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Verso una rivoluzione politica



Di Salvatore Santoru

La voglia di cambiamento è sempre più forte nella nostra società.

In Europa e in Italia sta montando una sempre più crescente insofferenza e rabbia verso le classi dominanti politiche ed economiche, sinora rimasta latente.

La corruzione e l'ipocrisia che per anni e anni è stata da loro perpetuata, non è più sopportabile.

Sino ad ora tali sensazioni sono state vissute molto confusamente, e a parte un generico populismo non esiste ancora un'ideale che riesca da fare da collante e orienti, ma tutt'al più solitamente ci si rifà a quella o l'altra ideologia del passato, di sinistra o di destra.

Cioè non è di per sé un fattore negativo, difatti come affermato da Erich Fromm :

" Tutti i veri ideali hanno un elemento in comune: esprimono il desiderio di qualche cosa che non è ancora realizzato, ma che è desiderabile ai fini dello sviluppo e della felicità dell'individuo .

Cioè che manca è un nuovo ideale e una chiara visione politica, che sappia andare oltre le narrazioni ideologiche dominanti, siano esse di destra come di sinistra, servendo come guida nella realizzazione di un serio cambiamento politico e sociale.

Inoltre è assente un progetto costruttivo, che serva per trasformare la giusta indignazione popolare in proposte e azioni concrete e costruttive, invece di far sì che esse finiscano per essere sprecate e alimentare tendenze distruttive e disfunzionali.

Sinteticamente, bisognerebbe far sì che la rabbia e l'indignazione non vengano dissipate in un' ondata  puramente nichilista senza scopo, ma gestite e "sublimate" al meglio per garantire la riuscita di una seria rivoluzione,di una Rivoluzione Consapevole che miri a sradicare corruzione e ingiustizie, e riportare le persone al centro della politica.

Per una nuova visione ideale della società e del mondo



Di Salvatore Santoru

La società contemporanea è sottoposta alla dittatura di un "pensiero unico" dominante.

Pensiero unico che è alla base del sistema neoliberista e dell'ideologia radical/progressista ,egemoni rispettivamente nell'economia e nella "cultura di massa".


La visione ideale veicolata da tale pensiero unico, è basata sulla riduzione dell'essere umano ad un semplice ingranaggio sociale ed economico, da cui la "mercificazione dell'esistente" dominante.


Un'altro dogma fondamentale è quello relativo alla completa "fede" nella "tecnica"(scientismo), nel mito della cosiddetta "crescita economica infinita", e della globalizzazione.
Ultimamente, però, sembra proprio che stia nascendo una seria alternativa a tutto ciò, e che la situazione stia gradualmente cambiando.


La sempre più forte diffusione dell'interesse verso questioni ambientali e alimentari ( ad es il vegetarianismo/veganismo o il cibo bio e a km zero), la crescita del cosiddetto "salutismo", la creazione di nuove forme di economia e finanza alternative, e di un tipo di politica più "attivo, hanno posto le basi per la propagazione di un nuovo pensiero e di una nuova visione dell'essere umano e della società.


Una visione tesa a sostenere e valorizzare l'essere umano nella sua integrità.

Una visione incentrata sul fondamentale ruolo attribuito all'etica e ai valori costruttivi, a dispetto della promozione degli aspetti più distruttivi e degradanti tutt'ora egemone.

Una visione basata sul rifiuto del nichilismo tutt'ora dominante, e quindi del dogmatico materialismo, del consumismo e del totalizzante relativismo ad esso correlati.

Politicamente, tale visione è legata alla sempre più forte esigenza di una nuova politica, che vada oltre l'obsoleta dicotomia destra/sinistra e che serva realmente gli interessi degli individui e della società.


Essa rappresenta inoltre una reazione contro gli aspetti più critici della modernità, e al tempo stesso la speranza di un'altra modernità, fondata su uno sviluppo sostenibile e basato sull'armonia tra essere umano e Natura.


Essa è anche fondata sulla valorizzazione dell'interiorità rispetto all'esteriorità e dell'utile rispetto al futile.

Essa è fondata anche sulla valorizzazione della Terra rispetto al mero progresso economico, e quindi della Nazione rispetto alla globalizzazione, quest'ultima fondata sul mito della crescita economica infinita e su una concezione assolutista che travalica limiti e radici, naturali compresi.


Essendo il termine "Nazione" al giorno d'oggi un fortissimo tabù, bisogna specificare che con questa parola non intendo la definizione ottocentesca o meramente ideologica di tale termine ( legata alla concezione di Stato/nazione) a cui siamo abituati, ma semplicemente il suo reale significato, Terra natia. 


Come molto spesso si dice, accettare e valorizzare sé stessi è necessario per accettare e rispettare l'Altro, così come accettare e valorizzare la propria origine.

Gandhi si propose sostenitore di un "nazionalismo non violento", un concetto che andrebbe sicuramente recuperato al giorno d'oggi.


L'equilibrio nazionale e l'armonia tra le diverse nazioni che compongono la Terra dovrebbe essere la priorità, e questo è impossibile raggiungere con la globalizzazione, che prevede la distruzione delle differenze che compongono il mondo, portando enormi squilibri.


Non a caso tutti i processi di globalizzazione nella storia sono stati basati su continue guerre, violenze e squilibri internazionali (imperialismo, colonialismo e così via).


Solo un mondo basato sul rispetto dell'intrinseca diversità di ogni individuo, può garantire la pace sociale, così come solo un mondo basato sul rispetto di ogni Nazione ( che rappresenta un determinato popolo ) può garantire la pace mondiale, e mai potrà farlo la pretesa di omologazione, totalitaria per natura.

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