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Salvataggio Popolare, parla Paragone: 'Salvati tutti coloro che non si erano accorti del buco'


Di Salvatore Santoru

Il governo ha recentemente deciso di salvare la Banca Popolare di Bari(1).
Tale decisione non è affatto piaciuta a Gianluigi Paragone, che ha reso noto il suo dissenso in un video pubblicato su Facebook.

Tale video, riporta il Giornale(2), è stato postato poco prima del suo intervento a In mezz'ora(3).
Paragone ha fatto nomi e cognomi degli uomini ritenuti responsabili di non essersi accorti del buco.




NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/12/il-governo-salvera-la-banca-popolare-di.html

(2) http://www.ilgiornale.it/news/economia/banca-popolare-bari-paragone-tutti-promossi-uomini-che-non-1799700.html

(3) https://www.facebook.com/gianluigi.paragone/videos/468407240530132/

Il governo salverà la Banca Popolare di Bari



Domenica sera il governo ha approvato un decreto per salvare la Banca Popolare di Bari, una delle più grosse banche del Sud Italia. In base al decreto, il governo darà 900 milioni di euro a Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa del ministero dell’Economia, per finanziare Microcredito Centrale (una banca controllata dal ministero dell’Economia) che poi li verserà alla Banca Popolare di Bari per comprarne delle quote.
Venerdì la Banca d’Italia aveva deciso di commissariare il consiglio d’amministrazione della Banca Popolare di Bari per via della cattiva gestione finanziaria e dei troppi crediti deteriorati, cioè dei mutui o prestiti che hanno poche possibilità di essere riscossi. Da tempo la Banca era considerata in difficoltà, tanto che aveva chiuso il 2018 con perdite per 420 milioni di euro e la forte riduzione del valore delle proprie azioni. Un articolo di Repubblica ha ricostruito la sequenza di ispezioni che la Banca d’Italia ha condotto dal 2010, per cercare di capire come mai nonostante i controlli si sia arrivati al commissariamento. Nel corso di queste ispezioni, la banca è stata costretta a rinnovare i suoi organi dirigenziali e poi a togliere dai suoi libri contabili più di un miliardo di euro di crediti deteriorati.
Tra i vari problemi, sembra ci sia l’acquisizione nel 2014 di Banca Tercas, una banca abruzzese in difficoltà, dopo che lo Stato aveva già provato a salvarla con una ricapitalizzazione. Secondo Repubblica, non è chiaro come mai dopo un’ispezione del 2013 in cui erano stati riscontrati vari problemi, la Banca d’Italia non avesse imposto nuove sanzioni alla Banca Popolare di Bari: l’ipotesi è che c’entri appunto il salvataggio di Banca Tercas.
La procura di Bari sta svolgendo varie indagini sulla Banca Popolare di Bari. Una di queste, per ora senza indagati né ipotesi di reato, è stata aperta per via di una lettera della Consob, l’autorità garante della borsa, secondo cui la Banca non aveva fornito le informazioni richieste sulla situazione dei conti. Un’altra riguarda l’acquisizione di altre banche, tra cui Banca Tercas.
I fondi per salvare la Banca Popolare di Bari saranno presi dal fondo del ministero dell’Economia destinato «alla partecipazione al capitale di banche e fondi internazionali». Nel lungo termine l’obiettivo sarebbe di costituire una nuova banca di investimento mettendo insieme le acquisizioni fatte dal Microcredito Centrale.
In un’intervista con il Corriere della Sera Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 Stelle, che in passato aveva criticato molte operazioni di salvataggio delle banche, ha parlato di nazionalizzazione: «Se lo Stato deve mettere soldi per salvare i conti correnti, dobbiamo fare in modo che quella banca sia nazionalizzata. Il nostro progetto è la banca pubblica degli investimenti».

