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Coronavirus, fa discutere un video del Tgr Leonardo su un 'supervirus' creato in Cina nel 2015


Di Salvatore Santoru

Nelle ultime ore sta facendo discutere un servizio, datato 2015, del Tgr Leonardo di Rai3.
Più specificatamente, il video del servizio è diventato virale e parla della creazione di un supervirus polmonare da pipistrelli in Cina.
Nel servizio, riporta l'ANSA(1), si era ricordato che tale creazione del 'supervirus' sarebbe avvenuta per scopi di studio.

Stando ai sostenitori dell'origine artificiale del Covid-19, lo stesso servizio potrebbe essere in correlazione con l'ipotesi di una presunta origine del Coronavirus nel laboratorio di Wuhan.

Tale teoria è stata considerata decisamente complottista e, stando agli scienziati, sarebbe già stata smentita e, inoltre, i presunti legami tra i due episodi costituirebbero delle fake news o bufale.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/03/25/coronavirus-il-caso-del-video-del-tgr-leonardo-2015-sul-supervirus-creato-in-cina_7adf8316-6ca5-42cd-96de-c18f7fb53595.html

Coronavirus, Avigan né farmaco miracoloso né propriamente bufala: ecco perché


Di Salvatore Santoru

In queste ultime ore si sta parlando abbastanza della possibile utilità di un farmaco giapponese, Avigan, nell'ambito della lotta mondiale contro il Coronavirus.

A tal riguardo vi sono pareri contrastanti e in Italia l'argomento è diventato virale a seguito di un video realizzato da un giovane che si trova in Giappone, l'imprenditore e farmacista romano Cristiano Aresu(1).

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha deciso di avviare la sperimentazione del medicinale e, inoltre, tra i pareri critici si è anche avuto quello del noto virologo Roberto Burioni(2).

In linea di massima, c'è chi sostiene che tale farmaco sarebbe una sorta di medicinale 'miracoloso' e invece chi parla dell'ennesima bufala.

Stando alle notizie e ai dati che si hanno ora, invece, si potrebbe anche sostenere che l'utilizzo dell'Avigan non sarebbe né una 'panacea' ma allo stesso tempo nemmeno una bufala vera e propria.

Difatti, è stato riportato su diversi media internazionali che il farmaco sta venendo studiato ed è stato recentemente sperimentato in Cina e, inoltre, da febbraio 2020 viene utilizzato in Giappone.

Oltre a ciò, la sua possibile efficacia sarebbe stata sostenuta anche da un funzionario del ministero cinese della Scienze e della Tecnologia cinese, Zhang Xinmin, ma ridimensionata da una fonte anonima del ministero della Sanità giapponese.

A quanto risulterebbe, stando alla stessa fonte giapponese, l'Avigan potrebbe essere efficace nel trattamento di alcuni casi di Covid-19 moderati mentre non lo sarebbe in quelli gravi.

Se le cose stessero così, si potrebbe sostenere che l'Avigan non è propriamente un "farmaco miracoloso" e che, allo stesso tempo, i suoi possibili benefici non sarebbero una "bufala" ma risulterebbero comunque limitati.

PER APPROFONDIRE:

NOTE:



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Avigan contro Coronavirus, Burioni non approva: 'Scemenze'


Di Salvatore Santoru

Nelle ultime ore si sta parlando molto dell'utilizzo di un farmaco giapponese, Avigan, nell'ambito della battaglia contro il Coronavirus.
Recentemente il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha annunciato, in una diretta Facebook, il suo sostegno all'avvio della sperimentazione del medicinale(1).

L'efficacia del farmaco antivirale è stata sostenuta anche da un giovane italiano che si trova in Giappone, Cristiano Aresu, e a tal riguardo vi sono diversi pareri(2).
Tra i critici e gli scettici dell'efficacia del farmaco ad essi vi è Roberto Burioni, il noto virologo dell'Università Vita-Salute San Raffaele(3).

Più precisamente, su Twitter lo stesso Burioni ha sostenuto che le notizie divulgate sull'Avigan sarebbero 'scemenze' e si tratterebbe di una nuova bufala.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2020/03/coronavirus-zaia-annuncia-la.html

(2) https://www.informazioneconsapevole.com/2020/03/coronavirus-cina-raccomanda-avigan.html

(3) https://video.ilsecoloxix.it/italia/arriva-l-avigan-presunto-farmaco-contro-il-coronavirus-burioni-scemenze-zaia-lo-sperimentiamo-in-veneto/59057/59037

Il Tg2 riscrive la storia e fa liberare Auschwitz dagli americani


Di Giovanni Drogo

Il Tg2 diretto da Gennaro Sangiuliano riscrive e rilegge a modo suo la storia del Novecento. Un compito arduo e difficile che al telegiornale della seconda rete Rai affrontano con umiltà e la forza di studi matti e disperatissimi. L’ultima fatica storiografica è andata in onda durante l’edizione delle 20:30 dell’8 dicembre nel servizio di Chiara Prato in ricordo di Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti allo sterminio nazista e reduce del campo di Auschwitz-Birkenau morto tre giorni fa a Roma a 91 anni.

