Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta animalismo. Mostra tutti i post

Steve Cutts - The Turning Point


Di Salvatore Santoru

L'illustratore ed animatore britannico Steve Cutts ha recentemente pubblicato un nuovo video.
In tale video, postato il primo gennaio 2020, viene ribaltato il rapporto tra l'essere umano e la natura

In esso, riporta Ecopost(1), Cutts ha espresso una decisa critica rivolta alla società contemporanea e alla sua relazione con l'ambiente e il mondo animale.

NOTA:

(1) https://lecopost.it/cambiamento-climatico/the-turning-point-il-nuovo-capolavoro-di-steve-cutts/

Aiuto, c'è un milione di specie a rischio estinzione (ma non interessa a nessuno)


Di Emanuele Bompan

Un milione di specie a rischio estinzione, animali e vegetali. Una vera e propria estinzione di massa. Causata dall’uomo. Il dato-shock è stato annunciato dall’ultimo rapporto IPBES, la Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi creata dalle Nazioni Unite. Ma la notizia peggiore è che il tasso di estinzione delle specie, che non ha precedenti storici, ha accelerato. «La salute degli ecosistemi di cui dipendiamo, così come di tutte le altre specie, si sta deteriorando più velocemente che mai. Stiamo erodendo le basi stesse della nostra economia, della nostra sicurezza alimentare, della salute e della qualità della vita in tutto il mondo», denuncia il britannico Robert Watson, presidente dell’IPBES.
Fermate quello che state facendo e pesate alla gravità di questa affermazione. Non solo non siamo in grado di proteggere la biodiversità del pianeta, ma stiamo pure peggiorando nel ruolo di steward del pianeta. Altro che amore per il Creato. Eppure nel lontano 1992, centonovantasei nazioni firmarono la Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), un trattato internazionale adottato al fine di tutelare le varietà di specie animali e di piante, l'utilizzazione durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento del capitale naturale. La CDB però è stata sempre poco seguita dai governi e dalla stampa. Chi ha mai sentito parlare degli Obiettivi per la Biodiversità di Aichi 2010-2020? Un tema frequentemente ignorato sui media. Inclusi quelli specializzati. Mai una prima pagina.
Il problema della biodiversità non è “una questione da poveri animaletti”: il report IPBES mostra chiaramente come il deterioramento del capitale naturale abbia impatti concreti sul nostro benessere e la nostra salute. Il degrado del suolo ha ridotto la produttività del 23% della superficie terrestre globale; la perdita degli impollinatori ha comportato danni per 577 miliardi di dollari all’agricoltura in tutto il mondo, 100-300 milioni di persone sono a maggior rischio di inondazioni e uragani a causa della perdita di habitat costieri come le mangrovie. Sono a rischio la pesca, il settore del legname, e in generale tutti i servizi naturali cui la biodiversità garantisce resilienza. «In generale la perdita di specie e habitat rappresenta un pericolo per la vita sulla Terra tanto quanto lo è il cambiamento climatico», afferma Watson.
Ora il nuovo report IPBES, che è il corrispondente per la biodiversità dell’IPCC, il mega panel di scienziati sul cambiamento climatico, il primo dal 2005 di queste dimensioni (raccoglie oltre 15mila studi di settore, ed è stato revisionato dagli esperti governativi di 132 paesi), dimostra – una volta per tutte – che la risposta attuale, su scala globale, è insufficiente e cambiamenti profondamente trasformativi sono necessari per rigenerare e proteggere la natura.
Niente di nuovo in realtà: il fatto che dei 20 Obiettivi sulla Biodiversità di Aichi (un percorso avviato in Giappone nel 2010 dalle Nazioni Unite similare ai negoziati sul clima ) per il 2020 solo 4 sono stati raggiunti dimostra come già da tempo il mondo della scienza fosse a conoscenza della realtà de fatti. Oggi più del 40% delle specie di anfibi, quasi il 33% dei coralli che formano la barriera corallina e più di un terzo di tutti i mammiferi marini sono minacciati. In passato l’uomo, anche in numeri inferiori ha portato distruzione: almeno 680 specie di vertebrati sono state portate all'estinzione dal XVI secolo, conferma il report IPBES. Il nostro paese non è esente: solo in Italia presto potrebbero sparire l’allodola - ne sono sparite la metà negli ultimi 40 anni – la farfalla blu – meno 38% dagli anni ’70, mentre un terzo degli individui di api e insetti è a rischio estinzione. L’estinzione più preoccupante? Quella dei coralli, che potrebbe alterare completamente gli equilibri marini, con gravissimi impatti sulla pesca e sulla sicurezza alimentare.
È sempre più certo che l’intervento umano stia causando, di fatto, una vera e propria Sesta estinzione di massa. Per l’integrità della biosfera gli studiosi indicano un limite di “dieci estinzioni ogni 10.000 specie nell’arco di 100 anni”, mentre dal 1900 si sono registrate “24-100 estinzioni ogni 10.000” specie, a seconda dei tipi di organismi», spiega a Linkiesta Gianfranco Bologna, responsabile scientifico WWF Italia. «Persino gli insetti sono a rischio. Una recente analisi di più di 70 ricerche sul declino degli insetti in varie parti del mondo illustra quanto il fenomeno sia diffuso in maniera preoccupante».
«Per affrontare le principali cause di danno alla biodiversità dobbiamo capire la storia e l'interconnessione globale una serie di fattori, dal cambiamento demografico al motore economico, così come i valori sociali che li sostengono», spiega il Prof. Eduardo Sonnewend Brondízio, uno dei principali autori del report IPBES. «I driver chiave includono un aumento della popolazione e del consumo pro-capite, l'innovazione tecnologica, che in alcuni casi ha ridotto e in altri casi ha aumentato il danno alla natura e, criticamente, le questioni di governance e responsabilità. Un elemento che emerge è quello dell'inter-connettività globale e del "telecoupling" - ovvero l'estrazione e la produzione di risorse che spesso si verificano in una parte del mondo per soddisfare i bisogni dei consumatori di regioni lontane». Il 2020 sarà un anno storico per capire quali sforzi l’umanità può mettere in campo per la biodiversità e il clima, elementi per altro fortemente correlati. Seguire questi temi sarà un obbligo civico. Ogni giornalista, ogni cittadino deve esserne consapevole.

Macachi rinchiusi in laboratorio, i loro sguardi sembrano chiederci: è davvero necessario?


Di Essere Animali
Marta, Charlie e altri macachi sono rinchiusi nelle gabbie di uno stabulario, presso un’importante università italiana. Questi non sono i loro veri nomi, che abbiamo deciso di non divulgare così come non divulgheremo il nome dell’università e di chi ci ha lavorato alcune settimane, con lo scopo di documentare e rendere visibile la loro triste vita.
Questi macachi vivono in piccole gabbie spoglie. Inseriti nel cranio e nelle tempie hanno degli elettrodi, necessari per gli esperimenti di neuroscienze a cui sono sottoposti. Una vita di totali privazioni porta molti di loro a comportamenti stereotipati: si muovono avanti e indietro nella gabbia, leccano compulsivamente le pareti e mordono senza sosta lucchetti e sbarre. Immagini come queste lasciano il segno. Non accade spesso di poter vedere video dall’interno dei laboratori di ricerca. Questa è la prima indagine compiuta “sotto copertura” in Italia, mentre le più recenti in Europa sono di cinque o sei anni fa, che diffondiamo oggi in occasione del 40esimo anniversario della Giornata mondiale per gli animali nei laboratori.
Nel video non si vedono esperimenti particolarmente cruenti, ma l’infinita tristezza in cui vivono questi macachi per lunghi anni di ricerche. Oltre la porta del laboratorio, dove vengono portati per gli esperimenti, bloccati nelle gabbie di contenzione, non sappiamo cosa accada. Ma crediamo che queste immagini siano sufficienti per interrogarci sull’utilizzo di primati e altri animali nelle università e nei centri di ricerca italiani. Il loro sguardo impotente tocca il cuore e non può lasciarci indifferenti. La domanda che questi animali sembrano porci è “davvero non possiamo fare in modo che questo non sia più necessario?”.
Nel nostro Paese sono circa 600 i laboratori autorizzati dal ministero della Salute a compiere esperimenti su animali. Si tratta di centri di ricerca pubblici o privati, situati all’interno di aziende farmaceutiche, università e ospedali. Il dato positivo è che anno dopo anno il numero totale di animali utilizzati per la ricerca scientifica è in graduale diminuzione: oggi sono poco meno di 600mila, mentre soltanto dieci anni fa erano quasi un milione.
[Attenzione: le immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità]



L’ARGENTINA DEGLI ORRORI – ANIMALI DROGATI ALLO ZOO PER UN SELFIE CON I VISITATORI - ALL' INGRESSO UN CARTELLO RECITA: “CON UN PICCOLO SOVRAPPREZZO SUL COSTO DEL BIGLIETTO POTETE SCATTARE UNA FOTO CON UN LEONE O UNA TRIGRE (NATURALMENTE IMBOTTITI DI SONNIFERO) - BRAMBILLA: IMMAGINI VERGOGNOSE. SPERO CHE LO ZOO CHIUDA


Daniela Mastromattei per Libero Quotidiano

Orrore. Per portare a casa una foto con un leone si chiude un occhio o entrambi e si ride. Si ride divertiti. Non importa se l' animale sia stato drogato o chissà cosa. Non importa che sembri più morto che vivo e un' iniezione di troppo possa ucciderlo.

L' importante è portare a casa il selfie-trofeo: per una manciata di "mi piace" su Facebook si fanno cose davvero orribili. I social-network, se non utilizzati con intelligenza, possono mandare in pappa il cervello, a chi ce l' ha, e diventare più pericolosi di quanto possa esserlo l' incontro inaspettato con una tigre selvaggia libera nel suo ambiente naturale.

E dunque siamo indignati nel sapere che al Lujan Zoo in Argentina nei pressi di Buenos Aires «con un piccolo sovrapprezzo sul costo del biglietto potete scattare una foto con un animale a scelta». Così recita la scritta su un cartone bisunto, in bella mostra accanto all' ingresso. Una frase che fa rabbrividire (chissà da quanto tempo è lì) e dietro cui si nasconde l' ennesima storia di maltrattamento all' interno di un giardino zoologico. Gli animali - che vedete nelle immagini in pagina - sono visibilmente drogati e non riescono a stare in piedi a causa dei tranquillanti somministrati.

Foto che non avremmo mai voluto vedere ma che mostrano la piccolezza dell' essere umano: da una parte chi specula sulla vita di queste meravigliose creature (grandi mammiferi della famiglia dei felidi), usando qualunque mezzo per tramortirli, dall' altra gente senza cervello che per soddisfare il desiderio di farsi ritrarre con un leone o una tigre è disposta a vederli quasi morti e imbottiti di sonnifero!

Un inferno per queste vittime innocenti e indifese. Tante le organizzazioni in Argentina che manifestano contro il giardino zoologico in questione (partita una petizione su www.

greenme.it), ma la struttura dal 1994 è diventatata privata e non ricevendo sussidi statali dicono di voler seguire normative differenti. Ma quale legge fatta dagli esseri umani permetterebbe un simile scempio? «L' uomo, mentre crede di privare gli altri esseri viventi della loro dignità, in realtà perde la propria, coprendosi di vergogna. Anche prigioniero e umiliato, l' animale rimane puro, incontaminato dalla pochezza e dall' arroganza di bipedi scriteriati che puntano solo alla foto-ricordo. La casa degli animali selvatici sono i boschi, le foreste, le savane, gli habitat che l' uomo non ha ancora distrutto, negli zoo bisognerebbe mettere certi uomini: quelli sì tanto bizzarri e maligni da drogare un animale per trattarlo come se fosse di peluche. Aderisco alla petizione e spero che quello zoo chiuda», dice Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento Animalista.
Gli zoo tutti fanno discutere.

Per decenni sono stati più simili a prigioni che a parchi o giardini, costringendo gli animali a vivere in piccole gabbie anguste, senza rispettare le loro esigenze. Grazie alle tante battaglie portate avanti dagli amanti degli animali, i diritti dei nostri amici sono andati man mano affermandosi.

Alcuni giardini zoologici hanno iniziato a riprogettare gli spazi, sforzandosi di realizzare delle strutture più ampie e naturalistiche. Ma i nostri amici anche se gli vengono garantiti i bisogni fondamentali e abbellite le gabbie hanno sempre lo sguardo triste e infelice. A vederli ci si stringe il cuore. Non sono nati per essere imprigionati, sono esseri liberi. Ecco perché siamo contro qualunque tipo di zoo.

E lo siamo ancora di più contro quelli che sembrano rimasti ai primi dell' 800 per colpa della totale indifferenza delle amministrazioni e dei gestori.

Uno di questi è quello di Kabul. La capitale afghana è stata tormentata da anni di guerre e oggi le sue ferite la rendono una città sofferente e caotica. E lo zoo cittadino, inaugurato nel 1967, per molti anni ha ospitato una grande quantità di animali costretti poi a vivere in pessime condizioni e in balia delle molestie dei visitatori.

Così pure quello di Gaza. Oggi è al limite della sopravvivenza, tra scimmie e uccelli ospita due finte zebre: asini dipinti a strisce bianche e nere. Da non crederci! Anche lo zoo di Giza, al Cairo, un tempo considerato tra i migliori d' Africa, non se la passa meglio. Nel 2004, per le sue pessime condizioni, è stato persino espulso dall' Associazione mondiale degli zoo.

Ma un primato decisamente raccapricciante spetta allo zoo di Mumbai, in India: si sta trasformando in un museo di tassidermia. Gli animali che muoiono vengono imbalsamati e riesposti nelle gabbie che prima occupavano da vivi!

Quello di Tirana, in Albania, conosciuto come la prigione degli animali, tiene ancora la maggior parte di quelli detenuti rinchiusi in gabbie strettissime. Le scimmie vivono sempre sedute per mancanza di spazi adeguati e gli orsi girano ossessivamente su stessi in gabbie troppo piccole.
Gli zoo vanno chiusi, tutti.

riproduzione riservata Il collega che vi sta seduto di fronte vi è poco simpatico? Dovete risolvere problemi di comunicazione col vostro capo? Provate a migliorare l' atmosfera introducendo nuove relazioni. Costruite rapporti con colleghi di tipo diverso: magari, pelosi e a quattro zampe! Parte la campagna Micio d' ufficio 2017 promossa dall' Associazione italiana per la difesa di animali e ambiente (Aidaa). L' iniziativa prevede l' adozione di gatti da parte di uffici pubblici e privati.

Non è la prima volta che l' Aidaa lancia "Micio d' ufficio", ma la novità di questa edizione è la sponsorizzazione diretta delle colonie feline.
C' è l' adozione diretta di uno o più gatti da tenere in ufficio: ogni micio viene formalmente affidato a una figura responsabile, che si assume il compito di badare alla salute e al benessere dell' animale. E c' è l' adozione a distanza da parte di un ufficio (o di un' azienda) di un' intera colonia felina: mensilmente sarà versata una quota al tutore/allevatore, per garantire il mantenimento della colonia o le spese legate alla gestione degli animali.

«È il settimo anno che Aidaa propone a inizio settembre la campagna micio d' ufficio - spiega Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA -: nei primi sei anni abbiamo avuto notizie di oltre 200 aziende che hanno adottato dei gatti o che hanno delle colonie presenti nei loro spazi, noi ora puntiamo a dare una mano alle gattare con adozioni a distanza, diciamo una specie di sponsorizzazione delle colonie feline. Ovviamente il nostro ruolo si limita a mettere in contatto adottanti con i responsabili delle colonie, il resto se lo gestiscono direttamente tra loro.

Obiettivo di quest' autunno è trovare casa ad almeno 1000 gatti e sponsorizzare almeno cento colonie». La campagna Micio d' Ufficio coincide con un' altra iniziativa in favore dei quattro zampe, ben collaudata e di successo sempre maggiore: si tiene sabato 7 e domenica 8 settembre la Giornata degli Animali, appuntamento annuale organizzato da Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) in oltre 200 piazze. Si tratta, ormai, di una tradizione per festeggiare i nostri migliori amici, ma anche per sensibilizzare alla loro tutela e alla diffusione di un maggiore rispetto.

G.L.M. Ragazze in posa che sorridono per un selfie-trofeo con il leone, tramortito con i sonniferi, al Lujan Zoo in Argentina Il progetto coinvolge alcune colonie feline La donna ha scambiato il leone, visibilmente drogato, per un cavallo... Ragazze in posa che sorridono per un selfie-trofeo con il leone, tramortito con i sonniferi, al Lujan Zoo in Argentina Il progetto coinvolge alcune colonie feline La donna ha scambiato il leone, visibilmente drogato, per un cavallo... Ragazze in posa che sorridono per un selfie-trofeo con il leone, tramortito con i sonniferi, al Lujan Zoo in Argentina Il progetto coinvolge alcune colonie feline La donna ha scambiato il leone, visibilmente drogato, per un cavallo...

'DALLA PARTE DEGLI ANIMALI', SU RETE 4 DEBUTTA MICHELA VITTORIA BRAMBILLA

Risultati immagini per brambilla cane parlamento

Di Salvatore Santoru

Su Rete4 il 29 aprile inizierà il programma "Dalla parte degli animali"(1).
Il programma(2) sarà composto da otto puntate e sarà condotto da Michela Vittoria Brambilla,politica e imprenditrice nonché fondatrice e presidentessa della  Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente.




L'ex parlamentare ha dichiarato che «Da sempre difendo tutti gli animali e ora trovare loro una casa sarà la mia missione».

NOTE:

(1)http://www.tgcom24.mediaset.it/televisione/michela-vittoria-brambilla-e-dalla-parte-degli-animali-cerco-una-casa-per-loro-_3068797-201702a.shtml

(2)http://www.mediaset.it/rete4/articoli/dalla-parte-degli-animali_16301.shtml

Grave la scrittrice italiana Kuki Gallmann, ferita a colpi di arma da fuoco in Kenya


Di Antonella Mariotti

La scrittrice italiana naturalizzata keniota, Kuki Gallmann, 73 anni, è stata ferita a colpi di arma da fuoco nel suo ranch, a circa 300 chilometri da Nairobi, presumibilmente da un gruppo di pastori che hanno invaso la tenuta in cerca di pascoli per salvare i loro animali dalla siccità. Il vice presidente dell’associazione dei contadini di Laikipia, Richard Constant, ha detto che probabilmente a sparare sono stati i pastori della comunità di Pokot che già in passato erano entrati illegalmente nella tenuta della scrittrice. La donna è in gravi condizioni in uno degli ospedali di Nairobi. 

La Gallmann stava pattugliando il ranch insieme al suo autista quando è stata raggiunta da un colpo allo stomaco. Secondo quanto si apprende la donna era appena scesa dall’auto perché sulla strada c’era un albero. E questo farebbe pensare a un agguato. 
 L’autista l’ha portata all’aeroporto di Laikipia, dove è stata trasferita su un aereo e portata a Nairobi. La scrittrice da sempre si batte in difesa degli animali, soprattutto degli elefanti decimati dai bracconieri. «Il mondo deve sapere cosa vuol dire salvare gli elefanti e comincia a farlo - disse in un’intervista molti anni fa -. Tranne l’Italia, sembra che nessuno si renda conto della gravità della situazione. Il commercio di avorio sta portando all’estinzione di una specie, il compito di tutti è dare eco a un allarme che non va sottovalutato». Il suo ferimento è l’ultimo episodio di una vita con tante difficoltà per la scrittrice, giusto il 12 aprile aveva ricordato la morte del figlio, morto 34 anni fa per il morso di un serpente. Ma prima del figlio la Gallmann aveva perso il marito, della sua famiglia è rimasta solo la figlia Sveva.  

Kuki Gallmann è figlia dello scrittore, medico, esploratore e archeologo trevigiano Cino Boccazzi. Dal primo matrimonio nacque il primo figlio Emanuele Pirri, poi Kuki si trasferì in Kenya negli anni tra il 1970 e il 1972, con il secondo marito Paolo Gallmann, (di origine svizzera, esperto di agraria). La scrittrice decide di stabilirsi in Kenya definitivamente. La coppia visita i posti migliori della regione, finchè nella regione di Laikipia: dal monte Kenya alla grande Rift Valley. È una zona dell’Africa popolata da moltissimi animali selvatici e ricca di pascoli, con colline verdissime che però in questi ultimi mesi soffrono molto la sicccità. Qui ebbero inizio i celebri «White Highlands» dell’inizio del secolo. 


I Gallmann acquistano negli Anni Settanta il ranch Ol Ari Nyiro, 400 chilometri quadrati famoso per l’abbondanza e la varietà di animali soprattutto rinoceronti, elefanti e bufali. La scrittrice vive i suoi primi anni africani come un sogno ma la prima grande tragedia della sua vita è la morte dell’amato marito: nel 1980, mentre è incinta di Sveva, la sua seconda figlia, il marito muore travolto in un incidente d’auto sulla strada di Mombasa. Qualche tempo dopo nel 1983 muore il primo figlio Emanuele, morso da un serpente. La scrittrice narra gli eventi luttuosi con una sensibilità toccante e struggente nel suo libro «Sognavo l’Africa».  

Nel suo ranch Kuki Gallmann ha sempre accolto chi la voleva conoscere e chi si recava in Kenya per approfondire ricerche e studi: scienziati e botanici, etnologi e zoologi, veterinari ed erboristi, tutti conservazionisti. Per gli indigeni ci sono spazi per la creatività tradizionali nel Centro d’arte e artigianato, lavorando pelli, cotone, lana, semi colorati, zucche, legno, cortecce, radici. Dopo la morte del marito e del figlio la Gallmann ha dato vita alla Gallmann Memorial Foundation.La Fondazione ha contribuito direttamente alla salute delle comunità locali con diverse iniziative tra le quali una Maternity Clinic una sala operatoria che ha fornito oltre 2mila operazioni con chirurghi volontari.  

Gli spari di oggi contro Kuki Gallmann non sono il primo attacco: giusto un mese fa le due donne, madre e figlia denunciarono: «Ci hanno già bruciato un edificio. Adesso ci minacciano con colpi di fucile. Li abbiamo sentiti verso sera, erano colpi di Ak-47». Il governo kenyano ha dato protezione alle Gallmann con 15 soldati. Kuki e Sveva (37 anni) lottano contro i bracconieri e politici locali che non ne sopportano l’impegno per l’ambiente, la protezione d’elefanti e rinoceronti, i progetti di sviluppo nella loro tenuta di Laikipia, 400 km quadrati al margine della Rift Valle dove lavorano 250 dipendenti. In questo momento la zona è colpita dal una feroce siccità con 3 milioni di kenyani in carestia, le tribù riescono ad avere armi da Somalia e Sudan.  

Gallman, ribattezzata da molti la «Karen Blixen italiana», ha scritto diversi romanzi ma da «Sognavo l’Africa» (1991)è stato tratto l’omonimo film con Kim Basinger protagonista. Kuki Gallmann.  

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA HA DETTO DI NO AI COSMETICI TESTATI SUGLI ANIMALI

Correva l’anno 2013 e l’Unione Europea vietava i test sugli animali per produrre trucchi e parrucchi. Ora, a tre anni di distanza, è stato fatto un altro piccolo passo avanti: la Corte di giustizia europea ha detto in una sentenza no ai cosmetici «i cui ingredienti siano stati oggetto di sperimentazioni animali»
Ciò significa che, anche se realizzati - e quindi testati sulle cavie - fuori dai confini dell’Europa, si può vietare la vendita nel territorio dell’Unione. A decidere poi se l’acquisto possa essere effettuato o meno, spetta ai vari paesi deciderlo. 

Tutto nasce da un ricorso dell’Efci, l’associazione professionale che rappresenta i produttori di ingredienti dei cosmetici nell’Ue, che riteneva che i regolamenti europei non venissero violati se la sperimentazione viene condotta al fine di conformarsi alle normative di paesi terzi. La stessa federazione ha chiesto alla giustizia britannica se gli stessi prodotti realizzati per Cina e Giappone si potessero vendere anche nel Regno Unito e la giustizia britannica si è rivolta alla Corte di Lussemburgo.  

La risposta è stata che «può essere vietata l’immissione sul mercato dell’Unione di prodotti cosmetici, alcuni ingredienti dei quali sono stati oggetto di sperimentazioni animali al di fuori dell’europa per consentire la commercializzazione di tali prodotti in paesi terzi, se i dati risultanti da tali sperimentazioni sono utilizzati per dimostrare la sicurezza dei suddetti prodotti ai fini della loro immissione sul mercato dell’Unione».  

PUTIN L'ANIMALISTA

http://www.piccoliamici.net/curiosita/i-famosi/377-vladimir-putin-animalista


Putin ha legato la sua immagine di leader forte anche al suo amore per la natura e gli animali: celebri ormai le sue foto mentre pesca a torso nudo, cavalca o libera in una riserva del suo Paese un leopardo persiano donato dall'Iran. 





Oppure mentre infila un collare elettronico a vari animali: una tigre dell' Ussuri dopo averle sparato per addormentarla, un orso polare anch'esso anestetizzato e dal quale si congedò stringendogli la zampa e baciandolo su un orecchio. Putin ha fissato con le sue mani anche una sonda satellitare sul dorso di un beluga (cetaceo della famiglia dei delfini) di nome Dasha. Il premier Vladimir Putin ama corroborare questa sua immagine 'ecologista' con quella piu' eroico-militaresca, volando su aerei da guerra e antincendio o immergendosi con i sottomarini, nel mare di Barents o nel lago Baikal.
Vladimir Putin è amante degli animali e non è mai stato cacciatore (le immagini che lo ritraggono con il fucile sono relative a spari di anestetizzanti). In un articolo per il mensile Ruski Pionier, il primo ministro russo Vladimir Putin parla della sua predilezione per i 'cugini degli uomini' e racconta con ammirazione della balena da lui catturata per qualche ora nell'Oceano Pacifico. "Gli scienziati che studiano la natura e la storia del mondo animale - ha detto ad Andrei Kolesnikov, il direttore della rivista che uscirà la prossima settimana - sono più importanti di tutti gli altri: si occupano di materie eterne, noi invece perseguiamo la vanità". Il premier ha seguito in motoscafo nella baia di Olga, in Kamciatka, il percorso della grande balena, con il mare a forza 3. "Per tre volte sono andato fuori bersaglio, ma la quarta sono andato a segno", ha detto. Al grande cetaceo è stato tolto un piccolo pezzetto di pelle, per essere studiato: "Quando le balene saltano fuori dall'acqua è uno spettacolo, ora stimo ancora di più il lavoro che stanno facendo i ricercatori". L'odore della balena è stato comunque "specifico. Un alito tale che... insomma, ci siamo guardati tutti in quel motoscafo per capire se qualcuno non fosse svenuto. Oltre alla balena, ha al suo attivo, e solo negli ultimi due anni, la sedazione di un orso bruno da aiutare, la crociata ambientalista per quello bianco, la cura e un collare satellitare per una tigre, la liberazione di un leopardo persiano.
Vladimir Putin rilancia la sua passione animalista nelle vesti di pilota di deltaplano: il presidente russo ha guidato uno stormo di gru cresciute in cattività, per aiutarle a migrare verso regioni più calde per l’inverno. Il nuovo exploit di super-Putin, versione amante della natura, è stato anticipato dalla stampa russa, e poi confermato dal portavoce Dmitri Peskov. Prima di recarsi al summit Apec di Vladivostok, nel fine settimana, il capo del Cremlino ha fatto una puntata a Yamal, nel Nord-est della Siberia, per partecipare in prima persona al progetto “Volo della speranza”. In sintesi, da pilota di un deltaplano, Putin si metterà alla guida di uno degli stormi di una rara specie di gru (gru siberiana), che viene allevata in un parco naturale della regione di Riazansk, poi trasportata a Yamal, e da lì “indirizzata” con il supporto umano verso l’Asia centrale per l’inverno.

"EMOZIONI BESTIALI": viaggio nei sentimenti degli amici animali




Di Daniele Eboli

Se pensavate che gli animali non provassero emozioni questo libro vi farà ricredere.Non è possibile che su 8,7 milioni di specie animali che popolano la Terra, soltanto all'uomo sia concesso di emozionarsi", scrive Diego Santini, veterinario nonché autore di "Emozioni bestiali", edito da Proedi Editore. Chi meglio di lui poteva intraprendere il viaggio nei sentimenti dei nostri amici a quattro zampe (e non solo): Santini gli animali li ha curati, ascoltati e soprattutto amati.



Attraverso prove scientifiche, storie realmente accadute e i risultati di anni di ricerche sulla felicità degli animali, l'autore del libro ci spiega perché secondo lui l'uomo non è l'unico essere vivente a provare emozioni. Affermazione condivisa dallo psichiatra e psicoterapeutaFausto Manara a cui è affidata l'introduzione. Manara chiarisce l'esistenza di una parte animale nelle emozioni e nei comportamenti dell'uomo, allo stesso tempo spiega che negli animali c'è molto di umano.
Scopriamo dunque che anche i delfini mostrano il loro amore alle loro partner, che anche gli animali piangono i loro morti. Santini ci spiega poi perché un cane trema per un temporale mentre un cavallo lo ignora e ci convince che sarebbe impossibile per gli animali vivere senza provare emozioni.

La lezione di vita che arriva dagli animali

"Essere amici degli animali è facile", dice Santini. "È sufficiente rispettarli e accettare la loro vera natura. Proprio questo deve essere il nostro traguardo, perché condividere l’alterità - spiega - significa ammettere che ogni essere vivente è diverso e distinto da noi e che, nonostante ciò, non vi sono ostacoli alla comunicazione, alla comprensione e a una convivenza serena".

Il pensiero di Peter Singer


Di Enrica Tullio

Peter Singer è uno dei pensatori contemporanei più importanti nel campo dell’etica, definito “ il più influente filosofo vivente” con le sue tesi, sempre polemiche e al centro di dibattiti, ha incrinato le certezze morali dell’uomo occidentale e messo pericolosamente in crisi la “ vecchia etica”.
Personaggio scomodo ma altrettanto affascinante e carismatico, conosciuto al pubblico soprattutto come il “ profeta della liberazione animale” nonostante le sue riflessioni non si fermino ai diritti degli animali ma abbraccino ampie problematiche nel campo dell’etica e in particolare dell’etica applicata, che vanno dal rispetto per l’ambiente, all’aborto, dall’eutanasia, all’etica politica, dalla cattiva distribuzione della ricchezza, alla responsabilità dei paesi ricchi verso il Terzo Mondo.... un articolato sistema di pensiero sicuramente tra i più innovativi e coraggiosi del nostro tempo.

Peter Singer nacque a Melbourne nel 1946, insegnò alle Università di Oxford, New York, Colorado ( Boulder ), California ( Irvine ) e alla Trobe University.
Nel 1999 viene nominato docente di filosofia morale all’Università di Princeton, nomina che sollevò un accanito dibattito. Fu il fondatore dell’ International Association of Bioethics, attualmente dirige il Centre of Human Bioethics presso la Monash University di Melbourne
Tra le sue opere più importanti: In difesa degli animali ( 1987) con Tom Regan, Diritti animali, obblighi umani ( 1987), Etica pratica ( 1989), Liberazione animale( 1991) che diverrà il testo di riferimento del movimento animalista internazionale, Ripensare la vita. La vecchia morale non serve più ( 1996), Una sinistra darwiniana, Politica, evoluzione e cooperazione ( 2000), La vita come si dovrebbe ( 2001) scritto in cui Singer seleziona e raccoglie i suoi saggi ed articoli più importanti, One world. L’etica della globalizzazione( 2003), Scritti su una vita etica. Le idee che hanno messo in discussione la nostra morale ( 2004).



Pensiero

Tutte le tesi esposte da Singer nei suoi testi e in vari articoli, dall’etica delle relazioni uomo- animale, all’obbligo dei paesi ricchi nei confronti di quelli poveri, dalle riflessioni sull’eutanasia alla critica all’etica della sacralità della vita, possono essere ricondotte a quattro semplici assiomi, loro punto di partenza e nocciolo comune :
  1. Il dolore è negativo, dove per dolore si intende qualsiasi genere di sofferenza sia fisica che psicologica, a prescindere da chi lo provi;

  1. Gli esseri umani non sono gli unici capaci di provare sofferenza o dolore, queste condizioni appartengono anche alla maggior parte degli animali non umani, molti dei quali sono in grado di provare anche forme di sofferenza che vanno al di là di quella fisica ( l’angoscia di una mamma separata dai suoi piccoli , la noia dell’esser chiusi in una stretta gabbia senza far nulla);

  1. Nel soppesare la gravità dell’atto di togliere una vita, bisogna prescindere da: razza, sesso, specie, ma analizzare altre caratteristiche dell’essere che verrebbe ucciso: suo desiderio di continuare o meno a vivere, qualità della vita che sarebbe in grado di condurre;

  1. Tutti noi non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche di quello che avremo potuto impedire o che abbiamo deciso di non fare.

Per alcune persone queste tesi, ad una prima lettura e prese in sé , non hanno nulla di sconvolgente, anzi sembrano quasi scontate, dettate dal senso comune, ma se si prendessero attentamente in considerazione le conclusioni a cui potrebbero portarci, troverebbe espressione la loro potenzialità rivoluzionaria, e a quel punto “ la vecchia etica”, la tradizionale morale ebraico-cristiana, potrebbe iniziare a vacillare.


Animal Liberation

“ L’esclusione degli animali dalla sfera morale non è giustificabile razionalmente, è frutto di puro e semplice pregiudizio specista


Pochissimi filosofi viventi hanno visto le loro idee avere importanti ricadute pratiche, Peter Singer è uno di questi, il suo Animal liberation ha svolto un ruolo fondamentale nel dare inizio ed alimentare il contemporaneo movimento per i diritti degli animali.
Animal liberation esce nel 1975, è la prima opera dove si dà un corpo organico ed una veste filosofica alla critica sull’attuale sfruttamento degli animali da parte degli esseri umani, in particolare analizzando i temi degli allevamenti intensivi e della vivisezione.
La teoria filosofica di riferimento di Singer è l’utilitarismo della preferenza, secondo il quale la valutazione sulla liceità etica di un’azione deve tener conto delle conseguenze che questa provoca sull’intero sistema coinvolto, non sommando le singole conseguenze, ma valutando le preferenze di tutti gli individui coinvolti.
A questo punto possiamo chiederci: per un utilitarista le preferenze degli animali sono da tenere in considerazione o meno rispetto a quelle degli esseri umani? La risposta di Singer, come quella del fondatore dell'utilitarismo classico Bentham, è affermativa, la valutazione sulla liceità etica delle azioni umane nei confronti degli animali si elabora non confrontando le loro intelligenze ma le loro capacità di soffrire.
E’ proprio la capacità di soffrire che fa nascere in Singer la convinzione che ogni essere senziente, umano e non, abbia diritto ad un’equa considerazione morale, il non riconoscere ciò viene condannato come una forma di razzismo che il nostro filosofo definisce “specismo”.
Lo specismo, che viene posto da Singer sullo stesso piano del razzismo e del sessismo, è “ un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie”.
Il nostro interesse, la nostra preoccupazione per gli altri, deve prescindere dalle loro specifiche capacità, ma, in base al principio di uguaglianza, che un utilitarista come Henry Sidgwick espresse in questi termini: ”il bene di ciascun individuo non è di maggiore importanza, da un punto di vista dell’universo, del bene di ogni altro individuo”, tutti gli esseri, maschi o femmine, bianchi o neri, umani o non umani, hanno il diritto di essere trattati nel rispetto dei loro interessi.
“ Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia”, e quando questo giorno, profeticamente annunciato da Singer, arriverà, le attuali generazioni inorridiranno dinanzi allo specismo e lo condanneranno come noi oggi facciamo con le discriminazioni razziali e sessuali.
Tante sono le conseguenze a cui le riflessioni di Singer conducono: condanna della vivisezione, dello sfruttamento intensivo degli animali negli allevamenti, accuratamente documentato con realistica crudezza nelle pagine di Animal Liberation, possibili cambiamenti nei menù sulle nostre tavole, le parole di Singer hanno convertito migliaia di persone al vegetarianesimo, una scelta alimentare che vuole essere una denuncia della ingiusta inosservanza dei diritti e degli interessi degli animali non umani solo perché “ ci piace il gusto delle loro carni”.
Noi siamo abituati a pensare che uccidere un uomo, cioè un essere della nostra stessa specie sia più grave che uccidere un essere appartenente ad una specie diversa dalla nostra, ma Singer ci porta a riflettere su questa consideraazione che ci sembra così scontata, chiedendosi: perché deve essere così? La mera differenza specifica non basta a giustificare questa discriminazione! potremmo sostenere che è più grave uccidere un uomo perché ha una caratteristica che tutti gli altri esseri non possiedono, ovvero un' anima senziente, ma Singer afferma di non avere nessuna prova scientifica dell'esistenza di quest'anima e forse solo quando gli scienziati gliela forniranno sarà disposto a rivedere la sua posizione a proposito. Sono questi i motivi per cui Singer mette esplicitamente sotto accusa la tradizione occidentale, questa è responsabile di aver posto gli uomini su di un piedistallo, solo gli uomini sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e solo questi hanno un'anima. Per millenni questa visione antropocentrica tipica dell'Occidente, completamente assente in altre tradizioni, il Buddhismo ne è un esempio, ha legittimato lo sfruttamento degli esseri non umani da parte dell' uomo, ma nel 1871 Charles Darwin pubblica l'Origine della specie, è un duro colpo per il ruolo che secondo la nostra tradizione occidentale rivestiva l'uomo nell'universo, se a ciò si aggiunge la nascita del movimento animalista negli anni '70 e le nuove conoscenze genetiche che portano a ripensare la classificazione degli uomini e dei nostri antecedenti più prossimi, allora ben presto la tradizionale distinzione tra uomo e animali non umani potrebbe veramente vedere la fine, e allora la liberazione animale potrebbe diventare anche “ liberazione umana ” .

L'etica della sacralità della vita una “malata terminale”

Le idee di Singer sull'eutanasia e sull'aborto hanno infiammato i dibattiti bioetici, tante le accuse, le proteste, fino alle manifestazioni di chi non voleva il filosofo animalista che legittimava l'infanticidio come docente di filosofia morale a Princeton. Singer affronta questi temi così delicati con quella chiarezza espositiva che appartiene al suo stile, ma con gli stessi accenti polemici e provocatori che rendono pungente la sua semplice scrittura, e le soluzioni che Singer prospetta per problemi quali l'aborto, l'eutanasia, non ottengono forti rifiuti solo tra i sostenitori di posizioni conservatrici, ma sono difficilmente digeribili anche da chi proviene da ambienti più liberali, perché vanno a scardinare completamente le fondamenta stesse delle nostre convinzioni morali.
Le tesi “ scandalo” di Singer sostengono che uccidere non è sempre sbagliato e che non tutte le vite hanno lo stesso valore, questo perchè egli rifiuta di attibuire un valore assoluto alla vita, il che non significa che la vita non abbia un valore elevato o che non sia grave uccidere, ma significa che nel caso fossimo costretti ad uccidere qualcuno non dovremmo guardare alla razza, al sesso o alla specie ma solo alla volontà e al desiderio o meno di continuare a vivere del soggetto in questione e della qualità della vita che questi condurrebbe.
Su queste basi Singer sostiene l'eutanasia: sostituendo all'etica della “ sacralità della vita” un'etica della “ qualità della vita” secondo la quale non è la vita in sé ad essere sacra, ma è il mio progetto di vita ad essere assolutamente intoccabile, le mie scelte come essere senziente, autocosciente e capace di pianificare il proprio futuro, e tra queste scelte potrebbe esserci quella di non continuare a vivere in condizioni di particolare sofferenza che non rispecchiano il modo in cui avevo scelto di condurrre la mia vita. Si schiera poi a favore dell'aborto, come mezzo per evitare la sofferenza inutile, quando si può evitare, proprio all'inizio, al momento della nascita del bambino, quando questi non è un essere senziente, non ha autocoscienza, né desiderio di continuare a vivere quindi la sua vita non ha più valore di quella di un qualsiasi essere non umano senziente ed autocosciente, “ provocare la morte di un bambino disabile non equivale moralmente a provocare la morte di una persona. A volte non è per niente sbagliato.” questo è un passo che viene citato spesso per mettere sotto accusa Singer, ma spesso le sue idee sono state travisate o mal comprese, quando Singer parla di “persona” si riferisce ad “ un essere capace di pensare il futuro, di avere bisogni e desideri ” i bambini appena nati non hanno niente di tutto ciò, di conseguenza uccidere un bambino, malato o meno, è meno grave che uccidere un essere con il senso del tempo e dell'esistenza, cioè un essere che vuole continuare a vivere, naturalmente Singer non ha mai negato il fatto che rimanga una cosa terribile da fare, ma in alcuni casi l'aborto, soprattutto se si tratta di bambini disabili, permetterebbe la nascita di bambini con una maggiore opportunità di felicità.

Carità e dovere morale:


Secondo Singer siamo tutti responabili non solo di quello che facciamo, ma anche di ciò che abbiamo deciso di non fare, questo è il punto di partenza per ripensare la tradizionale demarcazione tra carità e dovere morale. Se esistono persone che vivono in condizioni tali da non poter soddisfare i propri bisogni primari,da rischiare la propria sopravvivenza, noi abitanti dei paesi ricchi siamo direttamente responsabili di questa situazione.
La tesi di partenza di Singer è la seguente” soffrire e morire di fame, freddo e malattia è un male” di conseguenza “ se è in nostro potere impedire un male, senza con ciò sacrificare nulla che abbia un'analoga importanza morale, siamo difronte all'obbligo morale di agire”, quindi la tradizionale linea di demarcazione tra carità e dovere viene meno. Se io decidessi di inviare del denaro ad una associazione umanitaria questo dalla nostra società verrebbe definito un atto caritatevole ed io una persona particolarmente generosa, ma è proprio questa idea che dobbiamo abbandonare secondo Singer, in realtà abbiamo l'obbligo di donare quel denaro ed è un male non farlo. Tanti sono gli interrogativi che questa posizione espressa da Singer può sollevare, ma uno dei più urgenti è sicuramente il seguente: Qual è il limite del nostro doveroso impegno nei confronti dei paesi poveri? Cioè a quanto ammonta il nostro obbligo morale di offrire aiuto? Singer scrive “ dovremmo donare tanto da far si che la società dei consumi, dipendente com'è dal fatto che le persone spendono soldi in banalità invece che ad aiutare le vittime delle carestie, si indebolisca e forse perisca del tutto”. Forse ciò potrebbe apparire una rinuncia troppo difficile, ammette Singer, forse la sua potrebbe sembrare “un'etica per santi”, ma “è giusto” scrive “ la prossima volta che ceneremo fuori, sapere di poter fare qualcosa di meglio con i nostri soldi” “ conoscere la strada è il primo passo per avviarsi verso la direzione giusta.”


Una nuova morale:

La vecchia morale quindi è da buttar via, va ripensata, va riscritta e Singer lo ha fatto ha “ rimpiazzato la vecchia etica” con cinque nuovi comandamenti:
  • Primo comandamento vecchio:
    ”tratta tutte le vite umane come dotate di egual valore”
  • Primo comandamento nuovo:
    “riconosci che il valore della vita umana varia”
    con questo comandamento Singer sostiene che una vita priva di coscienza, senza interazioni sociali, mentali, fisiche con altri esseri, non ha alcun valore.
  • Secondo comandamento vecchio:
    “non sopprimere mai intenzionalmente una vita umana innocente”
  • Secondo comandamento nuovo:
    ”assumiti la responsabilità delle conseguenze delle tue decisioni”
    con ciò Singer vuole dire che non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche delle nostre omissioni. Siamo responsabili della situazione dei paesi poveri e proprio per questo siamo chiamati ad impegnarci perché queste popolazioni raggiungano almeno il soddisfacimento dei beni fondamentali. Quando compriamo abiti alla moda, ceniamo in costosi ristoranti, stiamo decidendo di non destinare quei soldi al miglioramento delle condizioni di vita di miliardi di persone, quando non finanziamo le varie organizzazioni di soccorso “ siamo tutti colpevoli di omicidio”.
  • Terzo comandamento vecchio:
    “ non toglierti mai la vita e cerca sempre di evitare che lo facciano altri”
  • Terzo comandamento nuovo:
    “ Rispetta il desiderio delle persone di vivere e di morire”
  • Quarto comandamento vecchio
    “ crescete e moltiplicatevi”
  • Quarto comandamento nuovo
    “ metti al mondo bambini solo se sono desiderati” . Così Singer ammette l'aborto sostenendo che il feto non ha razionalità, autocoscienza, desiderio di vivere, né è in grado di provar sofferenza.
  • quinto comandamento vecchio
    “tratta ogni vita umana come più preziosa di ogni vita non umana”
  • Quinto comandamento nuovo
    “non operare discriminazioni sulla base della specie”.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *