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DAVID BOWIE: UNA CURIOSA RAZZA DI DINOSAURO È STATA RINOMINATA COME IL DUCA BIANCO


Di Simone Esposito

Alcuni artisti rock sono riusciti ad acquisire una tale fama e una tale notorietà da ottenere riconoscimenti anche al di fuori della musica. Un caso eclatante è proprio quello di David Bowie: acclamatissimo nell’industria musicale e, a quanto pare, anche nel regno animale. Di recente, infatti, una razza di dinosauro è stata rinominata proprio come l’iconica voce di “Heroes”.

LA SPECIE DI DINOSAURO CON IL NOME DI DAVID BOWIE

“Ho sempre avuto un irrefrenabile bisogno di essere qualcosa di più che un umano”, spiegò l’eccentrico David Bowie durante un’intervista per Rolling Stones nel 1976. Il curioso desiderio è stato finalmente esaudito: il suo nome, infatti, sarà ora ricordato per sempre anche in ambito zoologico. Una curiosa razza di dinosauro, nota originariamente come “Stellasaurus”, è stata recentemente chiamata proprio con il nome di David Bowie.
“Questo è un chiaro omaggio al brano di successo di Bowie, Starman.” Ha spiegato il paleontologo Jack Wilson al riguardo, aggiundendo: “La forma del cranio di questo dinosauro è sorprendente ed è molto simile ad una stella.”
La creatura vagava sulla Terra oltre 75 milioni di anni fa e, il suo particolarissimo cranio, fu rinvenuto vicino la città di Cut Bank (Montana) non lontano dal confine tra gli USA e il Canada.
“Questa speciale razza di dinosauro apparteneva ai ceratopsiani, noti mangiatori di piante -Ha agiunto Wilson- L’anatomia di questo Stellasaurus è assolutamente notevole: racconta, infatti, la storia di milioni di anni di ininterrotto cambiamento evolutivo all’interno di una singola specie.”
Questa, però, non è certo la prima volta che assegnano ad un animale il nome del Duca Bianco: una rarissima specie di ragno, infatti, è nota ora come “Heteropoda Davidbowie”. L’aracnide è stato rinominato in tal modo con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su una serie di animali che rischiano gravemente l’estinzione.
Ormai è cosa nota: quando gli entomologi scoprono nuove specie, prendono ispirazione dal mondo della musica, del cinema o della politica per rinominare questi animali. Ogni anno, infatti, vengono battezzate oltre 24 mila specie di animali e, come potete immaginare, gli scienziati si sbizzarriscono come meglio possono per scegliere un degno nome. Andiamo a scoprire alcuni divertenti esempi collegati al mondo della musica rock:

MOLLUSCO JAGGER (ANOMPHALUS JAGGERIUS)

Ebbene si, un mollusco ha ‘preso in prestito’ il nome dell’iconico frontman dei Rolling Stones.

CROSTACEO MARLEY (GNATHIA MARLEYI)

Questo piccolo crostaceo del mare dei Caraibi ha avuto l’onore di essere rinominato come il cantante giamaicano Bob Marley.

RAGNO ZAPPA (PACHYGNATHA ZAPPA)

Il dorso di questo curioso ragno è molto simile ai famosi baffi del chitarrista statunitense Frank Zappa.

GAMBERO PINK FLOYD (SYNALPHEUS PINKFLOYDI)

Lo scopritore di questa bellissima razza di gambero, lo zoologo Sammy De Grave, ha deciso di rinominare così la sua scoperta.

Giornata della Biodiversità 2019, nel mondo un milione di piante e animali a rischio estinzione


Di Salvatore Santoru

Si celebra oggi, 22 maggio 2019, la Giornata Mondiale della Biodiversità
Tale giornata serve a ricordare l'importanza della diversità biologica e a porre l'attenzione sulle tante specie vegetali e animali a rischio o in via di estinzione.

Come riporta il Fatto Quotidiano, nel mondo vi sono almeno un milione di piante e animali a rischio, principalmente a causa dei cambiamenti climatici.

Aiuto, c'è un milione di specie a rischio estinzione (ma non interessa a nessuno)


Di Emanuele Bompan

Un milione di specie a rischio estinzione, animali e vegetali. Una vera e propria estinzione di massa. Causata dall’uomo. Il dato-shock è stato annunciato dall’ultimo rapporto IPBES, la Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi creata dalle Nazioni Unite. Ma la notizia peggiore è che il tasso di estinzione delle specie, che non ha precedenti storici, ha accelerato. «La salute degli ecosistemi di cui dipendiamo, così come di tutte le altre specie, si sta deteriorando più velocemente che mai. Stiamo erodendo le basi stesse della nostra economia, della nostra sicurezza alimentare, della salute e della qualità della vita in tutto il mondo», denuncia il britannico Robert Watson, presidente dell’IPBES.
Fermate quello che state facendo e pesate alla gravità di questa affermazione. Non solo non siamo in grado di proteggere la biodiversità del pianeta, ma stiamo pure peggiorando nel ruolo di steward del pianeta. Altro che amore per il Creato. Eppure nel lontano 1992, centonovantasei nazioni firmarono la Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), un trattato internazionale adottato al fine di tutelare le varietà di specie animali e di piante, l'utilizzazione durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento del capitale naturale. La CDB però è stata sempre poco seguita dai governi e dalla stampa. Chi ha mai sentito parlare degli Obiettivi per la Biodiversità di Aichi 2010-2020? Un tema frequentemente ignorato sui media. Inclusi quelli specializzati. Mai una prima pagina.
Il problema della biodiversità non è “una questione da poveri animaletti”: il report IPBES mostra chiaramente come il deterioramento del capitale naturale abbia impatti concreti sul nostro benessere e la nostra salute. Il degrado del suolo ha ridotto la produttività del 23% della superficie terrestre globale; la perdita degli impollinatori ha comportato danni per 577 miliardi di dollari all’agricoltura in tutto il mondo, 100-300 milioni di persone sono a maggior rischio di inondazioni e uragani a causa della perdita di habitat costieri come le mangrovie. Sono a rischio la pesca, il settore del legname, e in generale tutti i servizi naturali cui la biodiversità garantisce resilienza. «In generale la perdita di specie e habitat rappresenta un pericolo per la vita sulla Terra tanto quanto lo è il cambiamento climatico», afferma Watson.
Ora il nuovo report IPBES, che è il corrispondente per la biodiversità dell’IPCC, il mega panel di scienziati sul cambiamento climatico, il primo dal 2005 di queste dimensioni (raccoglie oltre 15mila studi di settore, ed è stato revisionato dagli esperti governativi di 132 paesi), dimostra – una volta per tutte – che la risposta attuale, su scala globale, è insufficiente e cambiamenti profondamente trasformativi sono necessari per rigenerare e proteggere la natura.
Niente di nuovo in realtà: il fatto che dei 20 Obiettivi sulla Biodiversità di Aichi (un percorso avviato in Giappone nel 2010 dalle Nazioni Unite similare ai negoziati sul clima ) per il 2020 solo 4 sono stati raggiunti dimostra come già da tempo il mondo della scienza fosse a conoscenza della realtà de fatti. Oggi più del 40% delle specie di anfibi, quasi il 33% dei coralli che formano la barriera corallina e più di un terzo di tutti i mammiferi marini sono minacciati. In passato l’uomo, anche in numeri inferiori ha portato distruzione: almeno 680 specie di vertebrati sono state portate all'estinzione dal XVI secolo, conferma il report IPBES. Il nostro paese non è esente: solo in Italia presto potrebbero sparire l’allodola - ne sono sparite la metà negli ultimi 40 anni – la farfalla blu – meno 38% dagli anni ’70, mentre un terzo degli individui di api e insetti è a rischio estinzione. L’estinzione più preoccupante? Quella dei coralli, che potrebbe alterare completamente gli equilibri marini, con gravissimi impatti sulla pesca e sulla sicurezza alimentare.
È sempre più certo che l’intervento umano stia causando, di fatto, una vera e propria Sesta estinzione di massa. Per l’integrità della biosfera gli studiosi indicano un limite di “dieci estinzioni ogni 10.000 specie nell’arco di 100 anni”, mentre dal 1900 si sono registrate “24-100 estinzioni ogni 10.000” specie, a seconda dei tipi di organismi», spiega a Linkiesta Gianfranco Bologna, responsabile scientifico WWF Italia. «Persino gli insetti sono a rischio. Una recente analisi di più di 70 ricerche sul declino degli insetti in varie parti del mondo illustra quanto il fenomeno sia diffuso in maniera preoccupante».
«Per affrontare le principali cause di danno alla biodiversità dobbiamo capire la storia e l'interconnessione globale una serie di fattori, dal cambiamento demografico al motore economico, così come i valori sociali che li sostengono», spiega il Prof. Eduardo Sonnewend Brondízio, uno dei principali autori del report IPBES. «I driver chiave includono un aumento della popolazione e del consumo pro-capite, l'innovazione tecnologica, che in alcuni casi ha ridotto e in altri casi ha aumentato il danno alla natura e, criticamente, le questioni di governance e responsabilità. Un elemento che emerge è quello dell'inter-connettività globale e del "telecoupling" - ovvero l'estrazione e la produzione di risorse che spesso si verificano in una parte del mondo per soddisfare i bisogni dei consumatori di regioni lontane». Il 2020 sarà un anno storico per capire quali sforzi l’umanità può mettere in campo per la biodiversità e il clima, elementi per altro fortemente correlati. Seguire questi temi sarà un obbligo civico. Ogni giornalista, ogni cittadino deve esserne consapevole.

Macachi rinchiusi in laboratorio, i loro sguardi sembrano chiederci: è davvero necessario?


Di Essere Animali
Marta, Charlie e altri macachi sono rinchiusi nelle gabbie di uno stabulario, presso un’importante università italiana. Questi non sono i loro veri nomi, che abbiamo deciso di non divulgare così come non divulgheremo il nome dell’università e di chi ci ha lavorato alcune settimane, con lo scopo di documentare e rendere visibile la loro triste vita.
Questi macachi vivono in piccole gabbie spoglie. Inseriti nel cranio e nelle tempie hanno degli elettrodi, necessari per gli esperimenti di neuroscienze a cui sono sottoposti. Una vita di totali privazioni porta molti di loro a comportamenti stereotipati: si muovono avanti e indietro nella gabbia, leccano compulsivamente le pareti e mordono senza sosta lucchetti e sbarre. Immagini come queste lasciano il segno. Non accade spesso di poter vedere video dall’interno dei laboratori di ricerca. Questa è la prima indagine compiuta “sotto copertura” in Italia, mentre le più recenti in Europa sono di cinque o sei anni fa, che diffondiamo oggi in occasione del 40esimo anniversario della Giornata mondiale per gli animali nei laboratori.
Nel video non si vedono esperimenti particolarmente cruenti, ma l’infinita tristezza in cui vivono questi macachi per lunghi anni di ricerche. Oltre la porta del laboratorio, dove vengono portati per gli esperimenti, bloccati nelle gabbie di contenzione, non sappiamo cosa accada. Ma crediamo che queste immagini siano sufficienti per interrogarci sull’utilizzo di primati e altri animali nelle università e nei centri di ricerca italiani. Il loro sguardo impotente tocca il cuore e non può lasciarci indifferenti. La domanda che questi animali sembrano porci è “davvero non possiamo fare in modo che questo non sia più necessario?”.
Nel nostro Paese sono circa 600 i laboratori autorizzati dal ministero della Salute a compiere esperimenti su animali. Si tratta di centri di ricerca pubblici o privati, situati all’interno di aziende farmaceutiche, università e ospedali. Il dato positivo è che anno dopo anno il numero totale di animali utilizzati per la ricerca scientifica è in graduale diminuzione: oggi sono poco meno di 600mila, mentre soltanto dieci anni fa erano quasi un milione.
[Attenzione: le immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità]



Artifishal, l'allevamento intensivo del salmone selvaggio e il rischio della sua estinzione



Quello che mangi non è un salmone (quello che stai facendo estinguere, sì)


DI FRANCESCO CANCELLATO
Viaggio nel cuore degli allevamenti di salmone del nord Europa, dove la carne viene colorata, il maltrattamento animale è regola e gli ecosistemi a rischio. Primo fra tutti, quello del salmone selvaggio, sempre più a rischio estinzione
Vestfirðir, Islanda. «Il salmone che mangi, in realtà, non è arancione». Sorride sotto la barba, Mikael Frödin, mentre lo guardi con la faccia di chi ha appena scoperto che Babbo Natale non esiste. Condividiamo il sedile posteriore di un minivan che sobbalza lungo una strada di asfalto nero tra la neve e il mare. Siamo nella regione del Vestfirðir islandese, all’estremità nord occidentale dell’Islanda, tra l’indice e il medio della mano di terra che sembra allungarsi verso la Groenlandia, quasi a volerla toccare. «Qui a volte arrivano gli orsi polari a nuoto – aveva raccontato poco prima Fridleifur Gudmundsson detto Frid, professione avvocato e attivista, che è seduto sul sedile anteriore -. Ce li ritroviamo esausti e traumatizzati sulla riva e li riportiamo indietro».

Ci troviamo in Islanda, nel Vestfirðir, sul minivan, perché Patagonia, azienda americana produttrice di abbigliamento tecnico, l’archetipo delle benefit corporation, imprese che mettono il loro impatto sociale e ambientale accanto ai profitti , ha prodotto un documentario chiamato Artifishal, sull’allevamento intensivo dei salmoni e sulla scomparsa del pesce selvaggio dalle acque del pianeta. Contestualmente, è stata lanciata anche una petizione che chiede ai governi e ai membri del parlamento di Islanda, Scozia, Irlanda e Norvegia di fermare la devastazione della fauna ittica selvaggia e degli ecosistemi in cui vive causata dagli allevamenti in mare aperto dei salmoni e di impedire la concessione di ogni nuova licenza d’allevamento. Primo firmatario di questa petizione è il North Atlantic Salmon Fund Iceland di cui Frid è portavoce perché proprio l’Islanda, in queste settimane, sta votando per liberalizzare le licenze all’allevamento intensivo di salmoni in mare aperto. E non è un caso che la première assoluta del film abbia luogo proprio in Islanda.

GATTO SALVA CANE- VIDEO



Di Salvatore Santoru

Video bellissimo in cui si vede un gatto che salva un cane intrappolato.
Ciò è la dimostrazione della solidarietà animale che, non raramente, va anche al di là della specie.

VIDEO ORIGINALE PUBBLICATO SU: https://www.youtube.com/watch?v=D5fE4lI8jVw(CANALE YOUTUBE PETSTEEM)

Un cucciolo in difficoltà salvato dalla mamma gatta- VIDEO TOCCANTE E BELLISSIMO


Di Salvatore Santoru

Tenerissimo e toccante video girato negli USA che riprende un cucciolo(un gattino, anche se a causa della scarsa nitidezza poteva sembrare un cagnolino) in difficoltà che viene salvato dall'assai coraggiosa madre.

Il video è stato ripreso sul canale Youtube di 'Informazione Consapevole' 2 anni fa con un'erronea descrizione, dovuta alla scarsa risoluzione dello stesso e al fatto che sul web era stato diffuso l'erroneo titolo.

VIDEO ORIGINALE PUBBLICATO E DIFFUSO DALLA TV STATUNITENSE http://www.ntd.tv/.

In Cina sono nate 5 scimmie clonate, geneticamente modificate per essere insonni


In Cina sono nate 5 scimmie clonate, geneticamente modificate per essere insonni


È la prima clonazione di un primate con dna modificato in laboratorio, e per gli esperti potrebbe diminuire l’uso dei primati nelle sperimentazioni e aiutare a studiare malattie dall’insonnia al cancro

Di Mara Magistroni
In Cina sono nate cinque scimmiette identiche. E no, non sono frutto di uno straordinario evento naturale, ma di un esperimento condotto da due team dell’Institute of Neuroscience della China Academy of Sciences (Ion-Cas) di Shanghai. Per la prima volta i ricercatori cinesi sono riusciti a ottenere con la stessa tecnica della pecora Dolly ben cinque cloni di un macaco, a sua volta geneticamente modificato in laboratorio con la tecnica di editing del dna Crispr-Cas9 per sviluppare disturbi del sonno.
Un’impresa davvero eccezionale dal punto di vista scientifico, che – sostengono i suoi autori – permetterà di studiare più a fondo l’insonnia, la depressione e le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer in animali più simili a noi. Ma che, tuttavia, porta con sé tutti i dilemmi etici sulla sperimentazione sui primati non umani.
La ricerca è riportata in due articoli (qui e qui) pubblicati sulla rivista National Science Review.

Macachi insonniIl primo esperimento condotto dai ricercatori cinesi aveva lo scopo di creare un macaco geneticamente modificato che mostrasse alterazioni del ritmo circadiano, come la riduzione del tempo di sonno e l’anomala attività notturna accompagnati da ansia e depressione.
Per questo gli scienziati hanno applicato la tecnica del taglia-e-cuci genetico Crispr-Cas9 per modificare il gene Bmal1, coinvolto appunto nella regolazione del ritmo circadiano, in embrioni di macaco fecondati in vitro. Una volta nati, gli animali sono stati analizzati e monitorati per selezionare l’esemplare in cui l’editing del dna fosse stato efficace.
“I disturbi del ritmo circadiano potrebbero essere coinvolti in molte malattie umane, tra cui disturbi del sonno, diabete mellito, cancro e malattie neurodegenerative”
, ha spiegato Hung-Chun Chang, tra gli autori della ricerca. “Le nostre scimmie geneticamente modificate nel gene Bmal1 potrebbero quindi essere utilizzate per studiare la patogenesi della malattia così come i trattamenti terapeutici”.

Cinque gocce d’acquaNella fase successiva della ricerca, la scimmia insonne ha fatto da donatrice di cellule (fibroblasti), il cui materiale genetico è stato trasferito in oociti di macaco precedentemente svuotati del proprio nucleo. La tecnica utilizzata è quella del trasferimento nucleare da cellule somatiche, la stessa impiegata l’anno scorso per generare Zhong Zhong e Hua Hua, le prime due scimmie clonate della storia. La stessa (con qualche aggiustamento) della pecora Dolly. Gli embrioni cloni così ottenuti – tutti uguali tra loro perché proprietari dello stesso patrimonio genetico – sono stati impiantati in mamme-scimmie surrogate.
Un’impresa eccezionaleAl di là degli interrogativi etici che inevitabilmente emergono, la ricerca ha davvero dell’eccezionale. A differenza del processo che ha portato alla nascita di Zhong Zhong e Hua Hua, infatti, stavolta i ricercatori hanno utilizzato con successo cellule di una scimmia donatrice completamente sviluppata (e non di un feto abortito). Un animale che oltretutto era stato modificato geneticamente.
Riteniamo che questo approccio alla clonazione di scimmie modificate geneticamente possa essere utilizzato per generare una varietà di modelli di primati utili per studiare malattie a base genetica, tra cui molte malattie del cervello, i disordini immunitari e metabolici e il cancro“, sostengono gli autori. “Questo approccio aiuterà a ridurre il numero di macachiattualmente utilizzati nella ricerca biomedica in tutto il mondo: senza l’interferenza del background genetico, infatti, basterà un numero molto inferiore di scimmie clonate che mostrano fenotipi malattia da utilizzare per i test pre-clinici sull’efficacia delle terapie”.

Nuotare e trovarsi faccia a faccia con Deep Blue, lo squalo più grande al mondo: è accaduto a un gruppo di sub


Di Monia Sangermano


Avvistare 'Deep Blue' è un evento raro, ma questa volta l'enorme squalo ha concesso ai sub di nuotare insieme a loro. Perché è così docile? E' incinta

E’ stata una vera e propria sorpresa, forse un po’ troppo da film horror, quella vissuta da un gruppo di sub che stavano monitorando la carcassa di una balena al largo di Oahu nelle Hawaii. Durante l’immersione si sono trovati a faccia a faccia con uno squalo bianco gigante: “questa gigantesca creatura gentile che voleva usare la nostra barca come un posto per grattarsi“, ha spiegato ironicamente il sub Ocean Ramsey all’Honolulu Star-Advertiser. “Siamo usciti all’alba ed è rimasta con noi più o meno tutto il giorno“, ha aggiunto, spiegando che, tenendo conto della stazza e dei segni distintivi, potrebbe essere il famoso ‘Deep Blue‘, ovvero il più grande squalo bianco al mondo. “Le grandi femmine incinte sono le più sicure con cui stare, assieme agli squali più grandi e più vecchi. Hanno visto tutto, compresi noiecco perché mi verrebbe da chiamarla nonna squalo” ha aggiunto Ramsey.
Lungo sei metri, l’animale ha fatto la sua improvvisa apparizione martedì scorso, mentre raggiungeva un gruppo di squali tigre che stavano banchettando intorno alla carcassa della balena. “Quando è arrivata, gli altri squali si sono allontanati, e lei ha cominciato a grattarsi sulla nostra barca“, ha raccontato Ramsey. Secondo la sub, che è anche un’esperta di squali, l’animale potrebbe avere oltre 50 anni, ed era “larga in maniera sconcertante“, da qui l’ipotesi che sia incinta.

FONTE E ARTICOLOCOMPLETO:http://www.meteoweb.eu/foto/deep-blue-hawaii-squalo-bianco/id/1209308

Ha trovato una casa Fortunello, il montone salvato alla Festa del Sacrificio a Napoli

Risultati immagini per Ha trovato una casa Fortunello, il montone salvato alla Festa del Sacrificio a Napoli

La Stampa

Si chiama Fortunello il montone scampato probabilmente a una macellazione abusiva per la Festa del Sacrificio a Napoli, e ha trovato casa. L’animale è stato tolto dalla polizia a un ragazzo marocchino che lo trasportava legato in un passeggino, poi denunciato per maltrattamento, grazie all’intervento del consigliere municipale dei Verdi, Salvatore Iodice. Il servizio veterinario dell’Asl Napoli 1 lo accudisce in un posto secretato perché c’è un’indagine in corso della magistratura. 


«La battaglia che abbiamo fatto per difendere Fortunello è prima di tutto contro i maltrattamenti di tutti gli animali - spiega il consigliere regionale dei Verdi, Francesco emilio Borrelli - sono ancora troppi gli episodi di violenza nei confronti dei nostri amici a quattro zampe e su questo tema c’è molto da fare in termini di prevenzione e sensibilizzazione. Per questo non vogliamo che in alcun modo venga strumentalizzata per altri fini politici».  

Allarme Wwf: ecco le 16 specie animali che rischiano di non vedere più il Natale

Il leopardo di Amur


Vaquita e leopardo dell’Amur, due specie che rischiano di non vedere il Natale 2018 per il numero esiguo a cui sono ridotte le loro popolazioni. Della prima, una specie simile ad un delfino, ne sono rimasti solo 30 esemplari nel golfo della California, del secondo, un agilissimo felino che sopravvive ancora nelle foreste temperate tra Cina, Mongolia e Russia, meno di 70. E se non si interviene subito fermando la pesca illegale nei mari del Messico per la prima specie o il bracconaggio per il leopardo, il prossimo Natale potremmo scoprire che si sono già estinte. È uno dei dati chiave della Mappa dell’estinzione del Wwf, lanciata insieme a un Report nell’ambito della sua Campagna di Natale “Wwf is calling”. Nella mappa ci sono altre 14 specie scelte tra le tante a rischio tra vertebrati, coralli e piante, specie sul baratro dell’estinzione per i pericoli legati alla capacità distruttiva di alcune attività umane in molti angoli del pianeta. 


«È questa la Natura che le generazioni future potrebbero non vedere mai. Il loro destino è legato alla possibilità di mettere in campo il prima possibile interventi in grado di salvarle dall’estinzione» scandisce il Wwf. Nel report l’associazione ambientalista indica anche i vari progetti sostenuti per fermare questa corsa verso l’estinzione e portati avanti dall’associazione in varie parti del pianeta. Il Wwf ricorda che solo dal 1970 al 2012 l’uomo ha determinato il calo del 58% dell’abbondanza delle popolazioni di vertebrati terrestri e marini. Ma, ancor più gravemente, la nostra azione ha amplificato forse anche di 1000 volte quello che è il normale tasso di estinzione delle specie sulla Terra.  

Il Vaquita  

«Abbiamo il dovere di accendere i riflettori sul rischio di estinzione di alcune specie preziose e chiamare tutti a raccolta per combattere le minacce che rischiano di cancellare tesori di biodiversità in Italia e nel Mondo» afferma la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi. «Le specie su cui si concentra l’attenzione di questo nostro report - segnala - sono gli “ambasciatori” di un percorso di estinzione che è arrivato, purtroppo, quasi a termine». I numeri parlano chiaro. In Italia per alcune specie come l’orso marsicano oggi si parla di poche decine di esemplari, e lo stesso vale per l’aquila del Bonelli (40 coppie), il gipeto (una decina di coppie in Italia, meno di 10.000 in 3 continenti -Asia, Africa-Europa) o per una specie arborea che esiste solo sulle montagne della Sicilia, l’abete dei Nebrodi. 

Il pangolino  

Sempre in Italia anche la lucertola delle Eolie, come tanti rettili, rischia di scomparire: adattata a vivere solo su alcuni scogli di queste isole con meno di 1.000 esemplari. Alla lista si aggiungono altre specie animali globali destinate a salire su questa insolita “Arca di Natale” disegnata dal Wwf e, tra queste ci sono il rinoceronte di Sumatra che condivide con tigre e orango la drammatica riduzione delle foreste abbattute per far spazio alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso (meno di 150 individui), il bradipo pigmeo (alcune centinaia superstite in un’isola panamense), il pangolino perseguitato per le sue scaglie ritenute “miracolose” nella medicina tradizionale, e il chiurlottello, un uccello ritenuto una vera e propria chimera dagli ornitologi data la sua estrema rarità in tutta Europa. Pappagalli ricercati per la loro bellezza e rarità, come l’ara golablu che ha la sfortuna di nidificare proprio nei palmeti pressati dalla deforestazione.  

