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Yemen, la guerra combattuta dai bambini soldato

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Di Giovanna Pavesi

Arruolati per combattere uno dei conflitti più sanguinosi della storia contemporanea. Sono poco poco più che ragazzini e provengono dalle aree rurali o dalle zone di confine con i Paesi coinvolti. Sono poverissimi, sia a causa della guerra che ha messo in ginocchio lo Yemen, sia per la situazione economica in cui versano le loro famiglie. Con una certa frequenza diventano bambini soldato . Da entrambe le parti in lotta. Ma soprattutto nei campi di reclutamento della coalizione guidata dagli Emirati Arabi Uniti, al fianco dei sauditi.

I bambini soldato

A svelare la presenza di bambini in questi luoghi, un’inchiesta di Al Jazeera che, attraverso alcuni filmati, ha dimostrato la diffusione di questa pratica, che coinvolge diversi minori yemeniti (e non solo), impegnati a combattere lungo il confine saudita per difenderlo dagli Houthi, il gruppo ribelle sciita che, nel 2014, ha invaso la capitale yemenita, Sana’a, e diverse aree nord occidentali del Paese. 

Reclutati da entrambe le parti

Il conflitto, che contrappone il movimento sciita al governo e ai suoi alleati, tra cui l’Arabia Saudita, in guerra dal 2015, ha provocato la peggior crisi umanitaria degli ultimi anni. L’80% della sua popolazione, che corrisponde a circa 24 milioni di persone, necessita, per sopravvivere, di aiuti umanitari, spesso letteralmente bloccati dalle dinamiche di guerra (il caso più noto la chiusura del porto di Hodeidah). I più piccoli, oltre a  essere i primi a soffrire di problemi legati alla malnutrizione e alla fame, vengono attirati, spesso con l’inganno, a partecipare alle azioni militari. E, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, i due terzi dei bambini soldato nel Paese combatterebbe per i ribelli Houthi, mentre la parte che resta  per la coalizione guidata dagli Emirati Arabi Uniti.

I bambini sudanesi (e yemeniti) coinvolti dai Sauditi

Anche se la percentuale risulta minore, a richiamare l’attenzione sono i piccoli soldati coinvolti da Arabia Saudita e Yemen. Perché, sebbene i due Paesi abbiano firmato il protocollo internazionale che vieta il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati nel 2007 e nel 2018, alla fine dello scorso anno, nel 2018, Riad è stata accusata di reclutare bambini sudanesi dal Darfur per combattere questa guerra. Ma non solo. Oggi, anche i piccoli yemeniti vengono arruolati utilizzando reti di traffico locale per difendere il confine saudita. 

Il campo dei piccoli combattenti

Il network qatariota, dopo aver ascoltato le testimonianze di due famiglie residenti nella città meridionale di Taiz, ha indagato sui due storie. Da qui, nell’ultimo anno e mezzo, diversi ragazzini avrebbero lasciato le loro case, inseguendo promesse di uno stipendio regolare per ruoli che non dovevano appartenere alla sfera militare. Di uno di questi è sparita ogni traccia e il suo nome non compare nemmeno nelle liste dei soldati yemeniti catturati dagli Houthi mostrate durante un round dei colloqui tra le parti in guerra in Svezia . Secondo quanto riportato da Al Jazeera, due di questi adolescenti si sarebbero imbarcati verso la frontiera saudita di al-Wade’a, nell’area settentrionale del Paese. Secondo la testimonianza dell’unico superstite tornato a casa, al-Buqa’ è il luogo dove i più piccoli vengono addestrati a combattere. Ed è anche un’area che ha visto frequenti scontri tra i ribelli sciiti e la coalizione guidata da Riad.

Le promesse

Secondo la testimonianza del giovane sopravvissuto, i ragazzi sarebbero stati contattati per la prima volta dai reclutatori nei villaggi più colpiti dalla povertà e dalle conseguenze della guerra. L’adolescente avrebbe anche spiegato come lui e molti altri fossero stati chiamati per lavorare, almeno apparentemente, nelle cucine delle unità militari yemenite di stanza in Arabia Saudita. La promessa era quella di farli lavorare in cucina, pagandoli 3mila riyal sauditi (che corrispondono a circa 800 dollari). 

Le modalità di “consegna” e i documenti

Attraverso la testimonianza del giovane, è emerso il meccanismo di consegna dei giovani combattenti: in genere, il reclutatore consegna il suo “carico umano” a un trafficante in una delle città yemenite lungo il percorso che porta ai confini. A questo punto, il trafficante lascia le giovani reclute a un altro contrabbandiere che, a quel punto, fornisce loro delle carte d’identità e dei documenti, indispensabili per attraversare l’Arabia Saudita (dove sarebbero collocati i campi militari). Secondo quanto riportato dall’inchiesta di  Al Jazeera, ciò che per i reclutatori è importante non è la sopravvivenza dei ragazzi, quanto l’abilità, per esempio, nel maneggiare delle armi.

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