Dracula, quando una bufala diventa secolare

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Di Andrea Salerno

Di questi tempi si sente parlare, sempre più di frequente, di fake news. Questo fenomeno, largamente diffusosi con l’avvento della rete, ha però origini assai antiche. L’ingigantimento, o la distorsione delle notizie, è una pratica che, seppur con tutte le dovute differenze di mezzi e del metodo di diffusione, è sempre stata utilizzata dal potere per perseguire i propri scopi. Uno degli esempi di bufala più eclatante e ben riuscita che la storia ci offre è, indubbiamente, quella riguardante Dracula. In parecchi, solo sentendo nominare questo personaggio, penseranno subito al conte vampiro, protagonista del romanzo dell’irlandese Bram Stoker


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Altri ancora, se a conoscenza dell’effettiva esistenza del Voivoda, vissuto nel Quattrocento, sapranno la storia della bestia sanguinaria che impalava i nemici ed i propri sudditi, solo per soddisfare le sue pulsioni sadiche. Chi è al corrente di quest’ultima versione, data per buona dalla maggioranza delle persone, è inconsapevolmente vittima di una delle fake news meglio architettate e di maggior successo, che dal medioevo è giunta fino ai giorni nostri. Nel presente articolo si andranno ad analizzare le principali tappe della vita di Vlad III di Valacchia e le ragioni che portarono alla creazione del suo mito, pervenuto, addirittura, fino al nuovo millennio.
Vlad III nacque nel 1430 a Sighișoara, una città sassone della Transilvania, ai tempi regione appartenente all’Ungheria, dove suo padre Vlad II Dracul – il nome Dracul era dovuto all’appartenenza del nobile valacco alla Societas Draconistrarum, istituita da Sigismondo di Lussemburgo per combattere gli eretici e i nemici della cristianità –, che mirava a conquistare il trono della Valacchia, attendeva il momento propizio per prendere il potere.

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L’occasione tanto agognata giunse nel 1436, poiché il Voivoda in carica, Alessandro Aldea, morì, lasciando il trono della capitale Tirgoviste sguarnito. Vlad Dracul valicò immediatamente i Carpazi e si impossessò del trono senza colpo ferire, dopo aver ricevuto il benestare dai boiari locali. Poco dopo essersi insediato a palazzo il padre di Dracula dovette fare subito i conti con la triste realtà del piccolo Principato Valacco, geograficamente schiacciato tra due grandi potenze dell’epoca, quali l’Impero ottomano e il Regno d’Ungheria.
Data la sua collocazione, i sovrani valacchi, per garantire la sopravvivenza dello Stato, avevano sempre dovuto legarsi a uno dei due scomodi vicini, l’alternativa sarebbe stata essere fagocitati da essi. Vlad Dracul, che sino ad allora era stato supportato dal Re ungherese, Ladislao V, decise di mantenere un atteggiamento ambivalente, scendendo a patti con il Sultano ottomano Murad II. Ciò fece infuriare Ladislao che provvide a detronizzare Vlad Dracul, sostituendolo con un altro pretendente, Basarab II. Il giovane Dracula fu dunque costretto a seguire suo padre alla corte ottomana, dove il Principe dovette ripiegare, nella speranza di poter riprendere il trono con l’appoggio del Sultano. Il trono valacco fu effettivamente ripreso da Dracul che, però, in cambio dell’aiuto di Murad, dovette lasciare alla corte di Adrianopoli – capitale ottomana sino al 1453, ossia l’anno della conquista di Costantinopoli – due suoi figli, per far sì che essi fungessero da assicurazione della fedeltà del Voivoda all’Impero ottomano. La scelta ricadde sul secondogenito Vlad e sul terzogenito Radu.
La Valacchia al tempo di Mircea I, nonno di Vlad III
Alla corte del Gran Turco, il giovane Vlad, poté osservare la complessità del potere ottomano e la cieca fiducia e obbedienza che i sudditi nutrivano verso la figura sultanale. Il sultano poteva disporre liberamente di ogni persona, a prescindere dal rango di essa, ed era padrone incontrastato di ogni cosa, dato che qualunque nomina era espressione della sua volontà. Oltre a ciò, Dracula, nei suoi anni ad Adrianopoli, apprese le raffinate tecniche di supplizio ideate dagli ottomani, tra le quali era presente quella dell’impalamento. Nel frattempo il padre di Dracula, durante il suo regno alternò continui voltafaccia. Questo comportamento stancò il Re d’Ungheria che decise di rimuovere il Voivoda, che in seguito fu catturato e giustiziato. Vlad e suo fratello minore Radu rimasero, dunque, alla mercé del Sultano. Passati alcuni anni, Vlad III colse l’opportunità di prendere il posto che era stato di suo padre. Nel 1448 marciò alla volta di Tirgoviste con un piccolo esercito offertogli dal Sultano e la conquistò. Giunto al potere il nuovo Voivoda decise di aggiungere i suffisso “a” al suo nome che divenne Dracula, ovvero figlio di Dracul, “Drago”, dunque “figlio del Drago”. La prima esperienza da principe per Vlad durò ben poco poiché, il vecchio voivoda Vladislav II, dopo soli due mesi, riprese il suo posto.
Dopo varie vicissitudini e alcuni anni di esilio in Moldavia, Dracula ricevette la fiducia della Corona ungherese e nel 1456 riuscì a salire per la seconda volta sul trono della Valacchia, più maturo rispetto alla prima volta e con la ferma volontà di rimanerci a lungo. Il nuovo Gran Voivoda cercò di governare il proprio Regno cercando di porre in essere ciò che aveva appreso presso la corte di Adrianopoli nel corso della sua giovinezza. Cercò di amministrare rigidamente la sua terra, da tempo immemore ostaggio delle potenze confinanti e scossa da continui capovolgimenti interni, aggravati dall’avidità dei boiari che anteponevano il proprio tornaconto alla stabilità e al benessere del Principato. Vlad sapeva che proprio nei nobili risiedeva gran parte della colpa della situazione attuale e prese subito delle contromisure. Nel giorno di Pasqua invitò molti boiari ad un banchetto e colse l’occasione per imprigionare e giustiziare quelli che si erano dimostrati maggiormente avidi e nocivi per il Regno. Inoltre, seguendo il metodo ottomano, nominò nuovi boiari personalmente, tra i sudditi che riteneva più fedeli. In tal modo voleva cercare di creare una classe regnante maggiormente coesa e interessata alle sorti della Valacchia. Inoltre, per tre anni consecutivi, risparmiò al suo popolo l’umiliazione di veder partire i propri giovani alla volta del Sublime Impero. Difatti, uno dei tributi che i sultani avevano sempre preteso dai regnanti valacchi era quello di poter prendere annualmente dei bambini per portarli alla corte sultanale, in modo da crescerli con un’educazione islamica e militare, così, una volta maturati, sarebbero andati ad ingrossare le file dei giannizzeri – corpo d’élite dell’esercito ottomano.
Durante il suo regno Dracula rafforzò i suoi legami con il nuovo re d’Ungheria, Mattia Corvino – figlio del defunto, grande condottiero, János Hunyadi – che gli aveva promesso in sposa una componente della famiglia reale magiara. Visto il reiterato atteggiamento di sfida del Draculesti, il sultano Maometto II decise di tendere una trappola al Voivoda, costringendolo con l’inganno a entrare in territorio ottomano, per poi ucciderlo. Mandò, dunque, due dignitari a Tirgoviste per intimare a Vlad III di seguirli fino a Costantinopoli, dove avrebbe dovuto portare di persona il proprio tributo, in segno di umiltà e sottomissione al Sultano. Dracula finse di accettare e una volta superato il Danubio, quando i soldati al seguito degli emissari cercarono di ucciderlo, lui e gli uomini che aveva portato con sé ebbero la meglio sui nemici. Per risposta all’imboscata, Vlad compì un’azione mai tentata prima da nessun regnante europeo dell’epoca: penetrare in territorio ottomano. Passato il Danubio devastò ogni villaggio sul suo cammino. Questa azione, oltre che essere una rappresaglia, aveva l’obiettivo di eliminare più akindji possibile, in modo da limitare le rappresaglie in Valacchia. A causa di questa spedizione, gli osmanli persero più di ventimila uomini e per il Fātiḥ di Costantinopoli fu un affronto inaccettabile.
Nel 1459 Papa Pio II lanciò un appello alla crociata, per difendere l’Europa dallo spauracchio musulmano, che allora pareva inarrestabile. In più, dopo l’ardita impresa del Gran Voivoda, nel 1462, giunse voce che il Gran Turco stava radunando un esercito composto da ottantamila uomini, dunque, addirittura più numeroso di quello che aveva violato le mura bizantine quasi dieci anni prima, con l’intento di annientare il Principato valacco. Dracula e il Santo Padre si affrettarono a chiedere l’aiuto di Mattia Corvino che, però, non accolse le suppliche, data la scarsità di denaro a disposizione e per paura di una disfatta totale. La Valacchia si ritrovò da sola contro lo Stato più potente dell’epoca. Riuscì a mettere insieme un esercito di circa trentamila uomini, per la maggior parte contadini frettolosamente addestrati e mal equipaggiati. Nonostante l’Impietosa inferiorità numerica, grazie ad azioni fulminee, condotte spesso di notte e alla tattica psicologica del terrore, che consisteva nel far trovare impalati lungo il percorso i soldati turchi fatti prigionieri, Draculaarrivò addirittura ad un passo dall’eliminare Maometto II, nel corso di un assalto, lanciato prima dell’alba, all’accampamento turco. Questo avvenimento e lo sgomento provocato dalla visione dei soldati sottoposti metodicamente al supplizio del palo convinse il Fātiḥ a rinunciare alla campagna e a ritornare verso Costantinopoli. Lasciò, però, l’esercito sotto il comando del fratello di Dracula, Radu, che riuscì a spodestare il Voivoda, costringendolo alla fuga. Dopo essere stato arrestato dagli ungheresi, nel 1476, Vlad marciò per la terza volta su Tirgoviste e poi su Bucarest – città da lui stesso fondata, che divenne la sua capitale. Dracula dopo pochi mesi subì un attacco da Basarab III e durante la battaglia un soldato amico, probabilmente corrotto da Maometto, colpì a morte il Voivoda, alle spalle. Finiva così la vita del Principe Crociato. La sua testa fu mozzata e portata in ogni angolo dell’Impero ottomano, in cima ad una picca, come monito verso chiunque avesse osato sfidare il Sultano.
Maometto II
Com’è possibile notare, le due principali peculiarità per cui Dracula è conosciuto si devono ai turchi. Difatti, è da essi che imparò l’impalamento, tecnica che utilizzò di frequente durante il suo regno – all’epoca ogni regno faceva largo uso di supplizi – e da loro fu chiamato Kaziglu Bey (Signore Impalatore), appellativo che poi si propagò in tutti i Balcani. Infine, sempre gli osmanli, cominciarono ad associare il Voivoda agli spiriti della notte. Le suddette spiegazioni, tuttavia, non bastano a far comprendere il motivo della fama del Principe vissuto nel XV secolo. Le voci su Dracula e la sua natura demoniaca principiarono grazie ad un pamphlet intitolato “Storia del Voivoda Dracula”, stampato a Vienna nel 1463. In questo breve scritto, da cui, in seguito, presero spunto altre edizioni più elaborate, sono enfatizzate le crudeltà dell’Impalatore. Un’attenta analisi dei libelli fa intuire che, spesso, i fatti narrati siano solo aneddoti, privi di qualsivoglia valenza storica, volti soltanto a screditare il Draculesti.
Dietro a questi pamphlet, quasi certamente, sono rintracciabili i mercanti sassoni della Transivania. Questi avevano tutto l’interesse a diffamare il Voivoda valacco, poiché, durante il suo regno, non aveva garantito loro l’esenzione dai dazi per commerciare in territorio sub-carpatico – cosa sempre garantita dai precedenti regnanti –, inoltre, Vlad III, aveva ripetutamente attaccato i villaggi sassoni, sopratutto quando questi, contravvenendo agli accordi stipulati, avevano ospitato ben due pretendenti al trono di Tirgoviste. Da ultimo, a completare l’opera denigratoria, pensò la corte ungherese che rimpinguò i racconti con altre efferatezze spudoratamente inventate. Ciononostante, i libelli, farciti di mostruosità indicibili, ebbero grande successo e contribuirono a creare la leggenda del principe assetato di sangue da cui Stoker, quattro secoli più tardi, trasse ispirazione per il suo famoso romanzo.

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