Salvataggio Popolare di Bari, volano stracci tra Italia viva e Pd. M5s frena: decreto rinviato



Finisce senza un accordo ma con l’ennesimo sfibrante scontro nella maggioranza il Consiglio dei ministri convocato d’urgenza per il salvataggio di Banca popolare di Bari, commissariata da Banca d’Italia, attraverso un aumento di capitale di Mediocredito centrale. Tema delicato quello delle banche, che rievoca vecchie battaglie tra grillini e renziani, che sui casi dei fallimenti delle banche popolari, i decreti salva-banche e il caso Etruria-Boschi non si sono mai risparmiati colpi bassi.
Italia viva, come annunciato, diserta il Consiglio dei ministri convocato a tarda sera per un decreto che, secondo l’ordine del giorno, avrebbe dovuto porre le basi «per la realizzazione di una banca di investimenti». Perché è questo il progetto, come conferma a tarda sera il Mef.

Lo scontro

Ma Iv alza subito il tiro: si diffonde la voce, poi smentita, che Renzi voglia aprire la crisi di governo. Voce poi smentita. Italia Viva comunque diserta il Cdm («Non ci avevano neanche avvertiti», lamentano) e denuncia i 5 stelle, che accusavano Renzi del salvataggio di Etruria e ora salvano una banca col Pd.
Il nervosismo sale e il M5s non sta a guardare: nessun decreto può passare senza un supplemento di riflessione, avverte Di Maio dalla Calabria. Conte resta a lungo riunito con il ministro Roberto Gualtieri. In attesa ci sono i ministri Dem e 5S: la riunione rischia di saltare. Il veto M5S blocca il decreto. Il problema però è solo rinviato: un provvedimento si rende necessario per garantire l’operatività della Banca, su cui è intervenuta Bankitalia.

L’informativa di Gualtieri

Il Consiglio dei ministri avvia i suoi lavori e Gualtieri fa un’informativa, illustrando i contenuti dello schema del provvedimento. Dario Franceschini, a nome del Pd, si scaglia contro l’irresponsabilità dei colleghi. Da fuori, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti chiedono le dimissioni di Conte che nel pomeriggio aveva negato la necessità di un salvataggio.
Il braccio di ferro nella maggioranza sul decreto non ferma però Bankitalia che convoca il Cda della Bari per l’adozione di provvedimenti di vigilanza. Una formula a cui fa seguito il commissariamento della banca, messa in amministrazione straordinaria previo scioglimento del cda e del collegio sindacale. Ai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, assieme ai componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso, è stato affidato il compito di predisporre le «attività necessarie alla ricapitalizzazione! e di finalizzare le «negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio», cioè il Fitd e Mediocredito centrale.
«La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia» è il messaggio tranquillizzante lanciato dalla banca. Ma «la convocazione improvvisa di un Consiglio dei ministri sulle banche, senza alcuna condivisione e dopo aver espressamente escluso ogni forzatura o accelerazione su questa delicata materia, segna quindi un gravissimo punto di rottura nel metodo e nel merito» ha tuonato Luigi Marattin, vicepresidente dei deputati di Italia Viva.

L’idea del decreto salva-Pop di Bari

Il progetto, che con un decreto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva portato sul tavolo del Consiglio dei Ministri e che molto probabilmente arriverà all’esame della prossima riunione lunedì prossimo, aveva l’ambizione di salvaguardare non solo la Popolare di Bari ma anche quella di creare una banca di investimento per accompagnare la crescita e la competitività delle imprese, con particolare attenzione al Sud.
In particolare per la Bari, che non rispetta i requisiti patrimoniali minimi e necessita di un miliardo di euro, il decreto ipotizza un salvataggio in tandem con il sistema bancario, attraverso il Fidt, e dello Stato, che dovrebbe mettere in campo Mediocredito Centrale. Lo schema di Decreto predisposto dal Mef prevede un potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (MCC), interamente controllata da Invitalia, attraverso un primo aumento di capitale per consentire a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB).
Per il Fondo interbancario ha in agenda due riunioni il 18 e il 20 dicembre e attende una richiesta d’aiuto corredata da un piano industriale che faccia emergere il fabbisogno di capitale e chiede di essere affiancato da un partner industriale, che sarebbe poi il Mediocredito Centrale, dotato dei mezzi per un primo intervento tampone che ripristini ratio patrimoniali superiori ai minimi regolamentari.
Bankitalia si è mossa nonostante la decisione del cda di promuovere l’azione di responsabilità verso l’ex ad Giorgio Papa, l’ex responsabile dei crediti Nicola Loperfido e l’ex condirettore generale Gianluca Jacobini. Una mossa che appare tardiva in presenza di una banca in condizioni gravissime e sottoposta alle indagini della magistratura che, senza risparmiare l’ad Vincenzo de Bustis, sta verificando la corretta gestione della banca nel corso degli anni. Per un salvataggio che si apre, uno si avvia alla chiusura. L’offerta dell’aumento di capitale di Carige ha registrato adesioni, da parte dei vecchi soci, pari al 19,7% della tranche in opzione. Sono state sottoscritte azioni per un controvalore di 16,8 milioni di euro, una quota sufficiente a ricostituire un flottante superiore al 10%, scongiurando il rischio che Carige sia esclusa da Piazza Affari.
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LA CINA AFFRONTA IL MAGGIOR FALLIMENTO DEGLI ULTIMI 20 ANNI


Di Fabio Lugano

Dopo due Bank Run nell’arco di 15 giorni la Cina si prepara ad quello che è il più grande fallimento di una società, partecipata dallo stato, negli ultimi 20 anni.
Tewoo group è una conglomerata controllata dallo stato cinese, con un’attività diffusa in una serie di settori industriali molto ampi e diversificati, dalla logistica, alle infrastrutture alle auto, al minerario ai porti. Non parliamo di una media realtà locale, ma della 132ima società mondiale secondo la classifica Fortune 500, più grande di China Telecommunications e di Citic group.
Questa società ha offerto i propri creditori un grande piano di ristrutturazione del debito con forti perdite per i creditori ed un concambio obbligazionario che prevede la sostituzione con obbligazioni a scadenza più lunga e minori ritorni. Un piano di ristrutturazione finanziaria profondo e doloroso, che indica come ormai lo Stato non voglia più coprire le perdite delle proprie società in eterno. Eppure qui parliamo di una società con 66 miliardi di dollari di  ricavi ed un magro utile da 129 milioni annui e 17 mila dipendenti.
L’indicazione è importante: ci sarà un vero e proprio default sui titoli soprattutto di quello in dollari da 300 milioni scadente il 16 dicembre. Gli investitori hanno poco tempo per decidere se accettare una perdita secca del 64% o un piano di rientro a lungo termine in quello che è un vero e proprio default. 
Ormai appare chiaro che  anche le società di stato cinesi non sono esenti non tanto dai problemi, quelli di Tewoo erano noti addirittura da aprile, con i primi default limitati sui pagamenti la scorsa estate. In primavera la società aveva dovuto vendere alcune delle proprie scorte di rame ad un prezzo al di sotto di quello di mercato per poter raccogliere dei fondi finanziari.
La Tewoo è la società più importante della regione del Tanjin e la sua crisi non è altro che il riflettersi della crisi di un’intera regione, come indica l’andamento della crescita del PIL regionale.

Tewoo può essere il primo caso di grande conglomerata di stato cinese a ristrutturare il proprio debito. Una situazione pericolosa sia per la finanza cinese, sia per quella internazionale.
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Carraro su IlFattoQuotidiano.it: il MES e la deriva di logica e democrazia



Di Francesco Carraro

Nella vicenda del Mes alcuni punti stanno emergendo con chiarezza esemplare, specie dopo l’audizione di Roberto Gualtieri alla Commissione parlamentare.1. il Governo, prima di “impegnare” il Paese con gli altri partner europei, avrebbe dovuto, a mente dell’articolo 5 comma 2 della legge 234 del 2012, tener conto degli “atti di indirizzo adottati dalle Camere”. Nel remoto, e improbabile, caso in cui ciò non fosse stato possibile, il Governo avrebbe dovuto “riferire tempestivamente alle Camere, fornendo le appropriate motivazioni della posizione assunta”. Nel nostro caso, non è stata fatta né l’una né l’altra cosa. All’università “di legge”, si direbbe che è stata violata una legge.

La quiete prima della tempesta: un prezzo record dell'oro potrebbe causare un crollo del dollaro?



Una pausa temporanea nel mercato dell'oro potrebbe non essere altro che la quiete prima della tempesta che aumenterà il prezzo del metallo prezioso tre volte verso nuovi massimi storici. Questo cambiamento potrebbe causare un crollo del sistema del dollaro, affermano gli analisti economici


Alcuni partecipanti al mercato delle opzioni in oro prevedono che il prezzo del metallo prezioso aumenterà quasi tre volte in un anno e mezzo.

Il 27 novembre scorso, a New York, sono stati venduti 5.000 lotti un'opzione sull'oro che conferisce al titolare il diritto di acquistare il metallo prezioso a $ 4.000 l'oncia nel mese di giugno 2021, ha riferito  Bloomberg.

L'ultimo record del prezzo dell'oro di $ 1923,70 l'oncia è stato stabilito nel 2011, quando la Federal Reserve ha acquistato oltre due miliardi di dollari di debito per stimolare l'economia.

Se la nuova grande scommessa funziona, sarà un nuovo mondo in cui l'oro costa più di $ 4.000, cioè quasi tre volte il prezzo attuale di meno di $ 1.500 l'oncia .

"È possibile che in queste condizioni, il dollaro cessa di essere la valuta principale del mondo.
Se qualcuno fa una scommessa così audace sul crollo del sistema del dollaro, significa che c'è un rischio di tale sviluppo della situazione " hanno commentato gli analisti dal giornale Vesti Finance.

Allo stato attuale, molte banche centrali prestano particolare attenzione all'oro. Sempre più paesi cercano di sbarazzarsi della dipendenza dal dollaro e acquistare attivamente il metallo prezioso.

La Russia, la Cina e la Turchia sono leader in questo processo e il Kazakistan e l'India hanno aumentato le loro riserve auree , così come alcuni paesi dell'Europa orientale, come la Polonia e l'Ungheria.

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Mes, Tremonti: "I tedeschi vogliono i nostri soldi"


Di Andrea Pegoraro
Continua a tenere banco la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) che dovrà essere approvato al vertice di dicembre.
Ne parla anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il quale sottolinea che “con il Fondo salvastati si ripete la situazione del 2011, al posto della Grecia ci sono le banche tedesche. Volevano i nostri soldi e non volevano si parlasse di crisi bancaria”.
La riforma del nuovo Mes prevede due possibili linee di credito. Una per i Paesi in regola con i vincoli di bilancio ovvero deficit sotto il 3% e un debito pubblico sotto il 60% del Pil. L’altra linea è per gli Stati che non rispettano questi criteri, tra cui l’Italia. Per questi Paesi, il prestito è subordinato all’approvazione di un percorso di riforme e di risanamento. In un’intervista a La Verità, per spiegare la situazione attuale Tremonti parte dal 2011. L’ex ministro spiega che la crisi del 2011 non fu causata dai bilanci pubblici ma dalle banche tedesche e francesi. “Cosa che poi, dopo aver straziato la Grecia, venne riconosciuta da due componenti della Troika: Fmi (Fondo monetario internazionale ndr) e Commissione - prosegue Tremonti -. Il terzo, la Bce, non si è ancora pronunciato. Eppure si trattava di banche…” L’ex senatore precisa che un aspetto poco considerato è che anche gli istituti di credito possono accedere al fondo e inoltre viene attribuito un grosso potere al direttore generale del Mes, un tedesco.
Tremonti evidenzia che i meccanismi per giudicare i debiti sovrani contenuti nella riforma sono “autocratici e imperscrutabili”. E aggiunge che la presidenza italiana “in vista del vertice di dicembre confida nello scambio tra ‘riforma’ e ‘pacchetto’. In realtà per noi il pacchetto è ancora più avvelenato del trattato - continua - perché produce automatici, devastanti effetti tanto sulle banche quanto sul debito”. La ‘logica del pacchetto’ era stata chiesta dal premier Giuseppe Conte a giugno all’Eurogruppo e prevede la creazione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza nell’Eurozona (Bicc) e un approfondimento dell’Unione bancaria con la garanzia dei depositi. “Entrare a Bruxelles, con quel “pacchetto” equivale a presentarsi alla Commissione come un kamikaze”, sottolinea Tremonti. L’ex ministro conclude affermando che approvare la riforma e rimettersi al voto in Aula vorrebbe dire per il governo assumersi il rischio che l’Aula dica no, devastando l’immagine del nostro Paese.

L'assedio francese all'Italia


Di Giuseppe Masala

 

Perdere il controllo del proprio sistema bancario a vantaggio di una potenza straniera significa perdere il controllo dei risparmi del proprio popolo. Significa in definitiva che la mobilitazione del risparmio ovvero la concessione del credito verrà decisa da una potenza straniera nel suo interesse.

In altri termini è del tutto inutile che con sacrifici enormi teniamo il saldo delle partite correnti in attivo generando risparmio se poi questo risparmio sarà usato per interessi che non sono i nostri. Significa essere ridotti allo stato di colonia subsahariana.

Spolpati.

Significa anche perdere la democrazia, ed è del tutto inutile andare a votare, se una potenza straniera controlla il risparmio. Se il nostro governo - democraticamente eletto - non rispondesse agli ordini di questa potenza straniera questa può vendere titoli di stato affondando le nostre finanze pubbliche a suo piacimento usando i nostri risparmi. E nessuno ci può fare nulla, manco la Banca d'Italia. Saremmo ridotti in stato di soggezione e sotto ricatto.

Già qualche anno fa l'AD di Unicredit, il francese ex ufficiale della Legione Straniera, vendette inspiegabilmente ai francesi il fondo Pioneer pieno zeppo di risparmio italiano investito in titoli di stato della Repubblica Italiana.
Inspiegabilmente (o troppo spiegabilmente) anzichè accettare l'offerta più vantaggiosa di Poste Italiane decidette di vendere alla francese Société Générale. Ora vende la partecipazione Unicredit in Mediobanca consegnando in sostanza il controllo di Mediobanca e a cascata di Generali ai francesi. In pratica si sono fumati mezzo risparmio italiano. Ci hanno scardinato il sistema. Nel silenzio badogliano del Quirinale e di Banca d'Italia.

Siamo di fronte ad un attacco che è una vera e propria dichiarazione di guerra. In una settimana i francesi si sono presi la Fiat (pagata con 100 anni di contributi statali italiani), hanno distrutto la siderurgia con ricadute su tutto il sistema industriale italiano e hanno scardinato il sistema creditizio italiano riuscendo a controllare una grossa fetta del risparmio italiano. 

Conte e il fondo indagato dal Vaticano, la sua risposta: 'Non ne sapevo nulla'


Di Salvatore Santoru

Una recente inchiesta del Financial Times si è concentrata  sul caso di un fondo d'investimento, indagato dal Vaticano, a cui l'attuale premier italiano Giuseppe Conte avrebbe prestato consulenza legale.

Tale fondo sarebbe stato sostenuto dalla stessa Santa Sede, così come dall'Athena Global Opportunities Fund.
Nelle ultime ore Conte ha risposto alle polemiche, riporta Libero(1), con la diffusione di una nota da Palazzo Chigi.

In essa si legge che il premier non era a conoscenza del fatto contestato e non era tenuto a saperlo e che, inoltre, avrebbe reso solamente un parere di carattere legale.

NOTA:

(1) https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13523629/giuseppe-conte-vaticano-financial-times-autodifesa-corruzione-conflitto-interessi-rischio-dimissioni.html

Draghi afferma che la BCE dovrebbe esaminare nuove idee come la MMT



Un’apertura a sorpresa arriva da parte di Mario Draghi. Il presidente della Banca Centrale Europea ha affermato che il Consiglio direttivo dovrebbe essere aperto a idee come la Modern Monetary Theory, come informa Bloomberg

Draghi ha citato la MMT mentre rispondeva a una domanda sull’helicopter money. Una politica monetaria ipotizzata come un tentativo estremo di rilanciare l’economia lanciando letteralmente «soldi da un elicottero». Ossia distribuire denaro nell’economia reale versando denaro direttamente nelle tasche di cittadini e imprese creando moneta e tagliando le tasse. 

"Queste sono idee oggettivamente piuttosto nuove", ha detto Draghi. "Non sono state discusse dal Consiglio Direttivo.

Dovremmo guardarle, ma non sono state testate”. 

Ha aggiunto che tali azioni si basano su decisioni sulla distribuzione e questo non è qualcosa che riguarda la politica monetaria.

"Quando li guardi da vicino, ti rendi conto del compito di distribuire denaro a un soggetto o all'altro, che in genere è un compito fiscale", ha detto. "È una decisione del governo, non della banca centrale... È la governance politica di queste idee che deve essere affrontata”. 
Fonte: Bloomberg

Il governo nomina i vertici di Bankitalia. Nessuna decisione su Siri


Di Francesca Martelli

Il cortile interno di Palazzo Chigi era pieno di automobili: molti i ministri presenti alla seduta del consiglio come non succedeva da settimane. Dopo quasi due ore di incontro, non è arrivata nessuna decisione ufficiale sul caso Siri: il sottosegretario alle Infrastrutture leghista, indagato per presunte tangenti, resta al suo posto.
Per tutta la giornata del 30 aprile i vertici del governo, Conte e i due vice-premier Di Maio e Salvini, hanno parlato del caso da Tunisi. Ufficialmente il presidente del Consiglio ha chiesto di «pazientare» perché «si assumerà una decisione e verrà comunicata a tutti». Ufficiosamente ha invitato il sottosegretario (ormai senza deleghe) a dimettersi.
Ma le dimissioni per il momento non sono arrivate. E non arriveranno probabilmente almeno fino al suo interrogatorio davanti ai pm di Roma. Secondo i leghisti, il passo indietro potrebbe arrivare se a chiederlo fosse proprio Matteo Salvini. Che però non vuole dare un segnale di resa davanti alle richieste di dimissioni che da settimane arrivano dal Movimento 5 Stelle.

Cosa è stato deciso dal Consiglio dei Ministri?


All'ordine del giorno della seduta iniziata alle 21.00 c'era scritto «varie ed eventuali»: il governo ha scelto di non fornire dei temi specifici. Dopo quasi due ore di riunione, sono state decise alcune nomine: Fabio Panetta direttore generale di Bankitalia e Daniele Franco, Alessandra Perrazzelli e Luigi Federico Signorini come vice-direttori, a pochi giorni dalla scadenza del direttorio di Banca d'Italia.
Queste nomine sarebbero state decise però «con riserva». Il Consiglio dei ministri ha dato via libera alla nomina di Gerarda Pantalone a prefetto di Roma e a quelle di altri prefetti. La Lega annuncia che nel prossimo incontro a Palazzo Chigi si discuterà anche delle intese sulle autonomie regionali: un tema ormai però rimandato da mesi, che continua a dividere gli alleati di governo.

Recessione in Europa? Non così tanta (nemmeno in Italia)


Di Andrew Rosenbaum

Non molto tempo fa, il ministro della Finanza francese ha duramente commentato la “recessione in Italia e la sua minaccia per l’Europa”. L’Italia è tecnicamente in recessione, ma non così tanto. Nel frattempo, la Banca centrale europea lancia l’allarme circa la minaccia di una recessione nel resto dell’Europa.

ENGLISH VERSION

Ma le previsioni non sono particolarmente catastrofiche: Fitch Ratings, l’agenzia di credito, prevede una crescita dell’1% in Europa nel prossimo anno e le economie domestiche mantengono ancora prestazioni soddisfacenti.
Philip Lane, nominato al titolo di prossimo capo economista alla Bce, sostiene che il rallentamento della crescita in Europa sarà “limitato”. “L’Europa non si trova in una situazione estremamente fragile”, aggiunge.
wealth manager – persone che hanno il dovere di formulare previsioni attendibili sull’economia globale, in quanto gestiscono grosse somme di denaro in tutto il mondo – semplicemente non vedono un’incombente grande recessione. “Basandomi sugli attuali prezzi delle risorse, vedo dei buoni motivi per essere ottimisti”, scrive Brad Conger della Hirtle Callaghan, compagnia che gestisce risorse per un valore di 100 milioni di dollari.

La crescita è lenta, ma assicurata

Ci sono stati infiniti pronostici avversi riguardo l’Europa sulla stampa, e in particolare sull’Italia, ma semplicemente non sono supportati dai fatti.
Il Fondo monetario internazionale prevede una crescita globale al 3,5% nel 2019, che salirà al 3,6% nel 2020. I maggiori fattori di destabilizzazione, secondo l’Fmi, sono gli attuali perturbamenti del commercio internazionale che hanno rallentato gli investimenti.
“L’Europa continua a godere di una crescita rispettabile, alimentata dalla domanda interna e supportata da una grande crescita dell’occupazione e dei salari”, dice l’Fmi. D’accordo, è in arrivo un rallentamento, ma poi la crescita riprenderà. “Rispetto alle scorse previsioni del Fondo monetario internazionale, la crescita è stata rivista al ribasso in circa la metà dei Paesi europei. Ciò riflette una più debole domanda esterna e dei prezzi dell’energia più alti . Cionondimeno, ci si aspetta che la crescita rimanga al di sopra del potenziale nella maggior parte dei Paesi dell’area”, conclude l’Fmi.
Certamente le turbolenze nel commercio internazionale e alcune preoccupazioni di natura politica hanno avuto un profondo impatto sull’Europa insieme all’infinita vicenda della Brexit.
Ma FocusEconomics prevede che “gli ostacoli alla crescita in qualche modo si attenueranno entro la fine dell’anno. Ci si aspetta che la produzione industriale si normalizzi dopo uno choc isolato, e anche le incertezze in politica estera potrebbero migliorare se l’Ue e il Regno Unito troveranno una soluzione a marzo e Stati Uniti e Cina raggiungeranno un accordo commerciale. Un mercato del lavoro solido e una politica monetaria accomodante continueranno a guidare la crescita e i consumatori dovrebbero anche beneficiare dell’inflazione contenuta e dei prezzi del petrolio più bassi del previsto”.
Gli economisti di S&P intervengono con queste previsioni poiché vedono la crescita in Europa beneficiare di diversi fattori: “Vediamo la domanda interna come il principale motore di attività. I consumi beneficeranno del calo della disoccupazione, dell’aumento dei salari, e dei più bassi prezzi dell’energia. Gli investimenti invece trarranno beneficio da una solida crescita creditizia, e saranno rafforzati da condizioni finanziarie più favorevoli e dall’alto tasso di utilizzo degli impianti. La debolezza nel terzo trimestre di quest’anno era temporanea, dal nostro punto di vista (con la contrazione dell’economia tedesca, trascinata in basso da un grave declino nella produzione di automobili), e prevediamo una crescita dell’1.6% per il 2019, dopo l’1.9% di quest’anno”.

L’Italia dovrebbe riprendersi in tempi rapidi

Senza dubbio nell’economia italiana c’è stata della turbolenza che ha portato alla lieve recessione tecnica, ma il potenziale per una ripresa è chiaro.
Nonostante tutti i conflitti nel commercio internazionale, l’Italia ha mantenuto una posizione competitiva, in quanto le sue esportazioni sono solide, secondo gli economisti di Ing bank. “C’è stato un consolidamento dell’aumento dell’occupazione durante l’estate, e segnali crescenti di timide pressioni salariali”, aggiungono.
Ciò che è davvero incoraggiante, secondo Ing, è che le esportazioni italiane hanno registrato buoni risultati nonostante il contesto sfavorevole . “Le esportazioni nette hanno fornito un contributo marginalmente positivo alla crescita trimestrale, grazie a una dignitosa performance nell’export, che si è realizzata nonostante uno scenario internazionale già deteriorato”, scrive Ing.
Inoltre, gli esperti Ing si aspettano una rapida svolta nel 2019. “Non crediamo a questa storia di una recessione prolungata, perché alcune delle incertezze che hanno pesato sul 2019 potrebbero nascondere sorprese positive”, scrivono gli economisti di Ing, aggiungendo che ci sono sicuramente buone possibilità per un ribaltamento delle sorti dell’economia italiana nel 2019. “La domanda più solida sembra destinata a tradursi in consumo privato, supportato dall’occupazione, che si è stabilizzata intorno ai livelli pre-crisi, e da un probabile recupero del reddito reale disponibile, legato al calo dell’inflazione collettiva causato dai prezzi dell’energia”, aggiungono.

Quando avrà inizio la ripresa?

È difficile definire il momento in cui la ripresa avrà inizio, dato che la Brexit continua a pesare sulle sorti economiche dell’Europa. Ma, volendo in qualche modo rispondere a questa domanda, ci si può aspettare che la Bce sostenga una ripresa attraverso bassi tassi di interesse.
Klaas Knot, banchiere centrale olandese e primo candidato come successore di Mario Draghialla presidenza della Bce, a dicembre ha detto che la Bce probabilmente si adopererà per sostenere la ripresa.
“Parlare di crisi, o di recessione, è prematuro”, afferma Knot. “Un rallentamento della crescita è sensato dopo anni di espansione economica. Vedremo un paio di trimestri con una crescita un po’ rallentata, e ciò principalmente a causa del commercio estero, ma la domanda interna continua a reggere in Europa”, aggiunge.
Gli economisti di S&P si aspettano anche un sostegno dalla Bce per avviare una ripresa verso la metà dell’anno. La politica monetaria della Bce imarrà accomodante, con il reinvestimento delle risorse giunte a scadenza del suo programma di acquisto di obbligazioni, e con un flusso aperto di liquidità verso le banche attraverso la procedura del full allotment, un sistema di credito illimitato a tasso di interesse fisso. L’iniezione di liquidità potrebbe avvenire prima di quanto pensiamo”, conclude S&P.

Matteo Salvini vuole che sia lo Stato ad avere il controllo delle riserve auree italiane



Di Miles Johnson
Salvini ha affermato di voler strappare il controllo delle ingenti riserve d’oro italiane dalle mani della Banca Centrale nazionale, in quella che è solo l’ultima di una  serie di minacce all’indipendenza dell’Istituto da parte della coalizione populista al governo.
“L’oro appartiene al popolo italiano, e a nessun altro”, ha dichiarato ai giornalisti lunedì.
Tali commenti arrivano dopo la richiesta di un cambio ai vertici di Bankitalia, rea di non aver impedito la crisi bancaria del paese. Tali accuse hanno peraltro anche scatenato la reazione di Giovanni Tria, Ministro dell’Economia, che ne ha difeso l’indipendenza.
I media nazionali fanno intuire che il governo, formato da Movimento Cinque Stelle e Lega, sta prendendo in considerazione l’utilizzo di parte dell’oro della BC per finanziare i propri piani di spesa.
Salvini ha dichiarato di non aver vagliato a pieno tale evenienza, ma che “potrebbe essere un’idea interessante”.
Claudio Borghi, euroscettico deputato della Lega nonché consigliere economico del vicepremier, ha proposto una legge che garantisca che sia lo Stato, e non Banca d’Italia, ad essere riconosciuto come proprietario di ultima istanza delle riserve.
“Non vogliamo dar via i lingotti; anzi, al contrario, vogliamo impedire che altri ci mettano le mani sopra”, ha scritto.
Beppe Grillo, comico e co-fondatore dei Cinque Stelle, lo scorso settembre ha detto che vendere parte dell’oro per aumentare la spesa non sarebbe un’idea malvagia.
“Ci permetterebbe di mettere finalmente fine a questa storia del ‘non ci sono soldi’. Perché i cittadini devono vendere le proprie collane e lo Stato no?”.
La Banca d’Italia è la terza banca centrale al mondo, dopo quelle di Stati Uniti e Germania, per quanto riguarda le quantità di riserve auree, con le sue 2.452 tonnellate (dati di fine terzo trimestre dello scorso anno, fonte World Gold Council).
Su altro versante, Salvini ha anche minimizzato sul rischio di instabilità che potrebbe nascere nella coalizione dopo le elezioni regionali di domenica.
Ha detto che “nulla cambia” dopo le elezioni abruzzesi, dove il candidato della coalizione di destra, sostenuto dalla Lega, ha ottenuto il 48% dei voti.
L’elezione in Abruzzo, regione che conta 1,3 milioni di abitanti, ha raccolto più attenzione del normale, in quanto assaggio delle prossime elezioni europee di maggio, le quali vedranno Salvini ed i Cinque Stelle, guidati da Luigi Di Maio, combattersi l’un l’altro per ottenere il voto popolare.
Il candidato dei 5S si è piazzato terzo, con appena il 20% dei voti, addirittura dietro il centrosinistra.
“Il voto riguardava l’Abruzzo, non credo che i nostri amici debbano temere alcunché”, ha detto Salvini, gettando acqua sul fuoco.
È evidente che la posizione anti-immigrazione lo abbia aiutato a superare Di Maio nei sondaggi. In quelli per le elezioni europee, si prevede che la Lega confermerà il proprio vantaggio sull’alleato.
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

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