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L'IMPORTANZA DEL LAVORO COME MEZZO DI REALIZZAZIONE PERSONALE

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Di Salvatore Santoru

La tematica del lavoro è oggi molta sentita,anche e sopratutto in questi tempi di forte crisi economica e finanziaria.
La tematica del lavoro è una delle più discusse nell'ambito della vita sociale così come nel campo della politica.




A dispetto di un'opportuna critica che bisogna fare a una certa "ideologia lavorista" che è stata dominante nel Novecento, bisogna dire che oggi più che mai è utile ricordare l'aspetto costruttivo e realmente essenziale del lavoro.

Aspetto essenziale che spesso viene dimenticato e lo stesso lavoro viene ridotto a una sorta di "tortura tollerata" ai fini della sussistenza o del guadagno ma il lavoro è e deve essere molto di più,sopratutto se è il lavoro giusto e che piace.

Difatti,la vera essenza e la vera finalità del lavoro non è tanto o non dovrebbe essere la sola sussistenza o il guadagno ma bensì la realizzazione individuale che un lavoro che piace porta.

Realizzazione individuale che ha tra i suoi corollari una maggiore qualità di vita,dei guadagni economici e sociali così come una maggiore libertà.

Purtroppo al giorno d'oggi il sistema lavorativo spesso costituisce un'ostacolo al raggiungimento dell'essenza del lavoro e il lavoro viene a coincidere con stress,eccessiva fatica e malumore e in questo caso è giusto parlare del lavoro che rende schiavi,come avevo fatto in un articolo di qualche anno fa(1).

Ma lo scopo del lavoro,o meglio di un lavoro costruttivo,è semplicemente la realizzazione individuale e di conseguenza economica,sociale e di altro tipo.

Il fatto è che il lavoro dovrebbe essere visto diversamente da come succede oggi e si dovrebbe considerare come un'attività volta al raggiungimento della propria realizzazione e per questo è necessario sempre di più rivoluzionare il concetto e lo stesso sistema lavorativo dominante.

NOTA:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2011/08/il-lavoro-rende-schiavi.html

PER APPROFONDIRE:

Piccola riflessione sul lavoro,https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/10/piccola-riflessione-sul-lavoro.html

SASSARI, IL WEB SI CHIEDE: COME E' STATO POSSIBILE CHE 200 ULTRA' ABBIANO MESSO A FERRO E FUOCO LA CITTA' SENZA TROVARE INIZIALE RESISTENZA ?

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Di Salvatore Santoru

Sabato 25 marzo 2017 la stazione ferroviaria di Sassari è stata messa a soqquadro da circa 200 ultras cagliaritani(1).
I 200 ultras cagliaritani hanno utilizzato bombe carta e grossi petardi nonché devastato cassonetti e minacciato le persone presenti nei pressi della stazione ferroviaria(2).
Nei social si è parlato e si sta parlando molto dell'evento e una delle domande principali che gli utenti si sono fatti e si stanno facendo è il come è stato possibile che accadesse ciò che è accaduto, ovvero che circa 200 radicalizzati ultras cagliaritani potessero salire sino a Sassari in occasione dell'amichevole della squadra rossoblù e il Sorso e praticamente devastare la città senza incontrare inizialmente nessuna resistenza.

NOTE:

(1)http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/03/guerriglia-urbana-tra-ultras-del-cagliari-e-della-torres-a-sassari-001577101.html

(2)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/03/sassari-le-scuse-del-sindaco.html

RIFLESSIONI SULLA GUERRIGLIA URBANA' DI SASSARI E SULLA SARDEGNA CHE INVECE DI UNIRSI SI DIVIDE

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Di Salvatore Santoru

Sabato 25 marzo 2017 Sassari è stata interessata da una sorta di 'guerriglia urbana'(1).
Tale episodio risulta indubbiamente nuovo per la stessa Sassari e ha simboleggiato l'alzamento del livello delle ostilità portato avanti da alcune fazioni della tifoseria cagliaritana contro quella sassarese, mentre sino ad ora tali ostilità erano rimaste vincolate perlopiù all'utilizzo di reciprochi slogan e sfottò.
Indubbiamente si tratta di un'evento alquanto grave per la stessa Sardegna e il popolo sardo, popolo sardo che invece di  essere guidato verso l'unità si ritrova spesso diviso in "faide" semi-tribali.

La questione fondamentale su cui riflettere è che ancora nel 2017 un'isola così relativamente poco abitata e ricca di risorse non riesca a venire valorizzata e a volte gli stessi cittadini sardi non riescano a concepirsi unitariamente, e tale divisione viene in qualche modo sfruttata da chi ha l'interesse di soggiogare ancora di più la stessa Sardegna e i sardi.

NOTE:

(1)http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/03/guerriglia-urbana-tra-ultras-del-cagliari-e-della-torres-a-sassari-001577101.html

Le guerre sono un danno per l'economia,la prosperità e il commercio



Di Salvatore Santoru

Spesso e volentieri si sente dire che le guerre(specie quelle moderne) hanno un valore meramente economico o commerciale, e di ciò si possono fare degli esempi pensando agli interessi petroliferi e energetici nel conflitto in Iraq o in quello libico.
Detto questo, ampliando la visuale ci si rende conto che comunque la funzione della guerra è invece profondamente antieconomica e incompatibile con un efficiente sistema basato su un reale libero mercato.
Difatti, se è pur vero che molte imprese e industrie(specie sovranazionali) traggono enorme profitto dallo scoppio di conflitti e guerre, c'è anche da dire che tutto ciò avviene a scapito del coretto funzionamento di un sistema economico libero.
Non casualmente, in condizioni di guerra le libertà economiche(così come quelle civili e sociali)vengono fortemente ristrette e si assiste a una forte accentramento della macchina statale e burocratica nonché dell'aumento esponenziale di quello che negli USA è chiamato il "complesso militare/industriale".
Il fatto è che la guerra è di per sé antieconomica e incompatibile con un coretto funzionamento di un sistema fondato sull'economia di mercato, ma semmai funzionale a strutture politiche di stampo totalitario nonché odiernamente a un capitalismo plutocratico basato su un mercato alquanto oligopolistico e che di "libero", a parte il nome, non ha poi così tanto.
Chiaramente, non è nemmeno un caso che negli States sia il partito repubblicano che quello democratico sono fortemente interventisti, e sempre non casualmente negli ultimi anni sia sotto l'egemonia neocon che quella liberal il militarismo è cresciuto ad oltranza mentre la libertà economica è diventata sempre più ristretta.
Il fatto è che molto probabilmente se ci fosse l'adozione di un reale sistema di libero mercato,fondato anche sull'etica oltre che sul mero profitto, probabilmente ci sarebbero più opportunità di sviluppo economico e sociale e di conseguenza meno guerre e spinte guerrafondaie, che spesso e volentieri vengono legittimate grazie a richiami a versioni estremizzate di credenze religiose e ideologiche, nel loro essere profondamente antiliberali.

FOTO:http://worldbeyondwar.org

#Colonia: contro la strumentalizzazione e il negazionismo di certa destra e sinistra



Di Salvatore Santoru

Le aggressioni avvenute a Colonia e nelle altre città europee a Capodanno richiedono una risposta e una presa di posizione chiara basata sulla condanna del fatto in sé.
Purtroppo, nell'ambito politico anche tale fatto è stato oggetto delle solite strumentalizzazioni  e minimizzazioni da parte di certa destra xenofoba e di certa sinistra terzomondista e sedicente "progressista".
La destra xenofoba ne ha approfittato per puntare il dito contro i migranti/profughi e l'Islam in sé, mentre la sinistra terzomondista e sedicente "progressista" ha prima sviato totalmente dal tema e in seguito ha negato e  minimizzato la gravità dei fatti utilizzando le solite retoriche demagogiche "buoniste" e radicalmente vittimiste atte a deresponsabilizzare i migranti/profughi di per sé e a colpevolizzare,indirettamente o meno, la società europea(in questo caso specialmente la tedesca) per ogni loro problema.

Ci vorrebbe una presa di posizione chiara contro queste strumentalizzazioni e minimizzazioni dettate dall'ideologia e al contempo riportare la narrazione dei fatti alla realtà rinunciando alla demonizzazione dell'immigrazione e del migrante/profugo in sé, così come rinunciando alla negazione dei problemi dell'attuale immigrazione di massa e dell'intreccio tra estremismo ideologico/religioso(in questo caso islamista) e sessismo presente in questa, come in altre, situazioni.

FOTO:http://www.globonews.it

Il significato del Natale


Di Salvatore Santoru

La festività del Natale simboleggia religiosamente e culturalmente la nascita di Gesù Cristo e a livello più profondo la rinascita interiore e spirituale.
D'altronde non è un caso che tale festività cada il 25 dicembre, a pochi giorni dal solstizio d'inverno che prepara la "rinascita" del Sole e a livello simbolico della luce che fuoriesce dalle tenebre.
A livello psicologico e interiore, il Natale simboleggia l'inizio di un nuovo ciclo e il risveglio interiore della volontà nonché (appunto) la vittoria della propria "luce" sulle proprie "tenebre".
La nascita di Gesù Cristo, oltre le mere questioni storiche e culturali, sta a simboleggiare il rinnovamento dell'individuo e dell'umanità nonché l'inizio di una nuova era di armonia e benessere spirituale e non.
Secondo il cristianesimo, Gesù è il figlio di Dio incarnato sulla Terra per divulgare il messaggio e la conoscenza divina e preparare la via della salvezza e liberazione spirituale, ma anche per chi non crede la sua figura può essere comunque utilizzata metaforicamente, essendo il messaggio più profondo della natività quello del rinnovamento personale e della liberazione individuale e collettiva, interiore ed esteriore.

La questione migratoria e le strumentalizzazioni ideologiche di destra e sinistra



Di Salvatore Santoru

In Italia e in diversi paesi europei la tematica dell'immigrazione è diventata da parecchio tempo terreno di scontro ideologico tra la destra e la sinistra, e invece di ricercare soluzioni ogni parte cerca di tirare acqua al proprio mulino.
 Sui problemi e sui drammi legati a tale questione, le destre e le sinistre sono sempre in procinto di strumentalizzare per difendere i dogmi della rispettiva ideologia, ed ormai la questione migratoria è diventata una problematica per l'appunto ideologica e di appartenenza per i partiti o i movimenti degli opposti schieramenti politici.
La destra strumentalizza gli episodi di violenza che vedono coinvolti migranti per dar contro alla sinistra e per confermare al proprio bacino elettorale la soluzione ideologica, la sinistra le tragedie umanitarie per dar contro alla destra e per confermare la propria soluzione ideologica e così via.

Intanto, le soluzioni equilibrate per affrontare la questione rimangono per ora un miraggio e la politica italiana(così come buona parte di quella europea) continua ad essere monopolizzata da opposte visioni ideologiche, che invece delle problematiche umanitarie e economiche, sembrano privilegiare l'aderenza "ortodossa" alla propria concezione politica.

FOTO:http://www.tribunaitalia.it

Jiddu Krishnamurti-La verità è una terra senza sentieri


Il nocciolo dell’insegnamento di Krishnamurti è contenuto nella dichiarazione che fece nel 1929, quando disse:

“La verità è una terra senza sentieri”.
L’uomo non la può raggiungere attraverso alcuna organizzazione, alcun credo, alcun dogma, prete o rito; né tramite alcuna conoscenza filosofica o tecnica psicologica. Deve trovarla tramite lo specchio della relazione, tramite la comprensione dei contenuti della propria mente, attraverso l’osservazione e non con l’analisi intellettuale o una dissezione introspettiva.








L’uomo ha costruito dentro di sè delle immagini come barriera di sicurezza – immagini religiose, politiche e personali, che si manifestano come simboli, idee, credenze. Il fardello di queste immagini domina il pensiero dell’uomo, le sue relazioni e la sua vita quotidiana. Queste immagini sono la causa dei nostri problemi, in quanto dividono l’uomo dall’uomo.
La sua percezione della vita è modellata dai concetti già stabiliti nella sua mente. Il contenuto della sua coscienza costituisce la sua intera esistenza. L’individualità è il nome, la forma, la cultura superficiale che egli acquisisce dalla tradizione e dall’ambiente. L’unicità dell`uomo non risiede nel superficiale ma in una completa libertà dal contenuto della sua coscienza, che è comune all’umanità intera. L’uomo non è quindi un individuo.
La libertà non è una reazione, non consiste nel poter scegliere. Siccome può scegliere, l`uomo crede di essere libero. La libertà è pura osservazione senza alcuna direzione, senza la paura legata a premi e punizioni. La libertà non ha motivazione; la libertà non è alla fine dell’evoluzione dell’uomo, ma sta nel primo passo della sua esistenza.
Osservando, si comincia a scoprire la mancanza di libertà. La libertà va trovata nella consapevolezza senza scelta della nostra vita e delle nostre attività quotidiane.
Il pensiero è tempo; il pensiero nasce dall’esperienza e dalla conoscenza, che sono inseparabili dal tempo e dal passato. Il tempo è il nemico psicologico dell’uomo. Le nostre azioni si basano sulla conoscenza e quindi sul tempo, perciò l’uomo è sempre schiavo del passato. Il pensiero sarà sempre limitato e per questo viviamo in conflitto e lotta costanti. Non esiste l’evoluzione psicologica.
Quando l’uomo diventa consapevole del movimento dei propri pensieri, vede la divisione fra pensatore e pensiero, fra osservatore e osservato, fra colui che sperimenta e l’esperienza. Scopre che questa divisione è un’illusione. Solo allora c’è pura osservazione, che è insight senza alcuna ombra del passato o del tempo. 



La strage di Parigi e la tesi del "doppio standard" mediatico, alcune riflessioni pro e contro questa tesi

Di Salvatore Santoru
Le commemorazioni per la strage di Parigi sono state accompagnate dalla denuncia del "doppio standard"(1), in quanto si è deciso di commemorare solo le vittime francesi del terrorismo e non quelle del recente attentato a Beirut, o le vittime russe, quest'ultime numericamente più alte di quelle di Parigi e Beirut.
In linea generale, le motivazioni di tale critica sono giuste, ma l'intento di diverse critiche che si sono avute in questi giorni è stato perlopiù strumentale, per dei semplici motivi.
Difatti, è abbastanza ovvio che in Francia e nei paesi europei la strage di Parigi sia stata maggiormente sentita, così come quella russa in Russia e nell'Europa dell'Est e quella di Beirut in Libano e nei paesi arabi.
Tenendo conto di questo, si può notare la finalità strumentale di diverse critiche rivolte verso l'istituzione del minuto di silenzio francese, mentre di tutt'altro conto è semmai la rilevanza mediatica che è stata data dai media occidentali, praticamente quasi nulla per Beirut e in proporzione ancora più silente per le vittime russe dell'aereo del Sinai, tenendo conto del fatto che si è trattato di ben 224 civili innocenti eliminati dal terrorismo(2).
C'è comunque da fare una piccola precisazione sulla strage di Beirut, in quanto mentre la strage di Parigi è stata motivata dall'intento di colpire civili francesi in quanto francesi e così quella del Sinai in quanto civili russi, in quella libanese gli obiettivi sono stati i simpatizzanti del movimento islamico sciita Hezbollah(3), in quanto Hezbollah combatte l'ISIS in Siria insieme all'Iran e appoggia militarmente Assad(governo molto controverso, ma questo è un'altro discorso) contro le formazioni islamiche sunnite(e l'ISIS è un gruppo che si basa su una versione estremista e integralista del sunnismo).
C'è ovviamente da dire che sarebbe stato auspicabile se invece della sola Parigi si sarebbe sentito parlare maggiormente delle stragi di Beirut,del Sinai o di quella meno recente in Kenya, ma c'è anche da riconoscere che sarebbe alquanto difficile equiparare ogni episodio terroristico senza contestualizzazione e tanto meno indire un minuto di silenzio per ogni strage, al massimo su quest'ultimo punto si potrebbe creare una specifica apposita "giornata di ricordo" contro il terrorismo in generale, ma questo sarebbe già un'altro discorso.
NOTE:

