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Il Tg2 riscrive la storia e fa liberare Auschwitz dagli americani


Di Giovanni Drogo

Il Tg2 diretto da Gennaro Sangiuliano riscrive e rilegge a modo suo la storia del Novecento. Un compito arduo e difficile che al telegiornale della seconda rete Rai affrontano con umiltà e la forza di studi matti e disperatissimi. L’ultima fatica storiografica è andata in onda durante l’edizione delle 20:30 dell’8 dicembre nel servizio di Chiara Prato in ricordo di Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti allo sterminio nazista e reduce del campo di Auschwitz-Birkenau morto tre giorni fa a Roma a 91 anni.

Terracina, deportato in Germania all’età di 15 anni, fu l’unico della sua famiglia a fare ritorno a casa. Ad un certo punto, mentre sullo schermo passano delle immagini d’archivio della liberazione di un campo di concentramento la giornalista afferma «c’è anche lui in queste immagini sbiadite filmate dagli americani a liberare Auschwitz». Il che è vero solo se la vostra fonte è il film La vita è bella di Roberto Benigni, dove appunto è un carro armato statunitense a fare l’ingresso nel campo di concentramento dove sono rinchiusi il protagonista e il figlio. Ma il lager nazista del film di Benigni non è Auschwitz, ma solo un campo “di fantasia” che non esiste né è mai esistito nella realtà.

Il vero campo di concentramento in cui invece fu imprigionato Piero Terracina esiste, attualmente si trova in Polonia e fu liberato il 27 gennaio del 1945 (che è la data scelta per il giorno della Memoria) dalle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. Alla giornalista che invocava la necessità di «fare memoria del passato» non è balenata l’idea di verificare le informazioni e nessuno in Redazione pare essersene accorto. Almeno fino all’edizione del giorno dopo quando dando la notizia dei funerali di Terracina la giornalista ha ricordato che «il campo di Auschwitz venne liberato dalle truppe sovietiche il 27 gennaio del 1945»
Ma non bisogna essere troppo severi con il Tg2, perché ieri anche Stefano Parisi ha cinguettato sul falso storico degli americani che hanno liberato gli ebrei: «questa sera a Milano qualcuno ha cantato Bella Ciao. Dopo l’Inno di Mameli intonato a gran voce da tutti. Nulla contro Bella Ciao ma forse bisognava intonare l’inno USA. Sono gli americani che hanno liberato gli ebrei dai campi di concentramento». Il che non è assolutamente vero.
parisi Auschwitz americani - 1
È vero invece che anche gli americani hanno liberato i prigionieri di alcuni campi di concentramento(ad esempio quello di Mauthausen, liberato dagli USA il 5 maggio del 1945) ma è come dire che la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta solo dagli americani e non anche dai russi o dagli inglesi(anche i britannici parteciparono alla liberazione dei campi di concentramento nazisti come ad esempio Bergen-Belsen).
parisi Auschwitz americani - 3
Qualcuno ha fatto notare a Parisi che aveva preso una cantonata e allora l’ex candidato sindaco di Milano ha concesso che anche i sovietici liberarono i campi (dimenticando gli inglesi) ma che furono gli americani a liberarci dal Fascismo mentre nella Russia comunista (impegnata a sconfiggere il Nazismo sul fronte orientale) “milioni di morti e dissidenti nei gulag”. Ecco, è questa visione manichea della storia che forse sarebbe bene che politici e giornalisti abbandonassero una volta per tutte.

