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Obsolescenza programmata: che cos’è e come funziona


Obsolescenza programmata – Il 23 ottobre 2018 il Garante italiano dei consumatori, l’Antitrustha comminato una multa di 10 milioni alla Apple e di 5 milioni alla Samsung: entrambi i giganti della tecnologia hanno imposto ai consumatori di scaricare aggiornamenti software che hanno reso meno efficienti o mal funzionanti modelli di smartphone nuovi e costosi.
La decisione del Garante è la prima al mondo che punisce la “obsolescenza programmata”.

Obsolescenza programmata | Che cos’è

Per obsolescenza programmata si intende la progressiva e significativa perdita di funzionalità dei prodotti elettronici dopo un tempo relativamente breve. Secondo la Treccani, l’obsolescenza programmata è quel processo “che provoca nei consumatori esigenze di accelerata sostituzione di beni tecnologici o appartenenti ad altre tipologie merceologiche. Tale processo viene attivato dalla produzione di beni soggetti a un rapido decadimento di funzionalità”, ovvero facilmente deperibili.
C’è chi identifica l’obsolescenza programmata come una precisa strategia produttiva che intende scandire i tempi di avvicendamento dei prodotti immessi sul mercato a favore del consumismo spinto.
Le origini di questa “strategia” si fanno risalire agli inizi del secolo scorso quando le aziende si accorsero che l’eccessiva durata dei loro prodotti avrebbe comportato una diminuzione delle vendite, provocando una crisi economica globale. La soluzione fu di progettare i prodotti in modo da poterli sostituire in un tempo più breve. Esempi storici ed eclatanti di come nacque questa strategia furono le lampadine a filamento, limitate a una durata di 1.000 ore e le calze collant da donna, il cui tessuto fu indebolito per farle rompere prima.

Khashoggi, il ritratto del Nyt: dalle simpatie islamiste(dalla Fratellanza Musulmana al giovane Bin Laden) ai legami con la Casa dei Saud


Di Salvatore Santoru
Recentemente il New York Times ha pubblicato un articolo di approfondimento su Jamal Khashoggi, il reporter recentemente ucciso in Turchia da un commando saudita(1).
Andando maggiormente nello specifico, nel pezzo di Ben Hubbard and David D. Kirkpatrick si è parlato dei legami e delle simpatie ideologiche dello stesso giornalista, alquanto inviso al principe Mohammed Bin Salman. Tra tali legami bisogna segnalare quello con la Fratellanza Musulmana, organizzazione islamista sempre più malvista dallo stesso regno saudita.
Inoltre, come ricordato nell'articolo del Nyt, sin dalla guerra in Afghanistan lo stesso Khashoggi era stato vicino idealmente ad Osama Bin Laden. Su ciò, c'è comunque da specificare che il reporter non ha mai approvato il progetto e e le azioni compiute da Al Quaeda.
Come scritto nell'articolo del noto quotidiano statunitense, anche i legami con la Fratellanza Musulmana risultavano essere 'ambigui' e c'è da segnalare che il giornalista aveva dei 'rapporti informali' con l'establishment saudita. Approfondendo la questione, c'è da dire che Khashoggi era legato all'imprenditore multimilionario Al-Walid bin Talal(al-Walīd bin Ṭalāl bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd) ed era stato assunto come consigliere da parte del diplomatico Turki bin Faysal Al Sa'ud.
Inoltre, risulta che il reporter aveva viaggiato con l'ex re saudita Abdullah e avesse più di qualche legame con quella parte del vecchio 'apparato saudita' avversa al 'nuovo establishment' promosso da Bin Salman.
NOTA E PER APPROFONDIRE:

I LEGAMI TRA MACRON E I POTERI FORTI, ecco tutto ciò che c'è da sapere

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Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo alcuni ricercatori ed analisti politici sostengono che l'attuale presidente francese Emmanuel Macron sia stato e/o è sostenuto da parte di determinati 'poteri forti', sia francesi che internazionali.
Secondo alcuni esperti e/o analisti di controinformazione e stando a non pochi teorici della cospirazione, lo stesso leader di En Marche! sarebbe un 'politico di fiducia' delle 'élite mondialiste' che seguono l'agenda del cosiddetto 'Nuovo Ordine Mondiale'.

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Comizio di Macron al Louvre, La Nation

Andando maggiormente nello specifico, c'è da dire che queste teorie risultano alquanto interessanti ma assai più interessante è constatare il 'collegamento provato' che esiste tra il politico francese e alcune personalità e/o gruppi che sono considerati alquanto influenti in Francia e nel mondo.
Più precisamente, in questo caso non si tratta del solito e mero 'cospirazionismo' ma di informazioni esatte e la cui attendibilità è facilmente verificabile da chiunque.

                       I legami tra Macron e i Rothschild

I Rothschild sono una famiglia di banchieri particolarmente potente e influente, sia nei paesi occidentali che nel mondo(1). Secondo certa controinformazione e non poche teorie del complotto, tale 'dinastia finanziaria' sarebbe la più influente a livello globale e avrebbe anche un potere politico decisamente imponente. 
Su tale questione, c'è da dire che vere o false che siano queste teorie risulta comunque indubbio il fatto che gli stessi Rothschild siano una 'dinastia finanziaria' decisamente importante e potente a livello internazionale.


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Cronologia dell'ascesa politica ed economica di Macron, Pinterest

Per quanto riguarda i legami esistenti tra Macron e tale influente famiglia di banchieri, bisogna ricordare che lo stesso attuale presidente francese fu advisor proprio presso la banca d'affari Rothschild & Cie Banque(2). Su ciò, c'è da segnalare che fu proprio al futuro leader francese che fu affidata la responsabilità di una delle più importanti negoziazioni della banca nel 2010, quella tra Nestlé e la Pfizer(3).

Inoltre, non bisogna dimenticare che la candidatura di Macron e l'ascesa del partito En Marche! è stata sostenuta (e forse anche finanziata) dal banchiere David Rothschild(4).

                                 Il legame con Jacques Attali

Jacques Attali è un noto economista, banchiere e saggista molto popolare nei 'circoli dell'establishment francese'(5). Andando nei particolari, diversi ricercatori della controinformazione sostengono che Attali sia un 'intellettuale di punta' dello stesso establishment e alcuni ritengono che il suo pensiero sia di stampo 'globalista'(6).

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Attali e Macron, Il Giornale

Comunque sia, non pochi opinionisti hanno ritenuto Attali  il vero 'deus ex machina' dell'attuale governo francese.
Per approfondire, c'è da segnalare che lo stesso economista ha affermato di essere stato colui che l'ha presentato "a Hollande per farlo lavorare all'Eliseo"(7).

                         Il legame con l'alta finanza

Durante la campagna presidenziale francese si era sostenuto che l'ascesa di En Marche! poteva essere stata sostenuta da parte di importanti personalità e/o gruppi operanti nel campo dell'alta finanza internazionale. Al giorno d'oggi non si sa se queste teorie siano vere ma, allo stesso tempo, è indubbio che l'attuale governo francese non dispiace a certi esponenti degli stessi 'poteri forti' finanziari.

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Lloyd Blankfein, Independent
Andando maggiormente nel particolare, non si può dimenticare che nel gennaio 2018 lo stesso presidente della Francia si rese artefice della promozione di una 'mini Davos' alla Reggia di Versailles. Più specificatamente, in quell'occasione Macron invitò ben 140 dirigenti di importanti banche e multinazionali, tra cui Lloyd Blankfein di Goldman Sachs e Jamie Dimon di JPMorgan(8).

                                                    CONCLUSIONE

Come già fatto intuire in precedenza, questo breve scritto si è basato sui dati e non sulle mere 'teorie della cospirazione'.Tenendo conto di ciò, si può concludere che effettivamente Macron è un leader alquanto 'benvoluto' da certi 'poteri forti' internazionali e che la sua agenda politica sia decisamente in linea con quella portata avanti dalla cosiddetta 'élite globalista'.

NOTE:

(1) "Storia dei Rothschild, la dinastia con più soldi di una banca (e tanto, tantissimo, potere)", https://www.informazioneconsapevole.com/2016/12/storia-dei-rothschild-la-dinastia-con.html

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Emmanuel_Macron#Impiego_in_banca

(3) "Macron e i suoi affari alla Rothschild"http://www.repubblica.it/economia/2017/05/06/news/macron_e_i_suoi_affari_alla_rotschild-164703106/

(4) "Emmanuel Macron, il candidato che non ti aspetti", http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Emmanuel-Macron-il-presidente-fuori-dal-sistema-e85ea295-349f-46b4-b967-a598a3ce6572.html

(5) https://en.wikipedia.org/wiki/Jacques_Attali

(6) Su Attali si veda questo mio vecchio articolo(forse troppo 'cospirazionista', ma dotato di interessanti spunti per approfondire), https://www.informazioneconsapevole.com/2014/05/jacques-attali-e-il-nuovo-ordine.html

(7) "Jacques Attali, l'uomo ombra dietro la vittoria di Emmanuel Macron", http://www.ilgiornale.it/news/mondo/jacques-attali-luomo-ombra-dietro-vittoria-emmanuel-macron-1389323.html

(8) "En route to Davos, Macron makes Versailles the place to be", https://www.reuters.com/article/us-france-business-versailles/en-route-to-davos-macron-makes-versailles-the-place-to-be-idUSKBN1F81RS

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FOTO IN ALTO: Tagesspiegel

Fronte Al Nusra, che cos’è e qual è il suo ruolo in Siria

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Di Mauro Indelicato
Il Fronte Al Nusra è un movimento fondamentalista siriano, nato durante la guerra civile sirianaall’inizio del 2012. Il suo nome è legato soprattutto all’emersione dell’estremismo islamico all’interno dell’opposizione a Bashar al Assad. Il Fronte Al Nusra per lungo tempo, durante il conflitto, viene considerato la filiale in Siria di Al Qaeda. Il suo nome cambia più volte durante la guerra e attualmente Al Nusra è racchiusa all’interno della sigla di Tahrir Al Sham.

Chi è Abu Muhammad al-Jawlani, fondatore di Al Nusra

Per guardare alle origini di Al Nusra, è necessario fare riferimento all’Iraq post Saddam Hussein. A fondare il movimento, infatti, è Abu Muhammad al Jawlani. Nato nella provincia di Deir Ezzor, nel 2004 lascia i suoi studi in medicina a Damasco per andare in Iraq e abbracciare la causa fondamentalista.
Con lo scoppio delle prime proteste in Siria nel 2011 e, soprattutto, con l’inizio delle avanzate dell’Esercito siriano libero, il leader dell’Isil  Abu Bakr Al Baghdadi sceglie Al Jawlani per costituire una branca di Al Qaeda in Siria e combattere con gli oppositori. Nel gennaio del 2012, viene ufficialmente dichiarata la nascita del Fronte Al Nusra e Al Jawlani viene nominato “emiro”.

Le attività di Al Nusra tra il 2012 ed il 2013

Il vero e proprio “esordio” di Al Nusra si ha il  23 gennaio 2012, quando un gruppo autoproclamatosi come “Libero Fronte del Soccorso” (Jabhat Al Nusra, per l’appunto) rivendica l’attentato contro un posto di polizia ad Idlib ed esorta i siriani ad unirsi alla battaglia islamista contro Assad.
Nel giro di pochi mesi, Al Nusra intensifica le proprie attività terroristiche nel Paese: obiettivi sono soprattutto forze militari e di polizia. Il 29 maggio del 2012 ad esempio, nella provincia di Deir Ezzor viene ritrovata una fossa comune, segno di un’esecuzione di massa. A rivendicare quell’eccidio, è proprio il Fronte Al Nusra. Vengono anche rapiti ed uccisi giornalisti, come nel caso dell’attacco alla tv filo governativa di Drusha, a sud di Damasco, portato avanti il 27 giugno.
Già sul finire del 2012 le attività di Al Nusra permettono l’avanzata dell’opposizione in varie parti del Paese. Il 23 dicembre ad esempio, Al Jazeera manda in onda un documentario in cui attesta la capacità dei miliziani di Al Nusra di bloccare di fatto le attività dell’aeroporto di  Aleppo tramite l’utilizzo di cannoni antiaerei di fabbricazione straniera.
È, quello, il segnale di una differenziazione del tipo di attività svolta da Al Nusra: non più soltanto attentati di stampo terroristico, ma un vero e proprio supporto militare alle avanzate dell’opposizione. Il gruppo quindi si trasforma in una vera e propria milizia para militare, capace nel 2013 di conquistare diversi territori. Nell’attuare questi piani, il Fronte Al Nusra  è stretto alleato dell’Isil, ossia del gruppo comandato da Al Baghdadi, erede della fazione di Al Qaeda in Iraq.
All’interno dell’opposizione, Al Nusra, l’Isil ed altre sigle islamiste prendono il sopravvento sull’Esercito siriano libero: la filiale di Al Qaeda in Siria, in particolare, avanza nella provincia di  Idlib, in alcuni sobborghi di  Aleppo e porta il conflitto nell’est del Paese conquistando  Raqqaed alcune regioni lungo l’Eufrate. Al Nusra, inoltre, è impegnata a Damasco e nella Ghouta, oltre che nella provincia meridionale di Daraa. Non mancano comunque anche collaborazioni con l’Esercito siriano libero, seppur questa sigla già nel 2013 sembra quasi sparire dalla geografia dell’opposizione siriana. Abū Haydar, uno dei comandanti della branca “laica” dell’Esercito siriano libero, in un’intervista rilasciata proprio in quell’anno, dichiara come i combattenti di Al Nusra si dimostrino tra i più validi ed esperti.

La guerra tra Al Nusra e l’Isis

L’equilibrio tra le due principali sigle vicine ad Al Qaeda inizia a svanire nel 2013. Al Baghdadi, in modo unilaterale, l’8 aprile del 2013 annuncia la fusione di Al Nusra con l’Isil e la creazione dell’Isis, Stato islamico dell’Iraq e della Siria.
Questa decisione provoca la reazione dei vertici di Al Nusra e dello stesso Al Jawlani, che non hanno ricevuto ordini di fondersi con il gruppo di Al Baghdadi. A dare manforte ad Al Jawlani è lo stesso leader di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, il quale smentisce il numero uno dell’Isis e a novembre considera Al Nusra come l’unica filiale realmente riconosciuta in Siria. Da questo momento, dunque, iniziano a sorgere contrasti tra Al Nusra e l’Isis.  I due gruppi diventano rivali e divisi anche sugli obiettivi da perseguire a lungo termine: se Al Baghdadi infatti mira alla costituzione di un califfato islamico, Al Nusra invece vuol limitare il proprio raggio d’azione in Siria.
Una differenza di vedute che sul campo non si traduce in una differenza nelle modalità brutali portate avanti nei territori conquistati: decapitazioni, deportazioni di cittadini non musulmani o sciiti, chiese devastate e città interamente saccheggiate. Un esempio si ha tra il 2013 ed il 2014, quando Al Nusra occupa le cittadine cristiane di  Maaloula e  Yabrud, poco a nord di Damasco. I due centri vengono interamente devastati, monasteri e luoghi di culto profanati e si ha notizia anche del rapimento di tredici suore, rilasciate dopo diverse settimane.

Al Nusra controlla Idlib

Nel confronto con l’Isis, il Fronte Al Nusra ha decisamente la peggio: nel giro di pochi mesi, nel 2014, il gruppo guidato da Al Baghdadi conquista gran parte dei territori che erano dell’Esercito siriano libero e di Al Nusra.
Al Nusra, dal canto suo, si trincera nelle sue roccaforti a sud di Aleppo e nella provincia di Idlib: lì, i miliziani guidati da Al Jawlani cercano di imporre un controllo para statale, approfittando anche di rinforzi di uomini, armi e munizioni dalla confinante Turchia. Il successo militare più importante per Al Nusra è senza dubbio  l’ingresso nella città di Idlib  il 28 marzo 2015.
Il capoluogo di questa provincia, già in gran parte nelle mani dei fondamentalisti, rimane ancora sotto il controllo governativo. Ma le truppe di Assad, oramai accerchiate e con poche vie di fuga, devono cedere dinnanzi all’avanzata degli uomini di Al Nusra che conquistano un importante capoluogo di provincia. A partire da questo momento, il controllo su Idlib da parte degli islamisti inizierà ad essere ben radicato, tanto da iniziare ad indicare questo territorio come “Idlibistan“.
La conquista di Idlib, inoltre, rappresenta per i soldati fedeli al presidente Assad un duro colpo sotto il profilo morale. Due mesi dopo l’ingresso ad Idlib dei miliziani, si ha l’unica intervista concessa dal leader Al Jawlani il quale, ad Al Jazeera, afferma che la Siria sarà governata da uno Stato islamista.

Al Nusra diventa Fateh Al Sham

Il 30 settembre del 2015, anche sulla scia delle avanzate di Al Nusra ad Idlib, inizia l’operazione militare russa volta a dare manforte al governo di Assad . Da Mosca, il presidente Vladimir Putin indica  nell’Isis e in Al Nusra i principali nemici da combattere.
Nel giro di pochi mesi dall’avvio dell’operazione russa, diversi obiettivi sensibili di Al Nusra vengono bersagliati e colpiti dall’aviazione di Mosca ed il gruppo teme un repentino indebolimento. Anche nelle tregue che, di volta in volta, nel 2016 vengono concordate tramite la mediazione russa, i territori controllati da Al Nusra e dall’Isis non vengono inglobati tra quelli da non colpire.
All’interno del gruppo guidato da Al Jawlani nascono due correnti: la prima vuole mantenere il proprio legame con Al Qaeda, la seconda invece inizia a coltivare l’idea di staccarsi dall’organizzazione terroristica per non diventare ancora bersaglio dell’aviazione russa e siriana.
Nella primavera del 2016, voci sempre più ricorrenti parlano della sempre più comune volontà interna ad Al Nusra di staccarsi da Al Qaeda in modo da poter essere inglobati nei tavoli diplomatici ed avere anche maggior credito tra gli attori internazionali presenti in Siria.
Tali voci saranno confermate il 28 luglio 2016, quando Al Jawlani in un video annuncia ufficialmente l’addio all’affiliazione con Al Qaeda e la nascita del gruppo Fateh Al Sham (Fronte per la conquista del Levante). Secondo molti analisti, però, il fatto di non aver espulso i miliziani non siriani (circa un terzo dei combattenti) e di non aver abbandonato l’ideologia islamista rende l’operazione un semplice cambiamento di nome.

La nascita di Tahrir Al Sham

La non riuscita dell’operazione del cambiamento di nome in Fateh Al Sham è testimoniata dal fatto che, pochi mesi dopo, il gruppo prenderà nuovamente in considerazione l’idea di attuare un altro cambio di denominazione.
Il 28 gennaio 2017, grazie alla fusione con altre sigle islamiste operanti soprattutto ad Idlib, viene annunciata la nascita di Hayat Tahrir Al Sham, più comunemente noto come Tahrir Al Sham.
Nelle intenzioni della nuova organizzazione, c’è quella di presentarsi come un “islamismo politico”, in grado dunque di sedersi ai tavoli dei negoziati di Ginevra ed Astana. Anche in questo caso, l’operazione non va a buon fine: il gruppo viene chiamato sempre Al Nusra e, soprattutto, le accuse di collaborazioni ufficiose con Al Qaeda non cessano. Inoltre, secondo il governo siriano, molti membri macchiatisi di crimini durante il conflitto non sono mai stati cacciati dall’organizzazione.
Dello stesso avviso è il governo di Mosca che, ad Idlib come a Damasco, continua a bersagliare e a colpire obiettivi degli ex del Fronte Al Nusra.

I contrasti con Ahrar Al Sham

Il cambiamento di denominazione acuisce inoltre alcuni asti già serpeggianti tra le sigle islamiste presenti ad Idlib. La collaborazione passata e, si sospetta, anche presente con Al Qaeda fa sì che diverse sigle presenti in questa provincia inizino a provare a scalzare Al Nusra da diversi centri.
Sia nel 2016, ma soprattutto nell’estate del 2017, si registrano scontri a fuoco per il controllo del territorio di Idlib soprattutto con le sigle inglobate nell’alleanza denominata “Ahrar Al Sham“. Quest’ultima è un’organizzazione che racchiude diverse sigle islamiste e salafite comunemente definite “moderate”, in quanto non sempre macchiatesi di attività terroristica nel corso del conflitto. Si tratta però pur sempre di gruppi che promuovono una visione islamista e salafita della società, ideologicamente non distante dalle finalità di Al Nusra.
Ma la vera differenza tra Ahrar Al Sham e Tahrir Al Sham riguarda i rispettivi sponsor internazionali:  Ahrar Al Sham, in particolare, è direttamente sostenuta dalla  Turchia che invia denaro e mezzi. Il controllo di Ankara su questo gruppo permette, quando il governo turco inizia a trattare con russi ed iraniani nel tavolo di Astana, l’entrata in vigore di diversi cessate il fuoco concordati e delle cosiddette “de escalation zone”.
Quest’ultimo punto è forse quello che fa traboccare il vaso: nell’estate del 2017, gli uomini di Tahrir Al Sham e quelli di Ahrar Al Sham entrano in conflitto in quasi tutti i più grossi centri della provincia di Idlib. Ad avere la meglio sono gli uomini dell’ex Fronte Al Nusra i quali, al di là della città di Saraqib, controllano Idlib e tutti i maggiori centri della provincia compresi i posti di frontiera.

Al Nusra oggi

Tahrir Al Sham viene ancora oggi spesso denominata come Fronte Al Nusra sia dai giornalisti che dagli operatori sul campo in Siria. Il leader è lo stesso, gli uomini altrettanto, al pari delle ideologie portate avanti dal gruppo.
Il suo ruolo nel conflitto siriano appare comunque ridimensionato alla sola provincia di Idlib, dove controlla il capoluogo ed i centri più importanti.
Nei territori oramai controllati dai governativi, le attività degli ex del Fronte Al Nusra appaiono molto limitate se non assenti: gli ultimi attentati registrati nei mesi scorsi a Damasco portano perlopiù la firma dell’Isis e delle cellule ancora attive del califfato nella capitale o in altre città della Siria.
Secondo diversi analisti, Al Nusra, intesa come organizzazione, potrebbe scomparire con la fine della guerra in Siria e i suoi miliziani confluiranno nei gruppi integralisti internazionali.

Che cos’è lo Stato islamico? La genesi della rete del terrore

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Di Mauro Indelicato
L’Isis è un’organizzazione terroristica di stampo islamista sorta nel 2014, sulle ceneri della “vecchia” filiale di Al Qaeda in Iraq. Opera in Medio Oriente ma anche, con le sue tante ramificazioni, in Europa, in Africa, in Russia e negli Usa. Si è resa protagonista, negli anni, di numerosi attentati terroristici ed è diventata tristemente famosa quando nel luglio 2014 il suo leader, Abu Bakr al Baghdadi, ha proclamato la nascita del califfato islamico (Chi è Abu Bakr al Baghdadi).

La nascita di Al Qaeda in Iraq

La storia dell’Isis inizia nel 2004 , subito dopo la caduta di Saddam Hussein in Iraq, avvenuta il 9 aprile 2003 dopo un’intensa guerra combattuta dagli Stati Uniti d’America.
Durante i primi mesi di occupazione, tra i sunniti inizia a prendere piede la preoccupazione di essere messi all’angolo dalla maggioranza sciita. Saddam, infatti, appartenendo alla minoranza sunnita, aveva governato il Paese in perenne contrasto con gran parte degli sciiti, che rappresentano la religione più diffusa in Iraq.
Il vuoto di potere scaturito dalla caduta del Raìs favorisce inoltre le condizioni per l’emersione dell’estremismo islamico e, in particolare, dei gruppi legati alle ideologie jihadiste di Al Qaeda. Diverse le sigle che cominciano a mettere nel mirino sia gli sciiti che i soldati americani. L’Iraq, in poco tempo cade in una spirale di violenza in grado di destabilizzare ulteriormente le fragili istituzioni del Paese post Saddam.
Nel caos generale del dopoguerra, ad emergere è una figura che diverrà ben presto tristemente nota per mostrare in appositi video la decapitazione di alcuni ostaggi: si tratta, in particolare, del terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi. Leader del gruppo jihadista al-Jamāʿat al-Tawḥīd wa l-Jihād (Gruppo per l’Unicità di Dio), nel maggio del 2004 uccide in una tremenda esecuzione  Nicholas Berg, un giovane imprenditore americano di origine ebraica ostaggio del gruppo. Il video della decapitazione di Berg diventerà un punto di riferimento per l’Isis.

Un frame dl video della decapitazione dell’imprenditore Nicholas Berg
Nell’ottobre 2004, Al Zarqawi giura fedeltà ad Al Qaeda ed al suo leader Osama Bin Laden: il suo gruppo diventa di fatto la filiale irachena dell’organizzazione guidata dallo sceicco del terrore. Nasce dunque il gruppo Al Qaeda in Iraq, guidato dallo stesso Al Zarqawi.

La morte di Al Zarqawi e la nascita dell’Isil

Centinaia di terroristi, sia iracheni che stranieri, si legano ad Al Qaeda. In Iraq, il gruppo è protagonista di decine di attentati contro obiettivi militari americani e del ricostituito esercito iracheno. Spesso a finire nel mirino sono anche i civili. Al Qaeda in Iraq rivendica inoltre diversi rapimenti culminati, come nel caso di Nicholas Berg, con la decapitazione degli ostaggi seduti dinnanzi ad una telecamera con la tuta arancione.
Al Zarqawi ben presto diventa l’uomo più ricercato dell’Iraq: gli americani mettono sulla sua testa anche diverse taglie. La caccia al terrorista giordano finisce il 7 giugno 2006 nei pressi di Baquba, cittadina irachena non lontana da Baghdad. Al Zarqawi viene rintracciato all’interno di un edificio che verrà prontamente bombardato dall’aviazione americana: il leader di Al Qaeda in Iraq morirà in seguito alle ferite riportate nell’attacco.
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Abu Al Masri, leader di Al Qaeda in Iraq dopo la morte di Al Zarqawi
A subentrare ad Al Zarqawi è, poche settimane dopo, una vecchia conoscenza di Ayman al-Ẓawahiri, numero due di Al Qaeda: si tratta di Abu Al Masri, egiziano (come il vice di Bin Laden) e suo fidato collaboratore già dai tempi della Jihad islamica egiziana negli anni ’80. Al Masri sarà protagonista del cambiamento del nome del gruppo: da Al Qaeda in Iraq a Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil).

L’avvento di Abu Bakr Al Baghdadi

Il 2007 è l’anno dell’esplosione delle violenze settarie in Iraq, specialmente tra la comunità sciita e quella sunnita. Attentati, rapimenti, uccisioni di civili. La situazione nel Paese appare drasticamente difficile. L’Iraq è nel caos e, in questo contesto, l’organizzazione guidata da Al Masri appare molto più forte e radicata nelle province sunnite.
L’Isil colpisce non solo obiettivi militari, ma anche cinema e teatri, così come posti frequentati da numerosi cittadini: il gruppo è protagonista di un’intensa stagione del terrore in tutto l’Iraq.
Il 18 aprile del 2010, però, Al Masri viene scovato nella città di Tikrit. Ne segue un lungo scontro a fuoco tra i suoi uomini ed i soldati iracheni ed americani, al termine del quale Al Masri viene ucciso. Al suo posto viene nominato un giovane terrorista capace in pochi anni di scalare le vette del gruppo del terrore: si tratta di Ibrahim Al Badri, che da questo momento in poi verrà chiamato con il nome di battaglia di Abu Bakr Al Baghdadi.

L’Isil in Siria

Nel 2011 inizia la guerra in Siria: dopo lo scoppio delle prime proteste, la situazione degenera, diventando un vero e proprio conflitto armato che vede la contrapposizione tra l’esercito fedele al presidente Bashar al Assad e le forze dell’opposizione.
Al Baghdadi intuisce l’opportunità data dall’indebolimento dello Stato siriano ed inizia, a partire dal 2012, ad inviare propri uomini a combattere contro Damasco. L’Isil conquista le regioni orientali del Paese al fianco di altre organizzazioni jihadiste. Nasce così l’alleanza con il Fronte Al Nusra, la filiale siriana di Al Qaeda.
L’obiettivo di Al Baghdadi è quello di ampliare il raggio d’azione del suo movimento terroristico e portare la jihad in una Siria sempre più nel caos.

La nascita dell’Isis

Al Nusra ed Isil collaborano assieme e dilagano in Siria, specialmente a partire dai primi mesi del 2013, quando viene conquistata Raqqa e gran parte della provincia di Deir Ezzor. Le sigle jihadiste strappano inoltre la provincia di Idlib all’Esercito siriano libero.
Ben presto iniziano però a sorgere frizioni tra Al Nusra ed Isil: Al Baghdadi infatti, annuncia unilateralmente la fusione tra i due gruppi e la  creazione dell’Isis, ossia lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria. Il progetto non va a genio né ai vertici di Al Qaeda, né a quelli della filiale siriana del fronte Al Nusra. Le due sigle jihadiste entrano quindi in conflitto e si contendono il controllo dei territori strappati all’esercito siriano durante le avanzate avvenute tra il 2013 ed il 2014.

La proclamazione del califfato

Tra i due gruppi prevale l’Isis. I miliziani fedeli ad Al Baghdadi iniziano ad espandersi sia in Siria che in Iraq, stabilendo un totale controllo militare e para statale nei territori occupati. In Siria il dominio è essenzialmente su Raqqa, mentre in Iraq l’Isis controlla ad inizio estate del 2014 Mosul, Ramadi, Falluja e gran parte della provincia sunnita dell’Al Anbar.
Spinto da questi successi, Abu Bakr Al Baghdadi il 5 luglio 2014 diffonde un video in cui, dalla moschea principale di Mosul, proclama la nascita del califfato e dello Stato islamico. L’Isis di fatto tenta di trasformarsi in un vero e proprio Stato, attuando una struttura di potere para statale e ben ramificata nei territori conquistati. Raqqa  diventa la capitale del Califfato in Siria.
I territori controllati dall'Isis in Siria e in Iraq nell'estate del 2015 (Isisliveuamap)
I territori controllati dall’Isis in Siria e in Iraq nell’estate del 2015 (Isisliveuamap) – Clicca sull’immagine per i dettagli

L’apice dell’espansione dell’Isis si raggiunge nell’estate del 2015, quando le bandiere nere di Al Baghdadi sventolano dalla periferia di Baghdad a quella di Aleppo e Damasco, passando per il deserto tra Siria ed Iraq e per la città di Palmira.