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SERIE A, l'Inter rimonta e sconfigge il Milan: agganciata la Juve


Di Salvatore Santoru

L'Inter vince il derby e aggancia la Juventus.
Più specificatamente, la squadra neroazzurra ha sconfitto il Milan 4-2 e ciò è avvenuto a seguito di una notevole rimonta(1).

Difatti, durante il primo tempo, i rossoneri sono andati in vantaggio con Rebic e Ibrahimovic.

Il secondo tempo, invece, è stato contraddistinto dalla rimonta interista e dai goal di Brozovic, Vecino, de Vrij e Lukaku

NOTA E PER APPROFONDIRE:


(1) https://calcio.fanpage.it/live/inter-milan-serie-a-diretta-gol-risultati/

Mihajlovic dimesso dall’ospedale: “Condizioni molto buone”. Vuole esserci in Roma-Bologna



Sinisa Mihajlovic torna a casa. L'allenatore del Bologna è stato dimesso dall'Istituto di Ematologia Seragnoli di Bologna dopo poco più di 10 giorni di ricovero. Un'attività programmata nell'ambito della terapia antivirale che sta affrontando Mihajlovic in seguito al trapianto di midollo osseo effettuato lo scorso mese di ottobre. L'azienda ospedaliera fa sapere che "le condizioni del paziente sono molto buone". E adesso il tecnico serbo – nonostante le raccomandazioni di restare a riposo – vorrebbe raggiungere la squadra, impegnata questa sera nell'anticipo di Serie A in trasferta contro la Roma.

Sinisa Mihajlovic ricoverato in ospedale

Il ricovero era iniziato lo scorso 27 gennaio, secondo un piano previsto dallo staff medico che sta seguendo Sinisa Mihajlovic. Si è concluso dopo neanche due settimane con risultati positivi. Un altro passo avanti per l'allenatore nella sua lunga battaglia contro la leucemia, che sta pensando di festeggiare nel modo che preferisce: facendo sentire la sua presenza alla squadra, come ha sempre fatto – nei limiti delle sue possibilità – nel corso degli ultimi mesi, nonostante la malattia. Potrebbe essere così presente in panchina in occasione di Roma-Bologna, anticipo della 23ª giornata di campionato in programma questa sera all'Olimpico, una sorta di seconda casa per Sinisa dopo le stagioni trascorse, da calciatore, con le maglie di Roma e Lazio.


La ‘Panchina d'Oro' speciale a Mihajlovic

E' stata una settimana positiva e gratificante per Sinisa Mihajlovic. Era iniziata con la vittoria di un premio, un'edizione speciale della ‘Panchina d'Oro' assegnata a lui per i messaggi positivi veicolati nel corso degli ultimi, difficili mesi, e prosegue ora con le dimissioni dall'istituto Seragnoli. Lui, proiettato al campo, starà già pensando alla terza buona notizia: un risultato importante del suo Bologna in casa della Roma.

FONTE: https://calcio.fanpage.it/mihajlovic-dimesso-dallospedale-condizioni-molto-buone-vuole-esserci-in-roma-bologna/

Il calcio “reazionario” di Fini e Padovan


Di Andrea Muratore
Religione collettiva e fattore di popolo, roccaforte passionaria e mondo a parte, fenomeno interclassista e anticipatore dei mutamenti sociali. Il calcio di una volta che Massimo Fini e Giancarlo Padovan raccontano in “Storia reazionaria del calcio” (Marsilio, 2019) era molto più di uno sport o di un business, ma un vero e proprio laboratorio culturale. In rivolta contro la mercificazione e l’appiattimento dello sport più popolare al mondo, Fini e Padovan ne divengono i cantori nell’era della dittatura delle televisioni e dell’ascesa del VAR.
Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio“. Nessuna frase meglio del celebre aforisma di Jorge Luis Borges riassume l’essenza di ciò che, sostanzialmente, dà corpo e anima alla popolarità globale del calcio: la sua insuperabile naturalezza ed elasticità, la capacità di saper divenire sport e fattore d’aggregazione sociale trasversale indipendentemente dal contesto in cui esso si sviluppa. Interclassista, globalizzato (la FIFA precede per nascita Società delle Nazioni e Onu) e al tempo stesso localizzato, aggregatore di interessi, aneddoti e epiche contemporanee di territori, città, quartieri, il calcio è stato radicalmente mutato, negli ultimi decenni, dalla crescente mediatizzazione e dall’aumento degli interessi commerciali ed economici ad esso afferenti.
La FIFA di Havalange e Blatter trasformatasi in corporation internazionale, lo scandalo dei mondiali in Qatar come paradigma dello snaturamento del calcio contemporaneo e l’introduzione del VAR come certificazione del predominio del mantra del “risultato” sulla genuinità del gioco sono i sintomi. La “patologia” da sondare è il rapporto tra il calcio e la modernità, a cui Massimo Fini e Giancarlo Padovan cercano di dare un inquadramento nel loro saggio Storia reazionaria del calcio, in cui l’evoluzione del contesto socio-culturale a livello italiano e globale è letta in relazione ai cambiamenti verificatisi nel mondo del calcio, in campo, sugli spalti e tra i media.
Fini, il cantore degli “uomini in rivolta” (Catilina) e il più severo critico della modernità, si unisce a Giancarlo Padovan, uno dei più intelligenti commentatori sportivi del nostro Paese, per formare un sodalizio editorialmente vincente: l’esperienza tecnica e la capacità analitica di Padovan si uniscono all’elevata vis descrittiva e critica di Fini nella costruzione di un saggio i cui capitoli scorrono, uno dopo l’altro, tra le mani, senza che il rigore delle argomentazioni sia sacrificato alla leggibilità.
Storia reazionaria del calcio ha infatti un obiettivo dichiarato: difendere il nocciolo duro del calcio, la sua matrice passionale e l’essenza dello sport, dalla dittatura dell’economico. Dalle ragioni del business incentivate a ogni costo, che a detta degli autori hanno svuotato gli stadi e snaturato il legame tra tifoso e squadra, alle eccessive giravolte del calciomercato. “Non si esagera se si afferma che in un mondo completamente desacralizzato e materialista il calcio fosse rimasto l’ultimo luogo dedicato al sacro sostituendo altri riti caduti in disuso”, fa notare Massimo Fini in un capitolo significativamente intitolato “La gallina dalle uova d’oro“. “Visto dalla parte del tifoso il calcio è una passione totalmente gratuita”.
Una pulsione universale, sottolinea Antonio Padellaro nella postfazione, “forse l’unico linguaggio autentico che ci accomuna su questa terra”. Linguaggio innato, direbbe Noam Chomsky, che sulla critica alle spigolature della modernità si è espresso molto spesso con viva forza. Versione contemporanea dell’epica nei Paesi dell’America Latina in cui la comunicazione di questo linguaggio è rimasta al massimo grado di disintermediazione.
E proprio da uno di questi Paesi, l’Uruguay, è venuto Eduardo Galeano, autore del primo dei due saggi che consigliamo di inserire in un’ideale trilogia del pallone al fianco di Storia reazionaria del calcioSplendori e miserie del gioco del calcio ha analizzato, per primo, la componente di interazione sociale legata al calcio, la natura della partita come versione contemporanea della pugna ma anche l’insuperabile tensione tra modernizzazione e tradizione a cui il calcio è inesorabilmente condannato. Sulla scia di Galeano, Jean-Claude Michea in Il gol più bello è stato un passaggio è giunto a definire una vera e propria “filosofia dello sport” come matrice identitaria comune contrapposta alla mercificazione e alla gentryfication del calcio contemporaneo, dagli stadi all’informazione ad esso dedicata. Fini e Padovan si inseriscono in questo solco offrendo un lavoro pregevole in cui questa tensione è declinata attraverso aneddoti, ricordi personali, esperienze professionali. Tante pietre calciate sulla strada a far girare, perennemente, la storia del pallone.

