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L’attentato di Strasburgo è un nuovo tipo di terrorismo

Di Lorenzo Vita http://www.occhidellaguerra.it/ Viene chiamato Chérif C.   e, secondo le prime informazioni, sarebbe lui l’attentat...


Di Lorenzo Vita
http://www.occhidellaguerra.it/

Viene chiamato Chérif C. e, secondo le prime informazioni, sarebbe lui l’attentatore di Strasburgo. Nato a Strasburgo il 4 febbraio 1989 e condannato già nel 2011 per aver aggredito un ragazzo, sarebbe di origine nordafricana. Secondo le prime indiscrezioni trapelate dalla Prefettura, che ha fatto partire la caccia al killer, il ragazzo era già ampiamente noto alle forze dell’ordine, tanto che la sicurezza francese, già nel 2016, lo aveva già segnalato con la “S” che indica un soggetto radicalizzato.
Alle spalle, una carriera da criminale incallito fatta di reati comuni, rapine, furti, violenze. E la radicalizzazione sarebbe avvenuta in carcere, come larga parte dei nuovi terroristi. Anche se l’intelligence francese credeva, come spiegato dal sottosegretario di Stato del ministero dell’Interno, Laurent Nunez, che la sua radicalizzazione fosse legata soprattutto a un irrigidimento delle pratiche religiose. 
Il profilo dell’attentatore è perfettamente in linea con il jihadismo contemporaneo. Chérif, come molti altri che hanno colpito in Europa e in America, non è arrivato dal Medio Oriente, ma è un cittadino francese, che colpisce nello stesso Paese in cui è nato. Non ha un passato di islamismo e non ha una famiglia che lo abbia indotto a radicalizzarsi. È un criminale con molti reati comuni alle spalle e probabilmente con una radicalizzazione molto rapida. Un profilo che, come ricordato da Guido Olimpio per Il Corriere della Sera, “ricorda lo stragista di Nizza, un uomo che ha scoperto tardi la vocazione islamista e, in apparenza, solo sul web”.
Manca quindi la preparazione costante, l’addestramento, la profonda appartenenza ai ranghi del jihadismo. È un 29enne con un passato criminale che che più che un terrorista islamico è un bandito che si ispira alle stragi di matrice islamista. Un nuovo tipo di attentatore “ibrido” che si unisce all’islamismo solo in un secondo momento della propria carriera criminale, quasi come ultima speranza o anche come una seconda via per guadagnare soldi e diventare qualcuno. Tanto è vero che questo tipo di attentatore non cerca il suicidio: gli attentatori fuggono, come avvenuto anche a Barcellona nel 2017.
Proprio per questo motivo, questi nuovi tipi di terroristi sono molto differenti fra loro, eterogenei, e sfuggono alla rete di sicurezza dei servizi. Non perché l’intelligence non sappia operare, ma perché allargano la rete di controllo a tal punto che chiunque può essere considerato un soggetto a rischio terrorismo. In Francia sono circa 20mila i potenziali terroristi islamici e i soggetti radicalizzati. E questo rende praticamente impossibile poter fermare un soggetto che ha l’obiettivo di colpire nell’immediato. 
Questa chiaramente non deve essere una giustificazione, ma deve far capire anche il difficile equilibrio fra estendere la rete di potenziali terroristi e il controllo che si può avere sull’intero territorio nazionale. Tanto è vero che Cherif era anche sfuggito a una perquisizione della polizia proprio la mattina di ieri, quindi poche prima di colpire al mercatino di Natale di Strasburgo. Le forze dell’ordine erano pronte a intervenire e l’avevano fatto. Segno che in realtà la rete funziona. Ma la domanda è un’altra: perché è riuscito a sfuggire? Si poteva fare qualcosa per evitare la fuga di Chérif?
Questo vale soprattutto per una città come Strasburgo che da sempre è oggetto delle mire dei terroristi islamici. Già nel dicembre del 2000, quindi ancora prima che il fenomeno islamista si manifestasse in tutte le sue forme più orrende, al Qaeda aveva progettato una strage a Strasburgo in occasione delle feste. Inoltre, a novembre, la polizia aveva annunciato di aver sventato un attentato di matrice islamica che doveva avvenire proprio nel mercatino di Natale della città colpita ieri notte.
La minaccia dunque c’era ed era ben nota. Ma il terrorista è riuscito a colpire. E adesso, Parigi non è solo a caccia del killer, ma anche di possibili complici o istigatori. L’impressione è che possa aver agito in modo più o meno integrato all’interno di una rete.

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