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Scuola romana divide bimbi tra ricchi e poveri: le stesse parole usate anche su sito del Miur


Di Enrico Tata

Sta facendo discutere la descrizione comparsa sul sito internet dell’istituto comprensivo via Trionfale a Roma, che sottolinea il ceto dei propri alunni a seconda del plesso scolastico. Se quelli che frequentano via Trionfale appartengono a famiglie del ceto medio-alto, quelli del plesso di via Assarotti provengono da estrazione sociale medio-bassa. Addirittura nella sede di via Cortina d'Ampezzo si specifica che molti alunni sono figli dei dipendenti nelle case dell'alta borghesia (colf, badanti e autisti). Queste le frasi esatte:

La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono, infatti,  alunni  appartenenti a  famiglie del ceto medio-alto, mentre  il Plesso  di via Assarotti,  situato  nel cuore del quartierepopolare di Monte Mario,  accoglie  alunni  di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra  gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli  dei lavoratori  dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili).

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, che ha commentato così la descrizione apparsa sul sito della scuola: "Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l'istituto possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido".

Le stesse parole utilizzate per un progetto del Miur

Le stesse parole, però, sono state pubblicate sul sito del Ministero per un progetto presentato dall'istituto comprensivo di via Trionfale nell'ambito del PON, Programma Operativo Nazionale. Si chiamava "Mente-cuore-mani: alla ricerca dei tuoi talenti" e aveva l'obiettivo "di proporre nuove modalità educative che, rompendo la logica strettamente disciplinare, si rivolgono alla totalità dell'alunno, mente-cuore-mani, attraverso percorsi multidisciplinari e multimediali che mirano a far emergere e valorizzare tutti i talenti". Il Ministero a autorizzato il finanziamento del progetto con 40mila euro.

Nel piano formativo dell'istituto, pubblicato sul sito Scuola in chiaro del Miur, si legge:

"Il contesto socio-economico è disomogeneo poiché il territorio di riferimento, che insiste su due Municipi, include fasce di popolazione appartenenti al ceto alto e zone in cui è elevata la presenza di famiglie di cittadinanza non italiana, socialmente svantaggiate. La percentuali di alunni con bisogni educativi speciali raggiunge il 7% del totale della popolazione scolastica. L'analisi della presenza di alunni con cittadinanza non italiana rispetto al totale della popolazione dei singoli plessi rileva disomogeneita' fra questi, in particolare per la scuola primaria si registrano le seguenti: Trionfale 26%, Assarotti 26%, Taverna 17%, Vallombrosa 6%". Si legge però anche che la "disomogeneità socio-economica rappresenta uno stimolo alla personalizzazione dei percorsi formativi".

Secondo Claudia Pratelli, assessore al Municipio III di Roma, "leggere parole come queste sul sito di una scuola fa orrore. Ma è molto più complicato e più grave di come sembra. Quello che leggete fa parte del RAV, il rapporto di autovalutazione, che le scuole sono obbligate a compilare e pubblicare sul sito. Questo RAV chiede di descrivere il contesto e la composizione sociale della scuola. Precisamente chiede di delineare limiti e opportunità del contesto sociale. È scelta delle dirigente e del nucleo di valutazione, deputati a compilarlo, valutare quali siano i limiti, quali le opportunità e quali parole scegliere. Non è una scelta ma obbligatorio, invece, pubblicarlo sul sito. Possiamo anche gridare allo scandalo, che si ripete ogni anno, del preside classista, ma se oltre al dito non guardiamo la luna della privatizzazione strisciante dell’istruzione rischiamo di non capirci granchè. Soprattutto colpisce l’indignazione un po’ naïf della Ministra Azzolina, che se si percepisce esclusivamente commentatrice del mondo dell’istruzione comincia molto male".

La risposta dell'istituto: "Nessun classismo, solo descrizione territorio"
Secondo l'istituto di via Trionfale nelle parole pubblicate sul sito non c'è nessun intento discriminatorio, ma solo una "mera descrizione socio economica del territorio". Il testo, comunque, è stato modificato e sono state rimosse "le definizioni interpretate in maniera discriminatoria".

Rusconi (Associazione presidi): "La scuola deve essere inclusiva"

"Ritengo che quando un istituto scolastico debba presentare sé stesso sul sito della scuola non possa utilizzare parametri pseudosociologici, medio-borghesia, ambiente poco acculturato e così via. Questo può indurre chi legge a pensare che vi siano classi di serie A e serie B, invece la scuola deve essere inclusiva", ha dichiarato ai microfoni di Fanpage.it Mario Rusconi, presidente dell'Associazione Nazionale dei Presidi del Lazio. "Bisogna fare in modo che ci sia una preparazione adeguata delle persone che curano i siti delle scuole", ha aggiunto.

FONTE: https://roma.fanpage.it/scuola-romana-divide-bimbi-tra-ricchi-e-poveri-le-stesse-parole-usate-anche-su-sito-del-miur/

Giornata della memoria, comunicato Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani


Ricevo e pubblico*:

In occasione della Giornata della memoria, istituita il 1° novembre 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 60/7, il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani propone la creazione da parte di ogni scuola di un manifesto antirazzista da realizzare durante l’ultima settimana gennaio, allo scopo di mettere in risalto proprio la storica data del 27 ..

L’iniziativa intitolata “IO SONO…” ha lo scopo di dedicare all’interno delle varie comunità educative un pannello o parete su cui riportare, a cura degli studenti, frasi e pensieri tratte da diari, poesie, racconti dei personaggi (specialmente giovani) che hanno vissuto la tragica esperienza della deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale.
L’attuazione di tale iniziativa serve a far maturare nei discenti empatia, consapevolezza civica, compresione dei fatti storici: attraverso una sorta di role playing, “l’immedesimazione” nel personaggio assegnato o scelto permetterà di scoprire anche figure meno conosciute ma non meno importanti per la loro storia. 

Il Coordinamento invita tutte le scuole di ogni ordine e grado a segnalare, qualora si decidesse di aderire, fotografando, quanto prodotto per condividere le esperienze e programmare un flash mob digitale contro il razzismo e ogni forma di segregazione. L’hashtag della giornata della memoria #iosono…
“Ricorda questo giorno; ricordalo bene, un giorno racconterai alle generazioni che verranno. Oggi alle 8 siamo stati chiusi nel ghetto. Vivo qui adesso; il mondo è separato da me e io sono separata dal mondo” (Renia Spiegel)

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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COMUNICATO PRESENTE ANCHE QUA: https://sites.google.com/view/docentiperidirittiumani/giornate-internazionali-dellonu/giornata-della-memoria-2020

Fioramonti si è dimesso: ecco chi potrebbe essere il nuovo ministro dell’Istruzione



Le dimissioni del ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, annunciate con una lettera indirizzata al presidente del consiglio Giuseppe Conte, sono giunte al termine di lunghe discussioni interne alla maggioranza di governo sulla distribuzione delle esigue risorse residue in legge di bilancio. Come noto, Fioramonti da tempo lamentava una scarsa attenzione al tema degli investimenti nella scuola e più volte aveva lamentato l’impossibilità di agire in modo incisivo con risorse ridotte al lumicino. Non è ancora chiarissimo cosa intenda fare ora Fioramonti e da più parti si suggerisce che possa creare un proprio gruppo autonomo a sostegno comunque del governo Conte.

L’interesse di tutti è però concentrato sul nome del suo successore al ministero, che dovrebbe essere individuato già nei prossimi giorni. Il nome più gettonato è quello di Nicola Morra, esponente di spicco del Movimento Cinque Stelle e Presidente della commissione antimafia. Morra, che peraltro si è sempre segnalato come uno dei cinque stelle più critici nei confronti di Matteo Salvini, godrebbe dell’appoggio del Partito democratico e delle componenti che fanno riferimento a Liberi e Uguali. Non chiarissima invece la posizione di Italia Viva, che potrebbe utilizzare questo primo mini rimpasto come occasione per far pesare i propri numeri in Parlamento e ottenere maggiore rappresentanza all’interno dell’esecutivo.

Il Movimento Cinque Stelle ufficialmente non ha avanzato proposte, ma ha diramato una breve nota in cui ribadisce l’assoluta fiducia nei confronti del presidente del consiglio, cui delega di fatto la sostituzione di Fioramonti. Non sembrano esserci margini per una ricomposizione della frattura con Fioramonti, invece, proprio considerando la distanza fra le posizioni e l’irritualità della comunicazione delle dimissioni da parte del ministro.

Scuola, gli studenti italiani non sanno più leggere: male al Sud e negli istituti tecnici


Di Ida Artiaco

Gli studenti italiani non sanno più leggere e presentano grosse difficoltà di comprensione dei testi. Una tendenza, questa, che diventa ancora più marcata, nelle regioni del Sud, dove molti non raggiungono neppure il livello minimo di conoscenza, e negli istituti tecnici. Non è per nulla confortante la fotografia scattata dell’ultima indagine Ocse-Pisa (acronimo per Programme for International Student Assessment) sulle competenze in lettura, matematica e scienze di 600mila quindicenni di tutto il mondo. Per il nostro Paese hanno partecipato 11.785 studenti, provenienti da 550 istituti da un angolo all'altro della Penisola: qui un quindicenne su 20 non sa distinguere fatti e opinioni in testi non familiari. La media Ocse è di uno su dieci, giusto per avere un metro di comparazione. Mentre gli studenti che hanno difficoltà con gli aspetti di base della lettura sono uno su quattro: non riescono ad identificare, per esempio, l'idea principale di un testo di media lunghezza.

Studenti italiani tra i peggiori dell'Ocse

Stando ai risultati resi noti dall'indagine Ocse-Pisa, in Europa, in generale, la parte del leone la fanno i soliti scandinavi, insieme all’Estonia e alla Polonia. Per quanto riguarda l'Italia, mentre in matematica i quindicenni nostrani sono in linea con la media Ocse (487 punti contro 489, con picchi di 514-5 punti nel Nordovest e nel Nordest: meglio della Finlandia), in lettura siamo dieci punti sotto la media degli altri Paesi (476 contro 487) e ancora peggio va nelle scienze, dove c'è stato un vero e proprio crollo verticale (468 contro 489). Proprio per quanto riguarda la lettura, i test di questa edizione sono stati concepiti per testare non solo la capacità di comprendere un testo complesso in quanto tale ma anche quella di valutarne l’attendibilità, soprattutto di quelli che circolano sul web. Della capacità di localizzare l’informazione che si cerca nel mare magnum della rete, comprensione del testo e valutazione della qualità delle fonti, che insieme formano la cosiddetta literacy in lettura, gli studenti italiani sono in difficoltà soprattutto nel primo, mentre fanno un po' meglio negli altri due. L'Italia è a livello di Svizzera, Lettonia, Ungheria, Lituania, Islanda e Israele. Le province cinesi di Beijing, Shanghai, Jiangsu, Zhejiang e Singapore ottengono un punteggio medio superiore a quello di tutti i paesi che hanno partecipato alla rilevazione.

Buone notizie per la matematica, male le scienze

Se con la lettura c'è uno scenario preoccupante, per gli studenti italiani una boccata d'ossigeno arriva dalla matematica. Tre ragazzi su quattro raggiungono la soglia della sufficienza (pari al livello due dei test Pisa), in linea con la media Ocse (76%). E uno su dieci raggiunge livelli di assoluta eccellenza. Numeri da record rispetto solo a 15 anni fa. Va invece malissimo per le scienze, che rappresentano la materia cenerentola della scuola italiana, con un crollo sensibile delle prestazioni. A determinare lo scarso punteggio degli studenti nostrani è l’estrema rarità di ragazzi davvero eccellenti (solo il 3% contro una media Ocse del 7%).

Scuola, aumenta il divario tra Nord e Sud e tra licei e tecnici

Tutto ciò si traduce in una situazione di forte disparità tra il Nord e il Sud dell'Italia. Secondo l'indagine Ocse-Pisa, gli studenti delle aree settentrionali della Penisola ottengono i risultati migliori (Nord Ovest 498 e Nord Est 501 – addirittura sopra la media Ocse), mentre i loro coetanei delle aree del Sud sono quelli che presentano le maggiori difficoltà (Sud 453 e Sud Isole 439). I quindicenni del Centro conseguono un punteggio medio di 484. Non solo. Saltano agli occhi anche le differenze tra liceali, che ottengono i risultati migliori (521) e i ragazzi degli Istituti tecnici (458) e professionali (395) e della formazione professionale (404). Nei licei troviamo la percentuale più elevata di studenti che raggiungono i livelli più alti, definiti come top performer: sono il 9% contro il 2% dei tecnici. Addirittura, negli istituti professionali e nei centri della formazione professionale invece il 50% di studenti non raggiunge il livello minimo di competenza. Ma quando si parla di disparità non si può tacere anche quella di genere. Le studentesse italiane ottengono 25 punti in più dei colleghi maschi, che però restano i più bravi in matematica. Il rendimento in lettura è diminuito soprattutto tra le ragazze ed è rimasto stabile tra i ragazzi. In scienze il rendimento è sceso soprattutto tra i ragazzi più bravi, in misura simile per i ragazzi e le ragazze. Infine, un ulteriore elemento di iniquità riguarda la proiezione che i ragazzi hanno di se stessi dopo la scuola. Chi non proviene da famiglie benestanti, anche se va bene a scuola, non sempre pensa di poter continuare gli studi con l’università: quasi la metà già a 15 anni è pronta a rinunciare a raggiungere questo obiettivo.

FONTE: https://www.fanpage.it/attualita/scuola-gli-studenti-italiani-non-sanno-piu-leggere-male-al-sud-e-negli-istituti-tecnici/

Sardine, prof a studenti: “Se vi becco con loro renderò vostra vita un inferno”. Fioramonti: “Verifica fatti e docente sospeso”. Lui si scusa


“Cari studenti, se becco qualcuno di voi da martedì cambiate aria, nelle mie materie renderò la vostra vita un inferno, vedrete il 6 col binocolo e passerete la prossima estate sui libri. Di idioti in classe non ne voglio. Sardina avvisata…“. Giancarlo Talamini Bisi, docente di italiano e latino in un istituto superiore di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, si è rivolto così ai propri studenti, commentando la manifestazione che le “sardine” hanno organizzato nella cittadina per domenica, in concomitanza con l’arrivo in città del segretario della Lega Matteo Salvini.
Il profilo del professore da qualche ora non è più visibile, ma il suo post, in cui minaccia di bocciare gli studenti che andranno in piazza, (“io ci sarò”, ha avvisato il docente) sta facendo il giro del web ed è arrivato anche alle orecchie del ministero dell’Istruzione. “A tutela dei diritti degli studenti e della stessa scuola ho attivato gli uffici del Miur per verificare i fatti e procedere con provvedimento immediato alla sospensione“, ha scritto il ministro Lorenzo Fioramonti. “Educare al rispetto dei principi della Costituzione è uno dei fondamenti dell’istituzione scolastica, tra questi vi sono certamente il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero e a partecipare alla vita pubblica secondo i modi garantiti dalla Costituzione stessa. La scuola è inclusiva e, per definizione, deve educare al pensiero critico e indipendente. Anche il corpo docente, nell’esercitare la sua importantissima funzione, deve attenersi a questi principi, trasferendoli agli studenti, per non venir meno ai suoi doveri. Non sono perciò assolutamente ammissibili condotte lesive di tali valori, o che addirittura mettano a rischio la fiducia della comunità scolastica”.
In serata poi, con una mail recapitata ad alcuni giornali e quotidiani online, il professore si è scusato “pubblicamente con tutti gli studenti, genitori, colleghi e dirigenti”. “Buonasera, sono Giancarlo Talamini, il docente che ha pubblicato su Facebook, le esternazioni, attualmente circolanti in rete – scrive l’insegnante – ne approfitto per scusarmi pubblicamente con tutti gli studenti, genitori, colleghi e dirigenti che non era certo nelle mie intenzioni mettere in difficoltà attraverso il mio scritto. Chi mi ha conosciuto – conclude – sa che non sarei mai e poi mai in grado di compiere azioni del genere”.
Sul fatto è intervenuta anche la viceministra Anna Ascani: “Un insegnante che offende e promette di penalizzare gli studenti solo perché vorrebbero partecipare alle manifestazioni delle sardine, usando turpiloquio e minacce non troppo velate. Non è un comportamento tollerabile. Mi attiverò affinché si prendano provvedimenti. Nessuno può essere discriminato per le proprie idee, tanto meno nella scuola”. Al viceministro si è aggiunto il sottosegretario Peppe De Cristofaro: “Chiederò all’ufficio scolastico regionale di fare i dovuti accertamenti, perché siamo di fronte ad una situazione inaccettabile“. “È evidente – ha detto l’esponente di Liberi e Uguali – che un docente non può permettersi un linguaggio e un comportamento del genere. Sono certo che verranno presi al più presto – conclude De Cristofaro – tutti i necessari provvedimenti per tutelare l’istituzione scolastica pubblica, l’istituto in cui lavora, e gli studenti di quella scuola”.
A denunciare il post è stata l’Unione degli studenti: “I professori leghisti minacciano di bocciatura gli studenti che vogliono manifestare con i discorsi di odio della destra – commenta Giulia Biazzo, coordinatrice nazionale dell’Unione – E’ un comportamento inaccettabile. Nessun docente può impedirci di manifestare, né possiamo accettare che si dichiari fascista. Questi personaggi devono essere cacciati dai luoghi della formazione”. “Nei prossimi giorni – prosegue Biazzo – terremo attivo lo sportello sindacale Sos Studenti. Raccoglieremo le segnalazioni di questi abusi e ci opporremo sia per le manifestazioni delle sardine che per i cortei dello sciopero globale per il clima del 29 novembre. Le minacce non ci fermeranno, scenderemo in piazza ancora più determinati”.
Anche l’istituto in cui lavora prende le distanze da Talamini Bisi. La dirigenza, legge in una nota, “preso atto della notizia che si sta diffondendo sui social riguardo le affermazioni di un proprio docente, comunica di aver già informato del fatto gli organi superioridell’amministrazione scolastica al fine di adottare le misure opportune. Si sottolinea l’estraneità della scuola dalle affermazioni del docente in questione”.

La Francia ha annullato i tagli alle cattedre in lingua italiana


Di Salvatore Santoru

Recentemente aveva fatto discutere la decisione del governo francese relativa ai tagli sull'insegnamento della lingua italiana nelle scuole. Tale decisione è stata revocata e per tale ripensamento è stato fondamentale, riporta l'ANSA, la riflessione che si è avuta ad Amboise e Chambord durante l'incontro tra Mattarella e Macron

La scelta dei tagli era stata contestata in precedenza da diversi accademici tra cui Jean-Luc Nardone, docente di Letteratura italiana all'Università di Tolosa e presidente della Società degli Italianisti nell'Insegnamento Superiore.

Lodi, madre di una ragazza sospesa aggredisce la vicepreside: arriva la denuncia


Di Salvatore Santoru

A Lodi una vicepreside è stata picchiata recentemente da una donna. Più specificatamente, la professoressa è stata attaccata dalla madre di una 17enne che era stata sospesa dalla stessa scuola per 15 giorni. 
Andando nei dettagli, riporta Repubblica, la donna è stata aggredita con il lancio di sede ed oggetti ed è stata mandata al pronto soccorso. 

Dopo l'aggressione, la donna è scappata ma è stata in seguito rintracciata e denunciata.

Educazione civica a scuola, la Camera dà il primo via libera all’unanimità


La Camera ha dato il via libera alla proposta di legge che reintroduce l’educazione civica come materia obbligatoria nella scuola primaria e secondaria. I voti a favore sono stati 451, nessuno contrario, 3 gli astenuti. La proposta prevede le reintroduzione di 33 ore annuali, il voto in pagella e la valutazione finale. Approvato anche l’emendamento che prevede il superamento di sanzioni disciplinarinote sul registro ed espulsioni per i bambini delle scuole elementari. Ora il testo dovrà passare al Senato per ricevere l’esame definitivo.
Nel testo sono state inserite anche l’Agenda 2030 e l’educazione ambientale. Inoltre tra gli obiettivi di apprendimento si prevederanno ora lo sviluppo ecosostenibile e la tutela del patrimonio ambientale e delle identità oltre che delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari. Via libera anche all’ordine del giorno con cui il governo si impegna a introdurre l’educazione emozionale.

Scuola, abolite le sospensioni e le note sul diario alle elementari

Di Flavia Amabile
Il Parlamento ha approvato la cancellazione delle note scolastiche, delle sospensioni, delle espulsioni e di tutto l’antico sistema di sanzioni alle elementari. Al tempo stesso è stato dato il via libera al ritorno all’educazione civica in classe perché «la legalità, il rispetto e le regole della convivenza si imparano a partire dai banchi di scuola», ha spiegato il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. E nel frattempo il ministro dell’Interno Salvini, durante un comizio in provincia di Roma, ha riproposto una sua vecchia idea: far usare il grembiule o la divisa scolastica alla scuola primaria e alle medie.

Vaccini, l’autocertificazione scade il 10 marzo. I presidi: “Lunedì chi non ha il certificato non può entrare all’asilo”


FATTO QUOTIDIANO

Niente asilo per i bimbi senza certificato di vaccinazione. A dirlo è l’Associazione nazionale presidi, che si esprime a poche ore dalla scadenza del termine per la presentazione dei certificati delle vaccinazioni obbligatorie nelle scuole, previsto entro il 10 marzo, quando scade l’autocertificazione accolta all’inizio dell’anno scolastico, a settembre. “Lunedì prossimo, per chi non si presenterà a scuola con il certificato richiesto, applicheremo semplicemente la legge. Quindi, negli asili, i bambini sprovvisti di certificato non potranno entrare – scrivono i presidi -. Nelle altre scuole, invece, in questi casi è prevista solo una sanzione pecuniaria e gli alunni potranno entrare lo stesso”. Una dichiarazione che arriva dopo che il vicepremier e leader della Lega Matteo Salviniaveva scritto alla ministra della Salute Giulia Grillo per auspicare un decreto secondo lui necessario a consentire la permanenza scolastica ai bambini non vaccinati delle scuole dell’infanzia. “Se ci sarà un decreto, lo applicheremo” dicono i presidi.

Nel frattempo, però, “il problema è soprattutto nella scuola primaria, dove i non vaccinati potrebbero restare a contatto con gli immunodepressi, i quali non sono tutelati da questo tipo di previsione normativa”.

Maturità 2019, uscite le materie d’esame: latino e greco insieme per la prima volta al classico


Di Ida Artiaco

Latino e greco al liceo classico e matematica e fisica allo scientifico. Dunque, seconda prova mista. L'attesa è finita. Il Miur ha sciolto la riserva sulle materie d'esame della Maturità 2019, in anticipo rispetto agli anni precedenti, quando la comunicazione avveniva soltanto alla fine del mese di gennaio. Il Ministero aveva annunciato già ieri, giovedì 17 gennaio, che oggi sarebbero uscite le materie con un video pubblicato sulla propria pagina Facebook, gettando nel panico i futuri maturandi, alle prese soprattutto con lo spauracchio della seconda prova mista, che si è da poco materializzato davanti ai loro occhi.

Anche perché quello di quest'anno è un esame di Stato particolare, con tantissime novità riguardanti soprattutto le prove scritte e il conteggio dei crediti per il voto finale, così come previsto dal Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n.62 e dalla circolare di ottobre 2018. "Comunichiamo le materie con largo anticipo – ha dichiarato il Ministro nel video di annuncio pubblicato su Facebook, rivolgendosi agli studenti -. Come sapete da quest'anno ci sono delle novità. Per questo da ottobre abbiamo cominciato a fornire tutte le informazioni utili per le prove a voi e ai vostri docenti. Per sostenervi nella vostra preparazione organizzeremo delle simulazioni della prima e della seconda prova. Si svolgeranno nei mesi di febbraio, marzo e aprile".

Per quanto riguarda gli altri indirizzi, le materie uscite sono: scienze umane e diritto ed economia politica al liceo delle scienze umane opzione economico sociale; discipline turistiche e ambientali e inglese all'Istituto tecnico per il Turismo; scienza e cultura dell'alimentazione e laboratori servizi enogastronomici all'Istituto professionale per i servizi di enogastronomia; economia agraria e delo sviluppo territoriale e valorizzazione attività produttive e legislazione di settore all'Istituto professionale servizi per l'agricoltura.

Il calendario della Maturità 2019
La prima prova della Maturità, quella d'italiano, uguale per tutti gli istituti scolastici d'Italia, è in programma mercoledì 19 giugno. Il giorno successivo, giovedì 20 giugno, si svolgerà la seconda prova, quella d'indirizzo. In questo caso è il Miur sceglie le materie della seconda prova per ogni liceo, istituto tecnico e istituto professionale ed elabora le tracce. In alcuni di questi, come nel caso dei licei coreutici o gli artistici, la prova potrebbe durare alcuni giorni. Seguiranno poi gli orali, dal momento che la terza prova scritta, cioè il temuto quizzone, è stato abolito. Qui il calendario varia da scuola a scuola, ma non è sbagliato pensare che i colloqui possano cominciare già a partire da lunedì 1 luglio, una decina di giorni dopo la fine degli scritti.

Come si svolgerà la prima prova

La prima prova, quella d'italiano, dell'esame di Maturità servirà ad accertare la padronanza della lingua, le capacità espressive e critiche delle studentesse e degli studenti. I maturandi dovranno produrre un elaborato scegliendo tra 7 tracce, uguali per tutti gli indirizzi e in tutta Italia, riferite a 3 tipologie di prove in ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico: la tipologia A (analisi del testo), la tipologia B (testo argomentativo) e la tipologia C (tema d'attualità). Gli studenti avranno sei ore di tempo per scrivere e consegnare l'elaborato, avendo a disposizione soltanto il vocabolario.

La seconda prova d'indirizzo: le novità

La seconda prova scritta dell'esame di Stato è diversa per ciascun indirizzo. Cambiando le tracce in base all'indirizzo di studi, che tuttavia sono sempre scelte dal Miur, cambia anche la durata della prova che non è uguale per tutti ma viene specificata dal Ministero ed indicata in calce alla traccia stessa. Saranno previste secondo la nuova normativa vigente griglie nazionali di valutazione che saranno fornite alle commissioni per una correzione più omogenea ed equa. Queste ultime potranno usufruire delle medesime griglie anche per la correzione dei temi d'italiano. Si ricorda che le commissioni sono composte dai commissari esterni, in numero tre più il presidente di commissione, e da tre interni.

Tra le novità più importanti della seconda prova, c'è quella mista o multidisciplinare, cioè composta da più materie, come greco e latino insieme al classico e fisica e matematica allo scientifico, vero incubo degli studenti che hanno dato vita ad una vera e propria rivolta sui social network. Non solo. La prova del liceo classico sarà divisa in due parti, una parte tradizionale di traduzione e un'altra di comprensione, mentre anche quella degli istituti tecnici cambierà per struttura e tracce. Negli istituti professionali sarà divisa in due parti, una parte ministeriale, uguale per tutti gli studenti di un determinato indirizzo di studi, e una parte stabilita dalla commissione. Per avere un'idea di come sarà la seconda prova, il Miur ha pubblicato degli esempi di tracce per accompagnare docenti e soprattutto maturandi nella preparazione.

Addio tesina all'orale

La novità più importante degli orali è l'abolizione della tesina. Il colloquio consisterà, dunque, in un'interrogazione incrociata su più materie, che si svolgerà davanti ai commissari interni ed esterni. I materiali di partenza saranno predisposti dalle commissioni, nei giorni precedenti. Il giorno della prova, per garantire massima trasparenza e pari opportunità, saranno gli studenti a sorteggiare i materiali sulla base dei quali sarà condotto il colloquio.  Viene così inaugurato il sistema delle 3 buste: il candidato avrà cioè 3 buste tra le quali pescherà l’argomento-spunto da cui cominciare il colloquio. Una parte dell'incontro verterà sul racconto da parte dello studente dell'esperienza di alternanza scuola-lavoro, nonostante questo non sia più un requisito obbligatorio di ammissione alla Maturità 2019. Previste anche domande sulle attività di Cittadinanza e Costituzione.

Come si calcola il voto finale

Il voto finale continuerà ad essere espresso in centesimi anche al termine della Maturità 2019. Ma da quest'anno si darà maggior peso al percorso di studi. Il credito maturato nell’ultimo triennio varrà fino a 40 punti su 100, invece degli attuali 25. Per i maturandi ci sarà anche un’apposita comunicazione, entro gli scrutini intermedi, sul credito già maturato per il terzo e quarto anno, che sarà convertito in base alle nuove tabelle.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.fanpage.it/maturita-2019-uscite-le-materie-desame-prove-miste-al-classico-e-allo-scientifico/

Migliaia di studenti in corteo in cinquanta in città per il diritto allo studio. Slogan contro il governo

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Di Flavia Amabile

È in corso in cinquanta città italiane il primo sciopero generale della scuola indetto dagli studenti. A proclamarlo è stata l’Unione degli Studenti, che annuncia ulteriori mobilitazioni nei prossimi mesi per ottenere un cambiamento concreto della scuola. «In Italia il diritto allo studio non è garantito, nella manovra manca un cambiamento reale per i giovani. Scuole e università saranno in stato di agitazione permanente», è la dichiarazione congiunta di Rete della Conoscenza, Uds e Link, associazioni promotori dei cortei.  


Torino  
Centinaia di studenti sono scesi in strada, a Torino, per protestare «contro razzismo, finto governo del cambiamento e disuguaglianze». Il corteo, promosso dagli Studenti Indipendenti, è partito da piazza Arbarello e sfila per le vie del centro città per raggiungere piazza Castello. Davanti al Miur, in corso Vittorio, i ragazzi hanno bruciato una telecamera di cartone posta sopra dei mattoni. «I mattoni sono quelli che rischiano di caderci in testa tutti i giorni - spiegano - Le telecamere sono quelle che vogliono mettere in ogni scuola per controllarci». 


SAN NICCOLÒ, GENITORI CINESI CHIEDONO CHE I FIGLI PARLINO SOLO ITALIANO. PD contro: 'Bisogna salvaguardare le identità'

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Di Salvatore Santoru

Al conservatorio San Niccolò di Prato gli studenti cinesi non potranno parlare la loro lingua madre ma solo l'italiano.
La decisione, come riporta La Nazione(1), è stata voluta dagli stessi genitori degli alunni di origine asiatica.

Tale scelta non è per nulla piaciuta ai Giovani Democratici, l'organizzazione giovanile del PD.
 Secondo gli stessi GD, come riporta StampToscana(2), il divieto dell'utilizzo del cinese costituisce una 'forma di costrizione' e in tal modo si avrebbe una negazione dell'identità.

NOTE:

(1) https://www.lanazione.it/prato/cronaca/scuola-cinesi-obbligo-italiano-1.4182881

(2) http://www.stamptoscana.it/articolo/diario-elettorale/giovani-democratici-criticano-il-divieto-di-parlare-in-cinese-a-scuola

La scuola potrebbe essere la soluzione di tutti i nostri problemi. E dobbiamo smettere di massacrarla

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Di Francesco Cancellato
E così, grazie a Tuttoscuola e all’Espresso, abbiamo scoperto che tra il 1995 e oggi uno studente su tre ha lasciato la scuola prima del tempo. Che ancora oggi, anno 2018 hanno abbandonato banchi e libri 151mila ragazzi, uno su quattro. Che tra i dati di tutti i Paesi europei, il nostro è uno dei peggiori, al solito: pari al 14,1% tra i ragazzi tra i 18 e 24 anni, secondo Eurostat, laddove la media europea si ferma all’11% e solo cinque Paese - Islanda, Spagna, Malta, Romania e Portogallo - fanno peggio di noi. Che mentre noi ci occupavamo di tutt’altro, questo giochino ci è costato 55,4 miliardi di soldi buttati in istruzione inutile, settemila euro all’anno per ogni studenti che ha abbandonato.
Proviamo a ribaltare la questione, però. Perché questo dato è uno dei tanti che ci dimostrano come in quel colabrodo che è la scuola di oggi, in realtà, si celino le soluzioni a molti dei nostri guai. O, per dirla meglio, che se avessimo la consapevolezza che la scuola è il frattale della nostra società di domani, che tutti i problemi dell’Italia di oggi derivano da scelte sbagliate nelle scuole di ieri, e se provassimo a cambiare il corso del destino e a migliorare le cose, cominceremmo a risolvere un problema molto più grande all’interno della società. Il caso della dispersione scolastica, altissima ma in diminuzione, è esemplificativo. Il cosiddetto fallimento formativo ha infatti costi individuali e sociali ben definiti: meno opportunità lavorative, marginalità sociale, minore aspettativa di vita, elevato rischio sanitario e di tossicodipendenza. Se risolvessimo il problema alla fonte, avremmo meno disoccupazione e meno spesa sociale e sanitaria domani.
Non solo. Sempre L’Espresso, prodigo di bagni di realtà, ci informa anche che in Italia non c’è mobilità intergenerazionale dei redditi, che metà del reddito dei figli dipende dal reddito dei genitori, che in nessun posto in Europa c’è una tale dipendenza e ineluttabilità tra la ricchezza dei padri e la ricchezza dei figli. Ancora: indovinate qual è, se mai ve lo ricordate, l’ascensore sociale per antonomasia? Indovinate com’è che il figlio dell’operaio può diventare dottore? Ancora una volta, la scuola potrebbe essere la soluzione a un altro dei nostri guai. Ad esempio, potremmo decidere di abbassare le tasse universitarie, tra le più alte in Europa, sei volte più alte di quelle che paga un giovane francese. Tasse che tra il 2005 e il 2015 sono lievitate del 45%. Se il principio è studia chi può permetterselo, e non studia chi se lo merita, l’ascensore sociale rimarrà fuori servizio ancora per un bel po’.
Lo stesso vale per la disoccupazione giovanile, la più alta in Europa dopo quella greca e spagnola. Sono i dati di una recente ricerca di McKinsey a dirci che il 40% della disoccupazione giovanile italiana non dipende dal ciclo economico, bensì dal disallineamento tra il sistema educativo e quello produttivo. E sono i dati Ocse a dirci che non c’è Paese in Europa in cui questo disallineamento - gli inglesi lo chiamano skill mismatch - è più marcato. seguito da Spagna, Repubblica Ceca, Irlanda e Austria. E sono i dati del Rapporto Almalaurea 2017 ce lo ricordano brutali: che negli ultimi dieci anni il tasso di disoccupazione dei laureati è aumentato di otto punti percentuali; che a un anno dalla laurea, due laureati magistrali su dieci sono ancora senza lavoro; e che l’Italia è l’unico paese tra i grandi d’Europa ad aver visto decrescere, negli ultimi dieci anni, gli occupati in posti ad alta specializzazione. Abbastanza per dire che se riuscissimo a lavorare sull’offerta formativa e sull’orientamento scolastico, per evitare che gli studenti scelgano percorsi che non hanno alcuno sbocco professionale, forse ci eviteremmo di essere il fanalino di coda del continente.
Già che ci siamo, è sempre a scuola che si costruisce l’attitudine all’innovazione delle nostre imprese. Ad esempio, è probabile che la scarsa propensione al digitale e all’internazionalizzazione delle imprese italiane dipenda dalla scarsa formazione del loro management: del resto, solo un manager italiano su quattro ha una laurea in tasca, mentre nel resto del continente la media è del 54%, e non stiamo facendo nulla per invertire la rotta. Anzi, lauree e titoli di studio superiori valgono sempre meno, nel nostro Paese. Penultimi nell’area Ocse, davanti al solo Messico, col nostro 18% di laureati sul totale della popolazione, contro il 37% del dato medio. Penultimi in Europa per il numero di laureati, 26 ogni 100, nella fascia d’età tra 30 e 34 anni e con un abbandono universitario che si aggira attorno al 38%. A picco nel tasso di passaggio dalle scuole superiori alle università nei dieci anni tra il 2005 e il 2015, dal 73% al 49. Fanalino di coda nei laureati tra i 30 e i 40 anni, fermi a quota 22,4%, quando l’obiettivo era raggiungere il 40% nel 2020. Anche in questo caso: che Paese saremmo se avessimo il doppio dei laureati, se lo fosse un manager su due?
Di sicuro, saremmo un Paese più attrattivo. E invece, oggi, stando alla ricerca sulle migrazioni qualificate in Italia pubblicata dall’Istituto di Studi Politici S. Pio V risulta che da noi risiedono appena 500mila laureati stranieri e che la loro incidenza è pari al 7% sul totale dei laureati residenti nel nostro Paese, un valore decisamente inferiore rispetto a quello di Francia (10%), Germania (11%) e Regno Unito (17%), soprattutto se si tiene conto del fatto che ognuno di questi paesi ha un numero di laureati decisamente superiore al nostro. 

Maturità, terza prova al via: è l'ultimo anno del "quizzone". Tutte le novità che arriveranno nel 2019

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Per l'ultima volta i maturandi dovranno affrontare la terza prova: dopo quasi vent'anni, infatti, nel 2019 il cosiddetto "quizzone" sarà sostituito da prove Invalsi, il cui esito non sarà considerato ai fini del voto finale.
Mediante la terza prova, agli studenti è stato classicamente richiesto di dimostrare le loro competenze nelle materie scelte dalla commissione (il limite è sempre stato di cinque materie, escludendo quelle già oggetto di valutazione nelle prime due prove) su argomenti studiati nel corso dell'ultimo anno scolastico.
Stabilita dalla commissione anche la tipologia dei quesiti, da svolgersi in un arco di tempo che, di solito, non supera le tre ore: breve trattazione, domande a risposta aperta, domande a risposta multipla, problemi a soluzione rapida, analisi di casi pratico-professionali, sviluppo di un progetto.
Dal prossimo anno scolastico, a seguito dei decreti voluti nel 2017 dal governo Renzi con la "Buona Scuola Bis", la terza prova verrà rimpiazzata da un test Invalsi, svolto al computer un paio di mesi prima degli esami e mirato a sondare le competenze dei maturandi in italiano, matematica e inglese. Esso non sarà conteggiato nel voto finale, ma costituirà condicio sine qua non per accedere alla Maturità.
Tra le ulteriori novità che riguarderanno i maturandi dal 2019, troviamo la centralità dell'alternanza Scuola-Lavoro: essa diventerà requisito necessario per l'accesso all'esame, essendo già entrata a pieno regime dall'anno scolastico 2017/2018. Per l'ammissione alla Maturità, inoltre, occorrerà avere la sufficienza in tutte le materie (condotta inclusa).
Per quanto concerne le votazioni, il giudizio finale rimarrà espresso in centesimi, ma avranno maggiore peso i crediti accumulati dagli studenti durante il triennio: essi passeranno dagli attuali 25 a 40. Nuovi anche i punteggi da assegnare a ciascuna prova: un massimo di 20 punti sia per la prima che per la seconda prova; 20 punti anche per il colloquio orale che dovrà accertare "il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l'esposizione delle attività svolte in alternanza".
Nessuno sconvolgimento per le commissioni, che resteranno formate da tre commissari esterni, tre interni e un presidente esterno.

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