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La dinastia wahhabita: Borgia del XXI secolo

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Di René Naba
Jamal Khashoggi: Recidiva, a meno di un anno dal sequestro di Sad Hariri
La scomparsa in Turchia, il 2 ottobre 2018, del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ex-direttore del gruppo Media ROTANA del principe Walid bin Talal e editorialista del Washington Post, meno di un anno dopo il sequestro del primo ministro libanese Sad Hariri, il 4 novembre 2017, ricorda una pratica comune in Arabia Saudita, ovvero l’uso smodato e spericolato del rapimento come mezzo preferito di soppressione, come evidenziato dall’elenco non esaustivo di principi ed oppositori scomparsi nell’impunità. Un’antica pratica comune inaugurata in Libano nel 1975, dalla guerra civile.
Curioso rovesciamento delle cose: Arabia Saudita e Turchia, due grandi architetti della distruzione della Siria per il primato sunnita sul mondo musulmano, si trovano in questo caso malvagio, in Stato di guerra latente, mentre entrambi sono in cattive condizioni, col regno saudita che potrebbe subire le conseguenze dell’atteggiamento oltraggiosamente sprezzante nei confronti della pratica internazionali, e la Turchia scontare l’assenza di tono nei confronti di un chiara violazione della sua sovranità. L’elenco degli oppositori sauditi rapiti… nell’impunità
Nasir al-Said
L’esempio più noto è quello di Nasir al-Said, capo dell’opposizione saudita, rapito a Beirut durante la guerra civile libanese dai servizi sauditi con la complicità dei capi palestinesi, tra cui Abu Zaym, il capo militare di Fatah nel sud del Libano, agendo su ordine di Abu Iyad, braccio destro di Yasir Arafat. Nasir al-Said, autore di un notevole libro su “Il regno di al-Saud”, drogato fu gettato da un aereo militare saudita su Rub al-Qali, regione desertica del regno. Che i capi palestinesi si siano prestati a tali compromessi morali, consegnando un oppositore politico a una dittatura, spiega parte del crollo del comando nella guerra di liberazione nazionale.
Principe Sultan bin Turqi 
Il secondo caso noto è quello del principe Sultan bin Turqi bin Abdalaziz, nipote del fondatore del Regno. Sultan fu rapito nel palazzo di re Fahd a Ginevra, in seguito a una trappola, drogato ed esfiltrato dalla Svizzera con un aereo di soccorso medica per l’Arabia Saudita, dove fu controllato tra ospedale ed arresti domiciliari. La sua colpa fu denunciare la vasta rete di corruzione tra Rafiq Hariri, ex-primo ministro del Libano e padre di Sad, e i principi della famiglia reale saudita. Il suo rimpatrio forzato fu quindi deciso. Significativamente, il principe Sultan bin Turqi fu rapito due volte, la seconda nel 2016. Durante il viaggio verso Cairo, il suo aereo fu dirottato. Da allora, ogni traccia è scomparsa. La storia delle torture subite qui.
L’elenco dei rapiti secondo al-Mayadin
La rete televisiva libanese “al-Mayadin”, composta da dissidenti di al-Jazeera, “trasmise la lista di sei altre personalità saudite scomparse in condizioni oscure, tra cui:
1- Nawaf bin Talal al-Rashid, portato in Arabia Saudita dal Quwayt nel 2017. Da allora ogni traccia è scomparsa. Secondo la rete libanese, Nawaf probabilmente “ha incontrato il destino del padre”, una personalità saudita uccisa da stranieri in Algeria nel 2003.
2- Principe Saud bin Sayf al-Nasr. Rapito nel 2015 dall’Italia. Attratto da un magnifico contratto commerciale, il principe evaporò. Da allora, tutte le tracce sono scomparse.
3- Principe Turqi bin Bandar al-Saud, alto funzionario dell’apparato della sicurezza del regno, entrò in conflitto con un componente della famiglia reale per questioni di eredità. Imprigionato, fu rilasciato scegliendo Parigi come luogo di residenza. Dall’esilio, moltiplicò critiche e rivelazioni su politica ed imbrogli del regno sui social network, in particolare youtube. Viaggiando da Parigi, il principe fu rapito in Marocco, località di villeggiatura preferita della dinastia wahhabita. Da allora, tutte le sue tracce sono scomparse.
4- Muhamad al-Mufrah: oppositore saudita morì in condizioni oscure nel 2014 mentre era a Istanbul.
5- Wajd Qazaui, vittima di sequestro dei servizi sauditi, che l’attrassero con un grande progetto redditizio, fu arrestato al ritorno in Arabia Saudita e incarcerato con altre forme di processo.
6- Principe Abdalaziz bin Fahd, figlio di re Fahd, cugino del principe ereditario Muhamad bin Salman ed ex-compare del primo ministro libanese Sad Hariri, sequestrato nella repressione dei funzionari sauditi del novembre 2017, nel quadro della lotta alla corruzione. Il principe è in detenzione senza processo, espiando il crimine di lesa maestà avendo apertamente criticato il principe ereditario di Abu Dhabi Muhamad bin Zayad, mentore belluino dell’erede al trono wahhabita. Curioso capovolgimento delle cose, anche qui il principe Abdalaziz bin Fahd istigò il rapimento di un cugino, sotto il regno di suo padre, il suddetto principe Sultan bin Turqi.
Ex-orchestratore della campagna d’immagine dell’Arabia Saudita nel mondo, nonostante la turpitudine, e a differenza dell’altro scomparso Jamal Khashoggi, esiliatosi negli Stati Uniti nel 2017, ha non invocò mai la sedizione, tanto meno la rivoluzione o il cambio di regime. L’unica lamentela che gli si poteva approcciare era che non giurò lealtà assoluta al nuovo padrone del regno, il principe ereditario Muhamad bin Salman. La dinastia wahhabita: la versione beduina dei Borgia del XXI secolo.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
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