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Dimenticati e silenziosi, sono 5 milioni gli anziani soli

Di Sara Mauri
È il 9 di luglio e sono le 9 di mattina, cuore di Napoli. Una signora compone il numero 113, il numero per le emergenze.

Chiede aiuto, dice che è stata rapinata. Quanti anni ha, signora? «Novantatrè». Sul posto, in zona San Carlo dell'Arena, accorre una pattuglia. Gli agenti, preoccupati dalla telefonata ricevuta, arrivano in fretta. Ma la signora non è legata, è tranquilla, sta bene, i capelli ordinati, il vestito blu. La rapina, in realtà, non c'è mai stata. La signora ha chiamato perché si sentiva sola. Dopo una certa età ci si sente spesso dimenticati. E quando le città si svuotano, le scuole chiudono e i bambini se ne vanno, il vuoto si fa sentire e pesa. Quello della solitudine è un problema sottovalutato nella nostra società, che vive di velocità e ignora la lentezza. Come se la gente sui social e le persone fuori, vivessero su binari paralleli che non si incontrano. Ma c'è un'altra signora, la cui foto sta facendo il giro del web. Lei cuce presine e centrini davanti al Tribunale di Roma con i suoi ferri da maglia. Lei lo fa per non rimanere chiusa in casa, «per sentirsi attiva» e «per uscire all'aria aperta», ma «non ha bisogno di aiuti economici» perché di lei si prende cura il figlio. E c'è anche quel signore, la cui immagine girava sui social, che ogni giorno porta la fotografia di sua moglie sul lungomare di Gaeta per farle vedere il mare. La foto, che lo ritrae di spalle, è stata scattata dal titolare dell'Antica pizzeria Ciro ci regala un retrogusto amaro perché racchiude insieme la dualità di due concetti: amore e dolore. Ma la solitudine accompagna un fenomeno che stiamo imparando a conoscere e con cui dovremo fare presto i conti: l'invecchiamento della popolazione. Come riporta LaPresse, in Italia c'è «la bomba invecchiamento», oltre 5 milioni di anziani vivono soli. E la bomba esploderà presto. Secondo l'Istat, l'innalzamento dell'età della popolazione porterà con sé diverse problematiche: aumenteranno le persone non autosufficienti e la solitudine e l'emarginazione sociale diventeranno fenomeni diffusi. I problemi saranno cure e assistenza. Ma anche pensioni e previdenza. «Oggi, tre lavoratori hanno sulle spalle un anziano, domani saranno solo in due a sostenerlo»: questo è quello che segnalano le proiezioni sociodemografiche e sanitario-assistenziali elaborate dall'Istat per Italia Longeva (rete nazionale sull'invecchiamento e sulla longevità attiva). Le previsioni, presentate agli Stati generali dell'assistenza a lungo termine al ministero della Salute, considerano il periodo tra il 2030 e il 2050 e mostrano uno scenario preoccupante: la popolazione diminuisce e, contemporaneamente, invecchia. «Nei prossimi 50 anni le generazioni maggiormente a rischio di non autosufficienza passeranno da un quinto a un terzo della popolazione italiana», dice Boeri. Nel 2030, le disabilità interesseranno 5 milioni di anziani. E allora, forse è meglio prepararci perché il futuro ci guarda dritti in faccia e ci chiede attenzione.

Il dramma dei padri separati

SAD MAN

I padri separati e il loro dramma silenzioso: le difficoltà economiche, la mancanza della casa e l'allontanamento dai figli