Terracina, deportato in Germania all’età di 15 anni, fu l’unico della sua famiglia a fare ritorno a casa. Ad un certo punto, mentre sullo schermo passano delle immagini d’archivio della liberazione di un campo di concentramento la giornalista afferma «c’è anche lui in queste immagini sbiadite filmate dagli americani a liberare Auschwitz». Il che è vero solo se la vostra fonte è il film La vita è bella di Roberto Benigni, dove appunto è un carro armato statunitense a fare l’ingresso nel campo di concentramento dove sono rinchiusi il protagonista e il figlio. Ma il lager nazista del film di Benigni non è Auschwitz, ma solo un campo “di fantasia” che non esiste né è mai esistito nella realtà.

Il vero campo di concentramento in cui invece fu imprigionato Piero Terracina esiste, attualmente si trova in Polonia e fu liberato il 27 gennaio del 1945 (che è la data scelta per il giorno della Memoria) dalle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. Alla giornalista che invocava la necessità di «fare memoria del passato» non è balenata l’idea di verificare le informazioni e nessuno in Redazione pare essersene accorto. Almeno fino all’edizione del giorno dopo quando dando la notizia dei funerali di Terracina la giornalista ha ricordato che «il campo di Auschwitz venne liberato dalle truppe sovietiche il 27 gennaio del 1945»
Ma non bisogna essere troppo severi con il Tg2, perché ieri anche Stefano Parisi ha cinguettato sul falso storico degli americani che hanno liberato gli ebrei: «questa sera a Milano qualcuno ha cantato Bella Ciao. Dopo l’Inno di Mameli intonato a gran voce da tutti. Nulla contro Bella Ciao ma forse bisognava intonare l’inno USA. Sono gli americani che hanno liberato gli ebrei dai campi di concentramento». Il che non è assolutamente vero.
parisi Auschwitz americani - 1
È vero invece che anche gli americani hanno liberato i prigionieri di alcuni campi di concentramento(ad esempio quello di Mauthausen, liberato dagli USA il 5 maggio del 1945) ma è come dire che la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta solo dagli americani e non anche dai russi o dagli inglesi(anche i britannici parteciparono alla liberazione dei campi di concentramento nazisti come ad esempio Bergen-Belsen).
parisi Auschwitz americani - 3
Qualcuno ha fatto notare a Parisi che aveva preso una cantonata e allora l’ex candidato sindaco di Milano ha concesso che anche i sovietici liberarono i campi (dimenticando gli inglesi) ma che furono gli americani a liberarci dal Fascismo mentre nella Russia comunista (impegnata a sconfiggere il Nazismo sul fronte orientale) “milioni di morti e dissidenti nei gulag”. Ecco, è questa visione manichea della storia che forse sarebbe bene che politici e giornalisti abbandonassero una volta per tutte.

Fa discutere il titolo di Libero sul tempo: 'Fa freddo, allora il riscaldamento globale non esiste'



Di Salvatore Santoru

Sta facendo discutere un nuovo titolo di Libero, questa volta dedicata alle attuali temperature decisamente fredde che si stanno registrando in Italia. Più specificatamente, secondo la testata ciò sarebbe la prova del fatto che il riscaldamento globale non esisterebbe.

Inoltre, lo stesso direttore Vittorio Feltri ha decisamente criticato l'ormai notissima attivista ambientalista Greta Thunberg e il titolo e l'articolo di Libero è stato criticato da diverse testate, scientifiche e non.

Tra di esse, bisogna segnalare Wired e Focus e, inoltre, un articolo dell'accademico e scienziato Ugo Bardi sul Fatto Quotidiano sulla differenza tra meteo e clima ( affrontata anche da Marta Musso sul già citato post di Wired).

FOTO: https://www.nextquotidiano.it/perche-ce-global-warming-se-fa-freddo-libero/

Leonardo Da Vinci, il direttore degli Uffizi Schmidt: “La sua ciocca di capelli? Una sciocchezza”





Questa cosa sulla ciocca è veramente una cosa sciocca: nessuno specialista ci crede e tra l’altro è estremamente improbabile che una ciocca di Leonardo potesse essere ritrovata in una collezione privata americana”. Lo ha detto il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, alla presentazione, nell’auditorium Vasari degli Uffizi, dell’annullo filatelico da parte di Poste Italiane di 4 nuovi francobolli dedicati a Leonardo da Vinci nell’anniversario dei 500 anni della sua morte, a proposito dell’annuncio che è stato dato oggi a Vinci in occasione del presunto ritrovamento in una collezione privata americana di una ciocca di capelli appartenuta al genio del Rinascimento.
“Per giunta, si può anche dire che la tradizione di collezionare ciocche di famosi personaggi oppure dei propri cari risale al romanticismo, all’Ottocento – ha sostenuto Schmidt – sarebbe stato completamente fuori epoca per il Rinascimento. Solo per i Santi martiri, nemmeno i Beati, si tenevano parti del corpo ma sicuramente non per grandi scienziati e grandi artisti. Di Beethoven abbiamo ciocche che potrebbero essere di centinaia di migliaia di musicisti, di persone con i capelli grigi, proprio perché c’era questa ‘cioccomania’ nell’Ottocento“.
“Non lasciamoci troppo prendere dall’entusiasmo per Leonardo: questa cosa non vale nemmeno la pena di essere analizzata nel dettaglio“, ha concluso Schmidt.

Tonio Cartonio sta molto bene. «Ho 58 anni, un compagno e non sono morto d’overdose»


                                         Giornalettismo
  • L'attore Danilo Bertazzi della Melevisione smentisce tutte le fake news sul suo conto
  • L'intervista al Fatto Quotidiano dopo 20 anni
  • "Quelle fake news mi hanno fatto molto male"
Che fine ha fatto Tonio Cartonio della Melevisione?
Danilo Bertazzi ha smesso i panni del suo personaggio ben 20 anni fa. E a dispetto delle leggende metropolitane che circolavano sulla sua persona è vivo e sta benissimo. Ha 58 anni, un compagno, Roberto, e lavora tra recitazione e televisione. Una sua grande passione, per esempio, è la cucina. Lo spiega BitchyF che riporta l’intervista rilasciata a Giulio Pasqui su Il Fatto Quotidiano.
“Sono passati vent’anni da quell’esperienza: il tempo crea una patina di nostalgia. Ricordo una bellissima avventura, una tv dei ragazzi fatta straordinariamente bene, anche se associo quegli anni a un periodo doloroso della mia vita. Quando sono uscito dal cast del programma e ho svestito i panni di Tonio Cartonio, ha preso piede la voce che io fossi morto per overdose di droga: ma quale morto, sono vivo e vegeto.
Quella fake news a me ha fatto molto male, devo essere sincero. C’era qualcosa di infamante dietro tutto quello: ho fatto denunce, ma non siamo mai riusciti a trovare i responsabili. Come mi dissero i commissari che accolsero la mia prima denuncia, pubblicare una notizia su internet è paragonabile al lancio di un sasso nell’acqua: i cerchi si allargano, ma non riesci più a risalire al sassolino che l’ha generato. Ancora oggi mi sfugge il motivo per cui c’è stato un accanimento di quel tipo verso un personaggio che, tutto sommato, era per i bambini. La cosa incredibile è che tutti ci hanno creduto e a poco è valso il mio essere tornato in video, anni fa, con la Trebisonda. Niente, c’era stata una sorta di rifiuto a credere che io fossi ancora vivo”



--------FOTO: FAN PAGE

Caso Relotius, quando le fake news sono diffuse sui media mainstream e rispecchiano la 'narrazione egemonica'


Di Salvatore Santoru

Recentemente ha fatto e sta facendo discutere il caso del cronista Claas Relotius. Il reporter dello Spiegel ha ammesso di essersi inventato almeno 10 notizie e per ciò è stato licenziato dallo stesso magazine tedesco.
Prima della scoperta delle notizie inventate, Relotius era considerato un reporter di punta nell'ambito dell'informazione mainstream internazionale.

Inoltre, Relotius era stato nominato anche giornalista dell'anno dalla CNN per il 2014 e aveva vinto l'European Press Prize nel 2017 e, oltre a ciò, aveva scritto per importanti testate come il Welt e l'edizione tedesca del Financial Times.

Su tale vicenda c'è da dire che essa dimostra che il problema delle fake news o delle bufale possa riguardare anche i media mainstream e non solo l'informazione non ufficiale o la cosiddetta controinformazione, come spesso si tende a pensare. Oltre a questo, c'è da dire che la vicenda dimostra che le fake news sono trasversali e possono interessare anche la difesa della cosiddetta 'narrazione egemone'.
Insomma, negli ultimi mesi e anni alcuni media mainstream e gruppi politici hanno fatto credere che il problema delle fake news fosse principalmente legato a una certa 'informazione alternativa' o a una certa politica(Brexit, elezione di Trump ecc) ma invece la questione è assai più ampia.

NOTA:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/12/der-spiegel-e-la-rivelazione-che-uno.html

LA DIFFERENZA TRA UNA FAKE NEWS E UNA BUFALA


Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo nei media si parla molto del fenomeno delle fake news, quasi sempre facendo riferimento alla loro diffusione sul web. Su ciò, c'è da dire che le 'notizie false' hanno effettivamente avuto un'imponente risonanza con l'avvento di Internet e, allo stesso tempo, bisogna riconoscere che esse sono sempre esistite(1).

Inoltre, bisognerebbe ribadire che oltre alle fake news sono sempre esistite anche le leggende metropolitane e le bufale propriamente dette. A proposito delle stesse bufale, c'è da segnalare che esse non sono propriamente un sinonimo di 'notizia falsa' e viceversa. 

Il fatto è che, sia in ambito quotidiano come talvolta anche in quello giornalistico, si tende a parlare di fake news e di bufale come se fossero due termini sempre intercambiabili e ciò ha creato alcune controversie sull'utilizzo di queste terminologie. Andando maggiormente nello specifico, c'è da dire che sussistono delle piccole differenze e la principale è quella che la bufala(l'hoax) è 'indeterminata' mentre la 'fake news' è 'temporalmente limitata'(2).

Oltre a ciò, c'è da dire che la bufala è totalmente 'fake' e inverosimile per antonomasia mentre ciò non è detto che sia lo standard per una 'fake news'(3).
Difatti, quando si parla di 'notizie false' si fa sovente riferimento anche e sopratutto a news distorte e/o basate sulla disinformazione, la faziosità o la propaganda.
Insomma, una 'fake news' potrebbe anche essere una notizia decisamente manipolata e fuorviante ma anche con un'apparente 'plausibilità' e un limitato 'fondo di verità' e per ciò è più difficile da riconoscere rispetto a una tipica bufala, come può essere quella degli 'asini che volano'.

NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1) https://en.wikipedia.org/wiki/Fake_news#Historical_examples 

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Discussione%3ABufala#Fake_news_e_bufala 

(3) https://www.agi.it/cronaca/fake_news_bufale_corso_camisani_calzolari-2101198/news/2017-08-29/

Elisa Isoardi smentisce il tumore alla gola: “Offesa e indignata dalle fake news”


BLITZ QUOTIDIANO

Elisa Isoardi non ha un tumore alla gola. La conduttrice e compagna di Matteo Salvini ha spiegato di non avere alcun tipo di tumore e si è detta offesa e indignata per le fake news.
La conduttrice si social network scrive: “La considero un’offesa alla mia dignità e alla mia riservatezza. Sono profondamente delusa, perché in questo caso, si tratta di una fake news divulgata con superficialità da molte testate on-line”.
Nel suo profilo Instagram la Isoardi attacca i siti di informazione, spiegando di essere vittima spesso di notizie false: “Ormai sono mesi che quotidianamente mi sveglio leggendo notizie, spesso fantasiose, riguardanti il mio lavoro: ascolti, argomenti trattati, ospiti e non solo, anche sulla mia vita privata. Ho sempre avuto un grande rispetto per il lavoro dei giornalisti cercando di essere disponibile e corretta. Apprezzo le critiche positive, così come tollero le negative purché costruttive. Oggi invece mi sono svegliata apprendendo da molti siti (circa una trentina) di aver avuto un tumore. Non posso rimanere inerte di fronte ad un fatto così grave”.
La conduttrice la considera un’offesa alla sua dignità e riservatezza: “Sono profondamente delusa, perché in questo caso, si tratta di una fake news divulgata con superficialità da molte testate on-Line. La mia è stata una patologia alle corde vocali risolta nel tempo di una breve operazione. Tendo a specificarlo perché nutro profondo rispetto nei confronti di chi è costretto a lottare contro gravi malattie. Mi ritengo indignata nel leggere determinate notizie prive di ogni fondamento”.

GIRA NEL WEB UNA BUFALA DI PESSIMO GUSTO SU CHECCO ZALONE, ecco di cosa si tratta

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Di Salvatore Santoru
Gira sul web una bufala sul conto di Luca Medici, in arte Checco Zalone. Secondo tale bufala, riporta KontroKultura.it, il noto comico e attore sarebbe rimasto vittima di un incidente stradale. 
La notizia, nata da un portale che diffonde bufale, è stata diffusa anche del noto quotidiano ‘Il Messanggero
NOTA:

“Allerta uragano sull’Italia”, meteo-bufala o no ?

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L'ALLERTA URAGANO SULL'ITALIA E' REALE O ESAGERATA ? DI SEGUITO 2 ARTICOLI CHE SOSTENGONO DUE TEORIE DIVERSE E CHE MERITANO DI ESSERE CONSIDERATI PER AVERE UN'INFORMAZIONE IL PIU' IMPARZIALE POSSIBILE .

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Arriva Medicane, il ciclone del Mediterraneo: allerta in Calabria e in Sicilia

Medicane, un fenomeno atmosferico che presenta caratteristiche simili ai cicloni tropicali, si sta formando nel Mediterraneo centrale. Lo riporta il Meteo.it.
L’occhio dei ciclone si trova in mare aperto, con venti che soffiano fino a 150 chilometri orari.
Secondo le previsioni, il ciclone dovrebbe raggiungere la sua forma completa nel corso della giornata di venerdì 28 settembre al largo delle coste Siciliane, con possibilità di causare piogge torrenziali, forti temporali locali e allagamenti.
Medicane interesserà in particolare la provincia di Ragusa ma saranno colpite anche la Calabria ionica, le aree di Reggio e Catanzaro, e la provincia di Lecce.
Sulle coste i venti tempestosi soffieranno con raffiche ad oltre 90 chilometri orari, causando onde alte fino a 5 metri e il pericolo di mareggiate lungo i litorali più esposti.
Dovrebbe essere la Grecia la zona più colpita, a partire da sabato 29 settembre: passando su un mare ancora caldo, Medicane acquisterebbe nuova forza per poi scatenare la sua potenza lungo i litorali ellenici e su Creta, dove è già stata diramata un’allerta massima per il rischio di imminenti alluvioni, raffiche violente ad oltre 160 chilomentri orari e onde alte fino a 12 metri.

