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LA DIFFERENZA TRA MIGRAZIONI DI MASSA E D'INFILTRAZIONE E L'ATTUALE EMERGENZA IMMIGRAZIONE

Lo schema storico delle migrazioni e l'attuale fenomeno che interessa i paesi europei
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Di Fancesco Lamendola
Le migrazioni, dunque. Ecco come le definiva l’insigne geografo Antonio Renato Toniolo (Pisa, 1881-Bologna, 1955), allievo di Olinto Marinelli e Luigi De Marchi, una vera autorità in materia (da: A. R. Toniolo, La moderna geografia, Milano, Principato, 1951, pp. 225-226):

Le migrazioni possono essere di massa e d’infiltrazione.
LE MIGRAZIONI DI MASSA sono quelle che sradicano più o meno rapidamente, ma definitivamente,  notevoli gruppi di popolazione dai loro territori di origine per fissarli altrove. Queste grandi migrazioni, pacifiche per lo più, danno spesso origine a nuovi popoli o nazioni, diffondono nel mondo lingue e civiltà, e sono ormai difficili, perché mentre accrescono le possibilità di sfruttamento dei territori del paese di arrivo (America meridionale), costituiscono un serio pericolo per l’unità del popolo che le riceve, e sono quindi più o meno apertamente ostacolate dagli Stati ormai costituiti (es. Stati Uniti d’America). (…)
2) LE MIGRAZIONI D’INFILTRAZIONE sono quelle che avvengono in piccolo numero, rispetto alla popolazione che le assorbe, e sono o militari, quale l’infiltrazione di elementi barbarici nell’Impero Romano (sec. III-V d. C.), o pacifiche, quale l’attuale emigrazione per motivi di lavoro. Esse non portano un cambiamento nel carattere della popolazione, anzi per lo più l’emigrazione viene assorbita dal popolo che la ospita.

Questo è lo schema storico delle migrazioni; non ce ne sono altri. O meglio, non ce n’erano fino a quelle attuali. Confrontando i due fenomeni, ci si accorge facilmente che le cosiddette migrazioni odierne sono una via di mezzo fra le migrazioni d’infiltrazione e quelle di massa. Per stabilire un precedente storico: somigliano in parte alle migrazioni d’infiltrazione nell’Impero Romano, fra il III e il V secolo, e in parte a quelle di massa, che vi si soprapposero fra il IV e il VI. Con le prime, un numero consistente, ma comunque limitato, di gruppi barbarici ottenne di stabilirsi al di qua del limes, col compito di difenderlo a loro volta, fornire truppe ausiliarie e ripopolare zone periferiche semi-abbandonate; non causarono una sensibile alterazione della composizione etnica dell’Impero, già molto variegata, e non vennero percepite dai romani come potenzialmente pericolose, anzi come un elemento di stabilità e di rafforzamento. Con le seconde, invece, si verificò un trasferimento di interi popoli e non più di singoli gruppi, i quali, nel corso di alcune generazioni, passarono dalla condizione giuridica di hospites e di foederati a quella di nazioni pressoché indipendenti, molte delle quali sopravvissero alla fine dell’Impero d’Occidente, cui avevano comunque contribuito. Si direbbe, pertanto, che vi sia una regia la quale sta facendo in modo che il fenomeno attuale, ancora nella fase di migrazione d’infiltrazione, non susciti particolare allarme, anzi venga percepito come positivo, e provochi semmai aspre critiche verso quanti vorrebbero opporsi. Ma poiché vi sono tutte le condizioni perché si trasformi in migrazione di massa, che diverrà incontenibile e che del resto, le forze politiche e finanziarie favorevoli non hanno alcuna intenzione di limitare (quando mai esse parlano di un tetto massimo all’accoglienza?), dobbiamo aspettarci che assumano questa ulteriore evoluzione, trasformando l‘Europa in un continente post-europeo, la cui civiltà è destinata a sparire, insieme alla sua popolazione originaria. Fanno riflettere queste parole del Toniolo: Le migrazioni di massa costituiscono un serio pericolo per l’unità del popolo che le riceve, talché proprio per questo sono più o meno apertamente ostacolate dagli Stati ormai costituiti. E se venivano ostacolate dagli Stati Uniti della prima metà del 1900, che erano, sì, uno Stato ormai costituito, ma pur sempre uno Stato assai giovane, con immense superfici quasi spopolate e immense ricchezze naturali ancora da valorizzare adeguatamente, a maggior ragione dovrebbe suonare un campanello d’allarme nella mente dei governanti europei, visto che i loro Stati sono tutt’altro che giovani, sono in pieno declino demografico, non hanno vasti spazi a disposizione, né ricchezze naturali ancora da valorizzare, semmai sono essi bisognosi di acquisire spazi e materie prime per i bisogni delle loro economie. Invece i governanti politici (e religiosi!) dell’Europa sono impegnatissimi a spiegare ai loro popoli che questo flusso illimitato di migranti è utile, benefico, necessario, indispensabile. È strano, vero?
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Antonio Renato Toniolo

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