Di Elisabetta Invernizzi
Una bambina guarda il letto dove ha dormito suo papà. Accarezza le lenzuola, sistema il cuscino, rincorre con le dita le grande sagoma rimasta impressa sul materasso. Dopo la separazione, Marco ha perso tutto. La casa, il lavoro, gli affetti. Dei mesi passati in macchina agli angoli delle strade ricorda il buio delle notti accovacciato sui sedili posteriori, l’odore rancido alle prime luci del mattino, i vetri appannati dietro cui nascondersi. E la paura di incrociare all’improvviso lo sguardo di sua figlia. Marco ora vive in una stanza e divide l’appartamento con altri padri come lui. Ma la vergogna non si cancella. “Mi ha chiesto di mostrarle il letto dove dormiva suo papà”, racconta Gianmario Pagani, padre separato e presidente dell’associazione ‘La Rinascita’ di Como. “Voleva vederlo con i suoi occhi per accertarsi che stesse bene. E poi ha sorriso”.
In Italia i padri separati sono circa 4 milioni, 800mila si trovano sulla soglia di povertà secondo il Rapporto Caritas 2014 . Un esercito di uomini che, complice la crisi economica, per sostenere il mantenimento dello stesso tenore di vita all'ex moglie e ai figli, non hanno i soldi per pagare un affitto e così vivono dentro un'automobile o sono ridotti allo stato di clochard. Papà in giacca e cravatta in fila alla mensa dei poveri, costretti a dormire in macchina e a farsi la doccia in ufficio.
“Non possono permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni, non possono scaldare adeguatamente casa e arrivano a fine mese con grande difficoltà”, si legge nel Rapporto. Un fenomeno in continua crescita, come testimonia l’andamento dei servizi rivolti ai padri separati. “Dal 2013 a oggi sono aumentate le richieste di alloggi e servizi residenziali”, spiega Laura De Lauso, responsabile dell’Ufficio Studi Caritas. “Per un papà separato la casa è una necessità, non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico. È uno spazio per ritrovare se stessi, per riprendere in mano la propria vita oltre che un luogo sano dove poter incontrare i figli”.
La separazione, le difficoltà economiche, la mancanza di una casa. Un dramma silenzioso che confina molti uomini allo stato di indigenza a cui si somma il dolore per l’allontanamento dei figli. “Una quercia abbattuta senza più radici. Fragile, inerme e senza più dignità”. Pagani descrive così la condizione di un uomo che, non più marito, non vuole rinunciare a essere padre e lotta ogni giorno, in silenzio, per non finire nel baratro della solitudine, dell’abbandono e della negazione dei suoi diritti di genitore. “Ogni bambino vede il proprio papà come un eroe”, spiega ad HuffPost. “Ma dopo una separazione quella quercia forte e protettiva diventa una canna sbattuta dal vento. E quando un uomo non riesce più a prendersi cura della sua famiglia, perde la stima in se stesso e si sente un fallito”.
A peggiorare questa situazione l’isolamento e la solitudine con cui molti uomini affrontano questo dramma. “Il padre separato non fa rumore, non chiede aiuto, si vergogna. Lo riconosci dallo sguardo perso e remissivo”, racconta Pagani ad HuffPost. “Sono stato anch’io in quella situazione. La prima cosa che facevo al mattino quando mi svegliavo era pulire la macchina dove avevo dormito per cancellare ogni segno della notte precedente perché mi vergognavo”. Il pudore, il bisogno di nascondersi e di non mostrare la propria debolezza di fronte ai figli. “Spesso gli uomini non hanno la forza morale per affrontare questa situazione. Così si innesca una spirale per cui i papà che non riescono a pagare gli alimenti si sentono in difetto e pensano di non meritarsi l’affetto dei figli”.
Un rapporto, quello con il bambino, che rischia di incrinarsi con il venir meno della quotidianità. Dopo la separazione la relazione con il figlio cambia e il più delle volte in senso negativo tanto da parlare in alcuni casi di crisi del rapporto. Una ferita aperta per molti uomini che si sentono privati della possibilità di trascorrere più tempo insieme al bambino. “Il 58,1% dei padri intervistati denuncia un peggioramento nella qualità dei rapporti con i figli”, si legge nel Rapporto. “Le madri invece riconoscono per lo più un miglioramento”. A rendere insoddisfatti i papà sono la frequenza delle visite, i luoghi degli incontri e l’impossibilità di partecipare a momenti importanti della vita del bambino come compleanni, feste e altre ricorrenze. “Alcune mamme tendono persino a ostacolare il rapporto padre-figlio”, spiega l’avvocato Walter Buscema, presidente di ‘Nessuno tocchi papà’, associazione che si occupa di dare voce ai padri separati. “E così, dopo la fine del matrimonio molti cercano di rafforzare il rapporto con il bambino viziandolo, e diventando poi dei compagni di gioco più che dei papà”.
Le associazioni a difesa dei padri separati la chiamano “paternità negata” e denunciano una disparità di trattamento tra uomo e donna dopo la fine della relazione quando di mezzo ci sono i figli. “I papà sono trattati dallo Stato come genitori di serie B”, spiega Buscema ad HuffPost. “Spesso si dice che i figli dei separati siano orfani di padri viventi. È una provocazione ma rispecchia la realtà di molte famiglie in Italia. Colpa di una legge che risente ancora del vecchio pregiudizio secondo cui i figli sono solo della mamma. Ma i bambini hanno diritto di godere dell’affetto di entrambi”.

POLIZIA VIOLENTA BIANCA E GANG NERE, LE DUE FACCE ESTREMISTE DELLA QUESTIONE RAZZIALE NEGLI USA


Racism

Di Salvatore Santoru

Recentemente gli USA sono stati scossi dall'attacco terroristico a Dallas, attacco avvenuto durante la marcia pacifica degli afroamericani che protestavano contro le violenze della polizia.
L'attacco è stato perpetrato da estremisti neri e sia questa vicenda come i recenti crimini di cui sono stati vittime due afroamericani fa capire quanto ancora c'è da fare sul piano della questione razziale negli USA.
Difatti, da una parte si ha un settore della polizia bianca decisamente razzista e incline ad abusare del proprio potere sui cittadini neri(specie se indifesi e/o disarmati) e dall'altra si hanno gang violente di estremisti neri specializzati in crimini di varia natura.
Entrambe queste due fazioni di estremisti diffondono e propagandano odio e violenza nella società e nell'ambito delle rispettive comunità razziali, con i primi che attaccano gli afroamericani in sé e la polizia che non condivide i loro estremismo e i secondi che attaccano i bianchi in sé e la polizia in sé.
Tali due forme di estremismo e fanatismo non sono altro che due facce della stessa medaglia e non proprio casualmente l'impatto dei primi viene minimizzato non raramente da certa destra autoproclamata "conservatrice" mentre quello dei secondi viene tenuto ben poco in conto da certa sinistra autoproclamata "liberal".

FOTO:https://www.papermasters.com

Il fenomeno del bullismo e le problematiche correlate


Di Salvatore Santoru

Negli ultimi anni ci si sta interessando sempre di più del problema del bullismo, un problema che colpisce sopratutto bambini e adolescenti nel periodo che va dall'inizio delle elementari alla fine delle superiori.
In linea di massima si può sostenere che il bullismo è una modalità di relazione improntata alla distruttività e alla violenza, indiretta o diretta, con rapporti di potere nettamente squilibrati a favore di chi perpetra gli atti di bullismo("bullo") e a scapito di chi li subisce ("vittima del bullismo"). 
Da un punto di vista psicologico bisogna segnalare che solitamente chi diventa vittima tende ad essere "debole" e non di rado "insicuro" in alcuni aspetti della vita scolastica e/o sociale, e tale debolezza viene facilmente usata dal bullo, che al di là dell'apparenza di illusoria "potenza" che crede di sfoggiare, tende a diventare "bullo" a causa di problematiche varie(sociali,culturali o mentali) e per cercare di reagire a questa situazione decide di scagliarsi contro quelli che sono considerati o ritenuti più "deboli" ma non raramente anche verso chi ritiene in qualche modo "migliore" di lui.

Si potrebbe sostenere che effettivamente il bullismo costituisca una sorta di "relazione tossica" se non proprio "malata" e "perversa", dove i protagonisti diventano schiavi di ruoli prestabiliti, ovvero: la vittima tende a vergognarsi e distruggersi interiormente e inizia a credere di non "valere nulla", il "bullo"può credere che tali suoi comportamenti siano "funzionali" e diventa schiavo di una "visione perversa" della vita che a lungo andare può ritorcerli contro.

Essenzialmente, non sarebbe una brutta idea trattare la problematica del bullismo come una vera e propria "malattia", una "malattia" che corrode l'anima e l'animo di oppressori e oppressi e che può portare a effetti devastanti se non trattata o combattuta in tempo.

D'altronde, a ben guardare il "bullo", o in generale chi presenta (adulto e non) caratteristiche di personalità violente e oppressive, non è forse un'individuo in qualche modo "impossessato" dai suoi demoni interiori e da un degenerato e deviato "egocentrismo" che lo "costringe" a comportarsi in modi prestabiliti e disfunzionali ?

Indubbiamente, è quantomeno necessario combattere e prevenire il bullismo anche per via del fatto che esso è la prima "costruzione sociale" di tanti fenomeni distruttivi e negativi che si presentano nella società.

Difatti, nella sostanza sia le azioni più violente e distruttive del bullo così come di qualunque altro individuo che sfrutta e/o distrugge gli altri(specie chi considera più "debole") e in linea più generale di un'individuo che segue una via "deviata", sono tutte caratteristiche che rientrano in un'idea distorta e distruttiva della vita,del mondo e delle relazioni sociali, e che è la causa dei problemi e delle ingiustizie di cui tanto si sente parlare.

Risulta necessario combattere il bullismo e altri tipi di fenomeni violenti e distruttivi per cercare di creare una società migliore e più libera, e al contempo porre le basi per la formazione di individui consapevoli e liberi.

FOTO:http://www.respectu.com

Nuggets:la tossicodipendenza spiegata da un cartone animato


Questo video, spiega chiaramente quello che succede quando si assumono stupefacenti.
Un cartone animato che fa riflettere e che dovrebbe essere condiviso dal maggior numero di persone possibile.

Istat: disoccupazione record 13,2%, record storico dal1977



Di Salvatore Santoru


Stando agli ultimi dati ISTAT il tasso di disoccupazione è stato stimato al 13,2% ad ottobre, in aumento dello 0,3 di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,0 punti nei dodici mesi.

Si tratta, come riporta Repubblica, di un massimo storico: il valore più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, ovvero dal 1977, ovvero ben 37 anni fa.

Le cose si mettono ancor più male per i giovani, dei quali uno su due non lavora, e il cui tasso di disoccupazione raggiunge ben il 43,3%, con un'aumento di 0,6 punti percentuali sul mese precedente e di 1,9 punti su base annua.

La situazione è tutt'altro che rassicurante, nonostante le boccate d'ottimismo da parte del Ministero del Lavoro e del premier Matteo Renzi, e l'approvazione del Jobs Act non fa presagire nulla di roseo nell'immediato.

Guerra tra poveri



Di Salvatore Santoru

C'è aria in Italia, come d'altronde in tutta l'Unione Europea, di una vera e propria guerra tra poveri.
Le recenti tensioni di Tor Sapienza confermano questa sensazione.

Ormai la situazione è giunta a un livello allarmante, come d'altronde già previsto ampiamente da diverso tempo dalla cosiddetta "informazione alternativa".

Si sta creando e alimentando una "logica di conflitto" che coinvolge un pò tutti:italiani contro stranieri, precari contro lavoratori fissi e così via.

Tale situazione è fortemente voluta e fa comodo a determinati poteri che sul caos traggono profitto per consolidare e aumentare il proprio potere.

Pensiamo alla turbolenta e sempre più discussa questione dell'immigrazione clandestina.


Al di là dei soliti proclami demagogici considerati, a torto o a ragione, "xenofobi" o "buonisti", c'è realmente bisogno di fare un serio ragionamento, che prescinda da pregiudizi e luoghi comuni tipici di ambo le parti.

Come si può ben constatare, c'è da dire che la situazione che si è venuta a creare porta disagio sia agli "autoctoni" che agli immigrati o migranti dir si voglia, questo sopratutto nelle fasce più basse della popolazione.

Tale situazione, oltre a far comodo alla mafia e alla criminalità organizzata, è ben profittevole indubbiamente per industriali senza scrupoli, per il semplice fatto che con l'utilizzo di maggior "manodopera a basso costo", si può procedere tranquillamente nell'erodere diritti per cui si era combattuto in anni e anni, e sopratutto per quei gruppi di potere internazionali che spingono per una sempre maggiore globalizzazione, che dietro la mitizzazione che se ne fa, sta portando ad un'aumento incredibile delle diseguaglianze sociali e economiche.

In tutto questo, degli esseri umani vengono trattati come "merce" e a buon diritto si potrebbe pure parlare di una sorta di "tratta degli schiavi" moderna, perchè di questo si tratta in fin dei conti.

L'obiettivo finale di questi gruppi di potere (finanziari,industriali e politici ) è sradicare, tramite il conflitto e appunto la "guerra tra poveri", ogni identità culturale e differenza tra i popoli, in modo da renderci tutti come meri consumatori, in un mondo totalmente mercificato e omologato, insomma quello che viene chiamato il "Nuovo Ordine Mondiale".

Superfluo dire che migliaia di individui siano usati come "carne di macello" per questo scopo, e le "guerre tra poveri" saranno sempre più frequenti, a meno che non arrivi un drastico cambiamento.

Un cambiamento che si basi sulla riappropriazione della sovranità e dell'autodeterminazione da parte dei popoli, e serva da base per la costruzione di un mondo, dove al posto dei continui conflitti e dell'odio e caos conseguente, si basi su una reale valorizzazione e tutela delle diverse identità umane, in tal modo giungendo a una reale pace, invece di un'omologazione forzata che non sta portando che a estremi squilibri.

Negli Usa aumentano i bambini senza fissa dimora

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Di Cristina Amoroso
Secondo i dati pubblicati lunedì scorso dal Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti, nell’anno scolastico 2012-2013, circa 1 milione e 300 mila bambini senza fissa dimora sono stati iscritti nelle scuole americane, con un incremento dell’8 per cento rispetto all’anno scolastico precedente. Dati che sottovalutano la crisi perché non includono neonati, bambini in età prescolare e bambini di strada senza fissa dimora non identificati dal personale scolastico.
La stragrande maggioranza dei bambini senza casa vivevano in quartieri “doubled-up”, dove più famiglie vivono insieme non per scelta propria. Sono stati identificati circa 70 mila che vivono in albergo, motel o in rifugi. Inoltre, i distretti scolastici hanno riferito che circa 76 mila di questi alunni vivevano per conto proprio, in strada.“Mentre l’economia può essere tornata a vantaggio di pochi, per i più i momenti rimangono difficili per permettersi di trovare un alloggio a prezzi accessibili”, ha dichiarato Bruce Lesley, presidente dell’associazione no-profit First Focus Campaign for Children.
Purtroppo “questo problema continua a peggiorare perché in termini di programmi di governo e di sostegno per i senzatetto, i bilanci sono stati tagliati negli ultimi anni, e sono sempre meno disponibili alloggi a prezzi accessibili”, ha detto Jeremy Rosen, direttore di advocacy presso il National Law Center on Homelessness & Poverty.
Quando un bambino diventa senzatetto, una formazione stabile è più importante che mai, essenziale quindi proteggere il diritto dei bambini senza dimora a rimanere a scuola e ottenere il sostegno di cui hanno bisogno per avere successo. Una delle principali conseguenze dei senzatetto per i bambini è l’interruzione dell’istruzione. La perdita di una casa è un’esperienza traumatica, e per far fronte, i bambini si rivolgono alla forza più stabile della loro vita: la scuola. La continuità della formazione durante la fase senzatetto è fondamentale non solo per la loro salute mentale ed emotiva nel breve termine, ma per la loro futura capacità di avere successo in un mercato del lavoro competitivo e rompere il ciclo della povertà. Ci sono prove che i bambini con due o più cambi di scuola l’anno precedente, come i bambini senzatetto, hanno il 50 per cento in  meno di probabilità di diplomarsi.
Tutti i bambini hanno il diritto umano fondamentale di accedere ad un’istruzione di qualità che li aiuterà a raggiungere il loro massimo potenziale. E’ pur vero che, per assicurare la stabilità per i bambini di strada, la legge federale McKinney-Vento dà loro il diritto di rimanere nella stessa scuola frequentata prima di diventare senzatetto, anche se sono temporaneamente alloggiati in un quartiere diverso; di ricevere il trasporto gratuito da e per la scuola; di ricevere pasti scolastici gratuiti; e accedere a una gamma completa di attività extrascolastiche. Ma troppo spesso, questi diritti vengono di fatto violati. Molte scuole e le famiglie non sono neppure consapevoli delle protezioni della legge, con la conseguenza che a molti bambini senzatetto è negato l’accesso a scuola.
Inoltre, nonostante il fatto che le comunità di tutto il Paese non offrono un alloggio adeguato a prezzi accessibili e un riparo, le città continuano a penalizzare le persone costrette a vivere nelle strade e negli spazi pubblici. Misure di criminalizzazione spesso proibiscono attività come dormire, campeggiare, mangiare, e/o chiedere l’elemosina in spazi pubblici e comprendono sanzioni penali per le violazioni di queste leggi. Alcune città hanno anche emanato restrizioni che puniscono i gruppi e gli individui che servono il cibo ai senzatetto. Molte di queste misure sembrano essere progettate per spostare i senzatetto fuori vista, o anche al di fuori di una determinata città.
Al di là dell’accesso all’istruzione, molti giovani senzatetto vivono sulla propria pelle ulteriori barriere al godimento dei loro diritti fondamentali. L’impossibilità di firmare un contratto d’affitto o di consenso per le procedure mediche necessarie portano i giovani senza fissa dimora alla fuga e alla lotta per la sopravvivenza nelle strade.

L'appello di Laura Bernoldi, malata di cancro alla Finecobank : "Non pignorare la casa a una malata che vuole pagare"

La storia di Laura Bernoldi: "Fineco, non pignorare la casa a una malata"



Sola, malata e, tra poco, senza una casa. Laura Bernoldi, quarant'anni, non ha quasi più nulla. Anzi, sì: ha ancora un mutuo da pagare. Quello stesso mutuo che non ammette deroghe, neanche di fronte a una malattia e alla perdita di buona parte dello stipendio. Neanche di fronte a una serie di tragedie che sembra senza fine. Quello stesso mutuo che, oggi, potrebbe costarle la casa. 
"Mi chiamo Laura e ho quaranta anni", racconta su Change.org in una petizione con la quale chiede all'amministratore di Fineco bank di non ignorare il suo disperato grido d'aiuto.  "Da quasi due sono malata di cancro al seno, malattia per la quale ho subito l'amputazione e sono in attesa della ricostruzione. Avendo ridotta attività lavorativa - spiega - anche il mio stipendio si è ridotto e tra rata del mutuo e bollette sopravvivo a malapena, sola con la mia gatta".
Un incubo arrivato oggi quasi al passo finale, ma cominciato sei anni fa. "Fino al 2008 stavo bene - ricorda Laura - quell'anno, però, chiesi un prestito alla banca per poter traslocare dalla Sicilia i miei genitori anziani, invalidi e nullatenenti. Il prestito - specifica - serviva a coprire le spese del trasloco, la caparra per l'immobile da affittare e il cambio dell'auto per poterne avere una, seppur usata, idonea al trasporto di persone con gravi difficoltà motorie". 
All'inizio le cose vanno bene, ma improvvisamente la situazione precipita. "Nel 2010 - racconta la donna su Change.org - mio padre si ammalò gravemente di tumore e in pochi mesi venne a mancare. Quindi mia madre si trasferì da me e ci ritrovammo a vivere in due nel mio bilocale di 35 metri calpestabili. Nel 2011 improvvisamente anche mia madre venne a mancare e oltre al dolore, mi ritrovai a pagare un secondo funerale". 
Quando il fondo sembra toccato, ecco la mazzata finale. "Nel 2012 mi diagnosticarono il cancro e mi ritrovai anche a non aver più materialmente i soldi per comprarmi da mangiare, smisi dunque di pagare la Fineco bank". Una decisione, una necessità, che l'istituto di credito non accetta. "La banca avviò una procedura di riscossione tramite tribunale e al momento la procedura è arrivata all'atto di pignoramento dell'immobile che deve solo diventare esecutivo. Tutto questo per un debito di 12.300 euro maggiorato dagli interessi".
Accanto a Laura Bernoldi adesso c'è "Deciba", l'associazione che tutela i cittadini e le imprese da abusi bancari finanziari. Ma sembra non bastare. "Con l'associazione abbiamo inviato una lettera raccomandata alla sede legale della Fineco in cui ci mostravamo disposti ad un incontro per stabilire un pagamento mensile - rivendica la quarantenne - ma l'unica risposta ricevuta è stata l'atto di pignoramento e la fattura del commercialista per le spese legali, altri mille euro".


La storia di Laura Bernoldi: "Fineco, non pignorare la casa a una malata"
"Ho chiesto soltanto di poter sopravvivere in casa mia e mi sono dimostrata propensa a pagare il mio debito con un importo equo - sottolinea Laura - Mi rivolgo a chi prende le decisioni nella Fineco bank - si chiude il suo appello - mettetevi la mano sul cuore e data la possibilità alla gente onesta di rimanere tale e ottemperare ai propri debiti con serenità ed equità". 
Fonte:http://www.today.it/cronaca/laura-bernoldi-malata-pignorare-casa.html

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