Ritorno al futuro: un film sul riscatto sociale ed individuale

Perché Ritorno al futuro è un film di successo? Innanzitutto tale film è da considerare un film cult oltre che un film icona e rappresentativo degli anni 80 del secolo scorso.
Di sicuro il film può essere inserito accanto ai film del Brat Pack. Di questo ciclo cinematografico contiene ben due temi: il riscatto sociale e il riscatto individuale. Marty e la sua famiglia, dopo il viaggio nel passato di Marty, diventano più ricchi di prima e possono vivere una vita più agiata come conseguenza di ciò. Il padre di Marty, George, inoltre, diventa uno scrittore affermato mentre era stato sempre un perdente, fin da ragazzo.





Il film, poi, come molti film che contengono un viaggio nel tempo, contiene nella sua trama un paradosso spazio-temporale grazie al quale, degli eventi futuri sono conseguenza di eventi passati “modificati”. È proprio il viaggio nel tempo uno dei punti-forza che sostengono l’intero film.
Oltretutto, il film è giocoso e ilare, a livello superficiale: guardato con più attenzione nasconde tanti spunti di riflessione. Marty, viaggiando nel passato, ha il modo di vedere i suoi genitori da giovane: cosa impossibile per qualsiasi persona. Per Marty guardare i genitori che si innamorano e si scambiano il loro primo bacio è un’esperienza oltremodo costruttiva che gli insegna tanto sia per la sua vita futura e sia per la sua relazione con la sua ragazza, Jennifer.
È impossibile non notare il contrasto tra Marty e George nel passato: Marty è un ragazzo sveglio mentre Gerge è molto imbranato. Grazie al viaggio-impresa di Marty George nel futuro cambia come anche nel passato. L’azione di Marty ha modificato il passato e, di conseguenza, anche il futuro. Un altro contrasto ben evidente è quello tra Marty e Biff: Biff è uno zotico ed un energumeno mentre Marty è una persona pronta a difendere i più deboli e pronta anche a porsi contro ingiustizie e violenze di ogni genere e, in questo, risulta un personaggio oltremodo simpatico allo spettatore del film.
Oltre al riscatto sociale sia di George, che si trova una ragazza per la prima volta, che di Marty, che vede la sua famiglia oltremodo migliorata nel futuro, c’è anche il riscatto esistenziale di Doc nel passato, che da scienziato fallito sa di aver costruito qualcosa che ha funzionato, qualcosa che rende possibile il viaggio nel tempo.

FOTO:http://docmanhattan.blogspot.it

Il Bene e il Male esistono: il Male non è altro che la negazione e l'assenza del Bene



Di Salvatore Santoru

Spesso e volentieri si sente dire che "bene e male non esistono", o meglio che tali concetti sono delle casuali invenzioni culturali che rispondono meramente a valutazioni soggettive.

C'è da constatare però che diverse volte tali detti si rivelano niente più che slogan, essendo il concetto a ben guardare alquanto illogico nel suo complesso.
Difatti, se bene e male non esistono in nessun caso e identifichiamo "bene" e "male" con valutazioni soggettive, cosa dire della guerra, dello stupro o degli altri atti di violenza gratuita e immotivata, della miseria più atroce e di tutto ciò che identifichiamo come crudele ?







Secondo l'assunto che "bene e male" sono meramente valutazioni soggettive, se ne dovrebbe concludere che tali azioni siano considerate "male" solo per criteri personali e culturali appresi, in quanto chi compie quegli atti crede spesso di farlo per il proprio "bene" e "piacere", mentre  il "male" di tali azioni sarebbe semplicemente la "versione" delle vittime, e il che è ovviamente, oltre che disumano, totalmente assurdo.

Difatti, anche gli animali e gli altri esseri viventi che non hanno influenze derivate dalla "cultura", hanno una coscienza, seppur condizionata dalle condizioni e esigenze del proprio "stato di natura", di ciò che è bene e ciò che è male, e un esempio di ciò sono i banali esempi di tanti casi di animali che mettono in salvo altri animali o altre azioni che noi consideriamo benigne e che non avrebbero alcun senso se fosse minimamente vera la convinzione che il "bene e il male" siano speculazioni soggettive prive di senso.

Si potrebbero fare esempi a iosa che esulano da quest'articolo, ma la conclusione sarebbe la stessa: ovvero, che il bene e il male esistono ben al di là di semplici opinioni personali, ma tale divisione ha origine da fattori ben più alti, a cominciare da quelli "spirituali", non intendendo ciò con questioni meramente religiose e/o metafisiche.

Il punto fondamentale da capire è che non è che il Bene e Male esistano come concetti assoluti, come secondo l'interpretazione di alcune dottrine religiose, ma in modo più profondo il Male esiste come negazione e assenza di Bene, così come la malattia(che deriva appunto dallo stesso termine) esiste come negazione e assenza di salute e benessere, e così via.

Affermare semplicisticamente che il Bene e il Male non esistano o sono concetti basati su opinioni personali, è come dire che la malattia non esiste, e ciò che chiamiamo come "malattia" o "salute" sono concetti artificiali che dipendano da mere valutazioni personali, e se a certe persone piace ipoteticamente soffrire per una malattia all'organismo che hanno(al contrario di come la vivono la maggior parte degli altri), dedurre che tale malattia all'organismo non è una "malattia" in quanto a qualcuno piace soffrirne.

Il fatto è che come la malattia fisica è un male per l'organismo o quella mentale per la psiche, così il "Male" è l'alterazione della condizione libera e sana degli esseri umani e viventi nel loro complesso e del mondo(materiale o anche spirituale per chi ci crede) nella sua totalità, e nella realtà vi è questo discernimento e divisione tra bene e male, nella sua essenza più profonda "illusorio" come già accennato prima, ma presente concretamente in vari livelli dell'esistenza.

Detto ciò, c'è da dire comunque che il dualismo Bene/Male va superato e oltrepassato, e in tal modo verrebbe meno proprio l'esistenza del Male, in quanto non è altro che assenza di ciò che chiamiamo "Bene", che non è altro che la condizione libera e sana della vita.

Ovviamente, tale oltrepassare non ha nulla a che vedere con falsi superamenti di questa dicotomia che affermano che bisogna semmai "accettare" tutto ciò che chiamiamo "bene" e "male" in quanto tutto è indifferente, che è come dire che bisogna smettere di curare le malattie dell'organismo e di ricercarne le cause perché tutto è indifferente e ad esempio la definizione di cancro o colera come "malattie" è un'opinione personale, il che è una cosa ovviamente assurda.

Quindi, bisognerebbe cercare di analizzare,ricercare le cause e superare il Male che può ostacolare noi stessi e pervade la  società e il mondo nel suo complesso, e in tal modo nel nostro piccolo opporci alla violenza, all'odio immotivato e alle ingiustizie, e con la conoscenza dei suoi meccanismi facendo anche del meglio e per prevenire, perché prevenire è sempre meglio di curare, e in tal modo ostacolare la crescita e la nascita del Male, in quanto il Male è sempre assenza di Bene, così come la malattia è sempre assenza di salute.

L'assurdità di credere che l'attività puramente intellettuale sia solo perdita di tempo perché non “concretamente produttiva”

Filosofia Vs Ingegneria
Di Daniele Gianfreda
Ingegneri e filosofi, due mondi lontani. I primi producono, i secondi no. I primi rispondono alle esigenze del mercato, i secondi no. I primi avranno uno stipendio, i secondi no. L’ingegneria è la chiave di volta della produzione: case, computer, cellulari e auto sono tutte frutto di un team che prima immagina e poi manda in produzione, tutto in virtù di un bisogno collettivo. E la società ringrazia.





 Tuttavia, benché il mestiere di ingegnere susciti rispetto e garantisca prestigio, il suo lavoro si svolge nella più totale ottusità ed inconsapevolezza: tutto ciò che inventa, tutto ciò che produce non arreca nessun beneficio all’Umanità! Follia? Le esigenze che ne regolano l’attività produttiva non sono reali, si basano solo sulle esigenze dettate da una mentalità diffusa che le fa apparire tali: cellulari e macchine si rivelano indispensabili solo nella società di cui facciamo parte. Il lavoro dell’ingegnere non ha quindi valore di “per sé” ma è funzionale solo in relazione al contesto e alle esigenze che li caratterizzano. Con un po’ di fantasia si può arrivare ad immaginare una società in cui tutte le invenzioni futuristiche che conosciamo possono non essere poi così “indispensabili”, tipo le “società” primitive? Forse: dove sta scritto che maggior tecnologia uguale maggior felicità? Perché è proprio la ricerca della felicità che spinge l’Uomo a “progredire”, il problema sta nella scelta di un percorso assolutamente materialista per conseguirla, estromettendo l’indole spirituale dalla propria vita.
Le conseguenze di questa scelta insensata sono ben visibili: sempre più individui ricorrono allapsicoterapia. In un mondo popolato dalla convinzione che solo la carriera lavorativa abbia un valore, l’Uomo ha finito con il ridursi a mero accessorio della produzione, incapace di immaginare una vita differente e “umanamente stimolante” (in una parola: “felice”). Gli psicologi ringraziano, le case farmaceutiche pure. Ma la Psicologia è entrata in campo solo per sostituire un’altra grande scienza: la Filosofia. Eh sì, perché la Filosofia è una scienza, solo che invece di creare nuove “app” cerca risposte alle domande esistenziali, quelle a cui l’Uomo ha dimenticato di dare una risposta perché troppo impegnato a costruirsi una carriera; inutile poi andare a cercarla in seduta dallo specialista. Se l’ingegneria inventa un nuovo tipo di automobile, la filosofia sa dire se ci migliorerà davvero la vita. Laddove l’ingegnere si trova costretto a rispondere ai precisi dettami della società (e del mercato), il filosofo è in grado di liberarsene immaginandone una nuova e magari gettare il semeaffinché possa diventare reale! (Non sarebbe la prima volta). Del resto, uno dei tanti modi per rendere concreata la filosofia è proprio la “Politica”, l’arte del gestire la “cosa pubblica”, quella in grado davvero di determinare cambiamenti sostanziali nella storia dell’Umanità. Del resto, si sa: la Democrazia non l’ha certo inventata un ingegnere.

TITOLO ORIGINALE:"I FILOSOFI MERITANO UNO STIPENDIO (PIÙ DEGLI INGEGNERI)"

FONTE:http://www.ukizero.com/i-filosofi-meritano-uno-stipendio-piu-degli-ingegneri/

Se possiamo creare il nostro aldiquà, perché l'aldilà deve essere uguale per tutti ?



Di Laura De Rosa
Se possiamo creare il nostro aldiquà, perché l’aldilà deve essere uguale per tutti? Tempo fa ricevetti la consueta visita dei Testimoni di Geova, la cui religione non rientra nelle mie corde nonostante alcune riflessioni interessanti. In quell’occasione mi spiegarono brevemente il loro punto di vista a proposito di aldilà e aldiquà (ovvero gli esseri umani si incarnano una sola volta sulla Terra, poi muoiono, vanno in “letargo” e si risvegliano al momento della Resurrezione). Fu allora che mi sorse istintivamente la domanda: “e se avessero ragione?“. No, non segnò la mia conversione ma l’inizio di una riflessione alquanto intricata sull’argomento.




Ognuno di noi crea la propria realtà grazie al pensiero, in quest’ottica se io mi convinco di risorgere dopo un lungo sonno e voglio vivere sulla Terra una sola vita, le cose (per me) potrebbero andare esattamente così.Voglio reincarnarmi? Mi reincarno. Credo solo nella materia? Una volta che questa vita si esaurirà il mio spirito, a sua volta, si esaurirà. Voglio risorgere? Risorgerò. Tutto dipende dalla scelta che faccio, da ciò in cui credo.
IN QUEST’OTTICA TUTTE LE RELIGIONI AVREBBERO RAGIONE
Beh, se le cose andassero così, ecco che tutte le religioni, tutti i credi, tutte le diverse correnti spirituali avrebbero a modo loro ragione. Non esisterebbero Verità Assolute perché ognuno di noi sarebbe nel vero. Ed ecco scomparire il peso della diversità, il desiderio di prevaricare sull’altro.
D’ALTRONDE PERCHE’ L’ANIMA DEVE NECESSARIAMENTE SOPRAVVIVERE?
Perché in un dato modo piuttosto che in un altro? Ci siamo ammazzati per millenni, e continuiamo a farlo, in nome delle Verità Assolute, tutti impegnati a convincere gli altri della validità della propria tesi. E se ogni gruppo, e ogni individuo, fosse libero di scegliere la propria strada, il proprio Dio, senza togliere nulla a nessuno? Il problema in questo caso sarebbe uno solo: la guerra che ci facciamo qui, sulla terra, per avere ragione.
L’importante, secondo me, è che qualunque sia la scelta, a motivarla, al di là dei desideri individuali o collettivi di vario genere, sia sempre l’amore universale. Se la scelta non fa male a nessuno perché non dovrebbe realizzarsi? E poi basta, basta, basta con questo bisogno di sentirci esclusivi e superiori. Io stessa sono vittima di questo meccanismo e ne ho piene le p…!
IL SENSO DI ESCLUSIVITA’ E’ IL VERO MALE
Paradossalmente sono tantissime le religioni e le persone direttamente coinvolte in affari spirituali, percorsi di crescita e via dicendo, succubi del senso di onnipotenza e superiorità. Proprio coloro che dovrebbero aiutare il mondo a migliorare e a funzionare secondo la logica dell’amore, della condivisione, del rispetto. Ma come si fa a non capire, quando ci si occupa di evoluzione spirituale, che il senso di superiorità è nemico per eccellenza della spiritualità? Ed è inutile trincerarsi dietro alle parole ma non far altro (nei fatti) che escludere chi la pensa diversamente.
ALLONTANARCI DALLE PERSONE CHE NON CI PIACCONO NON CI AUTORIZZA A GIUDICARLE
Un conto è allontanarsi dalle persone che non sono in sintonia con noi (come dire, non ascolto una certa musica perché non mi piace… e ci mancherebbe altro), un altro è giudicarle, anche se non a livello cosciente. Ti dirò la verità, capita anche a me di sentirmi superiore e sono certa che una delle mie sfide sia proprio sviluppare l’amore, la fratellanza, l’altruismo, la capacità di accettare chi la pensa diversamente senza sforare nel giudizio.
Non basta fare del bene, per esempio essere bendisposti verso gli stranieri, aver fatto qualche opera di carità, pregare ogni giorno, dedicarsi ad attività di volontariato. Tutto questo è ok ma non preserva dal senso di superiorità. Anzi, a volte ci trinceriamo dietro questi gesti “gentili” proprio per nascondere a noi stessi l’amara verità, ovvero che siamo stronzi come tanti.
A volte la gentilezza alimenta (paradossalmente) il nostro senso di superiorità, facendoci sentire più buoni, più generosi, più altruisti. Più, più, più… questo è il problema! Parlo per esperienza personale e credo che questa logica sia molto diffusa, d’altronde i meccanismi tesi a “confondere le acque” sono pazzeschi, tanto più elaborati in chi ha esperienza spirituale. Perché ovviamente, in questo caso, si impara a nascondere meglio il marciume… a meno che non vi sia una vocazione sincera all’amore.

Ecco come ci stiamo creando le condizioni per essere più generosi e fraterni gli uni con gli altri


Di Omraam Mikhaël Aïvanhov
«Voi dite che vorreste comportarvi bene con tutti gli esseri umani come se fossero vostri fratelli, ma che è così difficile! Certo, è difficile, anzi, è la cosa più difficile al mondo, ma è anche quella che diventa la più necessaria.




 I progressi della scienza e della tecnica hanno dato a tutti gli abitanti del pianeta mezzi sempre più efficaci per manifestarsi, per entrare in relazione tra loro; e poiché il loro numero non smette di aumentare, se essi non fanno lo sforzo di padroneggiare le proprie tendenze egoistiche e aggressive, come pure il proprio bisogno di dominio, l'esistenza diventerà impossibile.



