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L'Homo Sapiens origina (anche) dall'Oriente? La recente scoperta di fossili umani in Cina mette in crisi la teoria dell'Out of Africa e la sola origine occidentale dell'essere umano



Di Salvatore Santoru

La teoria comunemente accettata e considerata sinora più plausibile sulle origini dell'umanità moderna sostiene che l'Homo Sapiens abbia avuto origine in Africa subsahariana, quindi nell'emisfero occidentale del pianeta Terra(1). 
Secondo questo modello paleoantropologico dominante, noto come "Out of Africa 1"(2), il primo essere umano moderno sarebbe stato l'Uomo di Kibish o Omo I(3), chiamato così per i resti ritrovati nel sito etiope di Omo Kibish(4). Secondo l'Out of Africa, in seguito l'Homo Sapiens si sarebbe diffuso dall'Africa anche in Asia, in Europa e in America differenziandosi di volta in volta morfologicamente a seconda del clima o dell'ambiente in cui arrivava(5).






Ma recentemente il ritrovamento di 47 denti umani, datati tra gli 80 e i 120mila anni fa(6), nella provincia cinese di Daoxian sta mettendo in discussione la teoria dell'Out of Africa, tanto che, secondo quanto riportato da un articolo del sito web scientifico "Zme Science" e da altri siti e media, l'antropologa dell'University College London e del "Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana" María Martinon-Torres(7) ha affermato che "abbiamo bisogno di ripensare i nostri modelli", dichiarando anche che forse ci sono state altre migrazioni oltre a quella dall'Africa(8).
Inoltre, secondo l'ipotesi dell'Out of Africa le migrazioni dell'Homo Sapiens in Asia avvennero non prima di 60mila anni fa, e indubbiamente la scoperta dei recenti resti umani in Cina datati 80-120 mila anni fa è un grosso grattacapo.
Forse, l'essere umano moderno non ebbe un'unica e uniforme origine, ma vi furono delle simultanee e "diverse origini" sia in Occidente che in Oriente.

NOTE:

Cronistoria dei fossili fondamentali che hanno permesso di ricostruire (in parte) l'evoluzione umana

antropologia-fossili

Di Elisabetta Intini
Ecco la cronistoria delle scoperte archeologiche fondamentali che hanno permesso di ricostruire le tappe dell’evoluzione umana.

1829

L’anno della scoperta, nell’attuale Belgio, di un fossile di parte del cranio di un bambino Neanderthal di 2 anni e mezzo.
Il ritrovamento che renderà però celebre questo ominide vissuto tra i 200 mila e i 40 mila anni fa e così strettamente legato ai Sapiens sarà però quello compiuto, nel 1856, da Johann Fuhlrott nella Valle di Neander, a 12 km da Dusseldorf, in Germania. 





Il fossile di Fuhlrott comprende parte del cranio, alcune ossa, parte dell’osso pelvico, alcune costole, e alcune ossa del braccio e della spalla.

1891

Sulle rive del fiume Trinil, sull’isola di Giava (Indonesia) il paleoantropologo olandese Eugène Dubois scopre i primi fossili di quello che oggi si sa essere Homo erectus (e che allora venne chiamato Pithecanthropus erectus). Più avanti, nel 1936, il paleontologo tedesco GHR von Koenigswald (nella foto) trova, sempre a Giava, un secondo reperto fossile, una calotta cranica più completa.
uomo-di-giava
Qui lo vediamo intento a dimostrare che i resti da lui trovati non appartengono a una scimmia, ma a un ominide apparso per la prima volta in Africa 2 milioni di anni fa, con una capacità cranica pari al 75% quella dei Sapiens. Il disegno illustra i tre principali fossili dell’Uomo di Giava rinvenuti tra il 1891 e il 1892: una calotta cranica, un molare e un femore, qui mostrati da diverse angolazioni.


1924

La scoperta a Taung, in Sudafrica, del primo cranio fossile completo di denti di Australopithecus africanus sposta il fulcro delle ricerche archeologiche sulla storia dell’uomo nel continente africano.
bambino di Taung
Dal fossile del “bambino di Taung“, come è stato ribattezzato, emerge che questi ominidi, apparsi per la prima volta 4 milioni di anni fa, erano chiaramente più primitivi degli umani. Camminavano su due gambe ma avevano arti lunghi, denti larghi e cervello piccolo come le scimmie.

1960

Scavi archeologici nella Gola di Olduvai, in Tanzania, portano alla luce i resti fossili di quella che appare come una via di mezzo tra gli australopitechi e l’uomo.
homo habilis
L’ominide che verrà in seguito classificato come di Homo habilis (qui in una ricostruzione), presenta un cervello affine a quello degli australopitechi, ma uno scheletro più simile a quello dell’uomo e dai tratti meno “scimmieschi”. Sarebbe apparso intorno ai 2 milioni di anni fa.

1974

È l’anno di Lucy: il fossile più famoso di sempre, risalente a 3,2 milioni di anni fa, appartiene a una femmina di Australopithecus afarensis di circa 25 anni di età. Onnivora, di bassa statura, doveva condurre una vita ancora in parte arboricola, pur essendo in grado di camminare su due piedi.
lucy
Le ossa di Lucy e una ricostruzione di come doveva apparire: alta circa 1 metro, aveva tratti un po’ scimmieschi e una ridotta capacità cranica per il cervello, ma sapeva muoversi con un’andatura bipede. Un fatto, quest’ultimo, che ha alimentato il dibattito sul bipedismo in rapporto alla crescita del volume del cervello.

1984

Presso il Lago Turkana in Kenya viene trovato lo scheletro fossile, quasi completo, di un ragazzo di circa 8 anni morto 1,6 milioni di anni prima.
ragazzo di Turkana
L’assenza di mento, un arco sopraccigliare molto pronunciato e braccia molto lunghe lo distinguono dall’uomo moderno, mentre la scarsa copertura di peli lo rende particolarmente adatto alle temperature della savana africana. Viene inizialmente classificato come Homo habilis, ma oggi è classificato come Homo ergaster.
La sua corporatura doveva essere simile alla nostra. Il fossile ben conservato del ragazzo di Turkana: si noti il confronto con quello di Lucy, per andatura e statura.

1986

Un’ulteriore diversificazione delle prime specie del genere Homo arriva due anni dopo con la scoperta, sempre sulle rive del Lago Turkana, in Kenya, di un fossile di Homo rudolfensis di un’età stimata di 1,9 milioni di anni.
Homo rudolfensis
Simile all’Homo habilis nell’aspetto fu però suo rivale evolutivo, e scomparve entro poche migliaia di anni.

2008

In una grotta del Sudafrica, nel sito di Malapa, vengono ritrovati due scheletri parziali, e molto ben conservati, di Australopithecus sediba vecchi circa 2 milioni di anni.
Australopithecus sediba
La specie è da alcuni considerati una sorta di transizione tra Australopithecus africanus e Homo habilis, ma non tutti gli esperti concordano.

2015

L’analisi di una mandibola di un ominide – presumibilmente di Homo habilis – ritrovata in Etiopia, nella regione di Afar, rivela che il genere umano comparve in Africa 2,8 milioni di anni fa, mezzo milione di anni prima di quanto creduto finora.
mandibola habilis
Il reperto di transizione ricolloca il passaggio tra australopiteco e Homo a un periodo compreso tra i 3 milioni e i 2,8 milioni di anni fa.
Nello stesso anno, l’analisi genetica della mandibola di un Homo Sapiens vissuto in Romania tra i 42 mila e i 37 mila anni fa rivela tracce di un antenato Neanderthal (forse il padre del trisavolo) nelle 4-6 generazioni precedenti.
incrocio sapiens neanderthal
La prova che in molti aspettavano del fatto che Sapiens e Neanderthal si incrociarono anche in Europa, e non solo in Medio Oriente, durante l’uscita dei Sapiens dal continente africano.


L’ascesa al potere dell’Homo Sapiens:possibile grazie all'immaginazione.

Homo Sapiens
Di Ginevra Montanari

Nel suo libro “Sapiens: A Brief History of Humankind”, Yuval Noah Harari, docente di storia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, propone una sorprendente spiegazione riguardo l’evoluzione degli esseri umani. Harari è specializzato in storia del mondo, storia medievale e storia militare.





 La sua ricerca attuale si concentra sulle questioni macro-storiche: qual è il rapporto tra storia e biologia? Qual è la differenza essenziale tra Homo Sapiens e gli altri animali?
Oggi, è innegabile che gli uomini dominino il pianeta. Si sono diffusi in ogni continente. Le loro azioni determinano il destino di tutte le specie, se non della Terra stessa. Com’è successo? La cosa è a dir poco strabiliante visto che, 70.000 anni fa, i nostri antenati erano esemplari pressoché insignificanti. Proprio così: l’uomo preistorico non era importante. Il suo impatto sul mondo era pari a quello delle meduse, o delle coccinelle. Cosa è successo da 70.000 anni fa ad oggi?
In genere, ricerchiamo la differenza tra noi e tutti gli altri animali sul piano individuale. Vogliamo credere che ci sia qualcosa di speciale nel corpo, nel cervello, a renderci così diversi e, se vogliamo, superiori a un cane, o a una scimmia. La verità, però, è che “sul piano individuale somigliamo a uno scimpanzé in modo imbarazzante”. Se ci trovassimo su un’isola deserta, o in mezzo alla giungla, e dovessimo lottare con una scimmia per sopravvivere, le probabilità di vittoria sarebbero davvero misere. L’analisi di Harari non sottolinea la straordinarietà del singolo umano, perché di fatto non è questo l’elemento da ricercare, per spiegarne l’evoluzione. La vera differenza fra gli umani e tutti gli altri animali non si trova a livello individuale, ma a livello collettivo. “Gli umani controllano il pianeta perché sono gli unici animali capaci di collaborare in modo flessibile e in grandi masse”.
Certo, esistono altri animali – le api, le formiche, ad esempio – che possono collaborare in grandi numeri, ma non lo fanno in modo flessibile. Collaborano solo in forme rigidamente predefinite: in pratica, l’alveare funziona in un solo modo, e se si presenta una qualche variabile, un problema, le api non riescono a reinventare il loro sistema velocemente. Non possono, per esempio, giustiziare la regina e fondare una repubblica di api, fare una crociata contro i bonobi, o istituire una dittatura comunista di api operaie. Altri animali, come i i lupi, gli elefanti, i delfini, o gli scimpanzé, sono in grado di collaborare in modo molto più flessibile, ma lo fanno solo in piccoli numeri, perché in questi esemplari la collaborazione poggia su un’intima conoscenza reciproca. Se non conoscono l’altro esemplare, non collaboreranno mai, neanche per il più nobile degli ideali. L’unico animale in grado di combinare queste due abilità, spiega Hasari – collaborare in modo flessibile e farlo anche in grandi numeri – è l’Homo Sapiens. Siamo noi.
Quando si tratta di uno contro uno, o di dieci contro dieci, gli scimpanzé possono sicuramente averla vinta, ma se mille umani dovessero scontrarsi con mille scimpanzé, cambierebbe tuttoQuesto perché, com’è ovvio, mille scimpanzé non sanno in alcun modo collaborare. Proviamo a immaginare mille, centomila scimpanzé stipati nel Colosseo, o per le strade del Centro Storico: follia allo stato puro, regnerebbe il caos. Gli umani si radunano a decine di migliaia in tantissimi casi – stadi, concerti, aule d’università – e il risultato è decisamente più ordinato, solitamente. Nella maggior parte dei casi, riusciamo a costruire una rete di collaborazione sofisticata ed efficiente.
Tutti i grandi risultati raggiunti dall’umanità, non sono dovuti ad abilità individuali, ma a questa capacità di collaborare flessibilmente e in grandi numeri. Anche l’articolo che state leggendo ne è l’ennesima riprova: sono qui, seduta, a scrivere su un computer, per persone che principalmente non conosco. Quanti umani leggeranno? Di questi ne conoscerò una decina, circa. La maggior parte mi è sconosciuta. Allo stesso modo, non conosco realmente la redazione, le persone che hanno lavorato affinché questo sito diventasse operativo. Non conosco chi ha costruito il computer, né chi stava alla guida della metro che mi ha riportata a casa, oggi. Non conosco il professore che ha ispirato l’articolo, né tutti quegli intellettuali che hanno formato, attraverso il mio studio, parte della conoscenza sull’argomento. Non ci conosciamo l’un l’altra. Tuttavia, possiamo lavorare congiuntamente, nella creazione di questo grande circolo di idee. I delfini, anche se intelligentissimi, non riescono a farlo. Certo, la collaborazione non porta solo a cose belle. A progresso. Tutte quelle azioni orribili, costellate nella storia, hanno alla base una collaborazione su vasta scala. Pubbliche esecuzioni. Mattatoi. Campi di concentramento. Sfido a trovare cose del genere in natura.
Ma come funziona esattamente? Perché l’essere umano è capace di fare questo? La risposta, per Harari, è la nostra immaginazione. Riusciamo a collaborare flessibilmente e con un numero infinito di estranei perché solo noi, tra tutti gli animali del pianeta, siamo in grado di creare e di credere in finzioni, in storie immaginate. Se tutti credono alla stessa finzione, allora tutti obbediscono e seguono le stesse regole, le stesse norme, gli stessi valori. Tutti gli altri animali usano il proprio sistema di comunicazione unicamente per descrivere la realtà (Pericoli, cibo, acqua, alberi etc).  Gli uomini, invece, usano il linguaggio non solo per descrivere la realtà, ma anche per creare nuove realtà, realtà immaginarie. Realtà a cui nessun animale crederebbe, motivo per cui noi controlliamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono rinchiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca.
Le realtà fittizie di cui parla Harari non sono solo di tipo religioso. Milioni di persone si uniscono per erigere una cattedrale o una moschea, per lottare in una crociata o nella jihad, perché credono alle stesse storie su Dio, sul paradiso e sull’inferno. Ma non è solo questo. La legge. Molti sistemi legali si basano sul principio dei diritti umani. Cosa sono i diritti umani? Proprio come Dio e il paradiso, sono una storia inventata da noi. Non sono una realtà oggettiva, non sono una caratteristica biologica dell’Homo Sapiens. Se aprite un essere umano per guardarci dentro, trovate cuore, reni, neuroni, ormoni e DNA, ma non trovate alcun diritto. I diritti li trovate soltanto nelle storie che abbiamo creato e diffuso durante gli ultimi secoli. Possono anche essere storie molto valide, possono essere giuste, credibili, ma rimangono storie inventate da noi.
Lo stesso vale per la politica. Nella politica moderna, stati e nazioni fanno da protagonisti. Ma cosa sono stati e nazioni? Non sono una realtà oggettiva. Un fiume è una realtà oggettiva. Una montagna. Una foresta. Si possono vedere, toccare, potete persino sentirne l’odore. Uno stato o una nazione, invece, come Italia, Iran, Stati Uniti, o Germania, sono solo una storia che abbiamo inventato e a cui siamo enormemente affezionati. Lo stesso vale per l’economia. Gli agenti più importanti oggi nell’economia globale sono le imprese e le multinazionali. Molti oggi lavorano per una multinazionale come Google, Toyota, o McDonald’s. Cosa sono esattamente queste cose? Gli avvocati le chiamano finzioni legali. Sono storie inventate. Cosa fanno le imprese tutto il giorno? Per lo più cercano di fare soldi. Ma cosa sono i soldi? I soldi non sono una realtà oggettiva, non hanno valore oggettivo. Prendete e guardate una banconota da 50 euro, o una carta di credito. Non hanno valore. Non si possono mangiare, bere, indossare. Un giorno sono arrivati questi geniali cantastorie, i grandi banchieri, i ministri delle finanze, i primi ministri, e ci hanno raccontato una storia molto convincente: “Vedete questo pezzo di carta? In realtà vale dieci banane.” Se io ci credo, se voi ci credete, se tutti ci credono, allora funziona davvero. Si può prendere questo inutile pezzo di carta, andare al supermercato, darlo a un completo estraneo e ottenerne in cambio delle vere banane. È qualcosa di straordinario. Non funzionerebbe mai con gli animali. Le altre specie scambiano, ma con beni oggettivi, con cibo. Non scambierebbero mai dieci banane per un misero pezzo di carta con strani disegni. “Il denaro è, di fatto, la storia di maggior successo mai inventata e raccontata dagli uomini, perché è l’unica storia a cui credono tutti”. Non tutti credono in Dio, non tutti credono nei diritti umani, non tutti credono nei nazionalismi, ma tutti credono nei soldi.
In conclusione: noi umani controlliamo il mondo perché viviamo in una realtà duale. Tutti gli altri animali vivono in una realtà oggettiva. Anche nel nostro mondo ci sono pericoli, cibo, acqua e alberi. Con il passare dei secoli, però, sopra a questa realtà oggettiva, abbiamo costruito un secondo strato di realtà immaginaria, una realtà fatta di finzioni narrative, come nazioni, dei, denaro e multinazionali. E la cosa incredibile è che col passare del tempo questa realtà immaginaria è diventata sempre più potente, tanto che ora le forze più potenti al mondo sono proprio queste entità fittizie. Oggi, la stessa sopravvivenza di fiumi, alberi, leoni ed elefanti dipende dalle decisioni e dai desideri di entità fittizie, come gli Stati Uniti, Google, la Banca Mondiale. Entità che esistono solo nella nostra immaginazione.

FONTE:http://www.europinione.it/lascesa-al-potere-dellhomo-sapiens-grazie-immaginazione/

I dieci misteri della scienza sull'origine dei primi esseri umani



Quali sono state le tappe del lungo processo che ha portato alla comparsa dell’Homo Sapiens sul pianeta Terra? E quale il loro ordine cronologico?
Perchè ci siamo evoluti in questo modo e non in un’altra direzione? Perchè siamo l’unica specie umana rimasta? Che fine hanno fatto i Neanderthal?
Insomma, una serie di domande che rendono le scoperte finora ottenute solo una goccia in un oceano tutto da esplorare. Attualmente lo studio dell’evoluzione del genere umano rappresenta, in termini sia teorici che metodologici, un settore estremamente diversificato ed eterogeneo.
Lo studio della morfologia e dell’anatomia si avvale delle tecniche digitali, con applicazioni che includono la tomografia computerizzata, l’elaborazione virtuale di immagini, e la modellizzazione geometrica delle componenti strutturali.
Molti settori della biologia si sono potenziati o aggiunti alle discipline evoluzionistiche, come la paleoneurologia per lo studio delle strutture cerebrali o la paleoistologia per quello delle tracce cellulari fossilizzate.
Le analisi genetiche e molecolari riescono a estrarre il DNA risalendo nel tempo fino a circa 40 mila anni fa. Le tecniche di datazione diretta e indiretta seguono gli evidenti aggiornamenti delle discipline fisiche e chimiche. Infine, l’archeologia sottopone a verifiche sperimentali le sue informazioni storiche.
A pensarci, il fatto che l’uomo sia oggetto di studio dell’uomo stesso, rappresenta una una rara anomalia. Rispetto alle altre discipline scientifiche, nell’antropologia l’uomo è al tempo stesso oggetto di studio e soggetto studiante.

10. Perchè abbiamo sviluppato cervelli così grandi?

evoluzione-umanaNon c’è dubbio sul fatto che i nostri grandi cervelli ci abbiano fornito un vantaggio straordinario sulle altre specie viventi sul pianeta.
Il cervello umano è un organo straordinariamente costoso: occupa solo il 2% della massa corporea, eppure utilizza più di un quinto dell’energia prodotta dal corpo.
Secondo i ricercatori, fino a 2 milioni di anni fa, nessuno dei nostri antenati aveva un cervello più grande rispetto alle dimensioni del corpo. Cosa ha dato inizio alla crescita dell’organo cerebrale? Una delle ipotesi è che il cervello sia cresciuto per dare ai nostri antenati la capacità di costruire utensili migliori.
Ma questa è una conseguenza della crescita, non la causa. Un’altra ipotesi è che cervelli di dimensioni maggiori abbiano contribuito a migliorare l’interazione sociale, favorendo lo sviluppo di gruppi sociali più complessi.
Infine, non si esclude che i cambiamenti ambientali radicali avvenuti nel passato della Terra possano aver contribuito in maniera significativa sulla crescita delle funzioni cerebrali, tanto da permettere ai nostri antenati di adattarsi ad un mondo climaticamente mutevole.

9. Perchè camminiamo su due gambe?

I nostri antenati hanno sviluppato la postura eretta molto prima che i nostri grandi cervelli, e la capacità di costruire utensili, comparissero. La domanda allora è perchè stiamo in piedi quando le nostre cugine scimmie si muovono utilizzando quattro arti?
Camminare su due gambe potrebbe significare un minore dispendio energetico. Inoltre, l’utilizzo delle braccia potrebbe aver permesso un più facile reperimento del cibo.
La teoria più condivisa tra i ricercatori è che il bipedismo si sia sviluppato come adattamento alla progressiva scomparsa delle grandi foreste pluviali e all’avanzata delle praterie, costringendo i primati a lasciare la vita arboricola. Questo processo sarebbe avvenuto circa 6 milioni di anni fa.
Ma questo automatismo è stato messo in discussione da una recente scoperta geologica che pone l’arretramento delle foreste a 12 milioni di anni fa. Questo significa che c’è una discrepanza tra i dati geologici e i ritrovamenti fossili, costringendo ad individuare un altro fattore che abbia favorito lo sviluppo del bipedismo.

8. Cosa è successo ai nostri peli?

Gli esseri umani, rispetto agli altri primati, sono gli unici ad aver perso quasi tutto il rivestimento di peli. Perchè questa nudità? Anche in questo caso le ipotesi proposte sono molteplici. Una possibilità è che i nostri antenati abbiamo perso il pelo per sopportare meglio il caldo sperimentato durante l’attraversamento della savana africana. Altri propongono che il pelo sia andato perduto per meglio difendersi dai parassiti e dalle malattie.
Un’idea poco ortodossa suggerisce che la nudità umana si sia sviluppata dopo che i nostri antenati si siano adattati brevemente per la vita acquatica, perdendo la peluria per diminuire l’attrito durante il nuoto in profondità. E’ la teoria degli umanoidi acquatici proposta per la prima volta nel 1930 dal biologo marino Alister Hardy.

7. Perchè i nostri parenti più stretti si sono estinti?

Circa 24 mila anni fa, la nostra specie, Homo Sapiens, non era sola sul pianeta, ma condivideva le risorse naturali con gli uomini di Neanderthal, i nostri parenti più prossimi.
I paleoantropologi hanno anche scoperto l’esistenza di un ominide di piccole dimensioni, denominato ‘hobbit’ sulla scia della saga de ‘Il Signore degli Anelli’, vissuto in Africa circa 12 mila anni fa? Che fine hanno fatto?
E’ stata un’infezione o rapidi cambiamenti climatici a determinare la scomparsa degli altri homo? Oppure, la nostra specie è stata talmente invasiva da generare le condizioni perchè sparissero dallo scenario evolutivo? Alcune prove supportano entrambi gli scenari, ma nessuna conclusione è ampiamente condivisa dai ricercatori.

6. Che cos’è lo hobbit?

Lo hobbit, soprannome dato al piccolo scheletro trovato nel 2003 sull’isola indonesiana di Flores, è una specie umana estinta, il cui nome ufficiale è ‘Homo Floresiensis.
I ricercatori si sono chiesti se si tratti di una vera e propria specie di ominidi, oppure se si tratta di individui umani deformi. L’evidenza mostra che si tratta di una specie diversa dalla nostra.
Probabilmente ha convissuto con l’Homo sapiens. I tratti di questo ominide sono a metà tra quelli dei primi ominidi e il moderno Homo sapiens.
Era alto poco più di un metro, e con una capacità cranica di 380 cm cubici, molto inferiore non solo rispetto ai suoi contemporanei ma anche a tutti gli ominidi conosciuti che hanno preceduto l’Homo sapiens, compresi gli scimpanzé e i gorilla.
Purtroppo le condizioni climatiche calde e umide dell’area degli scavi sono sfavorevoli alla conservazione del DNA, ed i tentativi finora effettuati per prelevare dai reperti dei campioni genetici analizzabili sono falliti.

5. Perchè l’evoluzione umana è così veloce?

Alcuni studi recenti hanno dimostrato non solo che gli umani sono ancora soggetti all’evoluzione, ma che essa è addirittura in accelerazione, fino a 100 volte i livelli registrati dalla comparsa dell’agricoltura.
Un certo numero di scienziati, sfidando la forza di questa evidenza, affermano che rimane difficile accertare se alcuni geni siano realmente cresciuti così velocemente. Tra altri ricercatori, invece, si registra un certo sconcerto quando si considera lo spazio di tempo estremamente ristretto nel quale si è evoluta la specie umana.
Per fare un paragone indebito, possiamo pensare ai dinosauri, un gruppo di esseri viventi che ha dominato il pianeta Terra per ben 160 milioni di anni, un ciclo di vita biologica estremamente lungo o, quanto meno, in armonia con i tempi cosmici dell’Universo.
Se l’evoluzione umana è così veloce, la domanda è: perchè? Dieta e malattie potrebbero essere alcuni dei fattori che hanno causato questa rapida evoluzione, ma nulla di certo è ancora stato trovato in tal senso.

4. Perchè l’uomo moderno ha lasciato l’Africa?

Ad un certo punto della sua storia evolutiva, l’Homo Sapiens ha lasciato l’Africa circa 50 mila anni fa, per diffondersi su tutta la maggior parte delle terre emerse del mondo, spingendosi fino alle più remote isole del Pacifico, colonizzando tutti i continenti, tranne l’Antartide.
Un certo numero di scienziati ritiene che questa migrazione sia collegata ad una mutazione avvenuta nel nostro cervello, la quale ha determinato la capacità di un complesso uso del linguaggio e la progettazione di strumenti più complessi.
La teoria più condivisa è che sentori di questo comportamento moderno esistessero molto prima dell’inizio della migrazione, e che l’umanità abbia deciso di lasciare l’Africa per il crescente numero di individui e la scarsità di risorse disponibili.

3. Abbiamo fatto sesso con i Neanderthal?

L’Homo Sapiens si è incrociato con l’Homo di Neanderthal? Nel nostro DNA esistono residui genetici dei nostri parenti più stretti? Alcuni scienziati affermano che i Neanderthal non si sono estinti, ma che siano stati assorbiti nella moderna umanità.
Una recente ricerca dell’Università di Montreal stabiliva con certezza che i Neanderthal e gli umani si siano incrociati sessualmente dopo la migrazione dall’Africa, tra 50.000 e 80.000 anni fa.
E questo frammento di Dna, che si trova sul cromosoma X umano e ci ricorda di queste passate relazioni, è presente nel 9 per cento degli esseri umani in tutto il mondo, ad eccezione dell’Africa.

2. Chi è stato il primo ominide?

Gli scienziati stanno scoprendo che l’origine degli omini è sempre più antica. Lo sforzo è quello di trovare il fossile del primo ominide, antenato diretto dell’Homo moderno. Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature rivela che quasi ogni uomo attualmente vivente, può far risalire le sue origini da un singolo ominide vissuto circa 135 mila anni fa, e che questo uomo antico sia stato contemporaneo della donna, considerata la ‘madre di tutte le donne’. Praticamente, lo studio dimostrerebbe l’esistenza di quelli che la Bibbia denomina ‘Adamo ed Eva’.
I risultati del team, guidato da Carlos Bustamante, genetista della Stanford University, California, provengono da una delle analisi più complete mai realizzate sul cromosoma maschile (Y), il quale si tramanda di padre in figlio, in modo da poter individuarne le mutazioni e risalire la linea maschile fino al capostipite di tutti gli esseri umani. I risultati ribaltano le precedenti ricerche, il che suggerisce che l’antenato comune di tutti gli esseri umani sia molto più antico rispetto ai 50 mila anni finora ipotizzati.

1. Da dove vengono gli esseri umani moderni

Ma la domanda più aspramente dibattuta nella teoria dell’evoluzione umana è sul luogo più probabile dove gli esseri umani moderni si sono evoluti. L’ipotesi classica sostiene che i Sapiens si sono evoluti recentemente in Africa, e poi diffusi in tutti il mondo, sostituendo le popolazioni di homo arcaiche.
L’ipotesi multiregionale, invece, sostiene che gli esseri umani si siano evoluti su una vasta area geografica, discendendo dagli ominidi arcaici, accoppiandosi con loro e condividendo parte del patrimonio genetico. L’ipotesi dell’Africa, attualmente, gode del favore di un gran numero di scienziati, ma i sostenitori dell’ipotesi multiregionale rimangono fermamente saldi nelle loro convinzioni.

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