Di Salvatore Santoru
La seconda guerra mondiale fu una tremenda carneficina, con tremendi crimini che sconvolsero la storia del 900.
Solitamente si parla di essa come una "guerra buona", come se esistessero guerre buone.
Rispetto alla versione comune che si ha di questa guerra c'è da dire che le cose sono state molto più complesse di quanto sembra.
Pensiamo all'orrenda politica dei campi di internamento e/o concentramento (che ovviamente non sono la stessa cosa dei lager e altri campi che fungevano anche da campi di sterminio, sia chiaro).
Ciò che purtroppo poche persone sanno è che questa pratica 'internatoria' non fu inventata negli anni 40, ma risale a molto prima e, come riporta anche Wikipedia, precisamente al 1896, e fu praticata dagli spagnoli contro la popolazione cubana, seguiti nel 1899 dagli statunitensi contro i filippini, e nel 1900 dagli inglesi contro i boeri ( su quest'ultimo è famoso il campo di Krugersdorp, in cui i boeri venivano concentrati in tende, e molti di essi morirono di fame e malattie).

Un pò più noti sono i campi di concentramento (gulag) fondati nel 1918 in URSS sotto il regime di Lenin, per internare i dissidenti del bolscevismo.
Ma oltre ai gulag sovietici, di cui negli ultimi tempi si è parlato e si parla sempre di più, vi erano anche dei campi di concentramento costruiti dagli USA durante e dopo la guerra, di cui si parla relativamente molto poco e la cui stessa esistenza non è nota alla maggioranza della popolazione.
Nei campi di concentramento statunitensi vennero internati anche bambini, donne e uomini giapponesi, tedeschi e italiani.
Per i giapponesi, tutto iniziò nel 1941, quando vennero internati 110.000 nippo-americani che vivevano lungo la costa del Pacifico degli Stati Uniti, e tale fatto fu giustificato come rappresaglia per l'attacco di Pearl Harbor.
Il presidente Roosevelt autorizzò l'internamento con l' Ordine Esecutivo 9066 il 19 febbraio 1942, che come riporta Wikipedia, permetteva "ai locali comandanti militari di stabilire all'interno delle "aree militari" delle "zone di esclusione", in cui "persone possano essere in tutto o in parte isolati".
La politica di internamento durò sino al 1944, e coinvolse per la maggior parte (62%) cittadini statunitensi di origine giapponese.
Come riporta ancora Wikipedia, "quelli che vivevano sulla costa occidentale degli Stati Uniti sono stati tutti internati, mentre nelle Hawaii, dove gli americani di origine giapponese erano oltre 150.000, e formavano quindi più di un terzo della popolazione, solo tra i 1.200 e i 1.800 furono internati".
La politica di internamento di giapponesi, tedeschi e italo-americani fu gestita dall'ente governativo "War Relocation Authority", costituito il 18 marzo 1942 da Roosevelt con l'Ordine Esecutivo 9102.
Oltre ai giapponesi, anche gli italiani vennero internati dal 1941 al 1944, e a differenza dei primi, non hanno ricevuto risarcimenti.
Solo nel 2010 è stata approvata una risoluzione da parte della legislatura della California con cui si è chiesta scusa per i maltrattamenti subiti dai residenti di origini italiane.
La loro unica colpa erano essere considerati "enemy aliens" ("nemici stranieri").
Su questa vicenda, il libro più noto è "Una Storia Segreta: The Secret History of Italian American Evacuation and Internment During World War II" di Lawrence Di Stasi.
Oltre gli USA, molti italiani furono internati anche nei campi di concentramento francesi e inglesi, difatti questa politica di "internamento" durante quel periodo era la "norma".
Nella Francia, uno dei più noti campi di concentramento era quello di Le Vernet d'Ariège.
La più dura, a quanto pare, fu la situazione dei tedeschi.
Negli States, la politica di internamento verso cittadini statunitensi di origine tedesca, incominciò nel 1939 e finì nel 1946, e venne giustificata in quanto essi, al pari degli italiani, erano visti come "enemy aliens".
Non hanno mai ricevuto nè scuse, nè risarcimenti per questo.
Quella di seguito è la mappa dei luoghi dove sono stati internati.
Molto più duro fu però, anche per ovvie ragioni sia chiaro, il trattamento che molti tedeschi subirono nei campi di prigionia istituti dagli USA in Germania nel 1945.
Stando a quanto riportato da un articolo di Repubblica del 23 febbraio 1992, all'incirca un milione di tedeschi morirono nei campi di prigionia istituiti dagli USA in Germania nel solo 1945.
L'articolo riporta anche le affermazioni del capitano francese Julien del 3° Reggimento Fucilieri Algerino, che il 27 luglio 1945 a Dietersheim visitò uno dei campi di concentramento USA per prigionieri tedeschi ( visto che cinque campi di prigionia erano stati "passati" dagli USA ai francesi), secondo cui tale campo era popolato da scheletri viventi, e ricordava addirittura "Buchenwald e Dachau".
Furono molti i campi di concentramento per prigionieri tedeschi nella stessa Germania ma anche in Francia, in Gran Bretagna e negli stessi USA ( nella foto campo di Remagen ).
Diversi prigionieri erano soldati ma vi erano anche cittadini comuni, compresi bambini.
Come riportato anche in un bell'articolo dell'Huffington Post, tali fatti storici sono stati portati alla ribalta nell'opinione pubblica dallo storico canadese James Bacque, grazie alla pubblicazione del libro "Other Losses" nel 1989 (pubblicato in Italia da Mursia col titolo Gli altri Lager nel 1993).
Bacque, aiutato dallo storico militare Ernest Fisher Jr., avvalendosi di numerose testimonianze orali e archivistiche, giunse alla conclusione che le morti dei prigionieri tedeschi nei campi di concentramento statunitensi e francesi ( per fame o malattie ) non furono inevitabili, perché in Europa vi erano allora sufficienti scorte per garantire la sopravvivenza di essi.