Omraam Mikhael Aivanhov - Album Foto

Per il momento, coloro che hanno compreso questa situazione sono pochissimi. I più, meravigliati dai mezzi messi a loro disposizione, cercano di approfittarne senza chiedersi se ciò che essi ritengono utile e benefico per sé lo sia anche per gli altri: ne usano e ne abusano, ed è sempre una gara a chi sarà il primo, il più ricco, il più potente in questo o quel campo, e diventano aggressivi, crudeli. Ma ciò non potrà durare a lungo: saranno le condizioni da loro stessi create che obbligheranno gli esseri umani a sviluppare sentimenti più generosi e più fraterni gli uni per gli altri.»

FONTE:http://coscienzeinrete.net/spiritualita/item/2491-ecco-come-ci-stiamo-creando-le-condizioni-per-essere-piu-generosi-e-fraterni-gli-uni-con-gli-altri

Il senso della Saggezza al giorno d'oggi



Di Nicola Abbagnano *

Può la vita dell'uomo reggersi e continuare senza un minimo di saggezza ? La risposta
negativa pare inevitabile.Che cosa può trattenere l'uomo dal distruggersi con le sue stesse
mani, dall'abbassarsi al livello bestiale, dal disperdersi nella noia e nella disperazione, se
non il senso del valore e della dignità della vita? E' questo senso appunto che costituisce la
saggezza.E' per esso che l'uomo cerca di realizzare nel modo migliore e più consono la sua
persona nel lavoro, per esso si sente unito agli altri da solidarietà, affetti e amicizie da cui
vien tolto dall'isolamento, e può mantenere aperto l'animo alla speranza e alla gioia.






Le grandi fonti della saggezza sono state le religioni e le filosofie che hanno guidato la
marcia dell'uomo nel mondo.Ed esse costituiscono ancora il patrimonio a cui l'uomo
ricorre, non solo nelle circostanze difficili che incontra, ma anche per dare ordine e
significato alle sue faccende quotidiane.Diversità e contrasti certo non mancano tra le vie
che religioni e filosofie hanno indicate come quelle della vera saggezza.Ma ci sono anche
concordanze fondamentali che non possono essere ignorate.
Oggi la saggezza è spesso ignorata o negata come un relitto del passato, un camuffamento
ipocrita della vera natura dell'uomo.Ma già in questa negazione c'è il bisogno o la ricerca
di una nuova saggezza, di un modo nuovo di comprendere il valore della vita.Si predica
una “saggezza dell'anti-saggezza” che fa riscontro alla “teologia dell'anti-Dio” di cui
parlano alcuni filosofi.Quel che è certo, è che la ricerca della saggezza non può venir
meno senza che l'uomo diventi un puro strumento dell'istinto e della violenza.

In ogni caso, la saggezza non può rimaner chiusa nei forzieri di vecchie e nuove teorie,
accessibili soltanto a pochi iniziati.Un tesoro è inutile se rimane sepolto e non fornisce
quanto è necessario per mandare avanti la vita.La saggezza è per la vita, e nella vita deve
essere compresa e fatta valere.

Filosofi dall'aspetto venerando,santi,asceti,profeti,sono ritenuti le sole incarnazioni
autentiche della vera saggezza.E certo si deve rispetto e riconoscenza a queste figure del
passato di cui pare si sia spenta o perduta la specie.Ma difficilmente queste figure possono
costituire gli esempi che guidino la nostra vita di ogni giorno sulla via della
saggezza.Questa non esige individui eccezionali che si distacchino dal resto dell'umanità
per fare ad essa da maestri, ma esige che ognuno, nell'ambito anche modesto e ristretto che
le circostanze gli hanno riservato, comprenda il valore della vita e la viva con serenità e
fiducia in se stesso e negli altri.

* Nicola Abbagnano-La Saggezza della Vita, pg 11-13

Pessimismo,Ottimismo e la Terza Via per stare meglio



Di Nicola Abbagnano *

"Tutto va di male in peggio, è inutile darsi da fare"."In futuro, le cose miglioreranno: non bisogna mai scoraggiarsi".
Frasi come queste ricorrono frequentemente nella vita di tutti i giorni ed esprimono i due atteggiamenti che si possono assumere di fronte all'andamento delle cose nel mondo:l'atteggiamento di chi scorge in esso solo gli aspetti negativi, dolorosi e terrificanti, e quello invece di chi si sofferma sugli aspetti positivi e si ostina a sperare.





Si è soliti ricondurre questa diversità di atteggiamenti alla diversità dei caratteri degli individui, cioè di quelle strutture somatiche e psichiche che determinano il loro modo di sentire e interpretare le cose, quindi la loro condotta abituale.Ma se questo fosse vero alla lettera, non ci sarebbe scelta fa pessimismo e ottimismo: ognuno sarebbe costretto dal proprio carattere a vedere tutto nero o tutto roseo, senza possibilità di modificare la sua prospettiva e la sua condotta nella pratica.
 ...

Ottimismo e pessimismo rimangono, oggi come ieri, sullo sfondo degli atteggiamenti che gli uomini assumono di fronte alla vita e che li portano a sperare o disperare, ad agire e lottare o a rimanee inerti e abbandonarsi al corso degli eventi.
Ma a differnza di ieri (e di un ieri non troppo lontano), né il pessimismo né l'ottimismo possono rimanere ancorati alle vecchie concezioni.

...

Ciò che il pessimismo può oggi insegnare è il non illudersi, il saper scorgere nelle situazioni individuali e sociali che si presentano gli effetti negativi e mortificanti, i pericoli che vi sono annidati e la somma enorme di lavoro e di sforzo che occorre per superarli.
Ciò che l'ottimismo può insegnare è il riconoscere la possibilità umana di affrontare quelle situazioni, di trovare i mezzi e gli strumenti adatti a trasformarle e a ricostruirle, di stabilire nuove e più efficaci condizioni per un favorevole evolversi degli eventi.

* Nicola Abbagnano-La Saggezza della Vita, pg 76 e 78

Riflessioni sul Nazionalismo


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Di Salvatore Santoru

"Nazione" e "nazionalismo" sono termini che sono stati assai inflazionati e abusati nel corso della storia e lo sono ancora oggi.
Sul tema, nella società moderna si sono sviluppati a riguardo dei veri e propri conflitti dicotomici e da una parte esso è stato considerato come un requisito essenziale per il progresso delle civiltà e dei popoli e dall'altra come la causa di tutti i mali passati, presenti e futuri.





Di per sé il "nazionalismo" non è né buono né cattivo, e ideologie nazionalistiche sono state utilizzate storicamente sia in positivo ( ad esempio per i moti rivoluzionari di indipendenza nazionale ) sia in modo negativo (imperialismo ecc).
Erroneamente, il termine è stato usato nel corso della storia e ancora oggi per indicare l'ideologia dello Stato/Nazione, mentre di per sé esso dovrebbe indicare il semplice essere fieri della propria origine geografica e/o della propria comunità di appartenenza.
Si potrebbe anche distinguere tra un "nazionalismo sano", che accomuna tutti i popoli della Terra e che non è nemmeno in contraddizione con un sano universalismo e inter-nazionalismo, dalla degenerazione dell'ideologia nazionalistica, fondata sull'odio verso le nazioni altrui e l'ossessione di dominarle.



Psicologia dell'Identità


C'è da segnalare anche l'interessante fatto che dove c'è la mancanza di un "sano nazionalismo" o esso viene represso culturalmente, solitamente emerge nella forma degenerata e conflittuale già descritta, e questo è il caso di diversi paesi occidentali, dove , al contrario di buona parte del resto del mondo, esso è visto come una sorta di tabù.
Per fare degli esempi si pensi a paesi come gli USA, o un pò meno recentemente a Inghilterra,Francia, Spagna ( e in parte anche la stessa Italia), paesi ad alta vocazione universalista e dove l'atteggiamento nazionalistico è fuoriuscito sotto forma di colonialismo o di xenofobia e razzismo e/o sete di conflitto verso gli altri nazionalismi.

Probabilmente, la soluzione migliore per risolvere i problemi inter-nazionali sarebbe quello di promuovere maggiormente un sano sentimento nazionalistico e in tal mondo costruire un mondo veramente globale e inter-nazionalista, dove tale aspetto derivi dall'accordo tra i diversi nazionalismi e non dal dominio di alcune nazioni su altre ( come avviene oggi ).
Indubbiamente, un mondo e una società in cui ognuno,se vuole, potrà essere libero di essere fiero delle proprie origini nazionali così come culturali e etniche, sarà migliore di uno dove ci si sente continuamente individiosi/invidiati e minacciati/minacciosi rispetto all'Altro(costantemente idealizzato/svalutato), mentre un sano orgoglio, a livello nazionale e non, di sé probabilmente consentirebbe maggiore empatia tra diversi e meno conflitto e paura.

Riflessioni sul principio di Uguaglianza e sull'egualitarismo



Di Salvatore Santoru

Al giorno d'oggi si si parla molto spesso di uguaglianza, di equità e di egualitarismo e in linea generale si hanno due diverse visioni egemoni su come questi concetti devono essere interpretati.
Difatti, da una parte c'è chi sostiene, sulla scia del liberalismo e specialmente di quello sociale, un principio di ugualianza formale, ovvero basato sull'eguale concessione di opportunità ad ogni individuo a prescindere dalle sue caratteristiche, dall'altra chi sostiene sulla scia di un'egualitarismo radicale e di ideologie socialistiche(postmarxiste in particolare ) e progressiste un'uguaglianza sostanziale, ovvero il raggiungimento di un livellamento economico,sociale e culturale tra gli individui.





Entrambe le idee sono indubbiamente interessanti e condivisibili, visto che da un punto di vista realista offrire pari opportunità ad ogni membro della società e in seguito accettare le differenze e diseguaglianze  spontanee che si vengono a creare risulta indubbiamente lecito e coretto, e dal punto di vista ideale e anche etico/morale aspirare a una società di eguali fondata su un perfetto equilibrio tra tutti i suoi membri è indubbiamente una meta a cui probabilmente ogni persona avrà sognato.


La Società dell'Uguaglianza


Probabilmente, una sana via di mezzo tra le due opzioni risulta la più coretta, e si dovrebbe fare in modo di concedere opportunità ad ogni individuo accettando le diseguaglianze spontanee e libere che vengono a crearsi, e allo stesso tempo procedere gradualmente verso una società sempre più equa e egualitaria, e dove l'egualitarismo non sia un mero livellamento rivolto verso il basso, ma il raggiungimento di uno stato superiore di libertàprosperità,giustizia e benessere.

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