Sinisa Mihajlovic, il messaggio dello youtuber Nicoforza: “Disgustoso augurargli del male”


“Anche se si hanno idee e posizioni completamente diverse, non è tollerabile e non può esser consentito a nessuno di offendere ed augurare il male a chi combatte tra la vita e la morte. E’ disgustoso e disumano”.
E’ il messaggio di Niccolò Basta, un ragazzo di 15 anni di Foggia, che attraverso un video su youtube commenta le offese ricevute da Sinisa Mihajlovic, l’allenatore del Bologna malato di leucemia, per alcune sue dichiarazioni politiche.
Il ragazzo foggiano, tifoso del Foggia calcio, quasi due anni fa ha scoperto, anche lui, di avere la leucemia.
Appassionato di YouTube, Nicoforza il suo nickname, in un video registrato da una stanza dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dopo aver informato gli amici delle sue condizioni di salute, si sofferma sulla vicenda Mihajlovic.
“Anche se si hanno idee e posizioni completamente diverse – dice il ragazzino foggiano – non è tollerabile e non può esser consentito a nessuno di offendere ed augurare il male a chi combatte tra la vita e la morte. E’ disgustoso e disumano. Per questo auguro ancora a Sinisa la vittoria rispetto la sua malattia e gli esprimo la mia solidarietà perché sentirsi dire certe cose, in questi momenti di debolezza, fa davvero male”.
Fonte: Agi, YouTube.

Coppa Italia, Milan-Spal 3-0: ora i rossoneri sono ai quarti di finale


Di Salvatore Santoru
Il Milan ha sconfitto la Spal per 3-0 e, in tal modo, ora accede ai quarti di finale di Coppa Italia. I rossoneri sono andati in vantaggio con un gol di Krzysztof Piatek e hanno raddoppiato con Samu Castillejo, tutto ciò durante il primo tempo(1). 
In seguito, nel secondo tempo si è avuto il terzo gol rossonero grazie a Theo Hernandez.
NOTA E PER APPROFONDIRE:

Sinisa Mihajlovic ha lasciato l’ospedale, il terzo ciclo di cure è finito


Di Maurizio De Santis

Un post su Instagram della moglie, Arianna Rapaccioni, ha dato la bella notizia. "Più bella cosa non c’è, ritorna a casa", ha scritto la donna a corredo di una foto molto bella. Sinisa Mihajlovic ha lasciato il Reparto di Ematologia dell'ospedale Sant'Orsola intorno alle 12.30: il terzo ciclo di cure alle quali il tecnico del Bologna s'è sottoposto è terminato. Un'altra piccola vittoria nella battaglia contro la leucemia che lo ha colpito e costretto a defilarsi rispetto all'impegno con i rossoblù. Un sorriso e un bacio alla consorte, le dita per mimare il segno della vittoria: è così che l'allenatore s'è mostrato all'uscita del padiglione 8 del nosocomio dove è rimasto ricoverato fino alle dimissioni autorizzate dallo staff medico.

Dall'ospedale alla panchina, mai ha rinunciato al ‘suo' Bologna

Nella giornata di giovedì sarà presente a Casteldebole per l'allenamento. Sarà in panchina in occasione del derby emiliano con il Parma? Non è certo perché, come sempre, servirà avere il via libera da parte dei dottori che stanno seguendo l'evoluzione della terapia e il percorso specialistico previsto per aiutare la guarigione di Mihajlovic, affetto dalla leucemia. Il tumore del sangue che lo aveva aggredito alimentando paura e sconforto – quando seppe qual era la causa del malessere e lo comunicò in conferenza stampa era distrutto – non ne ha fiaccato lo spirito combattivo.

La partita più importante di Sinisa: vincere contro la leucemia

"Guerriero", così lo hanno definito le figlie – Virginia e Viktoria -, i tifosi (non solo quelli rossoblù), i calciatori, gli ex compagni di squadra. E da ‘guerriero' è rimasto al fianco dei ‘suoi ragazzi' che ha sempre seguito negli allenamenti. Sia pure da lontano. Sia pure da remoto, attraverso l'ausilio della tecnologia. Sia pure dal letto d'ospedale dove sta giocando la partita più importante della sua vita contro una malattia ‘silente' che lo ha aggredito alle spalle nemmeno fosse uno degli avversari più duri che entrano in tackle sulle gambe. Quand'è stata l'ultima volta che Sinisa è sceso in campo assieme al ‘suo' Bologna? È successo per due volte di finale abbastanza di recente: contro la Lazio (in casa, al Dall'Ara), quando i tifosi felsinei e capitolini si trovarono uniti in pellegrinaggio e in preghiera, e poi la Juventus (in trasferta, All'Allianz Stadium), l'una di seguito all'altra (compresa la pausa di campionato per gli impegni della Nazionale).

FONTE: https://calcio.fanpage.it/sinisa-mihajlovic-ha-lasciato-lospedale-il-terzo-ciclo-di-cure-e-finito/

Scintille sui social tra Salvini e Suso: "Corri di più", "Tu governa"


Di Pina Francone
Suso compie gli anni, il Milan gli fa gli auguri e Matteo Salvini lo punzecchia sui social, provocando la risposta del diretto interessato. E così, dopo i "botta e risposta" della stagione passata con Gennaro Gattuso, ora il leader della Lega indispettisce lo spagnolo.
Tutto ha inizio dal messaggio di auguri della società rossonera a Jesús Joaquín Fernández Sáenz, che ieri – martedì 19 novembre – ha compiuto ventisei anni. Il "Diavolo", quindi, gli dedica un post su Instagram con fotografia in campo e gli auguri in lingua spagnola: "Feliz cumpleaños, Suso! #SempreMilan".
L’attaccante rossonero ringrazia. Poi, però, arriva quel commento inaspettato a firma di Matteo Salvini, che come noto è tifoso milanista. Ecco, il capo politico del Carroccio, però, tira una bella frecciatina al giocatore. Ecco, infatti, i suoi particolari auguri di compleanno: "Auguri! Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta e di voglia di giocare". Il tutto condito da una "faccina".
Ecco, Suso non l’ha presa benissimo e a stretto giro ha replicato all’ex ministro dell’Interno. Taggandolo nel suo post di risposta, il neo 26enne scrive: "Grazie. Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta di voglia di amministrare meglio, molto meglio, un Paese che amo". Insomma, il calciatore fa il verso a Salvini e lo sprona a governare meglio, anche se non è più all’esecutivo. E, infatti, più di un utente glielo fa notare...

Il precedente Salvini vs Gattuso
Come detto, non è la prima volta che il Matteo Salvini in versione tifoso critica il rendimento della squadra, di un calciatore o dell’allenatore. Lo scorso anno sulla panchina del Milan sedeva Rino Gattuso e in più occasioni il leader leghista espresse perplessità per i cambi del mister o il modo di giocare poco spumeggiante della squadra. Peraltro, era proprio novembre, quando andò in scena il primo battibecco tra i due, al termine di Lazio-Milan, terminata 1-1. Alle critiche di Salvini sulla gestione del match, “Ringhio” rispose così in sala stampa: "Io non parlo di politica perché non capisco nulla. A Salvini dico di pensare alla politica, abbiamo problemi molto grandi in Italia. Se ha tempo di pensare anche al calcio vuol dire che siamo messi male".
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Del Piero compie 45 anni, Dybala gli fa gli auguri: “Sei un numero 10 che non ha età”


Di Alberto Pucci

Indossare il numero dieci è una grande responsabilità. Lo sa bene Paulo Dybala che più o meno ogni domenica scende in campo all'Allianz Stadium con quel numero che fu di Alessandro Del Piero. L'argentino, che del suo famoso predecessore è da sempre un grande estimatore, nel giorno del compleanno numero 45 dell'ex capitano bianconero ha così voluto rinnovare la sua stima e il suo affetto per ‘Pinturicchio' con un bel messaggio postato in rete.

"Gli anni passano, ma tu rimani un numero 10 che non ha età! Tanti auguri Alessandro Del Piero", ha pubblicato Dybala sul proprio profilo ufficiale di Twitter. Un post che ha ovviamente generato decine e decine di like e condivisioni, e ricordato l'incontro che c'è stato qualche mese fa tra i due numeri dieci. "Abbiamo una sfida in ballo (un confronto su chi calcia meglio le punizioni, ndr) e dovevamo vederci da tanto tempo – rivelò DelPiero – Abbiamo preso un caffè. Il caffè è stato lungo e abbiamo parlato di tante cose".

Gli auguri dell'Uefa e della Juventus

A celebrare il 45esimo compleanno di Del Piero e ad inviare all'indimenticato campione juventino e della Nazionale gli auguri sono arrivati in molti. Su Twitter l'hashtag con il nome dell'ex capitano è infatti balzato tra i primi posti nella trend topics. Tra coloro che hanno voluto mandare un messaggio affettuoso anche l'Uefa, che ha pubblicato anche il video di uno dei tanti straordinari gol che l'ex bianconero ha realizzato in Europa. Il profilo del club campione d'Italia, ha invece celebrato Del Piero con il video della notte del 2008 al Bernabeu, quando ‘Pinturicchio' uscì dal campo tra gli applausi scroscianti del pubblico del Real Madrid.

FONTE: https://calcio.fanpage.it/del-piero-compie-45-anni-dybala-gli-fa-gli-auguri-sei-un-numero-10-che-non-ha-eta/

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FOTO: https://www.pinterest.it

Seria A, non solo campo: la guerra degli sponsor

                                                 
                                                            INFORMARE X RESISTERE
Esiste la lotta per lo Scudetto, per un posto in Champions League e chi sogna l’Europa. Poi ci sono le squadre di mezzo, capaci di entrare nella parte sinistra della classifica o di ottenere una tranquilla permanenza nel massimo campionato: infine, chi lotta per la salvezza con le unghie e i denti sino all’ultimo secondo dell’ultima giornata di campionato. Non c’è però solamente il campo, anzi: tutto parte da quello che accade fra i corridoi e i tavoli delle trattative, degli sponsor in primis. Parliamo in particolare di quelli tecnici, che finiscono con il loro nome sulle maglie, dietro il quale si celano interessi enormi.
Nike vs Adidas. Questa è l’eterna sfida in ogni campo tra i due colossi di riforniture sportive. Che si tratti di sport e non, calcio o tennis, basket o qualsivoglia sport sono loro due a contendersi lo scettro. E neanche a farlo apposta ma gli ultimi otto scudetti consecutivi della Juventus portano in quattro casi la firma Nike, nel primo periodo Conte e poi Allegri e negli ultimi quattro la firma Adidas. Quest’ultimo però trovò il successo anche nel 2011, con il Milan, mentre l’anno precedente l’Inter firmata Nike realizzò il Triplete. Dunque, una decade equamente distribuita tra i due marchi più noti al mondo nel campo dell’abbigliamento sportivo.
La vittoria recente del Liverpool ha portato in evidenza la New Balance, così come nel mondo del tennis hanno fatto Djokovic prima e Federer poi, col suo clamoroso passaggio da Nike a Uniqlo per un contratto faraonico e pluriennale con la casa giapponese. In Serie A la Nike perde l’Atalanta, che si accasa con la Joma, la quale già vestiva Sampdoria e Torino, facendo dunque il suo ingresso in Champions League, a seguito della storica qualificazione strappata dagli orobici lo scorso anno.
Curiosità. Una sorpresa è notare come la media gol migliore negli ultimi anni vesta Joma con 2.75 reti a match, di poco superiore a Nike con 2.74: segue Kappa con 2.73 mentre un po’ più attardata Adidas con 2.61. In merito alle curiosità della stagione in corso non si può non citare quella del Lecce: i salentini hanno deciso di avvalersi del proprio sponsor M908, con le maglie prodotte in Cina ad opera della società giallorossa.
Record poco invidiabile della Errea, lo sponsor tecnico è finito sulle maglie di ben cinque club retrocessi negli ultimi dieci anni, una più di kappa e due più di Givova e Joma. Di recente Puma è passata a vestire il Milan, nella speranza che una resurrezione dei diavoli rossoneri possa portare in alto un brand e marchio molto importante: il progetto è ambizioso, ma quest’anno la società di Elliot non potrà portare il proprio sponsor tecnico oltre i confini italici, a causa dell’esclusione dall’Europa League per mano della Uefa.

Gigi Riva, 'Rombo di Tuono' compie 75 anni


Di Salvatore Santoru

Gigi Riva ha compiuto 75 anni(1). 
Il celebre attaccante del Cagliari originario di Leggiuno, noto come 'Rombo di Tuono', è stato anche campione d'Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970 con la nazionale italiana.

Inoltre, lo stesso Gigi Riva ha il record delle marcature della stessa Nazionale con 35 goal(2).

NOTE:

(1) http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Tanti-auguri-Rombo-di-Tuono-Gigi-Riva-compie-75-anni-97c2d4ba-e192-42e1-9319-7be75aabb07c.html

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Riva#Record

Verona-Brescia, cori razzisti per Balotelli: calcia il pallone in Curva, gara sospesa


Di Vito Lamorte

Mario Balotelli è stato ancora una volta è vittima di cori discriminatori a Verona. L'attaccante del Brescia è stato colpito da ululati razzisti e la sua reazione è stata piuttosto forte: il numero 45 ha calciato il pallone verso il pubblico del Bentegodi e si diretto fuori dal campo. L'arbitro, inizialmente, non ha capito quello che stava succedendo e lo ha ammonito ma quando gli è stata più chiaro il quadro è tornato sui suoi passi. Sia gli avversari che i compagni hanno provato a calmarlo. L'uomo che più ha avuto presa sull'attaccante delle Rondinelle è stato Gastaldello. L'arbitro Maurizio Mariani ha sospeso il match e ha fatto effettuare l'annuncio dallo speaker dell'impianto sportivo veronese ma pochi minuti dopo la gara è ripresa.

Cosa rischia il Verona

Cosa rischia il Verona dopo la sospensione per cori discriminatori? Le norme sono abbastanza chiare e indicano che in presenza di scritte o cori con caratteristica di dimensione e percezione reale del fenomeno discriminatorio scatteranno sicuramente delle multe ma potrebbe anche essere chiuso un singolo settore dell'impianto che si è reso colpevole del deplorevole gesto. Determinante sarà il referto dell'arbitro Mariani

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://calcio.fanpage.it/verona-brescia-cori-razzisti-per-balotelli-che-vuole-lasciare-il-campo-gara-sospesa/

L'Atalanta vince 4-1 a Sassuolo: nerazzurri terzi in classifica

Di Marco Gentile
L'Atalanta di Gian Piero Gasperini gioca una partita spaziale contro il Sassuolo di Roberto De Zerbi, vince con un netto e rotondo 4-1 con un primo tempo incredibile che ha fruttato quattro gol nel giro di 29 minuti grazie alla doppietta di Alejandro Gomez e ai gol di Duvan Zapata e Robin Gosens.
Nella ripresa la rete dell'ex Gregoire Defrel a siglare il gol della bandiera neroverde che ha comunque "vinto" il secondo tempo. Con questo successo i nerazzurri di Bergamo volano a quota tredici punti, al terzo posto, a meno cinque dall'Inter capolista e meno tre dalla Juventus seconda a sedici punti. Seconda pesante sconfitta per il Sassuolo dopo il 4-2 subito dalla Roma due settimane fa.
Nel primo tempo l'Atalanta passa subito in vantaggio con Gomez al 6' che fa tutto bene, parte palla al piede e lascia partire un gran tiro che batte Consigli. Al 13' la Dea segna il raddoppio al 13' con Gosens che raccoglie l'assist di Ilicic e buca l'ex Consigli per la seconda volta. L'Atalanta al 23' sfiora il 3-0 e due minuti dopo Consigli è miracoloso su Zapata che non ha il killer instict da pochi passi. Al 29' Zapata serve Gomez che batte ancora una volta il malcapitato portiere del Sassuolo.
Al 36' l'Atalanta cala il poker con Zapata che anticipa Chiriches su assisti di Hateboer e fredda ancora l'ex di turno. Berardi tenta di rendere meno passivo il tabellino al 59' ma Sportiello dice no. L'ex numero uno del Frosinone nulla può al 62' su Defrel che se si smarca da Djmsiti e fulmina Sportiello con un sinistro sotto la traversa. Duncan al 65' sfiora il palo alla sinistra del portire dell'Atalanta. Berardi all'80' va al tiro di sinistro: para Sportiello. Nel finale l'Atalanta rischia di dilagare con Arana e Barrow ma Consigli dice ancora no.
Il tabellino
Sassuolo: Consigli; Toljan, Chiriches, Ferrari, Peluso (46' Tripaldelli); Duncan (80' Magnanelli), Obiang, Bourabia (46' Traoré); Berardi, Defrel, Boga
Atalanta: Sportiello; Toloi, Djimsiti, Masiello; Hateboer, Freuler, Pasalic, Gosens (61' Arana); Gomez (72' Malinovskyi), Ilicic; Zapata (75' Barrow)
Reti: 6' Gomez (A), 13' Gosens (A)

Roberto Baggio, 25 anni fa il rigore fallito in finale mondiale contro il Brasile. Storia di penalty decisivi, nel bene e nel male


Di Cristiano Vella

Il pallone che vola oltre la traversa nei 40 o forse 50 gradi all’ombra di PasadenaTaffarel che esulta mentre è ancora in caduta, la testa col codino modellato in mini dreadlocks per l’occasione che si abbassa mestamente mentre la panchina del Brasile, campione del mondo da pochi secondi, invade il terreno di gioco del Rose Bowl per festeggiare il titolo. A pochi metri da Romario e Bebeto festanti, capitan Baresi piange, consolato poi da Gigi Riva. Sono passati 25 anni da quel rigore che, come ha confessato solo pochi mesi fa, ancora toglie il sonno a Roby Baggio. A lui e a tanti italiani che dopo lo scetticismo iniziale per la nazionale di Sacchi avevano man mano cominciato ad accarezzare il sogno di trionfare, proprio grazie al “Divin Codino” diventato trascinatore dagli ottavi in poi.
C’è da dire che probabilmente anche se l’avesse segnato quel rigore non sarebbe cambiato nulla: prima di Baggio avevano già sbagliato FrancoBaresi e Daniele Massaro e al Brasile sarebbe bastato segnare il rigoresuccessivo per laurearsi campione. Eppure è quel rigore, più di altri, a togliere il sonno a Baggio e a milioni di italiani. Più di altri, sì, perché nel 1994 si era nel clou della maledizione rigori. Quattro anni prima, a Napoli, gli errori dal dischetto di Donadoni e Aldo Serena contro l’Argentina costarono la finale e forse una vittoria considerata da molti quasi certa alla bella Italia di Vicini, quella della “notti magiche”. Due anni dopo, a Euro ’96, sarebbe stato ancora il dischetto a punire gli azzurri: un errore di Zola contro la Germania portò all’eliminazione ai gironi la nazionale di Sacchi. Fatali i tiri dal dischetto nel ’98, per il terzo mondiale di fila: ai quarti contro la Francia non è un testa munita di codino ad abbassarsi, Baggio il suo rigore lo ha già segnato, ma è quella totalmente rasata di Gigi Di Biagio, che manda il suo tiro sulla traversa e la Francia in semifinale.
Sarà l’ultimo rigore “maledetto”, o quasi. Due anni dopo sarà un portierea diventare eroe. Nell’Europeo del 2000 in una semifinale pazzesca Toldoparerà di tutto all’Olanda padrona di casa portando i suoi, rimasti in 10, in finale. Il portierone allora della Fiorentina parerà prima un rigore a De Boer in partita (con l’Olanda che ne sbaglierà un altro, con Kluivert che manderà sul palo) e altri due, sempre a De Boer e poi a Bosvelt, ai tiri dal dischetto (con Totti che intanto inaugura la collezione di cucchiai) facendo stropicciare gli occhi persino a Pelè in tribuna, in difficoltà a contare le parate dell’estremo difensore azzurro. La rivincita perfetta, quella con gli interessi, arriverà sei anni dopo le imprese di Toldo, otto anni dopo l’errore di Gigi Di Biagio e soprattutto dodici anni dopo Pasadena e il rigore maledetto di Baggio: a Berlino, in finale mondiale contro la Francia, Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso fanno cinquina dal dischetto, Trezeguet spedirà il suo sulla traversa regalando il quarto titolo agli azzurri di Lippi. I rigori del 2006 fanno a tutti gli effetti da risarcimento morale per i dispiaceri precedenti, e a immaginare un Baggio che oggi dorme sonni tranquilli con un finale diverso a Pasadena 25 anni fa ci ha già pensato una pubblicità.

L’Inter saluta (in anticipo) Luciano Spalletti. Ora tocca ad Antonio Conte



Dopo meno di due anni Luciano Spalletti lascia l’Inter. A dare la notizia è stata la società che in un Tweet pubblicato alle 10:30 ha ringraziato il tecnico per il lavoro svolto.
Arrivato nell’estate del 2017, Spalletti è riuscito a portare la squadra due volte in Champions League. Clamorosa la vittoria contro la Lazio nell’ultima giornata dello scorso campionato, che regalò il quarto posto all’Inter. Anche quest’anno la squadra è arrivata quarta, con 69 punti, a pari merito con l’Atalanta e davanti al Milan.
Nei suoi anni all’Inter, Spalletti non è mai riuscito a portare la squadra oltre la fase a gironi nella Champions League. In Coppa Italia invece non ha mai superato i quarti di finale. Negli ultimi giorni, l’ormai ex allenatore dell’Inter ha perso il fratello maggiore, morto in seguito a una lunga malattia. Forse è anche per questo che il tecnico ha deciso di prendersi un anno sabbatico.
Negli ultimi giorni, l’ormai ex allenatore dell’Inter ha perso il fratello maggiore, morto in seguito a una lunga malattia. Forse è anche per questo che il tecnico ha deciso di prendersi un anno sabbatico.
Dovrebbe subentrare al suo posto Antonio Conte, ex tecnico della nazionale nonché della Juventus e del Chelsea. Il tecnico avrebbe firmato un contratto di 3 anni a 9 milioni netti più bonus a stagione.
Il presidente dell’Inter, il 28enne cinese Steven Zhang, ha voluto ringraziare Spalletti con un post nostalgico su Instagram: «Non ci dimenticheremo mai la tua dedizione a questa squadra e ti ringraziamo dal profondo del cuore. Una volta che sei l’allenatore dell’Inter, sarai sempre anche il mio allenatore. Grazie Mister Spalletti.»

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