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La guerra del futuro è già qui (e si chiama Cyber warfare)

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Di Paolo Mauri
Cyber warfare. Guerra cibernetica. Non solo attacchi alle reti informatiche di uno Stato, non solo furto di dati sensibili e spionaggio industriale tramite internet: la guerra cibernetica sarà combattuta anche sul campo di battaglia tra colpi di mortaio e bombardamenti aerei. Anzi… la cyber warfare darà la possibilità di inibire le capacità dell’avversario di recare offesa costringendo le sue forze aeree, ad esempio, a restare a terra.
Sembra fantascienza tratta da un film hollywoodiano sulla Terza Guerra Mondiale, ma il futuro della guerra è già qui.
La connessione netcentrica, il progetto Soldato Futurola tuta russa “Ratnik”, sono solo alcune delle applicazioni della cibernetica in ambito militare, e si tratta soprattutto di scambio di informazioni all’interno di una rete più o meno chiusa sul campo di battaglia: un soldato riceve in tempo reale rapporti dalla ricognizione, sia essa aerea o terrestre, ed è in grado di comunicare con tutti i mezzi ed il personale presenti: dal carro MBT al cacciabombardiere passando per i vari comandi ed i droni.
La vera rivoluzione, che stiamo già vivendo, è un’altra, e l’F-35 è uno dei suoi alfieri più emblematici.
Oltre alle avanzate capacità di guerra elettronica (EW – Electronic Warfare) che gli permettono di localizzare e tracciare le forze avversarie e disturbare i segnali del nemico, l’F-35 – nelle sue tre varianti – monta un radar AESA (Active Electronically Scanned Array) con sofisticate capacità di attacco elettronico (falsi bersagli, attacco alle reti e jamming avanzato) ed un POD esclusivamente pensato per la guerra cibernetica.
Il sistema, costruito dalla BAE, si chiama AN/ASQ-239 e si sa ancora poco sulle sue reali capacità. L’industria inglese si limita a dire, sul suo sito, che il sistema nasce per contrastare le minacce del futuro ed è equipaggiato con diverse opzioni attive e passive di difesa elettronica. Inoltre il POD fornisce al pilota la massima consapevolezza di quanto sta intorno a sè aiutandolo ad identificare, monitorare, analizzare e rispondere alle potenziali minacce. I suoi sensori e l’avionica avanzata provvedono una visione a 360 gradi in tempo reale del campo di battaglia mettendolo in grado di colpire bersagli ben difesi e di sopprimere le minacce radar avversarie.
Il Generale Herbert “Hawk” Carlisle – comandate in capo del Air Combat Command – ha usato toni entusiastici per descrivere le capacità di guerra cibernetica del nuovo caccia di quinta generazione durante il Royal International Air Tattoo di Fairford dell’anno scorso: “Non si tratta più di usare le bombe, ma di usare lo spazio cibernetico per impedire ai caccia avversari di prendere il volo”.
Il Generale ha inoltre aggiunto che l’Usaf ha da sempre ricercato la possibilità di condurre cyber attacchi alle reti avversarie da un velivolo – che sia un drone o meno – in modo da confondere i sistemi nemici, ed ora queste capacità sono già state testate e presto si vedranno sul campo.
Ancora più esplicito è stato il Gen. Burke “Ed” Wilson – comandante della 24° Air Force – che ha riferito che l’F-35, grazie a sistemi come l’AN/ASQ-239, è efficacemente in grado di colpire un bersaglio tramite la sua rete cibernetica.
Sempre la BAE riporta che il suo sistema di guerra cibernetica montato sul cacciabombardiere è perfettamente in grado di superare le difese aree del nemico, specialmente le più avanzate come il sistema missilistico S-400: qualsiasi fonte che emette un segnale – radio, radar e altre – può essere attaccata con successo. L’F-35 è quindi in grado di operare disturbi di segnali – jamming – sia in configurazione “stand off” per altri velivoli, con una potenza 10 volte superiore rispetto alla generazione precedente, sia in modalità “stand in”, ovvero nelle immediate vicinanze della minaccia, con una potenza ancora maggiore: il sistema è infatti in grado di operare in un ambiente saturo di segnali fornendo al velivolo tutte le contromisure – attive e passive – atte a sopprimere le difese avversarie in modo rapido ed efficace.
Diventa così meno “oscuro” quanto successo recentemente ad alcuni soldati delle truppe Nato schierate in Europa dell’Est a ridosso dei confini con Russia e Bielorussia. Lo scorso ottobre quasi 4 mila smartphone sono stati hackerati e la Nato ha puntato il dito contro la Russia per la natura stessa dell’attacco: sono rimasti “infettati” solo quelli vicino ai confini orientali, cosa che farebbe pensare ad un attacco portato da sistemi mobili che avrebbero potuto essere schierati in occasione dell’esercitazione “Zapad 2017”.
Anche se si è trattato solamente di un attacco ad una rete aperta e semplice come quella degli smartphone, potrebbe essere stata una prova – di basso profilo – di un sistema di guerra cibernetica magari atto proprio ad inserirsi in un sistema più complesso come quello militare di cui è dotato l’F-35.
L’aviogetto infatti comunica i dati raccolti in tempo reale con tutti gli altri attori presenti sul campo di battaglia, ed inserirsi in questa rete cibernetica, oltre a contrastare la capacità del velivolo di “spegnere” i radar e rendere inutilizzabili i sistemi missilistici di difesa, significa essere in grado di danneggiare non solo le capacità di comunicazione dell’avversario, ma di infettare la sua rete in modo proattivo andando a intaccare i sistemi di carri, caccia e forze navali. La guerra del futuro è già qui.
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