Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta tech. Mostra tutti i post

La chat che usa i colori al posto delle parole


Di Jader Liberatore

Quanta intesa c’è con i vostri amici o con il vostro partner? Ma soprattutto: siete davvero in grado di capirvi al volo? Non è affatto facile scoprirlo, tuttavia, grazie a una nuova app che rivoluziona il modo tradizionale in cui siamo abituati a chattare, possiamo metterci alla prova in un divertente esperimento.
Che cosa accadrebbe se sostituissimo le parole con i colori? Possiamo scoprirlo con Color Chat, un’app di messaggistica istantanea – se così possiamo definirla – che si distingue dalle più diffuse poiché permette di chattare con i nostri contatti inviando esclusivamente messaggi privi di lettere, parole ed emoticon.
Infatti, per conversare possiamo scambiare solo rettangoli colorati: basterà toccare il rettangolo grigio – presente nell’angolo inferiore destro dello schermo – per modificare il colore, ridimensionarlo e inviarlo nella chat. Successivamente, dovremo solo attendere che l’altro interlocutore possa interpretare il nostro messaggio e formulare la sua risposta.

color chat
Foto: apps.apple.com

Senza dubbio, la sua utilità è piuttosto discutibile. Non sarà utile per inviare messaggi importanti o confermare un appuntamento, ma possiamo considerarla un’alternativa digital detox per metterci in gioco e sperimentare un metodo di comunicazione originale ma soprattutto insolito.
Disponibile gratuitamente per iOS e Android, Color Chat richiede la registrazione di un numero cellulare durante la prima configurazione e solo successivamente, potremo avviare una nuova conversazione con gli altri contatti – già registrati al servizio – presenti in rubrica.

Intelligenza artificiale, Putin: 'Bisogna garantire la massima libertà per le aziende impegnate nella ricerca'


Di Salvatore Santoru

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha detto la sua sulla tematica dell'intelligenza artificiale.
Più precisamente, riporta Urdupoint(1), Putin ha sostenuto che c'è la necessità di garantire la massima libertà per le aziende impegnate nella ricerca sull'IA.
Inoltre, riporta Agenzia Nova(2), il presidente russo ha affermato che la corsa allo sviluppo dell'IA risulterebbe simile a quella per l'esplorazione dello spazio.

NOTE:

50 anni fa nasceva Internet


Di Salvatore Santoru

50 anni fa nasceva Internet
Più specificatamente tale nascita 'fu contraddistinta' dall'unione tra due computer, uno dell'Università di Stanford e l’altro nel dipartimento di Informatica dell’Università della California di Los Angeles.

In tal modo nacque la rete Arpanet (Advanced Research Projects Agency Network), rete che era finanziata e sostenuta dal Dipartimento della Difesa degli USA.

Come riporta il Fatto Quotidiano, il primo test della rete di tenne alle 22,30 del 29 ottobre 1969(1). 
In seguito, com'è noto, Internet si evolse e gradualmente venne sempre più utilizzato per scopi civili.

NOTA:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/29/internet-50-anni-fa-la-nascita-della-rete-dal-primo-collegamento-fallito-ai-social-network-la-mail-numero-1-ci-vollero-2-anni/5537614/

Usa-Russia-Cina: la nuova guerra mondiale sarà per i dati


Di Marco Pizzorno

I nuovi scenari di guerra su scala globale si aprono sull’interpretazione di coscienze e strumenti in grado d’individuare e colpire un individuo nel privato anche a chilometri di distanza. La dura lotta al disarmo e gli innumerevoli contraddittori sulla pericolosità di armi convenzionali e non convenzionali s’interfacciano con una silente minaccia mondiale apparentemente inoffensiva. I rappresentanti delle nazioni “con armamento tecnologico credibile” si sono rivelati come competitor nella corsa del data control. Il terrore è che questa nuova coscienza, AI, Intelligenza Artificiale, si nutra costantemente delle informazioni, di vite altrui, social, blog, foto, per poi metabolizzarne i dati ed poter agire o influire con azioni mirate a destabilizzare la vita di uno stato, di un individuo o un continente. Purtroppo lo scenario è inquietante, ma il terzo conflitto mondiale sembra essere iniziato. Il problema non cade questa volta sulla capacità e training formativo di un singolo soldato o comando, bensì su “coscienze” capaci di correggersi dagli errori precedenti. Orfane di empatia e dell’importanza e tutela della vita e salvaguardia della dignità umana.

Che cos’è il Marshalling dei dati?

Il Data Marshalling, o smistamento dei dati, è una sorta di management delle informazioni scambiate attraverso un linguaggio informatico chiamato “X – Open-TxRPC”, operativo grazie al sistema TxRpc , dove Rpc, sta per Remote Procedure Call. Tale attivazione è una procedura innescata su un diverso computer da quello sul quale il programma viene eseguito. La Remote Procedure Call consente ad un software di attivare subroutine a distanza, ovvero su computer remoti, accessibili attraverso una rete. Tale modello è supportato dal sistema Bea-Tuxedo ed è composto da una miriade di protocolli che sostengono le transazioni globali.
Gli argomenti da una chiamata TxRpc ad una periferica detta C sono smistati a un server abilitato all’invio del segnale. Di qui potremmo definire il data marshalling come un modello di catalogazione degli argomenti dei dati. Una volta catalogati, questi sono pronti per essere inviati nella rete oltre i confini, dove sarà individuabile la destinazione finale. Tale processo avviene tra Client and Server, ovvero il software chiamante e la procedura remota. Il Sistema Idl, Interface Definition Language, genera invece il marshalling e l’unmarshallingautomaticamente e, grazie alle chiamate in stub, si favorisce, tra client e server, lo scambio dei dati marshalling. Tali procedure sono il campo di azione di nuove figure non ufficiali, capaci di danneggiare e destabilizzare la sicurezza ed economie di nazioni, in una nuova tipologia di conflitto detta asimmetrica.

Cyber Mercenari

Cercando sul web la terminologia cyber spazio, è facile imbattersi nell’idea che una definizione della parola, ben precisa ed ordinata da regole certe, non sia ancora uniforme. In ambiente militare si fa riferimento ad un concetto asimmetrico dove, applicazioni ed attori, ancora non sembrano poter essere totalmente delineati. A causa di tali vizi, le problematiche dei Dipartimenti di Difesa e Sicurezza risultano sempre più vulnerabili. In questi nuovi ambienti nascono altrettante nuove figure e nuove parole come Cyber Space, Cybespace Operations, Cyber Actions, Cyber Warfare. Di conseguenza nuovi attori in tale cyber spazio sono gli Hackers, Patriot Hackers, Cyber Insiders, Cyber Terrorists, Malware Authors, Cyber Scammers, Organized Cyber Criminals, Cybermilitias, Cyber Agents Cyber Scammers.
Nuove terminologie per nuove problematiche, come i cybermercenari, ovvero figure non ufficialmente appartenenti ad uno stato, ad un esercito, ad un comando responsabile, in grado di gestire i data marshalling altrui, impadronirsi di dati sensibili ed informazioni anche con il fine del ricatto, entrare abusivamente in sistemi bancari e di difesa, appropriarsi di codici, influenzare elezioni politiche o determinare il crollo della borsa. Tali figure sono inquadrate nel diritto dei conflitti armati, come Non State Actors. L’impiego di mercenari risulta essere la migliore soluzione per la creazione di danni, in quanto, nessuna implicazione politica può essere denunciata né alcuna palese aggressione o atto di guerra da parte di uno Stato. La categoria dei mercenari, secondo il diritto dei conflitti armati, viene anche indicata” come un individuo che combatte senza che esso sia parte di una forza armata regolare, abbia un Comando responsabile o risieda in un territorio controllato da una delle parti in conflitto”.
Il Primo Protocollo Aggiuntivo del 1977 delle Convenzioni di Ginevra indica i mercenari come coloro che non hanno diritto né allo status di combattente né a quello di prigioniero di guerra. Ciò significa che l’utilizzo strategico di tali figure, da parte di alcuni governi, non implichi responsabilità, né comporti spese di difesa, né possa giustificare una contro attacco da parte di uno Stato offeso.

I numeri

Secondo analisi e statistiche il rapporto dei danni è catastrofico, l’impatto sull’economia come da dati riportati (fonte varonis.com), non lasciano dubbi . Infatti nel 2016, 3 miliardi di account furono violati al colosso Yahoo. Nello stesso 2016, Uber riferì furto d’informazioni ad oltre 57 milioni di piloti e conducenti. Nel 2017, 412 milioni di account violati dai siti di Friendfinder e 147,9 milioni di consumatori furono colpiti a danno di Equifax. La stessa azienda fu condannata a risarcire, per negligenza della gestione dei dati personali, 700 milioni di dollari. Nel 2017, 100.000 gruppi in almeno 150 paesi e oltre 400.000 macchine furono infettati dal virus Wannacry, per un costo totale di circa $ 4 miliardi. Entro il 2020, si prevedono costi quinquennali (2025) di oltre 1 trilione di dollari. Inquietanti,dunque, sono le proiezioni nei nuovi scenari di guerra cibernetica e le nuove Intelligenze aprono enormi quesiti sulla tutela della Dignità Umana.

'Web occulto': un algoritmo guida ogni nostro click


Libertà di espressione e discussione: sono le condizioni-base per un vero spazio aperto secondo Jürgen Habermas, il padre del concetto di “sfera pubblica”.

Siamo sicuri che il web sia corretto nel dare più spazio a certe informazioni rispetto ad altre? 

Niente affatto, rivela Francesca Musiani, perché a governare il digitale – e quindi noi, opinione pubblica – è soltanto un sistema di algoritmi.

Secondo un giurista come Yochai Benkler, autore di studi sullo stato di salute democratica dei network, oggi viviamo in un “ordinamento globale” intrinseco alla Rete.





 Caratteristica centrale: la selezione decisiva delle informazioni più rilevanti non è più monopolio dei “gatekeepers” – giornalisti, bibliotecari, editori – ma è delegata agli utenti di Internet, editori essi stessi. Citandosi e raccomandandosi l’un l’altro in “nicchie conversazionali”, individui e gruppi selezionano l’informazione “di qualità” per gli algoritmi, i quali a loro volta la classificano e la ordinano per renderla disponibile attraverso i motori di ricerca. Così, l’ordinamento delle informazioni presenti sul web diventa una co-produzione degli utenti, inconsapevoli però della sintesi realizzata dagli algoritmi.

Proprio agli algoritmi, spiega Francesca Musiani in un saggio pubblicato sull’“Internet Policy Review” e sintetizzato da “Doppiozero”, deleghiamo l’integrazione delle nostre conversazioni on-line. Gli argomenti vengono percepiti dal pubblico come “consenso universale implicito”, ma «hanno la debolezza di un’informazione che non può essere fatta risalire a nessun individuo specificamente», e al tempo stesso «la forza di un dato che si basa su un vasto aggregato di opinioni» ...


I motori di ricerca costruiscono una gerarchia di visibilità dell’informazione, proponendola tra i primi risultati dell’indagine o dissimulandola tra gli ultimi. 

Decidendo, di fatto, “cosa dev’essere visto”, gli algoritmi di Google «possono scoraggiare o incoraggiare la discussione e la controversia», e di fatto contribuiscono a costruire l’agenda pubblica delle priorità politiche e sociali, selezionando gli interlocutori “che contano”.

In particolare, grazie al quasi-monopolio di Google nel settore della ricerca web, l’algoritmo PageRank che ne è alla base è stato ampiamente esaminato come il nuovo gatekeeper e “dittatore benevolo” della sfera pubblica digitale.

Secondo una ricetta che resta una sorta di segreto industriale, continua Musiani, quell’algoritmo-chiave comprende diversi criteri di misurazione, che valutano il grado di autorevolezza della fonte (secondo il numero di citazioni), l’ampiezza dell’audience (secondo il numero di visite o click), il livello di prossimità e di affinità (in base alle raccomandazioni) e la rapidità (dipendente dall’aggregazione dei risultati in real-time).

In quanto “master switch” di Internet, proprio PageRank «centralizza e organizza la circolazione dell’informazione nella Rete, e per ogni interrogazione fatta al motore di ricerca, arbitra su ciò che è importante e rilevante».

Milioni, miliardi di click: se siamo in cerca di informazioni siamo pilotati e manovrati, “governati” dall’intelligenza elettronica. Stessa storia per quanto riguarda l’e-commerce. Parla da solo il caso di Amazon, importante “prescrittore” che orienta il pubblico sulla base delle raccomandazioni dei clienti: lettori, ascoltatori, cinefili. Agli utenti registrati, il sito rivela quali sono gli altri acquisti fatti in passato da utenti che hanno acquisito lo stesso titolo.


FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.libreidee.org/2013/11/web-occulto-un-algoritmo-guida-ogni-nostro-click

VISTO ANCHE SU https://crepanelmuro.blogspot.com/2019/08/web-occulto-un-algoritmo-guida-ogni.html

«Wafercraft», come funziona la mini-astronave che viaggia quasi alla velocità della luce


Di Juanne Pili

Saranno i laser a spingere le nostre navi spaziali a velocità «relativistiche», ovvero vicine a quella della luce. I ricercatori dell'Università della California sono all'opera già da un mese con un prototipo di piccole dimensioni dotato di apparecchiature miniaturizzate per la raccolta dei dati. 




Il modellino sperimentale è stato battezzato Wafercraft e non è più grande del palmo di una mano.
Magari prima di avere astronavi più grandi con equipaggio a bordo dovremo aspettare ancora, potrebbero volerci decenni o secoli, a seconda del Sistema solare che vogliamo raggiungere.



Come funziona la Wafercraft

Non si tratta di una mera esercitazione didattica. Questa ricerca si avvale dei finanziamenti della Nasa e di diverse fondazioni private. All'Agenzia spaziale c’è anche chi non ha rinunciato all’idea di poter curvare lo spazio-tempo per viaggiare proprio come nei film di Star Trek. Il prototipo è parte integrante di un programma dedicato allo sviluppo di veicoli spaziali in miniatura, da destinare prima a viaggi interplanetari e poi a quelli interstellari.
Per raggiungere il Sistema solare più vicino al nostro - Alpha Centauri - sarà necessario che prototipi come la Wafercraft vengano spinti con l'energia che la stessa luce può fornire: si chiama «propulsione energetica diretta», questo termine dal retrogusto fantascientifico indica l’utilizzo di un insieme piuttosto ampio di laser, al fine di generare una spinta. 
Il motore non viaggerà affatto, i laser saranno infatti irradiati da Terra. In questo modo, applicando alla navicella una apposita vela, il motore potrà accelerare fino a raggiungere una velocità pari al 20% di quella della luce, permettendo a una eventuale sonda di raggiungere Alpha Centauri nel giro di 20 anni.



Il primo viaggio con un pallone

Oggi dobbiamo accontentarci di veder volare la piccola astronave con l’aiuto di un apposito pallone aerostatico, come hanno fatto i ricercatori californiani per verificare l’efficienza delle apparecchiature miniaturizzate. Il primo esperimento è avvenuto in Pennsylvania il 12 aprile scorso, dove la Wafercraft ha raggiunto una quota di 32 chilometri, registrando ottimi dati.  
Uno degli aspetti più interessanti di questa esperienza è stato proprio il collaudo di apparecchiature che prima dovevano occupare uno spazio notevole. Una ricerca nella ricerca, insomma, grazie alla microelettronica infatti sarà possibile ridurre notevolmente volume e peso delle future missioni spaziali. Si tratta di innovazioni che serviranno anche per i primi astronauti che metteranno piede su Marte. O forse saranno delle astronaute?


NewsGuard, una squadra di giornalisti recensisce i siti di informazioni per garantire trasparenza e credibilità



Di Luca Indemini
Come è possibile da un lato difendere e valorizzare il giornalismo di qualità e dall’altro garantire ai lettori l’affidabilità delle notizie che si trovano online? Mettendosi a “guardia delle notizie”. Almeno è quello che hanno pensato Steven Brill e Godon Crovitz, quando circa un anno fa hanno dato vita alla startup NewsGuard , che si propone di analizzare la credibilità e la trasparenza dei siti di notizie e di informazione. «Sia io sia Gordon veniamo dal mondo del giornalismo e da tempo ci interrogavamo su come ci si dovesse misurare con le news online e con il problema delle fake news – spiega Steven –. Volevamo trovare un modo per distinguere tra giornalisti affidabili e produttori di notizie false e per farlo abbiamo puntato sull’intelligenza umana e sull’approccio giornalistico.»
Il 23 agosto 2018 danno vita a NewsGuard, che in meno di un anno recensisce oltre 2mila siti americani, prima di sbarcare in Uk e da oggi in Italia. Il progetto si muove nel solco di altri progetti come#JournalismTrustInitiative sponsorizzato da Reporter Sans Frontier e The Trust Project , che ha visto l’adesione de La Stampa come prima testata italiana.
Credibilità e trasparenza
NewsGuard utilizza un approccio giornalistico per combattere le notizie false e la disinformazione. I meccanismi di funzionamento sono quelli di un giornale: ci sono riunioni di redazione, si selezionano i siti da prendere in considerazione, li si analizza e si condividono i risultati. L’analisi prevede la realizzazione di una scheda informativa quanto più possibile dettagliata sul sito preso in considerazione e la verifica del rispetto di nove parametri . «Per stabilire i criteri ci siamo confrontati con colleghi e professionisti della comunicazione, in giro per il mondo – aggiunge Brill –. Alla fine abbiamo individuato due macro aree: credibilità e trasparenza.»
Per valutare la credibilità di una testata si prende in considerazione il fatto che non pubblichi ripetutamente contenuti falsi, il modo in cui presenta le notizie, la rapidità con cui corregge eventuali errori o la presenza di titoli ingannevoli. La trasparenza viene valutata in base a come il sito rivela la proprietà e i finanziamenti ricevuti, come indica il responsabile dei contenuti, i nomi dei curatori delle notizie e le modalità di contatto.
Queste valutazioni vengono messe a disposizione degli utenti attraverso un’estensione che può essere installata direttamente nel browser e fornisce “luce verde” o “rossa” a seconda dell’affidabilità del sito che si sta visitando. Oltre alle valutazioni “verde” e “rosso”, NewsGuard indica i siti di satira e le piattaforme, che ospitano principalmente contenuti user-generated, che non vengono valutati.
NewsGuard in Italia
Dopo un lungo e accurato lavoro preparatorio, da oggi NewsGuard arriva in Italia, dove copre più del 70 per cento delle notizie presenti online, con l’obiettivo di superare il 90 per cento, entro la fine di giugno. E al debutto, «ci sono molte più spunte verdi che rosse», fanno sapere dagli Stati Uniti.
Il monitoraggio è stato portato avanti dalla redazione italiana di New York, partendo da quei siti di notizie che generavano maggiore traffico, oltre ai siti delle principali testate giornalistiche. L’analisi si è sviluppata seguendo i nove parametri e laddove sono emersi elementi poco chiari, si è proceduto a contattare direttamente i responsabili per avere dei chiarimenti. A dare supporto sul territorio è stato scelto come consulente senior Giampiero Gramaglia, per 30 anni giornalista dell’ANSA e direttore dei corsi e delle testate della scuola di giornalismo di Urbino. «Sicuramente ci sono alcuni aspetti del giornalismo anglosassone che non sono così immediati per il giornalismo italiano. Sono stati riscontrati alcuni problemi nei meccanismi di rettifica e correzione delle notizie, così come in merito alle indicazioni in merito ai responsabili delle informazioni pubblicate – spiega Gramaglia –, ma quando si è preso contatto con i responsabili, molti siti hanno reagito modificando i loro parametri e impegnandosi a seguire i principi di NewsGuard.»
La startup sbarca in Italia nel momento giusto. Un sondaggio condotto da YouGov, per conto di NewsGuard, indica la necessità di trovare soluzioni per contrastare il dilagare della disinformazione. Il 92 per cento degli intervistati è convinto che le informazioni false in rete siano un problema e il 78% vorrebbe una maggiore attenzione da parte dei social sull’affidabilità dei siti di notizie, mentre il 74% vorrebbe un maggior controllo da parte dei motori di ricerca. A fronte di queste richieste, NewsGuard può rappresentare una delle risposte al problema (come ritiene anche l’85% degli intervistati).
Inoltre, NewsGuard ha lanciato il Media Literacy Partnership Program , programma gratuito destinato alle biblioteche italiane, che sostiene l’alfabetizzazione mediatica e consente ai partecipanti di impeganrsi criticamente nella valutazione dei siti di notizie che incontra sui social media e attraverso i motori di ricerca.
Approccio giornalistico umano vs algoritmo
Il fatto che NewsGuard parli la stessa lingua dei siti che rappresentano l’oggetto del suo controllo lo rende più efficace e penetrante, rispetto forme di vigilanza lasciate in mano a un algoritmo.
«Il nostro è un approccio trasparente e siamo disposti al dialogo e al confronto – sottolinea Steven Brill –. Non pretendiamo di rappresentare la verità assoluta, ma la credibilità è il nostro core business, il nostro successo dipende dall’essere credibili e affidabili.» È questa credibilità che ha permesso a NewsGuard di essere inseriti nel browser Edge di Microsoft. Ed è questa la direzione scelta per la sostenibilità economica del progetto: collaborare con le aziende tecnologiche che scelgono NewsGuard come strumento di garanzia per i loro utenti.
L’approccio giornalistico, può rappresentare una garanzia di successo anche sul mercato italiano, come evidenzia Gramaglia: «Credo che NewsGuard svolga un doppio ruolo fondamentale: lato utente, aiuta i lettori ad orientarsi tra le informazioni online. Lato testate e giornalisti: avere dei colleghi che mostrano rispetto e attenzione per il lavoro svolto può rappresentare uno stimolo – poi conclude –. Avere dall’altra parte un giornalista, semplifica le cose: di un collega tendo a fidarmi e poi so che posso confrontarmi. Se la valutazione arrivasse da un algoritmo non potrei dialogare, a meno di non risalire al programmatore, con cui però non parliamo la stessa lingua.»

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *