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Monsanto schedava giornalisti e politici: la procura francese apre un’indagine


Di Marco Paretti

La procura di Parigi ha aperto un'inchiesta preliminare sulla Monsanto in seguito alle rivelazioni di Le Monde e France 2 riguardanti la schedatura di centinaia di personalità tra giornalisti, politici e scienziati schierati nella discussion su glifosato, OGM e pesticidi. La registrazione di queste persone, spiega Le Monde, è stata portata avanti dall'agenzia di PR Fleishman Hillard su disposizione della Monsanto con l'obiettivo di rafforzare l'influenza sulla tematica del glifosato, forse il più famoso erbicida, che incrementa del 41 percento il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin, il tumore maligno che origina dai linfociti, cioè le cellule principali del sistema immunitario.

L'indagine aperta dalla procura di Parigi arriva in seguito alla denuncia di un giornalista di Le Monde il cui nome sarebbe finito al centro della lista incriminata. L'inchiesta preliminare riguarda i reati di "raccolta di dati personali con mezzi fraudolenti, disonesti o illegittimi", "registrazione di dati personali sensibili senza il consenso dell'interessato e il trasferimento illecito di dati personali" ed "Elaborazione automatizzata di dati personali senza previa dichiarazione alla CNIL".

Nella schedatura denunciata dalla testata francese figurano centinaia di personalità legate alla discussione sul glifosato, con annesse posizioni, indirizzi e numeri di telefono. L'elenco indica 74 obiettivi principali divisi in quattro gruppi: gli alleati, i potenziali alleati, le figure da educare e le persone da tenere sotto controllo. La Bayer, gruppo tedesco proprietario della Monsanto, ha affermato di non essere a conoscenza di questi elenco: "Dato che non ne eravamo a conoscenza, non possiamo commentare" si legge in una nota del gruppo. "Questo documento è un'ulteriore prova che le lobby delle multinazionali non si fermeranno davanti a nulla per proteggere i loro affari, credendosi al di sopra delle regole" hanno commentato Karine Jacquemart e Ingrid Kragl, direttore generale e direttore della comunicazione della ONG Foodwatch. "Questo è un uso fraudolento dei nostri dati personali. È scandaloso".

File Monsanto: chi c'è nella lista

Nella lista figurano politici, scienziati e giornalisti. Questi ultimi rappresentano circa la metà dei nomi: nella schedatura ne appaiono circa un centinaio sui duecento nomi del file Monsanto. Tra questi molti professionisti impegnati nella copertura di tematiche ambientali e agricole per i più importanti quotidiani, ma anche giornalisti di agenzie, radio, canali televisivi, pubblicazioni scientifiche e siti web. Sono presenti anche i nomi di 25 politici tra ministri e deputati in carica nel 2016, quando è stato creato il file. Poi circa 30 nomi di leader di organizzazioni agricole e 17 ONG sempre impegnate nel tema agricolo: alcune di queste erano chiaramente indicate come "anti-Monsanto".

Il precedente di Philip Morris

Non è la prima volta che una grande azienda alle prese con uno scandalo di queste dimensioni ha realizzato un file contenente i nomi di alleati e nemici tra politici e giornalisti. Nel 2013 una fuga di informazioni aveva svelato che il colosso del fumo Philip Morris utilizzava tecniche di schedatura simili. In quegli anni il Parlamento Europeo stava discutendo la direttiva sul tabacco – poi adottata nel 2014 – e Marlboro aveva schedato i deputati europei con un colore diverso a seconda della loro ostilità verso le sigarette. Philip Morris aveva invece creato una squadra di 160 lobbisti per sollecitare i parlamentari in una votazione a favore dell'industria del tabacco.

Monsanto e il diserbante cancerogeno

Al centro della discussione si trova un elemento estremamente delicato: il diserbante al glifosato prodotto dalla Monsanto era cancerogeno ma l'azienda non metteva adeguatamente in guardia gli utilizzatori sui pericoli della prolungata esplosione al prodotto. Così, in seguito al caso di alcune persone ammalatesi di linfoma non-Hodgkin dopo aver usato a lungo il diserbante Roundup, sono arrivati i primi risarcimenti milionari. La battaglia giudiziaria tra Haderman e la Monsanto-Bayer va invece avanti da tempo: l'azienda è stata citata in giudizio già da oltre 11.200 tra agricoltori, giardinieri e altre professionisti che hanno usato regolarmente Roundup e si sono ammalati di cancro.

FONTE: https://scienze.fanpage.it/monsanto-schedava-giornalisti-e-politici-la-procura-francese-apre-unindagine/

OGM, la lettera di 110 premi Nobel contro Greenpeace



http://www.ilpost.it/2016/07/02/premi-nobel-contro-greenpeace-ogm/

Un gruppo di 110 premi Nobel ha mandato una lettera ai capi dell’organizzazione ambientalista Greenpeace per chiedere di riconsiderare la loro posizione contraria sulla diffusione degli alimenti geneticamente modificati (OGM, in inglese GMO). Secondo i Premi Nobel – fra cui vari vincitori in campi come medicina, chimica, fisica ed economia – e altri 2212 scienziati che hanno firmato la lettera, le posizioni contro gli OGM non hanno un fondamento scientifico e costituiscono un pericolo per chi vive nelle zone del mondo meno sviluppate. La lettera, indirizzata anche all’ONU e ai governi dei paesi del mondo, è stata pubblicata sul sito supportprecisionagriculture.org che contiene anche link a video e materiali informativi sugli OGM.
Tra i firmatari della lettera ci sono anche il genetista italiano naturalizzato statunitense Mario Capecchi, Premio Nobel per la medicina nel 1997, due dei Premi Nobel per la chimica del 2015, lo svedese Tomas Lindahl e l’americano Paul L. Modrich, e quattro Premi Nobel del 2014: il chimico William E. Moerner, i neurofisiologi Edvard e May-Britt Moser e il fisico Hiroshi Amano.
Greenpeace non è l’unica organizzazione che si oppone all’uso di vegetali OGM, ma probabilmente la più influente e popolare. Oggi gli OGM vengono ritenuti sicuri e anzi preziosi dalla quasi totalità della comunità scientifica, mentre sono osteggiati da alcune ONG e singoli attivisti, fra cui la più famosa è l’indiana Vandana Shiva. 
La lettera invita Greenpeace a considerare l’esperienza con gli OGM di agricoltori e consumatori di tutto il mondo, soprattutto di quelli in difficoltà, e ad abbandonare la loro campagna contro i semi geneticamente modificati, in particolare contro il Riso dorato (in inglese “Golden rice“: Antonio Pascale ne aveva scritto nel suo blog sulPost qui), una varietà di riso prodotta attraverso una modificazione genetica che secondo gli scienziati “ha il potenziale di ridurre o eliminare gran parte delle morti e delle malattie causate da un carenza di vitamina A, che ha un grande impatto sulle popolazioni più povere dell’Africa e del sud est asiatico”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa 250 milioni di persone nel mondo soffrono della carenza di vitamina A (che è anche responsabile di circa 250-500mila casi di cecità nei bambini ogni anno), tra cui il 40 per cento dei bambini minori di cinque anni che vivono nei paesi in via di sviluppo. Le statistiche dell’UNICEF mostrano che tra uno e due milioni di morti l’anno sono causate da questo problema.
La lettera sottolinea che le ricerche scientifiche condotte finora non hanno riscontrato danni alla salute provocati dagli organismi geneticamente modificati  né hanno dimostrato la presenza di rischi per l’ambiente legati alla coltivazione degli OGM. La lettera finisce con queste frasi:
« Chiediamo ai governi del mondo di rifiutare la campagna di Greenpeace contro il Riso dorato in particolare e quelle contro le colture e i cibi migliorati attraverso la biotecnologia in generale. Chiediamo che facciano tutto ciò che è in loro potere per opporsi alle azioni di Greenpeace e accelerare l’accesso degli agricoltori a tutti gli strumenti della biologia moderna, specialmente ai semi migliorati grazie alla biotecnologia. L’opposizione basata sull’emozione e sul dogma che è stata confutata dai dati deve finire.
Quante persone povere in tutto il mondo devono morire prima che questo venga considerato un “crimine contro l’umanità”?».

OGM:a favore di un dibattito ragionato e della libertà di ricerca e di scelta,rimarcando gli eventuali effetti positivi e negativi della loro introduzione


Di Salvatore Santoru

La tematica degli OGM è una di quelle che maggiormente discusse nell'ambito delle politiche alimentari e agricole e che divide nettamente due fronti, che si potrebbero definire per semplificare "conservatori" e "progressisti" sulla questione.






Da una parte, il fronte anti-OGM che sostiene l'assoluta pericolosità degli organismi geneticamente modificati e ne sostiene la totale messa in bando, in quanto essi sarebbero un pericolo per quello che considerano il cibo "naturale" e "tradizionale" a  tutto favore delle multinazionali biotecnologiche e alimentari, mentre dall'altra i pro-Ogm che considerano gli stessi siano assolutamente sicuri e che siano fonte di progresso e modernizzazione.
C'è da dire che sarebbe necessario un dibattito maggiormente equilibrato che metta in risalto gli aspetti positivi dell'introduzione degli Ogm così come quelli controversi e critici, come eventuali rischi di salute e insostenibilità ambientale così come la situazione di "oligopolio" che vede il mercato OGM dominato da poche corporations, tra cui la famigerata Monsanto.
Per il resto, sarebbe necessario tutelare la libertà(cosa spesso venuta meno in azioni di certi movimenti radicali antiOGM, coinvolti nella distruzione di campi OGM ecc)di scelta e di ricerca e in modo scientifico e sostenibile provare l'efficacia o meno degli OGM, e in tal modo comportarsi di conseguenza.

Gli interessi economici dietro la "nuova guerra fredda" tra Russia e USA



Di Salvatore Santoru

Come la questione ucraina ha messo chiaramente in evidenza, tra gli USA e la Russia è in corso una vera e propria "guerra fredda", e c'è anche il rischio concreto che tale situazione possa sfociare in un vero e proprio conflitto armato.

Dietro a tale "nuova guerra fredda" ci sono ovviamente interessi geopolitici e ideologici, già trattati recentemente in questo blog, e naturalmente economici.

Premettendo che sia la Russia che l'Ucraina sono ricche di risorse naturali, quella più importante dal punti di vista strategico in questo contesto è ovviamente il petrolio.

Difatti, la Russia è dalla fine del 2014 il più grande produttore di petrolio al mondo, arrivando a sorpassare anche l'Arabia Saudita, che proprio contro la Russia e l'Iran è impegnata, insieme agli States, in una "guerra commerciale"  come spiegato in un articolo di Orlando Sacchelli per il "Giornale".

In questa strategia, come ricordato da Alfonso Desiderio in un articolo per "Repubblica", rientra il recente crollo del prezzo del petrolio da 100 a 50 dollari provocato dai sauditi, considerato un colpo mortale per Putin, in quanto com'è noto la vendita di gas e petrolio è l'asset principale dell'economia russa.

Oltre a petrolio e gas, ci sarebbe anche da segnalare l'importanza del cibo, a cominciare dalla questione OGM.

Infatti, a livello internazionale gli States premono per l'introduzione degli alimenti geneticamente modificati, mentre la Russia li ha recentemente quasi del tutto vietatipermettendone la coltivazione solo in determinati campi sperimentali.

Lo stesso Putin ha criticato pesantemente l'industria OGM, affermando che le principali corporations biotech Monsanto e Syngenta stanno portando praticamente il mondo alla rovina.



Da segnalare a tal proposito che negli States invece, la Monsanto gode di una forte rappresentanza all'interno della stessa amministrazione Obama, tanto che il discusso provvedimento "Farmer Assurance Provision" è stato ribattezzato ironicamente "Monsanto Protection Act".


Inoltre c'è da segnalare l'attacco della Russia all'industria dello "junk food", vista come una forma di "colonialismo culturale" statunitense, oltre che nociva per la salute.



Da segnalare su tale questione la chiusura provvisoria di quattro Mc Donalds per "violazioni sanitarie", ordinata per volere del governo russo nell'agosto del 2014, decisione da molti vista come una piccola "vendetta" contro le sanzioni imposte dagli USA alla stessa Russia.

Ogm: i semi killer della Monsanto sono dietro l’ondata di suicidi di contadini in India, parola dell'attivista Jeffrey Smith



In India ogni trenta minuti un contadino si suicida. Ad essere incriminata è la multinazionale Monsanto, la fornitrice di prodotti chimici, che persuade gli agricoltori indiani a comprare sementi da organismi geneticamente modificati (OGM) per espandere ulteriormente queste colture in tutto il mondo. La stima è impressionante come il fatto che nel giro di 16 anni, più di un quarto di milione di contadini si è tolto la vita  per la disperazione di non poter sostenere le proprie famiglie, riferisce il Centro per i diritti umani e la giustizia globale (CHRGJ). E una delle possibili cause di questi alti tassi di suicidio è proprio l'arrivo delle colture geneticamente modificate in India, avverte l'attivista Jeffrey Smith in un'intervista a RT.

Secondo l'attivista, gli agricoltori indiani si suicidano a causa del fallimento delle colture geneticamente modificate. Una ricerca indipendente conferma che "circa l'85% delle famiglie degli agricoltori in cui si è avuto il suicidio è collegato direttamente al fallimento del cotone Bt e approssimativamente un altro 10% si lega indirettamente al fallimento dello stesso", spiega Smith.

Il cotone geneticamente modificato causa una serie di problemi: non germoglia, ha una performance peggiore, stimola la putrefazione della radice, la deformazione delle foglie o l’infestazione da cocciniglie. La qualità del cotone inoltre può essere minore o può richiedere più lavoro per raccogliere le piante. Gli agricoltori si lamentano anche del prurito e di eruzioni cutanee quando toccano il cotone e, a volte, quando il bestiame pascola sulle piante di cotone dopo la raccolta si registrano morti tra bufali, capre e pecore.

Smith ha anche rivelato la strategia con la quale la Monsanto spinge gli agricoltori indiani a comprare i suoi semi OGM: realizzare le prove sul campo in condizioni ideali, con irrigazione. Senza di queste, i semi non sono così buoni. Inoltre, la società ha gonfiato le statistiche per dimostrare che questi semi sono garanzia di prosperità, racconta l'attivista.

Smith scorge l'obiettivo della società che è quello di usare l'India, che ha una delle più grandi concentrazioni di contadini in tutto il mondo, perché sia una fonte di reddito per i suoi  semi, utilizzandola così per introdurre molte altre varietà di colture geneticamente modificate che potrebbero, a partire da quel momento, diffondersi in tutto il mondo. "
"Vogliono contaminare il mondo con colture geneticamente modificate in modo che nessuno possa competere con i prodotti non modificati geneticamente puri", ha concluso.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9521

Per convincere l'Europa ad accettare gli Ogm nel trattato Ttip gli Usa faranno di tutto e di più. Come già avvenne con il governo Berlusconi


Di Tino Oldani

Anche se il negoziato Usa-Eu sul trattato Ttip si è svolto finora nel massimo riserbo, è trapelato quanto basta per capire che uno degli ostacoli maggiori è costituito dagli Ogm (organismi geneticamente modificati), soprattutto dalle colture agricole biotech, dove alcune multinazionali Usa (Monsanto e Pioneer Dupont in testa) hanno interessi colossali. La loro tesi è che le colture Ogm assicurano raccolti più abbondanti, e perciò più redditizi, senza rischi per la salute. Tesi condivisa dall'amministrazione Usa, guidata da Barack Obama.
Di parere opposto, in Europa, sono gli ambientalisti e le associazioni agricole, che giudicano le colture biotech incompatibili con le produzioni agricolo-alimentari di qualità, poco convenienti (gli Ogm non consentono di avere sementi, che vanno riacquistate ogni anno presso le multinazionali, che così lucrano profitti), e dannose per la salute umana. Con loro, sono schierati 19 dei 28 governi che fanno parte dell'Unione europea, e l'Italia di Matteo Renzi è tra questi. Una decisione definitiva, in sede Ue, dovrà essere presa dalla nuova Commissione guidata da Jean Claude Juncker, ma le multinazionali Usa del biotech non sembrano affatto rassegnate a una sconfitta. Dalla loro parte sanno di avere l'intero apparato diplomatico Usa, che in passato ha dimostrato di interferire non poco sulle decisioni dei governi europei.
In proposito, è illuminante la rilettura di alcuni cablo riservati dell'ambasciata Usa a Roma durante il governo Berlusconi 2001-2005, rivelati dallo scandalo Wikileaks e pubblicati allora in un saggio (Mimmo Franzinelli e Alessandro Giacone, La Provincia e l'Impero; Feltrinelli). A differenza dei governi precedenti, tutti contrari alle coltivazioni Ogm, quello di Berlusconi fece subito sperare agli Usa in un cambio di rotta. Il Cavaliere e l'allora presidente Usa, George W. Bush, avevano infatti concordato una politica a favore degli Ogm: una svolta italiana che il vice consigliere Usa per la sicurezza si affrettò a ricordare a Giovanni Castellaneta, consigliere diplomatico di Berlusconi, subito dopo avere accertato che nel governo italiano c'era un ministro che remava contro. Si trattava di Gianni Alemanno, responsabile dell'Agricoltura, che da sempre si era schierato contro gli Ogm, e per questo era entrato in diretta polemica con l'oncologo Umberto Veronesi, che invece si era detto favorevole. Non solo. A sostegno della sua posizione, Alemanno aveva consultato le principali associazioni agricole (Coldiretti in testa), ottenendo il loro sostegno, salvo quello della Confagricoltura, favorevole ad alcuni tipi di «sementi non contaminate da Ogm»(!).
La reazione della diplomazia Usa fu riassunta in un cablo riservato: «Il nostro obiettivo è di seppellire il documento Alemanno nella commissione nazionale delle biotecnologie». E se sarà approvato, Berlusconi subirà «una forte pressione per spostare l'Italia verso una politica più amichevole rispetto ai nostri interessi». Ma Alemanno non cedette, e un nuovo cablo dell'ambasciatore, Mel Sembler, avvertì Washington: «Non possiamo permettere ad Alemanno di andare avanti senza ostacoli». Scattò subito la ricerca di ministri filo-Usa, da schierare contro quello dell'Agricoltura. Quello dell'Industria, Antonio Marzano, non si fece pregare e in un appello pro-Ogm, sostenne che «l'opposizione non era basata su prove scientifiche, ma su sentimenti anti-americani». Uno speech preparatogli da un direttore generale del ministero, Amedeo Teti, che nei cablo Usa venne subito indicato come persona da «proteggere strettamente».
Ma Alemanno tirò dritto. E quando la Regione Piemonte iniziò a distruggere le coltivazioni di mais biotech, si dichiarò d'accordo, presentando un decreto legge restrittivo sugli Ogm. Per protestare, l'ambasciatore Sembler si fiondò a Palazzo Chigi da Gianni Letta, che si disse all'oscuro di tutto e, per placare l'ospite, lo collegò in viva voce al telefono con Berlusconi, che si trovava ad Arcore. La sintesi della telefonata è in un cablo: «Dopo avere espresso il suo continuo supporto agli sforzi statunitensi del presidente Bush per diffondere la democrazia, Berlusconi ha promesso che non avrebbe fatto passare la bozza di decreto del ministro Alemanno, così come gli era stata descritta, al consiglio dei ministri». Ma di litigare con Alemanno, in realtà, Berlusconi non aveva nessuna voglia, come spiegò al ministro della Salute, Girolamo Sirchia, pure lui filo-Usa e pro-Ogm: «Il partito di Alemanno è una componente preziosa del governo».
Di lì a poco la questione degli Ogm passò in secondo piano, scavalcata per importanza dall'inizio della guerra in Iraq contro Saddam Hussein, dove il contributo militare dell'Italia era per l'ambasciata Usa un tema prevalente su tutti gli altri. E Sembler, per giustificare a Wahington l'opportunità di mollare la presa sugli Ogm e non suscitare polemiche eccessive sulla stampa, scrisse in un cablo: «Dobbiamo ammazzare un drago per volta». Così, grazie ad Alemanno (discutibile come sindaco di Roma, ma valido ministro dell'Agricoltura), gli Ogm non passarono e sono tuttora vietati.

TTIP: l'accordo commerciale UE-USA che fa comodo all'industria OGM

Di Colin Todhunter
Tom Vilsack, Ministro dell'Agricultura USA, programma di eliminare tutte le barriere "non necessarie" che ostacolano il commercio e gli investimenti tra USA ed Europa a causa della TTIP, (Transatlantic Trade and Investment Partnership)

Tom Vilsack è il Ministro dell'Agricultura USA. In un tentativo di offrire sostegno alle  grandi aziende agricole ed ai giganti dell'industria alimentare, Vilsack programma di eliminare tutte le barriere "non necessarie" che ostacolano il commercio e gli investimenti tra USA ed Europa a causa della TTIP, (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Il Ministro Vilsack ha dichiarato pubblicamente che sarà la "scienza solida" a stabilire le regole che governeranno il commercio alimentare. Durante una visita a Bruxelles, il mese scorso, dichiarò:
    "La Scienza è un linguaggio comune a tutti....cercheremo di assicurare che gli accordi raggiunti siano basati sulla scienza solida".
Tuttavia, sembra che Vilsack sia molto selettivo nell’applicare la "scienza solida" quando si tratta di certe questioni. Alcuni gruppi di attivisti per i Diritti dei Consumatori vorrebbero che i cibi OGM avessero  un’etichetta che dichiari che siano tali ma Vilsack afferma che facendo ciò, si rischia di dare l'impressione sbagliata, ossia che si tratti di problemi di sicurezza del prodotto. E' molto conveniente limitarsi a ripetere le dichiarazioni promozionali dei rappresentanti della potente industria biotecnologica. La Scienza di fatto ha dimostrato che i cibi geneticamente modificati presentano problemi di sicurezza e, ancora di più, stanno causando effetti gravi con conseguenze sociali, economiche ed ambientali.
Nel non voler "rischiare di dare l'impressione sbagliata",  e rifiutando di rispondere alle pretese dei consumatori che vogliono sapere ciò che stanno mangiando, Vislack cerca di impedire un corretto dibattito riguardo a questioni che non sarebbero  gradite ai  sostenitori delle aziende produttrici: i profitti crollerebbero se i consumatori avessero la scelta di rifiutare i veleni che sono costretti ad ingerire.
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Andy Stirling, Professore di Politica di Scienza e Tecnologia  all'Università di  Sussex  dice:
“Il motivo principale per cui alcune Multinazionali preferiscono le tecnologie OGM alle diverse risorse alternative  è che gli OGM offrono più modi lucrativi per controllare la proprietà intellettiva oltre alle catene di fornitura globale. Per evitare dibattiti aperti di queste questioni, gli interessati stanno ora cercando di negare le incertezze e sopprimere le diverse teorie scientifiche. Ciò impedisce che ci siano dibattiti democratici relativi a tale argomento oltre a negare l’attendibilità della scienza stessa"
Il termine "scienza solida", inventato dall' industria biotecnologica OGM, ed anche dai suoi portavoce, risulta evidentemente "vuoto di contenuto". L'industria nasconde i “database” prodotti dalla propria ricerca con la scusa della "confidenzialità commerciale" mentre la ricerca indipendente evidenzia i pericoli molto seri che possono derivare dall’assunzione di tali prodotti. L'industria è coinvolta in casi di denunce per frode, collusione, minacce, oltre che per distorsione e censura dei risultati scientifici. Se si ritiene che la "scienza solida" debba essere il punto di riferimento, qual'è il motivo che spinge a commettere questi atti di persuasione?
La risposta è che l'industria biotecnologica OGM non è in grado di confrontarsi con la scienza quando quest'ultima è veramente "solida" e non vincerebbe alcun dibattito che fosse basato sulla scienza “genuina”, proprio perché non esiste un consenso scientifico a favore dei prodotti OGM, nonostante la "lobby" degli OGM proclami diversamente.
Il quesito della "scienza solida", perciò, viene in questo modo estrapolato per essere inserito nel programma di una Corporazione. Colin Macilwain Autore di articoli scientifici,  dice;
“Il termine "scienza solida" è diventato così un’espressione  Orwelliana per favorire i vari interessi affaristici.
Anche se ci sono voci  che chiedono di stabilire delle regole forti riguardo alla confidenzialità di informazioni commerciali all'interno dell' TTIP, le lobby della biotecnologia, pesticidi ed alimentari hanno dichiarato la loro opposizione ad un’iniziativa intrapresa dall'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare per facilitare l'accesso del pubblico alle informazioni prodotte dagli studi sulla sicurezza per gli alimenti, eseguiti dall'Industria stessa. Il pubblico è stato tenuto all’oscuro per troppo tempo riguardo ai dati "scientifici" forniti dall'Industria, che sono stati utilizzati per ottenere autorizzazioni al fine di immettere i propri prodotti sul mercato.
Corporate Europe Observatory (CEO) indica sul proprio sito internet:
“Ciò che dice Tom Vilsack riguardo alla "scienza solida" può sembrare ragionevole ma è un termine ingannevole che viene suggerito dall'Industria Alimentare USA nel tentativo di far superare l'approccio negativo, di cautela e rigetto riguardo ai rischi, che hanno gli Europei a verso gli OGM e per timore che vengano dettate regole riguardanti la catena alimentare. Il concetto chiave che viene applicato in Europa, ma non in America, è il "principio di precauzione". Questo principio stà a significare che, là dove esiste la possibilità che possano verificarsi effetti nocivi , vengono adottate delle strategie per evitarne i rischi. Il punto di vista degli Americani riguardo il "principio precauzionale" è che esso sia una “barriera” ingiustificata contro gli scambi commerciali.
L'ipotesi avanzata dal CEO è che quando i produttori insistono nell’affermare che alla base del regolamento del commercio alimentare ci sia la "scienza solida", in realtàvogliono che in Europa vengano eliminate tutte le restrizioni sulle importazioni di cibi dall' USA, preferendo il regime regolamentare “stile USA”, privo del “principio precauzionale”. Le Corporazioni USA cercano di rendere difficile ai consumatori Europei identificare se i cibi che mangiano siano prodotti con metodi nocivi alla salute e che quindi a loro non graditi , come il mais OGM, il pollame lavato con cloro e carni trattate con ormoni per la crescita.
Ogni cittadino Europeo risentirà degli effetti delle norme suggerite dal TTIP per il commercio di cibi e prodotti dell'agricoltura . Possiamo soltanto sperare che saranno adottate corrette misure precauzionali e che saranno  rese ancora più rigide seguendo la scienza che è veramente solida.
Traduzione per the Living Spirits: Marilyn Thomas e Claudio Bruno.

La soia OGM si mangia l’ Amazzonia, l’ambiente da chi viene difeso?


Di Luca Tomberli
La soia per gli allevamenti è una delle principali cause della deforestazione dell’ Amazzonia. La foresta tropicale più estesa, il polmone  del pianeta, l’habitat naturale più grande per la biodiversità rischia di scomparire. Il WWF in occasione della giornata mondiale dell’Ambiente del 5 giugno denuncia la scomparsa di un quinto della superficie della foresta amazzonica in 50 anni ( http://www.wwf.it/news/notizie/?8380 ).  In Brasile e in Bolivia le piantagioni di soia hanno contribuito in maniera decisiva a modificare l’ecosistema naturale. Il disboscamento, l’inquinamento del terreno e dei corsi d’acqua vengono barattati per produrre del mangime per animali.

La disamina del WWF, pur essendo condivisibile, non mi sembra che colga il nocciolo del problema. Se non si ha il coraggio di analizzare in profondità le motivazioni di un tale scempio, si rimane ancorati ad una sensibilizzazione di maniera che convoglia le proteste in un vicolo cieco. Le diverse lotte ambientaliste che si alternano dagli anni ottanta non hanno modificato più di tanto l’indirizzo della società. Se si vuole capire il perché della “stagnazione della causa ambientalista” lo si può trovare nella collusione dei suoi dirigenti con il mondo economico finanziario. I membri direttivi del WWF sono stati implicati in grandi disastri ambientali. Ad esempio Luc Hoffmann, attuale vicepresidente emerito del WWF internazionale, nel 1970, era il proprietario dell’Icmesa di Seveso, quell’industria chimica che in seguito ad una esplosione rilasciò nell’ambiente una grande quantità di diossina.

Al momento  le associazioni ambientaliste che vanno per la maggiore stanno coprendo l’inquinamento ambientale più pericoloso, le scie chimiche, che sta modificando il pianeta attraverso operazioni di aerosol  che rilasciano nell’ambiente metalli pesanti e polimeri biocompatibili. Legambiente, il WWF e Green Peace  lanciano il grido di allarme sul riscaldamento globale dovuto all’ anidride carbonica e invece  preferiscono tacere sulla geoingegneria clandestina. Che sia una manovra diversiva? Bah! Visti i messaggi nascosti che lanciano nelle loro campagne, come riportato dal blog  Altrainformazione ( http://www.altrainformazione.it/wp/2010/10/06/wwf-una-storia-poco-nobile/ ), viene da  pensare che i gruppi dirigenziali, in barba ai buoni propositi degli iscritti, non lavorano per il bene comune.

Anche se è tutto collegato torniamo ad occuparci nello specifico del problema della deforestazione. La quasi totalità delle piantagioni di soia del continente americano sono ogm e gestite dalle multinazionali agrochimiche che si adoperano per non avere contrasti da parte della politica. Così, distruggendo le risorse del mondo, la Monsanto e sorelle  “creano” nuovi luoghi dove poter impiantare delle monocolture ogm.  Ciò si incastra perfettamente con gli interessi finanziari delle multinazionali del fast food, come Mc Donald’s, desiderose di trovare mangime a basso costo per alimentare quel bestiame che verrà trasformato in puzzolenti hamburger, ma soprattutto è in accordo con quell’idea di controllare l’umanità attraverso un cibo devitalizzato, che abbassa le nostre difese immunitarie e ci rende dipendenti dalle multinazionali farmaceutiche .



Così il primo livello di assoggettamento è servito. Non mi sembra che i membri direttivi delle associazioni ambientaliste più famose si adoperino per interrompere neanche il primo grado di quel circolo vizioso,  imposto  dalle multinazionali, che sta distruggendo il pianeta. Ci vogliono ben altre forze per liberare la terra da questi predatori. Le dobbiamo trovare dentro di noi.

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