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IL SOLSTIZIO D’INVERNO: ORIGINI E TRADIZIONI

Sin dai tempi antichi, dalla Siberia alle Isole Britanniche passando per l’Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano l’incontro della notte più lunga col giorno più breve, il Solstizio d’Inverno.
Nel neopaganesimo rappresenta uno degli otto giorni solari, o Sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.
Yule è un periodo carico di valenze simboliche e magiche, dominato da miti provenienti da un passato lontanissimo.
È anche un termine arcaico per il Natale (con questo significato viene riportato nei dizionari della lingua inglese; il termine appare ancora in alcuni canti natalizi ed è tuttora usato in alcuni dialetti scozzesi). L’etimologia della parola “Yule” (Jól) non è chiara. È diffusa l’idea che derivi dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la Ruota dell’Anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”. I linguisti suggeriscono invece che Jól sia stata ereditata dalle lingue germaniche da un substrato linguistico pre-indoeuropeo. Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul ha entrambi i significati di Yule e di Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche e indica il Natale, sebbene tali lingue non siano di ceppo germanico.È certo che la celebrazione avveniva durante il solstizio invernale in epoca precristiana. Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Due temi principali si intrecciavano e si sovrapponevano, come i temi musicali di una grande sinfonia: uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell’Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente.
Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltà agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano: se il sole è un Dio, il diminuire del suo calore e della sua luce è visto come segno di vecchiaia e declino.
Le genti dell’antichità, che si consideravano parte del grande cerchio della vita, celebravano riti per assicurare la rigenerazione del Sole e accendevano falò per sostenerne la forza e per incoraggiarne, tramite la cosiddetta “magia simpatica” la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.
Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il Fuoco, per poi festeggiare tutti insieme.
Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali (fu lo stesso Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche). Il Natale è la versione cristiana della rinascita del Sole, fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352), per il duplice scopo di celebrare Gesù Cristo come “Sole di Giustizia” e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana.
La festa di Yule venne quindi trasformata, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie: fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compiono, fra l’altro, l’uso decorativo del vischio e dell’agrifoglio. Così come gli alberi da frutta, anche i sempreverdi, come la quercia, sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale. L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. Agli alberi sempreverdi venivano fatte offerte; l’albero di Yule, origine dell’albero di Natale con i suoi doni, rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità delle prossime stagioni.
Un’altra pianta sacra del solstizio d’inverno è il vischio, che i druidi consideravano discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina.
Essi tagliavano ritualmente i rami di vischio con un falcetto d’oro, strumento che univa in sè il simbolo del Sole e quello della Luna. La pianta era chiamata il “tutto-sana”, medicina universale, dono del risanante momento dell’eternità. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio è un gesto propiziatorio di fortuna.
A Yule le popolazioni nordiche nella notte più lunga dell’anno, accendevano vari fuochi nei campi, a significare incoraggiamento per il Sole nel suo momento di maggiore difficoltà. Un fuoco veniva acceso anche nelle case: secondo la tradizione, un ceppo
L’ accensione del Ceppo di Yule cerimoniale era dunque il momento clou del festival. Secondo la tradizione, il ceppo deve o essere stato raccolto nelle terre del capofamiglia, o dato in dono,  non doveva mai essere acquistato. Una volta trascinato in casa e posto nel camino era decorato in verde, cosparsi di sidro o birra, e spolverato di farina prima di essere dato alle fiamme. Il ceppo avrebbe dovuto bruciare tutta la notte, poi veniva covato sotto la cenere per 12 giorni dopo la cerimonia, prima di essere messo fuori. Il frassino è il legno tradizionale della ceppo di Yule, insieme alla quercia . il primo è ‘l’albero del mondo sacro dei Nordici, noto come Yggdrasil. Una pianta del Sole, il frassino porta luce nel focolare durante il Solstizio, il secondo la quercia è sacra ai Druidi.. Un diverso tipo di ceppo natalizio, e forse quello più adatto in tempi moderni è un ceppo che viene forato per essere poi usato come base per tenere tre candele.  Viene fatto con un ramo più piccolo di quercia o di pino, e appiattito su un lato in modo da porlo  in posizione verticale. Praticati tre fori nella parte superiore possono essere poste le candele in alcune combinazioni di colore diverso: rosso, verde e bianco (stagione), verde, oro e nero (il Dio Sole), o bianco, rosso e nero (la Grande Dea). Il ceppo può essere poi ulteriormente decorato con fiocchi verdi, rossi e oro, boccioli di rosa, chiodi di garofano e polvere di farina.
Ma anche da noi in Italia questa tradizione era presente: una volta (e ancora adesso in qualche famiglia toscana o emiliana), si accendeva un ceppo che rappresentava simbolicamente l’Albero della Vita, dicendo: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa, le donne facciano figlioli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondino il grano e la farina e si riempia la conca di vino”.
Un altro modo per celebrare Farlas è quello del ramo dei desideri, un rituale della tradizione celtica bretone. Nove giorni prima del Solstizio occorre procurarsi un ramo secco di buone dimensioni, pitturarlo con vernice dorata e appenderlo vicino all’ingresso della propria abitazione, con una penna e alcune strisce di carta rossa da tenere lì vicino. Chiunque entri in casa potrà scrivere un proprio desiderio su una striscia di carta, che verrà ripiegata per garantirne la segretezza e legata al ramo con un nastrino. Quando nove giorni dopo si accende il Fuoco del Solstizio il ramo viene sistemato sulla legna da ardere e i desideri che sono appesi ad esso bruciando  saliranno col fumo sempre più in alto, affinché vengano accolti dalle forze dell’Universo.
Nei paesi scandinavi, ad esempio, si festeggiava la nascita di Freyr, il figlio supremo di Odino (Odhinn-Wotan). Nell’estremo Nord, si celebrava Baldur (il candido e bellissimo ‘Dio della giustizia’ e del ‘bene’; un Dio che dopo essere stato ucciso, era resuscitato 40 giorni più tardi). In Danimarca, si festeggiava Trundholm (il ‘disco solare’). In Irlanda, si commemorava la venuta al mondo di Samhein (un Dio, guarda caso, che dopo tre giorni dalla sua morte, era ugualmente risorto). I Gallo-Celti glorificavano Alban Arthuan (la ‘rinascita del Sole’). I Troiani – secondo l’Iliade di Omero – adoravano il Sole-Apollo. I Greci, celebravano Helios (il ‘carro solare’ – figlio dei Titani Hypérion e Théia) ed in seguito Apollo Phoibos (‘Apollo raggiante’); ma onoravano ugualmente Adonis o Adone (allegoria della morte e della rinascita della natura) e Dionisio (figlio di Zeus e di Semele). A Roma e nel Lazio, si festeggiavano i Saturnali (feste in onore di Saturno, ‘Dio dell’Agricoltura’ dal 19 al 25 Dicembre) e la nascita di Bacco (l’equivalente di Dionisio, in Grecia); si onorava ugualmente il Sol Indiges e, più tardi – introdotto nel  273 (MXXVI a.U.c.) dall’Imperatore Aureliano (270-275) – il Dies Natalis Solis Invicti (il ‘giorno della nascita del sole invincibile’ – celebrazione fissata ante diem octavum Kalendas Ianuarias, cioè il nostro 25 Dicembre). I Germani, nello stesso periodo, solennizzavano il giorno di Yule (la ‘ruota solare’) e gli Anglo-Sassoni, l’equivalente Geola (il ‘giogo dell’anno’). Nei Balcani, tra le popolazioni Illiriche, si ossequiava  Dupljaja (la ‘figura d’argilla’) e, tra gli Slavi, Dajbog. Il tutto, naturalmente, senza dimenticare che nello stesso periodo erano ugualmente festeggiati, Giove/Zeus/Juppiter (‘Dio Supremo’, ‘Padre dei Cieli e ‘Re degli Dei’) e Plutone/Hadès (Pluto, ‘colui che arricchisce’ in latino; Hadès, ‘colui che rende invisibile, in greco), nonché l’egiziano Osiride o Osiris (‘Dio della morte e dell’oltretomba’).
Fonti dell'articolo: www.heartpaganism.tumblr.com, www.cittadiluce.forumattivo.eu, www.ilsalottodellastrega.myblog.it, www.witchofforestgrove.com, Ricerche personali. L'arte della Strega - D. Morrison Wicca - S. Cunningham

La mezza bufala delle decine di divinità nate il 25 dicembre


NATALE-DEI


FONTE:http://www.butac.it/piccole-perle-di-facebook-chi-festeggia-il-compleanno-con-gesu/
Mi trovo spesso a chiedervi scusa per le mie assenze, ma questa volta è stato per colpa del lavoro e del pessimo wifi dove mi trovavo, ma cercherò di recuperare. Arriva il santo Natale: c’è chi lo ama e chi lo odia, c’è chi lo sente come festività religiosa e a chi piace solo farsi l’albero e mangiare in famiglia, e non c’è nulla di male. Però in questo periodo tornano a circolare anche piccole perle che hanno il solo scopo di “denigrare” il festeggiato del Natale. Tipo questa:
jesus1
ni e ogni tanto si evolve, ma non smette di girare. Prima di continuare 2 punti importanti
  • Butac è super tollerante e aperto, ma la questione da affrontare è storica, non religiosa, e così sarà affrontata (giusto una parentesi in chiusura)
  • è chiaro che l’intento di questo tipo di immagine sia di ridicolizzare la data del 25 Dicembre. Mi spiego meglio: l’intento è di ridicolizzare il fatto che il “compleanno” di Gesù sia lo stesso di altre divinità, come a rubarne il ruolo e l’autorità. Questo vuol dire ignorare il perché della scelta del 25 Dicembre, ma ci arriviamo dopo.
La ricerca si è rivelata più difficile del previsto e se qualcuno avesse più informazioni ce lo segnali pure così da correggere eventuali errori.
Ma davvero queste 11 divinità condividono lo stesso compleanno?
Partiamo da più famoso concorrente, Buddha.
Siddhartha Gautama Buddha è nato in Nepal nel 563 a.C. – come correttamente indicato nella immagine, ma non c’è nessuna data certa della sua nascita. La data è più una convenzione che un dato certo. Nella maggior parte delle tradizioni buddiste non è considerato una divinità, ma è nella foto, quindi investighiamo au si lui. Esiste una festività ufficiale buddista che celebra la sua nascita. Il Vesak è la festa della nascita – o della nascita e illuminazione per altre tradizioni – del Buddha e si festeggia in genere nel mese di Maggio. Come per la Pasqua, essendo la data calcolata in funzione del calendario lunare la data varia ogni anno e varia anche da nazione a nazione: in Italia lo si festeggia l’ultima domenica di Maggio.

Buddha NO

Zarathustra fu un profeta persiano sul quale c’è un po’ di incertezza sul periodo nel quale è vissuto. Generalmente si accetta il periodo tra il 6° e il 5° secolo a.C. – quindi non 1000 anni come indicato, ma argomento inutile. Più utile è il fatto che Zarathustra, o Zoroastro per i greci, non era una divinità: la divinità della religione che professava era Ahura Mazda, quindi è impropriamente inserito in questa perla, ma accettiamolo lo stesso. Come per il Buddha non c’è una data precisa, ma la nascita del profeta Zoroastro viene festeggiata nella celebrazione del Kordad Sal, sei giorni dopo il Noruz, che è il capodanno dello zoroastrismo. Il Noruz cade durante l’equinozio di primavera, quindi con un rapido calcolo possiamo concludere che il compleanno di Zoroastro non è il 25 Dicembre,  ma viene celebrato il 26 Marzo.

Zarathustra NO

Krishna è considerato in base alla tradizione o una espressione di Visnu o come il Dio supremo. Difficile una datazione della sua vita: nella immagine si parla del 900 a.C. Il culto di Krishna comincia a prendere piede nel 4° secolo a.C. e secondo una datazione astrologica risalirebbe a oltre 3’000 anni prima di Cristo. Comunque sia, la celebrazione della sua nascita, lo Janmashtami, cade solitamente tra Agosto e Settembre – quest’anno era il 5 di Settembre. Sempre secondo i vari calcoli astrologici dovrebbe essere nato il 18 Luglio, o il 23 Giugno. Diciamo che non c’è una grande certezza, se non che

Krishna NO

Non che i precedenti fossero semplici, ma Mithra è un po’ più complesso da analizzare in quanto nell’arco del tempo è stato associato o assimilato da molte tradizioni successive a quella originaria, anch’essa persiana o indo-iraniana. In sostanza si possono considerare due versioni di Mithra: quella greco-romana e quella persiana. Quella persiana è di gran lunga precedente al 6° secolo a.C. come indicato dalla immagine. Il Mithra occidentale si sovrappone al culto cristiano sia geograficamente, che storicamente che come punti in comune con il Cristo. Secondo alcuni furono i cristiani ad attingere al culto mitraico e altri il contrario. Per entrambe le religioni ci sono pochi ritrovamenti precedenti al 2° secolo d.C. quindi è difficile avere prove concrete su questo, ma non è il nostro scopo. Quello che sappiamo però sia del mitraismo occidentale che di quello orientale è l’importanza del periodo invernale con il solstizio d’inverno e il ruolo del Sole. Nella tradizione orientale non sembra esserci una vera e propria celebrazione della sua nascita, ma in occidente la sovrapposizione di Mithra e del Sol Invictus era quasi totale, e il 25 di Dicembre sembrerebbe la data nella quale venisse celebrata. Al quarto tentativo abbiamo trovato un’altra divinità nata il 25 Dicembre, anche se sembrerebbe che il culto mitraico non desse un peso particolarmente alto a questa festa in quanto suo compleanno. Qua però subentra la questione alla quale accennavo prima sulla celebrazione del Natale: la data scelta per la celebrazione del Natale cristiano fu stabilita dall’imperatore Costantino. Devoto al Sol Invictus e poi convertito al cristianesimo, decise che dovesse essere quella la data ufficiale della celebrazione della nascita di Gesù. La “questione 25 Dicembre” è molto complessa e dibattuta da secoli. Non esiste una data precisa indicata nei Vangeli né negli Atti degli Apostoli, che sono i testi più antichi, e la necessità di celebrarne la nascita è nata molto dopo. Nei primi secoli la nascita venne celebrata in tante date diverse. Concludendo

Mithra SI

Tammuz è una divinità che ha origini sumeriche, risalenti a oltre 2 millenni prima di Cristo. Nel culto di Tammuz sono molto importanti due avvenimenti, il suo matrimonio e la sua morte, che viene celebrata tra Marzo e Aprile. In occidente la figura di Tammuz è associata ad Adone, anche se anche su questo non c’è unità di opinioni. Metterli entrambi è un po’ giocare sporco potremmo dire. Ora vi cito la parte iniziale che si trova su Wikipedia su Adone
Adone (in greco antico Άδωνης o Άδωνις) è una figura di origine semitica, dove era oggetto di un importante culto nelle varie religioni legate ai riti misterici. È relativamente assimilato alla divinità egizia Osiride, al semitico Tammuz e Baal Hadad, all’etrusco Atunnis, all’anatolicoSandan (divinità) di Tarso e anche al frigio Attis, tutte divinità legate alla rinascita e alla vegetazione. Soprattutto nell’attuale Siria, era identificato come Adon, stesso termine di Adonai, il Signore ebraico (nome utilizzato al posto del Tetragramma YHWH impronunciabile dai devoti). Alcuni mitologisti hanno pensato che Balder è da leggere come una sua personificazione nella mitologia germanica, associato a sua volta al Baal fenicio.
Tutto molto semplice e lineare direi. Ho voluto riportare questo garbuglio per chiarire un punto: moltissime divinità sono le stesse ripetute e copiate da diverse civiltà. La corrispondenza quasi perfetta tra il pantheon romano e greco è la più conosciuta, ma ogni cultura ha copiato, o quantomeno attinto, le divinità precedenti, adattandole al luogo e al periodo storico o copiando elementi solitamente associati a quella divinità. Tammuz stesso passa da divinità pastorizia a divinità agricola passando dai sumeri agli assiri. Come per Tammuz, anche per Adone era la celebrazione della morte la festività principale, che cadeva nel periodo estivo, non la nascita. Nella immagine Adonis viene datato nel 200 a.C., ma la sua morte viene descritta già nel 6° secolo a.C. Finora non avevo trovato grosse difficoltà a reperire info sulla celebrazione della nascita delle divinità, ma cercando info su Tammuz si trovano quasi solo riferimenti su siti che mettono in relazione la sua nascita con il Natale. A quanto pare sia Adone che Tammuz nel tempo divengono divinità solari, che è un grande classico della storia, e questo discorso vale anche per Dionisio, ed inevitabilmente la celebrazione del compleanno diventa il solstizio d’inverno, se lo si vuole festeggiare secondo l’idea della rinascita.

Tammuz e Adone SI (con riserva)

Hermes non so come possano averlo datato anche lui nel 200 a.C., non ha senso. Ci sono riferimenti a lui risalenti a molto tempo prima. Divinità greca che aveva come ruolo principale quello di messaggero degli dei dell’olimpo. Il pantheon Greco sembra aver attinto molto a quello Egizio, quindi Ermes sembrerebbe derivare o quantomeno avere una stretta relazione con Toth. La sua festa principale non era la nascita, ma in suo onore si tenevano le Hermea, con sacrifici alla divinità e si celebrava con ginnastica in stile Olimpiadi. Hermes non è una divinità solare quindi non avrebbe alcun legame col solstizio d’inverno. Sulla sua nascita l’unica cosa natalizia sembra l’essere nato in una grotta, mentre sulla celebrazione della sua nascita nel solstizio d’inverno o nel 25 Dicembre non trovo traccia.

Hermes NO

Per Dionisio possiamo anche accettare una datazione attorno al 500 a.C. Viene considerato la divinità “straniera” per eccellenza della religione greca. Nonostante un po’ tutti noi lo identifichiamo con un ubriacone che ballava nudo grazie a Pollon, in origine era una divinità legata al ciclo della natura, come Adone poco sopra, e quindi due erano i periodi dell’anno che venivano celebrati in suo onore: uno in primavera durante la vendemmia e uno di stile molto più mondano, definitoorgiastico, invernale. Essendo Dionisio una divinità legata al ciclo della natura, egli era legato anche al ciclo del Sole, pertanto attorno al solstizio la colorita celebrazione era sì in suo onore, ma non per una diretta celebrazione del compleanno. Come per Adone, l’associazione con il solstizio d’inverno è legato alla immagine della rinascita del Sole.

Dionisio NO (con riserva)

Eracle (Heracles) era un semidio e il maggiore eroe della letteratura greca, più conosciuto dall’uomo medio come Ercole o Hercules, famoso per la sua grande forza. Esistono 3 tradizioni sulle sue gesta: quella greca, quella romana e quella orientale di stampo egiziano/fenicio. Per quanto riguarda la celebrazione della sua nascita trovo riferimenti soltanto alla celebrazione della sua nascita il 4° giorno di ogni mese, non celebrazioni al solstizio d’inverno. Per il momento

Eracle NO

Horus è una divinità egizia che risale almeno al 3’000 a.C. come da immagine ed è una divinità solare e forse la più importante nell’antico Egitto. Il faraone era considerato la personificazione di Horus, suo pari e suo rappresentante in terra. Anche se esistono diverse versioni delle sue origini, tanto per cambiare, la versione più famosa lo pone come figlio di Iside e Osiride, che sconfisse poi lo zio Seth – la versione originale del Re Leone. Secondo la tradizione sarebbe nato al solstizio d’inverno. Abbiamo qui un altro vincitore nella competizione, quindi

Horus SI

ma c’è da fare un appunto a tutta la questione. Quando cade il solstizio d’inverno? Il solstizio d’inverno non cade il 25 Dicembre: generalmente è tra il 21 e il 22 di Dicembre. A Roma le Saturnie si celebravano tra il 17 e il 23 di Dicembre, a cavallo del solstizio. Il Sol Invictus si celebrava davvero il 25? Sembrerebbe di no, o almeno non sempre. Il cronografo del 354 è la prima testimonianza della celebrazione del Natale il 25 Dicembre (del 336). Potremmo dire che un tempo non sembrava così importante essere precisi con la celebrazione delle festività.
Come spesso capita trovo molto utile fare queste ricerche ed invito sempre chi ci legge di fare a sua volta le sue. Spesso la “questione 25 Dicembre” viene strumentalizzata per accusare i cristiani di aver “rubato” tradizioni precedenti. Come abbiamo visto, e come potete leggere per ogni divinità, quasi tutte le religioni e divinità hanno dei forti legami, sia come contenuti che come immagini utilizzate. Questo viene appunto utilizzato come argomento contro il cristianesimo. Il culto di Mithra è forse il più simile, ma si possono trovare elementi in comune con molte religioni – oltre al fatto più che ovvio che discenda dalla religione ebraica che a sua volta è stato contaminato da religione egizia e mesopotamica in maniera importante, e ha origine in un periodo successivo alla ellenizzazione di quelle aree.

La parentesi in chiusura

Qui entro nella sfera delle opinioni personali, ma dato che si parla del Natale rimango nell’argomento, senza lanciarmi in una esegesi biblica che non è luogo e se siete arrivati fino a qua rischio di causare dei suicidi: la natività di Gesù è raccontata esclusivamente nel Vangelo di Luca dove sono contenuti tutti quegli elementi caratteristici del Natale. L’annunciazione, il concepimento verginale, la nascita in una grotta/mangiatoia, la stella cometa, i Re Magi, la persecuzione di Erode, la fuga in Egitto sono tutti elementi che sono presenti solo nel testo di Luca. Sono credente, ma non sono un tipo da dogmi: se vogliamo proprio andare a cercare elementi criticabili sul Natale è sulla parte iniziale del Vangelo di Luca che ci si dovrebbe concentrare più che sulla presunta appropriazione di una data già cara ad altri culti.
Comunque sia, passano i millenni, passano le civiltà, razze diverse in zone diverse del mondo, ma – senza contare le infinite connessione tra l’occidente e l’oriente in questi secoli dalle quali dovremmo cercare di imparare di più invece che guardare gli altri solo come stranieri pericolosi- ci troviamo comunque a festeggiare l’equinozio di primavera (Pasqua) e il solstizio d’inverno (Natale) da almeno 5’000 anni.
Continuiamo pure a crederci diversi ed originali.

La dea sumera Bau, nota anche come Gula e Nintinugga presso i Babilonesi

Bau o, forse più correttamente Baba (d ba-bad ba-ba6; successivamente d ba-bu), è una delle più antiche dee sumere il cui culto risulta pressoché esclusivo della città di Lagaš e del territorio da questa controllato. È sposa di Ningirsu (Signore di Giršu) o anche di Zababa.





 E-Tarsirsir è il tempio a lei dedicato a Giršu e E-urukuga quello di Lagaš. Risulta figlia del dio Cielo, An, e madre di due divinità maschili, Ig-alima e Šul-šagana, e di sette divinità minori femminili. In quanto dea della fertilità è "Signora dell'Abbondanza" (SAL.šág.ga).
Nel periodo paleobabilonese è identificata con la dea guaritrice Ninsinna e con la dea dell'amore Inanna.


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The goddess Gula with her dog. Detail from a boundary stone dated to the reign of Babylonian king Nabu-mukin-apli, 978-943 BCE. 
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Possibly the goddess Bau/Baba, seated on a throne flanked by palm trees and with two creatures, possibly water birds, at her feet. Terracotta. 2017-1595 BCE. 

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Bau/Baba seated on a throne which seems to resting on water and is supported by water birds, perhaps geese. Holes at the side of the head suggest that decoration was added to the headdress. Nose separate and now lost, eyes originally inlaid. Diorite. Dated around 2060-1955 BCE. 

www.matrifocus.com/IMB06/spotlight.htm 

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Gula is the Sumerian Goddess of healing. Her sacred animal was the dog, and many of her worshippers dedicated small statues of dogs to her. Dogs were allowed to wander freely in her temples. Gula is the consort of Ninurta, God of thunderstorms and the fertility of the earth. Her name means “great” and she is also known as Ninisina (lady of Isin), Ninnibru (lady of Nippur), Nintinuga (lady who restores life), and Ninkarrak, and it appears that the Goddess Bau was assimilated into Gula in later times. 

www.goddessaday.com/category/mesopotamian 
FONTE:http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Indietro-nel-tempo-Bau-Gula/D7817445.html

Nintinugga was a Babylonian goddess of healing, the consort of Ninurta. She is identical with the goddess of Akkadian mythology, known as Bau or Baba, though it would seem that the two were originally independent. She was the daughter ofAn and Ninurta's wife. She had seven daughters, including Hegir-Nuna (Gangir). She was known as a patron deity of Lagash, where Gudea built her a temple.
The name Bau is more common in the oldest period and gives way to Gula after the First Babylonian Dynasty. Since it is probable that Ninib has absorbed the cults of minor sun-deities, the two names may represent consorts of different gods. However this may be, the qualities of both are alike, and the two occur as synonymous designations of Ninib's female consort.
Other names borne by this goddess are Nin-Karrak, Nin Ezen, Ga-tum-dug and Nm-din-dug, the latter signifying "the lady who restores to life", or the Goddess of Healing. After the Great Flood, she helped "breathe life" back into mankind. The designation well emphasizes the chief trait of Bau-Gula which is that of healer. She is often spoken of as "the great physician," and accordingly plays a specially prominent role in incantations and incantation rituals intended to relieve those suffering from disease.
She is, however, also invoked to curse those who trample upon the rights of rulers or those who do wrong with poisonous potions. As in the case of Ninib, the cult of Bau-Gula is prominent in Shirgulla and in Nippur. While generally in close association with her consort, she is also invoked alone, giving her more dominance than most of the goddesses of Babylonia and Assyria.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:https://en.wikipedia.org/wiki/Nintinugga

Il Calderone del Dagda nella mitologia irlandese



Il Calderone del Dagda, una larga pentola che non si svuota mai e che non lascia mai nessuno affamato, è uno dei quattro tesori che i Tuatha Dé Danann portano con sé in Irlanda. Quando il calderone non viene usato serve da contenitore per la Lancia di Lug, che gronda sempre sangue.
Nella mitologia irlandese i Tuatha Dé Danann (cioè le Genti della dea Danu) dalle sedi antiche sul Danubio si mossero verso le 'Isole settentrionali', dove diventarono maestri di magia e tecnica. Al momento di invadere l'Irlanda portarono con sé dalle loro quattro capitali (Fáilias, Gorias, Finias e Murias) quattro tesori (rispettivamente la Pietra del Destino (Lia Fáil), la Lancia di Lug, la Spada di Luce (Claíomh Solais) e il Calderone del Dagda, detto anche 'Coire Ansic', Non-asciutto.

L'erotismo nell'Antico Egitto, nella Cina e nell'India





http://historiaofthe.blogspot.it/2013/11/l-erotismo-nell-antico-egittoi-moche.html

In Cina era la donna a guidare e , come in Giappone, per far durare il marito si usufruiva di anelli che bloccavano la circolazione del sangue. L' India è famosa per i suoi testi sull' erotismo e molto spesso era considerato un legame tra uomo e dio poiché pure gli dei lo facevano .


Continuando il nostro cammino verso ovest troviamo gli egizi , i quali non parlavano quasi mai di sesso , ma ci sono pervenuti dei rotoli di papiro che ci parlano proprio di questo. In Egitto l' omosessualità non era mal vista perché a volte anche gli dei potevano cedere a queste voglie . Era cosa di tutti i giorni la masturbazione poiché il dio che creò la razza umana lo fece masturbandosi.
Come ultima tappa abbiamo la Mesoamerica dove i Moche raffiguravano rapporti sessuali con animali e altro. Possiamo dire che erano senza vergogna , ma questo gli avvicinava agli dei che come vedremo con i greci assumeranno varie forme pur di sedurre uomini e donne .

Ereshkigal, la dea degli inferi sumera metà umana metà pesce, con le scaglie del serpente e con i piedi da cane



FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://gallierikaannamaria.blogspot.it/2011/12/ereshkigal-ereshkigal-geshtinanna.html

Ereshkigal (" Signora della grande terra "), sorella di Inanna e moglie di Nergal , è la dea degli inferi ( il Kurnugea ) nella mitologia sumera .
Governava sui demoni e sulle creature infernali , ed è co-protagonista di diverse storie riconducibili a miti ripresi successivamente . 
Il suo corpo rammenta quello di un pesce , però in aggiunta possiede le scaglie tipiche del serpente , le mani sono umane , mentre dai lombi ai piedi è un cane . 
Per la sua conformazione mista , di adolescente - pesce - cane ricorda la greca Scylla . 
Nel Mito di Nergal ed Ereshkigal la dea invitata dagli dei del cielo a un banchetto , non volle lasciare il suo impero e si fece rappresentare da un proprio ministro , Namtaru ( cioè " il Destino "). 
All'arrivo di questo si alzarono tutti gli dei , a eccezione di Nergal ; Ereshkigal allora chiese che Nergal le fosse consegnato per fargli espiare questo affronto . 
Ma Nergal si ribellò , vinse Namtaru e si accingeva a tagliare la testa di Ereshkigal quando la dea si offrì di sposarlo e dividere con lui l'impero ; Nergal accettò . 

Le teorie di Zecharia Sitchin :
Secondo Zecharia Sitchin Ereshkigal era una aliena di Nibiru , nipote di Enlil , signora del Mondo Inferiore ( l'Abzu situato in Africa meridionale , probabilmente in Zimbabwe ,); sposa di Nergal ; sorella di Inanna . 
Il suo visir nel Mondo Inferiore era Namtar .

L’Atlantide e il regno dei giganti:la Luna,Tiahuanaco e la nascita della civiltà

Di Denis Saurat *
La scienza sta creando oggigiorno una nuova mitologia. L’universo astronomico è misurato in miliardi di anni luce. Il numero di galassie calcolato nel cielo raggiunge il miliardo. Nell’infinitamente piccolo l’atomo è divenuto un mondo incomprensibile, quasi totalmente vuoto e, ciò nonostante, carico di inconcepibili forze esplosive che possono essere scatenate. Nel regno dell’uomo, per noi inevitabilmente posto tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, la cronologia ha spinto indietro le date delle origini. L’uomo esisteva sulla terra cinquecentomila anni or sono e, forse, anche un milione di anni. La residenza dell’uomo, il pianeta Terra, è ai nostri occhi più misteriosa di quanto non fosse in passato. Noi non sappiamo quasi più nulla di come sia nell’interno. L’antico fuoco centrale, terrore della nostra infanzia, che somigliava stranamente all’inferno, è sparito e oggi si dice che probabilmente il centro della Terra non sia più caldo di un confortevole fuoco di legna.

Le teorie dell’evoluzione della superficie terrestre, della deriva dei continenti, degli sprofondamenti sensazionali, passano al livello dei miti, senza tuttavia cessare di presentare aspetti possibili.
Non si sa più nulla con certezza: tutto torna ad essere possibile. Allora l’immaginazione umana che un secolo o due di scienza razionale avevano resa un poco ottusa riprende forza e comincia a utilizzare taluni elementi della nuova scienza. Ma l’immaginazione sembra essere una costante: essa è disposta, non tanto a creare nuove immagini, quanto a dare nuovo valore ad antichissime tradizioni alle quali l’uomo è legato da quando ha cominciato a conoscere se stesso.
Così, una delle più antiche leggende della nostra civiltà, la storia dell’Atlantide raccontata da Platone, ai giorni nostri, ha cambiato aspetto ed è tornata ad essere credibile.

Prima di tutto, una nuova teoria cosmogonica soggetta, è vero, a violente controversie, dà una spiegazione accettabile, non solo di ciò che narra Platone, ma, cosa più importante, di certi passi della Genesi finora considerati pure fantasie.
Inoltre, l’etnografia più recente contribuisce a dare a questa teoria e alla Bibbia conferme del tutto inaspettate. Infine, la psicologia attuale e forse la stessa biologia vegetale, animale e umana rivelano elementi che sono stranamente in armonia con quanto disse Platone e con le narrazioni della Genesi.
L’insieme di questi vari elementi dà un quadro avvincente e nuovo e, tuttavia, così intimamente concordante con le più antiche leggende che sembra preferibile cominciare con il presentare sinteticamente questo quadro per passare successivamente alle conferme e ai riscontri. Eviteremo, così, all’inizio di falsare la prospettiva e di mettere troppo in evidenza aspetti che dovrebbero essere solidamente appurati, e che, per la natura stessa delle testimonianze accessibili, non possono restare che ipotesi. Ed ecco la sorprendente storia che si presenterà, per grandi linee, quando l’immaginazione avrà colmato le lacune della conoscenza.
In seguito, vedremo i numerosissimi frammenti delle prove che permettono il legittimo lavoro dell’immaginazione. Per primo notiamo che le megalomanie che affliggono tanto gli astronomi quanto i fisici dell’atomo non possono essere nemmeno vietate ai nuovi storici. Se le galassie raggiungono il miliardo, se l’atomo può produrre o distruggere tutto un mondo, anche l’uomo può concedere alla sua storia qualche centinaio di migliaia di anni in più o in meno. Perché l’uomo dovrebbe essere più modesto dell’universo di cui fa parte?
Circa trentamila anni or sono, una civiltà molto sviluppata e diversa dalla nostra era stabilita nelle Ande, a una altezza di 3.000 o 4.000 metri al di sopra dellattuale Oceano Pacifico.
L’oceano di allora raggiungeva questa altitudine sulle montagne, e la civiltà di Tiahuanaco viveva in riva al mare. Ciò vuol dire che in quelle regioni l’aria, allora, era respirabile senza difficoltà.
La cosmongia glaciale di HoerbigerPer quali ragioni l’acqua e l’aria si trovavano accumulate a simile altezza? Perché il satellite della Terra di allora, simile alla nostra Luna attuale, distava solo da 5 a 6 raggi terrestri da noi. Invece di una marea simile a quella di oggi, che sale e scende con la Luna a 60 raggi terrestri da noi, la marea di allora, attirata da una gravitazione lunare molto più forte, non aveva il tempo di ridiscendere: quella Luna, d’azione potente, girava troppo veloce attorno alla Terra. Così, tutte le acque del globo erano ammassate in una marea permanente che formava una fascia intorno al nostro pianeta. Questa fascia raggiungeva nelle Ande più di 3.000 metri di altezza. Fatto, questo, confermato da uno strato continuo di depositi marini che si può seguire, a quella altitudine, per 800 chilometri.
Di questa civiltà di Tiahuanaco, della regione del lago Titicaca in generale ci restano gigantesche rovine.
I più antichi cronisti dell’America del Sud ci tramandano che quando gli Incas si spinsero fino a quei paesi, vi trovarono rovine presso a poco nello stato in cui sono oggi, e risalivano, già allora, ad una incommensurabile antichità. Gli Incas, superstiziosi, decisero di andare a stabilirsi più oltre. Invero, le pietre tagliate presentano aspetti che fino ad ora non si riscontravano in nessun altro luogo. Prima cosa: le dimensioni. Una statua, ricavata da un solo masso, ha più di sette metri di altezza e pesa dieci tonnellate. Vi sono dozzine di statue monolitiche simili, tutte trasportate da lontano.
Anche il modo di lavorare la pietra ci rivela qualcosa di eccezionale. Parecchi porticati, o muri con porte e finestre, sono fatti con un unico blocco di pietra. Invece di sistemare le pietre in modo da lasciare l’orifizio libero, come oggi noi facciamo, quelle genti prendevano enormi pietre, di parecchi metri di altezza e di lunghezza, spesse in proporzione, ed erigevano i muri: poi intagliavano le aperture volute.
Ci troviamo di fronte a prove di mezzi di lavoro che l’umanità non ha più conosciuto in seguito. Forse soltanto ai nostri giorni, con i nostri più moderni strumenti, potremmo di nuovo seguire questo procedimento; ma, evidentemente, non lo faremmo per molte ed ovvie ragioni.
Esisteva, allora, una civiltà i cui principi erano diversi dai nostri. Di questa civiltà, anche dal punto di vista intellettuale, noi possediamo oggi elementi che ci illuminano.
Le sculture di uno di questi portici monolitici sono state decifrate nel 1937. Cosa rappresentano? Un calendario concepito molto meglio del nostro: quel calendario comincia da un solstizio ed è diviso in solstizi ed equinozi. I suoi dodici mesi e le sue settimane corrispondono alle fasi cicliche del satellite in cielo. Le figurazioni rappresentano non solo il movimento apparente, ma anche il movimento reale del satellite. Mentre il nostro calendario non ha, astronomicamente parlando, un preciso inizio; i nostri mesi e le nostre settimane non corrispondono alle fasi della Luna e, generalmente, non sappiamo che la Luna ha un movimento reale diverso dal suo movimento apparente. Dobbiamo pensare che gli uomini di Tiahuanaco fossero intellettualmente più sviluppati di noi.
Tiahuanaco, porta del sol - Calendario
Artisticamente, la levigatezza delle loro statue, l’armonia delle proporzioni, l’espressività che lo scultore ha saputo dare al volto dei suoi personaggi sono superiori a quanto noi sappiamo fare oggi. Sono al livello di Michelangelo e delle più impressionanti sculture d’Egitto.
Questo fatto ci spinge a supporre non solo uno sviluppo intellettuale, ma anche uno sviluppo spirituale superiore al nostro.
A vero dire, oggigiorno, orgogliosi come siamo delle nostre conquiste intellettuali, non pretendiamo di avere un alto sviluppo spirituale: siamo portati a negare lo spirito opponendogli l’intelletto.
Ma la cosmografia dell’austriaco Hoerbiger, il creatore di queste nuove concezioni sul sistema solare, ci prospetta un’idea ancora più sbalorditiva.
La Luna non è il primo satellite della Terra. Vi sono state molte lune: ad ogni periodo geologico un satellite ha girato intorno alla Terra.
Perché, infatti, vi sono periodi geologici così bruscamente distinti gli uni dagli altri? Ciò è dovuto al fatto che alla fine di ognuno dei periodi ed è questo che ne determinava la fine un satellite è venuto a cadere sulla Terra. La Luna non descrive intorno alla Terra una ellisse chiusa, ma una spirale che va via via restringendosi e finirà per cadere sulla Terra.
Vi è stata una Luna dell’era Primaria che è caduta sulla Terra, poi una dell’era Secondaria e una di quella Terziaria. Prima di cadere, quando la sua spirale era troppo vicina alla Terra, ciascuna di queste lune si dissolveva, i solidi, i liquidi, i gas si separavano in ragione della loro differente resistenza alla forza di gravitazione; così il satellite, girando troppo velocemente, acchiappava quelle parti che si erano staccate e si muovevano più lentamente, il tutto si trasformava in un anello, simile a quelli che vediamo intorno a Saturno, i quali sono in questo stato attualmente.
Infine, restringendosi la spirale, l’anello toccava la Terra e il satellite si schiacciava, più o meno attorno al nostro pianeta. Tutto ciò che rimaneva preso sotto, piante o animali, era sotterrato e si fossilizzava, per la mancanza d’aria e per la pressione. Infatti si trovano fossili solo in questi periodi. L’organismo sotterrato nei nostri tempi non si fossilizza, imputridisce. Così abbiamo per mezzo dei fossili testimonianze frammentarie sulla storia della vita.
Molto prima di questo urto, durante periodi di centinaia di migliaia di anni, la Luna girava intorno alla Terra a una distanza da 4 a 6 raggi terrestri abbastanza regolarmente, perché il mese lunare era allora uguale al giorno terrestre. I due astri giravano insieme fin quando la caduta della Luna si accelerava e la Luna cominciava, allora, a girare più velocemente della Terra. Durante questo periodo fisso in cui il satellite era ravvicinato, il peso di tutti gli oggetti e di tutti gli esseri terrestri era diminuito, poiché la forza di gravitazione lunare li attirava verso l’alto e compensava gran parte della gravitazione terrestre. Ora, è la gravitazione che determina la nostra statura: noi cresciamo fino all’altezza e al peso del corpo che possiamo portare. Quindi, in questi periodi di forza di gravità alleggerita, gli organismi crescevano di più. Così si sono formati i giganti.
Quali prove?
Alla fine dell’era Primaria, noi troviamo i vegetali giganti che, sepolti per la caduta del satellite, daranno il carbon fossile. Alla fine dell’era Secondaria, noi troviamo animali di trenta metri di lunghezza, diplodochi e altri, divenuti fossili, essendo stati sepolti durante la caduta del satellite dell’era secondaria. Allo stesso modo possono essere esistiti i mammiferi giganti e i primi uomini giganti. Poiché, in quei periodi, gli esseri viventi alleggeriti del loro peso hanno potuto rizzarsi sulle gambe e sui piedi, e la loro scatola cranica allargatasi ha permesso l’espansione del cervello. Altre bestie hanno cominciato a volare: gli insetti giganti del Primario, gli uccelli del Secondario. Poi, nei periodi senza Luna, sopravvissero soltanto esemplari di queste brusche mutazioni: ha avuto modo di sopravvivere chi poté adattarsi alla nuova gravitazione; indubbiamente con conseguente diminuzione delle proporzioni troppo grandi.
Gli uomini normali sono stati formati durante l’era Terziaria prima dell’avvicinarsi della nuova Luna, uomini più piccoli, più pesanti, meno intelligenti: i nostri antenati. Ma alcune razze giganti e intelligenti dell’era Secondaria, forse quindici milioni di anni fa, hanno continuato a esistere, e sono questi giganti che hanno civilizzato gli uomini.
Tutte le antiche mitologie, dall’Egitto e dalla Grecia alla Scandinavia, dalla Polinesia al Messico, riferiscono unanimi che gli uomini sono stati civilizzati dai giganti e dagli Dei.
È il Titano Prometeo che ha tratto gli uomini dal loro stato selvaggio. La Bibbia ci dà testimonianza di giganti, re dei popoli combattuti dai primi Ebrei.
Così, le rovine gigantesche, e tuttavia sovente fatte per esseri di proporzioni umane, diTiahuanaco si spiegano: maestri giganti hanno aiutato e diretto i loro sudditi umani in questi lavori.
I grandi circhi del Titicaca non sono coperti, ma solo circondati di mura. I Re giganti potevano sedere lì al cospetto degli uomini sudditi.
Il carattere pacifico e benevolo di questo primo regno dei giganti sugli uomini trova conferma ovunque. D’altronde, è sufficiente leggere sul viso dei giganti di pietra di Tiahuanaco lespressione di suprema bontà e di saggezza, che è sorprendente. È l’età d’oro degli Antichi.
E le statue gigantesche sono le statue dei giganti Re, perché gli uomini si sarebbero affaticati a trasportarle e a scolpirle? Per solo uomini, sarebbero bastate proporzioni umane. Furono gli stessi giganti che scolpirono le loro immagini. Più tardi, in Egitto e un po ovunque, quando i giganti erano già scomparsi, gli uomini tentarono di evocare e far rivivere il tempo e le immagini degli Dei. Noi troviamo ai nostri giorni, nelle isole vicine alla Nuova Guinea, poveri selvaggi che erigono ancora dolmen e menir senza sapere il perché, proprio come i nostri antenati fecero un tempo in Bretagna, in Inghilterra e altrove. Letà doro dei giganti bonaccioni e civilizzatori non durò che una sola volta. La Luna terziaria, che i giganti e gli uomini di Tiahuanaco conobbero, finì anch’essa per venire a schiacciarsi sulla Terra. Allora, la gravitazione lunare cessò. Le acque degli oceani si abbassarono poiché nulla più tratteneva la fascia marina dei tropici. I mari rifluirono senza dubbio fino ai poli, lasciando scoperti solo i più alti massicci montagnosi.
La enorme massa d’acqua in movimento distrusse uomini e civiltà un po’ ovunque sulla Terra e, infine, il livello dei mari si stabili presso a poco a quello attuale. Chi sopravvisse? Coloro che si erano rifugiati, o già vivevano isolati, sulle alte montagne, come Platone stesso dice.
Nelle Ande l’aria era divenuta irrespirabile: poiché, adesso, si era a 4.000 metri sul livello del mare. Una civiltà quasi completamente marittima ormai non era più possibile: il mare era scomparso. I sopravvissuti non poterono fare altro che scendere verso le paludi che il mare, ritirandosi, aveva create: la loro civiltà era perduta e, con essa, la loro terra, le loro navi, i loro arnesi, la maggior parte dei loro sapienti certamente: i sopravvissuti dovettero essere ben pochi. I grandi spostamenti del mare avevano repentinamente distrutto le città: intorno al Titicaca si trovano cantieri che rivelano essere stati abbandonati d’improvviso. Si doveva ricominciare quasi dal nulla.
Le antiche mitologie acquistano ora un significato e ci aiutano a capire. Alcune razze di giganti degenerarono a tal punto che divennero cannibali e si nutrirono di carne umana. I giganti-orchi si trovano in tutte le tradizioni. Altri giganti rimasero più civili e lottarono contro le barbarie della decadenza. Tutti i popoli ricordano orrende lotte tra giganti e Dei: gli uomini considerarono Dei coloro che li proteggevano. Ercole è uno degli Dei più antichi, sia in Grecia che in Egitto: è il gigante buono che distrugge i giganti cattivi. Giove stesso non può vincere i Titani senza l’aiuto di Ercole. Poi, naturalmente, i giganti s’indebolirono: fisiologicamente, nei periodi di Luna lontana, non potevano più sopportare il loro peso e anche il loro cervello degenerò. E, allora, gli uomini sterminarono i mostri. Davide uccise Golia. L’arma da getto, la fionda, dei piccoli uomini fece scomparire i giganti divenuti più o meno ebeti.
Anche Victor Hugo, nei racconti delle fate, si meraviglia:
Di vedere orribili, instupiditi giganti Vinti da nani intelligenti e coraggiosi. Così giungiamo all’alba della nostra Storia, quella che comincia circa sei o settemila anni fa. I giganti sono sterminati. Restano narrazioni alle quali a stento si può credere: come Urano e Giove divorarono i loro figli; come gli Ebrei, entrando nella terra promessa, trovarono il letto di ferro di un re gigante alto quattro o cinque metri; come antiche civiltà erano scomparse a causa di cataclismi; e la storia dell’Atlantide non è che un episodio di queste distruzioni. E restano inspiegabili testimonianze. Le statue gigantesche, lisola di Pasqua, Karnak e Stonehenge, gli ultimi selvaggi del Pacifico.
Più inspiegabili, infine, di tutte le narrazioni tramandate e di tutte le testimonianze, sono i sogni incoercibili. Tutte le generazioni degli uomini che conosciamo hanno sognato — e sognano ancora la grande civiltà scomparsa, origine di tutte le civiltà successive dell’Atlantide e dei buoni giganti; e in tutte le generazioni continuano anche gli incubi di catastrofi, di sfaceli e di decadenze. E la psicanalisi e lanalisi psicologica più recenti si sono progressivamente ridotte all’ultima ipotesi, così difficile d’accettare, ma divenuta sempre più inevitabile: che dietro tutto questo ci sia qualcosa di irrimediabilmente vero. Il mondo e la sua storia sono pieni di catastrofi e meraviglie molto più di quanto fino ad ora abbiamo creduto.
Se noi cerchiamo un Atlantide che sia la fonte di tutte le civiltà e sintetizzi tutte le tradizioni, possiamo credere che questa società delle Ande, trentamila anni fa, sia stata l’Atlantide. Invece di scomparire sotto il mare, essa è stata abbandonata dal mare ed è comunque perita. Quando le acque si furono calmate, gli uomini decaduti, che vivevano in Europa e si ricordavano dell’antica madre dei popoli dalla quale erano stati colonizzati e civilizzati, dovettero avventurarsi verso l’Ovest per ritrovarla.
Ma fino a Cristoforo Colombo, nessuno aveva più ritrovato quella terra: i navigli erano troppo piccoli, gli equipaggiamenti troppo scarsi, la capacità di navigare insufficiente. E così la tradizione stabili che quel continente si era inabissato: poiché per quanto lontano si andasse verso l’occidente non si trovava più nulla. L’oceano era vuoto. I Greci finirono per dire che da quella parte si giungeva ad isole felicissime, alle quali approdavano solo i morti.
Ma è una tradizione più breve e succinta che Platone narra. Egli pone la catastrofe solo circa diecimila anni fa, provocata da una inondazione. La teoria di Hoerbiger ci permette anche di collocare, in quel tempo e in quello spazio del Nord Atlantico, un’altra Atlantide più modesta, che tuttavia ci colpisce in modo particolare. La catastrofe delle Ande può essersi verificata duecentomila anni fa. Dopo questa data la Terra si è trovata senza satellite fino all’avvento della nostra Luna attuale. Questa Luna era un piccolo pianeta che, come tutti i pianeti, girava intorno al Sole in una spirale che si restringeva.
I piccoli pianeti ruotano in spirale più rapidamente di quelli grandi perché la loro forza d’inerzia è minore: essi portano in sé una carica minore della primitiva potenza esplosiva che li ha lanciati lontano dal Sole. Dunque, nella loro spirale che si avvolge più rapidamente, i piccoli pianeti raggiungono quelli grandi.
Accade fatalmente che un piccolo pianeta passi troppo vicino a uno grande e allora la gravitazione del grande pianeta, a questa distanza, è più forte della gravitazione del Sole. Il piccolo pianeta si mette a ruotare attorno all’altro: diventa un satellite.
Così la nostra Luna fu captata dalla Terra, forse dodicimila anni fa. E nuova catastrofe sulla Terra a quell’epoca: il globo terrestre prese la sua forma rigonfia ai tropici, l’aria, le acque e il suolo stesso attratti dalla gravitazione lunare, come ancora oggigiorno. I mari del Nord e del Sud rifluirono verso la parte mediana della terra.
Concepiamo che una civiltà si era stabilita in un’epoca compresa fra trentamila e dodicimila anni or sono su altopiani fra il 40° e il 60° grado di latitudine Nord; ed ecco questa civiltà di nuovo distrutta, questa volta per sommersione: le acque del Nord, come racconta Platone, la ricoprono in una sola notte, e più a Nord hanno di nuovo inizio le ere glaciali su terre prive di aria e di acqua per l’attrazione della nuova Luna.
Così si presentano a noi due Atlantide: ambedue possibili; l’una di gran lunga posteriore all’altra e derivata da essa. D’altronde, ambedue ci saranno necessarie se vorremo integrare tutte le tradizioni delle quali ancora possediamo, fin da tempo antichissimo, frammenti disseminati in ogni parte della Terra.
* Denis Saurat- L'Atlantide e il regno dei giganti

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