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Penny, il rap fusion di "Tutto di personale"


Penny, il mio rap fusion è “Tutto di personale”

“Tutto di personale” è il titolo della nuova video live session di Penny, da mercoledì 3 giugno su YouTube. Matteo Rosa, questo il nome del musicista romano che ha recentemente cambiato il proprio moniker da Penny Wise a Penny, proprio nell’ottica di un’evoluzione artistica dal mondo del rap verso territori più maturi e contaminati.
La session è stata completamente suonata e registrata dal vivo con la band composta da Giulia Marinelli (cori), Luca Lorenzini (piano), Marco Pagano Patrizi (chitarra), Luca Zadra (batteria) e Andrea Ciccorelli (basso).

Evolvendosi dai beat tipici del mondo Hip-Hop, Penny si muove ora verso scenari che lambiscono jazzchillhop e R&B strizzando l’occhio al rap di Chicago, che vede tra i suoi maggiori rappresentanti artisti come Chance the Rapper e Mick Jenkins.
Con questo capitolo, che sarà poi la titletrack del disco in uscita per Do Your Thang Records, Penny dichiara apertamente i suoi intenti: metterci del proprio, farlo per passione e non seguendo la logica del business.

 “Tutto di personale” è il suo manifesto artistico, dove prende le distanze dal denaro che muove gli intenti dei grandi dell’industria. Non c’è quindi “niente di personale” nell’essere controcorrente e indipendente, ma al contrario, “tutto di personale” nel voler portare avanti la propria idea di musica e di arte.
Il brano è stato scritto da Penny, composto da Rubber Soul (Riccardo Balestra) e riarrangiato da Luca Zadra che, oltre alla batteria, ha curato l’intera produzione del disco.

VIDEOCLIP UFFICIALE



Luca Bramanti
Ufficio Stampa Nextpress

"Chiarimenti", ecco il nuovo singolo di Metal Carter con Davide Toffolo


I “Chiarimenti” di Metal Carter con Davide Toffolo, il nuovo singolo punta dritto verso “Fresh Kill”

“Chiarimenti” è il titolo del nuovo singolo e video dell’eclettico rappresentante della scena Hip-Hop nazionale Metal Carter, che per l’occasione ha coinvolto una figura di riferimento dell’alternative italiano quale Davide Toffolo, frontman della formazione Tre Allegri Ragazzi Morti.

Il sodalizio, come racconta Carter, nasce da una spontanea amicizia e stima reciproca: Davide si è sempre dichiarato suo fan, mentre Carter ammira la sua visione della musica a 360 gradi e la sua carriera di fumettista. Sulla produzione di Akira Beats scorrono rime dove violenza fa rima con coerenza, vicende che raccontano episodi di vita reale in prima persona, dove il tipico scenario death rap che ha sempre contraddistinto la carriera del Sergente di Metallo emerge prepotentemente. Se per primo in Italia ha sviscerato i meandri più oscuri del death rap, in questo nuovo corso si evolve addentrandosi anche su territori gangsta rap più street. 

Beat ed elettronica si mescolano con un pianoforte che riecheggia tutta la carica solenne ed emotiva del pezzo, contrappuntata dal ritornello quasi mistico di Toffolo. Un nuovo capitolo del prossimo album, che acquisirà ulteriore significato quando sarà svelata l’intera tracklist, dove ogni capitolo di “Fresh Kill” è pensato e concatenato in una sequenza di significati e ospiti.

Il singolo è accompagnato dall’omonimo videoclip realizzato da Federico Bensi e verte su una scenografia squisitamente urban. Il playback di Carter e Toffolo è ambientato in un tipico quartiere periferico della Capitale ed è incentrato sulla presenza di decine di ragazzi che rappresentano un’ampia gamma di gruppi sociali, dai dark ai b-boy, dai metallari alle persone qualsiasi.
Con la pubblicazione di “Chiarimenti”, finalmente il Death Lord annuncia la pubblicazione del nuovo album “Fresh Kill” subito dopo l’estate per Time to Kill Records, diventando il primo rapper italiano a firmare per un’etichetta metal.
Il singolo è disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire da martedì 26 maggio 2020.

VIDEO



Luca Bramanti
Ufficio Stampa Nextpress

Piotta, nel nuovo singolo “Vengo dal Colosseo 20.20 edition” cantano anche le statue dell’antica Roma


A vent’anni dalla pubblicazione, Piotta prende di nuovo in prestito un classico della tradizione orale della Capitale (quel famoso e popolare "Vengo da Primavalle"), come già fatto nella sua vecchia hit “Il mambo del Giubileo”, e ne crea una nuova instant song dal titolo “Vengo dal Colosseo 20.20 edition” disponibile da venerdì 22 maggio su tutte le piattaforme digitali.

Se nel 2000 si parlava della calda estate del Giubileo, ora racconta -sempre con la tipica ironia sorniona romana- un periodo così particolare, tra la quarantena l'atteso ritorno a quella normalità fatta di concerti e di voglia d'estate.
Il tappeto sonoro è firmato dal multioro Swan (già con Ghali, Emis Killa, Clementino, Rochelle e molti altri), che coniuga in un’atmosfera molto UK urban e jungle. Il singolo fa parte dell'omonimo EP e contiene anche un secondo remix dal sapore più latin e nu-cumbia, prodotto dal chitarrista Giuliano Cantini, ma, anche la versione strumentale e a cappella.

Contestualmente, per la regia di Glauco Citati, esce il video del brano pensato con il coinvolgimento in chiave "Toga party" delle amicizie di UDKD (Un discretissimo karaoke domenicale, format ideato dalla performer Lilith Primavera che compare anche nel video) e di #casaZanello, programma nato nei giorni di quarantena, e che ha visto Tommaso Piotta intrattenere i suoi follower su Instagram con tutta la propria vastissima collezione di vinili. Un’idea concepita in leggerezza sarcasmo, con la semplicità dei pochi mezzi disponibili durante il lockdown, ma, con la voglia di pensare al futuro con ottimismo. Nel videoclip, il visual artist Angelo Di Nicola attraverso una tecnica di animazione digitale 3D, riesce a far cantare a tempo di musica le più celebri statue della Capitale: dalla Bocca della Verità a Ottaviano Augusto, dal Giordano Bruno di Campo dei Fiori al San Paolo Apostolo di Piazza San Pietro finanche Giulio Cesare.

Quella Roma che l'artista racconta da vent’anni, sempre in sella suo vespino: "Durante questa quarantena sono riuscito a far cantare persino le statue -così afferma sorridendo Tommaso Zanello alias Piotta-, ad un certo punto sono saltati tutti i programmi, da un mega evento al Teatro Sistina con l'Orchestra Sinfonica di Roma su cui lavoravo da mesi, fino al singolo estivo previsto ma rimasto ancora da mixare. Ne è nata questa idea, in una notte di quarantena in cui non riuscivo a prender sonno. Cotta e mangiata come si dice, una vera instant song!"

VIDEOCLIP


Luca Bramanti
ufficio stampa


Il rap sbarca su RaiGulp, Kento spiega l’Hip-Hop agli studenti della scuola primaria


Al via lunedì 18 maggio "Entra Nel Cerchio", la serie di lezioni dedicata alla musica rap e alla cultura Hip-Hop a cura di Kento sul canale tematico RaiGulp (DT 42) e RaiPlay.
Un ciclo di cinque puntate dal 18 al 22 maggio alle ore 11.20 all’interno de “La Banda dei Fuoriclasse”, contenitore del progetto Rai di didattica a distanza #lascuolanonsiferma, in cui il rapper Kento racconterà agli studenti della scuola primaria le basi della musica rap, le rime, gli accenti e le sonorità che hanno attraversato il genere dagli esordi alla trap dei nostri giorni.

 Durante le lezioni in diretta Skype, col supporto del conduttore Mario Acampa, il rapper reggino spiegherà teoria e tecnica della materia, proponendo anche esercizi pratici per affacciarsi alla scrittura e alle prime prove di esibizione. Dalla stesura dei testi, alla scelta delle basi, dalle metriche alla pratica dell’home recording molto pratica in questo periodo di quarantena.

Musica e parole, ma anche storia e cultura. Nelle puntate, infatti, sono previsti anche racconti sulle quattro discipline alla base della cultura Hip-HopMCingDJingWriting (graffiti) e B-Boying (breakdance). "Finalmente il rap entra nei canali ufficiali della didattica a distanza -dichiara Kento- e non posso che ringraziare la Rai di questa opportunità. Cercherò di esserne all'altezza e di raccontare al meglio l'Hip-Hop e le sue forme di espressione, fondamentali per capire e raccontare la società dei nostri anni". Nel corso delle lezioni anche un focus sul tema della legalità in vista dell’omonima Giornata Nazionale che viene celebrata il 23 maggio.

Kento ha da poco pubblicato “Te Lo Dico In Rap”, il primo libro italiano per ragazzi dedicato a questo genere musicale per Editrice Il Castoro, collabora abitualmente con scuole, carceri minorili e comunità̀ di recupero nella realizzazione di laboratori didattici e per la sensibilizzazione antimafia, è autore di una rubrica sul il Fatto Quotidiano.

Entra nel Cerchio (sigla)



Luca Bramanti
Ufficio Stampa Nextpress
Mob. +39 329 1697846
Skype ID: luca.bramanti

"ONE OF THOSE NIGHTS", È USCITO IL NUOVO SINGOLO DI RAIP


"One of Those Nights", nuovo singolo di Raip, parla di due persone che scappano dalla realtà quotidiana, dallo stress e dai guai per andare alle Hawaii e godersi la vita sotto una palma con un drink in mano e a fare festa. Il brano vuole infatti trasmettere leggerezza e trascinare chi ascolta in un atmosfera estiva e frizzante.
Elio Cusumano in arte Raip è nato il 12 gennaio 1990 a Köln in Germania, dove, dopo una serie di spostamenti è tornato e dove è entrato in contatto per la prima volta con la musica rap. Durante gli anni ha scritto testi e a prodotto basi quasi sempre per altri artisti, fino a quando ha sentito il bisogno di far uscire il proprio Alter Ego e dargli finalmente una voce. Due anni fa il debutto con "Non Scendo", seguito da molteplici uscite.
Il 31 marzo 2020 esce l'ultimissimo singolo "One of Those Nights" in collaborazione con Sorry Mom! 

 
Itunes : 

GHEMON – È USCITO IL NUOVO SINGOLO “BUONA STELLA”



Con una diretta Instagram, ieri sera Ghemon ha voluto regalare ai fan un assaggio del nuovo inedito “Buona Stella”: un regalo inaspettato per tutti quelli che erano connessi sul suo canale. In questo periodo Ghemon è solito intrattenere il suo pubblico con dirette Instagram per suonare, restare in contatto con fan e colleghi e parlare di normalità, programmi, speranze, musica.
Da oggi “Buona Stella” è disponibile su tutte le piattaforme streaming e download: il brano è estratto dall’atteso nuovo disco “Scritto nelle stelle” che uscirà il 24 aprile per Carosello Records e Artist First.
“Buona Stella è una canzone piena di luce ed energia positiva che spero vi possa fare compagnia in questo momento” – cosi spiega lo stesso artista nell’annuncio del nuovo brano.
Link per l’ascolto del singolo:
In “Buona Stella” con le sue strofe dirette e incisive, Ghemon ci parla di sfide.
È la vita quotidiana ad essere una sfida complicata, in senso assoluto. E come davanti a ogni sfida complicata ci possono essere incertezze e la consapevolezza che un po’ di fortuna al momento giusto male non fa. Eppure bisogna azzeccarlo quel momento giusto.
Dopo “Questioni di Principio” e “In un certo qual modo”, “Buona Stella” è il terzo inedito del nuovo lavoro discografico di Ghemon, che come per i lavori precedenti, vede la produzione esecutiva di Tommaso Colliva.
GHEMON è uno dei più talentuosi e apprezzati artisti hip hop italiani. Negli anni ha saputo rinnovare il suo personalissimo stile a metà tra il cantautorato e il rap: un caso quasi unico all’interno dello scenario in Italia. Dopo un lungo percorso artistico e la pubblicazione degli album “La rivincita dei buoni” (2007), “E poi, all’improvviso, impazzire” (2009) e “Qualcosa e cambiato” (2012) inizia a definire il suo territorio musicale: rap mescolato al soul, al funk, al jazz e alla musica italiana.“ORCHIdee” (MacroBeats/Artist First) è il disco uscito nel maggio 2014, che segna la sua maturazione artistica.
Da quel momento inizia un lunghissimo tour di più di settanta date, accompagnato da una vera e propria band rinominata “Le Forze del Bene”. Nel settembre 2017 pubblica “Mezzanotte” (MacroBeats/Artist First). Il nuovo album, sempre prodotto da Tommaso Colliva e interamente suonato dalla sua band “Le forze del bene” è la consacrazione di qualcosa di unico, dove le influenze black si legano alla musica italiana riuscendo anche a trovare uno spazio vitale per la tradizione Hip Hop. L’album ha esordito alla 3^ posizione della classifica FIMI dei dischi più venduti in Italia e a novembre 2018 il singolo “Un Temporale” è stato certificato disco d’oro. 
Nel febbraio 2018 è ospite di Diodato sul palco del Teatro Ariston. Nel 2019 firma con Carosello e Artist First – per la prima co-produzione tra aziende italiane – e partecipa, questa volta da protagonista, alla 69^ edizione del Festival di Sanremo con il brano “Rose Viola” (disco d’oro), ottenendo un incredibile consenso di pubblico e critica.
A settembre 2019 si conclude il “Mezzanotte tour” che ha portato Ghemon in giro per tutta Italia per oltre 2 anni.
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FOTO: twitter.com

LA DIFFERENZA TRA TRAP E RAP


Di Salvatore Santoru

Negli ultimi anni si è fortemente diffusa a livello mainstream la  trap music, prima negli USA e poi nel resto del mondo. La popolarità del genere ha causato e sta causando accessi dibattiti tra i alcuni suoi sostenitori e quelli del rap più tradizionale.

Il fatto è che vi sono delle importanti differenze tra il rap classico e la trap, la quale è nata da un'evoluzione del Southern Rap(1).
Andando maggiormente nello specifico, tra le differenze più importanti vi sono quelle stilistiche e testuali nonché quelle legate all'attitudine.

Difatti, nella trap le sonorità prettamente musicali sono maggiormente oscure e i testi mediamente più crudi ed espliciti rispetto al rap tradizionale.
Inoltre, vi sono delle evidenti differenze anche nelle tecniche vocali e ritmiche e si va dal classico 'ritmo 4-4' del rap al 'non andare a tempo' del sottogenere della trap noto come drill(2).
Oltre a ciò, vi sono evidenti differenze nell'immagine che danno gli artisti di sé e nella loro estetica(3).

Difatti, se una buona parte del 'rap tradizionale'(specialmente old school) era fondata su un'atteggiamento sociale indirettamente o direttamente critico ciò potrebbe non sembrare per il trap, ritenuto maggiormente 'disimpegnato'.

Beninteso, bisogna ricordare che anche molto rap è legato alla 'leggerezza' e all'esaltazione(provocatoria o meno) degli eccessi della società di consumo e che anche la trap può essere socialmente impegnata nonostante l'apparenza farebbe pensare di no.

Detto ciò e come già accennato in precedenza, la trap è parte della musica hip hop e rappresenta un'evoluzione della 'South Coast'.

NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1)https://en.wikipedia.org/wiki/Trap_music#1990s%E2%80%932000s:_Origins 

(2)https://www.dlso.it/site/2016/05/18/drill-music-cosa-e/

(3)https://blowhammer.com/it/blog/post/rap-vs-trap-le-differenze/

BILLBOARD 200, Nicki Minaj critica Spotify perché il suo album(II in classifica) 'non sarebbe stato adeguatamente diffuso'o in classifica e si paragona all'abolizionista afroamericana Harriet Tubman

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Di Salvatore Santoru

Nicki Minaj non ha digerito che il suo nuovo album,"Queen", non sia primo nella classifica Billboard 200.
 La rapper e modella statunitense di origine caraibica ha venduto ben 185.000 copie nella settimana di apertura ma ciò, riporta Mtv(1), non è bastato a superare "ASTROWORLD" del rapper e trapper di origine afroamericana Travis Scott.

La Minaj non ha preso bene ciò e ha attaccato Spotify per non aver, a suo dire, 'adeguatamente promosso' il suo nuovo disco(2).
Oltre a ciò, la cantante e attrice si è paragonata alla nota abolizionista afroamericana Harriet Tubman(3).

NOTE:

(1) http://news.mtv.it/musica/nicki-minaj-contro-travis-scott-lui-sa-che-il-suo-album-non-e-davvero-primo-classifica/

(2) https://www.huffingtonpost.com/entry/nicki-minaj-harriet-tubman-queen_us_5b7b17e2e4b018b93e968ed2

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Harriet_Tubman

Il calciatore rapper: ecco il primo singolo di Kevin Prince Boateng

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Il nuovo attaccante del Sassuolo Kevin Prince Boateng si è dato al rap. Che il calciatore fosse anche uno showman era noto a tutti ma ora ha voluto fare un ulteriore passo fuori dal campo.
L’ex giocatore del Milan ha infatti ufficialmente intrapreso la carriera da rapper, diffondendo su YouTube – tramite la piattaforma Worldstarhiphop – il primo singolo ufficiale intitolato “King” e con il pittoresco nome d’arte di PRIN$$ Boateng.
Videoclip che in brevissimo tempo, grazie anche alla popolarità da calciatore del protagonista, è diventato virale raggiungendo in appena quattro giorni 680 mila visualizzazioni. Numeri da far impallidire diversi cantanti professionisti.
Il brano rappresenta l’essenza più particolare e stravagante del talentuoso classe 1987 (più che a suo agio nella parte), tornato in Italia in estate dopo l’esperienza con l’Eintracht di Francoforte, squadra della città in cui è cresciuto.
Per l’occasione, il centrocampista ha ripreso tutti i cliché del genere: rullante trap, macchinoni, case di lusso, champagne e gioielli. E chissà che nel futuro di Kevin, una volta chiuso col calcio, possa esserci proprio una carriera nel mondo della musica.

Musica per riflettere: "Revolution" di Skit44 & Erika


Di Salvatore Santoru
"Revolution" è un brano del duo hip hop/dance/pop "Skit44 & Erika"(1), nomi d'arte del rapper Antonino Derelitto e della cantante Erika Ruggeri.




Il brano, realizzato anche con il bassista Piero Sala, consiste in una cover(2) dell'omonima traccia del dj "Diplo"(3) e fonde le sonorità "Edm"(Elettronic Dance Music) e il cantato di Erika con il rap veloce di Skit 44, che risulta a metà strada tra il "conscious rap" e l'hardcore hip hop con notevoli influenze stilistiche dell'hip hop italiano "old school"(Bassi Maestro,Kaos One ecc) e contemporaneo.
Il video ufficiale della canzone risulta di alta qualità e in esso si possono notare il susseguirsi volutamente "subliminale" di immagini di Giordano Bruno, del "Big Brother" di Orwell,della  cosiddetta "piramide del NWO" e altre.

Per quanto riguarda il testo, c'è da dire che il messaggio della canzone è un'esortazione alla "rivoluzione interiore" e alla conseguente liberazione da certi condizionamenti(sociali,mediatici e così via)imposti e contiene anche alcune allusioni spirituali ed esoteriche come il tema della "morte interiore"(e/o "iniziatica") e della "rinascita" ben evidenziati nel richiamo alla simbologia del mito della fenice(4). 
Sinora, il video ha raggiunto già più di 10mila visualizzazioni in poco più di una settimana e si spera che continui a crescere e diffondersi.


NOTE:

FOTO:Skit 44 & Erika nel video di un'altra loro traccia, "Musicardia"(https://www.youtube.com/watch?v=pmOWAgTP_Zw)

Dieynaba Sidibe, l'attivista prima graffitara riconosciuta del Senegal

Dieynaba Sidibe

Di Maria G. Di Rienzo

Dieynaba Sidibe, in arte Zeinixx, accanto al muro su cui ha dipinto lo slogan “La povertà è sessista” (il posto è l’Africulturban Centre a Pikine, un sobborgo di Dakar, Senegal, dove si radunano giovani artisti, soprattutto musicisti hip hop).
Dieynaba, 25enne, è la prima donna graffitista riconosciuta come tale nel suo paese. Inoltre, è una poeta, una femminista e un’attivista per il cambiamento sociale. I suoi murales hanno spesso come tema i diritti delle donne e ha cominciato a produrli nel 2008: “E’ perché voglio esprimere molte cose. La differenza fra dipingere graffiti e dipingere su una tela è che quando uso una tela è perché io voglio disegnare, invece con i graffiti sono più concentrata sul messaggio sociale. Le donne sono marginalizzate nella società e io penso che la mia arte possa aiutare la gente a capirlo.”
Sin da quand’era bambina, Dieynaba usava i soldi della sua “paghetta” per comprare carta e colori. Un giorno tornò a casa da scuola per scoprire che sua madre le aveva buttato via tutto, disegni compresi. Nella sua famiglia non era considerato appropriato che una femmina fosse un’artista. La madre di Dieynaba avrebbe però accettato che la figlia studiasse per diventare medica. Riflettendo sull’episodio, Dieynaba dice che “la società ha creato un posto per le donne e quando tu tenti di uscirne, cominciano i problemi.”
E anche se ti adegui, le diseguaglianze non scompaiono: “Per esempio nei salari: quando un uomo e una donna hanno lo stesso grado di istruzione e le medesime capacità di lavorare e riflettere, alla fine del mese non riscuotono la stessa paga.”
Dieynaba Sidibe2
La “battaglia” con la sua famiglia questa giovane artista l’ha vinta (ora i suoi parenti sono orgogliosi di lei) ma poiché è una donna sa di dover lottare ancora: “Come donne abbiamo ottenuto molto in Senegal, in termini di diritti, ma molto di più rimane da fare.” La cosa la preoccupa? Per niente: “Tutte le donne, ovunque, siano pescivendole, graffitiste o impiegate in un ufficio… siamo tutte lottatrici. Le donne stanno lottando per essere libere di esercitare la propria volontà e di svolgere le professioni che a loro piacciono, per essere pagate per il loro lavoro quanto si pagano gli uomini, e per poter seguire le proprie passioni.”

Seine Saint-Denis, la banlieue parigina culla del rap francese

Credit Foto: Flickr/Philippe Zwirn (https://www.flickr.com/photos/philippemaurice/)

Di Francesco Raiola

A tutti i giornalisti, Saint Denis è anche e soprattutto vita, ieri, oggi e domani. Vi preghiamo di non dimenticarvi di tornare anche per coprire avvenimenti positivi. Il saper vivere assieme riguarda tutti, anche voi!': si legge anche questo sulle vetrine dei negozi del 93°, il distretto di Parigi che indica Seine Saint-Denis, il luogo dove ieri è avvenuto il blitz delle teste di cuoio francesi che cercavano la mente degli attentati di Parigi avvenuti venerdì scorso. Un luogo di vita che ieri ha visto riversarsi le televisioni di tutto il mondo che hanno rafforzato – loro malgrado, sia chiaro – l'immagine negativa dei alcune banlieue parigine, che conosciamo soprattutto grazie ai media, appunto e al cinema. O al rap.

Le bombe su Parigi degli NTM

Le bombe sopra Parigi che cantava JoeyStarr nel 1994 facevano riferimento alle bombolette che utilizzavano i graffitari parigini di cui faceva parte il rapper, che con i Supreme NTM (formati assieme a Kool Shen) ha scritto la Storia del rap d'oltralpe. Un genere che da anni racconta la banlieue, la periferia e da là si nutre, che sia Parigi o il resto della Francia: Akhenaton, ad esempio, è di Marsiglia e la sua ‘Demain c'est loin' è uno dei pezzi più belli e poetici sulle periferie. Il rap in Francia non è una moda mainstream, ma una vera e propria istituzione, con un mercato da far invidia a quello d'importazione americana, in grado di far discutere per giorni, e far chiedere la prigione per alcuni dei suoi esponenti: gli stessi NTM a causa di alcune dichiarazioni contro la polizia durante un concerto sono stati condannati spaccando la Francia.

La scena del 9-3
La scena del 93 è una delle più importanti del panorama francese, divenuta tale anche grazie ai Suprême NTM che ne hanno definito lo stile. Sono là, infatti, le radici della band che ha sempre sottolineato l'appartenenza al 93, a partire dal nome originale della band che era proprio 93 NTM e che di bombe parla da sempre, come succede quando nella canzone omonima descrivono il quartiere che li ha cresciuti: "La Seine Saint Denis c'est d'la bombe bébé!' (‘La Seine Saint-Denis è la bomba!'). È la periferia difficile quella che emerge, caratterizzata però da un incredibile senso di appartenenza: testi duri, che parlano della vita banlieusard, di violenza, droga e discriminazione e un flow aggressivo caratterizzano il rap hardcore, appunto, che vede Saint-Denis come uno dei luoghi di massima espressione, appunto. Un luogo complesso, nella possibilità e nella capacità dei media di descriverla, sicuramente uno dei quartieri parigini più difficili e indicato come una delle banlieue più pericolose della capitale.
. È la periferia difficile quella che emerge, caratterizzata però da un incredibile senso di appartenenza: testi duri, che parlano della vita banlieusard, di violenza, droga e discriminazione e un flow aggressivo caratterizzano il rap hardcore, appunto, che vede Saint-Denis come uno dei luoghi di massima espressione, appunto. Un luogo complesso, nella possibilità e nella capacità dei media di descriverla, sicuramente uno dei quartieri parigini più difficili e indicato come una delle banlieue più pericolose della capitale. Un luogo, la banlieue, che anche da noi ha sempre rappresentato le difficoltà degli emarginati, alla faccia della gentrificazione crescente e che ha descritto benissimo Mattieh Kassovitz nel ‘L'odio', film del 94 che ne descriveva la vita. Se oggi conosciamo quella parola declinata in francese, però, è soprattutto a causa degli scontri che dieci anni fa tennero Parigi in scacco e permisero una politica di repressione da parte dell'allora Ministro della Difesa, Nicolas Sarkozy, che grazie anche a quella vicenda riuscì a diventare Primo Ministro pochi anni dopo.

In foto: Credit Foto: Flickr/Philippe Zwirn (https://www.flickr.com/photos/philippemaurice/)

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://music.fanpage.it/seine-saint-denis-la-banlieue-parigina-culla-del-rap-francese/

Gangsta rap e Jihad: l'identikit di una buona parte dei miliziani jiadhisti operanti in Europa, prodotto dell'incontro tra certa subcultura degli USA e il salafismo

Deso Dogg, noto miliziano e musicista ufficiale dell'Isis recentemente ucciso, in passato esponente di spicco del gangsta rap in Germania, http://www.thegatewaypundit.com

Di Sebastiano Caputo

Il profilo dei responsabili delle stragi in Francia è più o meno sempre lo stesso. Mohamed Merah, autore nel 2013 degli attentati di Tolosa, aveva 23 anni, di nazionalità franco-algerina, era cresciuto in uno di quei quartieri degradati dove la delinquenza è imperante.
Legato infatti alla piccola criminalità si era avvicinato al dottrina salafita (corrente dell’Islam) che lo portò a radicalizzarsi nei suoi viaggi in Pakistan e in Afganistan. Già noto ai servizi segreti, scriveva canzoni rap e un video su Youtube lo immortala con la sua auto di lusso mentre tra una sgommata e l’altra, fa il segno della pistola con le dita. Così anche Chèrif Kouachi, uno degli attentatori della redazione parigina del settimanale Charlie Hebdo, appena ventenne, era cresciuto in periferia e prima di essere arrestato nel 2008 in quanto componente di un gruppo che inviava combattenti estremisti in Iraq, basata nel 19esimo arrondissement di Parigi, sognava come tanti suoi coetanei di fare il rapper. Nel 2004 appare in un video trasmesso dalla televisione in francese mentre canta e gesticola come i suoi idoli musicali. Tutto torna, ancora una volta. Tra gli stragisti del Bataclan di Parigi, la sala di concerti dove venerdì sera si è svolto uno dei vari attacchi terroristici, c’era un certo Omar Ismail Mostefai, 29enne, l’unico ad aver sempre vissuto in Francia, il quale prima di convertirsi alla Jihad dopo l’incontro con un predicatore belga, girava video in cui “rappava” in lingua francese.
Insomma l’identikit è più o meno sempre lo stesso. Più che fedeli attenti ai precetti delCorano – che predica un messaggio di pace e non di guerra a differenza di quanto affermano i teologici dell’ultima ora – questi kamikaze assomigliano ai teppisti tipici delle metropoli occidentali. Proprio a Parigi, nei sobborghi come in alcuni centri urbani, è dilagata la figura del racaille o del banlieusard, giovane di quartiere connesso alla delinquenza, culturalmente sradicato, parassitario (una buona parte non lavora e vive di sole sovvenzioni statali), iper-consumatore, cresciuto nell’insegnamento trotskista dell’odio verso le tradizioni francesi, pura imitazione del gangster bling bling americano. E se pensiamo che nella musica hip hop d’Oltralpe lo slogan preferito dei cantautori è Nique la France, che in italiano vuol dire "Fotti la Francia”, tutto torna.
In realtà questi giovani che inneggiano alla Jihad sono il prodotto se non il riflesso di un’Europa priva di cultura e identità: vestono Nike o Adidas, ascoltano rap, hanno il culto delle armi e della prigione, consumano stupefacenti, ostentano beni materiali e macchine di lusso, girano con donne che si credono delle star del cinema, usano un linguaggio violento e apologeta di una cultura ghettizzata, inseguono il mito eroico hollywoodiano. Di sicuro passano più tempo davanti al computer e alla televisione che alla Moschea o sul Corano, che probabilmente non hanno mai aperto.
Loro sono i soggetti perfetti da indottrinare, arruolare, addestrare ed infine sacrificare negli attentati terroristici. Ma questo progetto più ampio finanziato dai petro-dollari del Qatar e dell’Arabia Saudita, grandi alleati della Francia sul piano internazionale, rientra in una strategia ben precisa che va dall’acquisto della squadra di calcio del Paris Saint Germainfino alla costruzione di moschee desacralizzate nelle banlieues con la nomina di “Imam di regime”. L’obiettivo è quello di abbruttire e “ri-salafizzare” (radicalizzare) i giovani musulmani francesi e non. Così quegli “investimenti stranieri” caldeggiati dalla destra liberale francese e quel multiculturalismo esaltato dagli intellò goscisti non fa altro che rinsaldare il cerchio della Jihad globale nella grande civiltà occidentale dei consumi.
TITOLO ARTICOLO ORIGINALE:"Dal rap al Jihad: i kamikaze sono un prodotto della subcultura occidentale"

Tunisia: il rapper "Emino" si arruola nell'ISIS

Risultati immagini per Emino ISIS

Di Salvatore Santoru

Come rivelato dal Daily Mail, il rapper tunisino Maurouane Douiri, nome d'arte "Emino", si è arruolato da poco nell'ISIS, per combattere nel nome del Califfato.

Risultati immagini per Emino rap

Emino, esponente di punta del gangsta rap tunisino, non è certo il primo dell'ambiente ad essersi avvicinato all'ISIS, basti ricordare a tal proposito, per citare solo i casi più famosi e noti anche nei mass media, la storia di Abdel-Majed Abdel Bary, che prima di partire per la Siria e diventare noto per i selfie su Twitter che lo raffiguravano mentre tagliava teste degli avversari, era un rapper abbastanza conosciuto in Gran Bretagna, tanto che i suoi pezzi venivano anche trasmessi dalla nota emittente radiofonica di proprietà della BBC,BBC Radio 1 .



 O a Deso Dogg, esponente di spicco del gangsta rap in Germania e uno dei "combattenti storici" dell'ISIS.

German rapper Denis Cuspert is the best known of the three known rappers to have been part of Islamic StateRisultati immagini per deso dogg terrorist

Oltre a questi casi che in un modo o nell'altro hanno avuto eco internazionale, ce ne sarebbero anche diversi, trattati parzialmente anche da Wikipedia.

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