La vera storia di Daniela Carrasco, la “Mimo” simbolo dei manifestanti cileni


Di David Puente

Era una storia troppo strana quella diffusa a fine novembre tra i social e i media italiani, e non solo. Daniela Carrasco, la “Mimo” diventata simbolo dei manifestanti cileni, secondo molti sarebbe stata trattenuta dai Carabineros il 19 ottobre 2019 e trovata impiccata e senza vita il giorno successivo dopo essere stata stuprata e percossa dagli agenti fino alla morte.
La versione ufficiale riporta, al contrario, che l’autopsia non ha riscontrato segni di violenze e che Daniela sia morta suicida. Nel frattempo, in Italia, durante il corteo di ieri a Roma di “Non una di meno” si sono visti manifesti e alcune manifestanti truccate in viso come Daniela.
Ciò che rende la storia più strana è come sia giunta in Europa e in Italia a distanza di un mese dalla sua morte, come mai in Cile se ne sia parlato fino a un certo punto – liberamente anche tramite dibattiti televisivi dove accusavano i Carabineros – e come ci sia la totale mancanza di una dichiarazione o accuse da parte della famiglia della ragazza.
Ho contattato via Twitter l’account dell’associazione delle avocatesse femministe del Cile (“Abogadas Feministas Chile” – @Abofemcl) per saperne di più, soprattutto dopo un loro thread pubblicato il 22 novembre. Ho avuto modo di parlare direttamente con Daniela Watson Ferrer, responsabile delle comunicazioni dell’associazione che si occupa pro bono del caso per la famiglia della ragazza trovata senza vita in Cile.



Il tweet di Daniela Watson Ferrer dove chiede ai media e ai cittadini di smettere di condividere notizie false su Daniela Carrasco “la Mimo”.

L’intervista

Quale è il ruolo dell’associazione in questa vicenda?
«Non appena siamo venute a conoscenza della vicenda, occupandoci con maggior attenzione di donne vittime di violenza, abbiamo raggiunto la famiglia e ci siamo offerte di lavorare per loro pro bono. Si tratta di una famiglia povera che ha affrontato e sta affrontando molte difficoltà».
Su Twitter la vostra associazione ha parlato del ritrovamento di una lettera della ragazza legata al suicidio. Confermi?
«Si, la lettera esiste ed è stata lei a lasciarla».
Quindi la famiglia pensa che sia stato un suicidio?
«La famiglia prosegue la tesi del suicidio che, viste le prove in mano, risulta quella plausibile. Comunque non scartiamo eventuali novità».
Voi e la famiglia non avete riscontrato qualche elemento che porti a pensare a violenze e percosse subite sul corpo della ragazza?
«No. In ogni caso abbiamo fatto fare delle perizie da parte di terzi sul corpo e sulla lettera, ma i risultati potrebbero tardare e forse dovremmo aspettare un anno prima di consultarli».
Online si sostiene che la ragazza fosse stata trattenuta dai Carabineros la sera prima di essere trovata senza vita. Vi risulta?
«No, si trovava insieme alla sua famiglia. Capisci quanti rumors ci sono in questa storia?».



In questa foto non c’è Daniela Carrasco. La ragazza ritratta è una studentessa che ha voluto fare un omaggio a Daniela.
A proposito di rumors, dai tweet della vostra associazione mi sembra di capire che ci sono delle accuse verso la famiglia di guadagnare denaro grazie alla morte della ragazza. Cosa ci racconti a riguardo?
«No, non hanno accusato la famiglia. Pare che ci siano delle persone che avrebbero fatto delle illustrazioni o prodotti su Daniela alludendo alla sua causa. Pensiamo che questi siano altri rumors perché non abbiamo prove che qualcuno lo stia facendo davvero, ma ci teniamo a precisare che in ogni caso la famiglia non è coinvolta».
Mi hai detto che la famiglia è povera e che vive diverse difficoltà. C’è qualche forma di aiuto, anche economico con un crowdfunding, che gli utenti possono dare?
«No, al contrario. Vogliono essere lasciati in pace anche nel poter piangere la loro perdita in santa pace».
Da una parte il dubitare nella versione del suicidio e dell’autopsia, dall’altra il timore che qualcuno usasse la morte della ragazza per dare forza alle manifestazioni. In questi casi chi ha diffuso le notizie non verificate doveva essere più cauto. Cosa ne pensi?
«È esattamente quello che abbiamo voluto comunicare nei nostri comunicati diffusi nei nostri account social».



Una delle immagini diffuse da parte di chi sostiene che sia stata maltrattata.

Conclusioni

Due erano le tesi diffuse, quella ufficiale dell’autopsia e quella della denuncia di violenza da parte dei manifestanti e attivisti cileni. I dubbi erano tanti, così come le ombre. Le risposte fornite dall’associazione ci mostrano un quadro più chiaro di come stanno le cose, di quanto non si debbano diffondere notizie infondate – la tesi delle violenze – e soprattutto di quanto la famiglia di Daniela Carrasco voglia essere lasciata in pace.

