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Il genocidio dimenticato degli armeni

Di Marco Tosatti Ci sono genocidi “facili”, e ci sono genocidi fastidiosi. Quelli “facili” sono i genocidi che suscitano riprovazio...


Di Marco Tosatti

Ci sono genocidi “facili”, e ci sono genocidi fastidiosi. Quelli “facili” sono i genocidi che suscitano riprovazioni e condanne da ogni parte, anche da quelle - come l’Unione Sovietica degli anni ’50 - in cui l’antisemitismo conosceva, dopo la Shoah, nuovi episodi. Ma gli armeni non hanno questa fortuna: il loro è un genocidio che imbarazza, sia i nipoti di chi l’ha compiuto, sia quelli che in base ai loro principi dovrebbero essere lì a chiamare le cose con il loro nome. Il premier turco Erdogan ha offerto le sue condoglianze ai nipoti degli armeni trucidati dal 1915 in poi ieri, il 24 aprile, nel 99mo anniversario dell’inizio dei massacri, in una maniera che ha suscitato reazioni da parte dei diretti interessati.  
Ecco, per esempio, la reazione della Comunità armena di Roma: “Lacrime (turche) di coccodrillo. La Turchia di Erdogan non si smentisce…negazionista è, e negazionista rimane. Alla vigilia del 99° anniversario del Genocidio armeno il premier turco Erdogan ha rilasciato un comunicato, diramato in ben sette lingue, armeno compreso, nel quale si lascia andare a talune considerazioni sugli “accadimenti della prima guerra mondiale”. La stampa internazionale ha dato ovviamente molta enfasi alle suddette dichiarazioni che taluni, molto affrettatamente, hanno giudicato una apertura turca sulla questione armena. In realtà una attenta lettura del testo evidenzia, accanto a qualche timida frase di circostanza, la consueta impostazione negazionista della Turchia.  
Che anzi esce rafforzata proprio dalle frasi del leader turco condite dai soliti distinguo e prese di circostanza”. 
E il problema centrale infatti del genocidio armeno è che il governo di Ankara non lo riconosce come tale, e agisce attivamente contro ogni tentativo in questo senso. Così anche se il presidente Obama ha scritto un lungo messaggio all’Armenian Weekly, parlando di “una delle peggiori atrocità del XX secolo”, si guarda bene nella sua lettera accuratamente calibrata dall’usare la parola “genocidio”, come i siti armeni sottolineano nel titolo dedicato all’avvenimento. 
E sempre a causa di problemi diplomatico- strategici il patriarca armeno Nourhan Manougian ha scritto, in un messaggio letto domenica a una conferenza a Gerusalemme, all’Università Ebraica, dove si commemorava il Genocidio armeno che non capisce perché Israele si rifiuta di riconoscere come genocidio il massacro di un milione e mezzo di armeni da parte dei turchi. Manougian ha citato una frase di Napoleone: “Il mondo soffre non per la violenza dei cattivi, ma per il silenzio dei buoni”. Nel corso degli anni il tema del riconoscimento del genocidio armeno ha acquistato una rilevanza sempre maggiore in Israele, anche a livello di esponenti governativi. Benyamin Netanhyau, quando era sottosegretario agli Esteri, disse che né la politica né la diplomazia “dovrebbero impedirci di identificarci con le vittime”.  
E per un'ironia, probabilmente non casuale, della storia, il 99mo anniversario del Genocidio avviene proprio mentre migliaia di armeni del Kessab, una regione siriana al confine con la Turchia, sono obbligati a fuggire per un'invasione di miliziani fondamentalisti islamici aiutata e appoggiata dal governo di Ankara, e le loro case e chiese sono saccheggiate e profanate. La lunga onda anticristiana scatenata dal genocidio del 1915 in Turchia  e Medio Oriente non sembra voler terminare. 

Titolo originale :  "Armeni , un genocidio imbarazzante "

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