere il nuovo gatto più docile verso l’uomo. Il bengala viene considerato un vero gatto domestico soltanto dopo la terza generazione, prima continua a conservare comportamenti ancora tipici del gatto selvatico. Può arrivare addirittura a costare 2.500 euro.
Blu di Russia – L’origine di questo felino è ignota. Si sa solo che i primi avvistamenti lo collocano nel nord-ovest della Russia, in particolare nella città portuale di Arcangelo, sul Mar Bianco. Il suo pelo è blu con numerose sfumature di grigio. Secondo alcuni l’espressione della sua bocca ricorda il sorriso della Gioconda. È un gatto che viene considerato socievole e adatto anche ai bambini. Un esemplare costa intorno ai 1.000 euro circa.
Savannah – Anche in questo caso si tratta di un ibrido, ma questa volta  tra un servalo ed un gatto domestico. Il primo esemplare, una femmina di nome Savannah, appunto, venne ottenuto il 7 aprile 1986 da Judee Frank, che incrociò un maschio di servalo con una gatta siamese. È un gatto dalla grossa taglia, che può essere lungo quasi un metro e pesare anche quindici chili. Per questo necessita di grandi spazi, anche perché può saltare fino a due metri di altezza. Il maschio di savannah è sterile fino alla quinta generazione: per questo il suo prezzo può addirittura raggiungere i 20 mila euro a esemplare.

Scottish Fold – E’ una varietà di gatto originaria della Scozia. Il suo manto delicato e morbido richiede frequenti cure e solitamente è grigio o nero. La caratteristica peculiare di questo micio sono le punte delle orecchie piegate. Ha un carattere molto socievole e affettuoso, ed è ideale per la vita d’appartamento e con i bambini. Costa tra i 200 ai 1.000 euro.
British Shorthair – Questo gatto è il discendente dei gatti portati in Gran Bretagna dai Romani che furono, poi, incrociati con i gatti selvatici nativi. Per molti secoli  visse allo stato selvatico, fino al XIX secolo. Ad oggi è la razza più diffusa nel Regno Unito dal 2001, anno in cui ha superato la razza persiana. Un esemplare costa tra i 400 ai 900 euro.
Persiano – Originario dell’Asia Minore, venne portato in Europa per la prima volta nel 1626 da Pietro Della Valle. Il gatto persiano era molto apprezzato in epoca vittoriana ed in particolare dalla regina Vittoria, che ne possedeva rari esemplari di colore blu. È considerato il gatto domestico per antonomasia. Anche in questo caso il prezzo si aggira intorno ai mille euro.
Siamese – Il primo esemplare venne presentato in Europa nel 1871 al Cat Show di Londra, e nel 1880 il re del Siam regalò due coppie di siamesi a Owen Gould, console inglese a Bangkok, che ne fece mostra a Londra. Originario della Tailandia, costa tra i 200 e i 700 euro.
Maine Coon – E’ una delle più antiche razze naturali del Nord America, tanto da essere considerato generalmente come nativo dello stato del Maine, di cui è il gatto ufficiale. Il suo nome deriva proprio dallo stato del New England in cui venne avvistato per la prima volta, e da Raccoon, orsetto lavatore in inglese, per la sua coda molto simile a quella di un procione. Il prezzo varia dai 700 ai 1.000 euro a esemplare.
Manx – Noto anche come gatto dell’Isola di Man o Kayt Manninagh, è un felino con una naturale mutazione della colonna vertebrale: talvolta i gatti manx non hanno coda o l’hanno cortissima. Inoltre le zampe posteriori sono più lunghe di quelle anteriori. Il gatto Manx è venduto a 300 euro mentre quello la rara specie dal manto bianco è valutato attorno ai 3.000 euro.

Cane e tigre giocano insieme, che tenerezza -VIDEO


Di Salvatore Santoru

Spesso si pensa che tra gli animali di diverso rango non possa esserci alcun tipo di empatia e di amicizia, eppure se non sottoposti alle necessità più istintive della natura non è assolutamente detto che sia sempre così.
Vi sono tanti casi di amicizia tra animai considerati solitamente "eterni nemici", cani e gatti ad esempio.

In questo video,invece, si può notare l'amicizia che lega un cane a un'altro felino,questa volta una tigre e li si può ammirare mentre giocano insieme.

UN CUCCIOLO DI CANE IN DIFFICOLTA' VIENE SALVATO DA UN CORAGGIOSO GATTO: VIDEO



Di Salvatore Santoru

Tenerissimo e toccante video che riprende un cucciolo di cane in difficoltà che viene salvato da un gatto assai coraggioso.
Solitamente siamo abituati a considerare gatti e cani come "nemici naturali", ma in realtà le cose non stanno proprio così e bisogna constatare che l'eroismo e la solidarietà va oltre la specie.

Una coppia adotta un piccolo orso-Eccoli 23 anni dopo :VIDEO



Di Salvatore Santoru

Toccante e curioso video in cui sono protagonisti una coppia umana e un'orso che avevano deciso di adottare quand'era il piccolo e che non vedevano da 23 anni.



Nel video si può notare la felicità del cucciolo d'orso cresciuto quando incontra la sua famiglia umana che l'ha cresciuto !

Cani e gatti potranno entrare negli ospedali della Lombardia

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Di Marta Proietti
La regione Lombardia si prepara ad aprire le porte di tutti gli ospedali a cani, gatti e animali d'affezione in generale.
Fino a questo momento era possibile sono nell'ospedale di Treviglio, in provincia di Bergamo.
Come racconta MilanoToday, ora avere accanto i propri amici a quattro zampe diventerà possibile in tutta la regione, attraverso il nuovo regolamento sulla tutela degli animali d'affezione, che la giunta regionale discute il 29 dicembre.
Ci saranno però delle regole ben precise da rispettare. Cani e gatti potranno entrare negli ospedali solo con la museruola e il guinzaglio di massimo un metro e mezzo (cani) oppure nei trasportini (gatti o conigli) e dovranno necessariamente essere accompagnati da una persona maggiorenne. L'accompagnatore sarà tenuto a raccogliere perdite di pelo e bisogni fisiologici, nonché a fare il possibile per evitare l'eventuale fuga.
Ma il regolamento in discussione prevede anche altri provvedimenti. Non sarà ad esempio possibile utilizzare la catena, mentre i proprietari saranno tenuti ad assicurare cibo e acqua quotidianamente, a garantire le cure senza ritardi, a consentire attività motoria e "contatti sociali tipici della specie", a iscrivere all'anagrafe i cani (tutti) e i gatti che siano destinati al commercio o siano di colonie feline.
Nel 2012, a Varese, la questione finì davanti al giudice di pace. L'ospedale vietava rigorosamente l'ingresso degli animali, ma il giudice rovesciò la situazione e permise a un'anziana, che soffriva di gravi patologie, di ricevere le visite del suo cane.

I cani ricordano le emozioni e gli eventi del passato come succede per l’uomo

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Da http://www.lastampa.it/societa/lazampa

I cani ricordano emozioni ed eventi del passato, anche lontani, in modo da costruire nella loro memoria una sorta di autobiografia fatta di ricordi, in modo simile a quanto fa l’uomo. 




A scoprire che i cani organizzano le esperienze che vivono in una memoria episodica è la ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology e coordinata dall’italiana Claudia Fugazza, del Gruppo di Etologia comparata Mta-Elte, dell’università ungherese di Budapest. 
«In una prospettiva evolutiva questo implica che la memoria episodica non è una prerogativa dell’uomo e degli altri primati, ma è molto più comune nel regno animale di quanto si creda», ha osservato la ricercatrice. «I cani - ha aggiunto - sono tra le poche specie considerate `intelligenti´ e nonostante questo continuiamo a sorprenderci se una ricerca rivela che i cani e loro proprietari potrebbero condividere alcune abilità mentali, a dispetto della distanza sulla scala evolutiva». 

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.lastampa.it/2016/11/24/societa/lazampa/cane-cani/i-cani-ricordano-le-emozioni-e-gli-eventi-del-passato-come-succede-per-luomo-1pwXZwuzy1TRaONGD0GdEI/pagina.html

Le scimmie, come gli esseri umani, riescono a comprendere e prevedere le azioni altrui

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Di Marta Musso
Supponiamo ci sia un pallone nascosto sotto il tavolo di una stanza. E due persone, fuori dalla stanza, a conoscenza della posizione del pallone. All’insaputa dell’altro, uno dei due entra nella stanza e porta via con sé la sfera. Poi entra l’altro, sempre ignaro dello spostamento: dove andrà a cercarla? Ovviamente sotto il tavolo (restando con un pugno di mosche in mano): se siamo in grado di prevedere con tanta naturalezza tale comportamento è in virtù della cosiddetta teoria della mente (Tom, acronimo di Theory of Mind), ovvero “la capacità di intuire gli stati mentali propri e altrui, i pensieri, le credenze, i ragionamenti sulla base dell’osservazione del contesto e dell’interferenza di significato”. Se finora la comunità scientifica era convinta, piuttosto unanimemente, che tale capacità fosse propria solo degli esseri umani, è probabilmente arrivato il momento di ricredersi: stando a uno studio condotto da un’équipe di ricercatori delMax Planck Institute for Evolutionary Anthropology e pubblicato suScience, infatti, anche le grandi scimmie (scimpanzè, bonobo e oranghi) riuscirebbero a prevedere correttamente, basandosi sulla sola osservazione, pensieri, desideri e interazioni altrui.
In verità, già diversi esperimenti comportamentali condotti in passato avevano evidenziato che le scimmie fossero in qualche modo in grado di prevedere il comportamento degli altri non semplicemente sulla base di stimoli esterni, ma anche dalla comprensione di percezioni e conoscenze.

PUTIN L'ANIMALISTA

http://www.piccoliamici.net/curiosita/i-famosi/377-vladimir-putin-animalista


Putin ha legato la sua immagine di leader forte anche al suo amore per la natura e gli animali: celebri ormai le sue foto mentre pesca a torso nudo, cavalca o libera in una riserva del suo Paese un leopardo persiano donato dall'Iran. 





Oppure mentre infila un collare elettronico a vari animali: una tigre dell' Ussuri dopo averle sparato per addormentarla, un orso polare anch'esso anestetizzato e dal quale si congedò stringendogli la zampa e baciandolo su un orecchio. Putin ha fissato con le sue mani anche una sonda satellitare sul dorso di un beluga (cetaceo della famiglia dei delfini) di nome Dasha. Il premier Vladimir Putin ama corroborare questa sua immagine 'ecologista' con quella piu' eroico-militaresca, volando su aerei da guerra e antincendio o immergendosi con i sottomarini, nel mare di Barents o nel lago Baikal.
Vladimir Putin è amante degli animali e non è mai stato cacciatore (le immagini che lo ritraggono con il fucile sono relative a spari di anestetizzanti). In un articolo per il mensile Ruski Pionier, il primo ministro russo Vladimir Putin parla della sua predilezione per i 'cugini degli uomini' e racconta con ammirazione della balena da lui catturata per qualche ora nell'Oceano Pacifico. "Gli scienziati che studiano la natura e la storia del mondo animale - ha detto ad Andrei Kolesnikov, il direttore della rivista che uscirà la prossima settimana - sono più importanti di tutti gli altri: si occupano di materie eterne, noi invece perseguiamo la vanità". Il premier ha seguito in motoscafo nella baia di Olga, in Kamciatka, il percorso della grande balena, con il mare a forza 3. "Per tre volte sono andato fuori bersaglio, ma la quarta sono andato a segno", ha detto. Al grande cetaceo è stato tolto un piccolo pezzetto di pelle, per essere studiato: "Quando le balene saltano fuori dall'acqua è uno spettacolo, ora stimo ancora di più il lavoro che stanno facendo i ricercatori". L'odore della balena è stato comunque "specifico. Un alito tale che... insomma, ci siamo guardati tutti in quel motoscafo per capire se qualcuno non fosse svenuto. Oltre alla balena, ha al suo attivo, e solo negli ultimi due anni, la sedazione di un orso bruno da aiutare, la crociata ambientalista per quello bianco, la cura e un collare satellitare per una tigre, la liberazione di un leopardo persiano.
Vladimir Putin rilancia la sua passione animalista nelle vesti di pilota di deltaplano: il presidente russo ha guidato uno stormo di gru cresciute in cattività, per aiutarle a migrare verso regioni più calde per l’inverno. Il nuovo exploit di super-Putin, versione amante della natura, è stato anticipato dalla stampa russa, e poi confermato dal portavoce Dmitri Peskov. Prima di recarsi al summit Apec di Vladivostok, nel fine settimana, il capo del Cremlino ha fatto una puntata a Yamal, nel Nord-est della Siberia, per partecipare in prima persona al progetto “Volo della speranza”. In sintesi, da pilota di un deltaplano, Putin si metterà alla guida di uno degli stormi di una rara specie di gru (gru siberiana), che viene allevata in un parco naturale della regione di Riazansk, poi trasportata a Yamal, e da lì “indirizzata” con il supporto umano verso l’Asia centrale per l’inverno.

IL PANDA GIGANTE NON E' PIU' UNA SPECIE A RISCHIO

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I panda giganti (Ailuropoda melanoleuca) e quanti lavorano per la loro conservazione possono tirare un sospiro di sollievo: questa specie non è più ufficialmente a rischio estinzione. È passata dalla categoria "In Pericolo" a quella di "Vulnerabile" nella Lista Rossa della IUCN(International Union for Conservation of Nature), il più autorevole database sullo stato di conservazione di animali e piante terrestri.

QUANTI SONO? Il salto di qualità, che comunque non toglie a questi mammiferi lo status di animali minacciati di scomparsa, è dovuto a un incremento del 17% della popolazione riscontrato nel decennio fino al 2014. Stando agli ultimi censimenti, gli esemplari adulti in libertà sarebbero 1.864, e i cuccioli circa 2.060: un bel progresso per una specie che, nel 2009, si temeva potesse estinguersi nell'arco di tre generazioni.

PERDITA DELL'HABITAT. Il merito va agli sforzi di conservazione delle istituzioni cinesi: nel Paese ci sono oggi 67 riserve per i panda, che proteggono i due terzi degli esemplari in libertà. E dovranno continuare a farlo, visto che il global warming minaccia di far sparire un terzo delle foreste di bambù nei prossimi 80 anni.

GORILLA IN PERICOLO. La lista IUCN aggiornata consegna anche una cattiva notizia per il primate più grande al mondo: il gorilla orientale (Gorilla beringei) è ora passato alla categoria "In pericolo critico", anticamera dell'estinzione, a causa del bracconaggio.

Un giovane panda gigante in una riserva del Sichuan, Cina.|SCIENCE PHOTO LIBRARY

TERREMOTO, I CANI HANNO SALVATO 50 PERSONE CON IL LORO FIUTO


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Di Oscar Grazioli

Nel tempo di Internet, dei social, degli Smartphone e delle loro App, è ancora il «vecchio» Fido che, tolta l'agiografica botticella di cognac legata sotto il collo, avanza possente nella tormenta, si lancia senza indugio dalla battigia, si pianta aghi di rovo nei boschi o cammina con delicatezza sulle macerie dei terremoti, annusando l'aria e scomponendola in molecole come nessun apparecchio tecnologico può ancora fare.
Li chiamano cani «molecolari», definizione che personalmente non amo, come non piace a Piergiorgio Baldracco che ha ricoperto per 12 anni la carica di presidente del Soccorso Alpino. «Ogni volta che sento parlare di cani molecolari» ha affermato «mi vengono in mente dei quadrupedi costruiti con chip, barrette di tungsteno e vanadio, retine artificiali e timpani lavorati con molecole di elio solidificato».
La realtà è che qualunque cane è in grado di individuare molecole organiche, così come fa l'uomo stesso che riconosce profumi e odori. Esistono però razze di cani che hanno un fiuto particolarmente sviluppato rispetto alle altre e il termine di cane molecolare andrebbe utilizzato per una razza in particolare, il Bloodhound o Cane di S. Uberto, di origine belga e anticamente allevato dai monaci di un convento sulle Ardenne. Il suo fiuto leggendario ne fa il cane molecolare per antonomasia e la sua affidabilità era di tale livello che, in USA, la sua testimonianza era accettata come valida nelle aule di giustizia. Questa razza però non può essere impiegata sulle macerie, perché il suo peso (quasi mezzo quintale) potrebbe fare sprofondare un laterizio pericolante, così come sarebbe troppo ingombrante (e poco rassicurante) negli aeroporti come cane antidroga. Il suo ruolo, come quello di poche altre razze, è la ricerca di persone scomparse anche a distanza di settimane perché questi cani riescono a «stampare» nella loro memoria, molecole di odori annusate molto tempo prima. Sulle macerie dei terremoti, vediamo dunque razze di cani che chiamiamo giornalisticamente (ma non scientificamente) molecolari: sono i Labrador, i Malinois (Pastori Belgi), gli agilissimi, ma un po' troppo esuberanti, Border Collie, quelli dell'agility che hanno soppiantato ormai il caro Rin Tin Tin, troppo selezionato per la bellezza dimenticando che deve avere soprattutto una «testa». Sedici lunghi mesi d'insegnamento e, a due anni, l'esame attitudinale che conferisce al cane, e al suo conduttore, l'operatività sul campo. Deve esserci una perfetta armonia tra i due, altrimenti il «gioco» si rompe. E di gioco si tratta per loro. Il loro impegno è legato a un premio: un pezzetto di cibo, un sonaglietto, una pallina, abbinata a una carezza del conduttore, anche se, a vederli lavorare sulle macerie, sono riflessivi e non scherzano. Infatti il cane più maturo, più esperto prende meno sbandate. Sono femmine sterilizzate perché non è concessa alcuna distrazione dovuta ad altri «odori». Fiutano corpi fino a 5 metri sotto terra e, nei primi 3 giorni, hanno il pieno dominio sulle operazioni. In questo luttuoso evento hanno salvato 60 persone e individuato altri 50 corpi. E' bello vedere le persone terremotate e quelle comuni fermarsi a stringere la mano del conduttore per poi inginocchiarsi ad accarezzare questi angeli con la coda ed è bello sapere che si godranno la loro vecchiaia con la persona che li ha guidati sulle macerie per anni.

FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/politica/pi-efficaci-delle-tecnologie-i-cani-grazie-loro-fiuto-hanno-1300102.html

FOTO:https://www.petpassion.tv/blog/

SCOPERTI SQUALI NATI ALL'EPOCA DEL RE SOLE, HANNO QUASI 400 ANNI



Come gli Highlander hanno attraversato secoli di storia, sono nati nel `600 mentre in Europa infuriava la Guerra dei 30 anni e in Francia regnava il Re Sole, cioè Luigi XIV: sono gli squali della Groenlandia, che possono vivere fino a 400 anni.
Sono gli animali più longevi del mondo e crescono con un ritmo lentissimo, tanto da raggiungere la maturità sessuale a 150 anni. 

Descritti su Science, li ha studiati un gruppo di ricerca guidato da Julius Nielsen, che lavora all’università di Copenaghen, all’Istituto di risorse naturali della Groenlandia; all’acquario Nazionale della Danimarca, e all’università norvegese Artico. 
Gli squali della Groenlandia, il cui nome scientifico è Somniosus microcephalus, sono ampiamente diffusi in tutto il Nord Atlantico e gli adulti possono raggiungere fino a 5 metri di lunghezza. Si sa poco sulla biologia di questi animali ma il loro tasso di crescita molto lento suggerisce che sia questo il segreto della loro longevità. Per determinare l’età media di questi pesci i ricercatori hanno usato la tecnica di datazione al radiocarbonio, analizzando il cristallino degli occhi di 28 femmine.  

Le più anziane del gruppo avevano 335 e 392 anni e raggiungevano una lunghezza pari a 4,93 metri e 5,02 metri. Le altre erano più giovani e avevano in media 272 anni. Mentre l’uomo può arrivare fino a 100-120 anni, gli altri animali più longevi scoperti finora sono le balene artiche che possono vivere fino a 200 anni. 

FOTO:REUTERS

CALPESTA IL SUOLO DOPO 45 ANNI, LA STORIA A LIETO FINE DI UN ELEFANTE THAILANDESE

È probabile che dopo aver contribuito per anni alla distruzione del suo habitat naturale Wassana sia passata dall’industria del disboscamentodiventata illegalenegli anni ’80, a quella del turismo. «Non possiamo però esserne certi- ammette Lilli Ecmanis della WFFT- poiché l’elefante ha avuto molti proprietari diversi».  

La fondazione thailandese è venuta a conoscenza della situazione dell’animale mentre era impegnata a portare in salvo uno dei suoi compagni di lavoro. Ad attirare la loro attenzione è stato un grave ascesso sulla sua zampa, che il proprietario ha cercato di spiegare come un “problema passeggero”. L’elefante però non aveva mai visto un veterinario

Wassana avrebbe lavorato ancora per poco, il WFFT ha quindi deciso di garantirle una “pensione” serena. Dopo una raccolta fondi molto proficua è riuscito aportarla via dal campo della provincia di Ratchaburi, ma a quel punto i suoi problemi di salute si sono rivelati molti più del previsto.  

Le ferite aperte sulla fronte dovute agli strumenti utilizzati per tenere a bada questi animali in cattività le avevano provocato un’infezione. Non era mai stata lavata adeguatamente. Era denutrita e disidratata.  
Ma il passato difficile alle spalle e le condizioni di salute non hanno compromesso la sua integrazione nella nuova casa.  

«Non era spaventata, sembrava anzi curiosa di avvicinarsi agli altri elefanti e di scoprire l’ambiente circostante», racconta Ecmanis. «Wassana è incredibilmente amichevole», tanto che ha già legato con Jele, uno dei suoi simili. Può finalmentecamminare senza catene e seguire una dieta adatta a lei che pare gradire molto.

FONTE:http://www.lastampa.it/2016/07/23/societa/lazampa/animali/calpesta-il-suolo-senza-catene-dopo-anni-la-storia-a-lieto-fine-di-un-elefante-thailandese-ldwry76gwyFQZvHl14rVhJ/pagina.html

"EMOZIONI BESTIALI": viaggio nei sentimenti degli amici animali




Di Daniele Eboli

Se pensavate che gli animali non provassero emozioni questo libro vi farà ricredere.Non è possibile che su 8,7 milioni di specie animali che popolano la Terra, soltanto all'uomo sia concesso di emozionarsi", scrive Diego Santini, veterinario nonché autore di "Emozioni bestiali", edito da Proedi Editore. Chi meglio di lui poteva intraprendere il viaggio nei sentimenti dei nostri amici a quattro zampe (e non solo): Santini gli animali li ha curati, ascoltati e soprattutto amati.



Attraverso prove scientifiche, storie realmente accadute e i risultati di anni di ricerche sulla felicità degli animali, l'autore del libro ci spiega perché secondo lui l'uomo non è l'unico essere vivente a provare emozioni. Affermazione condivisa dallo psichiatra e psicoterapeutaFausto Manara a cui è affidata l'introduzione. Manara chiarisce l'esistenza di una parte animale nelle emozioni e nei comportamenti dell'uomo, allo stesso tempo spiega che negli animali c'è molto di umano.
Scopriamo dunque che anche i delfini mostrano il loro amore alle loro partner, che anche gli animali piangono i loro morti. Santini ci spiega poi perché un cane trema per un temporale mentre un cavallo lo ignora e ci convince che sarebbe impossibile per gli animali vivere senza provare emozioni.

La lezione di vita che arriva dagli animali

"Essere amici degli animali è facile", dice Santini. "È sufficiente rispettarli e accettare la loro vera natura. Proprio questo deve essere il nostro traguardo, perché condividere l’alterità - spiega - significa ammettere che ogni essere vivente è diverso e distinto da noi e che, nonostante ciò, non vi sono ostacoli alla comunicazione, alla comprensione e a una convivenza serena".

IL PINGUINO CHE OGNI ANNO TORNA A TROVARE L’UOMO CHE L’HA SALVATO: VIDEO



PREMESSA
Di Patrizia
http://www.visionealchemica.com/

La gratitudine è meravigliosa, è una magia per chi la riceve e per chi la esprime ma ci stupiamo se viene da un pinguino, gli animali sono senz’altro più aperti di cuore anche se c’è chi non lo concepisce scientificamente… Anni fa ho salvato un piccolo merlo caduto dal nido, una volta cresciuto l’ho lasciato libero ma lui tutte le mattine veniva a salutarmi e si lasciava accarezzare…


Meraviglia trovare di queste storie sul web ed aumentano in questi ultimi tempi, c’è più attenzione… c’è più cuore… da parte nostra!
Auspico che ci siano sempre più uomini che salvano animali, così leggeremo sempre più storie di questo tipo o forse diventerà la normalità… che bello!
Patrizia di Visione Alchemica
L’eccezionale amicizia nata nel 2011 su una spiaggia brasiliana


Un pinguino di Magellano (Spheniscus magellanicus) ogni anno nuota per 8.000 chilometri per andare a trovare un pensionato brasiliano che nel 2011 gli salvò la vita.
Il pinguino, che è stato chiamato Dindim, passa 8 mesi all’anno con il 71enne Joao Pereira de Souza – un muratore in pensione che faceva anche il pescatore – e il resto dell’anno lo passa in mare e lungo le coste meridionali tra l’Argentina e il Cile.
A rivelare la storia di questa incredibile riconoscenza e di questa amicizia tra un pinguino e un uomo è stato il quotidiano britannico Daily Mail che ha ripreso le notizie e le immagini provenienti dall’ Universidade Federal do Rio de Janeiro.
Souza 5 anni fa trovò Didim sugli scogli di una spiaggia, ricoperto di petrolio e quasi morto di fame, lo portò a casa sua, ci mise una settimana a ripulirlo dal greggio e lo curò e lo alimentò per 11 mesi, fino a che il pinguino cambiò il piumaggio e se ne ritornò nell’oceano da cui era venuto. Diversi mesi dopo Didim si ripresentò alla casa di Souza.
Intervistato da Globo TV, il pensionato brasiliano ha detto «Amo il pinguino come se fosse mio figlio e credo che il pinguino mi ami. Posso toccarlo solo io, Se un’altra persona cerca di accarezzarlo, la becca. Mi si mette in grembo, mi permette di fargli la doccia, mi permette di dargli da mangiare sardine e di prenderlo».
Souza ricorda che «Tutti dicevano che non sarebbe tornato, ma è tornato a farmi visita negli ultimi quattro anni. Arriva a giugno e mi lascia per andare a casa a febbraio e ogni anno diventa più affettuoso e sembra ancora più felice di vedermi».
Il biologo Joao Paulo Krajewski, che ha intervistato Pereira de Souza per Globo TV, ha detto: «Prima non avevo mai visto nulla di simile. Credo che il pinguino creda che Joao faccia parte della sua famiglia e, probabilmente, anche che sia un pinguino. Quando lo vede scodinzola come un cane e raglia con piacere».
Anche un altro biologo ha sottolineato che «Sembra come se Dindim riconosca il signor de Souza come farebbe con un altro pinguino e agisca di conseguenza».