Papa Francesco: 'No alle fake news, i giornalisti devono operare secondo verità e giustizia'


Di Salvatore Santoru

Recentemente Papa Francesco ha detto la sua sulla questione delle fake news. 
Più specificatamente, riporta l'Huff Post, Bergoglio ha affrontato la tematica durante l'incontro con l’Associazione stampa estera in Italia in Vaticano.

Più precisamente, il Pontefice ha affermato che i giornalisti devono "operare secondo verità e giustizia, affinché la comunicazione sia davvero strumento per costruire, non per distruggere; per incontrarsi, non per scontrarsi;", e "per dialogare, non per monologare; per orientare, non per disorientare; per capirsi, non per fraintendersi; per camminare in pace, non per seminare odio; per dare voce a chi non ha voce, non per fare da megafono a chi urla più forte”.

NewsGuard, una squadra di giornalisti recensisce i siti di informazioni per garantire trasparenza e credibilità



Di Luca Indemini
Come è possibile da un lato difendere e valorizzare il giornalismo di qualità e dall’altro garantire ai lettori l’affidabilità delle notizie che si trovano online? Mettendosi a “guardia delle notizie”. Almeno è quello che hanno pensato Steven Brill e Godon Crovitz, quando circa un anno fa hanno dato vita alla startup NewsGuard , che si propone di analizzare la credibilità e la trasparenza dei siti di notizie e di informazione. «Sia io sia Gordon veniamo dal mondo del giornalismo e da tempo ci interrogavamo su come ci si dovesse misurare con le news online e con il problema delle fake news – spiega Steven –. Volevamo trovare un modo per distinguere tra giornalisti affidabili e produttori di notizie false e per farlo abbiamo puntato sull’intelligenza umana e sull’approccio giornalistico.»
Il 23 agosto 2018 danno vita a NewsGuard, che in meno di un anno recensisce oltre 2mila siti americani, prima di sbarcare in Uk e da oggi in Italia. Il progetto si muove nel solco di altri progetti come#JournalismTrustInitiative sponsorizzato da Reporter Sans Frontier e The Trust Project , che ha visto l’adesione de La Stampa come prima testata italiana.
Credibilità e trasparenza
NewsGuard utilizza un approccio giornalistico per combattere le notizie false e la disinformazione. I meccanismi di funzionamento sono quelli di un giornale: ci sono riunioni di redazione, si selezionano i siti da prendere in considerazione, li si analizza e si condividono i risultati. L’analisi prevede la realizzazione di una scheda informativa quanto più possibile dettagliata sul sito preso in considerazione e la verifica del rispetto di nove parametri . «Per stabilire i criteri ci siamo confrontati con colleghi e professionisti della comunicazione, in giro per il mondo – aggiunge Brill –. Alla fine abbiamo individuato due macro aree: credibilità e trasparenza.»
Per valutare la credibilità di una testata si prende in considerazione il fatto che non pubblichi ripetutamente contenuti falsi, il modo in cui presenta le notizie, la rapidità con cui corregge eventuali errori o la presenza di titoli ingannevoli. La trasparenza viene valutata in base a come il sito rivela la proprietà e i finanziamenti ricevuti, come indica il responsabile dei contenuti, i nomi dei curatori delle notizie e le modalità di contatto.
Queste valutazioni vengono messe a disposizione degli utenti attraverso un’estensione che può essere installata direttamente nel browser e fornisce “luce verde” o “rossa” a seconda dell’affidabilità del sito che si sta visitando. Oltre alle valutazioni “verde” e “rosso”, NewsGuard indica i siti di satira e le piattaforme, che ospitano principalmente contenuti user-generated, che non vengono valutati.
NewsGuard in Italia
Dopo un lungo e accurato lavoro preparatorio, da oggi NewsGuard arriva in Italia, dove copre più del 70 per cento delle notizie presenti online, con l’obiettivo di superare il 90 per cento, entro la fine di giugno. E al debutto, «ci sono molte più spunte verdi che rosse», fanno sapere dagli Stati Uniti.
Il monitoraggio è stato portato avanti dalla redazione italiana di New York, partendo da quei siti di notizie che generavano maggiore traffico, oltre ai siti delle principali testate giornalistiche. L’analisi si è sviluppata seguendo i nove parametri e laddove sono emersi elementi poco chiari, si è proceduto a contattare direttamente i responsabili per avere dei chiarimenti. A dare supporto sul territorio è stato scelto come consulente senior Giampiero Gramaglia, per 30 anni giornalista dell’ANSA e direttore dei corsi e delle testate della scuola di giornalismo di Urbino. «Sicuramente ci sono alcuni aspetti del giornalismo anglosassone che non sono così immediati per il giornalismo italiano. Sono stati riscontrati alcuni problemi nei meccanismi di rettifica e correzione delle notizie, così come in merito alle indicazioni in merito ai responsabili delle informazioni pubblicate – spiega Gramaglia –, ma quando si è preso contatto con i responsabili, molti siti hanno reagito modificando i loro parametri e impegnandosi a seguire i principi di NewsGuard.»
La startup sbarca in Italia nel momento giusto. Un sondaggio condotto da YouGov, per conto di NewsGuard, indica la necessità di trovare soluzioni per contrastare il dilagare della disinformazione. Il 92 per cento degli intervistati è convinto che le informazioni false in rete siano un problema e il 78% vorrebbe una maggiore attenzione da parte dei social sull’affidabilità dei siti di notizie, mentre il 74% vorrebbe un maggior controllo da parte dei motori di ricerca. A fronte di queste richieste, NewsGuard può rappresentare una delle risposte al problema (come ritiene anche l’85% degli intervistati).
Inoltre, NewsGuard ha lanciato il Media Literacy Partnership Program , programma gratuito destinato alle biblioteche italiane, che sostiene l’alfabetizzazione mediatica e consente ai partecipanti di impeganrsi criticamente nella valutazione dei siti di notizie che incontra sui social media e attraverso i motori di ricerca.
Approccio giornalistico umano vs algoritmo
Il fatto che NewsGuard parli la stessa lingua dei siti che rappresentano l’oggetto del suo controllo lo rende più efficace e penetrante, rispetto forme di vigilanza lasciate in mano a un algoritmo.
«Il nostro è un approccio trasparente e siamo disposti al dialogo e al confronto – sottolinea Steven Brill –. Non pretendiamo di rappresentare la verità assoluta, ma la credibilità è il nostro core business, il nostro successo dipende dall’essere credibili e affidabili.» È questa credibilità che ha permesso a NewsGuard di essere inseriti nel browser Edge di Microsoft. Ed è questa la direzione scelta per la sostenibilità economica del progetto: collaborare con le aziende tecnologiche che scelgono NewsGuard come strumento di garanzia per i loro utenti.
L’approccio giornalistico, può rappresentare una garanzia di successo anche sul mercato italiano, come evidenzia Gramaglia: «Credo che NewsGuard svolga un doppio ruolo fondamentale: lato utente, aiuta i lettori ad orientarsi tra le informazioni online. Lato testate e giornalisti: avere dei colleghi che mostrano rispetto e attenzione per il lavoro svolto può rappresentare uno stimolo – poi conclude –. Avere dall’altra parte un giornalista, semplifica le cose: di un collega tendo a fidarmi e poi so che posso confrontarmi. Se la valutazione arrivasse da un algoritmo non potrei dialogare, a meno di non risalire al programmatore, con cui però non parliamo la stessa lingua.»

Facebook ha fatto chiudere chiudere 23 pagine specializzate in fake news politiche


Di Salvatore Santoru

Facebook ha deciso di rimuovere 23 pagine specializzate in fake news politiche. Più specificatamente, riporta 'Tomshow.it, la cancellazione delle pagine dal social è avvenuta a seguito di una recente inchiesta fatta dall'organizzazione no-profit Avaaz.
Andando maggiorente nei particolari, si è trattato di una inchiesta a livello europeo e che è stata segnalata e consegnata a Facebook il 3 maggio 2019. 
Sempre stando all'articolo di Tomshow, circa la metà di queste pagine era schierata a favore di Lea e 5 Stelle e diffondeva contenuti contro i migranti, i vaccini e anche contenuti antisemiti.

Caso Relotius, quando le fake news sono diffuse sui media mainstream e rispecchiano la 'narrazione egemonica'


Di Salvatore Santoru

Recentemente ha fatto e sta facendo discutere il caso del cronista Claas Relotius. Il reporter dello Spiegel ha ammesso di essersi inventato almeno 10 notizie e per ciò è stato licenziato dallo stesso magazine tedesco.
Prima della scoperta delle notizie inventate, Relotius era considerato un reporter di punta nell'ambito dell'informazione mainstream internazionale.

Inoltre, Relotius era stato nominato anche giornalista dell'anno dalla CNN per il 2014 e aveva vinto l'European Press Prize nel 2017 e, oltre a ciò, aveva scritto per importanti testate come il Welt e l'edizione tedesca del Financial Times.

Su tale vicenda c'è da dire che essa dimostra che il problema delle fake news o delle bufale possa riguardare anche i media mainstream e non solo l'informazione non ufficiale o la cosiddetta controinformazione, come spesso si tende a pensare. Oltre a questo, c'è da dire che la vicenda dimostra che le fake news sono trasversali e possono interessare anche la difesa della cosiddetta 'narrazione egemone'.
Insomma, negli ultimi mesi e anni alcuni media mainstream e gruppi politici hanno fatto credere che il problema delle fake news fosse principalmente legato a una certa 'informazione alternativa' o a una certa politica(Brexit, elezione di Trump ecc) ma invece la questione è assai più ampia.

NOTA:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/12/der-spiegel-e-la-rivelazione-che-uno.html

Der Spiegel e la rivelazione che uno dei suoi giornalisti di punta ha inventato articoli falsi per anni


 Di Kate Connolly

La rivista tedesca Der Spiegel è precipitata nel caos dopo aver rivelato che uno dei suoi migliori giornalisti ha falsificato storie per anni.

Il mondo dei media è sconvolto dalle rivelazioni su Claas Relotius, giornalista già vincitore di prestigiosi premi, che secondo il settimanale “ha inventato storie e protagonisti” in almeno 14 dei suoi 60 articoli apparsi sulle edizioni cartacee e online, avvertendo che anche altri giornali potrebbero essere coinvolti.

Relotius, 33 anni, ha rassegnato le dimissioni dopo avere ammesso la frode. Scriveva per Der Spiegel da sette anni e aveva vinto numerosi premi per il suo giornalismo investigativo, tra cui il premio della CNN come Giornalista dell’Anno nel 2014.

All’inizio di questo mese aveva vinto anche il premio tedesco Reporterpreis (Reporter dell’anno) per la sua storia su un bambino siriano. I giudici lo avevano elogiato per la “leggerezza, la poesia e la rilevanza”. Da allora è però emerso che tutte le fonti del suo reportage erano quantomeno nebulose, e che molto di ciò che ha scritto era inventato.

La falsificazione è venuta alla luce dopo che un collega di Relotius che ha lavorato con lui a un articolo sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti ha iniziato a sollevare sospetti su alcuni dei dettagli da lui riportati, sospetti che covava da tempo.

Il collega, di nome Juan Moreno, alla fine ha rintracciato due delle presunte fonti che venivano citate ampiamente nell’articolo di Relotius, articolo che era stato pubblicato in novembre. Entrambe le presunte fonti hanno dichiarato di non avere mai incontrato Relotius, il quale avrebbe mentito anche, secondo successive indagini, sull’esistenza di una scritta pitturata a mano che avrebbe detto ”Messicani state alla larga”.

Altre storie fraudolente includono quella su un presunto prigioniero yemenita a Guantanamo, e una sulla star americana del football Colin Kaepernick.

In un lungo articolo lo Spiegel, che vende circa 725.000 copie alla settimana e ha più di 6,5 milioni di lettori online, si è detto “scioccato” dalla scoperta, e ha chiesto scusa ai propri lettori e a chiunque possa essere stato soggetto di ”citazioni fraudolente, invenzioni di dettagli personali o scene inventate in posti fittizi”.

La rivista, che ha sede ad Amburgo, è stata fondata nel 1947 ed è rinomata per i suoi approfonditi pezzi investigativi, ha detto che Relotius ha commesso una frode giornalistica “su ampia scala”. Ha descritto l’episodio come “il punto più basso nella storia lunga 70 anni dello Spiegel”. È stata istituita una commissione interna per riesaminare l’intero lavoro di Relotius per il settimanale.

Il giornalista ha scritto articoli anche per una serie di altri noti giornali tedeschi, tra cui il Taz, Die Welt, e la Frankfurter Allgemeine (edizione domenicale). Die Welt questo mercoledì ha twittato: “[Relotius] ha abusato del proprio talento”.

Relotius ha dichiarato allo Spiegel di rammaricarsi per le proprie azioni e di provare profonda vergogna, secondo quanto riportato dal settimanale. ”Sto male e ho bisogno di aiuto” avrebbe detto.

Moreno, che ha lavorato per il giornale dal 2007, ha rischiato il suo stesso posto di lavoro per aver affrontato Relotius e altri colleghi con i suoi sospetti. Molti colleghi non volevano credergli. ”Per tre o quattro settimane Moreno ha passato l’inferno, perché all’inizio i suoi colleghi e i suoi superiori non volevano credere alle sue accuse”, ha scritto Der Spiegel nelle sue scuse ai lettori. Per molte settimane, ha precisato il settimanale, Relotius è stato perfino considerato una vittima delle trame di Moreno.

”Relotius respingeva abilmente tutti gli attacchi, tutte le prove, per quanto approfondite, di Moreno, fino a un punto in cui questo non ha più funzionato, fino a che non ha più potuto dormire ed era perseguitato dalla paura di essere scoperto”, ha scritto Der Spiegel.

Relotius, ha aggiunto, alla fine si è arreso la scorsa settimana, dopo essere stato affrontato da un caporedattore del giornale.

Nella sua confessione al suo superiore ha detto: ”Non era perché volevo trovare il grande scoop. Era per la paura di fallire. Il mio senso di essere costretto a non potermi mai permettere di fallire diventava sempre più grande quanto più grande diventava il mio successo”.

La rivista, uno dei giornali più importanti in Germania, sta ora cercando di salvare la propria reputazione, ma si teme che, già alle prese con i tanti problemi dell’industria dell’informazione tedesca, farà molta fatica a recuperare.


TRADUZIONE DI VOCI DALL'ESTERO

Giuseppe Conte al Bambin Gesù suona la chitarra “bloccata”, ma la foto social è fake news. Morani (Pd) la rilancia, poi le scuse

Una foto immortala il presidente del Consiglio Giuseppe Conte intento a suonare la chitarra ma qualcosa non quadra nello scatto: c’è infatti il capotasto prima della sua mano con l’accordo in “la minore”, cosa che rende impossibile far suonare lo strumento.”Fare finta di suonare la chitarra equivale a fare finta di essere il presidente del Consiglio. Falso come il governo”, scrive qualcuno su Twitter condividendo lo scatto, che diventa presto virale. Ma è un fotomontaggio. Succede tutto dopo la visita del premier ai bambini dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, dove si è intrattenuto con i piccoli degenti e ha suonato per loro: la scena è stata immortalata con una foto pubblicata dallo stesso presidente del Consiglio sul suo profilo Instagram. Ma nella foto originale la tastiera della chitarra è libera.

A notare il “ritocchino” nella foto è stato il blogger David Puente, specializzato nello smascherare le bufale, che subito ha fatto notare la cosa sul suo blog. Ma nel frattempo lo scatto falsificato viene condiviso anche dalla deputata del Partito Democratico Alessia Morani, che ha scritto su Twitter: “È tutto meravigliosamente finto. D’altronde #Conte finge di fare il presidente del Consiglio e può fingersi anche chitarrista”, dando così grande visibilità alla cosa. Immediata la reazione del Movimento 5 Stelle: “Morani vergognati e chiedi pubblicamente scusa. Chiedeteglielo anche voi utilizzando l’hashtag #MoraniChiediScusa”, ha scritto il capogruppo alla Camera Francesco D’Uva. Così nel pomeriggio sono arrivate le sue scuse: “Ho eliminato il tweet su Conte dove c’era una foto che avevo preso sui social: voleva essere un tweet ironico sull’operato del Presidente del Consiglio ma mi è uscito evidentemente male. Mi spiace se si è creato un equivoco. Non era mia intenzione e me ne scuso”, ha scritto su Twitter.

LA DIFFERENZA TRA UNA FAKE NEWS E UNA BUFALA


Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo nei media si parla molto del fenomeno delle fake news, quasi sempre facendo riferimento alla loro diffusione sul web. Su ciò, c'è da dire che le 'notizie false' hanno effettivamente avuto un'imponente risonanza con l'avvento di Internet e, allo stesso tempo, bisogna riconoscere che esse sono sempre esistite(1).

Inoltre, bisognerebbe ribadire che oltre alle fake news sono sempre esistite anche le leggende metropolitane e le bufale propriamente dette. A proposito delle stesse bufale, c'è da segnalare che esse non sono propriamente un sinonimo di 'notizia falsa' e viceversa. 

Il fatto è che, sia in ambito quotidiano come talvolta anche in quello giornalistico, si tende a parlare di fake news e di bufale come se fossero due termini sempre intercambiabili e ciò ha creato alcune controversie sull'utilizzo di queste terminologie. Andando maggiormente nello specifico, c'è da dire che sussistono delle piccole differenze e la principale è quella che la bufala(l'hoax) è 'indeterminata' mentre la 'fake news' è 'temporalmente limitata'(2).

Oltre a ciò, c'è da dire che la bufala è totalmente 'fake' e inverosimile per antonomasia mentre ciò non è detto che sia lo standard per una 'fake news'(3).
Difatti, quando si parla di 'notizie false' si fa sovente riferimento anche e sopratutto a news distorte e/o basate sulla disinformazione, la faziosità o la propaganda.
Insomma, una 'fake news' potrebbe anche essere una notizia decisamente manipolata e fuorviante ma anche con un'apparente 'plausibilità' e un limitato 'fondo di verità' e per ciò è più difficile da riconoscere rispetto a una tipica bufala, come può essere quella degli 'asini che volano'.

NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1) https://en.wikipedia.org/wiki/Fake_news#Historical_examples 

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Discussione%3ABufala#Fake_news_e_bufala 

(3) https://www.agi.it/cronaca/fake_news_bufale_corso_camisani_calzolari-2101198/news/2017-08-29/

Elisa Isoardi smentisce il tumore alla gola: “Offesa e indignata dalle fake news”


BLITZ QUOTIDIANO

Elisa Isoardi non ha un tumore alla gola. La conduttrice e compagna di Matteo Salvini ha spiegato di non avere alcun tipo di tumore e si è detta offesa e indignata per le fake news.
La conduttrice si social network scrive: “La considero un’offesa alla mia dignità e alla mia riservatezza. Sono profondamente delusa, perché in questo caso, si tratta di una fake news divulgata con superficialità da molte testate on-line”.
Nel suo profilo Instagram la Isoardi attacca i siti di informazione, spiegando di essere vittima spesso di notizie false: “Ormai sono mesi che quotidianamente mi sveglio leggendo notizie, spesso fantasiose, riguardanti il mio lavoro: ascolti, argomenti trattati, ospiti e non solo, anche sulla mia vita privata. Ho sempre avuto un grande rispetto per il lavoro dei giornalisti cercando di essere disponibile e corretta. Apprezzo le critiche positive, così come tollero le negative purché costruttive. Oggi invece mi sono svegliata apprendendo da molti siti (circa una trentina) di aver avuto un tumore. Non posso rimanere inerte di fronte ad un fatto così grave”.
La conduttrice la considera un’offesa alla sua dignità e riservatezza: “Sono profondamente delusa, perché in questo caso, si tratta di una fake news divulgata con superficialità da molte testate on-Line. La mia è stata una patologia alle corde vocali risolta nel tempo di una breve operazione. Tendo a specificarlo perché nutro profondo rispetto nei confronti di chi è costretto a lottare contro gravi malattie. Mi ritengo indignata nel leggere determinate notizie prive di ogni fondamento”.

“Allerta uragano sull’Italia”, meteo-bufala o no ?

Risultati immagini per Medicane

L'ALLERTA URAGANO SULL'ITALIA E' REALE O ESAGERATA ? DI SEGUITO 2 ARTICOLI CHE SOSTENGONO DUE TEORIE DIVERSE E CHE MERITANO DI ESSERE CONSIDERATI PER AVERE UN'INFORMAZIONE IL PIU' IMPARZIALE POSSIBILE .

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Arriva Medicane, il ciclone del Mediterraneo: allerta in Calabria e in Sicilia

Medicane, un fenomeno atmosferico che presenta caratteristiche simili ai cicloni tropicali, si sta formando nel Mediterraneo centrale. Lo riporta il Meteo.it.
L’occhio dei ciclone si trova in mare aperto, con venti che soffiano fino a 150 chilometri orari.
Secondo le previsioni, il ciclone dovrebbe raggiungere la sua forma completa nel corso della giornata di venerdì 28 settembre al largo delle coste Siciliane, con possibilità di causare piogge torrenziali, forti temporali locali e allagamenti.
Medicane interesserà in particolare la provincia di Ragusa ma saranno colpite anche la Calabria ionica, le aree di Reggio e Catanzaro, e la provincia di Lecce.
Sulle coste i venti tempestosi soffieranno con raffiche ad oltre 90 chilometri orari, causando onde alte fino a 5 metri e il pericolo di mareggiate lungo i litorali più esposti.
Dovrebbe essere la Grecia la zona più colpita, a partire da sabato 29 settembre: passando su un mare ancora caldo, Medicane acquisterebbe nuova forza per poi scatenare la sua potenza lungo i litorali ellenici e su Creta, dove è già stata diramata un’allerta massima per il rischio di imminenti alluvioni, raffiche violente ad oltre 160 chilomentri orari e onde alte fino a 12 metri.

“Allerta uragano sull’Italia”, ma è una meteo-bufala

Nel Mar Ionio si è sviluppato un intenso ciclone Mediterraneo: non si tratta di un uragano e non rischia di colpire l’Italia, come nelle ultime ore hanno affermato molti organi di informazione. Ancora una volta, quella che si è diffusa a macchia d’olio grazie a social media e motori di ricerca è una fake news meteorologica, o di una meteo-bufala.
Allora con quale fenomeno abbiamo a che fare, e perché è diverso da un uragano? Ce lo spiegano i meteorologi del Centro Epson Meteo. “L’intenso vortice di bassa pressione che ha preso vita nel Mar Ionio – afferma il meteorologo Daniele Izzo – nelle prossime ore potrebbe assumere alcune delle caratteristiche di un ciclone tropicale. Non solo l’evento non è eccezionale, negli ultimi anni casi simili sono diventati più frequenti rispetto al passato, ma soprattutto non si tratta del primo uragano della storia nel Mediterraneo! Una tale affermazione rientra nella categoria delle fake news o meteo-bufale.
Gli uragani nascono come cicloni tropicali, i quali prendono forma su un oceano caldo con una temperatura superiore a 26-27°C fino ad una profondità di almeno 50 metri per garantire un apporto sufficiente e duraturo di energia. Certo, a causa del surriscaldamento del pianeta, le acque mediterranee in autunno si riscaldano più di quanto non lo facessero 20-30 anni fa. Ma questo non basta, perché il Mare Nostrum non è sufficientemente ampio e lo spessore dello strato delle acque calde rimane ancora troppo piccolo. Insomma, un uragano ha caratteristiche completamente diverse dai classici cicloni che portano il maltempo alle nostre latitudini.
Il ciclone mediterraneo di queste ore è nato come una classica depressione extra-tropicale e potrebbe ora assumere alcune delle caratteristiche di un ciclone tropicale come il cuore caldo, una struttura nuvolosa fatta di celle temporalesche, un ‘occhio’ e una struttura barotropica. Ma è e resterà un ciclone ibrido, a metà strada tra un ciclone extra-tropicale e un vero uragano. Nel 1989 i meteorologi americani Steven Businger e Richard Reed hanno coniato la definizione di Medicane (MEDIterranean HurriCANE, letteralmente: Uragano del Mediterraneo) per assonanza con il loro termine americano Hurricane.
In ambito scientifico, tempeste di questo tipo sono note come TLC (Tropical Like Cyclone): la parola like vuole proprio indicare che si tratta di una struttura solo ‘simile’ ad un ciclone tropicale, ma non sufficiente a definire questo fenomeno con il termine di uragano”.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.askanews.it/cronaca/2018/09/28/allerta-uragano-sullitalia-ma-%C3%A8-una-meteo-bufala-top10_20180928_164228/

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