Che cosa c’era prima dell’esame di maturità?

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Di Paolo Magliocco

Da vent’anni esatti ormai l’esame che stanno sostenendo in questi giorni i ragazzi dell’ultimo anno della scuola secondaria superiore non si chiama più esame di maturità. Il suo nome è esame di Stato, deciso dalla riforma del 1997 del ministro Luigi Berlinguer, che entrò in vigore con le prove dell’anno scolastico successivo.





L’esame di maturità venne inventato da Giovanni Gentile, che fu il primo ministro dell’istruzione del fascismo, nel 1923. L’esame di Gentile era un percorso molto difficile e selettivo che prevedeva quattro prove scritte più un colloquio orale basato sul programma di tutto il triennio e una commissione composta da soli membri esterni. Venne presto reso meno rigido, a cominciare dall’introduzione della possibilità di ripetere la prova a settembre. Per 75 anni l’esame si è chiamato ufficialmente così e ancora adesso l’uso del termine maturità è più frequente dell’espressione esame di Stato. In nessun testo viene detto chi scelse questa definizione, che prima non esisteva.  

In realtà l’Italia non è il solo Paese nel quale la verifica alla fine del percorso scolastico superiore viene chiamato in questo modo: ci sono esami di maturità, spesso abbreviati nel linguaggio colloquiale in “matura”, anche in Albania e in Polonia, in Slovenia, in Slovacchia e in Austria. 

La maggior parte delle ricostruzioni della storia dell’esame cominciano dal 1923 e dalla riforma Gentile. Ma anche prima del 1923 esisteva un esame da sostenere alla fine del ciclo scolastico e per poter affrontare l’università. Si chiamava licenza liceale. L’esame di licenza liceale era stato istituito dalla riforma scolastica del ministro dell’istruzione dello Stato sabaudo Gabrio Casati nel 1859, un anno prima della creazione dello Stato italiano.  

La legge Casati è un testo di 380 articoli che disciplinava tutto il sistema dell’istruzione, dalla nomina dei professori alle materie di insegnamento e fino al nome e al numero delle facoltà universitarie. Non fu nemmeno votato dal Parlamento, ma approvato direttamente dal re Vittorio Emanuele II. Il liceo era solamente classico e durava tre anni dopo cinque di ginnasio. Altrimenti si poteva scegliere l’istruzione tecnica di tre anni più tre.  

Il liceo moderno, che poi diventerà scientifico, arriverà solo nel 1911. Al liceo si doveva fare un esame alla fine di ogni anno (come anche al ginnasio) e poi un esame conclusivo alla fine del triennio. Di come dovessero essere questi esami, però, la legge diceva solo che «saranno individuali e dovranno farsi in pubblico sulle norme di programmi comuni» e che «ogni esame consterà sempre di esercizi scritti ed orali». Anche per gli istituti tecnici erano previste prove di ammissione, esami annuali e un esame di licenza, ma senza alcuna indicazione di come dovessero essere svolti. Il nuovo Stato unitario ereditò la riforma Casati che venne estesa a tutto il territorio nazionale e restò in vigore per sessant’anni.  

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