Gatto europeo: origini, carattere e cura


Di Veronica Segantini
Abbiamo parlato delle dieci razze più costose di gatti. Ma il felino domestico più comune è sicuramente il gatto europeo. Pur essendo molto comune e diffuso, il gatto europeo vanta nobili e antiche discendenze: sarebbe infatti la razza che più direttamente discende dall’antico gatto egizio (Felis silvestris lybica o Felis lybica), considerato una divinità nella civiltà dei faraoni.
Secondo un recente studio pubblicato su Nature Ecology and Evolutionil legame fra gatti ed esseri umani risale agli albori dell’agricoltura, nella Mezzaluna Fertile, circa diecimila anni fa. Fu allora che, in Medio Oriente, i gatti si avvicinarono alle comunità agricole attratti dai topi che infestavano i loro granai. Da lì i mici sono stati addomesticati e si sono diffusi ovunque, soprattutto seguendo le principali rotte commerciali a bordo delle navi.
All’Antico Egitto sarebbe arrivato dalle zone più interne del Nord Africa, dove si sono sviluppate in passato anche altre razze di felini. In Europa sarebbe invece arrivato con le navi dei mercanti, in particolare Fenici, che li portavano con sé durante le traversate non solo come animale da compagnia, ma soprattutto per tenere lontani i topi dal cibo.
Proprio questa funzione di “guardiano” contro i topi decretò la fortuna del gatto nel Vecchio continente, dove venne adottato in tutte le marinerie. Grazie alla sua capacità di adattamento, poi, il gatto europeo si diffuse presto in tutti i Paesi dell’Europa meridionale, e gli antichi Romani lo portarono fino in Inghilterra.
Al riconoscimento della razza si è arrivati nel 1925 nel Regno Unito. Da allora il gatto europeo è diventato ufficialmente una razza selezionata direttamente dal gatto comune domestico, o gatto soriano, ovvero dalla stragrande maggioranza dei gatti in circolazione in Italia e in Europa.
IL CARATTERE – Di carattere socievole e curioso, indipendente ma anche molto affettuoso con il proprio “padrone”, il gatto europeo ha un forte istinto predatorio che, anche quando non si può concretizzare in una vera e propria caccia, si dimostra nei salti, negli agguati e nell’esplorazione. Sono tutti comportamenti che il cucciolo apprende dalla madre, anche se questa ha sempre vissuto in appartamento, a dimostrazione del carattere innato di questi comportamenti.
LA CURA – Il gatto europeo non necessita di cure particolari. Per lo più andrebbe spazzolato una volta alla settimana con una spazzola ad hoc, mentre nel periodo della muta sarebbe opportuno usare un guanto di gomma per rimuovere il pelo morto. Orecchie e occhi possono essere puliti solo se necessario, mentre le unghie possono essere spuntate con le forbicine, un po’ come con i bambini.

Gatti, le 10 razze più costose al mondo: sphynx, blu di Russia, savannah…



Di Veronica Segantini

Bengala, savannah, persiani, blu di Russia: i gatti più costosi (e forse anche più belli) del mondo sono questi. Felini eleganti e dalla pelliccia che, in alcuni casi, ricorda in modo impressionante quella dei loro “cugini” maggiori, i leopardi.


Vediamo insieme la lista dei dieci gatti più cari al mondo. Ricordando sempre che, comunque, ci sono meravigliosi mici senza prezzo nelle colonie feline di tutta Italia.
Sphynx – Nonostante casi di gatti privi di pelo siano sempre esistiti, la razza sphynx è stata creata negli anni Settanta in Canada. Molto freddolosi per via dell’assenza di pelo, questi gatti amano stare in appartamento. Costano intorno ai 2mila euro.
Bengala – Il primo esemplare risale al 1973, quando il dottor Centerwall volle provare a rendere immuni dalla leucemia felina i gatti domestici incrociandoli con un esemplare di gatto leopardo asiatico. Non riuscì nell’intento, ma diede inizio ad una nuova razza, il “Bengal”. In seguito vi furono altri incroci per rendere il nuovo gatto più docile verso l’uomo. Il bengala viene considerato un vero gatto domestico soltanto dopo la terza generazione, prima continua a conservare comportamenti ancora tipici del gatto selvatico. Può arrivare addirittura a costare 2.500 euro.
Blu di Russia – L’origine di questo felino è ignota. Si sa solo che i primi avvistamenti lo collocano nel nord-ovest della Russia, in particolare nella città portuale di Arcangelo, sul Mar Bianco. Il suo pelo è blu con numerose sfumature di grigio. Secondo alcuni l’espressione della sua bocca ricorda il sorriso della Gioconda. È un gatto che viene considerato socievole e adatto anche ai bambini. Un esemplare costa intorno ai 1.000 euro circa.
Savannah – Anche in questo caso si tratta di un ibrido, ma questa volta  tra un servalo ed un gatto domestico. Il primo esemplare, una femmina di nome Savannah, appunto, venne ottenuto il 7 aprile 1986 da Judee Frank, che incrociò un maschio di servalo con una gatta siamese. È un gatto dalla grossa taglia, che può essere lungo quasi un metro e pesare anche quindici chili. Per questo necessita di grandi spazi, anche perché può saltare fino a due metri di altezza. Il maschio di savannah è sterile fino alla quinta generazione: per questo il suo prezzo può addirittura raggiungere i 20 mila euro a esemplare.

Scottish Fold – E’ una varietà di gatto originaria della Scozia. Il suo manto delicato e morbido richiede frequenti cure e solitamente è grigio o nero. La caratteristica peculiare di questo micio sono le punte delle orecchie piegate. Ha un carattere molto socievole e affettuoso, ed è ideale per la vita d’appartamento e con i bambini. Costa tra i 200 ai 1.000 euro.
British Shorthair – Questo gatto è il discendente dei gatti portati in Gran Bretagna dai Romani che furono, poi, incrociati con i gatti selvatici nativi. Per molti secoli  visse allo stato selvatico, fino al XIX secolo. Ad oggi è la razza più diffusa nel Regno Unito dal 2001, anno in cui ha superato la razza persiana. Un esemplare costa tra i 400 ai 900 euro.
Persiano – Originario dell’Asia Minore, venne portato in Europa per la prima volta nel 1626 da Pietro Della Valle. Il gatto persiano era molto apprezzato in epoca vittoriana ed in particolare dalla regina Vittoria, che ne possedeva rari esemplari di colore blu. È considerato il gatto domestico per antonomasia. Anche in questo caso il prezzo si aggira intorno ai mille euro.
Siamese – Il primo esemplare venne presentato in Europa nel 1871 al Cat Show di Londra, e nel 1880 il re del Siam regalò due coppie di siamesi a Owen Gould, console inglese a Bangkok, che ne fece mostra a Londra. Originario della Tailandia, costa tra i 200 e i 700 euro.
Maine Coon – E’ una delle più antiche razze naturali del Nord America, tanto da essere considerato generalmente come nativo dello stato del Maine, di cui è il gatto ufficiale. Il suo nome deriva proprio dallo stato del New England in cui venne avvistato per la prima volta, e da Raccoon, orsetto lavatore in inglese, per la sua coda molto simile a quella di un procione. Il prezzo varia dai 700 ai 1.000 euro a esemplare.
Manx – Noto anche come gatto dell’Isola di Man o Kayt Manninagh, è un felino con una naturale mutazione della colonna vertebrale: talvolta i gatti manx non hanno coda o l’hanno cortissima. Inoltre le zampe posteriori sono più lunghe di quelle anteriori. Il gatto Manx è venduto a 300 euro mentre quello la rara specie dal manto bianco è valutato attorno ai 3.000 euro.

Cane e tigre giocano insieme, che tenerezza -VIDEO


Di Salvatore Santoru

Spesso si pensa che tra gli animali di diverso rango non possa esserci alcun tipo di empatia e di amicizia, eppure se non sottoposti alle necessità più istintive della natura non è assolutamente detto che sia sempre così.
Vi sono tanti casi di amicizia tra animai considerati solitamente "eterni nemici", cani e gatti ad esempio.

In questo video,invece, si può notare l'amicizia che lega un cane a un'altro felino,questa volta una tigre e li si può ammirare mentre giocano insieme.

UN CUCCIOLO IN DIFFICOLTA' VIENE SALVATO DA UN CORAGGIOSO GATTO: VIDEO


Di Salvatore Santoru

Tenerissimo e toccante video che riprende un cucciolo(sembrerebbe un gattino, ma potrebbe trattarsi anche di un cagnolino) in difficoltà che viene salvato da un gatto assai coraggioso.
Al di là dell'identità del cucciolo, tale video è una bellissima prova dell'eroismo e della solidarietà animale.

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