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Influenze libertarie nel movimento studentesco italiano

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Di Giorgio Sacchetti
Nella ricorrenza cinquantenaria del Maggio francese si è tenuto a (Sciences Po / Sorbonne), il convegno internazionale «Empreintes étudiantes des années 19 dans le monde», promosso da GERME (Groupe d’études et de recherche sur les mouvements étudiants). All’iniziativa – conclusasi fra l’altro con una fruttuosa tavola rotonda con le rappresentanze del  parigino attualmente in agitazione – hanno contribuito una quarantina di relatori prevenienti da varie università e istituti di ricerca europei ed extraeuropei. Di seguito la sintesi dell’intervento di G. Sacchetti sulle influenze libertarie nel  italiano.
C’è un Sessantotto libertario (e di forte impronta transnazionale) che, al pari di quello marxista rivoluzionario, ha influenzato il movimento degli studenti in Italia. Le controculture giovanili (musicali e non solo), a partire dai prodromi degli anni ’60 e ben oltre l’epopea del Maggio francese, hanno marcato ovunque le modalità e gli stili di pensiero della rivolta studentesca. Le fonti consultate – collezioni private di volantini e ciclostilati prodotti in ambiente studentesco; documenti della  (Federazione Anarchica Giovanile Italiana) presso l’Archivio storico della Federazione Anarchica Italiana; carte di polizia presso l’Archivio Centrale dello Stato; quotidiani a larga diffusione come «Il Giorno» e «La Nazione»; periodici come «Volontà», «Umanità Nova», «Mondo Beat»… – ci aiutano a delineare i contesti del caso italiano, azioni, scenari, circolazione delle idee, transferts militanti. Il nostro focus, riferito a tutta la fase sessantottesca, riguarda i “lasciti”, sia teorici che di prassi, di movimenti coevi a matrice libertaria. Nel caso: i  olandesi, i Beatnik del mondo anglofono, i Situazionisti e i neo-anarchici che fanno riferimento all’anarchismo storico hanno di sicuro suggestionato e contaminato il milieu della scuola e delle università. Di tutto questo tracciamo qui, in sintesi, una prima mappa orientativa.
Gli anni Sessanta, epoca del boom e del “miracolo economico”, costituiscono una cesura fondamentale rispetto al lungo dopoguerra ormai giunto a conclusione. I giovani – con le loro idee libertarie – stanno diventando, sempre di più, i protagonisti. E le scuole, le università italiane sono le incubatrici di queste inquietudini, banco di prova di una ribellione generazionalein atto. È una rivolta dai connotati globali che attinge al pensiero “terzomondista”, vera genesi del Sessantotto: contro la fame in India, il razzismo in America, il colonialismo in Africa, contro il totalitarismo comunista, il fascismo, il capitalismo e l’ipocrisia democratica. Sulle lotte per i diritti civili i riferimenti spaziano da Martin Luther King a Betrand Russel. Dall’America, la New Left (Noam Chomsky, Paul Avrich, Murray Bookchin…), insieme ai movimenti pacifisti e antiautoritari degli studenti, agli hippies, tutti impegnati nella mobilitazione contro la guerra in Vietnam, “contagia” le giovani generazioni europee ed italiane. Dall’Olanda, il movimento di contestazione libertaria Provos, che si richiama all’anarchismo di Domela Nieuwenhuis, trova i suoi sostenitori anche in Italia. C’è sintonia fra i movimenti della contestazione. Ed anche la beat generation diffonde pratiche libertarie anticonformiste contro patria, chiesa, famiglia e partito. Per il pacifismo, la nonviolenza, la fratellanza universale, la libertà di pensiero e l’amore libero.
Già nel 1966, si erano tenuti incontri europei tra giovani anarchici, per lo più studenti. Il primo si era tenuto nella primavera di quell’anno a Parigi, con la partecipazione di inglesi, belgi, spagnoli, francesi, olandesi, svedesi e italiani. All’ordine del giorno della discussione: questione giovanile, Provos, mobilitazione contro la bomba atomica, antifranchismo, anti-elettoralismo, sindacalismo, organizzazione interna, programmazione di un campeggio internazionale a Marsiglia. Dopo Parigi il successivo appuntamento è in Italia, a Milano, dove – nel dicembre 1966 – si tiene la Conferenza Europea della Gioventù Anarchica. La “tre giorni” (a cui partecipano anche ragazze e ragazzi provenienti da Francia, Germania occidentale, Spagna, Svezia, Danimarca, Olanda, Belgio e Inghilterra) si conclude davanti al consolato spagnolo dove si espone una garrota in legno e si reclama libertà per gli antifascisti iberici. Un corteo è sciolto dalla polizia mentre effettua un girotondo intorno all’albero di Natale in piazza Duomo. Milano e Roma si confermano in questo periodo come importanti laboratori culturali giovanili, luoghi d’intrecci fra militanti della FAGI, i cosiddetti “capelloni”, e il movimento della contestazione studentesca. Nel capoluogo lombardo (peraltro già epicentro del famoso caso «La Zanzara» al liceo Parini e di imponenti manifestazioni contro i bombardamenti americani in Vietnam) escono i primi numeri tirati a ciclostile di «Mondo Beat» e di «Provo», ambedue stampati presso sedi anarchiche. Nella capitale i gruppi “Provos Roma 1” e FAGI “Alba Nuova” promuovono azioni solidali con l’antifranchismo spagnolo.
La FAGI rappresenta una sigla di riferimento assai conosciuta negli ambienti studenteschi e universitari delle grandi città. Essa è particolarmente attiva in questa fase con numerose iniziative pubbliche e convegni organizzativi – marce della pace, manifestazioni di sostegno agli obiettori di coscienza, scioperi della fame antifranchisti, cortei di protesta (a Roma quando viene ucciso lo studente socialista Paolo Rossi) – nei contatti, davvero assidui, con l’associazione universitaria UGI (Unione Goliardica Italiana), con il PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) e con il Partito Radicale. In un volantino firmato “Universitari aderenti alla FAGI” e distribuito all’università di Pisa si proclama lo sciopero a oltranza e si fissano cinque punti della piattaforma rivendicativa:
  1. Per una cultura vera, cioè aperta alla critica, in sostituzione di quella ufficiale e nozionistica;
  2. Per una scuola aperta a tutti;
  3. Per un maggiore potere decisionale degli studenti nella formulazione dei programmi scolastici;
  4. Per la sostituzione delle lezioni accademiche con dei seminari di studi, in collaborazione e non sotto la direzione dei professori;
  5. Per una scuola libera dalla tutela del manganello.
A Genova, nel febbraio 1967, si realizza un meeting nazionale fra Provos e anarchici. Il discorso prosegue a Carrara con il “Primo convegno italiano della gioventù protestataria”. Beatnik, Provos, “cavalieri del nulla”, aderenti alla FAGI discutono di pacifismo e di comuni percorsi libertari, socializzano esperienze on the road. È questa una tappa fondamentale per future azioni comuni e reciproche “contaminazioni”. Nell’estate del medesimo anno il Circolo Sacco e Vanzetti di Milano organizza un “Campeggio internazionale della gioventù libertaria” sulle rive del lago di Como, occasione di confronto e di incontri che mette in serio allarme le autorità. La FAGI tiene, prima a Firenze e quindi a Bologna, due importanti convegni nazionali a cui partecipano delegati provenienti da Toscana, Emilia, Liguria, Umbria, Lazio, Campania e Calabria (“giovani, nella maggior parte capelloni” annotano le carte di polizia). All’ordine del giorno: preparazione dell’imminente incontro giovanile europeo di Dordrecht (Olanda); analisi e critica dello statuto della Union des Groupes Anarchistes Communistes di Francia; pratiche anarcosindacaliste in Italia. Antimilitarismo e pacifismo rimangono i terreni principali di intervento, e gli studenti si trovano spesso a fianco dei radicali e degli anarchici nelle varie iniziative di protesta contro le basi Nato, e di obiettori di coscienza come Andrea Valcarenghi, “provo di Onda Verde”. Contestualmente si sviluppa una formidabile rete di solidarietà con la lotta dei popoli oppressi dal fascismo in Europa.
A novembre del 1967, a Firenze nel giorno delle celebrazioni per la festa delle Forze Armate, si verificano fatti incresciosi che suscitano molto clamore mediatico. La polizia mette in stato d’assedio il centro del capoluogo toscano; si effettuano settecento fermi, decine di perquisizioni, sequestri di materiale a stampa, irruzioni notturne all’Ostello della Gioventù e all’Albergo Popolare; la sede del Circolo Berneri è devastata. Si apre la “caccia al capellone” invocata a gran voce dalla così detta opinione pubblica benpensante. L’operazione è suggerita dalla concomitanza in città, certo non del tutto casuale, tra un raduno degli “Angeli del fango” (i giovani studenti che avevano aiutato i fiorentini nell’alluvione del 1966), un congresso nazionale del Partito Radicale, una marcia e una veglia della pace – poi vietati dalla questura – promossi da gruppo giovanile anarchico, movimento studentesco “Avanguardia 67” e gruppo Provo fiorentino.
Le tematiche giovanili vengono sempre più approfondite nella pubblicistica libertaria. Corrispondenze, cronache di lotte studentesche e occupazioni pervengono quasi ogni settimana alla redazione di «Umanità Nova» dalle università. A Pisa, Firenze, Milano, Roma, Torino, Padova, Trento, Perugia e Napoli gli anarchici sono dunque a vario titolo – come estemporanei gruppi giovanili, individualità isolate o come FAGI – parte attiva nel movimento. La  intanto si dichiara apertamente “solidale con gli studenti”.

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