“Allerta uragano sull’Italia”, ma è una meteo-bufala

Nel Mar Ionio si è sviluppato un intenso ciclone Mediterraneo: non si tratta di un uragano e non rischia di colpire l’Italia, come nelle ultime ore hanno affermato molti organi di informazione. Ancora una volta, quella che si è diffusa a macchia d’olio grazie a social media e motori di ricerca è una fake news meteorologica, o di una meteo-bufala.
Allora con quale fenomeno abbiamo a che fare, e perché è diverso da un uragano? Ce lo spiegano i meteorologi del Centro Epson Meteo. “L’intenso vortice di bassa pressione che ha preso vita nel Mar Ionio – afferma il meteorologo Daniele Izzo – nelle prossime ore potrebbe assumere alcune delle caratteristiche di un ciclone tropicale. Non solo l’evento non è eccezionale, negli ultimi anni casi simili sono diventati più frequenti rispetto al passato, ma soprattutto non si tratta del primo uragano della storia nel Mediterraneo! Una tale affermazione rientra nella categoria delle fake news o meteo-bufale.
Gli uragani nascono come cicloni tropicali, i quali prendono forma su un oceano caldo con una temperatura superiore a 26-27°C fino ad una profondità di almeno 50 metri per garantire un apporto sufficiente e duraturo di energia. Certo, a causa del surriscaldamento del pianeta, le acque mediterranee in autunno si riscaldano più di quanto non lo facessero 20-30 anni fa. Ma questo non basta, perché il Mare Nostrum non è sufficientemente ampio e lo spessore dello strato delle acque calde rimane ancora troppo piccolo. Insomma, un uragano ha caratteristiche completamente diverse dai classici cicloni che portano il maltempo alle nostre latitudini.
Il ciclone mediterraneo di queste ore è nato come una classica depressione extra-tropicale e potrebbe ora assumere alcune delle caratteristiche di un ciclone tropicale come il cuore caldo, una struttura nuvolosa fatta di celle temporalesche, un ‘occhio’ e una struttura barotropica. Ma è e resterà un ciclone ibrido, a metà strada tra un ciclone extra-tropicale e un vero uragano. Nel 1989 i meteorologi americani Steven Businger e Richard Reed hanno coniato la definizione di Medicane (MEDIterranean HurriCANE, letteralmente: Uragano del Mediterraneo) per assonanza con il loro termine americano Hurricane.
In ambito scientifico, tempeste di questo tipo sono note come TLC (Tropical Like Cyclone): la parola like vuole proprio indicare che si tratta di una struttura solo ‘simile’ ad un ciclone tropicale, ma non sufficiente a definire questo fenomeno con il termine di uragano”.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.askanews.it/cronaca/2018/09/28/allerta-uragano-sullitalia-ma-%C3%A8-una-meteo-bufala-top10_20180928_164228/

SASSARI, NESSUNA 'AGGRESSIONE RAZZISTA' IN VIA BOGINO MA UNA COLLUTTAZIONE. Telecamere dimostrerebbero tutta un'altra storia

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Di Salvatore Santoru

Recentemente a Sassari ha fatto molto discutere un brutto episodio avvenuto davanti a un bancomat 
di via Bogino. Inizialmente le principali testate hanno riferito di una presunta aggressione razzista che sarebbe avvenuta nei confronti di una ragazza nigeriana(1).

Tale fatto ha suscitato una giustificabile indignazione ed è stata anche indetta una manifestazione contro il razzismo nei pressi dello stesso bancomat.
A poche ore dell'accaduto, le testate hanno riportato la smentita della vicenda e il ragazzo accusato dell'aggressione è stato intervistato.

Le telecamere avrebbero confermato la stessa versione del ragazzo(a quanto pare convivente anche con una ragazza di colore e con alle spalle alcuni precedenti penali) e smentito definitivamente l'ipotesi razzista, che in questo caso si è dimostrata una sorta di 'fake news'.

A quanto pare, non ci sarebbero stati i presunti 'insulti razzisti' rivolti dal ragazzo alla ragazza ma vi è stata una sorta di 'rissa'(2).
Più specificatamente e stando a quanto riportano sempre le testate, pare che la ragazza avrebbe sorpassato la fila e il ragazzo si sarebbe innervosito per il troppo tempo che la giovane stava passando allo sportello automatico.

In seguito, il ragazzo le avrebbe strappato la tessera bancomat con parole ben poco gentili e sarebbe stato aggredito dalla giovane con pugni, morsi e graffi(3).
Lo stesso ragazzo ha mostrato i traumi ricevuti dalla colluttazione nell'intervista alla 'Nuova Sardegna' e, in seguito all'attacco della giovane, l'avrebbe spintonata.
A quanto risulta, la stessa giovane di origine nigeriana  avrebbe avuto la peggio e gli sono stati dati 5 giorni di cure in quanto ricoverata in stato di shock.

NOTE:

(1) https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/nigeriana_aggredita_bancomat_sassari-3834229.html

(2) http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/07/04/botte-nigeriana-si-sgonfia-razzismo_8217d67b-7858-458c-9f3b-9b82855a8ea9.html

(3) http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/07/04/news/sassari-rissa-al-bancomat-nessuna-aggressione-a-sfondo-razzista-1.17029561

ESCLUSIVO, 'misteriosa moneta del diavolo' trovata nell'abbazia di Bath: si tratterebbe di una delle tante 'false monete sataniche' create negli anni 70 per scopo goliardico

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Di Salvatore Santoru

Alcuni archeologi hanno scoperto una 'misteriosa moneta' raffigurante l'immagine del diavolo.
Più specificatamente, come riportato da 'Bristol Post'(1), la scoperta è avvenuta nell'abbazia della città inglese di Bath

La notizia ha avuto eco internazionale ed è stata riportata anche su Fox News(2) e su Msn(3).
Secondo diverse testate britanniche, tra cui l'Indipendent(3) e il Guardian(4), si tratta di una falsa moneta a 'tema satanico' creata a scopi goliardici negli anni 70 in Nord Europa.
Approfondendo ciò e stando a quanto riporta la testata australiana News.com(5), c'è da dire che altre 'monete del diavolo' simili erano state trovate in chiese e musei della Danimarca ed erano tutte parte di un'elaborato 'inganno goliardico'.

Come aveva riportato la testata danese Politiken(6), tutto ciò era stato architettato da un impiegato della Galleria d'Arte nazionale della Danimarca(7), Knud Langkow(8).

NOTE:

(1) https://www.bristolpost.co.uk/news/bristol-news/archaeologists-find-mysterious-devil-coins-1712763

(2) http://video.foxnews.com/v/5803256251001/?#sp=show-clips

(3) https://www.msn.com/en-us/video/other/mysterious-devil-coins-discovered-in-church/vp-AAziK8A

(4) https://www.theguardian.com/world/2018/jun/26/hoax-devil-coins-found-in-bath-abbey

(5) https://www.news.com.au/technology/science/archaeology/mysterious-devil-coins-discovered-in-church/news-story/e011ee76964ae3b7ce8bf134c5fa2e38

(6) https://politiken.dk/kultur/art5504280/Kapitel-6-Hvem-var-Knud-Langkow

(7) https://it.wikipedia.org/wiki/Statens_Museum_for_Kunst

(8)  https://www.academia.edu/11846656/Operation_Mindfuck_Viking_Edition_How_Fear_of_the_Satanic_and_Cartoon_Exoticism_Fueled_the_Prank_of_the_Century (pg 3-8)

Avere la pancia è 'la nuova moda dell'estate 2018', bufala o no? Ecco tutta la verità

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Di Salvatore Santoru

Recentemente, alcune testate giornalistiche e magazine hanno parlato di una 'nuova tendenza' di alcuni Vip di Hollywood, come Ben Affleck e Johnny Deep(1).
Andando maggiormente nello specifico, è stato notato che tali Vip non sfoggiano più la classica "tartaruga addominale" ma si mostrano con un pizzico di 'pancetta'.

Partendo da questo dato di fatto(da alcuni anni questa tendenza dei Vip è legata al fenomeno dei 'dad bob' NB), negli ultimi tempi alcune testate e siti web hanno sostenuto che avere la pancia sarà il 'vero trend' dell'estate 2018(2).
La notizia di tale presunta "moda della pancia" ha scatenato diverse reazioni nel mondo dei social e molti hanno sostenuto che si tratti di una sorta di "burla" creata a fini sensazionalistici. 

Su ciò, c'è da sottolineare che, con l'approssimarsi della stagione estiva, non sono poche le testate che pubblicano articoli nei quali sostengono che la pancia è diventata "nuova moda dell'estate" e che gli addominali scolpiti siano 'passati di moda'(3).
Inoltre, bisogna dire che negli ultimi anni sui social(ma non solo) tale notizia si ritrova praticamente sempre e indubbiamente genera molta curiosità,visite e interesse da parte dei lettori.

Tenendo conto di questo dettaglio, tale notizia della "moda della pancia" potrebbe costituire la solita fake news (o bufala online), magari creata "ad hoc" e diffusa con un intento volutamente e provocatoriamente satirico, anche se non si sa mai e chissà che nell'estate del 2018 almeno la 'pancetta' diventerà leggermente e relativamente trendy.

PER APPROFONDIRE:

NOTE:



Dracula, quando una bufala diventa secolare

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Di Andrea Salerno

Di questi tempi si sente parlare, sempre più di frequente, di fake news. Questo fenomeno, largamente diffusosi con l’avvento della rete, ha però origini assai antiche. L’ingigantimento, o la distorsione delle notizie, è una pratica che, seppur con tutte le dovute differenze di mezzi e del metodo di diffusione, è sempre stata utilizzata dal potere per perseguire i propri scopi. Uno degli esempi di bufala più eclatante e ben riuscita che la storia ci offre è, indubbiamente, quella riguardante Dracula. In parecchi, solo sentendo nominare questo personaggio, penseranno subito al conte vampiro, protagonista del romanzo dell’irlandese Bram Stoker


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Altri ancora, se a conoscenza dell’effettiva esistenza del Voivoda, vissuto nel Quattrocento, sapranno la storia della bestia sanguinaria che impalava i nemici ed i propri sudditi, solo per soddisfare le sue pulsioni sadiche. Chi è al corrente di quest’ultima versione, data per buona dalla maggioranza delle persone, è inconsapevolmente vittima di una delle fake news meglio architettate e di maggior successo, che dal medioevo è giunta fino ai giorni nostri. Nel presente articolo si andranno ad analizzare le principali tappe della vita di Vlad III di Valacchia e le ragioni che portarono alla creazione del suo mito, pervenuto, addirittura, fino al nuovo millennio.
Vlad III nacque nel 1430 a Sighișoara, una città sassone della Transilvania, ai tempi regione appartenente all’Ungheria, dove suo padre Vlad II Dracul – il nome Dracul era dovuto all’appartenenza del nobile valacco alla Societas Draconistrarum, istituita da Sigismondo di Lussemburgo per combattere gli eretici e i nemici della cristianità –, che mirava a conquistare il trono della Valacchia, attendeva il momento propizio per prendere il potere.

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L’occasione tanto agognata giunse nel 1436, poiché il Voivoda in carica, Alessandro Aldea, morì, lasciando il trono della capitale Tirgoviste sguarnito. Vlad Dracul valicò immediatamente i Carpazi e si impossessò del trono senza colpo ferire, dopo aver ricevuto il benestare dai boiari locali. Poco dopo essersi insediato a palazzo il padre di Dracula dovette fare subito i conti con la triste realtà del piccolo Principato Valacco, geograficamente schiacciato tra due grandi potenze dell’epoca, quali l’Impero ottomano e il Regno d’Ungheria.
Data la sua collocazione, i sovrani valacchi, per garantire la sopravvivenza dello Stato, avevano sempre dovuto legarsi a uno dei due scomodi vicini, l’alternativa sarebbe stata essere fagocitati da essi. Vlad Dracul, che sino ad allora era stato supportato dal Re ungherese, Ladislao V, decise di mantenere un atteggiamento ambivalente, scendendo a patti con il Sultano ottomano Murad II. Ciò fece infuriare Ladislao che provvide a detronizzare Vlad Dracul, sostituendolo con un altro pretendente, Basarab II. Il giovane Dracula fu dunque costretto a seguire suo padre alla corte ottomana, dove il Principe dovette ripiegare, nella speranza di poter riprendere il trono con l’appoggio del Sultano. Il trono valacco fu effettivamente ripreso da Dracul che, però, in cambio dell’aiuto di Murad, dovette lasciare alla corte di Adrianopoli – capitale ottomana sino al 1453, ossia l’anno della conquista di Costantinopoli – due suoi figli, per far sì che essi fungessero da assicurazione della fedeltà del Voivoda all’Impero ottomano. La scelta ricadde sul secondogenito Vlad e sul terzogenito Radu.
La Valacchia al tempo di Mircea I, nonno di Vlad III
Alla corte del Gran Turco, il giovane Vlad, poté osservare la complessità del potere ottomano e la cieca fiducia e obbedienza che i sudditi nutrivano verso la figura sultanale. Il sultano poteva disporre liberamente di ogni persona, a prescindere dal rango di essa, ed era padrone incontrastato di ogni cosa, dato che qualunque nomina era espressione della sua volontà. Oltre a ciò, Dracula, nei suoi anni ad Adrianopoli, apprese le raffinate tecniche di supplizio ideate dagli ottomani, tra le quali era presente quella dell’impalamento. Nel frattempo il padre di Dracula, durante il suo regno alternò continui voltafaccia. Questo comportamento stancò il Re d’Ungheria che decise di rimuovere il Voivoda, che in seguito fu catturato e giustiziato. Vlad e suo fratello minore Radu rimasero, dunque, alla mercé del Sultano. Passati alcuni anni, Vlad III colse l’opportunità di prendere il posto che era stato di suo padre. Nel 1448 marciò alla volta di Tirgoviste con un piccolo esercito offertogli dal Sultano e la conquistò. Giunto al potere il nuovo Voivoda decise di aggiungere i suffisso “a” al suo nome che divenne Dracula, ovvero figlio di Dracul, “Drago”, dunque “figlio del Drago”. La prima esperienza da principe per Vlad durò ben poco poiché, il vecchio voivoda Vladislav II, dopo soli due mesi, riprese il suo posto.
Dopo varie vicissitudini e alcuni anni di esilio in Moldavia, Dracula ricevette la fiducia della Corona ungherese e nel 1456 riuscì a salire per la seconda volta sul trono della Valacchia, più maturo rispetto alla prima volta e con la ferma volontà di rimanerci a lungo. Il nuovo Gran Voivoda cercò di governare il proprio Regno cercando di porre in essere ciò che aveva appreso presso la corte di Adrianopoli nel corso della sua giovinezza. Cercò di amministrare rigidamente la sua terra, da tempo immemore ostaggio delle potenze confinanti e scossa da continui capovolgimenti interni, aggravati dall’avidità dei boiari che anteponevano il proprio tornaconto alla stabilità e al benessere del Principato. Vlad sapeva che proprio nei nobili risiedeva gran parte della colpa della situazione attuale e prese subito delle contromisure. Nel giorno di Pasqua invitò molti boiari ad un banchetto e colse l’occasione per imprigionare e giustiziare quelli che si erano dimostrati maggiormente avidi e nocivi per il Regno. Inoltre, seguendo il metodo ottomano, nominò nuovi boiari personalmente, tra i sudditi che riteneva più fedeli. In tal modo voleva cercare di creare una classe regnante maggiormente coesa e interessata alle sorti della Valacchia. Inoltre, per tre anni consecutivi, risparmiò al suo popolo l’umiliazione di veder partire i propri giovani alla volta del Sublime Impero. Difatti, uno dei tributi che i sultani avevano sempre preteso dai regnanti valacchi era quello di poter prendere annualmente dei bambini per portarli alla corte sultanale, in modo da crescerli con un’educazione islamica e militare, così, una volta maturati, sarebbero andati ad ingrossare le file dei giannizzeri – corpo d’élite dell’esercito ottomano.
Durante il suo regno Dracula rafforzò i suoi legami con il nuovo re d’Ungheria, Mattia Corvino – figlio del defunto, grande condottiero, János Hunyadi – che gli aveva promesso in sposa una componente della famiglia reale magiara. Visto il reiterato atteggiamento di sfida del Draculesti, il sultano Maometto II decise di tendere una trappola al Voivoda, costringendolo con l’inganno a entrare in territorio ottomano, per poi ucciderlo. Mandò, dunque, due dignitari a Tirgoviste per intimare a Vlad III di seguirli fino a Costantinopoli, dove avrebbe dovuto portare di persona il proprio tributo, in segno di umiltà e sottomissione al Sultano. Dracula finse di accettare e una volta superato il Danubio, quando i soldati al seguito degli emissari cercarono di ucciderlo, lui e gli uomini che aveva portato con sé ebbero la meglio sui nemici. Per risposta all’imboscata, Vlad compì un’azione mai tentata prima da nessun regnante europeo dell’epoca: penetrare in territorio ottomano. Passato il Danubio devastò ogni villaggio sul suo cammino. Questa azione, oltre che essere una rappresaglia, aveva l’obiettivo di eliminare più akindji possibile, in modo da limitare le rappresaglie in Valacchia. A causa di questa spedizione, gli osmanli persero più di ventimila uomini e per il Fātiḥ di Costantinopoli fu un affronto inaccettabile.
Nel 1459 Papa Pio II lanciò un appello alla crociata, per difendere l’Europa dallo spauracchio musulmano, che allora pareva inarrestabile. In più, dopo l’ardita impresa del Gran Voivoda, nel 1462, giunse voce che il Gran Turco stava radunando un esercito composto da ottantamila uomini, dunque, addirittura più numeroso di quello che aveva violato le mura bizantine quasi dieci anni prima, con l’intento di annientare il Principato valacco. Dracula e il Santo Padre si affrettarono a chiedere l’aiuto di Mattia Corvino che, però, non accolse le suppliche, data la scarsità di denaro a disposizione e per paura di una disfatta totale. La Valacchia si ritrovò da sola contro lo Stato più potente dell’epoca. Riuscì a mettere insieme un esercito di circa trentamila uomini, per la maggior parte contadini frettolosamente addestrati e mal equipaggiati. Nonostante l’Impietosa inferiorità numerica, grazie ad azioni fulminee, condotte spesso di notte e alla tattica psicologica del terrore, che consisteva nel far trovare impalati lungo il percorso i soldati turchi fatti prigionieri, Draculaarrivò addirittura ad un passo dall’eliminare Maometto II, nel corso di un assalto, lanciato prima dell’alba, all’accampamento turco. Questo avvenimento e lo sgomento provocato dalla visione dei soldati sottoposti metodicamente al supplizio del palo convinse il Fātiḥ a rinunciare alla campagna e a ritornare verso Costantinopoli. Lasciò, però, l’esercito sotto il comando del fratello di Dracula, Radu, che riuscì a spodestare il Voivoda, costringendolo alla fuga. Dopo essere stato arrestato dagli ungheresi, nel 1476, Vlad marciò per la terza volta su Tirgoviste e poi su Bucarest – città da lui stesso fondata, che divenne la sua capitale. Dracula dopo pochi mesi subì un attacco da Basarab III e durante la battaglia un soldato amico, probabilmente corrotto da Maometto, colpì a morte il Voivoda, alle spalle. Finiva così la vita del Principe Crociato. La sua testa fu mozzata e portata in ogni angolo dell’Impero ottomano, in cima ad una picca, come monito verso chiunque avesse osato sfidare il Sultano.
Maometto II
Com’è possibile notare, le due principali peculiarità per cui Dracula è conosciuto si devono ai turchi. Difatti, è da essi che imparò l’impalamento, tecnica che utilizzò di frequente durante il suo regno – all’epoca ogni regno faceva largo uso di supplizi – e da loro fu chiamato Kaziglu Bey (Signore Impalatore), appellativo che poi si propagò in tutti i Balcani. Infine, sempre gli osmanli, cominciarono ad associare il Voivoda agli spiriti della notte. Le suddette spiegazioni, tuttavia, non bastano a far comprendere il motivo della fama del Principe vissuto nel XV secolo. Le voci su Dracula e la sua natura demoniaca principiarono grazie ad un pamphlet intitolato “Storia del Voivoda Dracula”, stampato a Vienna nel 1463. In questo breve scritto, da cui, in seguito, presero spunto altre edizioni più elaborate, sono enfatizzate le crudeltà dell’Impalatore. Un’attenta analisi dei libelli fa intuire che, spesso, i fatti narrati siano solo aneddoti, privi di qualsivoglia valenza storica, volti soltanto a screditare il Draculesti.
Dietro a questi pamphlet, quasi certamente, sono rintracciabili i mercanti sassoni della Transivania. Questi avevano tutto l’interesse a diffamare il Voivoda valacco, poiché, durante il suo regno, non aveva garantito loro l’esenzione dai dazi per commerciare in territorio sub-carpatico – cosa sempre garantita dai precedenti regnanti –, inoltre, Vlad III, aveva ripetutamente attaccato i villaggi sassoni, sopratutto quando questi, contravvenendo agli accordi stipulati, avevano ospitato ben due pretendenti al trono di Tirgoviste. Da ultimo, a completare l’opera denigratoria, pensò la corte ungherese che rimpinguò i racconti con altre efferatezze spudoratamente inventate. Ciononostante, i libelli, farciti di mostruosità indicibili, ebbero grande successo e contribuirono a creare la leggenda del principe assetato di sangue da cui Stoker, quattro secoli più tardi, trasse ispirazione per il suo famoso romanzo.

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