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Intelligenza artificiale, Putin: 'Bisogna garantire la massima libertà per le aziende impegnate nella ricerca'


Di Salvatore Santoru

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha detto la sua sulla tematica dell'intelligenza artificiale.
Più precisamente, riporta Urdupoint(1), Putin ha sostenuto che c'è la necessità di garantire la massima libertà per le aziende impegnate nella ricerca sull'IA.
Inoltre, riporta Agenzia Nova(2), il presidente russo ha affermato che la corsa allo sviluppo dell'IA risulterebbe simile a quella per l'esplorazione dello spazio.

NOTE:

Usa-Russia-Cina: la nuova guerra mondiale sarà per i dati


Di Marco Pizzorno

I nuovi scenari di guerra su scala globale si aprono sull’interpretazione di coscienze e strumenti in grado d’individuare e colpire un individuo nel privato anche a chilometri di distanza. La dura lotta al disarmo e gli innumerevoli contraddittori sulla pericolosità di armi convenzionali e non convenzionali s’interfacciano con una silente minaccia mondiale apparentemente inoffensiva. I rappresentanti delle nazioni “con armamento tecnologico credibile” si sono rivelati come competitor nella corsa del data control. Il terrore è che questa nuova coscienza, AI, Intelligenza Artificiale, si nutra costantemente delle informazioni, di vite altrui, social, blog, foto, per poi metabolizzarne i dati ed poter agire o influire con azioni mirate a destabilizzare la vita di uno stato, di un individuo o un continente. Purtroppo lo scenario è inquietante, ma il terzo conflitto mondiale sembra essere iniziato. Il problema non cade questa volta sulla capacità e training formativo di un singolo soldato o comando, bensì su “coscienze” capaci di correggersi dagli errori precedenti. Orfane di empatia e dell’importanza e tutela della vita e salvaguardia della dignità umana.

Che cos’è il Marshalling dei dati?

Il Data Marshalling, o smistamento dei dati, è una sorta di management delle informazioni scambiate attraverso un linguaggio informatico chiamato “X – Open-TxRPC”, operativo grazie al sistema TxRpc , dove Rpc, sta per Remote Procedure Call. Tale attivazione è una procedura innescata su un diverso computer da quello sul quale il programma viene eseguito. La Remote Procedure Call consente ad un software di attivare subroutine a distanza, ovvero su computer remoti, accessibili attraverso una rete. Tale modello è supportato dal sistema Bea-Tuxedo ed è composto da una miriade di protocolli che sostengono le transazioni globali.
Gli argomenti da una chiamata TxRpc ad una periferica detta C sono smistati a un server abilitato all’invio del segnale. Di qui potremmo definire il data marshalling come un modello di catalogazione degli argomenti dei dati. Una volta catalogati, questi sono pronti per essere inviati nella rete oltre i confini, dove sarà individuabile la destinazione finale. Tale processo avviene tra Client and Server, ovvero il software chiamante e la procedura remota. Il Sistema Idl, Interface Definition Language, genera invece il marshalling e l’unmarshallingautomaticamente e, grazie alle chiamate in stub, si favorisce, tra client e server, lo scambio dei dati marshalling. Tali procedure sono il campo di azione di nuove figure non ufficiali, capaci di danneggiare e destabilizzare la sicurezza ed economie di nazioni, in una nuova tipologia di conflitto detta asimmetrica.

Cyber Mercenari

Cercando sul web la terminologia cyber spazio, è facile imbattersi nell’idea che una definizione della parola, ben precisa ed ordinata da regole certe, non sia ancora uniforme. In ambiente militare si fa riferimento ad un concetto asimmetrico dove, applicazioni ed attori, ancora non sembrano poter essere totalmente delineati. A causa di tali vizi, le problematiche dei Dipartimenti di Difesa e Sicurezza risultano sempre più vulnerabili. In questi nuovi ambienti nascono altrettante nuove figure e nuove parole come Cyber Space, Cybespace Operations, Cyber Actions, Cyber Warfare. Di conseguenza nuovi attori in tale cyber spazio sono gli Hackers, Patriot Hackers, Cyber Insiders, Cyber Terrorists, Malware Authors, Cyber Scammers, Organized Cyber Criminals, Cybermilitias, Cyber Agents Cyber Scammers.
Nuove terminologie per nuove problematiche, come i cybermercenari, ovvero figure non ufficialmente appartenenti ad uno stato, ad un esercito, ad un comando responsabile, in grado di gestire i data marshalling altrui, impadronirsi di dati sensibili ed informazioni anche con il fine del ricatto, entrare abusivamente in sistemi bancari e di difesa, appropriarsi di codici, influenzare elezioni politiche o determinare il crollo della borsa. Tali figure sono inquadrate nel diritto dei conflitti armati, come Non State Actors. L’impiego di mercenari risulta essere la migliore soluzione per la creazione di danni, in quanto, nessuna implicazione politica può essere denunciata né alcuna palese aggressione o atto di guerra da parte di uno Stato. La categoria dei mercenari, secondo il diritto dei conflitti armati, viene anche indicata” come un individuo che combatte senza che esso sia parte di una forza armata regolare, abbia un Comando responsabile o risieda in un territorio controllato da una delle parti in conflitto”.
Il Primo Protocollo Aggiuntivo del 1977 delle Convenzioni di Ginevra indica i mercenari come coloro che non hanno diritto né allo status di combattente né a quello di prigioniero di guerra. Ciò significa che l’utilizzo strategico di tali figure, da parte di alcuni governi, non implichi responsabilità, né comporti spese di difesa, né possa giustificare una contro attacco da parte di uno Stato offeso.

I numeri

Secondo analisi e statistiche il rapporto dei danni è catastrofico, l’impatto sull’economia come da dati riportati (fonte varonis.com), non lasciano dubbi . Infatti nel 2016, 3 miliardi di account furono violati al colosso Yahoo. Nello stesso 2016, Uber riferì furto d’informazioni ad oltre 57 milioni di piloti e conducenti. Nel 2017, 412 milioni di account violati dai siti di Friendfinder e 147,9 milioni di consumatori furono colpiti a danno di Equifax. La stessa azienda fu condannata a risarcire, per negligenza della gestione dei dati personali, 700 milioni di dollari. Nel 2017, 100.000 gruppi in almeno 150 paesi e oltre 400.000 macchine furono infettati dal virus Wannacry, per un costo totale di circa $ 4 miliardi. Entro il 2020, si prevedono costi quinquennali (2025) di oltre 1 trilione di dollari. Inquietanti,dunque, sono le proiezioni nei nuovi scenari di guerra cibernetica e le nuove Intelligenze aprono enormi quesiti sulla tutela della Dignità Umana.

Arriva il medico robot: capirà i pazienti meglio dei dottori umani


Ecco il medico robot russo in grado di capire i pazienti 
Di Arsenij Kalashnikov
Un grande problema per i dottori è tradurre un elenco di sintomi espressi in linguaggio comune dai malati in un linguaggio che inquadri il problema con rigore scientifico. Ora viene loro in aiuto l’intelligenza artificiale.
Il compito di confrontare i sintomi delle varie malattie con i termini medici specifici è tradizionalmente compito dei dottori, ma i ricercatori russi hanno ora intrapreso una nuova via.


Hanno usato reti neurali ricorrenti e rappresentazioni semantiche basate su spazi distribuzionali per colmare il divario tra la terminologia medica utilizzata dagli operatori sanitari e il modo in cui le persone descrivono i loro sintomi con linguaggio comune.
L’Università Federale di Kazanl’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca (Mipt) e molte altre università russe hanno partecipato al progetto e hanno descritto i loro risultati in questo articolo scientifico.
Per migliorare l’accuratezza, molti testi medici sono stati caricati nel kit del software ed è stato creato un vocabolario speciale. Il software ha utilizzato questi dati per assegnare un vettore a ogni parola.
Secondo Valentin Malykh, ricercatore associato presso il Neural Networks e Deep Learning Lab del Mipt, il sistema è in grado di memorizzare testi.
“Carichiamo i testi e lui li confronta con la classificazione internazionale delle malattie (Icd)”, ha spiegato.
“Le farfalle dello stomaco”, per esempio, saranno scartate come asintomatiche, perché non c’è nulla di simile nell’Icd.

Medico robot: come l’intelligenza artificiale migliorerà la comunicazione

Andrej Filchenkov, ricercatore presso il dipartimento di Computer Technology dell’Università Itmo di San Pietroburgo, ritiene che la comunicazione sia uno dei problemi più rilevanti per la Medicina e la Sanità.
“Parlando a livello di algoritmi, il compito ricorda la traduzione tra lingue diverse, anche se molto simili”,
ha detto, aggiungendo che le reti neurali ricorrenti possono trovare collegamenti tra elementi tenendo conto del contesto.
Secondo gli scienziati, l’analisi dei testi di chi lamenta problemi di salute sui social network può aiutare a capire come i farmaci influenzano il corpo.
La tecnologia può anche far luce su come agiscono i farmaci in combinazione con diete e stili di vita. 
Fonte: https://it.rbth.com/scienza-e-tech/81479-ecco-il-medico-robot-russo
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ARTICOLO VISTO ANCHE SU https://www.informarexresistere.fr/medico-robot-russo/

Protesi hi-tech, team italiano pronto a lanciare sul mercato la mano bionica (quasi) perfetta: arriverà nel 2019

Risultati immagini per Protesi hi-tech fatto quotidiano
Non è un organo costruito nei laboratori di Westworld, la serie con Anthony Hopkins prodotta da Hbo, ma lo ricorda molto. Si chiama Hannes ed è una mano bionica – realizzata in Italia nel Rehab Technologies Lab – che simula al 90 per cento i movimenti delle mani naturali. Un ulteriore passo verso l’uomo artificiale che, nel frattempo, avrà un impatto nella vita di tutti i giorni. Perché? Rispetto ad altri dispositivi realizzati in passato, è economica, facile da indossare e non richiede interventi chirurgici. E verrà commercializzata a partire dal 2019.
“È una mano figlia dei robot“, ha dichiarato Roberto Cingolani, il direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit), ente che nel dicembre 2013 ha dato vita al laboratorio in collaborazione con l’Inail. Un progetto nato grazie a un investimento da 7,5 milioni per lo sviluppo di protesi di nuova generazione. “È una dimostrazione di come la tecnologia possa aprire grandi opportunità a livello sociale”, ha aggiunto il presidente dell’Iit Gabriele Galateri di Genola.

La storia della mano Hannes è iniziata nel 2003, con il robot iCub. Ma è nel 2015 che è arrivata la svolta: il team di fisici, ingegneri, esperti di robotica e di software, terapisti e pazienti è riuscito a creare un prototipo funzionante, in grado di ricevere gli impulsi nervosi trasmessi dal cervello attraverso i muscoli e di muoversi come una mano naturale. Ora l’organo hi-tech, chiamato in onore di Hannes Schmidl, il primo direttore tecnico del centro protesi dell’Inail a Budrio e autore nel 1965 della prima mano basata sulla mioelettrica, è pronto per essere lanciato sul mercato.
“Posso piegare le dita con la forza voluta e cominciare a dimenticare di dover usare sempre la mano sinistra”, ha detto Marzo Zambelli, che ha perso quella destra per un infortunio di lavoro quando aveva 15 anni. Grazie alla protesi bionica, Zambelli è riuscito a stringere la mano al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, presente all’evento organizzato a Roma da Iit e Inail.
E ora gli scienziati guardano al futuro: l’obiettivo di Rehab Technologies Lab è quello di consentire la percezione del tatto. Ma anche di realizzare esoscheletri per camminare, mani e gambe hi-tech, organi stampati in 3D. Un percorso che, prima o poi, porterà all’uomo artificiale. Proprio come gli androidi di Westworld, impossibili da riconoscere rispetto agli umani, che ora iniziano a sembrare sempre meno fantascientifici e più vicini alla realtà.

Intelligenza artificiale: il suo sviluppo è un progresso più grande rispetto alla scoperta del fuoco e dell’elettricità

Risultati immagini per intelligenza artificiale
Di Beatrice Raso
Il CEO di Google, Sundar Pichai, in un’intervista alla MSNBC e a Recode ha dichiarato che i cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà saranno “più profondi [di quelli portati] dal fuoco e dall’elettricità”, secondo quanto riportato da The Verge.



La notizia è importante dal momento che Google risulta un leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sundar Pichai ha dichiarato che, come con il fuoco, l’umanità ha bisogno di accogliere e accettare l’intelligenza artificiale per i suoi benefici, ma deve anche comprendere che esistono degli aspetti negativi:

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.meteoweb.eu/2018/01/intelligenza-artificiale-progresso-fuoco-elettricita/1033210/

Un’intelligenza artificiale ha creato un album black metal



Di Lorenzo Fantoni

Le intelligenze artificiali sono ormai in grado di capire il linguaggio umano, riconoscere il contenuto di una foto, batterci a Go e in alcuni videogiochi, a quanto pare adesso sanno anche comporre musica black metal. “Coditany of Timeness ” è infatti il nome del primo album creato da un software con l’aiuto un produttore musicale e uno startupper, riuniti sotto il nome di Dadabots e, onestamente, suona anche abbastanza bene.

Per la precisione le tracce non sono state ottenute componendo musica a zero ma rielaborano lo stile musicale di “Diotima”, un album del 2011 di un gruppo black metal chiamato Krallice. Ogni brano è stato sminuzzato in piccole porzioni che sono state poi date in pasto a una rete neurale, alla quale è stato poi chiesto di indovinare quale poteva essere un eventuale segmento successivo. In caso di risposta positiva la rete rinforzava i passaggi che avevano portato a quella scelta, un po’ come quando il nostro cervello rende più salde le connessioni tra i neuroni quando impariamo qualcosa di nuovo. 

Tutto il progetto è stato dettagliato in un documento e a quanto pare Coditany of Timeness è solo il primo di tre album per Dadabots il cui scopo finale è esplorare l’uso delle reti neurali nell’arte, sia come figura a supporto che come possibile concorrente dell’essere umano. 

La corsa di Stati Uniti e Cina verso l’Intelligenza Artificiale

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Di Michele Crudelini
“La competizione tra Stati Uniti e Cina per l’Intelligenza Artificiale sarà come la corsa verso lo spazio degli anni ‘50”. Così si è espresso Jim Breyer, fondatore di Breyer Capital, in un’intervista rilasciata alla CNBC. Non è più lo spazio ad essere la nuova frontiera da conquistare.

Dallo spazio all’Intelligenza Artificiale, la nuova corsa all’oro dei giganti del mondo

Troppo costose e troppo poco remunerative, le missioni alla scoperta del cosmo hanno lasciato il posto ad un nuovo “eldorado”. Si tratta dell’Intelligenza Artificiale. Molto più concreta e terrena. Ma soprattutto meno costosa e più profittevole. Secondo il top manager intervistato, che lavora a contatto con le nuove tecnologie, la Cina “starebbe applicando il principio delle A.I. (Artifical Intelligence) su larga scala all’interno delle sue industrie”. Un modo per “raddoppiare o addirittura triplicare il business in soli 12-18 mesi”.
L’Intelligenza Artificiale serve esattamente a questo. Migliorare la pianificazione e il rendimento del lavoro al massimo della velocità. Il risultato così è scontato. Guadagni triplicati. Jim Breyer avverte però che gli Stati Uniti non stanno a guardare il rapido evolversi dell’industria A.I. cinese. Anzi. “Io penso che rimanga un alto livello di genialità e creatività nella Silicon Valley che continua e continuerà nel tempo”. Cina e Stati Uniti a confronto dunque in quello che sembra essere il comparto d’investimenti più attivo del momento. Ma tra i due giganti chi è realmente in vantaggio in questa nuova corsa all’oro?

La Cina punta a diventare leader nel settore entro il 2030

Lo scorso luglio 2017 la Cina annunciava al mondo la propria volontà di diventare leader internazionale nel settore A.I. Xi Jinping e il suo apparato hanno varato dunque un piano d’investimenti che possa coprire i prossimi tredici anni, sino al 2030. Pechino investirà 1 trilione di yuan, che equivalgono a 147,7 miliardi di dollari, nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Come in tutte le pianificazioni economiche tipiche dei regimi socialisti, anche per le A.I. il piano è stato già puntigliosamente definito.
Nella prima parte, fino al 2020, gli investimenti saranno indirizzati verso il comparto “teorico” delle A.I. Ciò vuol dire che i migliori cervelli cinesi verranno utilizzati per sviluppare standards, politiche e codici etici in modo da regolare un settore altrimenti facilmente soggetto a incontrollabili derive. Il secondo step arriva fino al 2025 e sarà invece incentrato sul concreto sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e la conseguente trasformazione dei comparti industriali.
Il terzo e ultimo passaggio, che arriva appunto al fatidico 2030, si pone come obiettivo il raggiungimento del primato mondiale cinese nel comparto delle A.I. C’è ambizione dalle parti di Pechino e un’attenta pianificazione statale con l’aiuto di colossi dell’high-tech come Alibaba e Baidu può davvero lanciare la Cina verso il nuovo “spazio”.

Start-up e libertà d’azione sono i principi negli Stati Uniti

D’altra parte gli Stati Uniti rappresentano un modello di sviluppo in A.I. molto differente rispetto alla Cina. Gli USA sono il Paese che ha dato i natali alle prime ricerche e conquiste del settore e la Silicon Valley rappresenta appunto il centro nevralgico di questo universo. Se il modello cinese è fatto di pianificazione e grandi imprese, quello americano si basa su start-up e un’ampia libertà d’azione.
Il portale d’informazione Quora elenca 34 tra le principali start-up americane predilette dagli investitori. Queste “piccole” realtà diventano poi il motore delle grandi compagnie americane. Facebook, Google, Amazon e Tesla sono le aziende statunitensi leader del settore e comprano idee e brevetti proprio dalle piccole start-up.

Negli Stati Uniti manca una comune visione d’intenti

A livello governativo la precedente amministrazione Obama aveva pubblicato nell’ottobre 2016 il “Piano Nazionale Strategico per la Ricerca e lo Sviluppo nell’Intelligenza Artificiale”. All’interno di questo veniva data molta enfasi ai pericoli che le A.I. potessero portare nel comparto del lavoro. Licenziamenti su larga scala e progressivo inutilizzo delle risorse umane. Il report proponeva dunque una coabitazione permanente tra uomo e A.I. C’è dunque una mancanza di visione comune tra le grandi imprese high-tech americane, che spingono per una diffusione a 360 gradi delle A.I., e l’amministrazione, che ha un atteggiamento più prudente.
Un fattore che, come riportato dal Foreign Policy, ha portato molti talenti americani delle A.I. ad emigrare in Cina. Se ci fosse dunque una bilancia ideale per rappresentare la corsa tra Cina e Stati Uniti, questa penderebbe sicuramente verso est. “Chiunque diventi leader in questo settore dominerà il mondo”, aveva dichiarato Vladimir Putin. Saranno dunque i prossimi quindici anni a sancire questa supremazia. 

Arriva da Sassari Annabel, il primo cervello artificiale che interagisce con l'uomo

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Si chiama Annabell ed ha imparato a riconoscere parole e regole del linguaggio umano 'dialogando' con l'uomo. E' il cervello artificiale nato in Italia e che ha imparato tutto da zero. Era una 'tabula rasa' che ora sa dialogare con l'uomo grazie ai suoi due milioni di neuroni artificiali interconnessi. Descritta nella rivista Plos One, Annabell è stata realizzata dal gruppo dell'università di Sassari coordinato da Bruno Golosio, in collaborazione con il gruppo di Angelo Cangelosi, dell'università britannica di Plymouth. '





'E' una sorta di cervello artificiale sviluppato per capire come le nostre competenze linguistiche emergono dai processi neurali che avvengono nel cervello'', ha spiegato Golosio. Per il momento Annabell (Artificial Neural Network with Adaptive Behavior Exploited for Language Learning) è un modello cognitivo che esiste in un computer, ma è destinata a crescere. Se adesso il suo cervello ha imparato a usare il linguaggio umano, un domani potrebbe imparare anche da percezioni sensoriali. Potrebbe, per esempio, avere qualcosa di simile alla vista e al tatto, insieme alla capacità di localizzare oggetti nello spazio e di controllare i movimenti. Una sorta di robot molto sofisticato, insomma.
Non per caso nel laboratorio di Cangelosi a Plymouth si trova un esemplare di I-Cub, il robot bambino realizzato in Italia dall'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). Un robot del genere potrebbe forse essere il banco di prova per l'evoluzione di Annabell. Per il momento, comunque, Annabell è uno straordinario simulatore: per la prima volta permette di studiare in dettaglio i processi che rendono possibile sviluppare una funzione complessa come il linguaggio in un organo complicato come il cervello umano, formato da circa un miliardo di neuroni in comunicazione tra loro attraverso segnali elettrici.
In questo ambito Annabell ha già raggiunto un primo risultato tutt'altro che trascurabile: ''dimostriamo - ha rilevato Golosio - che le operazioni complesse alla base del linguaggio umano possono essere eseguite da architettura neurale''. E' un dato importante nel dibattito che da decenni divide gli studiosi del linguaggio fra coloro che, come Noam Chomsky, sostengono che si basa su conoscenze innate e chi è convinto del contrario. All'inizio Annabell ''non sapeva nulla del significato di parole e parti del discorso, ma ha dimostrato di poter sviluppare competenze linguistiche. E' solo un primo passo in questa direzione''.
Annabell ha ancora molto da fare e da imparare, ma ''crescerà: la caratteristica importante di questo sistema è che è espandibile, ossia è in grado di migliorare le sue capacità con il crescere del numero di neuroni. Certamente lo faremo''. 

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