Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta WWF. Mostra tutti i post

Allarme Wwf: ecco le 16 specie animali che rischiano di non vedere più il Natale

Il leopardo di Amur


Vaquita e leopardo dell’Amur, due specie che rischiano di non vedere il Natale 2018 per il numero esiguo a cui sono ridotte le loro popolazioni. Della prima, una specie simile ad un delfino, ne sono rimasti solo 30 esemplari nel golfo della California, del secondo, un agilissimo felino che sopravvive ancora nelle foreste temperate tra Cina, Mongolia e Russia, meno di 70. E se non si interviene subito fermando la pesca illegale nei mari del Messico per la prima specie o il bracconaggio per il leopardo, il prossimo Natale potremmo scoprire che si sono già estinte. È uno dei dati chiave della Mappa dell’estinzione del Wwf, lanciata insieme a un Report nell’ambito della sua Campagna di Natale “Wwf is calling”. Nella mappa ci sono altre 14 specie scelte tra le tante a rischio tra vertebrati, coralli e piante, specie sul baratro dell’estinzione per i pericoli legati alla capacità distruttiva di alcune attività umane in molti angoli del pianeta. 


«È questa la Natura che le generazioni future potrebbero non vedere mai. Il loro destino è legato alla possibilità di mettere in campo il prima possibile interventi in grado di salvarle dall’estinzione» scandisce il Wwf. Nel report l’associazione ambientalista indica anche i vari progetti sostenuti per fermare questa corsa verso l’estinzione e portati avanti dall’associazione in varie parti del pianeta. Il Wwf ricorda che solo dal 1970 al 2012 l’uomo ha determinato il calo del 58% dell’abbondanza delle popolazioni di vertebrati terrestri e marini. Ma, ancor più gravemente, la nostra azione ha amplificato forse anche di 1000 volte quello che è il normale tasso di estinzione delle specie sulla Terra.  

Il Vaquita  

«Abbiamo il dovere di accendere i riflettori sul rischio di estinzione di alcune specie preziose e chiamare tutti a raccolta per combattere le minacce che rischiano di cancellare tesori di biodiversità in Italia e nel Mondo» afferma la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi. «Le specie su cui si concentra l’attenzione di questo nostro report - segnala - sono gli “ambasciatori” di un percorso di estinzione che è arrivato, purtroppo, quasi a termine». I numeri parlano chiaro. In Italia per alcune specie come l’orso marsicano oggi si parla di poche decine di esemplari, e lo stesso vale per l’aquila del Bonelli (40 coppie), il gipeto (una decina di coppie in Italia, meno di 10.000 in 3 continenti -Asia, Africa-Europa) o per una specie arborea che esiste solo sulle montagne della Sicilia, l’abete dei Nebrodi. 

Il pangolino  

Sempre in Italia anche la lucertola delle Eolie, come tanti rettili, rischia di scomparire: adattata a vivere solo su alcuni scogli di queste isole con meno di 1.000 esemplari. Alla lista si aggiungono altre specie animali globali destinate a salire su questa insolita “Arca di Natale” disegnata dal Wwf e, tra queste ci sono il rinoceronte di Sumatra che condivide con tigre e orango la drammatica riduzione delle foreste abbattute per far spazio alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso (meno di 150 individui), il bradipo pigmeo (alcune centinaia superstite in un’isola panamense), il pangolino perseguitato per le sue scaglie ritenute “miracolose” nella medicina tradizionale, e il chiurlottello, un uccello ritenuto una vera e propria chimera dagli ornitologi data la sua estrema rarità in tutta Europa. Pappagalli ricercati per la loro bellezza e rarità, come l’ara golablu che ha la sfortuna di nidificare proprio nei palmeti pressati dalla deforestazione.  

Wwf: «Il 2015 è stato un anno nobile per l’ambiente»

Carbone WWF 2

Il Wwf traccia un bilancio in chiaroscuro degli eventi del 2015 e delle politiche ambientali in Italia e nel mondo: «Certamente il 2015 è da ricordare come un anno estremamente significativo per le questioni ambientali e di sostenibilità a livello mondiale per  3  momenti chiave: l’Agenda 2030 approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con l’indicazione di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che andranno attuati in tutte le nazioni, l’Accordo di Parigi, sottoscritto da 195 nazioni nella Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni unite sul cambiamento climatico tenutasi a Parigi, in cui si chiede di fare il possibile per mantenere la temperatura media della superficie terrestre sotto i 2 gradi C rispetto alla temperatura esistente in epoca preindustriale e possibilmente di stare sotto 1.5 gradi C. Inoltre la Lettera Enciclica “Laudato si’” sulla cura della casa comune resa nota a maggio da Papa Francesco».
Ma il Panda sottolinea che «Nel frattempo i numeri sui “limiti” del Pianeta ci dicono che dobbiamo agire in fretta: qualunque azione deve tener conto di due fattori, la crescita della popolazione globale e i cambiamenti globali provocati dall’uomo tra cui quello climatico è il più eclatante.  L’ultimo World Population Prospects delle Nazioni Unite, rilasciato nel luglio scorso, ricorda, infatti, che abbiamo raggiunto i 7 miliardi e 300 milioni di abitanti sulla Terra e che, seguendo la variante media di crescita (la più probabile), raggiungeremo nel 2050, i 9 miliardi e 700 milioni (all’inizio dell’epoca industriale, intorno al 1750, eravamo circa  800 milioni). La comunità scientifica internazionale ci indica quali sono i Planetary Boundaries, i confini planetari che non dovremmo sorpassare, pena effetti a cascata le cui conseguenze sono ritenute ingovernabili da parte delle comunità umane: uno di questi è il cambiamento climatico, in particolare la differenza tra quanta energia raggiante del Sole “entra ed esce” dalla nostra atmosfera. Questa differenza non dovrebbe superare 1 Watt per metro quadro, oggi siamo a 2.3 Watt per metro quadro e non è un caso che il nostro clima presenti una dinamica energetica fortemente modificata che produce drammatici effetti in tutto il mondo. Ecco come andrebbero dunque lette le cronache di questi ultimi tempi: siccità alluvioni, inquinamento urbano, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Cina a diverse aree del sud est asiatico sino allo straordinario periodo di siccità e di forte inquinamento urbano delle città italiane».
Per il Wwf «Bisogna cambiare passo modificando le impostazioni delle nostre economie ancora basate sulla crescita continua in un Pianeta dai chiarissimi limiti biofisici, dichiarati e studiati da tantissimi scienziati in tutto il mondo da decenni» e ricorda quel che scrive Papa Francesco nella sua Enciclica: «Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri. La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi … La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione. (178)».
Secondo Donatella Bianchi, Presidente del Wwf Italia, «Oggi è necessario mettere al centro del sistema economico il grande valore della natura senza il quale non è possibile alcun benessere e sviluppo dell’ umanità. E’ questa una delle grandi battaglie che abbiamo sin qui portato avanti e che continueremo a fare. Il 2015 è stato per il Wwf un anno di lavoro intenso che ci ha visto impegnati in oltre 1.000 progetti al livello globale: per garantire la tutela delle specie a rischio di estinzione minacciate dal bracconaggio, per garantire la salvaguardia degli ecosistemi più fragili, per contrastare i cambiamenti climatici in atto, per promuovere la cultura dell’ambiente a favore delle nuove generazioni, per orientare i mercati, le produzioni ma anche i consumi verso la sostenibilità. E i risultati si sono visti: grazie alle attività di anti-bracconaggio è stato registrato un incremento delle popolazioni di tigri in India e in Nepal. Anche la popolazione di panda in Cina è cresciuta di oltre 260 individui dall’ultimo censimento. Sono solo alcuni dei tanti successi che il Wwf ha conseguito grazie ai tanti sostenitori, soci, attivisti che hanno voluto scommettere su questa nostra mission. E che continueranno a farlo, ci auguriamo, anche per il 2016, un anno particolarmente importante per il Wwf Italia che compirà i suoi 50 anni».
Ma di fronte allo scenario globale e ai richiami del mondo scientifico e non solo,  il Bilancio 2015 delle politiche ambientali del nostro Paese non è roseo e la Bianchi sottolinea che «Purtroppo l’ambiente continua ad essere la Cenerentola delle nostre politiche ambientali, sebbene sui tavoli internazionali il Governo quest’anno si sia mosso bene, dal clima all’Agenda Onu per lo Sviluppo Sostenibile fino alla difesa delle Direttiva di tutela della Natura europee.  Queste scelte però non riescono a tramutarsi in altrettanti atti coraggiosi e innovativi per l’ambiente nel nostro Paese. La nostra lettura in chiaroscuro vede un’Italia ancora restia ad emanciparsi dai condizionamenti degli interessi economici consolidati e a prospettare chiaramente la strada dell’economia de-carbonizzata e basata sul grande valore del capitale naturale del “Bel Paese”. Gli interessi della vecchia impostazione economica su temi quali l’energia, le infrastrutture, la tutela attiva della natura, le procedure semplificate che provocano elevati impatti ambientali e favoriscono il massacro del territorio, la repressione effettiva degli ecoreati continuano a farla da padrone».
Il Panda dice che la principale cartina da tornasole  su scala nazionale è la quota dedicata alla spesa per interventi in campo ambientale (parchi, difesa del suolo, tutela del mare, commercio illegale di specie protette, bonifiche. ricerca ambientale/ISPRA) «Nella Legge di Stabilità 2016 che chiude il 2015 con un impegno di appena l’1,5% della spese complessive previste nella manovra (523 mln su 35 miliardi) destinate agli interventi per lo sviluppo sostenibile e per tutelare e valorizzare il capitale naturale del nostro Paese. Inoltre l’Italia ancora oggi ha la maglia nera in Europa per la violazione delle normative ambientali comunitarie (19 procedure d’infrazione)».
Apprezzamento invece per quanto fatto dal governo italiano a livello internazionale: «Alla COP 21 sul Clima di Parigi il Governo ha chiesto impegni concreti e sostenuto la necessità di assumere il limite di 1,5 gradi per l’aumento della temperatura globale rispetto all’era preindustriale, allineandosi alla posizione dei paesi più avanzati, grazie alla mobilitazione della società civile. Su scala europea il Ministro dell’Ambiente Galletti ha sottoscritto il 26 ottobre scorso una lettera di 10 Ministri dell’Ambiente europei indirizzata al Commissario europeo dell’Ambiente Vella in difesa delle direttive che tutelano la natura d’Europa (Habitat e Uccelli) contro l’intenzione del presidente della CE Juncker di depotenziarle: intenzione contestata da oltre 500mila cittadini europei (ben 70.000 italiani) mobilitati dalle associazioni ambientaliste, con WWF in prima fila. Quest’anno inoltre l’Italia si è impegnata anche nel Summit mondiale per lo  Sviluppo Sostenibile di New York, del 25-27 settembre scorsi, dove è stata approvata l’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile secondo la quale anche il nostro paese dovrebbe impegnarsi a difendere la biodiversità marina e terrestre, attivare l’economia circolare con metodi di produzione e consumo sostenibili, contrastare i cambiamenti climatici, etc.».
Ma il Wwf poi dice che Renzi in patria fa prevalere la real-politik: «Purtroppo, le istanze ambientali sono ancora marginali per il Governo e per la maggioranza parlamentare che lo sostiene. Sulle stesse materie in cui dimostra più coraggio fuori dai confini su scala nazionale la posizione è molto più arretrata. Su clima e energia non si procede all’abbandono dei combustibili fossili e alla redazione di un vero Piano energetico nazionale per la decarbonizzazione del sistema produttivo, ma ci si accanisce su improduttive trivellazioni, che mettono a rischio le economie consolidate del turismo e della pescasu cui il Governo stesso ha recentemente  dovuto compiere un brusco dietrofront grazie alla mobilitazione ambientalista, delle comunità locali coinvolte e delle Regioni. Sulla tutela della natura ben 12 dei 24 parchi nazionali sono in condizione precaria (come denunciato dagli ambientalisti il 2 novembre scorso) per mancanza, a seconda dei casi, di presidenti, consigli direttivi, direttori, facendo mancare un presidio pienamente operativo di tutela e legalità al Sud in aree protette come il Vesuvio, il Cilento e  la Sila. Mentre si smembra un parco nazionale storico come lo Stelvio (che nel 2015 ha compiuto 80 anni) ad un condominio tra Regione Lombardia e le Province autonome di Trento e Bolzano».
Il Panda non sembra avere molta fiducia nel rinnovamento promesso da Renzi: «Il nostro presente e il nostro futuro restano ancora lastricati di buone intenzioni. Il Paese resta in attesa del fantomatico“Green Act”, annunciato dal premier nel gennaio 2015 che dovrebbe portare ad una revisione delle scelte economiche, partendo dalle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico del Quinto rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e su cui sta ancora lavorando con una certa fatica il Ministero dell’Ambiente, sollecitato da 16 delle principali Associazioni ambientaliste, tra cui il WWF, che da tempo hanno presentato le loro proposte nell’  “Agenda ambientalista per la riconversione ecologica del Paese”».
La notizia positiva è che «È stato finalmente approvato, dopo due anni di attesa, il Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità 2014. Il Wwf ha partecipato direttamente all’elaborazione degli articoli per istituire finalmente un Comitato Nazionale per il Capitale Naturale, che redigerà un report annuale, e il Catasto dei sussidi ambientalmente favorevoli e sfavorevoli, ma accanto a queste disposizioni condivisibili è stata approvata anche una norma che scardina la Valutazione di Incidenza su progetti che vanno ad incidere sulla Rete Natura 2000, creata proprio per tutelare specie e habitat unici in Europa».
Durissimno il giudizio sulle grandi scelte infrastrutturali, «condizionate da norme e procedure “criminogene” (la definizione è del presidente dell’Autorità Anticorruzione Cantone) come ha dimostrato l’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma “Sistema”(scoppiata nel marzo 2015), si dedica  l’8% della manovra 2016 (2,8 miliardi di euro, su 35 miliardi) e il Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi, lo scorso 6 novembre, ha pensato bene di rilanciare, in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo, il ponte sullo Stretto di Messina, madre di tutti gli sprechi (l’ultimo progetto è valutato in 8,5 mld e in questi anni sono stati spesi oltre 283 mln di euro in studi e progettazioni inutili). Questo mentre il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Delrio, grazie anche alla paziente azione di lobby del Wwf, ha appoggiato una modifica della legge delega sul Codice Appalti che prevede il superamento della legge Obiettivo e delle procedure speciali di Valutazione di Impatto Ambientale, che ancora oggi favoriscono lo scempio del nostro territorio».
Il Wwf ricorda di aver fortemente contestato  le scelte compiute dalla riforma “Madia” della Pubblica Amministrazione, approvata l’estate scorsa, che minacciano il territorio con l’introduzione del “silenzio-assenso” nei processi autorizzativi «rendendo irrilevante il parere reso dalle pubbliche amministrazioni a tutela del paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente e che ha consentito che le Conferenze di Servizi si possano concludere con voti “a maggioranza”, quasi fossero “parlamentini” e non organi decisori in cui considerare serenamente i pareri tecnici prevalenti. E il disegno di legge governativo sul consumo del suolo, per porre un limite alla cementificazione che divora ancora  83 ettari al giorno del Belpaese (secondo la ricerca “Terra Rubata” del WWF), atteso dal 2012, è impantanato in Parlamento, mentre il Governo aveva  promesso che sarebbe stato approvato entro la chiusura dell’EXPO 2015 nell’ottobre scorso».
Ma il 2015 si è concluso anche con quella che il Wwf definisce «L’ottima notizia della storica approvazione il 19 maggio 2015 della normativa sugli ecoreati (che ha introdotto le nuove fattispecie di Inquinamento e Disastro ambientale), fortemente voluta dagli ambientalisti, con in prima fila il Wwf, e l’avvio di un processo che porterà all’eliminazione dei richiami vivi per la caccia» che però secondo il Panda «vengono depotenziati dallo scioglimento, previsto sempre nella legge Madia, del Corpo Forestale dello Stato (che nelle intenzioni del Governo sarà accorpato all’Arma dei Carabinieri) e da quanto stabilito dalla legge sugli enti territoriali del 6 agosto 125/2015, conversione del decreto legge 78/2015, che disperde le guardie provinciali, tra Regioni, Aree metropolitane e Comuni. Proprio quando  sarebbe necessario rafforzare e rilanciare la vigilanza ambientale, la si lascia nel caos, con il rischio che nel nostro Paese la facciano da padroni ecofurbi, ecomafie e bracconieri».

Allarme del Wwf: un terzo dei Patrimoni naturali a rischio


rock_islands_1

Di Massimo Bonato
Mentre il vertice parigino di dicembre sui cambiamenti climatici si avvicina, si moltiplicano i segnali d’allarme sulla salute del pianeta. Inquinamento e deforestazione rischiano di far sparire il 31% del patrimonio naturale mondiale. Protagoniste incontrollabili le multinazionali alla ricerca di petrolio, gas, minerali, che con le attività di prospezione, e poi estrattive, invadono le riserve naturali fino a metterne a repentaglio la stessa esistenza.





Pubblicato il 1° ottobre, il rapporto annuale del Wwf fa il punto della situazione, che si mostra sin dai primi dati in via di peggioramento: sale dal 24% dello scorso anno al 31% odierno la percentuale dei siti naturali Patrimonio dell’umanità a rischio.
Sono aree protette, parchi nazionali, parchi marini, barriere coralline: 70 su 229. Più grave la situazione nei paesi in via di sviluppo, dove sono a rischio riserve come il parco nazionale del Virunga in Congo, quello del Lago Malawi, o la riserva Selous in Tanzania, uno dei più grandi parchi faunistici del mondo. Di 41 riserve naturali, 25 (61%) sono quelle minacciate da attività estrattive. In Asia il problema riguarda 24 siti su 70 (34%), mentre nell’America latina e caraibica 13 su 41 (31%). Leggermente meno grave appare la situazione in Occidente, dove, tra Europa e Nord America, in pericolo sono 7 siti su 71 (10%), come il parco nazionale del Coto Donana, all’estuario del fiume Guadalquivir, nel sud della Spagna, una delle zone umide più importanti d’Europa per l’unicità della biodiversità che ospita.
Con l’ambiente, a rischio quindi intere specie animali: gorilla di montagna, elefanti africani, leopardi delle nevi, cetacei e tartarughe marine destinati a seguire le sorti dell’habitat naturale in cui vivono. “Se questi siti e i loro ecosistemi rimanessero intatti − sottolinea il Wwf −, sarebbero preservate aree uniche che garantirebbero importanti benefici a lungo termine: il 93% dei Natural World Heritage Sites garantiscono benefici legati al turismo e alla ricreazione; il 91% garantisce interessanti sviluppi occupazionali e creazione di posti di lavoro; l’84% contribuisce e promuovere e diffondere cultura e istruzione”.

La soia OGM si mangia l’ Amazzonia, l’ambiente da chi viene difeso?


Di Luca Tomberli
La soia per gli allevamenti è una delle principali cause della deforestazione dell’ Amazzonia. La foresta tropicale più estesa, il polmone  del pianeta, l’habitat naturale più grande per la biodiversità rischia di scomparire. Il WWF in occasione della giornata mondiale dell’Ambiente del 5 giugno denuncia la scomparsa di un quinto della superficie della foresta amazzonica in 50 anni ( http://www.wwf.it/news/notizie/?8380 ).  In Brasile e in Bolivia le piantagioni di soia hanno contribuito in maniera decisiva a modificare l’ecosistema naturale. Il disboscamento, l’inquinamento del terreno e dei corsi d’acqua vengono barattati per produrre del mangime per animali.

La disamina del WWF, pur essendo condivisibile, non mi sembra che colga il nocciolo del problema. Se non si ha il coraggio di analizzare in profondità le motivazioni di un tale scempio, si rimane ancorati ad una sensibilizzazione di maniera che convoglia le proteste in un vicolo cieco. Le diverse lotte ambientaliste che si alternano dagli anni ottanta non hanno modificato più di tanto l’indirizzo della società. Se si vuole capire il perché della “stagnazione della causa ambientalista” lo si può trovare nella collusione dei suoi dirigenti con il mondo economico finanziario. I membri direttivi del WWF sono stati implicati in grandi disastri ambientali. Ad esempio Luc Hoffmann, attuale vicepresidente emerito del WWF internazionale, nel 1970, era il proprietario dell’Icmesa di Seveso, quell’industria chimica che in seguito ad una esplosione rilasciò nell’ambiente una grande quantità di diossina.

Al momento  le associazioni ambientaliste che vanno per la maggiore stanno coprendo l’inquinamento ambientale più pericoloso, le scie chimiche, che sta modificando il pianeta attraverso operazioni di aerosol  che rilasciano nell’ambiente metalli pesanti e polimeri biocompatibili. Legambiente, il WWF e Green Peace  lanciano il grido di allarme sul riscaldamento globale dovuto all’ anidride carbonica e invece  preferiscono tacere sulla geoingegneria clandestina. Che sia una manovra diversiva? Bah! Visti i messaggi nascosti che lanciano nelle loro campagne, come riportato dal blog  Altrainformazione ( http://www.altrainformazione.it/wp/2010/10/06/wwf-una-storia-poco-nobile/ ), viene da  pensare che i gruppi dirigenziali, in barba ai buoni propositi degli iscritti, non lavorano per il bene comune.

Anche se è tutto collegato torniamo ad occuparci nello specifico del problema della deforestazione. La quasi totalità delle piantagioni di soia del continente americano sono ogm e gestite dalle multinazionali agrochimiche che si adoperano per non avere contrasti da parte della politica. Così, distruggendo le risorse del mondo, la Monsanto e sorelle  “creano” nuovi luoghi dove poter impiantare delle monocolture ogm.  Ciò si incastra perfettamente con gli interessi finanziari delle multinazionali del fast food, come Mc Donald’s, desiderose di trovare mangime a basso costo per alimentare quel bestiame che verrà trasformato in puzzolenti hamburger, ma soprattutto è in accordo con quell’idea di controllare l’umanità attraverso un cibo devitalizzato, che abbassa le nostre difese immunitarie e ci rende dipendenti dalle multinazionali farmaceutiche .



Così il primo livello di assoggettamento è servito. Non mi sembra che i membri direttivi delle associazioni ambientaliste più famose si adoperino per interrompere neanche il primo grado di quel circolo vizioso,  imposto  dalle multinazionali, che sta distruggendo il pianeta. Ci vogliono ben altre forze per liberare la terra da questi predatori. Le dobbiamo trovare dentro di noi.

Un documentario tedesco accusa il Wwf“Alleato delle aziende più spregiudicate”


Di Andrea Bertaglio

 Tempi duri per il Wwf , accusato di essere l’alibi “verde” per la lobby del business più spregiudicato. Popoli deportati, foreste rase al suolo per far posto a piantagioni di olio di palma. Raccolta fondi per campagne che in realtà non esistono. E ancora: safari da 10.000 dollari per ricchi occidentali ansiosi di scovare le ultime tigri. Sono solo alcune delle accuse mosse dal documentario tedesco “Il patto con il Panda” all’associazione ambientalista più importante del pianeta, già scossa da una lettera anonima con cui 57 dipendenti francesi hanno chiesto le dimissioni del direttore generaleSerge Orru. Ora il colpo di grazia, il film di Wilfried Huismann, andato in onda sul primo canale pubblico tedesco, Adr.
Il documentario (Der Pakt mit dem Panda ) denuncia connivenze fra la storica associazione ambientalista – ormai prossima al mezzo secolo di vita – e il mondo dell’industria: progetti imprenditoriali che, con partner del calibro di Monsanto , distruggono l’ambiente e fanno guadagnare all’associazione ambientalista fino a 500 milioni di euro all’anno. Rivelazioni choccanti, che hanno scatenato una bufera che sembra destinata a non placarsi. “Grazie ai suoi eccellenti contatti con i politici e gli industriali, oggi il Wwf è la lobby a favore dell’ambiente più influente del mondo”, ha commentato Adr presentando il documentario: “È un esercizio da funambulo, tra impegno e venalità”. Peccato che il film, si difende il direttore generale del Wwf Italia, Adriano Paolella, sia caduto in un equivoco: il World Wildlife Fund non disdegna partner finanziari, a patto che si abbia in comune la causa della difesa dell’ambiente.
“Il documentario – afferma Paolella – ha utilizzato un miscuglio di affermazioni disordinate, molti errori di base e soprattutto non ha approfondito la metodologia di lavoro del Wwf, basata anche sul dialogo con alcune imprese, per incidere di più su processi produttivi che hanno un ruolo importante nell’uso e consumo delle risorse naturali”. Inoltre, ricorda Paolella: “Siamo sempre disponibili a dare informazioni trasparenti su qualunque tematica, come facciamo regolarmente”. Per Wilfried Huismann, che per un anno ha raccolto materiale in India e Indonesia, il Wwf coopera invece “con industriali più preoccupati di rinverdire la loro immagine che di salvare i panda”. Il World Wildlife Fund “sembra lavorare con compagnie dell’ingegneria genetica come il gigante Monsanto o la multinazionale Wilmar, certificandone i prodotti”. I due colossi dell’agro-chimica, infatti, coltivano rispettivamente in quelle zone soia e olio di palma, destinati alla produzione di biocombustibili, ai quali l’Ong sarebbe favorevole.
Ma non è tutto: “Nel Borneo, il Wwf raccoglie fondi per l’orangotango, specie minacciata, ma sul posto non si è trovato alcun progetto di protezione – accusa Huismann -. Al contrario, il Wwf coopera con una grossa compagnia che distrugge le ultime foreste del Borneo per produrre olio di palma, cosa fatale agli oranghi”. Tutto ciò, replica l’associazione, “è falso” in quanto “il Wwf gestisce direttamente decine di progetti diretti  alla conservazione degli oranghi tanto in Indonesia quanto in Borneo”. Tutti i progetti e i programmi di conservazione sono visitabili e rendicontabili, precisa l’Ong: “Sono progetti di ricerca, di educazione, sensibilizzazione e capacity per le comunità locali, di creazione e  gestione dei aree protette e, più in generale, di riduzione degli impatti delle attività dell’uomo sull’habitat degli oranghi”.
Il Wwf certifica piantagioni come quelle di proprietà della Wilmar, attraverso la Roundtable on Sustainable Palm Oil  (RSPO), in una zona in cui, dei 14.500 ettari di foresta originari, ne sono rimasti solo 80. Ma, sostiene l’Ong, “a scopo benefico”. Per Doerte Bieler, direttrice per la sostenibilità delle biomasse del Wwf, questo 0,5 per cento di foresta originaria salvata (e la conseguente sopravvivenza di due soli oranghi) è infatti un successo: “Se non ci fosse stato il Wwf l’intera foresta sarebbe stata rasa al suolo”. Della stessa opinione l’intero Wwf, secondo cui questi tavoli di confronto (incluso il Round Table on Responsible Soya) sono considerati fondamentali per la riduzione della deforestazione imputabile alla produzione di soia e di olio di palma.
Alla vigilia del suo cinquantesimo compleanno, il Wwf deve insomma fare i conti con una serie di critiche e accuse che stanno minando la fiducia dei suoi milioni di soci e simpatizzanti nel mondo. Solo in Germania, i soci sono circa 423 mila. Persone che, nel solo 2009, hanno donato oltre 24 milioni di euro. È anche per questo che Der Spiegel ha definito l’impatto del documentario “un disastro in termini di relazioni pubbliche”.
Ne è consapevole anche Gianluigi Salvador, Referente energia e rifiuti Wwf Veneto, che ailfattoquotidiano.it ha dichiarato: “La più grossa organizzazione ecologista a livello mondiale dovrebbe verificare queste anomalie e cercare di eliminarle. Ne va del suo futuro, perché questi episodi possono minare l’affezione e la fiducia dei propri soci che la sostengono in virtù della sua ambiziosa missione: fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa in armonia con la natura”. “Una missione – conclude Salvador – portata avanti da decenni con azioni coerenti a beneficio della salute e della biodiversità del pianeta”.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *