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Muos:sequestrato l'impianto USA



Di Salvatore Santoru

La procura di Caltagirone ha ordinato il sequestro dell'impianto satellitare Muos a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il sequestro è stato disposto dal procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, per violazione del vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta presente in una riserva naturale,e arriva dopo la decisione del Tar di Palermo, che ha accolto i ricorsi dei comitati No-Muos contro la prosecuzione dell'impianto.

Muos: arriva lo stop ai lavori, troppo pericoloso per la salute

Risultati immagini per MUOS SALUTE

Di Salvatore Santoru


I giudici del Tar di Palermo hanno accolto il ricorso presentato dal Comune di Niscemi contro la costruzione del MUOS, il progetto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti volto all'edificazione di un sistema di comunicazioni satellitari ad alta frequenza, e composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, di cui una era stata terminata a fine gennaio dell'anno scorso.


La motivazione è stata di ragioni sanitarie: difatti, come già accertato da dei ricercatori dal Politecnico di Torino nel 2011, il MUOS presenta gravi rischi per la salute della popolazione e dell'ambiente.

Haarp e Muos : passato, presente e futuro della guerra ambientale planetaria


Di Luca Tomberli
Haarp  viene messo in pensioneIl nuovo che avanza è il Muos. Lo annuncia il Pentagono con la solita malcelata tracotanza, tanto che potrebbe essere tradotta così: “cari” inferiori ogni resistenza è inutile, nonostante le vostre rimostranze abbiamo il diritto di decidere per voi, entro il 2017 il Muos sarà operativo. La Nato ha fatto valere il silenzio assenso, quindi contando sulle italiche debolezze ha imposto la costruzione in Sicilia di una delle basi operative del sistema Muos. Guarda caso in concomitanza con l’inizio dell’attività del Muos la Air Force ha annunciato che, entro l’estate, si appresta a smantellare Haarp.

Dopo aver pettinato tantissime nuvole e averle acconciate alla “veneziana”, Haarp viene messo a riposo. La sua storia è costellata da una serie di attività per controllare il clima e l’ambiente. Ma non è finita qui. Con l’aiuto dell’irrorazione chimica nei cieli, secondo fonti autorevoli, il programma di Haarp  ha raggiunto lo scopo per cui era stato progettato. Così ha affermato in Senato David Walker, vice Segretario della Air Force per la scienza, la tecnologia e l’ingegneria. “Ci stiamo muovendo verso altri modi di gestione della ionosfera, cosa per cui HAARP è precisamente progettato, immettere energia nella ionosfera per poterla realmente controllare. Ma questo lavoro è già stato completato.”


Haarp,dopo aver preso la “medaglietta” al valor militare viene messo da parte. Visti gli ingenti capitali occorsi per controllare la ionosfera, e sapendo che i militari rinunciano ad un’arma soltanto quando sono consapevoli di possederne un’altra più potente, si può ipotizzare che il progetto a stelle e strisce di realizzare l’arma finale sta prendendo altre strade ancora più redditizie. La futura guerra ambientale sarà combattuta tramite 4 satelliti geostazionari, più uno di scorta, e quattro stazioni terrestri posizionate in modo strategico alle Hawaii, in Virginia, in Italia e in Australia. Tutto ciò costituisce il sistema del Muos.  Le quattro stazioni radio garantiscono la copertura di tutto il pianeta. Si legge che l’obiettivo consiste nel portare la connessione digitale tra i mezzi militari, perlopiù droni,  presenti in qualsiasi luogo. In modo da formare un’ unità da guerra in grado di muoversi all’unisono come uno sciame di api nonostante distanze considerevoli.
scie 2
Il sistema terrestre del Muos riesce quanto meno a trasferire dati, gestire la rete globale e controllare i satelliti. Secondo alcuni il progetto Muos, visto che può lavorare alle frequenze caratteristiche dell’esperimento Haarp, estende a livello globale le stesse potenzialità di controllo del clima e ambientale sviluppate  dal progetto precedente. Alcuni giorni fa, secondo fonti dell’esercito statunitense, l’Artico è stata la sede prescelta di un esperimento di trasferimento di un grande quantitativo di dati, il cui esito positivo ha confermato la potenza di questa arma ambientale. Quindi il Muos è pronto per fare la sua parte nella guerra planetaria e le scie chimiche costituiscono l’elemento di continuità tra Haarp e il Muos. L’irrorazione chimica, rilasciando nell’aria metalli pesanti, rende conduttiva l’atmosfera che diviene così un ambiente favorevole alla trasmissione delle frequenze. Prima con Haarp e successivamente con il Muos  l’obiettivo dei militari rimane sempre lo stesso : dominare il pianeta e i suoi abitanti attraverso delle frequenze veicolate con l’ausilio delle scie chimiche. Quindi se vogliamo interrompere la guerra planetaria in atto che viene combattuta sulla nostra pelle, possiamo iniziare a smascherare l’irrorazione clandestina nei cieli.

Sardegna : le nuove servitù militari


Di Piero Mannironi

Tutto è apparentemente immobile. Nulla è infatti cambiato nella geografia militare nell'isola, cristallizzata nel disegno di confini tracciati oltre mezzo secolo fa su una visione strategica che si è ormai sfarinata nel tempo. Ma niente è come sembra.

No Muos, la Sicilia contro il progetto made in Usa: ecco perché creerebbe solo danni


Di Maria Cristina Giovannitti
http://www.infiltrato.it

USA docet e l’Italia obbedisce, anche se negli ultimi giorni proprio il Presidente Crocetta avrebbe messo una definitiva pietra sopra il progetto Muos.

Il senso è quello soprattutto per il nostro Paese che, secondo Costituzione, “Ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”- art. 11 .
ppure succede che le basi americane presenti nel nostro territorio vogliono procedere alla realizzazione del progetto MUOS, non curanti dei nostri principi e della salute dei cittadini ma, anzi, spalleggiati dal Governo made in Italy


IL MUOS SERVE PER CONTROLLARE GLI AEREI DI GUERRA – MUOS è l’acronimo di Mobile User Objective Sistem, ovvero un gigantesco sistema radar che attraverso le onde elettromagnetiche registra i dati relativi agli aerei di guerra. Il progetto ha firma americana ed ha già tre sedi nelle zone desertiche di Australia, Virginia e Haway.

Ultimo punto strategico sarebbe Niscemi, vicino Caltanissetta, nella base degli USA ma, in questo caso, la situazione è abbastanza particolare. La marina militare americana vuol realizzare il progetto MUOS – costituito da 5 satelliti geostazionari e 4 stazioni di terra, di cui 3 già presenti mentre l’ultima da realizzare a Niscemi – in contrada Ulmo a pochi passi del centro abitato, esponendo quotidianamente i cittadini alle onde elettromagnetiche


Nella base USA siciliana dal 1991 ci sono già 41 antenne che servono per avere contatti con sommergibili militari. Un chiaro progetto che serve solo agli USA dove l’Italia deve ‘prestare’ territorio e salute dei propri abitanti.


MUOS: RISCHIO TUMORI, LEUCEMIE E INFERTILITA’ – L’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche non crea nessun tipo di beneficio ma ha fatto riscontrare già casi di tumori, leucemie e infertilità.

Inoltre i problemi sono relativi anche all’ambiente – flora e fauna – senza considerare le interferenze che un sistema del genere crea con apparecchiature vitali come pacemaker, defibrillatori ed altre apparecchiature ospedaliere .


La preoccupazione coinvolge ambientalisti, cittadini e istituzioni – prima il comune di Niscemi e poi anche la Regione Sicilia con il nuovo presidente Rosario Crocetta – al punto che si sono messi al vaglio tutti i dati raccolti dai monitoraggi ARPA Sicilia compiuti tra il 2008 e il 2009: i valori sono già al di sopra del limite di tolleranza.

Insomma un serio rischio per chi vive in Sicilia, testimoniato anche dall’intervista di un ex militare che si è ammalato di leucemia. A nulla però sembra servire la protesta delle mamma di Niscemi o del comitato No MUOS anche attraverso manifestazioni copiose – con 5 mila partecipanti – perché il progetto americano “s’addà fa”, ha tuonato Monti e il ministro Cancellieri.

L’ITER CONTRO IL MUOS – Tutto comincia nel 2006 durante il governo Prodi. L’allora ministro della difesa Arturo Parisi da l’ok al progetto americano MUOS, ripreso con consenso successivo dal governo Berlusconi. Iniziano i primi dubbi e le preoccupazioni: l’Assessorato regionale alla Sanità rende noti alcuni dati che evidenziano l’aumento di neoplasie relazionate all’impianto presente sul territorio dal 1991, formato da 41 antenne.

Il progetto MUOS aggraverebbe la situazione e così la Regione Sicilia blocca la realizzazione. Comincia in questo senso un braccio di ferro tra il comune di Niscemi, sostenuto dai cittadini, dai comitati e dagli ambientalisti e il ministro La Russa. Inoltre i dati della Regione Sicilia vengono smentiti dai nuovi studi dell’Università di Palermo che, invece, è favorevole al MUOS. Un conflitto interno mette in dubbio la veridicità dei dati dell’università: l’Ateneo – nello specifico la facoltà di Ingegneria – ha redatto due contratti con il Laboratorio di Rcerca dell’US Army, motivo per cui si troverebbe ‘costretta’ ad assecondare la volontà degli americani. In seguito la relazione dell’Università è stata definita “incompleta e poco attendibile”.

Non importa perché con la venuta del governo Monti i toni si fanno duri: il ministro degli interni Annamaria Cancellieri scrive con toni accesi al presidente Crocetta sollecitando i cittadini a smettere con proteste e opposizioni perché: “Il MUOS è d’interesse strategico per la difesa militare della Nazione e dei nostri alleati (gli americani)”, così scrive. Inoltre la Cancellieri attacca anche tutti gli attivisti contro il MUOS definendo i loro comportamenti “inaccettabili perché impediscono l’attuazione delle esigenze di difesa nazionale tutelate dalla Costituzione”.


Eppure della Costituzione ricordiamo a chiare lettere il ripudio alla guerra e a qualsiasi appoggio militare – come in questo caso. Non solo attacchi, il professor Monti in pieno stile diktat invia agenti in tenuta antisommossa che possano tenere a freno le proteste dei siciliani.

Ancora oggi la battaglia è accesa: a discapito dei civili, il MUOS ‘s’adda fa’ per il Governo, anche se si cerca la mediazione sperando nella neutralità  di una perizia compiuta da una commissione tecnica, esterna e indipendente.

Fonte:http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/no-muos-la-sicilia-contro-il-progetto-made-in-usa-ecco-perche-creerebbe-solo-danni

http://systemfailureb.altervista.org/no-muos-la-sicilia-contro-il-progetto-made-in-usa-ecco-perche-creerebbe-solo-danni/

La minaccia del MUOS e il disprezzo per i cittadini


Di Giuseppe Montalbano

Massimo Zucchetti, docente al Politecnico di Torino, denuncia l’insostenibilità ambientale e i pericoli per la salute del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare dell’esercito americano previsto all'interno della riserva naturale di Niscemi in Sicilia.

colloquio con Massimo Zucchetti di Giuseppe Montalbano

“Non sarà facile – né popolare, in tempo di elezioni – imporre il MUOS a colpi di decreti di militarizzazione, anche se la volontà del Governo Italiano appare chiaramente orientata in questa direzione”. Il prof. Massimo Zucchetti, professore ordinario di Impianti Nucleari del Politecnico di Torino e research affiliate del Massachusetts Institute of Technology, è stato autore, insieme al dott. Coraddu, del rapporto che per primo ha rivelato la pericolosità del MUOS per la salute e l’ambiente, contribuendo alla decisione della revoca delle autorizzazioni concesse per la sua costruzione da parte della Regione siciliana lo scorso 6 febbraio. Il MUOS è il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare per l’esercito americano che prevede una base a terra in cantiere a Niscemi, provincia di Caltanissetta, presso una riserva naturale protetta.

Prof. Zucchetti, ci spieghi in cosa dovrebbe consistere l’impianto del MUOS in Sicilia e quali sono i dati che emergono in sostanza dal rapporto curato da Lei e dal dott. Coraddu in merito al suo impatto sulla salute?
I componenti principali del MUOS sono tre grandi antenne paraboliche, del diametro di 18,4 metri, destinate a emettere microonde con una potenza di 1600 Watt ciascuna, orientativamente un centinaio di volte la potenza dei ripetitori per telefonia cellulare. Vista la sempre maggiore quantità di dati necessari per guidare i moderni sistemi d’arma, quali ad esempio i droni, il sistema è indispensabile all’esercito USA. Inizialmente previsto nell’aeroporto militare di Sigonella, il MUOS è stato spostato presso la stazione di telecomunicazioni militari US-Navy NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) di Niscemi, a causa delle forti emissioni elettromagnetiche che comportavano rischi di interferenza e incidenti. In questa stazione già operano dal 1991, ad appena 4 Km dal centro di Niscemi, 46 grandi antenne militari. Alcune case si trovano a un chilometro o poco più dal confine del sito, e la zona è densamente popolata.
Da misurazioni effettuate dall’ARPA siciliana si rileva come già le emissioni delle antenne esistenti comportino, in alcuni casi, superamenti dei limiti stabiliti dalla legislazione italiana. Le emissioni del MUOS andrebbero quindi ad aggiungersi a queste. E’ evidente quindi che a Niscemi non è assolutamente proponibile aggiungere ulteriori emissioni: se mai occorrerebbe – secondo la legge – intervenire per ridurre a conformità quelle già presenti.
L’ARPA Siciliana, chiamata ad emettere un parere sul MUOS, ha richiesto ai militari USA tutta una serie di dati e specifiche, necessari per una corretta valutazione: ma questi le sono stati negati opponendo il segreto militare. Si ripete un vecchio copione: la difficoltà o l’impossibilità delle autorità civili a esercitare le proprie prerogative quando si vanno a toccare zone o interessi militari di basi straniere.
I rischi principali sono in caso di incidente, quali ad esempio l’errato puntamento del fascio emesso, con possibilità in questo caso di gravi danni immediati alla popolazione.
Vi sono poi gli effetti dell’esposizione a lungo termine di onde elettromagnetiche di bassa intensità. Le evidenze scientifiche sui loro effetti nocivi hanno continuato ad accumularsi, ed in anni recenti vi è stata una vera e propria esplosione di lavori scientifici internazionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha compiuto nel 2011 un primo passo, riconoscendo le onde elettromagnetiche come possibili agenti cancerogeni per l’uomo. Oltre l’induzione di leucemie infantili, ora emergono decine di studi su tumori cerebrali, effetti neurologici e neurodegenerativi, abbassamento delle difese immunitarie, ed altro ancora. L’accertamento di tali effetti richiede la realizzazione di indagini epidemiologiche destinate, per loro natura, a protrarsi per anni. Per esempio gli studi che hanno accertato come le emissioni di Radio Vaticana a Roma abbiano provocato un incremento di casi di leucemia tra i residenti delle zone limitrofe (fatto sancito anche dalla condanna definitiva dei responsabili nel Febbraio 2011) si sono protratti per circa 10 anni.

Il MUOS sorgerà all’interno della riserva naturalistica protetta “Sughereta di Niscemi”, sito inserito tra le aree di interesse comunitario: quali saranno gli effetti per l’ambiente?
La stazione MUOS dovrebbe appunto essere realizzata all’interno di una zona naturalistica protetta, provocando gravi danni all’ambiente, come già evidenziato nel 2009 in una relazione di docenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo. In particolare le emissioni di radiofrequenze e microonde disturbano fortemente l’avifauna e gli insetti impollinatori (api in particolare) con conseguenze a catena su tutto l’ecosistema. L’ARPA Siciliana aveva anche, per la tutela dell’habitat durante il periodo di riproduzione dell’avifauna stanziale e migratoria, invitato a non proseguire i lavori in tale periodo, cosa che invece non è avvenuta. Vi è purtroppo assenza di una specifica normativa di riferimento sugli effetti delle emissioni elettromagnetiche sulla biocenosi tutelata dall’area protetta.

Quale sarà l’impatto delle radiazioni per lo spazio aereo del vicino aeroporto di Comiso e per quello internazionale di Catania?
Nel comunicato della Regione Sicilia che annuncia la revoca delle autorizzazioni alla costruzione del MUOS, si cita la mancanza di indagini preliminari circa le interferenze del MUOS rispetto alla navigazione aerea dell’aeroporto di Comiso durante il funzionamento ordinario, il fascio emesso dalle parabole MUOS è diretto verso il cielo con un angolo di elevazione molto piccolo (il minimo è di 17° sull’orizzonte). In queste condizioni a 30 Km di distanza, il fascio attraverserebbe il cielo a 10.000 metri di altezza, con rischio di investire accidentalmente gli aerei e provocare gravi interferenze alla strumentazione di bordo. L’area circostante Niscemi è interessata da un intenso traffico aereo: l’aeroporto di Comiso si trova a circa 20 Km di distanza, Sigonella a 52 Km, Fontanarossa (Catania) a 67 Km.

Le parabole del MUOS potranno interferire con i sistemi di telecomunicazione, gli strumenti elettronici e i dispositivi medici come il pacemaker nella loro area di influenza?
Le considerazioni sulla compatibilità elettromagnetica, contenute negli stessi studi di impatto prodotti dall’US-Navy indicano come livello di riferimento per il rischio di interferenza elettromagnetica a RF (Radiofrequenza) quello di un campo con una componente elettrica di circa 1 V/m. Alcuni apparecchi accusano interferenze e malfunzionamenti già per valori inferiori. In particolare, alcune categorie di dispositivi elettronici, come gli apparecchi elettromedicali (pacemaker, defibrillatori, apparecchi acustici), e la strumentazione avionica, risultano particolarmente vulnerabili a questi disturbi. Secondo le nostre valutazioni, il limite per la compatibilità elettromagnetica in questi ultimi casi viene raggiunto entro una distanza di circa 7 km dal MUOS, includendo interamente l’area di tutto il Comune di Niscemi, che dovrebbe quindi essere interdetta all’accesso di portatori di apparecchi elettromedicali.

Ad essere interessato dalle radiazioni delle parabole sarà soltanto il territorio di Niscemi o l’area a rischio è in realtà più ampia?
Bisogna in questo caso considerare il rischio di effetti acuti: esso è essenzialmente legato all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS. Un evento incidentale di questo tipo comporterebbe il superamento del limite di esposizione per gli effetti acuti a distanze inferiori a circa 20 km, ben oltre l’abitato di Niscemi che è entro un raggio di appena 6 km dalle sorgenti. L’esposizione diretta al fascio principale può avvenire in seguito a un malfunzionamento o a un errore di puntamento e può provocare danni gravi e permanenti alle persone accidentalmente esposte. I danni più frequenti sono dovuti all’ipertermia con conseguente necrosi dei tessuti, l’organo più esposto è l’occhio (cataratta indotta da esposizione a radiofrequenze o a microonde).

Un precedente rapporto sull’impatto ambientale del MUOS da parte della facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, insieme ad alcuni esperti nominati dal dipartimento della difesa statunitense, aveva dato il primo via libera alla Regione, assicurando che non avrebbe comportato pericoli per la salute delle persone. Il vostro rapporto ha ribaltato interamente queste conclusioni. Come è stato possibile?
Noi abbiamo redatto il nostro Rapporto basandoci sui dati disponibili, e riscontrando le notevoli carenze di informazioni causate dal rifiuto – da parte delle autorità militari statunitensi – di fornire tutte le specifiche necessarie ad una valutazione adeguata dei rischi. Rifiuto opposto non a noi, ma ai funzionari dell’ARPA che le hanno ripetutamente richieste. A quanto ho potuto apprendere durante un’audizione davanti alle Commissioni dell’Assemblea Regionale Siciliana, i colleghi dell’Università di Palermo hanno ricevuto dati da parte delle autorità militari, che però non possono essere diffusi a causa del segreto militare. Difficile perciò poter prendere il loro lavoro come riferimento.
Noi abbiamo fatto rilevare, nella nostra relazione, come l’ipotesi che il fascio di radiazioni elettromagnetiche del MUOS sia perfettamente collimato non è assumersi nella cosiddetta zona “di campo vicino”, cioè quella nella quale il fascio, risultante oltretutto dalla composizione delle emissioni di diversi apparati, può non essere affatto collimato e avere dei “punti caldi” con valori di picco del campo elettromagnetico. La zona di “campo vicino”, date le frequenze e le dimensioni degli emettitori, è in questo caso di circa 67 km: in quella zona è quindi difficile pronunciarsi sulla effettiva pericolosità del MUOS, se non attraverso complesse simulazioni numeriche, che necessitano di molti dati che sono mancanti. Dagli scarni dati a noi disponibili abbiamo potuto stimare che la realizzazione delle antenne MUOS potrebbe portare a un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche V/m rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di “punti caldi”, con un incremento del campo nettamente superiore. Vi sono poi – come già detto – da considerare anche i rischi in caso di incidente di puntamento, quelli di disturbo delle comunicazioni aeree e quelli di tipo naturalistico.

Perché a fronte di un simile progetto non sono state predisposte a livello regionale e nazionale più commissioni tecniche incaricate di redigere rapporti sull’impatto ambientale del MUOS?
Secondo noi, l’autorizzazione alla realizzazione del progetto MUOS è stata concessa – nel 2011 - in violazione delle normative che riguardano la protezione della popolazione dall’esposizione alle emissioni elettromagnetiche (legge 36 del 2001, DPCM 8 Luglio 2003, DLGS 1 agosto 2003, n. 259, atr. 87, commi 1 e 3); inoltre, occorre pianificare una rapida riduzione delle attuali emissioni, secondo la procedura di “riduzione a conformità” prevista dalla legislazione italiana in vigore (DPCM 8 Luglio 2003 –RF art. 5 e allegato C);

Cosa accade negli altri siti, sparsi tra l’Australia, le Hawaii e la Virginia, in cui è in corso o è stata già ultimata la costruzione delle parabole del sistema MUOS?
Il sito nel territorio continentale degli USA (in Virginia) si avvale della legislazione statunitense sulle onde elettromagnetiche, che per ora è molto permissiva in quanto non tutela gli esposti dagli effetti a lungo termine delle basse esposizioni, ma soltanto dagli effetti acuti per esposizioni elevate. Ha quindi limiti molto più alti dei nostri. Lo stesso vale per il sito insulare (Hawaii) che sorge in una zona abbastanza remota, ma tuttavia con un villaggio nelle vicinanze. Ovviamente, se la legislazione statunitense è più permissiva, questo non deve implicare che l’Italia rinunci alla propria. In Australia, l’apparato in costruzione sorge a Kojarena, una base nell’interno, alla quale la città più vicina (Geraldton) si trova a 30 km.

Perché a suo parere una simile questione ha ricevuto una così scarsa attenzione nel dibattito pubblico nazionale? A suo avviso la vicenda del MUOS che ripercussioni può avere sulla qualità della democrazia nel nostro Paese?
Credo si sia dato per scontato che fosse un “affare” siciliano e che la Sicilia non avrebbe fatto molte “storie”. E’ la prima volta, infatti, se tralasciamo la battaglia, comunque perduta, contro i missili a Comiso, che la Sicilia si ribella alla presenza militare statunitense. Ora non si può prevedere quale sarà lo scenario futuro: il MUOS è un progetto strategico per gli USA, e probabilmente il governo centrale italiano interverrà per sovrapporre la propria volontà (in favore del potente alleato) alle decisioni della Regione Sicilia. Ma c’è un fatto nuovo, imprevisto e del tutto inusuale per l’Italia: contrariamente ad esempio al caso di altre “grandi opere” o basi militari, qui si trovano uniti in un fermo rifiuto all’opera non solo le associazioni, gli attivisti e le autorità locali (come i sindaci dei comuni più vicini), ma anche il governo e l’assemblea regionale, oltretutto di una regione con ampia autonomia come la Sicilia. Non sarà facile – né popolare, in tempo di elezioni – imporre il MUOS a colpi di decreti di militarizzazione, anche se la volontà del Governo Italiano appare chiaramente orientata in questa direzione. Resta il fatto che, se pur fra contraddizioni, si stabilisce un precedente: una classe politica di una Regione che, senza distinguere fra destra e sinistra, ascolta e fa gli interessi di una porzione importante dei propri cittadini andando contro il volere e gli interessi della più potente nazione del mondo: mi sembra un episodio importante.
E vorrei concludere però ricordando che non è certo solo l’inquinamento elettromagnetico “militare” a essere pericoloso: spero che questo episodio serva ad aprire un dibattito più ampio anche sulle fonti per uso civile, dai ripetitori alle reti per cellulari e wireless.

Fonte:http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-minaccia-del-muos-e-il-disprezzo-per-i-cittadini/

Niscemi si trasforma in star wars pronto il Muos degli Usa


Di Maurizio Zoppi
La Sicilia sarà il cuore pulsante dell’esercito Americano. Come in star wars la nostra Isola governerà le guerre climatiche e nucleari attraverso comandi satellitari e telematici . A Niscemi, proprio nel cuore della riserva naturale “Sugherata”, sta per vedere la luce il Muos. La struttura verrà edificata nell’antico feudo niscemese ‘Ulmo’ dove, dal 1991, è operativa una delle piu’ grandi centrali di telecomunicazioni della marina Usa esistente nel Mediterraneo. Questa centrale, con le sue 41 antenne, collega il nostro mare con l’Asia sud-occidentale, l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico. La base ‘Ulmo’ è sotto il controllo della ‘U.S. Naval Computer and Telecommunication Station Sicily’ che ha sede a Sigonella, la base militare americana dislocata tra gli agrumeti della piana di Catania. La centrale militare statunitense assicura la comunicazione top secret e non di alleati Nato e Stati Uniti. Questo, per grandi linee, il quadro generale dell’egemonia militare a stelle e strisce in Sicilia. Troppo poco, a quanto pare, per gli Usa che, a breve, amplieranno la loro forza militare tramite il Muos (Mobile user objective system). Questo sistema satellitare è un'infrastruttura militare di ultima generazione. Sono quattro, oggi, le strutture tipo Muos presenti nel mondo. Tutte dislocate in zone desertiche. Solo quella che sta per essere realizzate in Sicilia, chissà perché, vedrà la luce in un’area vicinissima ai centri abitati. Da qui la ragionevole e giustificata paura delle popolazioni che si ‘scipperanno’ le radiazioni con effetti sulla loro salute ancora tutti da capire.

L'impianto presenta due torri radio e tre antenne del diametro di 18,4 metri e dell’altezza pari a 149 metri. Il sofisticato sistema di comunicazione ad altissima frequenza integrerà comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota e altri strumenti di morte. Insomma dalla nostra Isola gli Stati Uniti, con un solo click ,potrebbero immedesimarsi nel generale dell'esercito romano, Massimo Decimo Meridio, e dire: “Al mio segnale scatenate l'inferno”. Tutto questo con un solo unico obiettivo: aumentare l’offensiva militare.

Come si è arrivati al Muos di Niscemi. Tutto comincia nel 2001, quando viene siglato un accordo bilaterale tra gli Usa e l'Italia. I vertici della base militare di Sigonella inviano la documentazione dell’impianto alla Regione Siciliana il 24 gennaio 2007. La documentazione, inoltrata dall'Aeronautica militare italiana agli uffici della Regione, rimane nei cassetti dell'assessorato regionale al Territorio e Ambiente sino al 3 aprile 2008, quando viene trasmessa al Comune di Niscemi. Per la
cronaca, quando si verificano questi fatti sulla plancia di comando dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente c’è Rossana Interlandi che, guarda caso, è nativa proprio di Niscemi. L’allora assessore Interlandi non sembra abbia opposto
particolari resistenze al progetto. Almeno ufficialmente. Dice la stessa Interlandi: “Io non ho firmato nulla, non mi sono occupata di questa faccenda. La pratica è stata seguita dai tecnici di allora”.


Dopo un mese e mezzo arriva al Comune di Niscemi una relazione paesaggistica e la valutazione d’incidenza predisposta dai militari di Sigonella. Mentre l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente si limita a convocare una ‘conferenza di servizi’. I funzionari del Comune di Niscemi, che hanno un po’ più di coraggio degli ‘autonomisti’ dell'ex governo regionale, dopo le opportune verifiche ambientali sul progetto Muos, danno un parere contrario alla realizzazione della struttura militare.
Il “no” del Comune è servito a poco, però. Nella base Ulmo, infatti, inizia l' opera di edificazione vera e propria. La Telecom, per esempio, posiziona i cavi per la stazione internet. Il resto è un susseguirsi di manifestazioni e opposizioni dell'ex sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, e dei Comuni del Nisseno e a nulla valgono i tentativi di persuasione operati dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa,
favorevoli alla “centrale da guerra”. Il 28 giugno 2011 dagli uffici del Territorio e Ambiente della Regione siciliana arriva il “sì” definitivo per il proseguimento dei
lavori. “L’Arpa Sicilia – diice l'ex commissario Salvatore Cocina - ha fatto delle misurazioni elettromagnetiche vicino alla base di Niscemi riscontrando dei valori nella norma. Non la pensa allo stesso modo il dott. Massimo Zucchetti e Massimo Curaddu del politecnico di Torino. I due fisici pensano che il Muos puo' causare grave rischi per la salute dei cittadini. ““Si tratta di effetti acuti, legati a esposizioni brevi, a campi di elevata intensità; e di effetti dovuti a esposizioni prolungate a campi di intensità inferiore”, spiegano nella loro documentazione i due fisici, Zucchetti e Coraddu.

Intanto la questione Muos sta diventando di ordine nazionale. Settimane fa una delegazione del comitato No Muos ha preso parte a due audizioni alla Commissione Difesa della Camera e alla Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito del Senato . In audizione i delegati hanno spiegato, fornendo una vasta documentazione, le ragioni di quanti si oppongono fermamente alla costruzione della stazione di terra del sistema Muos all’interno della Riserva Naturale Sughereta di Niscemi. Hanno altresì denunciato i pericoli rappresentati dalle radiazioni elettromagnetiche e il processo di militarizzazione che i territori e i cittadini siciliani sono costretti a subire.
La Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito ha ritenuto che sussistono le basi per una moratoria, sia per quanto riguarda la costruzione del Muos, sia per il sistema di antenne già presente nella riserva.

Fonte:http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8540/

MUOS di Niscemi: verso la guerra globale permanente

 Di Antono Mazzeo
A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, nel cuore di un'importante riserva naturale, sta per essere installato uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari per i conflitti del XXI secolo, quelle con i missili all'uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi nucleari in miniatura, conflitti sempre più "virtuali", computerizzati, disumanizzati. Disumanizzanti.

Il sistema MUOS, ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi, consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. E finanche quelli per scatenare la guerra al clima e all'ambiente. Collegherà tra loro i centri di comando e controllo delle forze armate, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento e gli arsenali di morte sparsi in tutto il pianeta. La nuova rete di satelliti e terminali terrestri consentirà di moltiplicare di dieci volte il numero delle informazioni che saranno trasmesse nell'unità di tempo, accrescendo in modo esponenziale i rischi che venga scatenato l'olocausto per un mero errore tecnico.

Il MUOS incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista. Elemento chiave delle future guerre stellari, avrà effetti devastanti sull'ambiente, il territorio e la salute delle popolazioni. Le tre mega-antenne emetteranno micidiali microonde che si aggiungeranno all'inquinamento elettromagnetico generato dalla stazione di telecomunicazione della marina militare USA presente da vent'anni in contrada Ulmo. In un recente studio sui rischi del nuovo sistema di telecomunicazioni a firma dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino, si riporta che nel periodo compreso tra il dicembre 2008 e l'aprile 2010 «l'Arpa Sicilia ha effettuato una serie di rilievi sulle emissioni generate dalla stazione di radiotrasmissione di Niscemi che hanno consentito di rilevare valori di campo elettrico prossimi al valore di attenzione di 6 V/m». Le misurazioni hanno evidenziato in particolare «la presenza di un campo elettrico intenso e costante in prossimità delle abitazioni, mostrando un sicuro raggiungimento dei limiti di sicurezza per la popolazione e, anzi, un loro probabile superamento. In un caso il valore rilevato è risultato prossimo al limite di attenzione stabilito dalla normativa».

I lavori del MUOS hanno già compromesso irrimediabilmente l'habitat dell'area naturale "Sughereta", Sito di Importanza Comunitaria (SIC). I crescenti processi di militarizzazione, con i loro effetti deleteri sulle attività produttive ed economiche, stanno contribuendo allo spopolamento delle campagne e al massiccio esodo verso il Nord di centinaia di giovani niscemesi. E come se non bastasse, nello sfondo, l'inquietante presenza della criminalità organizzata. A eseguire una parte delle opere per il MUOS sarebbe stata chiamata un'impresa contigua alle "famiglie" mafiose locali.

Il Politecnico di Torino ha pure rilevato che il nuovo terminale per le Stars Wars avrà pesantissimi effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso, riconvertito ad uso di civile dopo avere ospitato negli anni '80 i 112 missili nucleari Cruise della NATO. «La potenza del fascio di microonde del MUOS è senz'altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente», scrivono i professori Zucchetti e Coraddu. «Gli incidenti provocati dall'irraggiamento accidentale di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt'altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali della Marina militare USA. I rischi d'interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il sito MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km». Sigonella e Fontanarossa, tra l'altro, sono già oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli da guerra senza pilota Global Hawk, Predator e Reaper a disposizione delle forze armate USA e NATO.

Per gli studiosi del Politecnico, l'irraggiamento a distanza ravvicinata, di un aereo militare, potrebbe avere conseguenze inimmaginabili. «Le interferenze generate dalle antenne possono arrivare infatti a innescare accidentalmente gli ordigni trasportati. È quanto accaduto il 29 luglio 1967 nel Golfo del Tonchino alla portaerei US Forrestal, quando le radiazioni emesse dal radar di bordo detonarono un missile in dotazione ad un caccia F-14, causando una violenta esplosione e la morte di 134 militari. Tali considerazioni dovrebbero portare a interdire cautelativamente vaste aree dello spazio aereo sovrastanti l'installazione del MUOS».

Gli insostenibili pericoli per il traffico aereo del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari sono del tutto noti ai tecnici statunitensi, al punto che sei anni fa fu deciso di dirottare a Niscemi il terminale MUOS destinato originariamente alla stazione aeronavale di Sigonella. A determinare il cambio di destinazione, le risultanze di uno studio sull'impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle grandi antenne (Sicily RADHAZ Radio and Radar Radiation Hazards Model), eseguito da due aziende statunitensi, AGI - Analytical Graphics Inc. e Maxim Systems. Nello specifico, venne elaborato un modello di verifica dei rischi di irradiazione sui sistemi d'armi, munizioni, propellenti ed esplosivi (il cosiddetto HERO - Hazards of Electromagnetic to Ordnance), ospitati nella grande base siciliana. Appurato che le fortissime emissioni elettromagnetiche del MUOS potevano avviare la detonazione degli ordigni, AGI e Maxim Systems raccomandarono i militari statunitensi di non installare i trasmettitori a Sigonella. Anche Filippo Gemma, amministratore di Gmspazio Srl di Roma (società che rappresenta in Italia la statunitense AGI), ha confermato l'esito negativo dello studio sull'impatto elettromagnetico. Nel corso dello speciale di Rai News 24 Base Usa di Sigonella. Il pericolo annunciato, trasmesso il 22 novembre 2007, Gemma ha dichiarato che «una delle raccomandazioni di AGI era che questo tipo di trasmettitore non dovesse essere installato in prossimità di velivoli dotati di armamento, i cui detonatori potessero essere influenzati dalle emissioni elettromagnetiche del trasmettitore stesso».

Contro il devastante progetto militare - mai discusso in sede parlamentare - si sono pronunciati tre consigli provinciali (Catania, Ragusa e Caltanissetta) e quasi tutti i Comuni vicini all'installazione USA di contrada Ulmo. In un primo tempo anche il Presidente della regione siciliana, Raffaele Lombardo, si era dichiarato contro il MUOS, poi con un repentino e più che sospetto giro di valzer si è trasformato in uno dei suoi più convinti sostenitori. Ciononostante comitati spontanei di cittadini, istituzioni e associazioni politiche, sindacali e ambientaliste stanno moltiplicando gli sforzi per ottenere la revoca delle autorizzazioni concesse per l'installazione delle mega-antenne. Dopo un corteo di protesta a Niscemi il 31 marzo scorso e un presidio a Comiso il 4 aprile in occasione del trentennale della grande manifestazione contro i missili nucleari Cruise, i No MUOS siciliani si ritroveranno a Niscemi il 29-30 aprile e l'1 maggio per una tre giorni di eventi e iniziative di sensibilizzazione.

«L'intero territorio dell'Isola ha già pagato altissimi costi sociali ed economici per le dissennate scelte di riarmo e militarizzazione», afferma Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. «Il recente conflitto in Libia ha consacrato il ruolo della Sicilia come grande portaerei per le operazioni di attacco USA, NATO ed extra-NATO in Africa e Medio Oriente. Dallo scalo "civile" di Trapani Birgi sono stati scatenati buona parte dei bombardamenti contro l'esercito e la popolazione civile libica. Sigonella è stata trasformata in capitale mondiale dei famigerati Global Hawk mentre prolifera ovunque l'installazione di radar per l'intercettazione delle imbarcazioni di migranti. Tutto ciò per perpetuare il modello di rapina delle risorse energetiche e arricchire i signori del complesso militare-industriale statunitense». Il MUOS, costato già più di sei miliardi di dollari, ha come principale contractor Lockheed Martin, il colosso a capo del dissennato programma dei cacciabombardieri F-35. Il dio di tutte le guerre ha sempre lo stesso volto di morte.

Articolo pubblicato in Lotta Continua, n. 2, aprile 2012.

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