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Adidas produce scarpe con la plastica recuperata dagli oceani. Già venduti un milione di paia


Sono già 4 anni che Adidas, il noto colosso tedesco dell’abbigliamento sportivo, adotta misure per ridurre l’inquinamento degli oceani riciclando i rifiuti di plastica delle spiagge e degli oceani nei panni, e poiché i consumatori hanno risposto bene nell’ acquisto di questa tipologia di prodotti,  la società ha deciso di fare un salto di qualità.



Ha prodotto e venduto circa un milione di paia di scarpe realizzate con plastica oceanica riciclando ben 11 milioni di bottiglie.
E’ infatti possibile realizzare un paio di scarpe con sole 11 bottiglie.
Nel 2017 sono state riutilizzate più di 5,5 milioni di bottiglie di plastica per produrre un milione di scarpe ecosostenibili” ha affermato il cEO di Adidas Kasper Rorsted.


I rifiuti di plastica riciclati vengono trasformati in un filato che da allora è diventato un componente chiave del materiale superiore delle calzature Adidas. Oltre alle scarpe, l’azienda lo ha anche utilizzato questo filato per realizzare le prime maglie da calcio ecosostenibili indossate da squadre famose in tutto il mondo.

Già dal 2015 il produttore di articoli sportivi ha iniziato a realizzare le scarpe in collaborazione con il gruppo ambientalista Parley for the Oceans, usando rifiuti di plastica intercettati sulle spiagge, come le Maldive, prima che potessero raggiungere gli oceani.
Parley for the Oceans è un’organizzazione che cerca di eliminare l’inquinamento plastico nei corsi d’acqua del mondo.
Siamo estremamente orgogliosi che Adidas si unisca a noi in questa missione e sta mettendo la sua forza creativa dietro questa partnership per dimostrare che è possibile trasformare la plastica oceanica in qualcosa di interessante“, ha detto Parley, fondatore dell’ organizzazione.
Per la produzione di queste scarpe inoltre, l’azienda ha ridotto anche l’impatto ambientale:
Continuiamo anche a migliorare le nostre prestazioni ambientali durante la produzione“, ha affermato Gil Steyaert, responsabile delle operazioni globali. “Questo include l’uso di materiali sostenibili, la riduzione delle emissioni di CO2 e la prevenzione dei rifiuti.
Solo nel 2018, abbiamo risparmiato più di 40 tonnellate di rifiuti di plastica nei nostri uffici, negozi al dettaglio, magazzini e centri di distribuzione in tutto il mondo, sostituendolo con soluzioni più sostenibili“.
Questa tipologia di scarpe è disponibile sia dai rivenditori Adidas sia online su Amazon, ma non possono considerarsi molto economiche. In base al modello scelto il prezzo si aggirerebbe intorno ai 100 Euro al paio, ma il prodotto è stato finora ben accolto dai consumatori sia per la qualità che lo contraddistingue, sia per la provenienza.
L’abbigliamento e le scarpe firmati Adidas Parley, realizzati con plastica oceanica sono disponibili a questo link.
(Fonte foto: Parley for the oceans)

Il 90% della plastica negli oceani proviene da Asia e Africa

Kay Vandette90 percent of ocean plastic waste comes from Asia and Africa
(“Earth”, 3 luglio 2018; articolo rimosso dal portale ma ripreso anche da qualche sito italiano)

Di Kay Vandette

È stato calcolato che circa otto milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno negli oceani di tutto il mondo, ma ora un nuovo studio dimostra che il 90% di esso può essere ricondotto a dieci grandi fiumi dell’Asia e dell’Africa.
Il problema mondiale della plastica si è rapidamente trasformato in emergenza e attualmente negli oceani si trovano circa cinquemila miliardi di chili di questo materiale.
Le principali iniziative per rimuovere la plastica dagli oceani lasciano ancora il tempo che trovano, così i ricercatori del Centro Helmholtz per la Ricerca Ambientale in Germania hanno condotto uno studio per individuare la fonte dell’inquinamento da plastica negli oceani.
I risultati, pubblicati sulla rivista “Environmental Science & Technology”, mostrano che diminuendo l’inquinamento nei fiumi Yangtze e Gange, la quantità di plastica che finisce nell’oceano ogni anno potrebbe ridursi della metà.
Secondo lo studio, risalire alla fonte dell’inquinamento è uno dei modi migliori per superare la crisi.
“Una cosa è certa: questa situazione non può continuare”, ha dichiarato al “Daily Mail” Christian Schmidt, idrogeologo dell’Helmholtz, “ma dal momento che è impossibile ripulire i detriti di plastica che si trovano già negli oceani, dobbiamo prendere provvedimenti e ridurre l’immissione di plastica in modo rapido ed efficiente”.
Per scoprire i maggiori inquinatori dell’oceano, i ricercatori hanno esaminato i dati di 79 siti di campionamento lungo 57 fiumi.
Il “peggiore” è il fiume Yangtze in Cina, che ogni anno immette un milione e mezzo di tonnellate di plastica al Mar Giallo.
Non è ancora chiaro come la plastica dei fiumi finisca nell’oceano, ma è inconfutabile che i fiumi siano i maggiori conduttori di rifiuti e lo studio aiuta a far luce su questo problema.
“Sono solo dieci i principali fiumi che trasportano l’88-95 percento della plastica nei mari di tutto il mondo”, ha detto Schmidt al Daily Mail. “I fiumi con i più alti carichi di plastica stimati sono caratterizzati da un’alta popolazione – ad esempio lo Yangtze con oltre mezzo miliardo di persone”.
Uno dei motivi per cui la pulizia degli oceani è così difficile dipende dalla presenza delle microplastiche in tutti i principali mari e fiumi, le quali causano gravi danni alla fauna marina che li ingerisce accidentalmente.
I ricercatori perciò suggeriscono di concentrare gli sforzi sulla riduzione della plastica “alla fonte” (dei fiumi).
TRADUZIONE DI TOTALITARISMO

L’enzima ‘mangia-plastica’ esiste: scoperto per sbaglio, potrebbe salvarci dall’inquinamento

Risultati immagini per ENZIMA MANGI PLASTICA

Di Zeina Ayache
https://scienze.fanpage.it/

Gli scienziati hanno creato per sbaglio un enzima in grado di digerire alcune delle plastiche più inquinanti rappresentando una papabile soluzione contro il problema ambientale più grave: quello appunto della plastica. La conferma arriva dalla University of Portsmouth che sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences hanno pubblicato i risultati della loro scoperta nello studio intitolato “Characterization and engineering of a plastic-degrading aromatic polyesterase”. Ma come è possibile? E perché l'hanno scoperto per sbaglio?




Dalla natura al laboratorio. I ricercatori spiegano che stavano analizzando un enzima mutante, il PETase, scoperto dai giapponesi e in grado di digerire la plastica, ma troppo lentamente, quando per sbaglio sono riusciti a creare un nuovo enzima ‘mangia-plastica- anche migliore di quello che si sviluppa in natura.

Rapidità contro la plastica. Per capire quanto fosse rapido il nuovo enzima, i ricercatori lo hanno testato su una bottiglia di plastica comunemente utilizzata per le bevande gasate e, dalle osservazioni fatte a microscopio, hanno potuto notare il livello di degradazione dopo 96 ore. Un ottimo livello che però adesso necessita di un'accelerazione, stiamo parlando rendere questo enzima 1.000 volte più rapido nel suo ‘lavoro'.

Ci siamo dati la zappa sui piedi da soli. Insomma, gli scienziati adesso sono al lavoro per cercare di risolvere il problema della plastica che, se inizialmente sembrava rappresentare la scoperta del secondo scorso, col tempo si è rivelata un vero danno a livello ambientale di non facile soluzione: i nostri mari per esempio sono stra colmi di plastica che, oltre a rovinare il paesaggio, sta ‘soffocando' gli esseri viventi di questo ecosistema. Per non parlare dell'inquinamento provocato dallo smaltimento su terre dalla plastica, che porta con sé anche traffici illeciti, come ha mostrato l'inchiesta di Fanpage.it ‘Bloody Money‘.

Il futuro. Grazie a quanto realizzato inavvertitamente, i ricercatori sono al momento impegnati per migliorare le capacità del loro enzima e renderlo effettivamente utilizzabile a livello industriale in modo da distruggere la plastica in poco tempo e senza inquinare.

FONTE https://scienze.fanpage.it/l-enzima-mangia-plastica-esiste-scoperto-per-sbaglio-potrebbe-salvarci-dall-inquinamento/

PROPOSTA DELLA COMMISSIONE UE SULLE BOTTIGLIE D'ACQUA: 'Bisogna ridurle e bere dall'acqua del rubinetto'

Risultati immagini per bottiglie d'acqua plastica

Di Salvatore Santoru

La Commissione europea ha recentemente sostenuto che vi è la necessità di ridurre la presenza di bottiglie d'Acqua di plastica
Tale necessità è data dal decisivo contributo negativo che l'uso eccessivo della plastica ha sull'ambiente, il quale porta all'aumento dell'inquinamento.

PER APPROFONDIRE: ARTICOLO SU BLASTING NEWS,
http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/02/la-commissione-ue-meno-bottiglie-dacqua-bere-dal-rubinetto-002335403.html .

Alla base del progetto della stessa Commissione UE vi è la volontà di migliorare e rendere maggiormente accessibile l'acqua potabile in tutti i paesi europei e la stessa Commissione UE consiglia di bere maggiormente acqua dal rubinetto.

C'è anche da segnalare che la proposta della Commissione Europea nasce dall'iniziativa dei cittadini 'Right2Water'.

Lego investe 134 milioni di euro per abbandonare la plastica



Il gruppo danese Lego ha annunciato un investimento pari ad un miliardi di corone (circa134 milioni di euro) finalizzato «alla ricerca, allo sviluppo e alla produzione di una nuova materia prima sostenibile». Addio dunque alla plasticacome l’abbiamo conosciuta finora: i mattoncini colorati potrebbero essere costituiti, in futuro, da composti più rispettosi dell’ambiente. L’azienda scandinava ha spiegato in un comunicato pubblicato nei giorni scorsi che l’obiettivo è di «ridurre l’impronta ecologica e sociale, con particolare riferimento all’utilizzo delle energie fossili». Ma l’attenzione della Lega sarà aumentata anche, prosegue la nota, «sui diritti umani» e, più in generale, sulla questione delcambiamento climatico. 
Per raggiungere tale scopo il gruppo ha pianificato la creazione di un Lego Sustainable Materials Centre, per il quale è prevista l’assunzione di oltre 100 persone. Quando i pezzi della casa danese saranno prodotti grazie a materiali eco-compatibili, si otterrà un notevole risparmio in termini ambientali, se si tiene conto del fatto che l’azienda ha sfornato, soltanto nel 2014, 60 miliardi di mattoncini di plastica.

Foto: Wikimedia Commons, Срђан Весић~commonswiki

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