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È record per la vendita di armi: si batte anche la Guerra fredda

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Di Paolo Mauri
Quest’anno, secondo alcuni prestigiosi istituti di analisi, le spese per la Difesa globali raggiungeranno il più alto livello dai tempi della Guerra Fredda: per il quinto anno consecutivo il budget globale aumenterà raggiungendo l’astronomica cifra di circa 1670 miliardi di dollari, e superando il record precedente del 2010 che ammontava a 1630 miliardi di dollari.
A dirlo è l’istituto leader di analisi strategica, finanziaria e di mercato di base a Londra IHS Markit che nel suo ultimo report sottolinea come la spesa militare complessiva aumenterà del 3,3% quest’anno – l’incremento più rapido da un decennio a questa parte – guidata dal più grande investimento annuale per la Difesa operato dagli Stati Uniti sin dal 2008.
Sempre per lo stesso motivo le risorse destinate al procurement militare, ovvero tutto quello che riguarda le procedure di approvvigionamento e gestione dei programmi militari di armamento condotti dagli Stati attraverso i propri organi di competenza, passa dai 295 miliardi di dollari del 2017 ai previsti 315 del 2018, un altro record in termini globali. 
Secondo l’analista Fenella McGerty, autrice principale del rapporto, l’incremento nelle spese per la Difesa è conseguente al miglioramento delle condizioni economiche globali e risponde anche all’esigenza di far fronte alla maggiore instabilità riscontrata in un dato numero di regioni chiavi del mondo.
In ogni caso, come riporta il documento, la spesa per la Difesa resta la più bassa degli ultimi 10 anni se rapportata al Pil, con un valore che si attesta in media intorno al 2,2% rispetto ad un livello precedente del 2,7, suggerendo quindi che l’attuale aumento sia più intimamente legato al risollevarsi dell’economia mondiale rispetto ad un vero e proprio aumento degli stanziamenti verso il comparto Difesa.
Resta però un dato incontrovertibile che influisce sulla tendenza all’aumento di quest’anno, ed è quel 4,7% in più del budget degli Stati Uniti per l’anno fiscale 2018.
Se scorporiamo le fonti globali si nota infatti che il solo Dipartimento della Difesa americano rappresenta il 40% del peso globale delle spese militari, quindi un incremento anche di pochi punti percentuali degli stanziamenti Usa si riflette su quelli del mondo nella sua interezza.
Guy Eastman, analista anziano del gruppo IHS, ci spiega che “Il Presidente Trump e la sua amministrazione hanno ricercato un vasto aumento del budget per la Difesa per tamponare i problemi di addestramento e prontezza dovuti ai tagli precedenti – fattore da noi già enucleato in precedenza – ma i nuovi investimenti saranno diretti anche nella BMD (Ballistici Missile Defence), in nuove costruzioni navali, in missili e munizioni, sistemi spaziali e nel campo della C4ISR”.
Secondo IHS quest’anno ben 9 membri della Nato quest’anno raggiungeranno il tanto agognato 2% del Pil per la Difesa come stabilito dal summit in Galles del 2014 e ribadito in seno alla conferenza di Varsavia del 2016. Grecia, Estonia, Turchia, Lettonia, Regno Unito, Lituania, Polonia e Romania oltre, ovviamente, agli Usa si adegueranno al minimo stabilito dall’Alleanza Atlantica per le spese militari.
Guardando alla cartina geografica spicca immediatamente una considerazione di carattere strategico: fatto salvo per Grecia, Regno Unito e per la Turchia, che per motivi diversi ed opposti hanno aumentato il proprio budget, la maggior parte dei Paesi a raggiungere il 2% del Pil appartiene all’Europa dell’Est, ovvero Paesi che condividono un confine con la Russia o comunque una vicinanza geografica con quella che viene percepita come una minaccia per la propria esistenza: i Paesi Baltici del resto – ma anche Polonia e Romania – storicamente guardano a est con diffidenza. 
Proprio Estonia, Lettonia e Lituania vedono il proprio bilancio per la Difesa più che raddoppiato rispetto al 2014, anno dell’intervento russo in Ucraina, guarda caso.
Anche l’Europa Occidentale cavalca parzialmente l’onda della “minaccia ad oriente” per incrementare le proprie spese militari: dopo un duro periodo di tagli annuali durato 6 anni – dal 2009 al 2015 – la tendenza ora si è stabilmente invertita e ci si aspetta che la percentuale complessiva della spesa nei Paesi della regione in questione aumenti dell’1,3% nel 2018.
Oltre alla minaccia russa a far “schizzare” il Pil è stato sicuramente l’effetto Brexit e la conseguente trazione franco-tedesca nella Difesa europea con nuovi programmi di sviluppo congiunto nel quadro degli accordi europei come Pesco, da noi già ampiamente trattato.
Parallelamente e dall’altra parte della nuova “cortina di ferro”, Mosca vede per il secondo anno consecutivo crollare le proprie spese: il bilancio attuale è del 10% inferiore rispetto al picco del 2015 e si prevede che si ridurrà di un ulteriore 5% nel corso di quest’anno. La modernizzazione delle Forze Armate russe sta continuando, quindi, con molta difficoltà e con continui tagli – come dimostrato dall’abbandono del programma per l’Icbm mobile RS-26 “Rubezh” – a causa della crisi e delle sanzioni internazionali che gravano con più peso sulla poco diversificata economia russa.
Nella regione Pacifico-Asiatica, fulcro delle nuove tensioni internazionali, la spesa quest’anno vede un rallentamento rispetto agli anni precedenti raggiungendo il più basso rateo di crescita dal 2010 a causa della flessione degli stanziamenti di Cina e India e dei tagli delle nazioni del Sud Est Asiatico.
Questa leggera flessione non deve trarre in inganno però, secondo gli esperti di IHS la crescita economica focalizzata nella regione asiatica permetterà nei prossimi due anni un robusto incremento delle spese in questo senso, guidato dal maggior vigore “geopolitico” degli attori dell’area: dalla questione del Mar Cinese Meridionale che vede la Cina coinvolta con sempre più peso e determinazione nella rivendicazione territoriale, alla questione nordocoreana, che ha portato, ad esempio, il Giappone a correre ai ripari con una nuova corsa agli armamenti.
Dopo la riduzione nel 2016, anche il Medio Oriente ed il Nord Africa vedono un aumento complessivo del budget, in particolar modo l’Arabia Saudita – Paese che destina la maggior fetta di bilancio per le spese militari – passa da 50 miliardi di dollari ai 50,9. Sicuramente il consolidamento fiscale per alcuni Paesi ancora fortemente legati ad una economia basata sul petrolio, e sulla sua altalenante quotazione, è una condizione ancora di là dall’essere raggiunta, ma questo inizio di anno che vede il prezzo del barile aumentare sicuramente aiuta ad allocare più risorse verso questo settore, anche in considerazione dell’instabilità della regione alle prese con guerre e guerriglie nonché con una escalation per stabilire quale sarà la potenza regionale egemone.
Ecco quindi la classifica dei Paesi che nel 2017 hanno speso di più per la Difesa: 
1) Usa (642,9 miliardi di dollari)
2) Cina (192,5)
3) India (52,4)
4) Regno Unito (51,2)
5) Arabia Saudita (50,9)
6) Russia (47)
7) Francia (45,6)
8) Giappone (44,5)
9) Germania (37,5)
10) Corea del Sud (34,7)
L’Italia in questa classifica è al tredicesimo posto con 23,1 miliardi di dollari, l’Iran è quindicesimo con 16,3, Israele diciassettesimo con 15. Le variazioni di classifica, nei primi 10 posti, vedono il Giappone perdere una posizione rispetto all’anno precedente e la Russia perderne due; guadagnano quindi un posto sia Regno Unito che Arabia Saudita.  
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