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L’impero del Sultano

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Di Lorenzo Vita

Quando si parla di Recep Tayyip Erdogan e della sua idea di Turchianel mondo, basta conoscere la storia. E non è un caso se si parla di nuovo impero ottomano.

Per molti si tratta dell’utopia di un leader. Per molti altri, un incubo da non sottovalutare. Sta di fatto che l’obiettivo di Erdogan resta uno e uno soltanto: far tornare la Turchia ai fasti del passato.
E per capire le mire del Sultano, non bisogna pensare che quella che ha in mente Erdogan sia una rivoluzione. Si tratta semplicemente di un ripristino dell’influenza della Turchia su tutte quelle regioni che un tempo componevano l’impero ottomano .

Il Nordafrica nelle mire di  Erdogan

In questi anni, Erdogan ha fortemente puntato sull’Africa. E ha per certi versi anche esteso la già grande sfera d’influenza ottomana, giungendo fino alle coste somale e al Sahel.
L’Algeria è il primo partner commerciale della Turchia in Africa. 800 aziende turche operano nel Paese. E a fine febbraio sono stati siglati nuovi importanti accordi economici. La Tunisia, dopo la cosiddetta Rivoluzione dei gelsomini, ha concluso nuovi accordi commerciali, economici e militari con la Turchia nel dicembre del 2017.
In Libia, Erdogan ha intrapreso una lenta penetrazione che ha avuto il suo simbolo nel viaggio di Fayez al Sarraj a Istanbul a fine febbraio. Il presidente turco ha voluto ribadire i legami storici fra i due Paesi ma ha anche sostenuto la necessità di far arrivare le aziende turche nel Paese. E in molti, come Carlo Jean, ritengono che le milizie islamiche in territorio libico abbiano forti collegamenti con Ankara
L’Egitto rappresenta una scommessa persa. Ma simboleggia anche la forte influenza del soft-power turco nella politica egiziana attraverso la Fratellanza musulmana. Mohamed Morsi era l’uomo di Erdogan al Cairo. La sua prigionia ha scatenato l’ira della Turchia . E il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi ha più volte accusato la Turchia di avere mire imperialistiche.

Dal Sudan alla Somalia

Le mire imperialistiche di cui parlava Al Sisi si riferivano al Sudan. Il motivo? La base militare turca nel porto di Suakin. Anche qui, la storia ci dà una mano: il sultano Selim I, nel 1517, indicò l’isola sudanese come base dell’Impero per i traffici commerciali nel Mar Rosso. Un emporio commerciale che oggi può trasformarsi nella torre di controllo della Turchia per il traffico commerciale da Suez ad Aden.
Base militare che Erdogan ha voluto fortemente anche in Somalia, Paese su cui il nuovo Sultano ha puntato tantissimo dai primi anni da leader turco. Oggi, la base di Mogadiscio è fondamentale. E non a caso la capitale somala è stata interessata da una recente ondata di attentati. La presenza turca dà fastidio.

Il Qatar ed Erdogan

Nel Golfo Persico, il simbolo di questa ascesa turca è il Qatar. Il legame fra Ankara e Doha deriva soprattutto dall’unione di intenti per ciò che riguarda i Fratelli musulmani. E i grandi capitali qatarioti investono in Turchia.
Il Qatar ospita la prima base turca in territorio straniero. E proprio quella base è stata fondamentale nella sfida dell’Arabia Saudita per imporre il blocco e assediare l’emirato. Oggi, circa 150 soldati turchi sono di base a Doha e rappresentano il simbolo del legame fra i due Paesi.
nuovo impero turco

Il nord della Siria e dell’Iraq

L’operazione Ramoscello d’ulivo è il simbolo delle spinte espansionistiche turche in Siria. Erdogan ha puntato tutto sulle milizie islamiste per rovesciare Bashar al Assad. Non c’è riuscito, grazie soprattutto all’intervento della Russia.
Ma adesso, con l’offensiva contro i curdi, ha ottenuto un altro risultato. Ha scacciato i curdi dal confine ed è penetrato in Siria estendendo la sua influenza attraverso le milizie jihadiste. E i rifugiati siriani sono un’arma da utilizzare non solo con l’Europa ma anche per il futuro della Siria.
In Iraq, soprattutto nel Kurdistan, Erdogan martella le postazioni del Pkk e di fatto impone la sua sfera d’influenza anche nella regione curda del vicino iracheno. La sua forza politica gli permette di mandare i caccia a colpire senza trovare alcun ostacolo. E così allunga i suoi interessi fino all’antico centro ottomano di Mosul.

Il Mediterraneo orientale e Israele

La Turchia ha da sempre buoni legami con Israele. Li ha anche con Erdogan, anche se non fa altro che attaccare gli israeliani e Benjamin Netanyahu. Ma è il gioco delle parti. A volte pura propaganda. I rapporti economici fra i due Paesi sono stabili e forti. Così come quelli militari e d’intelligence.
Ma il Sultano sa che Israele è l’unica potenza che ostacola la sua volontà di leadership del Mediterraneo orientale. Quella parte di mare è fondamentale. Ci sono i giacimenti di gas e c’è Cipro nord, protettorato turco. Ed Erdogan vuole controllare quello che sente che spetta ad Ankara di diritto.
Per questo, il sostegno alla causa palestinese è anche uno strumento geopolitico. Serve a Erdogan per infiltrarsi in un’altra storica area dell’Impero: la Palestina. Territorio dove Erdogan è sempre più riconosciuto come protettore internazionale.

I Balcani e “l’assedio di Vienna”

L’ultimo comizio di Sarajevo ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio le intenzioni di Erdogan di ergersi a leader della comunità islamica dei Balcani. Il confine nord dell’Impero ottomano è il quartier generale della strategia europea della nuova Turchia.
Ma i suoi legami sono con tutto il mondo balcanico. La Turchia ha forti interessi in Kosovo, dove sfrutta anche qui la presenza musulmana. Ha costruito importanti connessioni con l’Albania, a livello economico ma anche a livello politico. E colpisce la Grecia, nemico storico della Turchia dai tempi dell’indipendenza e a cui vuole strappare l’influenza dominante sull’Egeo e su Cipro.
E adesso, con la sfida dei comizi in Europa centrale e con la guerra di propaganda contro i governi tedesco e austriaco punta a un metaforico assedio di Vienna. Non sono le truppe turche questa volta a circondare le mura della capitale austriaca, ma il suo presidente.

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