Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post

LA GUARITRICE MAYA ABUELA MARGARITA: “LA MORTE NON ESISTE”


Abuela Margarita, Nonna Margherita, guaritrice e guardiana della tradizione maya, è cresciuta con la sua bisnonna, che era guaritrice e faceva miracoli. Pratica e conosce i circoli di danza del sole, della terra, della luna, e la ricerca della visione. 
Appartiene al consiglio degli anziani indigeni e si dedica a seminare salute e conoscenza in cambio della gioia che le produce il farlo, perché per mantenersi continua a coltivare la terra.
Quando viaggia in aereo e le assistenti di volo le danno un nuovo bicchiere di plastica, lei si afferra al primo: 
“No, ragazza, questo va a finire alla Madre Terra”. 
Sprizza saggezza e potere, è qualcosa che si percepisce nitidamente. 
I suoi rituali, come gridare alla terra il nome del neonato, affinché riconosca e protegga il suo frutto, sono esplosioni di energia che fanno bene a chi è presente; e quando ti guarda negli occhi e ti dice che siamo sacri, si muove qualcosa di profondo.
Lei ci dice: 
«Ho 71 anni. Sono nata in campagna, nello stato di Jalisco, Messico, e vivo in montagna.  Sono vedova, ho due figlie e due nipoti da parte delle mie figlie, però ne ho a migliaia con cui ho potuto imparare l’amore senza attaccamento.  La nostra origine sono la madre Terra e il padre Sole.  Sono venuta sulla terra per ricordare a voi ciò che c’è dentro ciascuno.»
«Dove andiamo dopo questa vita?»
«Oh, figlia mia, a divertirci. La morte non esiste. La morte è semplicemente lasciare il corpo fisico, se vuoi.»
«Come se vuoi…?»
«Te lo puoi portare via. Mia bisnonna era chichimeca (NdT: popolazioni seminomadi dell’America centro-sud, termine peggiorativo un po’ come i nostri zingari), sono cresciuta con lei fino ai 14 anni, era una donna prodigiosa, una guaritrice, magica, miracolosa. Ho imparato molto da lei.»
«Ormai si nota che lei è una saggia, Nonna.»
«Il potere del cosmo, della terra e del grande spirito è lì per tutti, basta prenderlo.
Noi guaritori valorizziamo e amiamo molto i 4 elementi (fuoco, acqua, aria, terra), li chiamiamo nonni. Una volta ero in Spagna, accudivo a un fuoco e ci siamo messi a chiacchierare.»
«Con chi?»
«Con il fuoco. “Io sono in te”, mi disse. 
“Lo so già”, risposi. “Quando decidi di morire ritornerai allo spirito, perché non ti porti il corpo?” disse. “Come faccio?” domandai.»
«Interessante conversazione.»
«“Tutto il tuo corpo è pieno di fuoco e anche di spirito” mi disse, “occupiamo il cento per cento dentro di te. L’aria sono i tuoi modi di pensare e ascendono se sei leggero. Di acqua abbiamo più del’80% e sono i sentimenti ed evaporano. E terra siamo meno del 20%, cosa ti costa portarti via questo?”»
«E perché vuoi il corpo?»
«Ovvio, per godermela, perché mantieni i 5 sensi e ormai non soffri di attaccamenti. Adesso sono qui con noi gli spiriti di mio marito e di mia figlia.»
«Ciao.»
«Il morto più recente della mia famiglia è mio suocero, che se ne è andato a più di 90 anni. Tre mesi prima di morire decise il giorno. “Se me ne dimentico” ci disse “ricordatemelo.”
Arrivò il giorno e glielo ricordammo.
Si lavò, si mise vestiti nuovi e ci disse: “Ora me ne vado a riposare”. Si buttò sul letto e morì. Lo stesso vi posso raccontare di mia bisnonna, dei miei genitori, delle mie zie.»
«E lei, nonna, come vuole morire?»
«Come il mio maestro Martinez Paredes, un maya poderoso.
Andò in montagna: “Al tramonto venite a prendere il mio corpo”. Lo si udì cantare tutto il giorno e quando andarono a cercarlo, la terra era piena di orme. Così voglio morire io, danzando e cantando. Sapete cosa ha fatto mio padre?»
«Cosa ha fatto?»
«Una settimana prima di morire andò a raccogliere i suoi passi. Percorse i luoghi che amava e visitò la gente che amava e si prese il lusso di salutare.
La morte non è morte, è la paura che abbiamo del cambiamento.
Mia figlia mi sta dicendo: “Parla di me” e perciò vi parlerò di lei.»
«Anche sua figlia decise di morire?»
«Sì. C’è molta gioventù che non può realizzarsi, e nessuno desidera vivere senza senso.»
«Cosa vale la pena?»
«Quando guardi gli occhi e lasci entrare l’altro in te e tu entri nell’altro e diventate uno. Questa relazione di amore è per sempre, lì non c’è noia. Dobbiamo capire che siamo esseri sacri, che la Terra è nostra madre e il Sole nostro padre. Fino a pochissimo tempo fa gli Huicholes (NdT: detti anche Wirrarika o Wixarika o Huichol, sono nativi americani della Sierra Madre Occidentale del Messico, adorano il cactus allucinogeno peyote) non accettavano contratti di proprietà della terra.
“Come sarei proprietario della madre Terra?” dicevano.
«Qui la terra si sfrutta, non si venera.»
«La felicità è tanto semplice! Consiste nel rispettare ciò che siamo, e siamo terra, cosmo e grande spirito. E quando parliamo della madre terra, parliamo anche della donna che deve occupare il suo posto di educatrice.»

La Legge Di Risonanza: Il Simile Attrae Il Simile


La Legge di Risonanza è certamente una delle Leggi Universali più interessanti, ma allo stesso tempo, tra le meno indagate dall’essere umano.
Nonostante molte persone non la conoscano, questa Legge resta immutabile, imparziale, e agisce sempre, indipendentemente dal fatto che ne siamo consapevoli o meno. 


È presente nell’Universo intero e nel Tutto ed è alla base del nostro mondo fisico.
Per capire come funziona questa legge, dobbiamo prima sapere che il nostro corpo non è altro che energia, questa stessa energia viene trasmessa con una certa frequenza vibratoria, pertanto bisogna accettare il fatto che tutti noi emaniamo frequenze vibratorie in continuazione! Del resto tutto l’Universo e lo stesso nostro pianeta Terra, sono costituiti da vibrazioni energetiche.
Come ho già detto, noi tutti (nessuno escluso) emettiamo delle vibrazioni nello spazio che ci circonda, anche attraverso i pensieri, le emozioni, gli stati d’animo; tutto emette di continuo una vibrazione. Ed è a questo punto che entra in gioco la Legge di Risonanza, in quanto ogni vibrazione non fa altro che attrarre verso di noisituazioni e persone che hanno la stessa frequenza vibratoria. Il concetto, per semplificarlo, lo si può paragonare ad una radio impostata a ricevere in frequenza FM, la stessa non riceverà del segnale in AM, proprio per la legge di risonanza.
Questa legge fa sì che nella nostra vita (anche in questo momento) ci circondiamo di ciò di cui abbiamo bisognoper evolverci nel nostro cammino evolutivo. Se il nostro mondo esteriore fa schifo, è perché molto probabilmente risuoniamo da schifo. Quindi non deve sembrare paradossale pensare che abbiamo richiamato noi un partner che non amiamo e/o un lavoro che non ci piace; perché la legge di risonanza non sbaglia maiNoi attiriamo inconsciamente ciò che è utile per ampliare la nostra coscienza, e nella misura in cui noi ci evolviamo interiormente, cambiano anche le persone e le situazioni che attiriamo a noi dall’esterno.

SULLO “STATO DI SOGNO” E (ALCUNE) SUE POSSIBILITA’


Di Gianluca Marletta

Per capire la realtà del sogno, é necessario innanzitutto distinguere lo stato di “sonno profondo” (dove l’essere è riassorbito in uno stato che non ha più alcun collegamento con la coscienza individuale – stato di cui non ci occuperemo in questa sede) da quello di “sogno” propriamente detto.
In senso stretto, il sogno è in realtà lo stato in cui l’essere – abbandonata ma non del tutto la manifestazione grossolana e corporea (permane infatti quella che la Bibbia chiama la “corda aurea” che collega anima e corpo) – si ritrova nella dimensione psichica, animica e sottile. La complessità dello stato sottile o animico é tale che non può in alcun modo essere affrontata in questa sede (Cfr. René Guenon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, Cap. XIII); ma proprio tale complessità rende ragione dell’immensa vastità e della differente natura di ciò che, nel linguaggio profano, è semplicemente definito come “sogno”.
-------------------------------------------------------------------------
Innanzitutto, l’essere riassorbiti nello “stato sottile” che la condizione di sogno implica, rappresenta pur sempre – e almeno in una certa misura – un affrancamento dai limiti corporei: per questa ragione, in tale modalità, “può capitare” anche involontariamente che l’essere “spazi” in condizioni e “luoghi” (intendendo il termine in senso simbolico) normalmente preclusi nello stato di veglia. 
--------------------------------------------------------------------------------------------
Ancor più interessante è l’analogia tra il SOGNO E LA MORTE (non è solo una “metafora poetica”, come immaginano gli esegeti profani, l’espressione del Cristo che indica i morti come “addormentati”). Immediatamente dopo il trapasso, infatti, la maggior parte degli individui giungono proprio in quella dimensione intermedia (l’Ade o lo Sheol degli antichi o della Bibbia) che è propriamente lo stato sottile (Taijasa nella Tradizione Indù). Questo, per inciso, implica anche che certi “incontri” con individui trapassati che possono avvenire in sogno siano (a volte) cose molto più “reali” di quanto si immagini (come testimoniato in tutte le Tradizioni spirituali – Cfr. I Racconti del Pellegrino Russo…), proprio perché la comunicazione tra due esseri è possibile solo ritrovandosi in uno stesso stato o modalità. Non è un caso che nella tradizione classica le Due Porte dei sogni fossero collocate proprio …all’ingresso dell’Ade.

3 Verità che vengono alla luce quando espandi la tua Coscienza


Il viaggio verso l’illuminazione inizia spostando la visione all’interno di sé e per ricordarci questo, c’è un proverbio africano che afferma: “Quando non c’è nessun nemico all’interno, i nemici fuori non possono toccarti”.
1. La scoperta della Luce
Come tutti noi ormai, abbiamo appreso, il modo in cui vediamo il mondo che ci circonda è una proiezione del nostro mondo interiore e perciò la nostra ricerca di felicità, illuminazione e soddisfazione dovrebbe consistere, soprattutto, nel riempire noi stessi di luce e amore.


Purtroppo però, come meccanismo di difesa, cerchiamo di evitare il lavoro interiore che consiste nell’essere coscienti delle proprie ombre, nel riconoscerle e trovare con esse una sorta di “collaborazione”. La nuova spiritualità, spesso, tende a concentrarsi troppo sugli aspetti dell’amore e della luce; quando cerchiamo di raggiungere questa luce, c’è infatti il serio rischio di perdersi in aspettative che non si potranno mai realizzare.
Il punto è che noi siamo già luce… luce che non può essere trovata in nessun altro posto al di fuori di noi stessi. Per questo motivo, possiamo solo aumentare la nostra consapevolezza, espandendo la nostra coscienza. La consapevolezza è come un campo di energia.
“La consapevolezza è nel tuo intero essere, la consapevolezza di sé è come una luce dentro, non immaginare che la luce sia diversa dalla consapevolezza. Luce e consapevolezza sono la stessa cosa”. (Mai Agate Valjataga).
2. Riconnettersi alla Coscienza dell’Unità
“Tutto è Uno” e noi siamo un tutto con quell’Uno. Siamo tutti connessi e ogni uomo e donna sono nostri fratelli e nostre sorelle. Questa non è religione, questa è scienza.L’intero universo è creazione in ogni momento. La moltiplicazione delle cellule, la rigenerazione, la morte e la rinascita. Quando creiamo la vita, stiamo creando un universo di cellule con una propria e unica coscienza, non importa quanto piccola. La nostra anima è una scintilla nel cielo notturno.
“Ogni essere umano sa tutto, perché tutto ciò che è necessario conoscere è contenuto nella memoria delle sue cellule e nel campo quantistico a punto zero. L’unico problema è che dobbiamo ancora scoprire come leggere quel campo”. (Mai Agate Valjataga, Kreet Rosin)
3. L’Immortalità dell’Anima
Una volta, si credeva che una persona non potesse essere veramente considerata un’anima incarnata, fino a quando non dimostrava compassione pura e genuina per gli altri. La parola compassione, sembra semplice e comune, ma al contrario di quanto sembri, non è sempre facile raggiungere e sostenere una prospettiva così elevata.
Mettiamo l’ego da parte ed eleviamo noi stessi ad un livello di comprensione che vede ogni essere come un bambino. Vale a dire: siamo tutti infanti nell’universo. Un’anima che ha trovato la luce dentro, risiede ormai nel non giudizio, nella comprensione e nell’amore incondizionato.

Il potere curativo delle parole affettuose


Il linguaggio emotivo è un modo di esprimere sentimenti ed emozioni, oltre a essere un canale di connessione con l’altro.
In molte occasioni, per capirsi nelle relazioni interpersonali è sufficiente un’espressione d’affetto, emotiva, con sentimento o, in altre parole, mostrare cosa abbiamo dentro.

Il mondo degli affetti

Gli affetti sono sentimenti espressi a parole, ma anche con un linguaggio non verbaleTramite le parole e i gesti, gli affetti sono sempre accompagnati dalle emozioni, quelle emozioni che donano valore alle parole affettuose.

Possiamo definire “affetto” tutte quelle espressioni che dimostrano all’altro come ci sentiamo quando si è insieme, ma anche lontani, oppure i desideri che abbiamo verso di lui/lei.
Ed è proprio l’esprimere l’affetto a stabilire il carattere della relazione, la sua profondità e l’importanza che ha per entrambe le persone coinvolte.


Le relazioni affettive

Senza dubbio non ci è stato insegnato a comunicare in questo modo, e spesso non facciamo uso di questa comunicazione affettiva perché non la consideriamo importante, anche se, in realtà, è fondamentale per le relazioni umane.
Usare parole affettuose nelle relazioni le carica di sentimento, anima, desiderio, contenuto e senso, poiché qualsiasi altro tipo di comunicazione, per quanto interessante, non ci segna emotivamente.

La difficoltà dell’esprimere affetto

Quando proviamo qualcosa per qualcuno, glielo facciamo sapere, cerchiamo di rendere la relazione diversa e speciale.
Tuttavia, ci risulta difficile, strano, ridicolo e persino insolito farlo, poiché, spesso, ci hanno insegnato a non mostrare ciò che “abbiamo dentro” e a nascondere i nostri sentimenti. Ci è stato detto che è segno di debolezza e sofferenza.
Si tratta, quindi, di una difficoltà basata su un’idea sbagliata di “durezza emotiva” e sulla mancanza di “educazione emotiva”, tramite la quale ci avrebbero dovuto insegnare a esprimere gli affetti e a gestire le nostre emozioni.

Il dolore di non esprimersi

Proprio a causa del fatto che non ci è stato insegnato e alle convinzioni sbagliate, di solito ci mostriamo forti, insensibili e ignoriamo i nostri sentimenti perché pensiamo che, in questo modo, ci esporremo meno al dolore e alla sofferenza che può causarci.
Nonostante ciò, la realtà umana è ben diversa, poiché il dolore è proprio ciò che sentiamo quando non esprimiamo ciò che proviamo o quando non ci viene comunicato.

Il potere delle parole affettuose

Se ci venisse insegnato a usare le parole affettuose, sin dall’infanziasapremmo quanto sono potenti, sia ascoltandole sia a dicendole. Hanno il potere di mostrare il nostro Io interiore e stabilire un legame con l’Io interiore dell’altro.
Se chiudiamo gli occhi e sentiamo un:
  • “Ti voglio bene”
  • “Ti amo”
  • “Mi sento speciale quando sono con te”
  • “Sono felice accanto a te”
  • “Sei la persona più speciale che conosca”
  • “Sto bene quando mi ascolti”
  • “Mi sento importante quando ti ascolto”
  • “Sono contento di averti conosciuto”
  • “Sono in pace quando sono accanto a te”
  • “Voglio continuare a starti accanto”
  • “Voglio sempre poter contare su di te”
  • “Voglio il meglio per te”
  • “Voglio abbracciarti”
  • “Vorrei conoscerti meglio”
  • “Mi sento amato da te”
  • “Mi sento coccolato”


Allora ci sentiremo molto meglio…
Forse alcune parole affettuose vi sembrano più familiari di altre, anche se vi hanno fatto sentire in modo diverso nei confronti della persona alla quale le avete rivolte o che le ha dette a voi.

Il potere curativo

Il potere delle parole affettuose sta nel loro alto contenuto emotivo, che viene trasmesso ed emoziona chi lo riceve, facendo provare, allo stesso tempo, l’emozione espressa a chi l’ha condivisa. Ed ecco da dove proviene il potere curativo.
Quando esprimiamo il nostro affetto, liberiamo emozioni che, a volte, opprimono o bloccano chi invece non le esprime.
Dopo aver ascoltato o aver pronunciato parole affettuose, ci sentiremo sollevati e liberi dal dolore o dalla sofferenza rinchiusi nelle emozioni stesse.
Le parole affettuose curano e uniscono coloro che le usano, liberando le emozioni e i sentimenti dolorosi che erano alla radice di una sofferenza silenziosa.

Religioni


Di Guido Dalla Casa
Scala dei tempi
  Le religioni più diffuse e riconosciute ufficialmente nel mondo sono quasi tutte “calate nella storia” cioè riconoscono profeti, o fondatori, o “ispirati da Dio”, storicamente vissuti, di solito negli ultimi 2-3000 anni. Di norma hanno istituzioni che  insegnano con precetti vari  una propria morale e un proprio modello di vita.
  Adesso paragoniamo questi tempi:
-       Esistenza della Vita sulla Terra: 3 miliardi di anni;
-       Esistenza della nostra antenata Lucy (un Australopiteco): 3 milioni di anni;
-       Profeti o fondatori di religioni istituzionalizzate: ultimi 2-3000 anni;
-       Materialismo diffuso (vissuto oggi come una religione): 2-300 anni.
  -----------------------------------------------------------------------------------------------------
  Ma forse abbiamo dimenticato qualcosa: la religione, o visione del mondo, presente da tempi lunghissimi senza troppo bisogno di rappresentanti o intermediari, cioè l’animismo. Se qualche cultura pensava anche al “Grande Spirito”, abbiamo una forma di panteismo. Chiameremo questa forma di pensiero Animismo-Panteismo, per comprendervi l’immanenza del Divino (o Mentale-Spirituale) nel mondo.
Tempi attuali
  Ora facciamo un salto fino a tempi modernissimi (gli ultimi decenni):
-       Il fisico tedesco Werner Heisenberg, con il suo famoso principio di indeterminazione (1927) e la successiva interpretazione di Copenhagen, ha introdotto inevitabilmente l’osservazione (cioè la mente) in tutti i fenomeni. Gli studi successivi hanno dovuto tenerne conto studiando entità sistemiche miste di mente-materia, ormai inscindibili;

-       Lo scienziato belga Ilya Prigogine (La Nuova Alleanza) ha trovato che nelle strutture complesse si manifestano fenomeni mentali (scelte nelle biforcazioni-instabilità). Gli studi successivi hanno confermato questa presenza di fenomeni mentali connaturati con la complessità dei sistemi. In altre parole: la Mente è ovunque (ricordo anche che tutti i viventi sono sistemi altamente complessi);

-       Per altra via, gli studi dello scienziato-filosofo inglese Rupert Sheldrake (La mente estesa, Le illusioni della scienza) hanno portato al concetto di “mente estesa”, simile all’idea di “mente” dei fisici quantistici;

-       Per quanto riguarda lo scienziato-antropologo-filosofo Gregory Bateson. In una conclusione di lunghi colloqui in California fra scienziati e filosofi, come riportata da Fritjof Capra (Verso una nuova saggezza) si afferma: “… E Gregory ammise che la Mente associata al Sistema Totale assomigliava molto all’idea di un Dio Immanente” (Panteismo);

-       Lo psicanalista junghiano e saggista James Hillmann (Il codice dell’anima) parla spesso di Anima del Mondo;

-       Lo scienziato italiano Stefano Mancuso e il tedesco Peter Wohlleben hanno dimostrato che anche le piante comunicano fra loro e provano emozioni.
La Mente estesa
  Ma cosa tiene insieme il Complesso degli esseri senzienti, che forse è anch’esso un Essere senziente? Forse la Mente Estesa di Sheldrake, o l’”Amore compassionevole verso tutti gli esseri senzienti”, che è il fondamento del Buddhismo Mahayana. Ho già sentito anche qui qualcosa di simile, perché forse la parola di Cristo era un tentativo di portare il Buddhismo in Occidente.
  Qualcuno insorge: Ma come? Il predatore “vuole bene” all’animale predato? Ecco la solita manìa dell’Occidente: pensare sempre all’individuo. Un esempio: verso la metà del secolo scorso furono abbandonati 19 caribù in un’isola deserta dell’Artide canadese, quasi inaccessibile dall’esterno ma molto ricca di licheni. Dopo una ventina di anni, qualcuno tornò: i caribù erano diventati 8000. Dopo altri 20 anni, tutti i caribù erano morti e l’isola non aveva più neanche i licheni. Se ci fosse stato qualche lupo, o orso bianco, o volpe artica, i caribù sarebbero ancora là. Forse qualche lupacchiotto “voleva bene” alla specie “caribù”, in realtà ne avrebbe “salvati” molti, mangiandone qualcuno, almeno nel tempo… La Mente estesa, cioè il Tutto, si autoregola, anche se non sapremo mai se sia o no cosciente, o abbia un altro tipo di coscienza…

Tra Esoterismo e Filosofia: Rudolf Steiner


Di Umberto Bianchi
Mi sono appena finito di legger tutto d’un fiato “La Scienza Occulta” di Rudolf Steiner ma, contrariamente alle generiche aspettative di chi vorrebbe sentirsi dare sul testo e sul personaggio Steiner un giudizio “tranchant”, estremamente positivo, entusiasta, sino al fanatismo, da una parte, o estremamente negativo, ipercritico, deluso e stroncatorio, dall’altra, il giudizio di chi scrive, non propende né per l’una, né per l’altra opzione, bensì ad un composito sguardo d’insieme, costituito da un insieme di chiaroscuri tale che, alle volte, diviene concretamente difficile arrivare ad una visione d’insieme completa ed obiettiva.
Ad onor del vero, va anzitutto detto che, quello steineriano, è un testo risultante da un pensiero visionario e come tale andrebbe, pertanto, preso ed interpretato. La ricerca di una coerente definizione ed esplicazione di una “Scienza Occulta”, conosce in Steiner, vari momenti. L’autore con il nitore ed il linguaggio semplificato di chi ben naviga con una certa collaudata maestria nella materia, mette il lettore scettico e dubbioso dinnanzi ad una primaria e ben mirata considerazione: è perfettamente inutile cercare di interpretare con criteri razionali, ciò che tale non è… lo sforzo sarebbe inutile e dannoso; è necessario, invece, cercare di porre la propria mente su un piano superiore e differente a quello della semplice e lineare cartesiana razionalità. Solo in questo modo si potranno recepire appieno le istanze di un sapere, altrettanto “scientifico”, quanto distante e non comprensibile e perciò stesso “occulto”, rispetto a quello usuale.
Una distinzione questa, salutare e necessaria alla continuazione di questa, ma anche di qualsiasi altra narrazione, che voglia frantumare e superare i parametri culturali della modernità illuminista, permettendo così, alla obnubilata mente di chi muove i primi passi in questa direzione, di poter spaziare ed arrivare a percepire dimensioni spirituali, altrimenti precluse. Diciamo che Steiner raccoglie e rielabora quelli che, delle scienze occulte, rappresentano i motivi più salienti. Nel rifarsi un po’ alla narrazione platonica, Steiner ci parla dei vari stadi della natura umana, partendo da un corpo meramente “fisico”, per passare via via ad uno stadio “eterico”, “astrale” e così via discorrendo, sino quasi ad arrivare a far coincidere l’animo umano con lo Spirito Assoluto, ricalcando, in questo, come in altri motivi, le elaborate indicazioni della metafisica Hindu che, a tal riguardo, ci parla di Atman, come manifestazione ultima di quanto poc’anzi accennato. La stessa metempiscosi delle anime, con tutto il processo di morte e rinascita, la teoria sull’accesso alle dimensioni superiori dell’Essere attraverso i vari stadi della meditazione e del pensiero (razionale, intuitivo, etc….), sembrano in qualche modo ripetere, attraverso l’interpretatio steineriana, i più classici motivi delle varie tradizioni esoteriche.
Laddove, invece, varrebbe la pena soffermarsi, al fine di estrapolare degli elementi non esenti da una certa originalità, è proprio la parte riguardante la genesi dell’uomo contestualizzata in una originale cosmologia, a detta della quale, ad ogni pianeta corrisponde uno stato dell’essere umano che, inizialmente presente solo ad uno stato gassoso, andrà via via condensandosi, partendo da Saturno sino ad arrivare alla Terra, attraverso vari pianeti (Giove, Luna, Venere), rappresentanti altrettanti stati dell’essere. La stessa umana civiltà è vista come una prosecuzione di questo processo di “condensazione”. Ad una fase “Atlantidea”, caratterizzata da una superiore conoscenza iniziatica, succederà una spiritualizzata e contemplativa civiltà Hindu, passando per tutta una serie di fasi (“persiana”, greco-latina, etc.), tutte caratterizzate da una graduale perdita di quella superiore carica di spiritualità che, retaggio dei precedenti stadi ontologici, vanno però consolidandosi verso un nuovo modello umano, in cui la figura del Cristo, assume un ruolo centrale, in quanto simbolo della nascita della pienezza di coscienza razionale, in Occidente e nel mondo intero.
Quella stessa presa di coscienza, genererà una civiltà i cui effetti sono tutt’oggi ravvisabili ed i cui sviluppi sono forieri di nuovi ed ulteriori stadi di evoluzione dell’umanità intera. Qui, la visione steineriana sembra attraversata da suggestioni tutte provenienti dall’emanazionismo gnostico, caratterizzato da un peculiare atteggiamento “negativo”, verso la materia, a sua volta vista come prodotto di una graduale ma irrimediabile caduta dello Spirito verso il basso. Tutto questo se non fosse che, il buon Steiner, ci parla di “evoluzione” della specie umana verso differenti e peculiari forme di spiritualità, per ogni epoca da questa attraversata.
Quale che sia la risposta certa, in grado dipanare il bandolo della matassa antroposofica, quello di Steiner rappresenta sicuramente uno di quei tentativi destinati a lasciare un segno, nella lunga scia di pensiero vitalista ed irrazionalista che ha caratterizzato il 19° ed il 20°secolo, in quanto la Scienza dello Spirito, qui sembra offrire un modello alternativo all’evoluzionismo darwiniano, non rappresentato dai soliti richiami chiesastici e fideistici. Al pari di altri autori a lui più o meno contemporanei, (basti pensare al Kremmerz o al precedente Eliphas Levi, sic!) anche lo Steiner cerca di dare una veste “scientifica” al sapere occulto, commettendo, a detta di chi scrive, un madornale errore.
Nel riprendere le varie suggestioni offerte dal Platonismo, dalla Gnosi, dalla cultura Hindi, dallo stesso Hegel (per quanto riguarda la figura cristologica…), guardando anche a Dilthey ed a Nietzsche, il nostro nell’intento di edificare una “Nova Scientia”, si fa prender troppo la mano ed arzigogola all’eccesso. Ampollose e pesanti le sue visioni sulla natura umana e sul suo rapporto con la morte. Altrettanto ampollose e contorte quelle sulla antropogenesi. Peggio ancora, va per la parte finale del testo steineriano, incentrato sulle prospettive del genere umano, stavolta declinate all’insegna di uno strabordante sentimento di “amore”, che tanto sembra possedere il dolciastro sapore di una sgangherata utopia progressista o di una narrazione New Age “ante litteram”.
Il tutto, molto incerto e confusionario, visto che non si riesce a capire cosa per “amore” il nostro voglia intendere. Steiner fu uomo sicuramente animato da grandi intuizioni e da una forte carica visionaria. Nell’alveo culturale della Teosofia, l’originalità della sua visione, sta proprio nella sua visione fortemente “occidentocentrica” ed imperniata sulla figura del Cristo, la qual cosa lo porterà alla rottura con la Teosofia di Madame Blavatskji e di Annie Besant che, anche se animata dai medesimi presupposti culturali, guardava ad Oriente ed alla cultura Hindu, sebbene interpretata e riletta ad “usum delphini”, secondo le suggestioni blavatskjiane.
Steiner lascerà sicuramente influenze in vari esponenti del pensiero esoterico, ma anche in quello più propriamente filosofico. Per quel che riguarda l’esoterismo, basti ricordare due importanti esponenti del Gruppo di Ur: Giovanni Colazza e Giovanni Antonio Colonna di Cesarò. Non senza voler ricordare anche la figura di Massimo Scaligero. Per quanto concerne il pensiero filosofico, la Jaspersiana teoria dell’Età Assiale dell’umanità, tutta incentrata su una generale e qualitativa presa di coscienza del genere umano, in un determinato arco di tempo della storia, sembra voler ricalcare delle mai sopite suggestioni steineriane.
Il pensiero dello Steiner, sembra volerci prepotentemente riproporre l’interrogativo, mai definitivamente risolto, sul senso della umana civiltà. Ovverosia se, quel nostro progressivo “solidificarci”, quel nostro allontanarci da un primigenio rapporto di osmosi ed immediatezza con l’Essere, abbia rappresentato una reale e positiva “evoluzione” per il genere umano o, invece, non sia stata la parabola di una caduta verso la dannazione della occidentale schiavitù alla civiltà Tecno Economica. Una risposta che, neanche lo Steiner, sembra riesca a darci, non riuscendo egli stesso a motivare e giustificare l’intero processo antropogenetico, tanto minuziosamente descritto, con le future ed “evoluzionistiche” prospettive del genere umano.
Ma forse, va bene così. Forse la non-risposta, la mancanza di certezza e definizione, rientra in ambedue delle più pregnanti espressioni dell’umano pensiero: quello filosofico e quello, più propriamente, esoterico. Nel primo, a prevalere delle volte, non è tanto la ricerca di una soluzione alla ricerca del senso della realtà, quanto il percorso indicato per cercare di pervenire al tanto agognato fine. Nel secondo, invece, a sovrastare il tutto, un’immagine direttamente mutuata dalla antica sapienza alchemica ed ermetica: quella di una sostanza universale che, nel cambiar continuamente forma e stato, permane, alfine, sempre la stessa.
E’ l’Azoth, o Azoto degli alchimisti, che va riaffacciandosi prepotentemente sulla scena e non solo per quanto riguarda l’umana microfisica, attraverso la ricerca della Pietra Filosofale, ma anche per quel che riguarda l’intero Ordine Universale ed il Destino del genere umano, intesi alla stessa guisa di una sostanza che, anche se in perenne mutamento, senza soluzione di continuità, resta nel proprio fondo sempre identica. E forse, questa potrebbe essere la risposta più appropriata a tutti quei tentativi che, nel cercare di trovare una soluzione a problemi come quelli della genesi del genere umano, della sua civiltà e dello stesso Universo, si infrangono costantemente sulla infinita complessità e contraddittorietà delle risposte che incontrano sul cammino.

La religione laica di Einstein, maestro di vita

Di Massimo Fini
Christie’s ha venduto all’asta a New York per 2 milioni e 892.500 dollari una lettera che Albert Einstein scrisse a Eric Gutkind nel 1954, a 74 anni, mezzo secolo dopo aver preso il Nobel per la Fisica. Ma più fortunati del ricco Epulone che l’ha acquistata siamo noi che possiamo leggere gratuitamente questa straordinaria lettera di questo straordinario scienziato e di quest’uomo straordinario i cui pensieri continuano ad abitarci, come quelli di tutti i grandi, da Eraclito a Leonardo a Dante a Shakespeare a Milton a Nietzsche a Leopardi, anche se i loro corpi “dormono, dormono” sulla collina o altrove, e le loro menti non hanno più coscienza di sé e tantomeno di ciò che hanno suscitato.
La lettera di Einstein ruota intorno alla questione eterna dei rapporti fra scienza, religione, spiritualità e il mito di Dio. Einstein, da scienziato, è un ‘non credente’: “Sono un religioso, non un credente…Per me la parola ‘Dio’ non è altro che l’espressione e il risultato della debolezza umana”. E liquida la Bibbia (“un libro raccapricciante che suscita orrore” secondo l’interpretazione del laico Sergio Quinzio) il Vangelo e tutte le altre cosmogonie come raccolte di “Leggende venerabili ma piuttosto primitive. Non c’è un’interpretazione, per quanto sottile possa essere (e qui si riferisce precipuamente alla Bibbia, ndr) che mi faccia cambiare idea…Per me la religione ebraica nella sua versione originale è, come tutte le altre religioni, un’incarnazione di superstizioni primitive”. Insomma sono miti fondativi, ma senza nessun riscontro storico e tantomeno scientifico.
Ma Einstein non è un ‘non credente’ integralista, ‘freddo’ alla Rita Levi-Montalcini, se in questa stessa lettera riprende un passaggio di Spinoza che concepiva la figura di Dio come un essere senza forma, impersonale: l’artefice dell’ordine e della bellezza visibili nell’universo. In Einstein sembra quindi esserci comunque e nonostante tutto una tensione verso il trascendente e in questo credo consista la sua ‘spiritualità’. La presenza/assenza di Dio lo turba se nella famosa polemica col collega danese Niels Bohr, che aveva descritto per primo la struttura dell’atomo, gli replica: “Dio non gioca a dadi con l’universo”.
Einstein è ebreo e si riconosce nella cultura ebraica sia pur senza integralismi (“con piacere”) e scrive: “E la comunità ebraica, di cui faccio parte con piacere e alla cui mentalità sono profondamente ancorato, per me non ha alcun tipo di dignità differente dalle altre comunità. Sulla base della mia esperienza posso dire che gli ebrei non sono meglio degli altri gruppi umani, anche se la mancanza di potere evita loro di commettere le azioni peggiori”. E qui Einstein centra una questione molto attuale, che non ha a che vedere con la scienza ma con l’essenza dell’umano, e che risponde a quella legge storica per cui i vinti di ieri una volta diventati vincitori non si comportano molto diversamente dai loro antichi sopraffattori. Altrimenti sarebbe incomprensibile come lo Stato di Israele tenga a Gaza un enorme lager a cielo aperto, quando proprio dei lager gli ebrei sono stati vittime nei modi atroci che ci vengono sempre ricordati.
La lettera venduta l’altro giorno da Christie’s ci riporta anche alla famosa polemica fra Niels Bohr e lo stesso Einstein. In estrema sintesi: Bohr sostiene il “principio di indeterminazione” e cioè che la Scienza non può arrivare a scoprire la legge ultima dell’universo, Einstein al contrario non riuscirà mai a convincersi che non sia possibile, per l’uomo, arrivare alla Verità assoluta. E qui noi, pur nella consapevolezza di inserirci da nani in un confronto fra giganti, stiamo con Bohr che doveva aver ben presente il profondo insegnamento di Eraclito: “Tu non troverai i confini dell’anima (e qui per anima va intesa la Verità, ndr) per quanto vada innanzi, tanto profonda è la sua ragione”. E aggiunge: la legge autenticamente ultima ci sfugge, è perennemente al di là e man mano che cerchiamo di avvicinarla appare a una profondità che si fa sempre più lontana.
Infine in un’altra nota Einstein, nella sua saggezza umana, molto umana e nient’affatto troppo umana ci dà un consiglio, che con la fisica ha poco a che vedere, ma che dovrebbe far rizzare le orecchie ai cantori molto attuali, inesausti e dilaganti delle “sorti meravigliose e progressive”, delle crescite esponenziali e del mito del successo: “Una vita tranquilla e umile porta più felicità che l’inseguimento del successo e l’affanno senza tregue che ne è connesso”.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2018

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *