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L’INDIA VALUTA UN BLOCCO DELL’EXPORT DI MEDICINALI. Pericolo per le forniture mondiali


Di Guido da Landriano

L’India sta valutando la possibilità di un blocco nelle esportazioni di farmaci strategici dal paese, alla luce della diffusione del virus Covid 19 e della carenza di forniture di principi attivi farmaceutici dalla Cina.
Il governo ha creato una commissione di 8 esperti per redarre una lista di farmaci la cui esportazione potrebbe essere vietata nel caso di diffusione del virus. La lista attualmente comprenderebbe 12 farmaci, fra cui antibiotici, ed ormoni. Il comitato ha anche raccomandato il governo di prendere misure attive contro l’accaparramento dei farmaci e la creazione dolosa di scarsità sul mercato.
L’India è attualmente la fornitrice del 20% dei farmaci generici a livello mondiale ed un taglio secco nelle quotazioni potrebbe portare ad una scarsità anche sui mercati internazionali. Negli anni scorsi questo mercato è cresciuto in modo estremamente rapido, come si può vedere dal grafico sottostante.
Molte società europea hanno trovato comodo esternalizzare le produzioni in India, ma questo potrebbe diventare un enorme boomerang. Molte delocalizzazioni sono state fatte per motivi contingenti, senza una seria valutazione strategica prospettiva, ed ora si rischia di pagarne il pesante prezzo. Nel caso di interruzione di esportazioni dall’India non sarà facile predisporre in tempi brevi linee di produzione in Europa negli Stati Uniti, anche se sicuramente vi è una capacità produttiva ancora da sfruttare.

Il coronavirus e la caccia alle streghe


Di Marina Montesano

Mi occupo professionalmente di ricerche sulla stregoneria in Europa fra medioevo e prima età moderna. Generalmente, quando propongo il tema in ambiti extra-accademici, in tanti mi chiedono come sia stata possibile la caccia alle streghe con tutte le sue vittime: era il frutto dell’arretratezza e dell’ignoranza dei “secoli bui”? Alla risposta che no, è un fenomeno perfettamente comprensibile razionalmente e che ha avuto luogo in tempi che chiamiamo “Rinascimento” per la scienza, le arti, la letteratura, dunque quanto di più lontano si possa immaginare da un’età di cupa ignoranza, il mio argomento viene accolto con sorpresa e persino scetticismo, perché non sembra proprio possibile che un’età illuminata possa aver prodotto tale scempio.


Eppure, basta vedere cosa sta succedendo con l’isteria da coronavirus per rendersi conto che, per quanto ci si ritenga oggi informati e razionali, di fatto siamo labili e manipolabili senza alcuna difficoltà. Proprio oggi mentre scrivo (10 febbraio) ho letto su Facebook un titolo di “Repubblica” nel quale si riporta la protesta del governo cinese presentata a quello italiano per il blocco di tutti i voli aerei dalla Cina, ritenuta misura eccessiva. Le centinaia di commenti che lo accompagnano sono, al di là di rarissime eccezioni, pervasi da bieco furore: i cinesi dovrebbero vergognarsi, hanno tenuto nascosto il virus, vivono nella sporcizia, sono crudeli con gli animali---, mangiano qualsiasi cosa (il che è vero solo che non c’entra molto, ma lo si ripete di continuo), vivono sotto una dittatura.


Questo livore anticinese va avanti dall’inizio della faccenda ed è un fenomeno europeo, che si manifesta non solo con l’odio sui social networks, ma anche con comportamenti più concreti, come la diserzione di negozi e ristoranti cinesi, quasi a immaginare cuochi e camerieri che tornano in Cina ogni sera e ci portano il virus a tavola l’indomani. A provocare il fenomeno è stata la stampa: in Italia c’è stata una breve pausa per parlare dei meriti o demeriti di Achille Lauro, di Morgan e Bugo, di Amadeus e… insomma di Sanremo, il che in qualsiasi altro momento avrebbe infastidito, ma che nello specifico ha fatto tirare un sospiro di sollievo, distraendo giornali e televisioni dai bollettini tragici del coronavirus.
E allora vediamo cos’è questo virus. Ormai è stato ripetuto a iosa: appartiene alla famiglia dei virus ‘corona’, imparentato dunque con altre epidemie quali SARS (acronimo di Severe acute respiratory syndrome) e MERS (Middle East Respiratory Syndrome), per distinguerlo dalle quali è detto 2019-nCoV o “polmonite di Wuhan”. La SARS si manifestò nel 2003 in Cina e in due anni produsse circa 9000 casi con 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%; la MERS in Medio Oriente ha fatto circa 2500 casi con 858 morti, con un tasso di letalità del 34,4%. In Africa, Ebola ha un tasso di letalità stimato intorno al 50%. 


Per contro, il nuovo coronavirus ha una diffusione maggiore, ma una letalità assai minore: oltre 40mila contagiati con 910 morti (al momento in cui scrivo); i contagiati potrebbero essere di più perché in alcune persone, fortunatamente, i sintomi sono molto lievi e non si trasformano in polmonite, al punto da poter essere confusi con una normale influenza. La percentuale di mortalità è dunque del 2,5%. Tanto per fare un paragone, l’influenza stagionale ha un tasso di mortalità sotto l’1%, ma ha una maggiore diffusione.
Facciamo però un altro paragone, che stranamente nei media circola assai poco. Nel 2009-2010 Messico e Stati Uniti sono stati investiti da un virus influenzale di ceppo differente: noto volgarmente come “swine flu”, febbre dei maiali, è un sottotipo del virus H1N1. 


Anche se si sviluppava nei suini, il virus della pandemia del 2009 non era completamente derivato dai suini. Il virus contiene una combinazione di geni influenzali di uccelli, suini e tipi di influenza umana. Per fortuna oggi esiste un vaccino, anche se il virus muta con grande facilità. Ma guardiamo ai danni che ha provocato prima della scoperta: secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero di decessi si aggira su un minimo di 18.449; tuttavia il Centers for Disease Control and Prevention (http://www.cidrap.umn.edu/news-perspective/2012/06/cdc-estimate-global-h1n1-pandemic-deaths-284000), statunitense, in base alle proprie ricerche ha stimato nel 2012 che la pandemia avrebbe causato 284.000 vittime. Non deve stupire: il virus H1N1 è lo stesso dell’influenza spagnola, la terrificante pandemia che globalmente, fra ottobre 1918 e dicembre 1920 si diffuse a ondate in tutto il globo con conseguenze devastanti. Il tasso di mortalità globale della spagnola non è noto con precisione, ma si stima che tra il 10 e il 20% delle persone infette sia morto. 


Circa un terzo della popolazione mondiale fu infettata, e l’influenza può aver ucciso fino a 25 milioni di persone nelle prime 25 settimane. Secondo le stime più vecchie, avrebbe ucciso 40-50 milioni di persone, mentre secondo le stime attuali il numero di morti è probabilmente di almeno 50 milioni (meno del 3% della popolazione mondiale), e forse anche di 100 milioni (più del 5%). Rispetto a questa, la febbre del 2009-2010 è poca cosa, ma si tratta di un ceppo virale che allo stesso tempo contagia di più e uccide di più rispetto ai coronavirus. In particolare, mentre gli effetti della “polmonite di Wuhan” sono fatali soprattutto per le persone con un fisico debilitato (per età o condizioni mediche), i virus H1N1 hanno la peculiarità di uccidere i giovani: è una delle ragioni della loro maggiore letalità.
Tuttavia, qualcuno ricorda per l’influenza 2009-2010 lo stesso genere di isteria collettiva? Io ho un ricordo personale a riguardo: nel 2009 avevo programmato un viaggio estivo in Messico; pensai brevemente alla possibilità di annullarlo, ma mi sembrò una reazione eccessiva, e infatti partii e rientrai senza aver contratto alcuna influenza. In quegli anni nessuno si sognò di bloccare voli aerei fra le Americhe e l’Europa, nessuno invocò provvedimenti simili a quelli di questi giorni. 


I giornali ne parlarono di meno, e soprattutto non si scatenò l’odio contro i messicani e gli statunitensi, che pure arrivano a frotte da noi per le vacanze, non ci furono le reazioni volgari, sovraeccitate, isteriche che oggi si leggono sul web contro i cinesi. Aggiungo: per fortuna, ché né messicani né statunitensi l’avrebbero meritato, così come non lo meritano oggi i cinesi.
Però domandiamoci quali sono le ragioni: da una parte l’assillo mediatico di questo inizio 2020 mi sembra molto sospetto e guidato, con le conseguenze disastrose che sta avendo sull’economia cinese, dalla volontà di nuocere alla Cina; dall’altra, ed è ciò che personalmente mi preoccupa di più, c’è la prontezza con la quale una parte ampia dell’opinione pubblica risponde a queste sollecitazioni sospette, senza un barlume di lucidità, senza freni inibitori, cascando in una trappola e divenendone complice, individuando un capro espiatorio sul quale sfogare paure e rabbie incontrollate, in un meccanismo di transfert attraverso il quale la ricerca di un nemico pare essere divenuta per molti una ragione di vita.


FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-coronavirus-e-la-caccia-alle-streghe

Sanremo, le ricercatrici che hanno isolato il coronavirus non ci saranno al Festival


Le ricercatrici che hanno isolato il coronavirus non saranno al Festival: “Siamo in emergenza”

Di Gennaro Marco Duello
https://tv.fanpage.it

Le tre ricercatrici che sono riuscite a isolare il coronavirus allo Spallanzani, codificando il materiale genetico del virus, non saranno al Festival di Sanremo per la prima serata prevista questa sera, 4 febbraio 2020. Lo conferma in una nota il Direttore Generale della struttura, Marta Branca, in risposta all'invito: "Vista la situazione di emergenza sanitaria in cui ci troviamo, non ci è possibile".

Questa è la replica del Direttore Generale dell'INMI Spallanzani, Marta Branca, in risposta all'invito giunto dalla direzione artistica: "Mi rammarico di non avere potuto accettare il lusinghiero invito alla partecipazione del personale di ricerca dell’Istituto da me diretto a partecipare al Festival di Sanremo, ma come certo comprenderà, visti i tempi stretti e la situazione di emergenza sanitaria in cui ci troviamo non è stato purtroppo possibile organizzare la partecipazione delle nostre ricercatrici. Porgo comunque anche a nome della d.ssa Capobianchi e del suo team i più sentiti ringraziamenti per la vostra attenzione".

Chi sono le tre ricercatrici che hanno isolato il virus

Le tre ricercatrici che hanno isolato il nuovo coronavirus sono Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti. La coordinatrice del team, Maria Rosaria Capobianchi, ha 67 anni, di Procida e dirige da 20 anni il laboratorio di virologia dell’istituto nazionale per le malattie infettive. Concetta Castilletti ha 56 anni, ragusana, ed è una ricercatrice con l'hobby per il basket. Aveva già vissuto l'esperienza della lotta alla Sars, al virus Ebola e al ceppo brasiliano Zika. La più giovane è Francesca Colavita, 30 anni, originaria di Campobasso, precaria con contratto in scadenza a novembre 2021. Durante l'epidemia di Ebola è partita diverse volte per la Liberia e la Sierra Leone.

FONTE: https://tv.fanpage.it/le-ricercatrici-che-hanno-isolato-il-coronavirus-non-saranno-al-festival-siamo-in-emergenza/

Virus Cina, a Wuhan inizia la costruzione di un nuovo ospedale a tempo record: “Pronto in 6 giorni”


Di Anna Ditta

Le autorità cinesi stanno costruendo in fretta e furia a Wuhan, città epicentro del coronavirus, una struttura per il ricovero dei pazienti colpiti dal virus. L’ospedale sarà pronto in tempi record: 10 giorni secondo i media statali cinesi che indicano nel 3 febbraio la probabile data di apertura del nosocomio. Ma secondo gli ingegneri a capo del progetto, citati dal South China Morning Post, i tempi potrebbero accorciarsi fino a sei giorni. La visita di ispezione della struttura è prevista già settimana prossima.
La televisione statale Cctv mostra le immagini di decine di camion e bulldozer al lavoro sul sito dove sorgerà l’ospedale, che avrà una capacità di mille posti letto su 25mila metri quadrati, riferisce l’agenzia Xinhua. Le autorità cittadine hanno spiegato che prenderanno esempio dall’ospedale costruito a Pechino nel 2003 per fare fronte all’epidemia di Sars.
Sono 25 le vittime da coronavirus confermate in Cina dal governo, mentre il numero dei casi accertati sale a 830. Un vaccino contro il coronavirus potrebbe essere invece testato sull’uomo in tempi record, meno di tre mesi, rispetto ai 20 mesi del vaccino sperimentale per la Sars, come afferma uno dei massimi esperti nel mondo di immunologia, Anthony S. Fauci, direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (Niaid) del National Institutes of Health (l’agenzia di controllo del governo degli Stati Uniti responsabile della ricerca e della salute pubblica). Intanto, le autorità cinesi hanno disposto la chiusura di alcune sezioni della Grande Muraglia per fronteggiare l’emergenza.

È allarme per un nuovo coronavirus dalla Cina: “Si trasmette da uomo a uomo”. Oms convoca riunione d’emergenza


Di Carmelo Leo

Nei primi anni Duemila ci fu la SARS, poi nel 2015 scoppiò l’epidemia di MERS: oggi, nei primi giorni del 2020, lo spauracchio è un nuovo coronavirus, il cui primo focolaio è stato rilevato in Cina, nella città di Wuhan, ma che già ha contagiato persone anche in altri centri. Il nome scientifico del virus è 2019-nCoV.
Secondo le prime stime, a pochi giorni dalla scoperta di questo nuovo virus ci sono già circa 1.700 casi di contagio, con addirittura 3 morti. Un team di esperti della National Health Commission cinese ha anche confermato un’altra grande paura dei cittadini, ovvero che il coronavirus si trasmette da persona a persona.
Tutto è partito a Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei nella Cina centrale che vanta oltre 11 milioni di abitanti. Sembra inoltre che il virus si sia diffuso a partire da un mercato del pesce cittadino, anche se questa ipotesi non è ancora stata confermata. Sempre secondo la National Health Commission cinese, nel sud del Paese (nella provincia del Guangdong) ci sarebbero stati finora due casi di trasmissione uomo-uomo del coronavirus.
Ci sono però notizie anche di contagi al di fuori della Cina, seppur sempre limitati all’Asia: due casi in Tailandia, importati da cittadini cinesi transitati da Wuhan; un caso in Giappone, emerso sempre tramite un cittadino passato per la città e un caso in Corea del Sud.

I sintomi del nuovo coronavirus cinese

sintomi del coronavirus cinese, spiegano i medici, sono molto simili allapolmonite. Ci sono quindi febbre alta, difficoltà respiratoria, raffreddore e debolezza generale.
Si chiama coronavirus proprio perché ha una forma di corona. La trasmissione può avvenire sia per via aerea, sia per contatto. Secondo le prime stime, ha un periodo di incubazione che va da due a dieci giorni. Come si è visto nei tre casi di Wuhan, questa patologia può essere anche letale.

Il rischio di una trasmissione anche in Europa

Ovviamente, c’è il timore che il nuovo coronavirus possa arrivare anche in Europa. Eppure, al momento, gli esperti si dicono tranquilli su un rischio contagio nel nostro continente.
Il rischio di diffusione nei paesi europei viene considerato estremamente limitato. Tuttavia l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nella figura del suo direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha convocato il Comitato di emergenza per il 22 gennaio a Ginevra. L’obiettivo è accertare se il focolaio di casi “rappresenti un’emergenza di salute pubblica di livello internazionale e quali raccomandazioni dovrebbero essere fatte per fronteggiarla”.
La notizia del contagio da persona a persona ha imposto anche alcune misure di prevenzione. Il ministero della Salute, ad esempio, ha appeso alcune locandine nell’aeroporto di Roma Fiumicino, nelle quali consiglia di “rimandare viaggi a Wuhan non necessari”. E anche di consultare il medico e vaccinarsi contro l’influenza “almeno due settimane prima del viaggio”. Nessuna psicosi, dunque. Ma la prudenza, in questi casi, non è mai troppa.

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